Anno solare 2018, le mie scelte:
- Miglior partita (Italia): Ragusa-Schio, gara-4 finale scudetto; (emotivamente) Vigarano-Faenza, spareggio A1/A2
- Miglior partita (mondo): Australia-Spagna, semifinale Mondiali (72-66 con rimonte, sorpassi, psicodrammi)
- Miglior partita (giovanile/mondo): Notre Dame-Connecticut, semifinale Ncaa (91-89 d.t.s.)
- Miglior partita (giovanile/Italia): Italia-Spagna, semifinale Europei U16 (62-60)
- Miglior partita vista dal vivo (senior): Costa-Alpo, finale playoff Nord di A2 (Alpo 6 punti negli ultimi 5", vince di 1, dopo che Costa aveva rimontato da -15)
- Miglior partita vista dal vivo (giovanile): Costa-Mirabello, finale scudetto U16
- Impresa dell'anno (Italia/A1&nazionali): Italia 3 vs 3 campione del mondo*
- Impresa dell'anno (Italia/A2): Faenza dal 7° posto a un millimetro dall'A1 (superando 3 turni-playoff in trasferta)
- Impresa dell'anno (Europa): Sopron finalista in Eurolega
- Impresa dell'anno (giovanile/Italia): Italia U16 oro europeo
* per chi sdegna il 3 vs 3: Venezia ribalta il -20 dell'andata in semifinale di Eurocup
- Miglior giocatrice (mondo): Breanna Stewart (mvp Wnba stag.reg & finali, mvp Mondiali)
- Miglior giocatrice (Europa): Emma Meesseman (vince Eurolega con 19 pt. in finale; quintetto ideale ai Mondiali portando il Belgio al 4° posto)
- Miglior giocatrice (Italia): Francesca Dotto (scudetto, Coppa Italia, qualificazione agli Europei, giocando quantomeno benino; alternative scarseggiano)
- Miglior giocatrice (giovanile/mondo): Jordan Horston (Usa, mvp Mondiali U17)
- Miglior giocatrice (giovanile/Italia): Caterina Gilli (mvp Europei U16)
- Prestazione dell'anno (senior/mondo): Liz Cambage (Australia), 33 pt.+15 rimb. in semifinale mondiale vs Spagna
- Prestazione dell'anno (senior/Italia): Elisa Penna, 17 punti con 5/6 da 3, Croazia-Italia qualif.europee
- Prestazione dell'anno (giovanile/mondo): Arike Ogunbowale (Notre Dame), 27 pt. e canestro decisivo in semifinale Ncaa
- Prestazione dell'anno (giovanile/Italia): Caterina Gilli, 25 pt. + 17 rimb. in semifinale Europeo U16 vs Spagna
- Peggior momento: il caso Crespi/Masciadri
domenica 30 dicembre 2018
sabato 8 dicembre 2018
Sull'articolo di Sportweek contro Crespi
L'articolo in questione, che ho appena finito di leggere, è tutto all'insegna del "una volta uno ha molestato una". Nessun tempo preciso, nessun nome di molestatore né di vittima. L'unico che finisce imputato con nome e cognome, paradossalmente, è Crespi che è reo di tutto quello che si vuole, tranne che di violenza sessista.
PS: uno dei punti più bassi dell'articolo è dove Passaro, replicando all'obiezione di Petrucci secondo cui nessuna giocatrice si è lamentata di aver subito violenze sessiste da Crespi, pur di non ammettere che forse ha esagerato ribatte "eh certo, perché loro hanno una corazza grazie a cui sono arrivate in nazionale". Come a dire: fanno le omertose e/o sono disposte a subire tutto. Lo trovo offensivo nei confronti delle azzurre. Ma va be', visto che loro 'hanno la corazza', manderanno giù anche questo.
La realtà sembra un optional, per chi vuole sostenere una tesi. E' questo che forse mi crea più depressione. Ma non è una novità, casomai una conferma. Poi, per carità, chi è senza pietra scagli il primo peccato; ma qui la cassa di risonanza è enorme quanto deleteria. Per tutti, compresi quelli che per ammirazione verso Masciadri e antipatia verso Crespi (sentimento probabilmente spontaneo del 99% del pubblico) danno acriticamente fuoco alle polveri.
E se il caso di Crespi non è violenza sulle donne, allora crolla tutta la cagnara costruita a partire dal caso Crespi. Non si può sostenere una causa giusta con l'esempio sbagliato; e non si può farlo con accuse generiche, soprattutto quando è inconsistente il rischio di chissà quali rappresaglie. Così non si giova ad alcuna causa di giustizia. Se io dico, parlando di politica: "una volta uno ha corrotto un altro", dico una cosa vera? Certo che sì, la corruzione esiste. Ma che consistenza ha la mia accusa, senza circostanze, senza nomi? E' solo uno sparare nel mucchio per far clamore.
Tanto per continuare la disamina di quanto afferma Passaro (nell'inchiesta di oggi): se Crespi faceva così con un Dino Meneghin - dice lei -, cioè "umiliarlo" in panchina nella partita di addio, gli arrivava un cartone. Il che dimostrerebbe che Crespi ha discriminato in base al sesso.
Anche qui non si capisce come si possa accettare acriticamente un'affermazione del genere (che peraltro è solo un'ipotesi, non un fatto avvenuto): intanto, il caso di Spalletti che lascia in panca Totti nella sua ultima partita a San Siro (simile a quella che era per Masciadri a Spezia, cioè non l'ultima partita in assoluto ma l'ultima volta su un palcoscenico importante) dimostra che pure tra gli uomini ci sono casi del genere, e stiamo parlando di Totti. Non credo poi che Passaro si ricordi di quando Nick Galis, inteso come l'eroe nazionale del basket greco, a 37 anni fu sbattuto in panchina dal suo allenatore del Panathinaikos e finì la carriera andandosene dalla squadra per la rabbia. Cazzate di allenatori insensibili? Può darsi, ma non violenze di genere. Tocca agli uomini come alle donne, prima o poi. Un brutto giorno il coach di turno ti considera inutile, anche se sei stato il più grande di tutti i tempi.
Secondo punto, nel maschile solitamente non si aspettano i 38 anni per dare l'addio alla Nazionale, ma un po' prima, presupponendo con sana autovalutazione che, se pure si è ancora validi per giocare in campionato, il livello azzurro sia un attimino più alto. Infatti Meneghin Dino, che con tutto il rispetto per Masciadri ha rappresentato ben di più per il nostro basket (soprattutto a livello di vittorie internazionali), si ritirò a 34 anni, dopo le Olimpiadi di Los Angeles. Peraltro lo ricordiamo ancora importante a 38 anni, seppur in declino, per vincere la Coppa Campioni. Ma se la sua ultima partita in azzurro fosse coincisa con una decisiva per la qualificazione a un Europeo o simile, dubito che si sarebbe scatenato un putiferio per un suo mancato ingresso. O forse sì, come per Totti, ma allora vedi sopra: scelta antipatica dell'allenatore ma non violenza di uomo su donna.
Cioè, capito? La prova del fatto che quella di Crespi è stata violenza di uomo su donna sarebbe, secondo Passaro, che "se l'avesse fatto con Meneghin, Crespi si sarebbe preso un cartone". E bisogna accettarlo per certo. Quando invece il dato reale, perché l'ha raccontato lo stesso Crespi, è che a Masciadri è stata garantita la convocazione già dall'estate scorsa, a prescindere da quanto e come avesse giocato in campionato (vedi ritaglio sotto: dal Corriere.it, 27/11). Casomai su questo ci sarebbe da fare le pulci a Crespi: privatizzazione di un posto pubblico, qual è una maglia azzurra; altro che la violenza sulle donne.
PS: uno dei punti più bassi dell'articolo è dove Passaro, replicando all'obiezione di Petrucci secondo cui nessuna giocatrice si è lamentata di aver subito violenze sessiste da Crespi, pur di non ammettere che forse ha esagerato ribatte "eh certo, perché loro hanno una corazza grazie a cui sono arrivate in nazionale". Come a dire: fanno le omertose e/o sono disposte a subire tutto. Lo trovo offensivo nei confronti delle azzurre. Ma va be', visto che loro 'hanno la corazza', manderanno giù anche questo.
La realtà sembra un optional, per chi vuole sostenere una tesi. E' questo che forse mi crea più depressione. Ma non è una novità, casomai una conferma. Poi, per carità, chi è senza pietra scagli il primo peccato; ma qui la cassa di risonanza è enorme quanto deleteria. Per tutti, compresi quelli che per ammirazione verso Masciadri e antipatia verso Crespi (sentimento probabilmente spontaneo del 99% del pubblico) danno acriticamente fuoco alle polveri.
E se il caso di Crespi non è violenza sulle donne, allora crolla tutta la cagnara costruita a partire dal caso Crespi. Non si può sostenere una causa giusta con l'esempio sbagliato; e non si può farlo con accuse generiche, soprattutto quando è inconsistente il rischio di chissà quali rappresaglie. Così non si giova ad alcuna causa di giustizia. Se io dico, parlando di politica: "una volta uno ha corrotto un altro", dico una cosa vera? Certo che sì, la corruzione esiste. Ma che consistenza ha la mia accusa, senza circostanze, senza nomi? E' solo uno sparare nel mucchio per far clamore.
Tanto per continuare la disamina di quanto afferma Passaro (nell'inchiesta di oggi): se Crespi faceva così con un Dino Meneghin - dice lei -, cioè "umiliarlo" in panchina nella partita di addio, gli arrivava un cartone. Il che dimostrerebbe che Crespi ha discriminato in base al sesso.
Anche qui non si capisce come si possa accettare acriticamente un'affermazione del genere (che peraltro è solo un'ipotesi, non un fatto avvenuto): intanto, il caso di Spalletti che lascia in panca Totti nella sua ultima partita a San Siro (simile a quella che era per Masciadri a Spezia, cioè non l'ultima partita in assoluto ma l'ultima volta su un palcoscenico importante) dimostra che pure tra gli uomini ci sono casi del genere, e stiamo parlando di Totti. Non credo poi che Passaro si ricordi di quando Nick Galis, inteso come l'eroe nazionale del basket greco, a 37 anni fu sbattuto in panchina dal suo allenatore del Panathinaikos e finì la carriera andandosene dalla squadra per la rabbia. Cazzate di allenatori insensibili? Può darsi, ma non violenze di genere. Tocca agli uomini come alle donne, prima o poi. Un brutto giorno il coach di turno ti considera inutile, anche se sei stato il più grande di tutti i tempi.
Secondo punto, nel maschile solitamente non si aspettano i 38 anni per dare l'addio alla Nazionale, ma un po' prima, presupponendo con sana autovalutazione che, se pure si è ancora validi per giocare in campionato, il livello azzurro sia un attimino più alto. Infatti Meneghin Dino, che con tutto il rispetto per Masciadri ha rappresentato ben di più per il nostro basket (soprattutto a livello di vittorie internazionali), si ritirò a 34 anni, dopo le Olimpiadi di Los Angeles. Peraltro lo ricordiamo ancora importante a 38 anni, seppur in declino, per vincere la Coppa Campioni. Ma se la sua ultima partita in azzurro fosse coincisa con una decisiva per la qualificazione a un Europeo o simile, dubito che si sarebbe scatenato un putiferio per un suo mancato ingresso. O forse sì, come per Totti, ma allora vedi sopra: scelta antipatica dell'allenatore ma non violenza di uomo su donna.
Cioè, capito? La prova del fatto che quella di Crespi è stata violenza di uomo su donna sarebbe, secondo Passaro, che "se l'avesse fatto con Meneghin, Crespi si sarebbe preso un cartone". E bisogna accettarlo per certo. Quando invece il dato reale, perché l'ha raccontato lo stesso Crespi, è che a Masciadri è stata garantita la convocazione già dall'estate scorsa, a prescindere da quanto e come avesse giocato in campionato (vedi ritaglio sotto: dal Corriere.it, 27/11). Casomai su questo ci sarebbe da fare le pulci a Crespi: privatizzazione di un posto pubblico, qual è una maglia azzurra; altro che la violenza sulle donne.
venerdì 30 novembre 2018
Linciaggio social contro Crespi
Visto il linciaggio che ha subìto Crespi per il non ingresso, credo che sarebbe stato ancor peggio se non l'avesse nemmeno convocata. "Insensibile" sarebbe stato l'aggettivo più gentile, "coglionazzo" quello più gettonato, come del resto è avvenuto in questi giorni. Allego un esempio fra i mille:

Più che un medico, qui ci vorrà un artigiano per rimettere insieme i cocci. Sul massimo quotidiano d'Italia, e per eco riflessa in tutti i social e piazze internettiane varie, il nostro basket femminile è stato associato a un covo di violenze sulle donne. Provate a sentire un campionario di non addetti ai lavori, che abbiano ricevuto tale eco, e vi accorgerete di ciò che è rimasto nelle menti del pubblico dopo la bufera.
Diventa persino secondario il fatto che ci ritroviamo un c.t. della Nazionale svillaneggiato (non so come farà a recuperare rispetto) e un gruppo che farà fatica a ritrovare serenità, il tutto a 6 mesi dagli Europei; che pure guai da poco non sono.

Più che un medico, qui ci vorrà un artigiano per rimettere insieme i cocci. Sul massimo quotidiano d'Italia, e per eco riflessa in tutti i social e piazze internettiane varie, il nostro basket femminile è stato associato a un covo di violenze sulle donne. Provate a sentire un campionario di non addetti ai lavori, che abbiano ricevuto tale eco, e vi accorgerete di ciò che è rimasto nelle menti del pubblico dopo la bufera.
Diventa persino secondario il fatto che ci ritroviamo un c.t. della Nazionale svillaneggiato (non so come farà a recuperare rispetto) e un gruppo che farà fatica a ritrovare serenità, il tutto a 6 mesi dagli Europei; che pure guai da poco non sono.
martedì 27 novembre 2018
Caso Crespi/Masciadri: intervenga Petrucci
Petrucci non deve dire di aver sbagliato, aumenterebbe la confusione. Ma uno esperto come lui avrebbe dovuto fiutare l’aria di magagna (che era fiutabilissima, per motivi già scritti qui), fare un tavolo a tre con Crespi e Masciadri e dire: “Patti chiari, tu Crespi hai l’obbligo di trovare almeno mezzo secondo in campo per Masciadri, e tu Masciadri non rompi se è mezzo secondo anziché venti minuti a partita aperta”, oppure: “Patti chiari, tu Masciadri ti accontenti della convocazione, che mi par di capire Crespi non ti avrebbe dato per motivi tecnici, e la celebrazione con gli applausi te la facciamo in una partita solo per te, ma adesso l’unica cosa è qualificarsi”.
In ogni caso era da prevenire, ormai il danno è fatto.
Oltretutto Petrucci conosce benissimo i suoi polli, e sa che non sono esattamente due caratteri flessibilissimi, perché si dice tanto di Crespi, però anche Masciadri è dotata di un certo amor proprio, al punto da battibeccare in diretta, anni or sono, con Max Mascolo perché voleva che le si attribuisse uno scudetto in più, vinto a 15 anni o giù di lì giocando forse mezzo minuto (non è che questo sia una colpa, lo dico io che rompevo i coglioni se sul referto di una partita mi avevano segnato un punto in meno dandolo al più scarso della squadra, po’raccio). Crespi doveva essere incazzato come un biscione perché quella si era autoconvocata, lei incazzata perché si capiva lontano un miglio che quello la considerava una pensionata. Quindi il rischio di frittata era altissimo.
In ogni caso era da prevenire, ormai il danno è fatto.
Oltretutto Petrucci conosce benissimo i suoi polli, e sa che non sono esattamente due caratteri flessibilissimi, perché si dice tanto di Crespi, però anche Masciadri è dotata di un certo amor proprio, al punto da battibeccare in diretta, anni or sono, con Max Mascolo perché voleva che le si attribuisse uno scudetto in più, vinto a 15 anni o giù di lì giocando forse mezzo minuto (non è che questo sia una colpa, lo dico io che rompevo i coglioni se sul referto di una partita mi avevano segnato un punto in meno dandolo al più scarso della squadra, po’raccio). Crespi doveva essere incazzato come un biscione perché quella si era autoconvocata, lei incazzata perché si capiva lontano un miglio che quello la considerava una pensionata. Quindi il rischio di frittata era altissimo.
La replica di Crespi sul "Corriere"
Crespi replica:
Ma, come succede in queste quando sei il bersaglio di turno degl’indignados da social (vedi anche Gramellini, il cui caso avevo citato l’altro giorno in abbinata a quello di Crespi), non c’è nulla che possa placarli: se stai zitto ti accusano di stare in silenzio, e intanto parlano le controparti rincarando la dose; se parli, il commento medio è del tipo “le scuse non bastano!” (probabilmente neanche il suicidio, sottinteso), “era meglio se stavi zitto, coglionazzo!”, eccetera.
PS: c’è poi il filone della “violenza sulle donne”, sulla scia della lettera di Passaro: i suocial pullulano di veterofemministe che vedono in Crespi il simbolo finale di tutte le angherie commesse dal genere maschile dall’antichità a oggi, e gliene vomitano addosso di ogni. Pazzesco, neanche il peggior nemico di Crespi poteva immaginare una cosa simile.
«Provo amarezza», spiega Crespi per telefono. «Penso di essere stato trasparente e leale con Raffaella Masciadri da subito, da quando mi ha chiamato a giugno per dirmi che era senza squadra e io le diedi massima disponibilità al fatto che per rispetto a un impegno preso verso le partite di qualificazione all’Europeo avrebbe sicuramente indossato una delle dodici maglie. Sempre allora, con la massima franchezza, aggiunsi che nel caso di qualificazione non sarebbe più rientrata nel programma». Mercoledì, però, le cose sono andate come neppure Crespi aveva in mente. «L’obiettivo chiaro era qualificarsi e qualificarsi come primi, questa era la cosa più importante al di là di Masciadri. Nella mia testa avevo immaginato di farla entrare all’inizio del quarto tempo, sperando che facesse canestro, per poi toglierla. Ma tutto il vantaggio conquistato all’inizio, dove avevamo dominato tatticamente e intellettualmente, lo abbiamo perso dopo e bisognava rimontare. A sedici secondi dalla fine, non a cinque, ho guardato i miei assistenti, Giovanni Lucchesi e Cinzia Zanotti. Lui mi ha detto: “Possiamo mettere Masciadri”. Lei ha fatto una faccia come a dire: “Ma no, cosa la fai entrare adesso?”. Ho pensato che fosse irrispettoso e ho sbagliato, perché invece ci teneva».
Ma, come succede in queste quando sei il bersaglio di turno degl’indignados da social (vedi anche Gramellini, il cui caso avevo citato l’altro giorno in abbinata a quello di Crespi), non c’è nulla che possa placarli: se stai zitto ti accusano di stare in silenzio, e intanto parlano le controparti rincarando la dose; se parli, il commento medio è del tipo “le scuse non bastano!” (probabilmente neanche il suicidio, sottinteso), “era meglio se stavi zitto, coglionazzo!”, eccetera.
PS: c’è poi il filone della “violenza sulle donne”, sulla scia della lettera di Passaro: i suocial pullulano di veterofemministe che vedono in Crespi il simbolo finale di tutte le angherie commesse dal genere maschile dall’antichità a oggi, e gliene vomitano addosso di ogni. Pazzesco, neanche il peggior nemico di Crespi poteva immaginare una cosa simile.
lunedì 26 novembre 2018
Il caso Crespi/Masciadri deflagra sul "Corriere"
Nuovo attacco del Corriere a Crespi, citando anche Petrucci. Ormai i mancati onori a Masciadri sono il terzo problema dell'umanità dopo il terrorismo islamico e la desertificazione del Sahel.
Certo sarebbe davvero geniale mandare via un c.t. che ha appena ottenuto una qualificazione importante, avviato progetti innovativi (utili o meno che siano, quello si vedrà), che è stato fortemente voluto da Petrucci stesso, ecc. ecc., per la colpa di non aver dato almeno 5 secondi a Masciadri. Certo, ormai già così è svillaneggiato e delegittimato, se è questo che si voleva ottenere.
Può darsi che si dimetta lui stesso, rendendosi conto che se ti sparano addosso in ‘sta maniera (perché "est modus in rebus"), nel giorno in cui hai raggiunto l’obiettivo per cui eri stato preso, e ti equiparano a chi fa violenza sulle donne sul massimo quotidiano nazionale, vuol dire che qualcuno stava aspettando il tuo primo passo falso per inchiavardarti. E così non si dura a lungo in ogni caso.
Certo sarebbe davvero geniale mandare via un c.t. che ha appena ottenuto una qualificazione importante, avviato progetti innovativi (utili o meno che siano, quello si vedrà), che è stato fortemente voluto da Petrucci stesso, ecc. ecc., per la colpa di non aver dato almeno 5 secondi a Masciadri. Certo, ormai già così è svillaneggiato e delegittimato, se è questo che si voleva ottenere.
Può darsi che si dimetta lui stesso, rendendosi conto che se ti sparano addosso in ‘sta maniera (perché "est modus in rebus"), nel giorno in cui hai raggiunto l’obiettivo per cui eri stato preso, e ti equiparano a chi fa violenza sulle donne sul massimo quotidiano nazionale, vuol dire che qualcuno stava aspettando il tuo primo passo falso per inchiavardarti. E così non si dura a lungo in ogni caso.
domenica 25 novembre 2018
Il dibattito su Crespi/Masciadri: sugli interventi di Passaro e Gottardi
Crespi, cosparso di pece e di piume, dovrà inginocchiarsi sui ceci (ma che dico ceci! Fango, sterco d'animale) davanti a Masciadri e chiederle umilmente perdono per l'oltraggio.
Comunque Passaro, già alla terza riga, definendo Masciadri "al culmine della sua forma fisica e mentale" (o meglio, paragonandola a Buffon che era tale nel giorno della sua ultima partita azzurra), dimostra che non segue il femminile da parecchio. O finge di non seguirlo. Le è stata regalata la convocazione senza presupposti tecnici attuali, questa è la verità. Onorificenza meritata per la carriera, ma data a discapito di qualcuno che avrebbe meritato più di lei al momento. Ci stavamo giocando gli Europei, facciamo finta di non saperlo o cosa?
Dopodiché, se Crespi le dava qualche secondo a fine partita, eravamo tutti più contenti, anche se ovviamente sarebbero saltati addosso comunque al c.t. reo di averle "dato il contentino" (mentre adesso gli saltano addosso per aver detto di non averle voluto dare il contentino). E se le avesse dato minuti veri a partita aperta? "Aah, Crespi, pazzo! Nella partita decisiva fai le passerelle d'onore!".
Io sono talmente fiducioso nella limpidezza dell'idealismo altrui che sospetto una guerra tra clans sotto quest'improvvisa fiammata.
D'altro canto, la frittata era talmente nell'aria (per i motivi che ho riassunto l'altra sera) che mi pare strano che uno accorto come Petrucci non ne abbia fiutato l'odore, cautelandosi d'anticipo.
Silvia Gottardi decisamente con più moderazione:
Comunque Passaro, già alla terza riga, definendo Masciadri "al culmine della sua forma fisica e mentale" (o meglio, paragonandola a Buffon che era tale nel giorno della sua ultima partita azzurra), dimostra che non segue il femminile da parecchio. O finge di non seguirlo. Le è stata regalata la convocazione senza presupposti tecnici attuali, questa è la verità. Onorificenza meritata per la carriera, ma data a discapito di qualcuno che avrebbe meritato più di lei al momento. Ci stavamo giocando gli Europei, facciamo finta di non saperlo o cosa?
Dopodiché, se Crespi le dava qualche secondo a fine partita, eravamo tutti più contenti, anche se ovviamente sarebbero saltati addosso comunque al c.t. reo di averle "dato il contentino" (mentre adesso gli saltano addosso per aver detto di non averle voluto dare il contentino). E se le avesse dato minuti veri a partita aperta? "Aah, Crespi, pazzo! Nella partita decisiva fai le passerelle d'onore!".
Io sono talmente fiducioso nella limpidezza dell'idealismo altrui che sospetto una guerra tra clans sotto quest'improvvisa fiammata.
D'altro canto, la frittata era talmente nell'aria (per i motivi che ho riassunto l'altra sera) che mi pare strano che uno accorto come Petrucci non ne abbia fiutato l'odore, cautelandosi d'anticipo.
Silvia Gottardi decisamente con più moderazione:
A proposito di Raffaella Masciadri (per altro ci sarà una sua intervista sul prossimo Pink Basket che sarà online mercoledì).
Prima di tutto mi rammarico molto che dopo la bella qualificazione agli Europei la notizia del giorno sia “Che stronzo Marco Crespi che non ha fatto giocare la capitana alla sua ultima uscita in maglia azzurra”. Bisognerebbe far festa, non polemica.
Ma visto che la polemica ormai c’è, io non ci vedo nessuno scandalo nel fatto che non sia entrata in campo. Lo sappiamo tutti, e lo sa anche Mascia che è una donna estremamente intelligente, che è stata portata nelle 12 di questo raduno per festeggiare la sua lunga e splendida carriera. Reputo che questo sia stato l’omaggio di Crespi. Cosa doveva fare di più? La partita era fondamentale per la nostra qualificazione, e comunque non mi permetto di entrare nello specifico delle scelte tecniche del coach. Parlare di “contentino” per una che è stata una grande protagonista in campo non ha senso. Una campionessa non ne ha bisogno!
Mascia in tutti questi anni ha dato tanto alla maglia azzurra, e lo ha fatto, anche se in modo diverso, anche in questa qualificazione. Giovedì era a La Spezia per farsi festeggiare e festeggiare la qualificazione azzurra. Così è stato!
#forzaazzurre
sabato 24 novembre 2018
Considerazioni sul caso Crespi/Masciadri (dopo Italia-Svezia)
Due uomini sulla graticola dei social in queste ore: Gramellini, l'editorialista del Corriere reo di aver definito "smania d'altruismo" l'atteggiamento di quella cooperante rapita; e Crespi, reo d'insensibilità nei confronti di Masciadri.
Naturalmente è inutile argomentare su quei canali, dove la modalità "indignazione", che partorisce insulti verso il bersaglio di turno, è considerata assai più divertente di un ragionamento obiettivo.
Chiaro che se la questione è vista solo come "era l'ultima partita di Masciadri e tu, bastardo, non le hai dato neanche un minuto", Crespi è colpevole d'insensibilità, irrispetto per un mito, eccetera, insomma tutto ciò che gli stanno sversando addosso.
Tuttavia mi sembra che vadano considerati più elementi nella vicenda. C'erano delle premesse negative, su cui probabilmente la Federazione doveva stare più attenta, in modo che non sfociassero in quello che è un danno d'immagine nel momento in cui ci sarebbe da festeggiare una qualificazione, giacché appunto ci sono i social che rigurgitano, e il quotidiano più importante d'Italia che s'è scomodato a parlarne. (A proposito, ma che gliene frega al Corriere della Sera di Masciadri, che non ne ha mai parlato una volta per la dozzina di scudetti abbondante che ha vinto; e mo' che finisce nell'unica controversia della sua carriera arriva l'editorialino con la bacchettata a Crespi?)
Le premesse negative erano:
- Masciadri, almeno così è apparso, ha deciso con mesi d'anticipo che avrebbe chiuso la carriera in nazionale con queste partite, cioè si è auto-assegnata una maglia, a prescindere da come avesse giocato nel periodo delle convocazioni. Almeno, io non ho letto cose tipo "Se Crespi riterrà opportuno", "Mi piacerebbe chiudere con quelle due partite di novembre"; no, sembrava un'auto-convocazione sicura. Crespi era d'accordo? Non si sa.
- una passerella individuale cozza contro la delicatezza di una partita decisiva per la squadra. Una passerella la fai, casomai, con una partita speciale organizzata ad hoc, come Masciadri in effetti meriterebbe. Ma quando c'è da giocarsi la qualificazione a un Europeo, cioè il lavoro di due anni, non puoi avere la distrazione di dover onorare il mito. Era un disturbo più che un vantaggio.
- il rendimento di Masciadri s'è flesso ulteriormente in questo scorcio di stagione; è palese che è stata assegnata una maglia a Masciadri a discapito di una delle giocatrici escluse, che tecnicamente la meritavano di più. Certo, come ha detto lo stesso Crespi, il discorso "meglio Tizia di Caia" è limitato, perché si costruisce la squadra migliore, non una sommatoria delle individualità migliori. Quindi Masciadri in un'economia di squadra ci poteva anche stare. Però in due partite tirate non ci stava tecnicamente dentro.
Di conseguenza, è possibile che Crespi si sia sentito costretto a convocarla, ma senza intenzione di darle minuti "reali", cioè a partita aperta. Presumo che se fossimo stati a +15 nel finale l'avrebbe fatta entrare. A meno che il suo "non volevo darle il contentino" (frase per la quale mo' è sulla graticola, ma che io ritengo logica) contemplasse qualsiasi tipo di situazione in cui il suo ingresso avvenisse solo per ragioni celebrative e non tecniche.
In sintesi?
1) Se Crespi metteva dentro Masciadri, si evitava sicuramente qualche rogna.
2) Ma il senso della carriera di Masciadri cambia di mezza virgola con questo n.e.? Perché sembra che sia tutto rovinato, a leggere i social.
3) Masciadri avrebbe probabilmente fatto meglio a ritirarsi a fine stagione scorsa. Poco senso ha questo moncone di fine 2018. C'è una strana linea di confine nella carriera dei miti: se si ritirano un attimo prima sono onorati da eroi, se aspettano un attimo di troppo diventano un peso e creano imbarazzo. Vedi Del Piero alla Juve o Totti alla Roma.
4) Ma Crespi e Masciadri non si sono parlati prima al riguardo? Masciadri è rimasta sorpresa di non essere stata impiegata? Non gettano acqua sul fuoco, adesso, in modo che non si scateni una tempesta in un bicchiere d'acqua?
5) Ci siamo fatti del male da soli.
Naturalmente è inutile argomentare su quei canali, dove la modalità "indignazione", che partorisce insulti verso il bersaglio di turno, è considerata assai più divertente di un ragionamento obiettivo.
Chiaro che se la questione è vista solo come "era l'ultima partita di Masciadri e tu, bastardo, non le hai dato neanche un minuto", Crespi è colpevole d'insensibilità, irrispetto per un mito, eccetera, insomma tutto ciò che gli stanno sversando addosso.
Tuttavia mi sembra che vadano considerati più elementi nella vicenda. C'erano delle premesse negative, su cui probabilmente la Federazione doveva stare più attenta, in modo che non sfociassero in quello che è un danno d'immagine nel momento in cui ci sarebbe da festeggiare una qualificazione, giacché appunto ci sono i social che rigurgitano, e il quotidiano più importante d'Italia che s'è scomodato a parlarne. (A proposito, ma che gliene frega al Corriere della Sera di Masciadri, che non ne ha mai parlato una volta per la dozzina di scudetti abbondante che ha vinto; e mo' che finisce nell'unica controversia della sua carriera arriva l'editorialino con la bacchettata a Crespi?)
Le premesse negative erano:
- Masciadri, almeno così è apparso, ha deciso con mesi d'anticipo che avrebbe chiuso la carriera in nazionale con queste partite, cioè si è auto-assegnata una maglia, a prescindere da come avesse giocato nel periodo delle convocazioni. Almeno, io non ho letto cose tipo "Se Crespi riterrà opportuno", "Mi piacerebbe chiudere con quelle due partite di novembre"; no, sembrava un'auto-convocazione sicura. Crespi era d'accordo? Non si sa.
- una passerella individuale cozza contro la delicatezza di una partita decisiva per la squadra. Una passerella la fai, casomai, con una partita speciale organizzata ad hoc, come Masciadri in effetti meriterebbe. Ma quando c'è da giocarsi la qualificazione a un Europeo, cioè il lavoro di due anni, non puoi avere la distrazione di dover onorare il mito. Era un disturbo più che un vantaggio.
- il rendimento di Masciadri s'è flesso ulteriormente in questo scorcio di stagione; è palese che è stata assegnata una maglia a Masciadri a discapito di una delle giocatrici escluse, che tecnicamente la meritavano di più. Certo, come ha detto lo stesso Crespi, il discorso "meglio Tizia di Caia" è limitato, perché si costruisce la squadra migliore, non una sommatoria delle individualità migliori. Quindi Masciadri in un'economia di squadra ci poteva anche stare. Però in due partite tirate non ci stava tecnicamente dentro.
Di conseguenza, è possibile che Crespi si sia sentito costretto a convocarla, ma senza intenzione di darle minuti "reali", cioè a partita aperta. Presumo che se fossimo stati a +15 nel finale l'avrebbe fatta entrare. A meno che il suo "non volevo darle il contentino" (frase per la quale mo' è sulla graticola, ma che io ritengo logica) contemplasse qualsiasi tipo di situazione in cui il suo ingresso avvenisse solo per ragioni celebrative e non tecniche.
In sintesi?
1) Se Crespi metteva dentro Masciadri, si evitava sicuramente qualche rogna.
2) Ma il senso della carriera di Masciadri cambia di mezza virgola con questo n.e.? Perché sembra che sia tutto rovinato, a leggere i social.
3) Masciadri avrebbe probabilmente fatto meglio a ritirarsi a fine stagione scorsa. Poco senso ha questo moncone di fine 2018. C'è una strana linea di confine nella carriera dei miti: se si ritirano un attimo prima sono onorati da eroi, se aspettano un attimo di troppo diventano un peso e creano imbarazzo. Vedi Del Piero alla Juve o Totti alla Roma.
4) Ma Crespi e Masciadri non si sono parlati prima al riguardo? Masciadri è rimasta sorpresa di non essere stata impiegata? Non gettano acqua sul fuoco, adesso, in modo che non si scateni una tempesta in un bicchiere d'acqua?
5) Ci siamo fatti del male da soli.
venerdì 9 novembre 2018
Sulle critiche al fisico di Madera
Bollare l'obesità di per sé è limitante come bollare, che so, la bassa statura di un play uomo di 1.70 o donna da 1.55. Bisogna vedere se la deviazione dallo standard è fonte di handicap nel rendimento. Per me lo scetticismo su Madera, ai tempi delle giovanili, era non sul peso ma sui margini di miglioramento, perché a 15 anni sembrava in tutto e per tutto una 20enne, sia nel fisico (che non vuol dire solo le dimensioni, ma la capacità di controllo e uso del medesimo) sia nella maturità di gioco. Ricordo invece, ad esempio, un'Elisa Penna di cui a 15 anni vedevi l'evidente acerbità (si dice? Boh) sia fisica sia tecnica, ma intuivi grossi margini di miglioramento, un potenziale ancora molto inespresso. Chiaramente Madera può ancora essere una giocatrice importante, ma c'è un problema complessivo di quella generazione '98-99 (più lei che è '00 ma ha sempre giocato con quelle): tra chi è emigrata in America e chi è in sottoutilizzo, quanto stiamo rischiando di perdere, di quell'eccellente gruppo?
giovedì 1 novembre 2018
Caos a Napoli e infortunio a C. Dotto
La situazione precipita in A1: la miglior marcatrice italiana è k.o. e uno dei top-team rischia il collasso. Speriamo che, in questo secondo caso, sia uno di quegli allarmi-apocalisse finalizzati a fare in modo che qualche politico si metta in evidenza risolvendolo. Certo è strano che 'sta chiusura per le Universiadi sembri capitata tra capo e collo senza che si fosse pensato per tempo a un'alternativa.
mercoledì 24 ottobre 2018
La 2005 Zanardi in B grazie a una deroga
La derogata in questione è Carlotta Zanardi, classe 2005 della Brixia Brescia. Effettivamente è un talento, al punto che è già andata in doppia cifra un paio di volte, se non tre. La curiosità è che gioca con la madre, l'ex A1 Laura Marcolini.
A proposito di parentele, sempre alla Brixia gioca l'altra nobile veterana Roberta Colico, la quale 10 giorni fa ha affrontato il fratello, presidente di Giussano (che ha anche la nipote, Cecilia classe 2001, ma nell'occasione era indisponibile), e ha segnato il canestro della vittoria, facendo quindi chiagnere il parente.
A proposito di parentele, sempre alla Brixia gioca l'altra nobile veterana Roberta Colico, la quale 10 giorni fa ha affrontato il fratello, presidente di Giussano (che ha anche la nipote, Cecilia classe 2001, ma nell'occasione era indisponibile), e ha segnato il canestro della vittoria, facendo quindi chiagnere il parente.
domenica 21 ottobre 2018
L'urgenza di far vedere il basket in tv (dopo il trionfo del volley)
Mi piacerebbe sentire qualcuno di chi guida il movimento mettere fra le priorità quella di riportare le nazionali di basket sui canali Rai visibili a tutti. Non mi pare invece che ci sia consapevolezza di quanto sia grave tenere perennemente confinato il proprio sport nella nicchia.
Nell'ultimo mese e mezzo il pubblico generico, cioè quello che non segue uno sport specifico ma s'interessa a ciò che passa il convento (sì, esiste ancora, nonostante chi s'ingozza d'internet e pay-tv fatichi a rendersene conto), si è nutrito di pallavolo. Debbo confermare il dato ma leggo di un'audience boia per la finale di ieri, tipo 6 milioni di media e 14 milioni di contatti. Ma sono gli stessi che ai tempi di Atene 2004 mi davano di gomito, con sorrisoni sempliciotti ma genuini, per dirmi che avevano visto la nazionale di basket battere la Lituania in semifinale olimpica.
Da 14 anni questa gente non ha più idea dell'esistenza del basket. E' una cosa deprimente ma sembra non fregare a chi governa. Perché vuoi mettere quanto son belle le immagini di Sky e quanto bravi i commentatori? Ho capito, ma non lo vede nessuno, se non i soliti della cerchia, già appassionati da secoli. Quando leggo di euforia per "audience di 100.000 spettatori" mi vien da ridere o piangere a seconda dell'umore del momento.
Sì, lo so, non è solo da quello che dipende la pratica dei giovani, se no saremmo già estinti da tempo; oltretutto i giovani di adesso si raggiungono forse più sui cellulari che con la tv generalista. Però anche la gente di mezza età e gli anziani, a me non farebbe schifo raggiungerla. E' gente che magari oggi vede la nazionale e domani viene a seguire la squadra locale in campionato, porta soldi come pubblico pagante. Gli stessi sponsor, come fai a convincerli a finanziare il basket se è uno sport che non vede nessuno?
Nell'ultimo mese e mezzo il pubblico generico, cioè quello che non segue uno sport specifico ma s'interessa a ciò che passa il convento (sì, esiste ancora, nonostante chi s'ingozza d'internet e pay-tv fatichi a rendersene conto), si è nutrito di pallavolo. Debbo confermare il dato ma leggo di un'audience boia per la finale di ieri, tipo 6 milioni di media e 14 milioni di contatti. Ma sono gli stessi che ai tempi di Atene 2004 mi davano di gomito, con sorrisoni sempliciotti ma genuini, per dirmi che avevano visto la nazionale di basket battere la Lituania in semifinale olimpica.
Da 14 anni questa gente non ha più idea dell'esistenza del basket. E' una cosa deprimente ma sembra non fregare a chi governa. Perché vuoi mettere quanto son belle le immagini di Sky e quanto bravi i commentatori? Ho capito, ma non lo vede nessuno, se non i soliti della cerchia, già appassionati da secoli. Quando leggo di euforia per "audience di 100.000 spettatori" mi vien da ridere o piangere a seconda dell'umore del momento.
Sì, lo so, non è solo da quello che dipende la pratica dei giovani, se no saremmo già estinti da tempo; oltretutto i giovani di adesso si raggiungono forse più sui cellulari che con la tv generalista. Però anche la gente di mezza età e gli anziani, a me non farebbe schifo raggiungerla. E' gente che magari oggi vede la nazionale e domani viene a seguire la squadra locale in campionato, porta soldi come pubblico pagante. Gli stessi sponsor, come fai a convincerli a finanziare il basket se è uno sport che non vede nessuno?
venerdì 19 ottobre 2018
Rosicamento per il volley finalista mondiale
Pensare che “ai piani alti” del basket ci sia gente che piange perché la pallavolo combina qualcosa è quanto di meno intelligente ci sia.
Ai piani alti (dovunque, mica solo in Fip) si è felici o tristi in base alle possibilità di conservare la poltrona al giro successivo, eventualità in cui i risultati degli altri sport contano zero.
Ma il problema non è come si sentono quelli ai piani alti della Fip, cosa di cui non mi frega nulla perché nulla cambia nella mia esistenza; il problema sono certe palestre del basket femminile più vuote dei seminari per preti e dei conventi per suore; il problema sono i campionati cancellati per mancanza d’iscrizioni; le ragazze che devono fare 40 km all’andata e 40 al ritorno per giocare e alla fine mollano perché se non sono fenomeni non ne vale la candela.
Si può discutere se e quanto c’entri la concorrenza del volley in questo; di certo c’è che godere perché “i piani alti” della propria federazione lo prenderebbero in quel posto per una vittoria del concorrente (cosa che non sussiste), in realtà è più da rosiconi dei presunti rosiconi che si vorrebbe sfottere.
Tutto ciò lasciando perdere il fatto che, nell’improbabile caso che la nazionale di basket combinasse qualcosa, difficilmente vedresti in un forum di volley utenti che esultano e fanno il dito medio ad altri pallavolisti. Ma è evidente che ogni sport ha gli utenti che si merita.
Di sicuro hanno un sacco di soldi: per organizzare 3 Mondiali in 8 anni (2010 e ’18 maschili, ’14 femminile) con formule faraoniche di 3 settimane, ma anche solo per sostenere le spese di nazionali perennemente impegnate (20 giorni in Giappone, con almeno 30 persone fra giocatrici e staff, quanto costerà?), devono avere la gerla piena zeppa.
Detto questo, rimane il fatto che nel basket (5 contro 5 a livello senior, insomma quello più importante) non combiniamo nulla di rilevante da 14 anni né tra i maschi né tra le femmine e non c'è segnale che a breve si combini qualcosa. Aggiungo: e se anche combinassimo qualcosa, lo vedrebbero solo i quattro gatti delle pay-tv, almeno allo stato attuale dei contratti.
E l'anno prossimo ci tocca pure il Mondiale di calcio femminile a rompere i maroni, il nuovo fenomeno in espansione, con l'Italia qualificata dopo un sacco di tempo. Mentre noi siam qui che recriminiamo ancora con l'arbitro o con le poche tesserate per non aver saputo battere la Lettonia, paese di 2 milioni d'abitanti. Invece di pensare se rosicano i forumisti o i kapatàz della Fip, che rosichino le nostre giocatrici, per non aver ancora combinato nulla a livello internazionale senior da una generazione intera.
Ai piani alti (dovunque, mica solo in Fip) si è felici o tristi in base alle possibilità di conservare la poltrona al giro successivo, eventualità in cui i risultati degli altri sport contano zero.
Ma il problema non è come si sentono quelli ai piani alti della Fip, cosa di cui non mi frega nulla perché nulla cambia nella mia esistenza; il problema sono certe palestre del basket femminile più vuote dei seminari per preti e dei conventi per suore; il problema sono i campionati cancellati per mancanza d’iscrizioni; le ragazze che devono fare 40 km all’andata e 40 al ritorno per giocare e alla fine mollano perché se non sono fenomeni non ne vale la candela.
Si può discutere se e quanto c’entri la concorrenza del volley in questo; di certo c’è che godere perché “i piani alti” della propria federazione lo prenderebbero in quel posto per una vittoria del concorrente (cosa che non sussiste), in realtà è più da rosiconi dei presunti rosiconi che si vorrebbe sfottere.
Tutto ciò lasciando perdere il fatto che, nell’improbabile caso che la nazionale di basket combinasse qualcosa, difficilmente vedresti in un forum di volley utenti che esultano e fanno il dito medio ad altri pallavolisti. Ma è evidente che ogni sport ha gli utenti che si merita.
Di sicuro hanno un sacco di soldi: per organizzare 3 Mondiali in 8 anni (2010 e ’18 maschili, ’14 femminile) con formule faraoniche di 3 settimane, ma anche solo per sostenere le spese di nazionali perennemente impegnate (20 giorni in Giappone, con almeno 30 persone fra giocatrici e staff, quanto costerà?), devono avere la gerla piena zeppa.
Detto questo, rimane il fatto che nel basket (5 contro 5 a livello senior, insomma quello più importante) non combiniamo nulla di rilevante da 14 anni né tra i maschi né tra le femmine e non c'è segnale che a breve si combini qualcosa. Aggiungo: e se anche combinassimo qualcosa, lo vedrebbero solo i quattro gatti delle pay-tv, almeno allo stato attuale dei contratti.
E l'anno prossimo ci tocca pure il Mondiale di calcio femminile a rompere i maroni, il nuovo fenomeno in espansione, con l'Italia qualificata dopo un sacco di tempo. Mentre noi siam qui che recriminiamo ancora con l'arbitro o con le poche tesserate per non aver saputo battere la Lettonia, paese di 2 milioni d'abitanti. Invece di pensare se rosicano i forumisti o i kapatàz della Fip, che rosichino le nostre giocatrici, per non aver ancora combinato nulla a livello internazionale senior da una generazione intera.
giovedì 11 ottobre 2018
Sulla questione-tv di Lega a pagamento
Se vale il principio della gratuità a scopo di diffusione, non sarebbe doveroso anche mettere l'ingresso gratuito a ogni partita? Perché certamente col gratuito verrebbero molte più ragazzine con famiglia, anziché dover spendere qualche decina d'euro ogni volta (non so quanto sia il biglietto a Ragusa, magari anche gratis per i minori, ma i genitori immagino paghino).
Invece il biglietto è a pagamento e lo si ritiene giusto, no? Si offre uno spettacolo e si stabilisce un prezzo per potervi assistere. Sì, uno può dire: "Lo offro gratis per attirare più gente". Ok, ma alla fine i conti devono tornare. Se attiro più gente ma nessuno paga, sarà una soddisfazione morale ma come tiro avanti, visto che i costi di realizzazione del prodotto non sono pochi?
Arriva, cioè, un momento in cui la fase promozionale gratuita termina e si valuta se c'è il modo di creare un valore per il tuo prodotto, trovare cioè abbastanza gente che te lo paghi per avere un guadagno, o perlomeno non andare troppo in perdita. Presumo che alla Lega abbiano fatto un ragionamento di questo tipo. Dopodiché, se sarà un fiasco colossale dovranno fare le inevitabili valutazioni.
Per l'aspetto promozionale gratuito (per l'utenza) rimane comunque la partita su Sportitalia, e poi ora c'è anche la pagina sulla Gazzetta dello Sport cartacea, ogni martedì a quanto è stato annunciato (sono uscite le prime due volte). Tra l'altro noto che, tempo fa, utenti del forum scrivevano "ah, come mai la Lega non si fa promozione sulla Gazzetta", come se fosse la panacea; ora che c'è non ne ha ancora parlato nessuno. Mentre ora che è stato tolto lo streaming gratuito, sembra che senza quello si vada tutti in malora.
Invece il biglietto è a pagamento e lo si ritiene giusto, no? Si offre uno spettacolo e si stabilisce un prezzo per potervi assistere. Sì, uno può dire: "Lo offro gratis per attirare più gente". Ok, ma alla fine i conti devono tornare. Se attiro più gente ma nessuno paga, sarà una soddisfazione morale ma come tiro avanti, visto che i costi di realizzazione del prodotto non sono pochi?
Arriva, cioè, un momento in cui la fase promozionale gratuita termina e si valuta se c'è il modo di creare un valore per il tuo prodotto, trovare cioè abbastanza gente che te lo paghi per avere un guadagno, o perlomeno non andare troppo in perdita. Presumo che alla Lega abbiano fatto un ragionamento di questo tipo. Dopodiché, se sarà un fiasco colossale dovranno fare le inevitabili valutazioni.
Per l'aspetto promozionale gratuito (per l'utenza) rimane comunque la partita su Sportitalia, e poi ora c'è anche la pagina sulla Gazzetta dello Sport cartacea, ogni martedì a quanto è stato annunciato (sono uscite le prime due volte). Tra l'altro noto che, tempo fa, utenti del forum scrivevano "ah, come mai la Lega non si fa promozione sulla Gazzetta", come se fosse la panacea; ora che c'è non ne ha ancora parlato nessuno. Mentre ora che è stato tolto lo streaming gratuito, sembra che senza quello si vada tutti in malora.
domenica 7 ottobre 2018
L'A1 in mano alle straniere
In generale, vedansi i tabellini, le straniere han fatto il bello e il cattivo tempo in tutte le squadre. D'altronde le migliori due italiane attuali sono all'estero e la terza ha 39 anni e accetterà probabilmente un ruolo di supporto alle straniere (ovviamente intendo Macchi, che comunque ha fatto 13 punti).
Certo, nel maschile la cosa è ancora più accentuata perché gli stranieri per squadra sono il doppio. Però, là, gli stranieri sono elementi che attirano pubblico, creano spettacolo. Purtroppo, fra le donne, le straniere, pur indiscutibilmente più brave della media delle italiane, non fanno prodezze tali per cui le folle paghino per vederle giocare. Alla fine che vai a vedere? La Johnson, la Smith o la Zunkuliute di turno che giocano e le italiane che gli passano la palla o le incitano dalla panca.
C'è 'sto problema di fondo nell'A1, secondo me. Ieri sera so' stato a vedere il derby di A2 Carugate-Sanga Milano, con la vendetta dell'ex Maffenini che ha segnato 29 punti facendo vincere Carugate; in campo gente che vedi in giro da anni, giovani varie, una straniera per squadra ma la partita le fanno le nostrane; insomma un livello non paragonabile all'A1 ma c'è sale, pepe e sugo. Sarà che l'ultima A1 che ho seguito è stata la sofferta stagione del Geas di 2 anni fa; nel precedente quadriennio 2008-2012 mi ero divertito indubbiamente; però boh.
Certo, nel maschile la cosa è ancora più accentuata perché gli stranieri per squadra sono il doppio. Però, là, gli stranieri sono elementi che attirano pubblico, creano spettacolo. Purtroppo, fra le donne, le straniere, pur indiscutibilmente più brave della media delle italiane, non fanno prodezze tali per cui le folle paghino per vederle giocare. Alla fine che vai a vedere? La Johnson, la Smith o la Zunkuliute di turno che giocano e le italiane che gli passano la palla o le incitano dalla panca.
C'è 'sto problema di fondo nell'A1, secondo me. Ieri sera so' stato a vedere il derby di A2 Carugate-Sanga Milano, con la vendetta dell'ex Maffenini che ha segnato 29 punti facendo vincere Carugate; in campo gente che vedi in giro da anni, giovani varie, una straniera per squadra ma la partita le fanno le nostrane; insomma un livello non paragonabile all'A1 ma c'è sale, pepe e sugo. Sarà che l'ultima A1 che ho seguito è stata la sofferta stagione del Geas di 2 anni fa; nel precedente quadriennio 2008-2012 mi ero divertito indubbiamente; però boh.
martedì 2 ottobre 2018
Mondiali - finale: Usa campioni
La giornata finale del Mundial di Tenerife. La Spagna batte 67-60 il Belgio per il bronzo, in una partita dalle discrete emozioni anche se di qualità alterna. Rispetto al precedente di pochi giorni prima, il Belgio oltrepassa troppe volte il confine tra creatività e dissennatezza, perdendo oltre 20 palloni; inoltre il trio Meesseman (24)-K. Mestdagh-Allemand (quest'ultima in parte) fa il suo ma le compagne sono dannose. Brave le iberiche a riprendersi dalla delusione della semifinale, che certamente avevano vissuto molto più delle vallon-fiamminghe, le quali avevano messo in ampio preventivo di perdere con gli Usa (oltre a godere di qualche ora in più di riposo). Il Belgio rimonta da -13 a -1 ma non concretizza il sorpasso e nel finale è affondato da una Torrens rediviva (15) e dalla puntuale Xargay (17).
Il team rivelazione rimane a secco di medaglia; spedizione comunque da voto 9 la sua (anche per bellezza di gioco in rapporto all'organico). La Spagna però non avrebbe meritato di uscire dal podio, per quanto fatto almeno dai quarti in avanti. Nelle ultime 3 edizioni ha fatto bronzo-argento-bronzo; agli ultimi 3 Europei ha collezionato oro-4° posto-oro; ultima Olimpiade argento; certo qualche segnale di flessione c'è (le nate negli anni '90, a parte Ndour, non sembrano ancora all'altezza della generazione-Torrens né di quella Palau-Cruz), ma vorremmo averle noi queste flessioni.
Finalissima con poco sale. Il pepe, per la verità, l'hanno messo i tifosi spagnoli, fischiando e dileggiando Lizzona Cambage, rea di aver bozzato con mezzo mondo in semifinale, o semplicemente di aver demolito da sola le idole di casa. Se davvero il pubblico è riuscito a mandare in tilt mentale la star australiana, come sosteneva Crespi in telecronaca, quei pitali vanno curati per masochismo grave, perché evidentemente godevano per una finale a senso unico. Sta di fatto che Cambage è stata l'ombra di se stessa (7 punti con 2/9; aveva 28 di media), almeno in attacco perché 15 rimbalzi e 5 stoppate non sono nocciuoline. Ma va considerato che di fronte non c'erano le malleabili lunghe spagnole (certo, Ndour brava, ma 20-25 kg di meno), bensì un babau come Griner attorniato, in quintetto, da Tina Charles e Stewart, cioè tre fra l'1.90 e i 2.02. In più, quando la difesa sulle esterne morde, alla lunga arrivano pochi palloni buoni. Insomma c'è anche una spiegazione tecnica al crac di Cambage. Alla vigilia si leggeva che Brondello, la coach australiana, avrebbe imbrigliato Taurasi e Griner visto che le allena pure a Phoenix. In realtà è finita che la rivale Staley ha imbrigliato Cambage mentre Griner ha spadroneggiato (mettendo a nudo con 1 vs 1 dal palleggio la relativa carenza di mobilità della mastodonte oceanica) e Taurasi, pur calata alla distanza, ha aperto il 10-0 iniziale che ha incanalato tutto nella direzione degli Usa. Poi l'Australia, più con canestri estemporanei dei cambi (quando gli Usa han fatto riposare le totem) che con una vera presa in mano della partita, si è riportata a contatto, ma è bastata un'altra scrollatina americana a inizio 3° quarto per affondare definitivamente ogni emozione. Si è tirato a campare fino al 73-56 della sirena.
Griner mvp della finale (giusto); quintetto ideale per Stewart, Taurasi, Cambage, Meesseman e Ndour. Anche qui giuste scelte, salvo che sono 4 lunghe su 5. E l'unica guardia ha 36 anni; al contrario del maschile, fra le donne sono più in auge le lunghe delle piccole al momento. Positivo che 4 su 5 siano nate negli anni '90; nomi nuovi ce n'è, ad esempio la regista belga Allemand che è del '96 come la stella canadese Nurse; tra chi era fuori c'è la Russia che ha due '98 come migliori giocatrici. L'mvp Stewart, che fa triplete dopo mvp di stagione e di finali Wnba, è del '94.
Eravamo più pessimisti alla vigilia, sul valore del resto del mondo; invece si son viste buone cose dalla Cina, oltre che dall'atteso Giappone; il Canada è calato alla distanza ma in prospettiva c'è eccome.
Curiosamente, però, dopo una settimana che pareva smentire l'annunciato dominio in pantofole per gli Usa (sempre favorite, ma con un gap che sembrava ridursi), la finale ci ha riportato al quadro previsto inizialmente. E cioè che nessuno del resto del mondo si trova in un momento storico tale da poter competere contro le padrone assolute, per quanto queste fossero tutt'altro che al massimo, tra assenze e acciacchi (peccato aver visto Delle Donne trascinarsi). Va ricordato che l'Australia iridata 2006, e 3 volte argento olimpico, oltre alla divina Lauren Jackson aveva un'altra superstar come Penny Taylor, un armadio a muro come Batkovic e play-guardie come Timms e l'attuale c.t. Brondello. Questa Australia può essere al top per Tokyo 2020 (le migliori sono fra i 24 e i 30, mi pare), ma al momento ha solo Cambage come elemento di valore assoluto. Tant'è che, nella serata negativa del faro, nessuna era in grado di compensare: miseri i 19 punti totalizzati dal quintetto di partenza australiano.
Non oceanica ma nemmeno disprezzabile l'affluenza di pubblico: fra le 3000 e le 4000 unità per tutte e 4 le serate finali. Però questo Mundial è finito troppo compresso, l'abbiamo già notato, fra la stagione Wnba e quella imminente dei club europei e asiatici. Con la finale, oltretutto, in corrispondenza di eventi come la Ryder Cup di golf, il Mondiale di ciclismo, la finale mondiale di volley uomini, un GP di Formula 1 e la stagione calcistica in pieno svolgimento. Insomma, effetto promozionale scarsino, temiamo.
Tanto per fare la volpe e l'uva, se noi ci fossimo andati, con la ridotta platea di Sky anziché quella totale di Raidue di cui ha fruito il volley per una dozzina di prime serate, non avremmo potuto granché lanciare i famosi "spot per il movimento" che vagheggiamo. D'altronde nel basket contano più i club (Wnba compresa) che le nazionali, a differenza della pallaschiaffa che impernia ogni stagione su queste ultime, tra Mondiali, Grand Prix, SuperTrophy (invento) e altri eventi a getto continuo. Ma noi siamo noi e loro restano loro, cioè fuffa. Precisato questo, però, le prossime volte gradiremmo esserci; e pure alle Olimpiadi se Dio ci farà la grazia.
Il team rivelazione rimane a secco di medaglia; spedizione comunque da voto 9 la sua (anche per bellezza di gioco in rapporto all'organico). La Spagna però non avrebbe meritato di uscire dal podio, per quanto fatto almeno dai quarti in avanti. Nelle ultime 3 edizioni ha fatto bronzo-argento-bronzo; agli ultimi 3 Europei ha collezionato oro-4° posto-oro; ultima Olimpiade argento; certo qualche segnale di flessione c'è (le nate negli anni '90, a parte Ndour, non sembrano ancora all'altezza della generazione-Torrens né di quella Palau-Cruz), ma vorremmo averle noi queste flessioni.
Finalissima con poco sale. Il pepe, per la verità, l'hanno messo i tifosi spagnoli, fischiando e dileggiando Lizzona Cambage, rea di aver bozzato con mezzo mondo in semifinale, o semplicemente di aver demolito da sola le idole di casa. Se davvero il pubblico è riuscito a mandare in tilt mentale la star australiana, come sosteneva Crespi in telecronaca, quei pitali vanno curati per masochismo grave, perché evidentemente godevano per una finale a senso unico. Sta di fatto che Cambage è stata l'ombra di se stessa (7 punti con 2/9; aveva 28 di media), almeno in attacco perché 15 rimbalzi e 5 stoppate non sono nocciuoline. Ma va considerato che di fronte non c'erano le malleabili lunghe spagnole (certo, Ndour brava, ma 20-25 kg di meno), bensì un babau come Griner attorniato, in quintetto, da Tina Charles e Stewart, cioè tre fra l'1.90 e i 2.02. In più, quando la difesa sulle esterne morde, alla lunga arrivano pochi palloni buoni. Insomma c'è anche una spiegazione tecnica al crac di Cambage. Alla vigilia si leggeva che Brondello, la coach australiana, avrebbe imbrigliato Taurasi e Griner visto che le allena pure a Phoenix. In realtà è finita che la rivale Staley ha imbrigliato Cambage mentre Griner ha spadroneggiato (mettendo a nudo con 1 vs 1 dal palleggio la relativa carenza di mobilità della mastodonte oceanica) e Taurasi, pur calata alla distanza, ha aperto il 10-0 iniziale che ha incanalato tutto nella direzione degli Usa. Poi l'Australia, più con canestri estemporanei dei cambi (quando gli Usa han fatto riposare le totem) che con una vera presa in mano della partita, si è riportata a contatto, ma è bastata un'altra scrollatina americana a inizio 3° quarto per affondare definitivamente ogni emozione. Si è tirato a campare fino al 73-56 della sirena.
Griner mvp della finale (giusto); quintetto ideale per Stewart, Taurasi, Cambage, Meesseman e Ndour. Anche qui giuste scelte, salvo che sono 4 lunghe su 5. E l'unica guardia ha 36 anni; al contrario del maschile, fra le donne sono più in auge le lunghe delle piccole al momento. Positivo che 4 su 5 siano nate negli anni '90; nomi nuovi ce n'è, ad esempio la regista belga Allemand che è del '96 come la stella canadese Nurse; tra chi era fuori c'è la Russia che ha due '98 come migliori giocatrici. L'mvp Stewart, che fa triplete dopo mvp di stagione e di finali Wnba, è del '94.
Eravamo più pessimisti alla vigilia, sul valore del resto del mondo; invece si son viste buone cose dalla Cina, oltre che dall'atteso Giappone; il Canada è calato alla distanza ma in prospettiva c'è eccome.
Curiosamente, però, dopo una settimana che pareva smentire l'annunciato dominio in pantofole per gli Usa (sempre favorite, ma con un gap che sembrava ridursi), la finale ci ha riportato al quadro previsto inizialmente. E cioè che nessuno del resto del mondo si trova in un momento storico tale da poter competere contro le padrone assolute, per quanto queste fossero tutt'altro che al massimo, tra assenze e acciacchi (peccato aver visto Delle Donne trascinarsi). Va ricordato che l'Australia iridata 2006, e 3 volte argento olimpico, oltre alla divina Lauren Jackson aveva un'altra superstar come Penny Taylor, un armadio a muro come Batkovic e play-guardie come Timms e l'attuale c.t. Brondello. Questa Australia può essere al top per Tokyo 2020 (le migliori sono fra i 24 e i 30, mi pare), ma al momento ha solo Cambage come elemento di valore assoluto. Tant'è che, nella serata negativa del faro, nessuna era in grado di compensare: miseri i 19 punti totalizzati dal quintetto di partenza australiano.
Non oceanica ma nemmeno disprezzabile l'affluenza di pubblico: fra le 3000 e le 4000 unità per tutte e 4 le serate finali. Però questo Mundial è finito troppo compresso, l'abbiamo già notato, fra la stagione Wnba e quella imminente dei club europei e asiatici. Con la finale, oltretutto, in corrispondenza di eventi come la Ryder Cup di golf, il Mondiale di ciclismo, la finale mondiale di volley uomini, un GP di Formula 1 e la stagione calcistica in pieno svolgimento. Insomma, effetto promozionale scarsino, temiamo.
Tanto per fare la volpe e l'uva, se noi ci fossimo andati, con la ridotta platea di Sky anziché quella totale di Raidue di cui ha fruito il volley per una dozzina di prime serate, non avremmo potuto granché lanciare i famosi "spot per il movimento" che vagheggiamo. D'altronde nel basket contano più i club (Wnba compresa) che le nazionali, a differenza della pallaschiaffa che impernia ogni stagione su queste ultime, tra Mondiali, Grand Prix, SuperTrophy (invento) e altri eventi a getto continuo. Ma noi siamo noi e loro restano loro, cioè fuffa. Precisato questo, però, le prossime volte gradiremmo esserci; e pure alle Olimpiadi se Dio ci farà la grazia.
domenica 30 settembre 2018
Mondiali - semifinali: leggendaria Australia-Spagna
I quarti del Mundial erano stati piuttosto fiacchi, le semifinali invece hanno offerto quasi il massimo che ci si poteva aspettare. Un Belgio gajardo ha approfittato della tendenza di questi Usa a sonnecchiare più a lungo possibile, e comunque Meesseman (23 punti) è una che sta sullo stesso pianeta dei mostri americani; il problema è che per tornare i conti per 40 minuti serviva (come a qualsiasi avversario degli Usa) una panchina più lunga (Wauters era semi-k.o.) e percentuali da 3 che non scemassero; ma quando la fatica inizia a pesare, le medesime scendono fatalmente.
Inoltre, quando il giuoco si fa duro Taurasi si mette a giuocare: la divina finisce con 26 punti, e in assommata con Stewart (20), che corre a tutto campo come una piccina, e Griner (16), torreggiante anche se alterna nelle esecuzioni (ma forse è un errore pensare che una col suo fisico pauroso debba dominare sempre e comunque; per certi versi è tecnicamente limitata), produce lo strappo che il Belgio non può suturare.
93-77 è netto, ma lascia qualche interrogativo su questo Dream Team meno Dream di altre volte. E' da inizio Mondiale che pare aver inserito questa modalità di risparmio energetico (giochiamo un tempo e tanto basta); forse perché Dawn Staley non ha esattamente lo stesso polso di Geno Auriemma; o forse perché persino loro, con 4-5 assenze importanti, finiscono per avere un numero limitato di fuoriclasse totali, cioè quelle che fanno la differenza anche in una semifinale. Tant'è che ieri in pratica han deciso la partita in 3, mentre 5 hanno giocato meno di 10 minuti. Va considerato che questo Mondiale è incastrato fra la fine della Wnba e l'inizio della stagione euro-asiatica; una roba liofilizzata di 8 giorni da sbrigare più in fretta possibile e con una preparazione breve e frammentaria da parte delle americane.
C'è quindi spazio per le speranze australiane. Le cangure sembravano sul punto di capitolare di fronte alla rinascita spagnuola, già evidenziata nei quarti ma ancor più possente nei due periodi centrali di ieri, conclusi sul 58-50 dalle iberiche, le quali parevano un'onda montante e inarrestabile, dopo aver cancellato il -15 iniziale. A quel punto però montava la contro-onda delle oceaniche, trascinate da un'immensa Cambage. Sulla quale c'eravamo chiesti se fosse maturata come leader (dopo la figura non brillante in questo senso nel quarto di finale perduto a Rio 2016 contro la Serbia) e la risposta è stata eclatante. 33 punti e 15 rimbalzi, segnando tutto il segnabile nell'ultimo quarto (un 2+1 su punteggio pari ha dato il vantaggio definitivo; un canestro su palla vagante in area ha siglato la staffa), oltre ovviamente a troneggiare anche in difesa (4 stoppate). Per la Spagna una mazzata l'uscita per falli di Ndour (e poco dopo di Nicholls), la quale comunque a sua volta conferma il suo salto di qualità verso l'eccellenza (17 punti), sia pur a un livello sotto Cambage, in questo momento il miglior centro del pianeta come già la stagione Wnba aveva indicato.
A far tornare i conti, per le spagnole, sono mancate le due emergenti dei quarti, Ouvina e Casas, ambo opache ieri; inoltre Torrens chiude con 15 ma 6/18 al tiro e probabilmente è proprio il suo passo indietro, rispetto ai livelli cui aveva abituato, che fa la differenza in negativo per la compagine di casa, la quale comunque potrà giocarsi il bronzo nella rivincita col Belgio.
Inoltre, quando il giuoco si fa duro Taurasi si mette a giuocare: la divina finisce con 26 punti, e in assommata con Stewart (20), che corre a tutto campo come una piccina, e Griner (16), torreggiante anche se alterna nelle esecuzioni (ma forse è un errore pensare che una col suo fisico pauroso debba dominare sempre e comunque; per certi versi è tecnicamente limitata), produce lo strappo che il Belgio non può suturare.
93-77 è netto, ma lascia qualche interrogativo su questo Dream Team meno Dream di altre volte. E' da inizio Mondiale che pare aver inserito questa modalità di risparmio energetico (giochiamo un tempo e tanto basta); forse perché Dawn Staley non ha esattamente lo stesso polso di Geno Auriemma; o forse perché persino loro, con 4-5 assenze importanti, finiscono per avere un numero limitato di fuoriclasse totali, cioè quelle che fanno la differenza anche in una semifinale. Tant'è che ieri in pratica han deciso la partita in 3, mentre 5 hanno giocato meno di 10 minuti. Va considerato che questo Mondiale è incastrato fra la fine della Wnba e l'inizio della stagione euro-asiatica; una roba liofilizzata di 8 giorni da sbrigare più in fretta possibile e con una preparazione breve e frammentaria da parte delle americane.
C'è quindi spazio per le speranze australiane. Le cangure sembravano sul punto di capitolare di fronte alla rinascita spagnuola, già evidenziata nei quarti ma ancor più possente nei due periodi centrali di ieri, conclusi sul 58-50 dalle iberiche, le quali parevano un'onda montante e inarrestabile, dopo aver cancellato il -15 iniziale. A quel punto però montava la contro-onda delle oceaniche, trascinate da un'immensa Cambage. Sulla quale c'eravamo chiesti se fosse maturata come leader (dopo la figura non brillante in questo senso nel quarto di finale perduto a Rio 2016 contro la Serbia) e la risposta è stata eclatante. 33 punti e 15 rimbalzi, segnando tutto il segnabile nell'ultimo quarto (un 2+1 su punteggio pari ha dato il vantaggio definitivo; un canestro su palla vagante in area ha siglato la staffa), oltre ovviamente a troneggiare anche in difesa (4 stoppate). Per la Spagna una mazzata l'uscita per falli di Ndour (e poco dopo di Nicholls), la quale comunque a sua volta conferma il suo salto di qualità verso l'eccellenza (17 punti), sia pur a un livello sotto Cambage, in questo momento il miglior centro del pianeta come già la stagione Wnba aveva indicato.
A far tornare i conti, per le spagnole, sono mancate le due emergenti dei quarti, Ouvina e Casas, ambo opache ieri; inoltre Torrens chiude con 15 ma 6/18 al tiro e probabilmente è proprio il suo passo indietro, rispetto ai livelli cui aveva abituato, che fa la differenza in negativo per la compagine di casa, la quale comunque potrà giocarsi il bronzo nella rivincita col Belgio.
mercoledì 26 settembre 2018
Mondiali - spareggi (= ottavi)
Abboffata televisiva oggi coi Mondiali per gli ottavi, o spareggi che dir si voglia.
La partita più scoppiettante, non a sorpresa, è stata Cina-Giappone. Le pechinesi si prendono la rivincita sulla sconfitta nella guerra per la Manciuria d'un secolo abbondante fa, sancendo il loro ritorno in auge. Erano leggermente sfavorite rispetto a un Nippone superiore negli ultimi anni. Dinamismo e triple delle giapponesi contro superiorità fisica delle cinesi; questo il copione previsto ma la Cina ha dimostrato di reggere bene anche sul ritmo e ha infilato 9 triple su 16, mentre a loro volta le Giappe hanno preso più rimbalzi offensivi delle rivali. Insomma due ottime squadre (anche se a volte velocità ha fatto rima con frenesia) che si sono equivalse finché le migliori percentuali della Cina le hanno fatto prendere 10 punti di margine, con cui a 2'30" dalla fine sembravano andare in porto tranquille. Senonché il pressing giapponese e pastrocchi in serie delle cinesi hanno prodotto uno 0-8; sull'81-79 decisiva una buona palla dentro l'area per Yueru Li (la più bassa delle due torri del '99: appena 2 metri) che ha appoggiato il canestro decisivo. Non bastano 25 punti in 26' di Motohashi.
Mica male anche Nigeria-Grecia, più per l'equilibrio che per la qualità del gioco. Vincono le conterranee di Hakeem The Dream dopo aver preso il controllo nei due quarti centrali e aver rischiato di buttare tutto nell'ultimo quarto sulla rimonta ellenica guidata dalla giovane figlia d'arte Fasoula (18 punti); più di riffa e raffa che con chissà quali prodezze, sfruttando il tilt nigeriano, la Grecia passava a condurre con 2 liberi di Kaltsidou a 10 secondi dalla fine; ma nell'ultimo assalto africano, caotico come i precedenti, la palla finiva per caso in mano alla massiccia ossigenata Edeferioka, sin lì 0 punti, che come se niente fosse segnava i due liberi del 57-56 a 3 secondi dalla fine. Imbarazzante l'ultimo tentativo greco, dopo timeout, con una rimessa malfatta da Limoura che provocava una palla persa. Spiace per la Grecia ma è significativa la crescita di competitività del continente nero, per quanto non sia titanico aver battuto le elleniche, che l'anno scorso fecero i bambini coi baffi all'Europeo ma non valgono più di Russia o Serbia, compagini nostrane rimaste a casa.
Francia e Spagna, le bocciate (con sospetto traccheggio) di ieri, emergono alla distanza per stendere Turchia e Senegal. Niente sorprese qui, dunque. Gruda-Miyem, coppia garanzia per le transalpone: 38 punti in coppia giocando poco più di 20'; di là solita Hollingsworth, ok, ma le suddite di Erdogan si confermano in flessione rispetto a qualche anno or sono; ebbero fortuna ad Euro 2017 ma non valgono più di questo, attualmente. La Spagna non convince ancora; è contratta, o sta tenendo il freno a mano in vista di quando si farà sul serio o proprio non ne ha di più; subisce per due quarti un Senegal che parte con 5/6 da 3; poi con le operaie più che con le stelle (pochi minuti e poca roba da Torrens) fa afflosciare le africane che segnano solo 14 punti nella ripresa.
Di conseguenza venerdì abbiamo: Canadà-Spagna; Australia-Cina; Belgio-Francia; Usa-Nigeria.
Il dato saliente è che rimangono solo 3 europee, le medagliate dello scorso anno: il resto del mondo (salvo il Sudamerica, come già notato) ha la freccia verso l'alto, cosa che fa piacere per il movimento globale, però in prospettiva renderà ancora più difficile la nostra perenne ricerca di un rientro nell'elite. O forse no, se in realtà si tratta di una flessione europea, nel qual caso sarebbe più facile per noi fare risultato a Euro 2019. Cominciamo ad arrivarci, peraltro.
La partita più scoppiettante, non a sorpresa, è stata Cina-Giappone. Le pechinesi si prendono la rivincita sulla sconfitta nella guerra per la Manciuria d'un secolo abbondante fa, sancendo il loro ritorno in auge. Erano leggermente sfavorite rispetto a un Nippone superiore negli ultimi anni. Dinamismo e triple delle giapponesi contro superiorità fisica delle cinesi; questo il copione previsto ma la Cina ha dimostrato di reggere bene anche sul ritmo e ha infilato 9 triple su 16, mentre a loro volta le Giappe hanno preso più rimbalzi offensivi delle rivali. Insomma due ottime squadre (anche se a volte velocità ha fatto rima con frenesia) che si sono equivalse finché le migliori percentuali della Cina le hanno fatto prendere 10 punti di margine, con cui a 2'30" dalla fine sembravano andare in porto tranquille. Senonché il pressing giapponese e pastrocchi in serie delle cinesi hanno prodotto uno 0-8; sull'81-79 decisiva una buona palla dentro l'area per Yueru Li (la più bassa delle due torri del '99: appena 2 metri) che ha appoggiato il canestro decisivo. Non bastano 25 punti in 26' di Motohashi.
Mica male anche Nigeria-Grecia, più per l'equilibrio che per la qualità del gioco. Vincono le conterranee di Hakeem The Dream dopo aver preso il controllo nei due quarti centrali e aver rischiato di buttare tutto nell'ultimo quarto sulla rimonta ellenica guidata dalla giovane figlia d'arte Fasoula (18 punti); più di riffa e raffa che con chissà quali prodezze, sfruttando il tilt nigeriano, la Grecia passava a condurre con 2 liberi di Kaltsidou a 10 secondi dalla fine; ma nell'ultimo assalto africano, caotico come i precedenti, la palla finiva per caso in mano alla massiccia ossigenata Edeferioka, sin lì 0 punti, che come se niente fosse segnava i due liberi del 57-56 a 3 secondi dalla fine. Imbarazzante l'ultimo tentativo greco, dopo timeout, con una rimessa malfatta da Limoura che provocava una palla persa. Spiace per la Grecia ma è significativa la crescita di competitività del continente nero, per quanto non sia titanico aver battuto le elleniche, che l'anno scorso fecero i bambini coi baffi all'Europeo ma non valgono più di Russia o Serbia, compagini nostrane rimaste a casa.
Francia e Spagna, le bocciate (con sospetto traccheggio) di ieri, emergono alla distanza per stendere Turchia e Senegal. Niente sorprese qui, dunque. Gruda-Miyem, coppia garanzia per le transalpone: 38 punti in coppia giocando poco più di 20'; di là solita Hollingsworth, ok, ma le suddite di Erdogan si confermano in flessione rispetto a qualche anno or sono; ebbero fortuna ad Euro 2017 ma non valgono più di questo, attualmente. La Spagna non convince ancora; è contratta, o sta tenendo il freno a mano in vista di quando si farà sul serio o proprio non ne ha di più; subisce per due quarti un Senegal che parte con 5/6 da 3; poi con le operaie più che con le stelle (pochi minuti e poca roba da Torrens) fa afflosciare le africane che segnano solo 14 punti nella ripresa.
Di conseguenza venerdì abbiamo: Canadà-Spagna; Australia-Cina; Belgio-Francia; Usa-Nigeria.
Il dato saliente è che rimangono solo 3 europee, le medagliate dello scorso anno: il resto del mondo (salvo il Sudamerica, come già notato) ha la freccia verso l'alto, cosa che fa piacere per il movimento globale, però in prospettiva renderà ancora più difficile la nostra perenne ricerca di un rientro nell'elite. O forse no, se in realtà si tratta di una flessione europea, nel qual caso sarebbe più facile per noi fare risultato a Euro 2019. Cominciamo ad arrivarci, peraltro.
martedì 25 settembre 2018
Mondiali - il punto dopo la prima fase
Scelta fortunata anche oggi quella di Sky che della terza giornata del Mundial ci offre un Belgio-Spagna intrigante e intricato. Nel senso che il Belgio gioca meglio, molto meglio, e vince con merito di 9 punti. Ma Andreotti, inteso come il fu Giulio che diceva "A pensar male...", fiuterebbe aria d'intrico, in quanto arrivare primi in quel girone voleva dire finire sulla strada degli Usa in semifinale. E se al Belgio non importa granché, in quanto da esordiente all'evento sarebbe già grasso che cola fare una semi, la Spagna certo non ha organizzato il carrozzone per non provare a giungere almeno all'argento.
Per via dei risultati precedenti, la Spagna era prima con una sconfitta fino a 7 punti compresi; dopo essere stata anche a -17 (se non ricordo male), le ex suddite di Franco rimontano e, con due tiri liberi di Xargay a pochi secondi dalla fine, si portano a -7, ossia il massimo limite per essere prime; e manca solo 1" e 1 decimo. Rimessa Belgio dopo il timeout, taglio di Meesseman che riceve e deposita allo scadere il +9 delle vallon-fiamminghe. Quindi Belgio primo e Spagna seconda evitando gli Usa nel tabellone.
Chiaramente non ci sono elementi per dire che la Spagna l'abbia fatto apposta (poteva sbagliare i due liberi precedenti), ma credo che nemmeno abbia giocato col coltello fra i denti, sapendo che vincere conveniva poco, nella sua ottica.
Nel frattempo il Canadà conferma il suo ruolo di potenza emergente stendendo 71-60 la Francia con un gran ultimo quarto. E se vogliamo essere andreottiani al 100%, c'è qualche dubbio pure sulla Francia, che per via degli orari ha saputo della sconfitta spagnola proprio prima di iniziare l'ultimo quarto, che significava beccare le iberiche negli eventuali quarti, mentre così avrebbero il Belgio. Dice: ma poi avranno gli Usa in semi. Vero, ma credo che la Francia sia paga di giocarsi la semifinale e poi il bronzo nella finalina. Dopodiché mi posso anche mandare a cagare da solo con tutte 'ste dietrologie e può darsi benissimo che nulla sia stato premeditato.
In ogni caso il tabellone risulta:
vincente Spagna-Senegal contro Canadà
vincente Cina-Giappone contro Australia
vincente Francia-Turchia contro Belgio
vincente Nigeria-Grecia contro Usa
Tutti gli spareggi di domani (mercoledì) sono in diretta su Sky. Saporito il derby a mandorla con il dinamismo giapponese contro le torri gemelle classe 1999 cinesi.
Per via dei risultati precedenti, la Spagna era prima con una sconfitta fino a 7 punti compresi; dopo essere stata anche a -17 (se non ricordo male), le ex suddite di Franco rimontano e, con due tiri liberi di Xargay a pochi secondi dalla fine, si portano a -7, ossia il massimo limite per essere prime; e manca solo 1" e 1 decimo. Rimessa Belgio dopo il timeout, taglio di Meesseman che riceve e deposita allo scadere il +9 delle vallon-fiamminghe. Quindi Belgio primo e Spagna seconda evitando gli Usa nel tabellone.
Chiaramente non ci sono elementi per dire che la Spagna l'abbia fatto apposta (poteva sbagliare i due liberi precedenti), ma credo che nemmeno abbia giocato col coltello fra i denti, sapendo che vincere conveniva poco, nella sua ottica.
Nel frattempo il Canadà conferma il suo ruolo di potenza emergente stendendo 71-60 la Francia con un gran ultimo quarto. E se vogliamo essere andreottiani al 100%, c'è qualche dubbio pure sulla Francia, che per via degli orari ha saputo della sconfitta spagnola proprio prima di iniziare l'ultimo quarto, che significava beccare le iberiche negli eventuali quarti, mentre così avrebbero il Belgio. Dice: ma poi avranno gli Usa in semi. Vero, ma credo che la Francia sia paga di giocarsi la semifinale e poi il bronzo nella finalina. Dopodiché mi posso anche mandare a cagare da solo con tutte 'ste dietrologie e può darsi benissimo che nulla sia stato premeditato.
In ogni caso il tabellone risulta:
vincente Spagna-Senegal contro Canadà
vincente Cina-Giappone contro Australia
vincente Francia-Turchia contro Belgio
vincente Nigeria-Grecia contro Usa
Tutti gli spareggi di domani (mercoledì) sono in diretta su Sky. Saporito il derby a mandorla con il dinamismo giapponese contro le torri gemelle classe 1999 cinesi.
Sulla concorrenza di calcio e volley
Che sia il calcio il nostro concorrente più che la pallavolo, l'idea fu espressa già da Bicio Ranieri di Costa alcuni anni or sono. Già tremo al pensiero dei Mondiali 2019 in Francia, dove purtroppo l'Italia femminile è qualificata.
Il problema però è che, soprattutto nei piccoli centri, se vicino a casa c'è solo il volley, e il basket più vicino sta a mezz'ora di macchina (e del calcio c'è solo la squadra dei maschi) anche una ragazzina portata a sports di contatto finisce per rassegnarsi a schiaffar palle sotto rete...
Per quanto riguarda la spettacolarità dei rispettivi campionati, siamo nell'ambito dei giudizi soggettivi e occhio alla tendenza a essere più autocritici nei confronti dello sport in cui si è addentro (meno facilmente si vedono i difetti altrui). Di oggettivo c'è che il campionato di volley femminile italiano è uno dei primi 2 o 3 al mondo (Russia e Turchia gli altri possibili concorrenti), mentre quello di basket non lo è (Wnba a parte, Russia e Turchia pure lì, c'è almeno la Spagna davanti e forse anche la Francia). Inoltre la gradevolezza dello spettacolo è data anche dal contorno ed è chiaro che se nel volley vedi un bel palazzetto con 2000-3000 spettatori, mentre nel basket perlopiù trovi impianti piccoli e vuoti, anche questo pesa.
Certo, su questo potresti obiettare: "miglioriamo lo spettacolo e i palazzetti si riempiranno". Non lo so. Se ci fosse un rapporto tra qualità di uno spettacolo e numero di spettatori, dovremmo dedurre che il calcio è meraviglioso e il resto degli sports fa pietà. I gusti sono gusti... film di merda fanno dieci volte gli incassi di fior di film, così in ogni ambito.
Il problema però è che, soprattutto nei piccoli centri, se vicino a casa c'è solo il volley, e il basket più vicino sta a mezz'ora di macchina (e del calcio c'è solo la squadra dei maschi) anche una ragazzina portata a sports di contatto finisce per rassegnarsi a schiaffar palle sotto rete...
Per quanto riguarda la spettacolarità dei rispettivi campionati, siamo nell'ambito dei giudizi soggettivi e occhio alla tendenza a essere più autocritici nei confronti dello sport in cui si è addentro (meno facilmente si vedono i difetti altrui). Di oggettivo c'è che il campionato di volley femminile italiano è uno dei primi 2 o 3 al mondo (Russia e Turchia gli altri possibili concorrenti), mentre quello di basket non lo è (Wnba a parte, Russia e Turchia pure lì, c'è almeno la Spagna davanti e forse anche la Francia). Inoltre la gradevolezza dello spettacolo è data anche dal contorno ed è chiaro che se nel volley vedi un bel palazzetto con 2000-3000 spettatori, mentre nel basket perlopiù trovi impianti piccoli e vuoti, anche questo pesa.
Certo, su questo potresti obiettare: "miglioriamo lo spettacolo e i palazzetti si riempiranno". Non lo so. Se ci fosse un rapporto tra qualità di uno spettacolo e numero di spettatori, dovremmo dedurre che il calcio è meraviglioso e il resto degli sports fa pietà. I gusti sono gusti... film di merda fanno dieci volte gli incassi di fior di film, così in ogni ambito.
domenica 23 settembre 2018
Mondiali - riassunto 2. giornata
Bella partita trasmessa da Sky: Francia-Grecia, con le elleniche che dopo aver dato l'impressione di subire come da pronostico la supremazia transalpina, sfoderano una prova d'energia e di gasamento, trainate dall'immarcescibile Maltsi (trentello sfiorato a 39 anni...); hanno anche 7 punti di margine nell'ultimo quarto, poi cedono nel finale quando la profondità francese paga dividendi, anche se serve un piazzato di Gruda, difficile ma a bersaglio, per cavare d'impaccio le vice-campioni d'Europa.
Usa ancora con le marce basse (o meglio: alte in attacco, ma difesa lassista) sulla Cina, 100-88.
Canadà ancora convincente: che possa lottare per il podio?
Volatone thrilling: Giappone sul Belgio; Senegal su Lettonia; e pur con meno pathos Nigeria su Turchia, risultato interessante. L'Africa pare in crescita; il Sudamerica in crollo.
Usa ancora con le marce basse (o meglio: alte in attacco, ma difesa lassista) sulla Cina, 100-88.
Canadà ancora convincente: che possa lottare per il podio?
Volatone thrilling: Giappone sul Belgio; Senegal su Lettonia; e pur con meno pathos Nigeria su Turchia, risultato interessante. L'Africa pare in crescita; il Sudamerica in crollo.
sabato 22 settembre 2018
Mondiali - riassunto 1. giornata
La Cina batte di 3 la Lettonia, che per ovvi motivi gufiamo. Argentina impresentabile contro la Turchia, a riprova almeno per ora del buio pesto in cui è caduto il Sudamerica. Il Canada sta demolendo la Grecia: forse nella disamina di ier l'altro non consideravamo le foglie d'acero tra le possibili emergenti.
Usa vincono di 20 ma non incantano... Esordio comunque mai da prendere come oro colato, però sembrano meno invulnerabili di altre volte. Anche se sui 40 minuti hanno troppa qualità diffusa - nonostante certe assenze illustri - perché non venga fuori alla distanza.
Usa vincono di 20 ma non incantano... Esordio comunque mai da prendere come oro colato, però sembrano meno invulnerabili di altre volte. Anche se sui 40 minuti hanno troppa qualità diffusa - nonostante certe assenze illustri - perché non venga fuori alla distanza.
venerdì 21 settembre 2018
Mondiali - prospettive alla vigilia
Iniziano domani (sabato 22) i Mondiali di Spagna. Quelli in cui avremmo potuto (secondo alcuni dovuto, se si ritiene che siamo stati rapinati) esserci noi, qualora non avessimo perso in quel modo malaugurato, un anno abbondante fa, la semifinale 5°-8° posto degli Europei contro la Lettonia, valevole per l'accesso all'iridata tenzone.
Per curiosità, le lettoni sono in girone con Usa, Senegal e Cina, ovvero una partita impossibile e due giocabilissime. Tanto per aumentare i rimpianti.
Il problema della competizione (che durerà solo 8 giorni, fino al 30) è quello di sempre: parafrasando il grande Larry Bird quando si rivolse ai suoi rivali nella prima gara di tiro da 3 punti dell'All Star Game Nba, "allora, chi arriva secondo?". In quanto ovviamente l'oro è già assegnato agli Usa, a meno di clamorose sorprese, che però potrebbero essere causate da un'avversaria che si trovasse in un momento storico brillante, condizione che francamente non ci pare.
L'ultima sconfitta americana, ai Mondiali 2006, fu provocata da una Russia che aveva fior di giocatrici, tant'è che l'anno dopo vinse l'Europeo di Chieti. Né la Francia, né la Spagna, né l'Australia attuali, cioè le principali avversarie, ci paiono invece in parabola ascendente. La Cina stagna, il Sudamerica è in crisi da almeno un decennio, c'è un bel Giappone e qualche europea minore emergente (Belgio), ma non è roba da far solletico agli Usa. Ma su questo lascerei la parola all'espertissimo Kaysay.
Mi limito a snocciolare il roster Usa, affidato all'ex grande play Dawn Staley (forse l'incognita può essere qui, in panchina, tramontata l'era Auriemma; però mi pare un caso in cui la classica frase "con quell'organico vincerebbe anche mia nonna", solitamente una cazzata, può essere vera...):
Jewell Loyd, Kelsey Plum, Sue Bird, Layshia Clarendon, Morgan Tuck, Breanna Stewart, A'Ja Wilson, Elena Delle Donne, Diana Taurasi, Nneka Ogwumike, Tina Charles, Brittney Griner
ossia, come sempre, una gran miscela di veterane, mezzane e giovani: vari nomi a livello internazionale sono nuovi. Loro possono lasciare a casa gente come Maya Moore, Sylvia Fowles e Candace Parker (non ho seguito a sufficienza la preparazione per saperne i motivi) ma non hanno problemi di ricambio generazionale, la concorrenza a mio parere sì, anche se a questi Mondiali manca la Russia che sarebbe, con le '98 prodigio Vadeeva e Musina, quella con più gioventù al potere. Per non parlare, ovviamente, della nostra Zanda.
Di positivo c'è che Sky trasmette l'evento, quindi per gli appassionati un po' di godimento è assicurato. Poi magari crolla il mondo e non va a finire secondo l'epilogo più scontato. Altrimenti seguiremo la lotta per le due medaglie di rincalzo.
Per curiosità, le lettoni sono in girone con Usa, Senegal e Cina, ovvero una partita impossibile e due giocabilissime. Tanto per aumentare i rimpianti.
Il problema della competizione (che durerà solo 8 giorni, fino al 30) è quello di sempre: parafrasando il grande Larry Bird quando si rivolse ai suoi rivali nella prima gara di tiro da 3 punti dell'All Star Game Nba, "allora, chi arriva secondo?". In quanto ovviamente l'oro è già assegnato agli Usa, a meno di clamorose sorprese, che però potrebbero essere causate da un'avversaria che si trovasse in un momento storico brillante, condizione che francamente non ci pare.
L'ultima sconfitta americana, ai Mondiali 2006, fu provocata da una Russia che aveva fior di giocatrici, tant'è che l'anno dopo vinse l'Europeo di Chieti. Né la Francia, né la Spagna, né l'Australia attuali, cioè le principali avversarie, ci paiono invece in parabola ascendente. La Cina stagna, il Sudamerica è in crisi da almeno un decennio, c'è un bel Giappone e qualche europea minore emergente (Belgio), ma non è roba da far solletico agli Usa. Ma su questo lascerei la parola all'espertissimo Kaysay.
Mi limito a snocciolare il roster Usa, affidato all'ex grande play Dawn Staley (forse l'incognita può essere qui, in panchina, tramontata l'era Auriemma; però mi pare un caso in cui la classica frase "con quell'organico vincerebbe anche mia nonna", solitamente una cazzata, può essere vera...):
Jewell Loyd, Kelsey Plum, Sue Bird, Layshia Clarendon, Morgan Tuck, Breanna Stewart, A'Ja Wilson, Elena Delle Donne, Diana Taurasi, Nneka Ogwumike, Tina Charles, Brittney Griner
ossia, come sempre, una gran miscela di veterane, mezzane e giovani: vari nomi a livello internazionale sono nuovi. Loro possono lasciare a casa gente come Maya Moore, Sylvia Fowles e Candace Parker (non ho seguito a sufficienza la preparazione per saperne i motivi) ma non hanno problemi di ricambio generazionale, la concorrenza a mio parere sì, anche se a questi Mondiali manca la Russia che sarebbe, con le '98 prodigio Vadeeva e Musina, quella con più gioventù al potere. Per non parlare, ovviamente, della nostra Zanda.
Di positivo c'è che Sky trasmette l'evento, quindi per gli appassionati un po' di godimento è assicurato. Poi magari crolla il mondo e non va a finire secondo l'epilogo più scontato. Altrimenti seguiremo la lotta per le due medaglie di rincalzo.
mercoledì 19 settembre 2018
Una polemica del padre di Gilli
Venerdì scorso, com'è noto, la Nazionale U16 campione d'Europa è stata omaggiata durante la partita dell'Italia maschile. Ho intercettato su Facebook un'interessante polemica del padre di Caterina Gilli, il quale sostiene che la passerella non è stata sufficientemente valorizzata, in quanto avvenuta nella breve pausa fra terzo e quarto periodo, anziché nell'intervallo lungo, in cui si è preferito dar spazio a un'esibizione di street dance.
Qualcuno, tra cui mi pare l'utente Inaltostatvirtus di questo forum, ha replicato che la scelta dell'intervallo breve era voluta, in quanto durante la pausa di metà gara la gente sciama verso i bar e fa cagnara, insomma non ci sarebbe stata l'attenzione giusta.
Ma il padre di Gilli contro-replicava che anche nel momento scelto per la passerella non c'è stata grande attenzione, in quanto si è faticato a capire dallo speaker che cosa si stesse festeggiando; e in ogni caso la street dance ha avuto più visibilità, tant'è che probabilmente i bambini presenti - sempre secondo lui - avranno avuto più voglia di praticare quella, per influsso dei ballerini ivi esibitisi, che di praticare basket, per emulazione delle ragazze dorate.
Mah, forse ci preoccupiamo sempre un po' troppo dell'influenzabilità delle giovani menti, come se fossero burattini che appena vedono qualcosa di figo ci si vogliono buttare a pesce pure loro. Se fosse così, in questi giorni in cui la palla a volo va in prima serata su Raidue con oltre 2 milioni di spettatori, mentre noi siamo sempre esiliati sui cripto-canali a pagamento, dovremmo veder scappare tutti i bambini dai corsi di basket a quelli della pallaschiaffa.
Qualcuno, tra cui mi pare l'utente Inaltostatvirtus di questo forum, ha replicato che la scelta dell'intervallo breve era voluta, in quanto durante la pausa di metà gara la gente sciama verso i bar e fa cagnara, insomma non ci sarebbe stata l'attenzione giusta.
Ma il padre di Gilli contro-replicava che anche nel momento scelto per la passerella non c'è stata grande attenzione, in quanto si è faticato a capire dallo speaker che cosa si stesse festeggiando; e in ogni caso la street dance ha avuto più visibilità, tant'è che probabilmente i bambini presenti - sempre secondo lui - avranno avuto più voglia di praticare quella, per influsso dei ballerini ivi esibitisi, che di praticare basket, per emulazione delle ragazze dorate.
Mah, forse ci preoccupiamo sempre un po' troppo dell'influenzabilità delle giovani menti, come se fossero burattini che appena vedono qualcosa di figo ci si vogliono buttare a pesce pure loro. Se fosse così, in questi giorni in cui la palla a volo va in prima serata su Raidue con oltre 2 milioni di spettatori, mentre noi siamo sempre esiliati sui cripto-canali a pagamento, dovremmo veder scappare tutti i bambini dai corsi di basket a quelli della pallaschiaffa.
martedì 18 settembre 2018
Wnba - considerazioni a fine stagione
Qualche considerazione finale sulla Wnba (che grazie al nuovo canale Sky ha conquistato maggior visibilità fra i nostri appassionati, come ho notato da qualche forum maschile), intanto che aspettiamo i Mondiali e la stagione italiana.
La lega attraversa un momento brillante per quantità di stelle, anche di appeal notevole come Delle Donne, Stewart e la vecchia guardia di Taurasi ecc.; la qualità del gioco è la migliore possibile per il femminile, con un moderno uso abbondante del tiro da 3 punti ma non maniacale come nell'Nba maschile, rispetto alla quale esiste ancora un gioco interno importante.
Insomma, difficile far meglio di così quanto a caratura del prodotto. Tuttavia i dati sul seguito sono contraddittori: pare che gli ascolti tv - nella loro modestia strutturale - siano in crescita, così come il marketing; ma la media spettatori in stagione regolare è stata la più bassa della storia della lega, scendendo sotto le 7000 unità, circa 1000 in meno dallo scorso anno. Un dato spiegabile in buona parte con il trasferimento di alcune franchigie in impianti più piccoli e periferici (segnatamente New York che ha mollato il Madison Square Garden). Si è anche fatto notare che l'Nba, dopo 20 anni di esistenza, cioè più o meno quelli della Wnba attuale, non faceva molti più spettatori, ma è un paragone improprio con epoche paleozoiche.
L'impressione è che ci si attenda sempre un miracoloso boom dell'interesse che, di fatto, non capita mai e si resta delusi. Ma secondo me non ci sono margini di crescita, se non minimali, del tipo un anno fai 500 spettatori di media in più, un anno 300. Credo, cioè, che i potenziali interessati al basket femminile siano già stati raggiunti e coinvolti; non c'è possibilità di andare troppo oltre. Il pubblico generico ha, pure in America, un'opinione meschina del basket femminile, o comunque non spenderebbe soldi e tempo per andare sistematicamente a vederlo dal vivo.
Di conseguenza si può solo auspicare un mantenimento dello status attuale, quello di dignitosa nicchia (e non è che la lega di calcio femminile vada meglio; di pallavolo manco esiste), stando attenti ai conti e trasferendo le franchigie in sofferenza verso altri mercati più propizi, come già succede.
La lega attraversa un momento brillante per quantità di stelle, anche di appeal notevole come Delle Donne, Stewart e la vecchia guardia di Taurasi ecc.; la qualità del gioco è la migliore possibile per il femminile, con un moderno uso abbondante del tiro da 3 punti ma non maniacale come nell'Nba maschile, rispetto alla quale esiste ancora un gioco interno importante.
Insomma, difficile far meglio di così quanto a caratura del prodotto. Tuttavia i dati sul seguito sono contraddittori: pare che gli ascolti tv - nella loro modestia strutturale - siano in crescita, così come il marketing; ma la media spettatori in stagione regolare è stata la più bassa della storia della lega, scendendo sotto le 7000 unità, circa 1000 in meno dallo scorso anno. Un dato spiegabile in buona parte con il trasferimento di alcune franchigie in impianti più piccoli e periferici (segnatamente New York che ha mollato il Madison Square Garden). Si è anche fatto notare che l'Nba, dopo 20 anni di esistenza, cioè più o meno quelli della Wnba attuale, non faceva molti più spettatori, ma è un paragone improprio con epoche paleozoiche.
L'impressione è che ci si attenda sempre un miracoloso boom dell'interesse che, di fatto, non capita mai e si resta delusi. Ma secondo me non ci sono margini di crescita, se non minimali, del tipo un anno fai 500 spettatori di media in più, un anno 300. Credo, cioè, che i potenziali interessati al basket femminile siano già stati raggiunti e coinvolti; non c'è possibilità di andare troppo oltre. Il pubblico generico ha, pure in America, un'opinione meschina del basket femminile, o comunque non spenderebbe soldi e tempo per andare sistematicamente a vederlo dal vivo.
Di conseguenza si può solo auspicare un mantenimento dello status attuale, quello di dignitosa nicchia (e non è che la lega di calcio femminile vada meglio; di pallavolo manco esiste), stando attenti ai conti e trasferendo le franchigie in sofferenza verso altri mercati più propizi, come già succede.
lunedì 17 settembre 2018
Wnba - trionfa Seattle con Stewart mvp
Si è concluso sin da mercoledì scorso il tradizionale campionato americano di pallacanestro femminile (Wnba). In gara-3 Seattle, in trasferta, ha stordito Washington con un primo tempo rasente la perfezione (30-46); le Mystics hanno tentato rimonte, alcune volte riaffacciandosi in singola cifra di svantaggio; ma l'attacco crepitante delle Storm ha martellato con regolarità in ogni momento di fabbisogno (13/26 da tre alla fine) e la partita si è conchiusa su un perentorio 82-98.
Terzo titolo della storia per Seattle, che si riconcilia col basket - ovviamente solo in piccola parte - dopo la ferita non ancora suturata della perdita della franchigia maschile (gli allora Supersonics) avvenuta nell'arco di tempo trascorso dal precedente titolo Wnba, datato 2010.
Breanna Stewart chiude gara-3 con 30 punti ed è eletta Mvp (lo era stata anche della stagione regolare); bestiale anche il centro Howard con 29 + 14 rimbalzi. Chissà se è stato il canto del cigno per la sempiterna Bird.
Per Washington poco da eccepire sulle Delle Donne, 23 punti, ma non è stata al top nella serie, per problemi fisici.
Ora l'attenzione si sposta sugl'imminenti Mondiali, in programma dal 22 al 30 settembre, formula "speedy" a differenza delle interminabili analoghe sagre di pallavolo che ci tocca sorbire in questo periodo.
Intanto il sempre suggestivo Mario Castelli ha tracciato questo background di Breanna Stewart sulla popolare pagina Facebook "La Giornata Tipo":
Terzo titolo della storia per Seattle, che si riconcilia col basket - ovviamente solo in piccola parte - dopo la ferita non ancora suturata della perdita della franchigia maschile (gli allora Supersonics) avvenuta nell'arco di tempo trascorso dal precedente titolo Wnba, datato 2010.
Breanna Stewart chiude gara-3 con 30 punti ed è eletta Mvp (lo era stata anche della stagione regolare); bestiale anche il centro Howard con 29 + 14 rimbalzi. Chissà se è stato il canto del cigno per la sempiterna Bird.
Per Washington poco da eccepire sulle Delle Donne, 23 punti, ma non è stata al top nella serie, per problemi fisici.
Ora l'attenzione si sposta sugl'imminenti Mondiali, in programma dal 22 al 30 settembre, formula "speedy" a differenza delle interminabili analoghe sagre di pallavolo che ci tocca sorbire in questo periodo.
Intanto il sempre suggestivo Mario Castelli ha tracciato questo background di Breanna Stewart sulla popolare pagina Facebook "La Giornata Tipo":
Questa è la storia di una ragazza speciale che nel basket ha trovato lo sfogo di una vita terribile.
Le Seattle Storm hanno vinto per la terza volta il titolo WNBA. A trascinare le gialloverdi ci ha pensato Breanna Stewart. “Stewie”, come viene chiamata dalle sue compagne, ha chiuso la serie a 25.7 punti di media conquistando il titolo di MVP delle Finals, aggiungendolo a quello di MVP della stagione. E’ così diventata la sesta giocatrice WNBA (dopo Cynthia Cooper, Lisa Leslie, Diana Taurasi, Lauren Jackson e Sylvia Fowles) a conquistare titolo di MVP, anello ed MVP delle Finals nello stesso anno, la più giovane di sempre a riuscirci a soli 24 anni. Solo uno dei tanti traguardi tagliati in carriera da una ragazza che era già stata rookie dell’anno, scelta con la chiamata numero 1 al draft, aveva vinto quattro titoli NCAA con relativi quattro titoli di MVP delle Final Four e poteva già vantare un Oro olimpico e un Oro mondiale. Insomma, quella di Breanna Stewart sembra la storia di una predestinata, ma è anche la storia di una ragazzina che nel basket ha trovato il rifugio per nascondersi da un’infanzia che l’ha segnata per sempre. Da bambina capitava spesso che Breanna dormisse a casa di parenti, la sua era una famiglia particolarmente unita e i genitori non avevano problemi a lasciare che nonni o zii la ospitassero. Una di queste case però spesso si rivelava una prigione: per due anni Stewie è stata molestata da un parente, da quando aveva solo nove anni fino agli undici. Ancora oggi ricorda l’odore di sigarette di chi teoricamente doveva vigilare su di lei, ma che invece le ha rubato l’innocenza di normale bambina come tutte le altre. Per due anni ha avuto paura del buio e si è sentita “sporca”, sbagliata, per colpa di una situazione di cui ovviamente era vittima, ma che essendo una bimba non comprendeva fino in fondo. Fino a quando a 11 anni, in una delle sue tante notti insonni, ha deciso di alzarsi dal letto e andare in camera dei genitori per parlare con la madre. Quella notte le ha raccontato tutto. Di quella notte e del giorno successivo Stewart non ricorda molto, come naturale meccanismo di autodifesa la sua mente ha logicamente cancellato gran parte dei suoi ricordi. Ma una cosa invece la ricorda bene: dopo che la polizia era passata a casa Stewart per informare che l’uomo aveva subito confessato ed era stato arrestato, Breanna aveva chiesto al padre di accompagnarla all’allenamento. Lui non ci poteva credere, dopo tutto quello che era successo, ma l’unica cosa che Stewie voleva in quel momento era tornare in palestra, in quello che era stato il suo unico rifugio in quei due anni. Tredici anni dopo, quella ragazzina che si rintanava nel basket per proteggersi dai suoi incubi è diventata forse la giocatrice più forte del mondo e ha alzato al cielo il suo primo titolo WNBA. Dopo aver condiviso la sua storia per aiutare tante giovani nella stessa situazione che ha dovuto affrontare da bambina, questo anello è forse il premio più bello che potesse capitarle.
lunedì 10 settembre 2018
Wnba - il punto dopo G2 di finale
Disputate le prime due partite della serie finale dell'Assobasket Nazionale Donne (WNBA). Le Seattle Tempesta si sono portate, stanotte (replica Sky in giornata), sul 2-0 con un vibrante 75-73 dopo aver a lungo inseguito. Delle Donne 17 punti per le Washington Mistiche ma tenuta a secco nell'ultimo quarto. Breanna Stewart 25 per le vittoriose, prevalendo così nel duello individuale più atteso tra le due stelle in ala grande. Washington perde il pallone decisivo sul -1.
In gara-1 più netto il predominio delle Tempesta: 89-76. In questo caso sono state le guardie a capeggiare le marcature: Loyd per Seattle e Atkins per Washington, ambo 23; ambo anche giovani e non ancora particolarmente celebrate.
In gara-1 più netto il predominio delle Tempesta: 89-76. In questo caso sono state le guardie a capeggiare le marcature: Loyd per Seattle e Atkins per Washington, ambo 23; ambo anche giovani e non ancora particolarmente celebrate.
giovedì 6 settembre 2018
Wnba - il punto dopo le semifinali
Sarà tra Seattle e Washington la finale Wnba. Curiosamente Seattle è nello stato del Washington, ma non viceversa. Freddure a parte, bellissima gara-5 (trasmessa da Sky) tra la città della pioggia battente e Phoenix, con individualità di grandissimo spessore quali Bird e Stewart da una parte e Taurasi-Griner-Bonner dall'altra. Dopo aspra battaglia ad alto punteggio prevaleva Seattle 94-84, con uno straordinario ultimo quarto (14 punti) della sempreverde Bird, autrice di una santabarbara di triple decisive. Miglior marcatrice Stewart, la giovane mvp della stagione con 28. Non bastava la prova polivalente della torre Griner con 21 punti, 9 rimbalzi e 6 assist. La grande Taurasi per una volta forse un po' sottotono nel frangente decisivo. Statistica dice che è la prima volta che perde una partita "dentro-fuori" com'era questa gara-5 (in carriera ha vinto 3 titoli, si vede che le altre volte che non ha vinto veniva eliminata prima della "bella" :unsure: ). Seattle torna in finale dopo 8 anni; notevole che Bird c'era già ai tempi del primo titolo del 2004.
Nell'altra serie, meno brulicante di stars, Washington di Delle Donne espugna Atlanta (81-86) e va in finale per la prima volta. Anche se trovo poco significative, in genere, le notazioni sul colore della pelle, è da notare (rispetto al maschile) che le "vedettes" sui due fronti delle finaliste sono le bianche Stewart e Delle Donne, senza dimenticare Bird per Seattle e l'eliminata Taurasi per la semifinalista Phoenix. Il tutto in un'epoca in cui nell'Nba il bianco americano di primo livello s'è estinto da tempo. Si vede che, nella pratica di base, fra le donne c'è più trasversalità etnica.
Nell'altra serie, meno brulicante di stars, Washington di Delle Donne espugna Atlanta (81-86) e va in finale per la prima volta. Anche se trovo poco significative, in genere, le notazioni sul colore della pelle, è da notare (rispetto al maschile) che le "vedettes" sui due fronti delle finaliste sono le bianche Stewart e Delle Donne, senza dimenticare Bird per Seattle e l'eliminata Taurasi per la semifinalista Phoenix. Il tutto in un'epoca in cui nell'Nba il bianco americano di primo livello s'è estinto da tempo. Si vede che, nella pratica di base, fra le donne c'è più trasversalità etnica.
martedì 4 settembre 2018
Wnba - il punto dopo G4 di semifinale
Playoff Wnba: sono sul 2-2 ambo le serie di semifinale. Phoenix ha vinto le due partite in casa, una di 20 e una in volata; dominanti Bonner in gara-3 e Griner in gara-4 oltre alla solita leader Taurasi. Naso rotto per Bird, la grande veterana regista di Seattle, forse all'ultimo duello contro la compagna di mille ori Diana.
Tra Atlanta e Washington eravamo rimasti sull'1-1. Parità anche nelle due gare disputate nel modesto palazzetto della capitale (appena 5.000 posti); in gara-3 assente Delle Donne per un problema al ginocchio e vince Atlanta; in gara-4 torna la divina e Washington vince netto, anche se è Toliver la mattatrice.
Su Sky dovrebbe essere trasmessa una gara-5 stanotte.
Tra Atlanta e Washington eravamo rimasti sull'1-1. Parità anche nelle due gare disputate nel modesto palazzetto della capitale (appena 5.000 posti); in gara-3 assente Delle Donne per un problema al ginocchio e vince Atlanta; in gara-4 torna la divina e Washington vince netto, anche se è Toliver la mattatrice.
Su Sky dovrebbe essere trasmessa una gara-5 stanotte.
sabato 1 settembre 2018
** STAGIONE #15 (2018/19) **
Anteprima della stagione con playoff Wnba e Mondiali.
Annata agonistica culminata a maggio con la promozione di Costa in A1; in autunno ha tenuto banco il caso Crespi-Masciadri.
Anche in quest'annata niente rubriche fisse, solo resoconti occasionali.
Annata agonistica culminata a maggio con la promozione di Costa in A1; in autunno ha tenuto banco il caso Crespi-Masciadri.
Anche in quest'annata niente rubriche fisse, solo resoconti occasionali.
giovedì 30 agosto 2018
Wnba - punto sul 2° turno + G1 e G2 di semifinale
Dopo l'eliminazione di Zandalasota sono proseguiti i playoff Wnba (in parte visibili su Sky) con il secondo turno a eliminazione diretta, in cui Los Angeles, giustiziera della nostrana, è stata demolita da Washington di Delle Donne, mentre Phoenix ha rovesciato il fattore-campo con Connecticut grazie a 77 punti del trio Taurasi-Griner-Bonner.
Le semifinali hanno visto entrare in lizza le due teste di serie, Atlanta (che non ha particolari "vedettes" e, come da tradizione in quella piazza, un pubblico relativamente sparuto) e Seattle di Breanna Stewart.
Al momento Atlanta e Washington sono sull'1-1 (32 punti di Delle Donne in gara-1) mentre Seattle ha domato Phoenix due volte, curiosamente con lo stesso punteggio (91-87), la seconda volta al supplementare nonostante gesta eroiche della sempiterna Taurasi.
Le semifinali hanno visto entrare in lizza le due teste di serie, Atlanta (che non ha particolari "vedettes" e, come da tradizione in quella piazza, un pubblico relativamente sparuto) e Seattle di Breanna Stewart.
Al momento Atlanta e Washington sono sull'1-1 (32 punti di Delle Donne in gara-1) mentre Seattle ha domato Phoenix due volte, curiosamente con lo stesso punteggio (91-87), la seconda volta al supplementare nonostante gesta eroiche della sempiterna Taurasi.
martedì 28 agosto 2018
Europeo U16: oro Italia + commento O.Eleni
Dieci anni dopo l'argento U16 che aprì il rinascimento delle giovanili azzurre, Lucchesi chiude il cerchio sempre in U16 e stavolta è oro zecchino.
Oscar Eleni sul blog sportivo Indiscreto:
Oscar Eleni sul blog sportivo Indiscreto:
Sì, è arrivato lo zuccherino del titolo europeo con le under 16, ma queste ragazzine, come è successo a tante loro compagne che hanno indossato prima la maglia azzurra, andranno avanti? Sembra che, fortunatamente, non ci siano ancora gli agenti cavalletta nel settore, sì qualcuno è arrivato alla Zandalasini, prima che lei stessa capisse che al massimo poteva ingrassare, non migliorare, ma per il resto sembra che si possa ancora lavorare bene. Lo garantisce Giovanni Lucchesi, quasi sessantenne, romano che vive a Cervia, tante medaglie giovanili, un buon lavoro sempre, adesso che sente energia nel basket femminile da quando, secondo lui, è arrivato Marco Crespi sul brigantino che Capobianco aveva portato fuori dalle secche delle invidiuzze di paese. Ora queste ragazze ci hanno dato un titolo europeo. Erano davvero anni che non si brindava più. Speriamo che il buongiorno si veda davvero da queste giornate di Kaunas, la terra lituana del grande Sabonis, col terrore che qualcuno vada a cercare a Vigarano Mainarda, provincia di Ferrara, Caterina Gilli, studentessa al liceo scientifico con orientamento sportivo, un metro e ottantadue, scelta come MVP dell’Europeo, qualche minuto in serie A con la squadra ferrarese. Lasciatele crescere in pace, ma soprattutto aiutatele a crescere senza fare i pavoni chiedendo applausi se abbiamo una vicepresidente donna, se fra i disastri delle giovanili maschili troviamo questi fiori di campo al femminile.
mercoledì 22 agosto 2018
Europeo U16 - Italia in semifinale
Siamo in semifinale all'Europeo Under 16 (vedi anche appuosito topic).
Ci voleva: è vero che abbiamo racimolato finora un 4° posto europeo U20 e un 5° posto mondiale U17, piazzamenti di rispetto, però si sa, è la medaglia a fare la differenza, e se perdevamo stasera l'ultima cartuccia era andata, ed era probabilmente quella più accreditata, la talentuosa classe 2002. Ora invece abbiamo 3 possibilità su 4 di arraffare il metallo.
Dopo 4 partite da rulli compressori c'era il primo vero ostacolo, una Francia che, concordano gli osservatori, ha gran potenziale anche se è grezza. Se avessimo perso sarebbe stata sfiga trovarla nei quarti, per fortuite circostanze (una loro sconfitta inopinata nella prima fase).
Vinciamo rimontando nell'ultimo quarto. Eravamo stati anche a -11. Poi dal 57-59 a 1'05" dalla fine abbiamo due liberi di Panzera per il pari, passaggio banalmente gettato dalla Francia, sbagliamo noi ma Spinelli è brava ad arpionare il rimbalzo in mischia e subire fallo; segna un libero (60-59), la Francia sbaglia da sotto e poi da 3, fallo su Balossi che mette anch'ella un libero; dopo aver mangiato secondi con un fallo senza il bonus costringiamo le suddite di Macron a un tiraccio sul lato destro. Scade. Festa.
Nasraoui la miglior marcatrice con 19.
Ci voleva: è vero che abbiamo racimolato finora un 4° posto europeo U20 e un 5° posto mondiale U17, piazzamenti di rispetto, però si sa, è la medaglia a fare la differenza, e se perdevamo stasera l'ultima cartuccia era andata, ed era probabilmente quella più accreditata, la talentuosa classe 2002. Ora invece abbiamo 3 possibilità su 4 di arraffare il metallo.
Dopo 4 partite da rulli compressori c'era il primo vero ostacolo, una Francia che, concordano gli osservatori, ha gran potenziale anche se è grezza. Se avessimo perso sarebbe stata sfiga trovarla nei quarti, per fortuite circostanze (una loro sconfitta inopinata nella prima fase).
Vinciamo rimontando nell'ultimo quarto. Eravamo stati anche a -11. Poi dal 57-59 a 1'05" dalla fine abbiamo due liberi di Panzera per il pari, passaggio banalmente gettato dalla Francia, sbagliamo noi ma Spinelli è brava ad arpionare il rimbalzo in mischia e subire fallo; segna un libero (60-59), la Francia sbaglia da sotto e poi da 3, fallo su Balossi che mette anch'ella un libero; dopo aver mangiato secondi con un fallo senza il bonus costringiamo le suddite di Macron a un tiraccio sul lato destro. Scade. Festa.
Nasraoui la miglior marcatrice con 19.
Wnba - playoff (1° turno): eliminazione di Zandalasini
Minnesota è partita meglio, con Moore che sembrava tornata quella spaziale degli scorsi playoff, dopo una stagione regolare sottotono rispetto ai suoi standard. Ma poi si è spenta lei e in difesa non c'è stato modo di arginare il duo di tiratrici Gray-Williams, che dal 2° quarto hanno prodotto un martellamento micidiale da fuori, bilanciato con le soluzioni ravvicinate di Ogwumike (più lei che Parker).
Fowles, imbragata all'inizio, è poi venuta fuori per Minnesota; l'anziana Whalen, alla sua ultima partita, ha messo pezze d'orgoglio; c'è stato il già citato fattore a sorpresa Fagbenle; ma la risalita da -14 tra fine 3° e inizio 4° quarto non si è completata.
Momento chiave quando Moore ha fallito due liberi per il -2, e sarà mancato un minuto e mezzo, mentre di là Los Angeles ha segnato.
C'era in generale più energia per L.A. Le armi di Minnesota constavano nella classe e nell'esperienza, ma sarebbe bastato solo se le avversarie fossero incappate in una serata scadente al tiro.
Zandalasini? Bene aver giocato 25 minuti in una partita di playoff, dove nulla è regalato, però di fatto era avulsa dalle manovre d'attacco. Tre triple sugli scarichi (solo la prima a bersaglio) e un tiro dalla media cadendo all'indietro, un po' forzato (anche se è nel suo repertorio), su cui Ogwumike ha chiuso brillantemente in aiuto, rendendole quasi impossibile segnare. Ha toccato la palla davvero poche volte; in un'occasione ha commesso uno sfondamento banale, anche se dubbio, allargando il braccio nel palleggiare.
Insomma poteva andar meglio sia individualmente sia di squadra, per quanto non sia andata da cani.
Fowles, imbragata all'inizio, è poi venuta fuori per Minnesota; l'anziana Whalen, alla sua ultima partita, ha messo pezze d'orgoglio; c'è stato il già citato fattore a sorpresa Fagbenle; ma la risalita da -14 tra fine 3° e inizio 4° quarto non si è completata.
Momento chiave quando Moore ha fallito due liberi per il -2, e sarà mancato un minuto e mezzo, mentre di là Los Angeles ha segnato.
C'era in generale più energia per L.A. Le armi di Minnesota constavano nella classe e nell'esperienza, ma sarebbe bastato solo se le avversarie fossero incappate in una serata scadente al tiro.
Zandalasini? Bene aver giocato 25 minuti in una partita di playoff, dove nulla è regalato, però di fatto era avulsa dalle manovre d'attacco. Tre triple sugli scarichi (solo la prima a bersaglio) e un tiro dalla media cadendo all'indietro, un po' forzato (anche se è nel suo repertorio), su cui Ogwumike ha chiuso brillantemente in aiuto, rendendole quasi impossibile segnare. Ha toccato la palla davvero poche volte; in un'occasione ha commesso uno sfondamento banale, anche se dubbio, allargando il braccio nel palleggiare.
Insomma poteva andar meglio sia individualmente sia di squadra, per quanto non sia andata da cani.
martedì 21 agosto 2018
Wnba: playoff (1° turno, vigilia)
Stanotte Minnesota di Zandalasini gioca il turno dentro-fuori di playoff (partita secca) contro Los Angeles, gran rivincita della finalissima dello scorso anno. Speriamo in una diretta Sky anche se è proprio notte fonda (tipo 4.30).
L'alfiera italica ha chiuso la regular season con 5,7 punti di media in 16,5 minuti (29 gare); 41% dal campo; 1,9 rimbalzi; 1,1 assistenze.
Se perde torna già a casa.
L'alfiera italica ha chiuso la regular season con 5,7 punti di media in 16,5 minuti (29 gare); 41% dal campo; 1,9 rimbalzi; 1,1 assistenze.
Se perde torna già a casa.
sabato 18 agosto 2018
Considerazioni d'agosto spicciole
- A mio parere Zandalasini sta andando finora senza infamia e senza lode (fermo restando che essere là è già un'eccellenza) ma sarà a fine stagione il momento dei consuntivi. La cosa da notare finora mi pare la flessione di Minnesota rispetto allo scorso anno, a meno che, come a volte capita ai campioni in carica, stia centellinando le energie in vista di fare sul serio poi.
- C'è da dire che, se non altro, quattro cristone giovani di 1.90-1.92 le abbiamo (beneficiando finalmente in modo significativo della società vieppiù multietnica, si potrebbe pure osservare). Non basta ancora ma in prospettiva è meglio di prima.
- C'è da dire che, se non altro, quattro cristone giovani di 1.90-1.92 le abbiamo (beneficiando finalmente in modo significativo della società vieppiù multietnica, si potrebbe pure osservare). Non basta ancora ma in prospettiva è meglio di prima.
sabato 28 luglio 2018
Torneo di Binzago (4) - conclusione
Oggi siamo usciti dal Mondiale U17. Ma debbo ancora riferire su com'è finita la Coppa del Mondo a squadre miste, ovvero il torneo di Binzago. Ero rimasto a prima dei quarti di finale.
In codesto round spiccavano soprattutto i 31 punti di Miciona Gatti in una pur sfortunata sconfitta della sua squadra; certo la centrona di Broni approfittava del vantaggio di stazza sulle dirette avversarie, ma sciorinava una varietà di movimenti, sia fronte sia spalle a canestro, oltre a una precisione a martello dalla lunetta, che lasciavano a bocca se non proprio aperta, giacché è una decina d'anni che viene al torneo, quantomeno socchiusa. Insieme a lei giocava bene Sara Canova ma, come detto, non bastava a prevalere.
Fuori la squadra di Gambarini in assenza della medesima; in un'altra partita Martina Baiardo e Angelica Tibè eliminavano i campioni in carica fra cui la migliore è stata la giovane Quaroni del Sanga.
In semifinale le suddette Baiardo e Tibè uscivano per mano della squadra di Silvia Bassani, Valeria Peretti (piemontese trapiantata a Usmate) e una Valentina Giulietti che faceva la spola tra Binzago e il camp di Danilo Gallinari, saltando poi la finale, ma segnando canestri importanti in questa. Nell'altra semifinale vinceva la squadra con varie giovani sangabrielite (Trianti, Perini, Taverna, l'ex Rossini) dopo un supplementare contro la compagine di Marta Scarsi, Claudia Colli e Alice Cincotto.
In finale netta vittoria per la squadra di Bassani.
I premi individuali sono andati a Marta Scarsi (mvp) e Baiardo (top scorer ma anche vincitrice della gara di tiro da 3 battendo tutti i maschiacci).
Ma quest'anno c'era anche il super-premio per l'edizione numero 25: un "Pallone d'Oro" (di colore, non di materiale, ovviamente) per il miglior giocatore e la miglior giocatrice della storia del torneo. Fra le donne era stata selezionata una rosa di 6 finaliste: in ordine alfabetico al contrario, Masha Maiorano, Valentina Gatti, Valentina Gariboldi, Marcella Filippi, Alessandra Calastri, Claudia Biscari. And the winner was... Maiorano! Che tornava sulle scene binzaghesi un anno dopo l'ultima sua partita agonistica prima del ritiro. Trasferitasi ormai nella lontana Mandello Lario, la divina "Miss Tripla" non aveva ancora presenziato in questa edizione, ma un elicottero è andata a prenderla per l'occasione, facendola atterrare giusto in tempo per ricevere questo trofeo d'inestimabile valore. Un coronamento da cinema per la sua carriera.
Allego collage fotografico: in alto Baiardo durante la vittoriosa performance nella gara di tiro da 3, Scarsi incoronata "mvp"; in basso Maiorano esce di scena col Pallone d'Oro; un duello tra Bassani e Taverna in finale.
In codesto round spiccavano soprattutto i 31 punti di Miciona Gatti in una pur sfortunata sconfitta della sua squadra; certo la centrona di Broni approfittava del vantaggio di stazza sulle dirette avversarie, ma sciorinava una varietà di movimenti, sia fronte sia spalle a canestro, oltre a una precisione a martello dalla lunetta, che lasciavano a bocca se non proprio aperta, giacché è una decina d'anni che viene al torneo, quantomeno socchiusa. Insieme a lei giocava bene Sara Canova ma, come detto, non bastava a prevalere.
Fuori la squadra di Gambarini in assenza della medesima; in un'altra partita Martina Baiardo e Angelica Tibè eliminavano i campioni in carica fra cui la migliore è stata la giovane Quaroni del Sanga.
In semifinale le suddette Baiardo e Tibè uscivano per mano della squadra di Silvia Bassani, Valeria Peretti (piemontese trapiantata a Usmate) e una Valentina Giulietti che faceva la spola tra Binzago e il camp di Danilo Gallinari, saltando poi la finale, ma segnando canestri importanti in questa. Nell'altra semifinale vinceva la squadra con varie giovani sangabrielite (Trianti, Perini, Taverna, l'ex Rossini) dopo un supplementare contro la compagine di Marta Scarsi, Claudia Colli e Alice Cincotto.
In finale netta vittoria per la squadra di Bassani.
I premi individuali sono andati a Marta Scarsi (mvp) e Baiardo (top scorer ma anche vincitrice della gara di tiro da 3 battendo tutti i maschiacci).
Ma quest'anno c'era anche il super-premio per l'edizione numero 25: un "Pallone d'Oro" (di colore, non di materiale, ovviamente) per il miglior giocatore e la miglior giocatrice della storia del torneo. Fra le donne era stata selezionata una rosa di 6 finaliste: in ordine alfabetico al contrario, Masha Maiorano, Valentina Gatti, Valentina Gariboldi, Marcella Filippi, Alessandra Calastri, Claudia Biscari. And the winner was... Maiorano! Che tornava sulle scene binzaghesi un anno dopo l'ultima sua partita agonistica prima del ritiro. Trasferitasi ormai nella lontana Mandello Lario, la divina "Miss Tripla" non aveva ancora presenziato in questa edizione, ma un elicottero è andata a prenderla per l'occasione, facendola atterrare giusto in tempo per ricevere questo trofeo d'inestimabile valore. Un coronamento da cinema per la sua carriera.
Allego collage fotografico: in alto Baiardo durante la vittoriosa performance nella gara di tiro da 3, Scarsi incoronata "mvp"; in basso Maiorano esce di scena col Pallone d'Oro; un duello tra Bassani e Taverna in finale.
domenica 22 luglio 2018
Rimpianto per Madera assente agli Europei U20
Punto primo, è vero che quello delle lunghe era il settore in cui eravamo più farciti, ma visto che abbiamo perso le due partite decisive per un soffio, permetterai che se tu sostieni che con Okeke l'Italia maschile faceva 4 posizioni meglio, io possa legittimamente pensare che quella femminile con Madera anche da panchinara, invece di perdere quelle due partite, ne avrebbe vinta almeno una.
Punto secondo, Madera di quest'ultima stagione non è stata quella appannata dell'estate scorsa ma è tornata molto vicina ai suoi livelli precedenti, che erano quelli di una in grado di incidere anche con le annate superiori, a livello giovanile internazionale.
Punto terzo, forse non hai seguito la finale scudetto U20, altrimenti ricorderesti che Venezia era virtualmente eliminata da Moncalieri nei quarti di finale, prima di salvarsi con una rimonta clamorosa e vincendo di un punto; in semifinale vinse di 20 col Sanga ma fino all'intervallo erano punto a punto; la finale è stata effettivamente dominata ma è stata l'unica su 3 partite.
Punto secondo, Madera di quest'ultima stagione non è stata quella appannata dell'estate scorsa ma è tornata molto vicina ai suoi livelli precedenti, che erano quelli di una in grado di incidere anche con le annate superiori, a livello giovanile internazionale.
Punto terzo, forse non hai seguito la finale scudetto U20, altrimenti ricorderesti che Venezia era virtualmente eliminata da Moncalieri nei quarti di finale, prima di salvarsi con una rimonta clamorosa e vincendo di un punto; in semifinale vinse di 20 col Sanga ma fino all'intervallo erano punto a punto; la finale è stata effettivamente dominata ma è stata l'unica su 3 partite.
venerdì 6 luglio 2018
Torneo di Binzago (2) - aggiornamento
Solo ora trovo uno spiraglio per un micro-aggiornamento in ordine sparso. Si sono disputate 11 sere su 16 della fase di qualificazione, poi ce ne saranno altre 4 di eliminazione diretta (finali domenica 15).
Sono soddisfatto finora del versante femminile della competizione: forse perché ero un po' preoccupato per il venir meno delle due stars assolute delle ultime edizioni (Maiorano ritirata, Filippi trasferitasi in pianta stabile in Veneto) e perché alcuni contatti per portare al torneo nomi nobili non avevano dato esito. Invece, poi, si sono iscritti all'ultimo momento alcuni elementi di livello (Francesca Gambarini, Chiara Fusari) completando così una buona dozzina di partecipanti dall'A2 e due di A1 (Miciona Gatti - che lunedì ha perso dopo 5 supplementari contro Gambarini :woot: - è l'altra che ha calcato la massima serie insieme a Fusari; il Sanga fa numericamente la parte del leone ma c'è anche Pusca del Geas fra le nuove) e un totale di circa 80 iscritte, che non è davvero malaccio, considerando che le tesserate lombarde in questi tempi magri non sono molte di più (battuta...) :huh:
Ma soprattutto, sono arrivate molte giovani, anche giovanissime (tipo un quartetto da Siziano del 2001-02), senza nessuna paura, tanta voglia di fare, spirito giusto insomma. Unitamente alle prestazioni di spicco da parte di elementi sui 22-23 anni, come Martina Baiardo, Angelica Tibè, Silvia Bassani, Marta Scarsi, possiamo dire che il ricambio generazionale sta riuscendo, e chi viene non vede solo uomini all'opera e ragazze a far tappezzeria, che è sempre il mio timore ma poi in realtà non si verifica quasi mai.
Domenica scorsa c'è stata anche la "Partita delle Stelle dei 25 anni", ovvero un All Star Game con 18 giocatori e 12 giocatrici fra i migliori della storia del torneo, che compie quest'anno il quarto di secolo e andava festeggiato.
Fra le donne sono venute fra le altre, per citare i nomi noti a chi bazzica da queste parti, Anto Contestabile, Ale Calastri e Michela Frantini e l'ex bandiera carugatese Claudia Biscari (tornata per l'occasione da un paio d'anni d'inattività), oltre alla già citata Micia Gatti. Insomma un bel piacere con tanto talento maschile & femminile riunito nello stesso spicchio d'asfalto; anche un piacere loro nello stare in campo insieme, com'è tipico che accada fra chi è bravo e riconosce la bravura altrui.
Se clicchi su apposita scritta in mia firma vedi il blog del torneo con cronache e tabellini aggiornati; sulla pagina Facebook "Torneo di Binzago - Memorial Cesare Mauri" trovi foto a josa. Qui sotto sono effigiate due delle principali protagoniste dei primi 11 giorni di quest'edizione: Baiardo e Tibè (una rossa e una bionda).
Ricordo inoltre che c'è la gastronomia a contorno, e che se proprio uno è fissato col calcio c'è la tv nel bar dell'oratorio, a 20 metri dal campo.

Sono soddisfatto finora del versante femminile della competizione: forse perché ero un po' preoccupato per il venir meno delle due stars assolute delle ultime edizioni (Maiorano ritirata, Filippi trasferitasi in pianta stabile in Veneto) e perché alcuni contatti per portare al torneo nomi nobili non avevano dato esito. Invece, poi, si sono iscritti all'ultimo momento alcuni elementi di livello (Francesca Gambarini, Chiara Fusari) completando così una buona dozzina di partecipanti dall'A2 e due di A1 (Miciona Gatti - che lunedì ha perso dopo 5 supplementari contro Gambarini :woot: - è l'altra che ha calcato la massima serie insieme a Fusari; il Sanga fa numericamente la parte del leone ma c'è anche Pusca del Geas fra le nuove) e un totale di circa 80 iscritte, che non è davvero malaccio, considerando che le tesserate lombarde in questi tempi magri non sono molte di più (battuta...) :huh:
Ma soprattutto, sono arrivate molte giovani, anche giovanissime (tipo un quartetto da Siziano del 2001-02), senza nessuna paura, tanta voglia di fare, spirito giusto insomma. Unitamente alle prestazioni di spicco da parte di elementi sui 22-23 anni, come Martina Baiardo, Angelica Tibè, Silvia Bassani, Marta Scarsi, possiamo dire che il ricambio generazionale sta riuscendo, e chi viene non vede solo uomini all'opera e ragazze a far tappezzeria, che è sempre il mio timore ma poi in realtà non si verifica quasi mai.
Domenica scorsa c'è stata anche la "Partita delle Stelle dei 25 anni", ovvero un All Star Game con 18 giocatori e 12 giocatrici fra i migliori della storia del torneo, che compie quest'anno il quarto di secolo e andava festeggiato.
Fra le donne sono venute fra le altre, per citare i nomi noti a chi bazzica da queste parti, Anto Contestabile, Ale Calastri e Michela Frantini e l'ex bandiera carugatese Claudia Biscari (tornata per l'occasione da un paio d'anni d'inattività), oltre alla già citata Micia Gatti. Insomma un bel piacere con tanto talento maschile & femminile riunito nello stesso spicchio d'asfalto; anche un piacere loro nello stare in campo insieme, com'è tipico che accada fra chi è bravo e riconosce la bravura altrui.
Se clicchi su apposita scritta in mia firma vedi il blog del torneo con cronache e tabellini aggiornati; sulla pagina Facebook "Torneo di Binzago - Memorial Cesare Mauri" trovi foto a josa. Qui sotto sono effigiate due delle principali protagoniste dei primi 11 giorni di quest'edizione: Baiardo e Tibè (una rossa e una bionda).
Ricordo inoltre che c'è la gastronomia a contorno, e che se proprio uno è fissato col calcio c'è la tv nel bar dell'oratorio, a 20 metri dal campo.

giovedì 28 giugno 2018
Torneo di Binzago (1): mini-aggiornamento
E' iniziato il torneo misto di Binzago, massimo evento planetario brianzolo. Disputatesi le prime 3 serate. Quest'anno ci sono 2 giocatrici di A1 (Gatti e Fusari, ambo di Broni), 12 di A2 (tra cui un esordio illustre, Gambarini) e una ventina di B. Miglior punteggio femminile finora 20 punti di Silvia Bassani.
mercoledì 27 giugno 2018
Allianz nuovo sponsor del Geas
Oggi il Geas ha annunciato la sponsorizzazione Allianz, quella delle assicurazioni.
Per quanto riguarda i prodotti del vivaio c'è stata, purtroppo, la diaspora del gruppo '95-96 ('94), quello delle miriadi di scudetti giovanili, che sarebbe stato bello vedere insieme in A1. Ormai è rimasta solo Barberis. Le annate del Geas dal '97 al 2001 compresi non hanno prodotto giocatrici da A1, poche anche da A2. Dal 2002 in poi ci sono prospettive interessanti.
Le vigne lombarde, dal ’97 al 2001 compresi, si sono disseccate di talenti, non è questione solo vostra. Lo si è visto nella nazionali giovanili di quelle annate, in cui le longobarde hanno avuto poche convocazioni e mai con ruoli di primissimo piano. Dal 2002 si torna in auge, come s’è visto alle finali nazionali di quest’anno.
Ma in realtà stavo notando che il rimpianto maggiore è quando le si produce, le giocatrici da A1, ma poi è difficile che si traducano in un gruppo che diventi l'ossatura della prima squadra, nella massima serie. Vedi anche Venezia, l'altra maggior produttrice di giocatrici dell'ultimo decennio.
Per quanto riguarda i prodotti del vivaio c'è stata, purtroppo, la diaspora del gruppo '95-96 ('94), quello delle miriadi di scudetti giovanili, che sarebbe stato bello vedere insieme in A1. Ormai è rimasta solo Barberis. Le annate del Geas dal '97 al 2001 compresi non hanno prodotto giocatrici da A1, poche anche da A2. Dal 2002 in poi ci sono prospettive interessanti.
Le vigne lombarde, dal ’97 al 2001 compresi, si sono disseccate di talenti, non è questione solo vostra. Lo si è visto nella nazionali giovanili di quelle annate, in cui le longobarde hanno avuto poche convocazioni e mai con ruoli di primissimo piano. Dal 2002 si torna in auge, come s’è visto alle finali nazionali di quest’anno.
Ma in realtà stavo notando che il rimpianto maggiore è quando le si produce, le giocatrici da A1, ma poi è difficile che si traducano in un gruppo che diventi l'ossatura della prima squadra, nella massima serie. Vedi anche Venezia, l'altra maggior produttrice di giocatrici dell'ultimo decennio.
mercoledì 13 giugno 2018
Oro 3x3: confronto spazi Gazzetta/Corriere Sport
Curiosità: il grande Roberto Galli su Facebook bacchetta la Gazzetta (rima) perché dedica, oggi, un risicato trafiletto alla vittoria mondiale nel 3 vs 3 (scrivendo tra l'altro Ciaravella anziché Ciavarella), di contro all'ampio spazio concesso da un giornale concorrente.
lunedì 11 giugno 2018
Dopo lo scudetto U16 di Costa (bis stagionale)
Costa eredita il testimone da Venezia, che ha vinto più scudetti negli ultimissimi anni, anche se non in maniera dominante come il Geas dell’era-Zandalasini e compagne. Dopo la quale però il club sestese non è più riuscito ad avere un gruppo da scudetto.
In effetti l’annata appena conclusa è stata la migliore, almeno a livello U16 e U18, per il Geas dal dopo-Zanda, cioè dal 2014/15 in avanti. Lo scorso anno ci fu però uno scudetto sfiorato in U14, senza dimenticare un paio di scudi nel Join the Game, anche se Nonino snobba il Join e quindi non glieli diamo buoni…
In ogni caso, simbolicamente, Costa ha battuto sia Reyer sia Geas in ambo le finali U16 e U18 di quest'anno.
In U14 tuttavia mi pare che il torneo di Ostia, antipasto delle finali nazionali, abbia mostrato una concorrenza agguerrita, tant'è che Costa, se non ricordo male, ha vinto dopo un supplementare la finale (o comunque in volata rimontando).
In effetti l’annata appena conclusa è stata la migliore, almeno a livello U16 e U18, per il Geas dal dopo-Zanda, cioè dal 2014/15 in avanti. Lo scorso anno ci fu però uno scudetto sfiorato in U14, senza dimenticare un paio di scudi nel Join the Game, anche se Nonino snobba il Join e quindi non glieli diamo buoni…
In ogni caso, simbolicamente, Costa ha battuto sia Reyer sia Geas in ambo le finali U16 e U18 di quest'anno.
In U14 tuttavia mi pare che il torneo di Ostia, antipasto delle finali nazionali, abbia mostrato una concorrenza agguerrita, tant'è che Costa, se non ricordo male, ha vinto dopo un supplementare la finale (o comunque in volata rimontando).
venerdì 8 giugno 2018
Punto su finali nazionali U16 e inizio Mondiali 3x3
Domani ci sono le semifinali scudetto Under 16, con il derby d'Italia Costa-Geas, e se non erro iniziano i Mondiali 3 vs 3: Italia con Filippi, D'Alie, Ciavarella e Rulli. Interessante che l'assetto scelto, evidentemente studiato con l'esperienza delle passate edizioni, sia con una piccola e tre ali abbastanza simili per tipologia fisica (1.80-1.85 e agili).
domenica 27 maggio 2018
Spareggio A1/A2: Vigarano si salva all'overtime
Pazzesco. Da parte mia imprevedibile, se non per la generica considerazione che in partita secca tutto può succedere. Va ricordato che Faenza non era né la migliore squadra di A2, né una delle prime 4 o 5, ma settima nel suo girone, cioè tredicesima assoluta. Paradossalmente, per 3 quarti questa è stata la partita per lei più facile fra le 5 disputate in questi playoff. Poi il mondo è tornato a girare dalla parte normale.
Certo le lacrime di Bagnara alla fine, di chi si è tolta un peso boia dalle spalle, danno l'idea della negatività che aveva addosso Vigarano, zimbello di tutti se avesse perso.
Intanto bisogna dire che questa formula dei playoff di A2, criticata da certuni, ha prodotto emozioni quant'altri mai.
Certo le lacrime di Bagnara alla fine, di chi si è tolta un peso boia dalle spalle, danno l'idea della negatività che aveva addosso Vigarano, zimbello di tutti se avesse perso.
Intanto bisogna dire che questa formula dei playoff di A2, criticata da certuni, ha prodotto emozioni quant'altri mai.
domenica 20 maggio 2018
Aggiornamento A2 (Faenza allo spareggio)
Faenza batte Alpo 61-57 nello spareggio fra le vincenti dei playoff di A2 e va allo spareggio con Vigarano, perdente dei playout di A1.
Straordinaria Faenza dal 7° posto di stagione regolare; e a tal proposito sarebbe clamoroso se la settima di A2 (anzi, la settima di un girone di A2, che equivarrebbe al 13° posto assoluto) battesse la decima di A1...
Ballardini, a parte vederla dal vivo in varie partite contro il Geas sia in A1 sia in A2, la incontrai una volta in borghese al torneo misto di Binzago, un luglio tipo del 2009, dove era venuta insieme a Zanon, che è della zona. Giusto il tempo di una stretta di mano, se non ricordo, ma mi parve affabile. Come tutte le tipe di personalità, però, se fuma ti brucia.
Straordinaria Faenza dal 7° posto di stagione regolare; e a tal proposito sarebbe clamoroso se la settima di A2 (anzi, la settima di un girone di A2, che equivarrebbe al 13° posto assoluto) battesse la decima di A1...
Ballardini, a parte vederla dal vivo in varie partite contro il Geas sia in A1 sia in A2, la incontrai una volta in borghese al torneo misto di Binzago, un luglio tipo del 2009, dove era venuta insieme a Zanon, che è della zona. Giusto il tempo di una stretta di mano, se non ricordo, ma mi parve affabile. Come tutte le tipe di personalità, però, se fuma ti brucia.
venerdì 18 maggio 2018
In difesa di una dichiarazione di Pirola
Sull’impiego delle giovani, un conto è averle in panchina, come in effetti hanno pressoché tutti, un conto è utilizzarle di più o di meno. Una graduatoria della media stagionale di minuti a partita concessi alle giocatrici in età giovanile (annata 1998-seguenti) dalle prime 8 squadre del girone Nord fornisce questa classifica (controllare è legittimo, ho sommato in fretta, ma non sarà fallato di molto):
1) Vicenza 105,7; 2) Marghera 101,1; 3) Costa 69,8; 4) Castelnuovo 49,4; 5) Crema 45,8; 6) Sanga 45,1; 7) Geas 38,2; 8) Alpo 9,4.
Notiamo insomma che le due avversarie più dirette delle masnaghesi, Geas e Alpo, si collocano in fondo alla graduatoria. Ergo, di cosa Pirola si vanterebbe inopportunamente nel confronto?
Il franco utente sembra però sminuire questa statistica, avvisando: “Infine osservo che una cosa è schierare una 2002 qualsiasi, un'altra è poter mettere in campo ragazze che sono ai vertici delle loro generazioni, magari con scudettini e nazionaline alle spalle”. Già, ma occorre notare, a proposito di quella graduatoria, che Vicenza la capeggia grazie a Brcaninovic, top ’99 d’Europa (un po’ meglio di Del Pero e Meroni di Costa, pur brave), e Marghera è seconda col suo formidabile nucleo 2000-01 che ha vinto scudettini, a differenza delle coetanee di Costa. Quanto alle 2002, l’anno scorso si gridava giustamente al prodigio per Panzera del Geas, perché in effetti non era scontato che, pur essendo la miglior 14-15enne d’Italia, avesse spazio e rendimento in A2; ora invece sembra di dover capire che se giocano le 2002 di Costa, con un anno in più della Panzera di allora, sia un fatto banale.
1) Vicenza 105,7; 2) Marghera 101,1; 3) Costa 69,8; 4) Castelnuovo 49,4; 5) Crema 45,8; 6) Sanga 45,1; 7) Geas 38,2; 8) Alpo 9,4.
Notiamo insomma che le due avversarie più dirette delle masnaghesi, Geas e Alpo, si collocano in fondo alla graduatoria. Ergo, di cosa Pirola si vanterebbe inopportunamente nel confronto?
Il franco utente sembra però sminuire questa statistica, avvisando: “Infine osservo che una cosa è schierare una 2002 qualsiasi, un'altra è poter mettere in campo ragazze che sono ai vertici delle loro generazioni, magari con scudettini e nazionaline alle spalle”. Già, ma occorre notare, a proposito di quella graduatoria, che Vicenza la capeggia grazie a Brcaninovic, top ’99 d’Europa (un po’ meglio di Del Pero e Meroni di Costa, pur brave), e Marghera è seconda col suo formidabile nucleo 2000-01 che ha vinto scudettini, a differenza delle coetanee di Costa. Quanto alle 2002, l’anno scorso si gridava giustamente al prodigio per Panzera del Geas, perché in effetti non era scontato che, pur essendo la miglior 14-15enne d’Italia, avesse spazio e rendimento in A2; ora invece sembra di dover capire che se giocano le 2002 di Costa, con un anno in più della Panzera di allora, sia un fatto banale.
giovedì 17 maggio 2018
Ancora sulla sconfitta di Costa
Sono d’accordo sul fatto che la dipendenza dal tiro da 3 è rischiosa, sono d’accordo sul fatto che il coinvolgimento offensivo del pivot Mahlknecht sia stato talvolta insufficiente.
Tuttavia l’utente Duepuntozero (il quale negli ultimi giorni ha criticato Schio perché dà troppo la palla al pivot e Costa perché dà troppo poco la palla al pivot: ma giustamente ci ricorda che la virtù sta nel mezzo) quando dice
mi pare rimasto indietro allo scorso anno, quando in effetti Costa bastonava sovente le medio-scarse salvo poi cedere troppo spesso negli scontri diretti. In questa stagione, in realtà, Costa ha avuto una continuità di risultati quasi pari a quella del Geas, modello di continuità per eccellenza; e non ha avuto un differenziale di scarti, fra partite facili e difficili, superiore a quello della compagine sestese, alfiera del giuoco classico.
Costa, nella regular, ha fatto 2-0 con Alpo, 1-1 con Crema, Castelnuovo e Milano, 2-0 con Vicenza, Marghera e Udine, ovvero l’identico ruolino del Geas contro le squadre della fascia-playoff, con la differenza che le sestesi ne hanno persa una con Alpo e vinte ambo con Milano.
I 6 punti in meno in classifica si sono creati con i due scontri diretti (di cui uno a posizioni già decise) e con la sconfitta a Bolzano, cioè una squadra di zona-salvezza. Tutte partite perse dalla compagine masnaghese nell’ultimo minuto se non all’ultimissimo tiro, così come a Milano e a Crema.
Ma non per colpa del tiro da 3 (anche se, certo, uno può pur dire “se tiravano meno da 3 e davano più la palla a Mahlknecht le vincevano di 10 o di 20”; ma allora io dico “se c’era Visconti nell’ultimo mese certe partite non le perdevano”), bensì per reiterata incapacità di risolvere le partite punto a punto. Il che è una grave pecca ma non è questione di tiro da 3 né di discontinuità.
Tuttavia l’utente Duepuntozero (il quale negli ultimi giorni ha criticato Schio perché dà troppo la palla al pivot e Costa perché dà troppo poco la palla al pivot: ma giustamente ci ricorda che la virtù sta nel mezzo) quando dice
Ecco perché sia nella stagione scorsa sia quest'anno, Costa ha giocato alcune partite "mangiandosi" addirittura le sue avversarie. Quelle di fascia medio bassa. Quando l'orchestra entra nel flusso ("flow", diciamo meglio noi Templari) sono cavoli amari per le sventurate.
Poi però ci sono due varianti: 1) la cattiva giornata delle costensi; che naturalmente capita, non si tratta di macchine; 2) dall'altra parte c'è una squadra cazzuta che o sa impedire la frenesia fromboliera costense o sa che cosa fare dei possessi in più in attacco. E allora cominciano i guai. Se c'è una cosa ondivaga, nel mondo del basket femminile, è proprio la percentuale del tiro da tre. Ci sono giornate che proprio non entra mai. O molto meno. Gli esempi costensi sono tanti. Lì cominciano molti problemi non sempre di facile soluzione. La discontinuità è il risultato finale.
mi pare rimasto indietro allo scorso anno, quando in effetti Costa bastonava sovente le medio-scarse salvo poi cedere troppo spesso negli scontri diretti. In questa stagione, in realtà, Costa ha avuto una continuità di risultati quasi pari a quella del Geas, modello di continuità per eccellenza; e non ha avuto un differenziale di scarti, fra partite facili e difficili, superiore a quello della compagine sestese, alfiera del giuoco classico.
Costa, nella regular, ha fatto 2-0 con Alpo, 1-1 con Crema, Castelnuovo e Milano, 2-0 con Vicenza, Marghera e Udine, ovvero l’identico ruolino del Geas contro le squadre della fascia-playoff, con la differenza che le sestesi ne hanno persa una con Alpo e vinte ambo con Milano.
I 6 punti in meno in classifica si sono creati con i due scontri diretti (di cui uno a posizioni già decise) e con la sconfitta a Bolzano, cioè una squadra di zona-salvezza. Tutte partite perse dalla compagine masnaghese nell’ultimo minuto se non all’ultimissimo tiro, così come a Milano e a Crema.
Ma non per colpa del tiro da 3 (anche se, certo, uno può pur dire “se tiravano meno da 3 e davano più la palla a Mahlknecht le vincevano di 10 o di 20”; ma allora io dico “se c’era Visconti nell’ultimo mese certe partite non le perdevano”), bensì per reiterata incapacità di risolvere le partite punto a punto. Il che è una grave pecca ma non è questione di tiro da 3 né di discontinuità.
mercoledì 16 maggio 2018
Costa e la maledizione dei finali in volata
Questa con Alpo, nella finale dei playoff di A2 Nord, è per Costa la sesta partita persa su 6 finite all'ultimo minuto, di cui 3 con tiri da 3 all'ultimo secondo e una, col Geas, per un tiro libero sempre all'ultimo secondo.
La sfiga è che gli avversari facciano sempre canestro sull'ultimo tiro, la colpa è aver porto la testa alla ghigliottina con azioni di questo genere, nel giro di 3 settimane: a Crema sul +3, fallo affrettato mandando in lunetta le avversarie, un libero dentro, rimbalzo perso sul secondo libero, tripla allo scadere; a Sesto sul +1, fallo tecnico per tocco della palla su rimessa avversaria, poi fallo su giocatrice che stava tirando sbilenca da 10 metri (poi se fosse fallo o non fallo, mi astengo dal giudicarlo); oggi, rimessa da fondo regalata, da cui è scaturita la tripla di Zampieri.
Difficile trovare un dato comune a queste tre disgrazie, se non il fatto che sono avvenute dopo consistenti rimonte che forse hanno prosciugato la lucidità.
Rulli ha fatto moltissimo per la rimonta: era dappertutto in difesa, si buttava su ogni rimbalzo in attacco, a un certo punto si è anche fatta male a una caviglia (credo) ma è rientrata dopo un minuto; purtroppo evidentemente è arrivata cotta nel finale commettendo gravi errori, di cui il primo, doppio (appoggio sbagliato da sotto e fallo di frustrazione), era stato ampiamente rimediato da Costa, il secondo (la rimessa lanciata nel vuoto anziché alla compagna a fianco) è stato fatale.
La sfiga è che gli avversari facciano sempre canestro sull'ultimo tiro, la colpa è aver porto la testa alla ghigliottina con azioni di questo genere, nel giro di 3 settimane: a Crema sul +3, fallo affrettato mandando in lunetta le avversarie, un libero dentro, rimbalzo perso sul secondo libero, tripla allo scadere; a Sesto sul +1, fallo tecnico per tocco della palla su rimessa avversaria, poi fallo su giocatrice che stava tirando sbilenca da 10 metri (poi se fosse fallo o non fallo, mi astengo dal giudicarlo); oggi, rimessa da fondo regalata, da cui è scaturita la tripla di Zampieri.
Difficile trovare un dato comune a queste tre disgrazie, se non il fatto che sono avvenute dopo consistenti rimonte che forse hanno prosciugato la lucidità.
Rulli ha fatto moltissimo per la rimonta: era dappertutto in difesa, si buttava su ogni rimbalzo in attacco, a un certo punto si è anche fatta male a una caviglia (credo) ma è rientrata dopo un minuto; purtroppo evidentemente è arrivata cotta nel finale commettendo gravi errori, di cui il primo, doppio (appoggio sbagliato da sotto e fallo di frustrazione), era stato ampiamente rimediato da Costa, il secondo (la rimessa lanciata nel vuoto anziché alla compagna a fianco) è stato fatale.
domenica 13 maggio 2018
Gara-5 finale scudetto: Schio campione, blackout tv
Grottesca interruzione del collegamento tv sul più bello, cioè poco dopo l'inizio dell'ultimo quarto: Sportitalia, per ingannare il tempo, propone per 3 volte di fila la rubrica dei trailer cinematografici, comprendente un film sui supereroi, uno su dei cani parlanti e quello su Berlusconi. Dopodiché parte una trasmissione da studio con gli highlights calcistici della giornata. Nessuno dice niente, né "scusate" né "riprenderemo appena possibile".
Quando ormai, passati almeno 10 minuti, ogni speranza sta per cadere, riparte il collegamento da Schio e Gandini, lui sì gentiluomo, si scusa per l'interruzione dovuta alla pioggia. Così almeno si sono visti gli ultimi 2 minuti e la festa scledense.
In ogni caso il modo in cui è finita potrà aver soddisfatto ciascuno dei nostri amici utenti: chi ce l'ha con Zanda farà notare che non è stata granché decisiva, chi ce l'ha con Vincent potrà sostenere che Schio ha vinto ma non convinto, chi considerava Recupido un raccomandato dalla fidanzata s'inventerà qualche motivo per cui "se faceva così invece che cosà aveva vinto Ragusa: scudetto gettato", l'utente Scheggia non mi ricordo cosa sosteneva ma in ogni caso si è dimostrato che aveva ragione lui.
Io invece che sono un fan di Formica dico che il suo infortunio è stato la vera chiave. Cioè, in realtà non lo sono, ma debbo pur avere una teoria da dimostrare azzeccata, e di sicuro non si può smentire che senza la giocatrice dalle dimensioni non consone al cognome, Ragusa abbia perso.
Uno dei momenti televisivamente più godibili, nella travagliata diretta di ieri, è stato quando Zandalasini ha segnato allo scadere del terzo quarto e nel replay si è visto nitidamente Roberto Galli, suo agente, esultare sullo sfondo, mentre nelle inquadrature precedenti lo si scorgeva impassibile.
Ennesima citazione dotta dell'"Area comunicazione" di LBF, che inizia così la cronaca di gara-5:
Possiamo scomodare il filosofo Giovan Battista Vico, perchè ancora una volta la rivalità sia pur recente tra Schio e Ragusa ha confermato che la storia si ripete.
Un cerchio che si chiude, direi, dopo la celebre citazione "Non è questione di quantità ma di qualità" (se non ricordo male), attribuita a Platone (sempre se non ricordo male), con cui si plaudeva alla riduzione del campionato a 10 compagini, la scorsa estate.
Quando ormai, passati almeno 10 minuti, ogni speranza sta per cadere, riparte il collegamento da Schio e Gandini, lui sì gentiluomo, si scusa per l'interruzione dovuta alla pioggia. Così almeno si sono visti gli ultimi 2 minuti e la festa scledense.
In ogni caso il modo in cui è finita potrà aver soddisfatto ciascuno dei nostri amici utenti: chi ce l'ha con Zanda farà notare che non è stata granché decisiva, chi ce l'ha con Vincent potrà sostenere che Schio ha vinto ma non convinto, chi considerava Recupido un raccomandato dalla fidanzata s'inventerà qualche motivo per cui "se faceva così invece che cosà aveva vinto Ragusa: scudetto gettato", l'utente Scheggia non mi ricordo cosa sosteneva ma in ogni caso si è dimostrato che aveva ragione lui.
Io invece che sono un fan di Formica dico che il suo infortunio è stato la vera chiave. Cioè, in realtà non lo sono, ma debbo pur avere una teoria da dimostrare azzeccata, e di sicuro non si può smentire che senza la giocatrice dalle dimensioni non consone al cognome, Ragusa abbia perso.
Uno dei momenti televisivamente più godibili, nella travagliata diretta di ieri, è stato quando Zandalasini ha segnato allo scadere del terzo quarto e nel replay si è visto nitidamente Roberto Galli, suo agente, esultare sullo sfondo, mentre nelle inquadrature precedenti lo si scorgeva impassibile.
Ennesima citazione dotta dell'"Area comunicazione" di LBF, che inizia così la cronaca di gara-5:
Possiamo scomodare il filosofo Giovan Battista Vico, perchè ancora una volta la rivalità sia pur recente tra Schio e Ragusa ha confermato che la storia si ripete.
Un cerchio che si chiude, direi, dopo la celebre citazione "Non è questione di quantità ma di qualità" (se non ricordo male), attribuita a Platone (sempre se non ricordo male), con cui si plaudeva alla riduzione del campionato a 10 compagini, la scorsa estate.
Aggiornamento playoff A2 (3° turno)
Grande vecchia Ballardini, con 23 ha la miglior valutazione delle sue di Faenza che sbancano anche Palermo, completando una settimana da leonesse: 3 vittorie in trasferta, contro S. Gianni Valdarno-Bologna-Palermo, ovvero le 3 meglio classificate del girone Sud (dietro la già promossa Empoli), e vanno allo spareggio con la vincente del Nord, che sarà decretata martedì.
Nei playout salve Carugate e Selargius.
Nei playout salve Carugate e Selargius.
venerdì 11 maggio 2018
Torneo di Binzago (3): mini-aggiornamento
Flash dal torneo misto di Binzago.
Ieri si è conclusa la fase eliminatoria con una rocambolesca qualificazione per la squadra di Frà Gambarini (che vediamo nella foto sotto, scattata in palestra dove ci si è rifugiati per pioggia; di solito si gioca all'aperto): doveva vincere di almeno 31 punti, ha fatto +33. Quasi come l’eroica Milano (maschile) di D’Antoni e Meneghin della rimonta del 1986 da -31 in Coppa Campioni.
Nei quarti di finale, che si giuocano oggi e domani, sono in corsa varie starlettes di A1 e A2, tra cui appunto Gambarini, Micia Gatti, Sara Canova, Marta Scarsi, Claudia Colli, giovani del Sanga (Quaroni, Giulietti, Perini, Trianti, Taverna), Ludovica Rossini.
Mi sento di pronosticare che qualcuna di loro vincerà e qualcun'altra perderà.
Ieri si è conclusa la fase eliminatoria con una rocambolesca qualificazione per la squadra di Frà Gambarini (che vediamo nella foto sotto, scattata in palestra dove ci si è rifugiati per pioggia; di solito si gioca all'aperto): doveva vincere di almeno 31 punti, ha fatto +33. Quasi come l’eroica Milano (maschile) di D’Antoni e Meneghin della rimonta del 1986 da -31 in Coppa Campioni.
Nei quarti di finale, che si giuocano oggi e domani, sono in corsa varie starlettes di A1 e A2, tra cui appunto Gambarini, Micia Gatti, Sara Canova, Marta Scarsi, Claudia Colli, giovani del Sanga (Quaroni, Giulietti, Perini, Trianti, Taverna), Ludovica Rossini.
Mi sento di pronosticare che qualcuna di loro vincerà e qualcun'altra perderà.
Punto sulla finale scudetto (dopo gara-4)
Le critiche al "non giuoco" di Schio mi ricordano, almeno in parte, quelle alla Juve di Allegri, almeno fino a un paio di settimane fa, prima che vincesse lo scudetto e demolisse il Milan in finale di Coppa Italia (peraltro anche Schio ha vinto la Coppa Italia in carrozza, a suo tempo). A me il problema pare soprattutto un calo di condizione. C'è anche difficoltà ad adattarsi, per una squadra costruita per rivaleggiare coi pesi massimi d'Eurolega, a una Ragusa che è piuttosto una cavalleria leggera.
Recupido, che sino a un paio di settimane fa era, almeno secondo qualche utente di questo forum, un incapace miracolato grazie alla liaison amorosa col capitano di Ragusa, ha poi vinto gara-5 a Venezia e da lì ha spiccato il volo.
Da sottolineare poi che Ragusa sarà, probabilmente, priva di Formica nella decisiva gara-5, il che significa non avere il minimo cambio per le lunghe e giocare in 7.
Diciamo che a livello italiano non è chiaro quali campanelli d'allarme avrebbero dovuto suonare per Schio, considerando che in stagione regolare ha vinto 20 partite su 22 (+6 punti sulla seconda), vinto la Supercoppa e la Coppa Italia con una ventina di punti di scarto, eccetera. A livello europeo è stata la solita stagione di tutti gli anni, fra le prime 8, né di più né di meno.
Dopodiché, il discorso sul gioco è sempre alquanto arbitrario... le critiche si possono sempre trovare, basta evidenziare alcuni elementi e nasconderne altri. Di certo c'è che se Schio perde lo scudetto contro una squadra che ha vinto 7 partite in meno durante la stagione, è un fallimento.
Recupido, che sino a un paio di settimane fa era, almeno secondo qualche utente di questo forum, un incapace miracolato grazie alla liaison amorosa col capitano di Ragusa, ha poi vinto gara-5 a Venezia e da lì ha spiccato il volo.
Da sottolineare poi che Ragusa sarà, probabilmente, priva di Formica nella decisiva gara-5, il che significa non avere il minimo cambio per le lunghe e giocare in 7.
Diciamo che a livello italiano non è chiaro quali campanelli d'allarme avrebbero dovuto suonare per Schio, considerando che in stagione regolare ha vinto 20 partite su 22 (+6 punti sulla seconda), vinto la Supercoppa e la Coppa Italia con una ventina di punti di scarto, eccetera. A livello europeo è stata la solita stagione di tutti gli anni, fra le prime 8, né di più né di meno.
Dopodiché, il discorso sul gioco è sempre alquanto arbitrario... le critiche si possono sempre trovare, basta evidenziare alcuni elementi e nasconderne altri. Di certo c'è che se Schio perde lo scudetto contro una squadra che ha vinto 7 partite in meno durante la stagione, è un fallimento.
mercoledì 9 maggio 2018
Aggiornamento playoff A2 (2° turno)
Serata di playoff A2, tranne Costa-Crema che si gioca domani [NB: poi ha vinto Costa]
Gran colpo di Faenza di Ballardini a Bologna, cui non è bastato, evidentemente, il pur pregevole video canoro ("We believe we can do it once again"); passa anche Palermo del santone Santino.
Al Nord gran thriller tra Alpo e Castelnuovo: le piemontesi con rimonta bestiale sorpassano ma restano a secco negli ultimi 3'45" e Alpo vince con Mancinelli a 5" dalla fine. Non basta una partita della Madonna (28 punti).
A me questa formula "tutto e subito" piace. Sicuramente meglio di quel brodo allungatissimo che fu lo scorso anno, un mese e mezzo per poi vedere l'unica promossa farsi da parte...
Gran colpo di Faenza di Ballardini a Bologna, cui non è bastato, evidentemente, il pur pregevole video canoro ("We believe we can do it once again"); passa anche Palermo del santone Santino.
Al Nord gran thriller tra Alpo e Castelnuovo: le piemontesi con rimonta bestiale sorpassano ma restano a secco negli ultimi 3'45" e Alpo vince con Mancinelli a 5" dalla fine. Non basta una partita della Madonna (28 punti).
A me questa formula "tutto e subito" piace. Sicuramente meglio di quel brodo allungatissimo che fu lo scorso anno, un mese e mezzo per poi vedere l'unica promossa farsi da parte...
C lombarda: il "biscotto" fantasma
Durante le finali di C lombarda dei giorni scorsi, da parte di Pontevico sono state pubblicate esternazioni su un presunto "biscotto" ai loro danni. Non proprio la società ufficialmente, ma alcune tesserate e amici. Si ventilava che all'ultima giornata, approfittando di sapere già quale scarto servisse, San Gabriele e Canegrate, in virtù del loro legame di qualche anno fa, si mettessero d'accordo per fregare Pontevico. Invece poi il Sanga ha vinto netto e Pontevico è salita.
Inutile dire che le esternazioni, avvenute su Facebook, contenevano le solite tiritere sulla federazione truffaldina (in quanto il programma iniziale delle partite conteneva un errore ed era stato modificato), i complotti sempre a favore degli altri e a danno proprio, eccetera.
Ma presumo che esternatori ed esternatrici saranno convinti di aver coraggiosamente lottato contro il malaffare e sventato la sicura truffa grazie alla loro azione.
Inutile dire che le esternazioni, avvenute su Facebook, contenevano le solite tiritere sulla federazione truffaldina (in quanto il programma iniziale delle partite conteneva un errore ed era stato modificato), i complotti sempre a favore degli altri e a danno proprio, eccetera.
Ma presumo che esternatori ed esternatrici saranno convinti di aver coraggiosamente lottato contro il malaffare e sventato la sicura truffa grazie alla loro azione.
lunedì 7 maggio 2018
Playoff A2: infortuni per Costa
Costa perde i pezzi nel settore ali/lunghe: dopo Visconti, k.o. anche Tibè che si frattura una mano (mi pare) dopo meno di 2 minuti in campo nella partita di ieri. Tocca alla 2002 Spinelli, che ben ha risposto contro Udine con 10 punti e 5/9 al tiro.
domenica 6 maggio 2018
Replica a un attacco a Zandalasini
Come si fa a dire che Zandalasini abbia scelto Minnesota per evitare il confronto con le coetanee e non finire in una squadra da titolo? A parte che mi risulta che Zandalasini, da regolamento Wnba, fosse free agent in quanto non scelta nel draft del 2016, che era il suo, perché le non americane diventano sceglibili a 20 anni, non a 22 come le americane. Quindi tu inverti l'ordine degli avvenimenti: non ha evitato il draft scegliendo Minnesota, ma ha scelto Minnesota dopo che chiunque poteva sceglierla nel 2016 e non l'ha fatto. Ma anche se fosse stato possibile quello che sostenevi, c'era una contraddizione. O veniva scelta da una squadra non da titolo, ma allora aveva vinto il confronto con le coetanee venendo scelta prima di loro, oppure perdeva il confronto venendo scelta dopo, ma allora finiva in una squadra da titolo, visto che le squadre migliori scelgono dopo. Attacchi Zandalasini per una cosa e il suo contrario, ecco perché ti annulli da solo.
Come si fa, poi, a dire che "la ragazza e il suo entourage" abbiano scelto il Geas per gonfiare il palmares? Superficiale e falsato sei tu, con i tuoi attacchi per regolare conti personali o dar sfogo alle turbe psichiche, non certo io. A 13 anni una sceglie una società per gonfiarsi il palmares? A 13 anni una sceglie una società per le prospettive di crescita, cosa che il Geas offriva ampiamente e infatti così si è dimostrato. Tra parentesi, il palmares l'ha creato in ampia parte lei, visto che Sesto non aveva ancora vinto nessuno degli scudetti giovanili dell'epoca recente, prima che Zandalasini arrivasse.
Anche la scelta di Schio, come si fa a dire che sia stata fatta per gonfiarsi il palmares? Ovvio, se vai a Schio hai alte probabilità di vincere, ma nel 2014 scegliere Schio con davanti Macchi e altri fenomeni era ad alto rischio di scaldare la panchina, quando poteva fare già la protagonista in un'A1 meno importante, come sarebbe stato più conveniente secondo vari addetti ai lavori. Situazione simile con Minnesota. Dove Zanda vince senza avere spazio, e allora tu festoso fai notare "Ecco! Non ha giocato!"; ma se avesse giocato avresti gracchiato il solito ritornello: "Ecco! Complotto planetario dell'entourage! Spazio garantito senza meritarlo". Tipico del bilioso, che qualsiasi cosa faccia il suo bersaglio, tac, gira la frittata per sversargli addosso la sua bile. Purtroppo per lui, però, siccome la bile si nota lontano un miglio, tutto quanto sversa perde valore dopo mezzo secondo.
Come si fa, poi, a dire che "la ragazza e il suo entourage" abbiano scelto il Geas per gonfiare il palmares? Superficiale e falsato sei tu, con i tuoi attacchi per regolare conti personali o dar sfogo alle turbe psichiche, non certo io. A 13 anni una sceglie una società per gonfiarsi il palmares? A 13 anni una sceglie una società per le prospettive di crescita, cosa che il Geas offriva ampiamente e infatti così si è dimostrato. Tra parentesi, il palmares l'ha creato in ampia parte lei, visto che Sesto non aveva ancora vinto nessuno degli scudetti giovanili dell'epoca recente, prima che Zandalasini arrivasse.
Anche la scelta di Schio, come si fa a dire che sia stata fatta per gonfiarsi il palmares? Ovvio, se vai a Schio hai alte probabilità di vincere, ma nel 2014 scegliere Schio con davanti Macchi e altri fenomeni era ad alto rischio di scaldare la panchina, quando poteva fare già la protagonista in un'A1 meno importante, come sarebbe stato più conveniente secondo vari addetti ai lavori. Situazione simile con Minnesota. Dove Zanda vince senza avere spazio, e allora tu festoso fai notare "Ecco! Non ha giocato!"; ma se avesse giocato avresti gracchiato il solito ritornello: "Ecco! Complotto planetario dell'entourage! Spazio garantito senza meritarlo". Tipico del bilioso, che qualsiasi cosa faccia il suo bersaglio, tac, gira la frittata per sversargli addosso la sua bile. Purtroppo per lui, però, siccome la bile si nota lontano un miglio, tutto quanto sversa perde valore dopo mezzo secondo.
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