mercoledì 13 marzo 2024

NCAA, finali di conference: tra Clark vittoriosa all'overtime, e la rissa fra titane, è un successo clamoroso

Nella domenica delle finali di conference Ncaa (di cui abbiamo già linkato il video della rissa tra le super-quotate South Carolina e LSU), è la divina Clark a prendersi nuovamente i riflettori, guidando Iowa al titolo della Big Ten con un 94-89 all'overtime su Nebraska: per lei 34 punti, 7 rimbalzi, 12 assist, ma soprattutto 30 punti dall'intervallo in avanti, solite triple allucinogene.

Così come sotto allucinogeni sarebbe parso chi, fino a un paio d'anni fa, avesse pronosticato per l'Ncaa femminile audiences tv pari e anche superiori a quelle dei college maschili oltre che dell'Nba; eppure ecco il consuntivo di domenica:

Placing second among Sunday sporting events, the Nebraska-Iowa Big Ten women’s basketball final averaged a 1.7 and 3.02 million on CBS — quadrupling last year on ESPN (Iowa-Ohio State: 0.42, 745K) and trailing only Ohio State-Iowa on FOX the previous week (1.9, 3.39M) as the most-watched women’s regular season game since 1999. It also ranks as the most-watched game on CBS this season and the fifth-most watched overall, regardless of gender.

All four of the “Power 5” women’s conference title games on Sunday increased substantially over last year, as noted in this article. The LSU-South Carolina SEC title game averaged a 1.1 (+148%) and 1.96 million (+126%) on ESPN, followed by the USC-Stanford Pac-12 title game at a 0.8 (+440%) and 1.44 million (+461%) and the Notre Dame-NC State ACC final at a 0.40 (+54%) and 679,000 (+41%).


Cioè la partita di Iowa ha fatto 3 milioni di audience (quinta partita di basket più vista della stagione, uomini e Nba compresi), altre due hanno fatto quasi 2 milioni una e quasi un milione e mezzo l'altra.
Per quanto riguarda i fatti del campo, la partita più attesa sul piano tecnico era appunto quella sfociata in rissa nel finale, cioè le campionesse in carica di Louisiana State contro la probabile favorita numero 1 al titolo, South Carolina. Quest'ultima si era salvata per miracolo nella semifinale contro Tennessee, grazie alla tripla tabellata allo scadere di Cardoso (74-73). Invece poi ha dato il meglio di sé contro LSU, battendola 79-72, con 24 punti in 17' per Fulwiley, una della panchina. In ogni caso entrambe erano sicure di partecipare al torneo Ncaa, come tutte le "big" assolute, visto che chi non vince il proprio torneo di conference qualificandosi di diritto, viene invitato dal famoso "Comitato" che gestisce la March Madness.
Interessante anche la vittoria di USC (Southern California) della freshman emergente JuJu Watkins su Stanford per il titolo della Pac-12.
Fa piacere il ritorno in auge della pluri-infortunata Paige Bueckers (che era l'idolo emergente prima che i guai propri e l'emergere di Clark le rubassero il proscenio), 27 punti per UConn sia in semifinale che in finale della Big East.

martedì 12 marzo 2024

Coppa Italia A2: Udine mette in... Riga Derthona nella "finale del secolo"

Udine strappa il trono della Coppa Italia di A2 alla detentrice Derthona dopo una finale incredibile, la più lunga di sempre (se sia stata anche la più bella, difficile dirlo; ma sicuramente fra due grandi squadre), riscattando un'edizione non troppo esaltante nei primi due turni.

L'evento di Roseto è capitato nel momento peggiore della stagione per troppe squadre, soprattutto per via degli infortuni. Valdarno senza Nasraoui e Amatori; Selargius senza Granzotto e Berrad; Roseto senza Botteghi (più Obouh-Fegue e Miccio convalescenti) e con un cambio di guida tecnica ancora da assorbire; Matelica senza "Pepo" Gonzalez; Broni rimasta senza Policari pur avendo messo una pezza di prestigio con Bocchetti. La stessa Udine, che poi ha trionfato, aveva in borghese Ronchi (e la giovane Penna), anche se ha compensato molto bene col ritorno di Alice Milani.
In sostanza solo tre squadre sembravano giungere all'appuntamento col vento in poppa anziché con le vele scuffiate: dall'Est, Udine (11 vittorie di fila) e Alpo, dall'Ovest solo Derthona (peraltro battuta in casa da Mantova nel turno precedente di campionato; ma prima 15 successi consecutivi).

- I quarti di finale, per la verità, non sono stati banali. Ma questo perché gli accoppiamenti partoriti dai valori di due mesi fa hanno messo di fronte, casualmente, due delle suddette tre squadre in forma (Derthona e Alpo), che hanno prodotto un match d'alto livello, e quattro di quelle malconce, che così hanno dato vita a confronti equilibrati ancorché scarsini nella qualità.
In sostanza solo Udine-Broni è stata a senso unico. Meccanismo perfetto le friulane, con le lunghe a spadroneggiare dentro l'area, segnando quando e come volevano; ma anche triple, contropiedi, pacchetto completo. Per Broni solo un sussultino nel 1° quarto rispondendo al break iniziale, ma per il resto impotenza. Il 3° quarto di Udine è stato perfetto, 33-9 di parziale con 7/9 da 2 e 4/6 da 3; una mappa di tiro da manuale del basket moderno, perché se guardi, ti accorgi che le discepole di Riga hanno tirato solo da dentro l'area o da dietro l'arco, senza cioè l'obsoleto (secondo i modernisti) tiro dalla media. Da 74-36 al 30' le pavesi hanno solo potuto lenire lo scarto finale (87-65). 5 in doppia cifra per Udine, guidata appunto dalle lunghe Katshitshi (17+8 rimba), Cancelli (14 con 7/9) ma anche un'interessante Shash dalla panchina (14+8 rimba+5 ass.); per Broni 19 di Molnar ma molti a babbo stramorto.
A seguire, di alto livello, si diceva, il confronto tra Derthona e Alpo. Le veronesi vanno avanti 39-43 all'intervallo ma subiscono la fiammata bruciatutto da parte delle piemontesi nel 3° quarto, 30-11 di parziale, e non si riprendono più (84-67). Attura 21 punti, Premasunac 20, Cerino 15 ("fiammata di Cerino" potrebbe essere la... freddura del secolo, :blink: ma non è stata solo sua); per Alpo 19 di Turel, 12+10 rimba di Nori, 12 di Frustaci. Sfortunata Alpo nell'accoppiamento; almeno la semifinale la meritava.
Tocca poi al risultato a sorpresa, con finale rocambolesco. Tra Valdarno Matelica (con le assenze già menzionate), equilibrio per 3 quarti (46-46), poi le tosche sembrano trovare lo spunto vincente con Mioni e Reggiani, 58-48 a 4' dalla fine, ma incredibilmente non segnano più nulla da lì alla fine. Le marchigiane iniziano a crederci risalendo punticino dopo punticino con Offro, Gramaccioni e poi Cabrini con la tripla del pareggio (58-58 a -2'30"). Dopo questa doppia scossa si ha uno stallo di quasi due minuti, poi Valdarno combina altri danni ed è punita da Gramaccioni per il contropiede del 58-60 a -45"; indi Dell'Orto, la minuta play da poco giunta dalla B lombarda di Usmate, trovando subito spazio importante, sigilla con un 3/4 ai liberi (58-63). Rossini 15 e Mioni 14 per le deluse, Cabrini 15 e Poggio 11 per le festeggianti.
A chiudere il venerdì rosetano, ecco le padrone di casa che dopo 3 quarti di testa-a-testa senza breaks significativi con Selargius (45-46 al 30', quasi uguale al match precedente), piazza lo spunto buono con un 8-0 fra il 37' e il 38', e a differenza di Valdarno non si fa rimontare; finisce 59-51. Mentre le "big" rosetane erano o fuori o ammaccate, s'erge a gran protagonista Cecili con 21 punti, 8/12, 7 rimbalzi, 7 recuperi, 36 di valutazione; per le sarde Pavrette 15+8 rimba.

- Sottotono la giornata di sabato, con due semifinali a senso unico per le più forti. Udine scappa sul 47-24 al 20' con Matelica e chiude 84-59; altra esibizione di collettivo completo, 5 in doppia cifra con 14 di Bovenzi e Gregori a guidare. Per le marchigiane l'immarcescibile ed eterna Sanchez ne fa 17 con 8 rimbalzi.
A seguire, altro monologo, ad opera di Derthona che non ha pietà di Roseto, spegnendo presto ogni speranza del pubblico nativo: 39-24 al 20', 66-38 finale. Attura 20 punti, Obouh-Fegue manda buoni segnali di ripresa in vista del campionato con 14+8rimba.

- Ed eccoci dunque alla finale: la più giusta; la più attesa; la più epica, alla fine. Ma non sembrava destinata ad essere tale, stante il dominio iniziale di Derthona (Premasunac la mattatrice in questo frangente): 10-0, 17-6, poi 22-9, anche se già parzialmente rappezzato da Udine sul 24-14 a fine 1° quarto. Col quintetto titolare un po' inebetito (anche se poi Katshitshi e Bovenzi saranno monumentali), serviva un elemento che entrasse dalla panchina con impatto immediato, per sbloccare anche le compagne e dare una svolta tecnica e mentale; ed è Gregori a incarnare questo ruolo. Con lei Udine si riporta a meno 3; all'intervallo meno 5. Non basta, però, giacché a sua volta Derthona risponde con una nuova gragnòla di colpi: Attura, Prema, Marangoni, Cerino, sembrano troppa roba persino per Udine; è nuova fuga sul 46-32 al 23'.
Merito delle discepole di Riga è quello di restare in piedi, vacillando ma non crollando, per poi recuperare di nuovo con pazienza; di nuovo Gregori importante insieme a Bovenzi e Katshitshi che salgono vistosamente di livello. Tuttavia nemmeno questo sembra bastare fino a 7'30" dal termine, quando Derthona è ancora a +8.
E lì il momento di svolta, quando con un parziale di 0-10, aperto e chiuso da Cancelli, Udine per la prima volta perviene al sorpasso: 61-63 a 4' dalla fine. Da lì in poi, per ben 19 minuti, compresi cioè i tre supplementari, sarà duello da annali. Potrebbe già risolversi nei regolamentari quando Bovenzi realizza il 68-70 a -17"; ma Attura pareggia dalla lunetta e Katshitshi non trova il guizzo vincente allo scadere (70-70).

- Nel 1° overtime riparte meglio Derthona, che va 76-72 con 4 di Prema e 2 di Attura; se la stessa italo-yankee segnasse il +6 a -1'20" sarebbe forse il k.o., ma sbaglia; e la roulette degli episodi gira tutta a favore di Udine: da rimbalzo offensivo nasce un assist di Milani per Katshitshi; poi fallo in attacco di Premasunac ed è il suo quinto (tegola mortifera); altro assist di Milani per la lunga italo-congolese che pareggia (76-76); Derthona pasticcia nell'ultimo possesso.
2° overtimeAttura, orfana di Prema, entra in modalità "faso tuto mi". :huh: Bruttino da vedere per gli amanti del collettivo; soprattutto sconcerta la riduzione di Melchiori a comprimaria che si fa le vasche avanti-indietro da una metà campo all'altra senza quasi vedere palla né tantomeno tirare; finirà con 3 tentativi in 39'. O non stava bene lei, o gliel'ha chiesto il coach di sacrificarsi, o c'è qualcosa di strano, :unsure: considerando che viene pure lei dall'A1 come Attura e che ha vinto più volte la Coppa Italia con tanto di mvp. 32 tiri la compagna (che oltre tutto sarebbe il play) e 3 Melchiori?
Altrettanto schiettamente, però, bisogna dire che Attura ha sì tirato 17 volte nei supplementari, un'enormità, ma non si può negare che abbia segnato spesso, e in momenti in cui la palla era di piombo rovente: 5/12 da 2 e 2/5 da 3. Non ci sentiamo di dire che se l'avesse passata di più, Derthona avrebbe vinto. Poteva benissimo vincere anche così, e sarebbe stato giusto celebrare gli eroismi di Attura. Difficile, nel complesso, segnare più di 14 punti in un overtime, come ha fatto l'Autosped nel secondo; il problema è che ne ha subiti altrettanti. Anzi, è più spesso avanti la Delser in questo prolungamento, con Gregori da 3, Milani che uccella Attura con un gran passo d'incrocio; poi ennesimo canestro dal post basso per Katshitshi ed è 87-90 a 30" dalla fine. Ma Attura, caparbia, dopo un errore da 3 ha ragione lei perché sul rimbalzo offensivo delle sue, si prende di nuovo un tiro dall'arco e stavolta lo mette: 90-90, si va ancora avanti, allucinante.

3° overtime: dopo la santabarbara dei minuti precedenti c'è un rifiatare collettivo; in quasi 3 minuti c'è solo un canestro di Udine. Poi si riaccende tutto quando Attura fa l'ennesima prodezza, ma sarà l'ultima, realizzando la tripla del 93-92 a -1'50". Poi Gregori, ancora con nervi d'acciaro, segna un'entratona; ma Gianolla guizza a rimbalzo offensivo (95-94 Derthona a -1'15"). Quando Bovenzi sbaglia la replica, Derthona ha la chance di mettere il sigillo, ma Katshitshi, sublime, stoppa una tripla di Attura e, di là, subisce fallo e trasforma i due liberi (95-96). Cerino sbaglia da 3, Milani fa 2/2, timeout e ultimo appello per Derthona, ma Gianolla fa nettamente fuori misura dall'arco. Festa Udine.

Cifre individuali atomiche, com'è normale vista la durata extra; per le trionfatrici Katshitshi, eletta mvp, fa 29 punti con 11/22 dal campo, 6/8 ai liberi, 21 rimbalzi, 3 recuperi, 7 assist, 10 falli subiti, 50 di valutazione:B): Bovenzi ha 20 punti, 13 assist, 30 di valutazione. Gregori 16 con 4/6 da 3, Milani 13, Cancelli 12, Bacchini 8. Solo queste a segno, ma è bastato.
Per le battute fa 32 punti Attura (10/23 da 2, 2/9 da 3, 6/8 ai liberi, 6 assist, 23 di valutazione); 24 di Premasunac, con 11/13 da 2, 15 rimbalzi e 5 assist, 41 di valutazione. Col rimpianto della sua uscita prematura. Cerino 12, Marangoni 9 (con 8 soli tiri in 45', tanto per fare il paio di "timide", o trascurate, con Melchiori).
Le cifre di squadra si bilanciano (Derthona meglio da 2 e nel bilancio perse-recuperi, Udine meglio da 3 e nei rimbalzi offensivi); molti più falli Derthona, 28 vs 15, ma spesso non sul tiro, tant'è che i liberi sono solo +4 per Udine. Una differenza, come già detto, data da episodi, non da fattori tecnici particolari. Applausi a tutte.

- Certo, rispetto ai bei tempi in cui la finale di Coppa A2 andava in tv su RaiSport, solitamente nel periodo di Pasqua se non ricordo male, è un peccato non offrire una partita così a una platea più grande di quella di LBF Tv (e forse MS Channel). Ma va notata la paginona intera dedicata oggi dal "Corriere dello Sport" (vedi allegato); certo, è per la partnership siglata con la Lega, non per spontaneo amore nei confronti del basket femminile, ma è pur sempre un bel vedere.


domenica 10 marzo 2024

Coppe europee (2^parte): Venezia affonda e riemerge, ma dovrà sbancare Londra

- Se Schio piange, non ride la conterranea Venezia, anche se può quasi sorridere di sollievo dopo aver rischiato l'affondamento precoce dei sogni di finale in EuroCup. Nell'andata di finale contro le London Lions, giunte imbattute al Taliercio (gremito da 2500 spettatori ufficiali) così come senza macchia era la Reyer sinora, dopo un 1° quarto frizzante, chiuso 21-20 con una tripla di Cubaj, scende improvvisa la notte, o se vogliamo sale alta l'acqua in piazza San Marco. Totale e sconcertante infatti la paralisi dell'attacco orogranata nel 2° periodo: 3 miserabili punti, realizzati da Pan dopo 9'43" di digiuno più che quaresimale, da traversata nel deserto. :woot: Digiuno di cui ovviamente approfittava Londra, con l'ex di turno Fagbenle sugli scudi, per volare su un +19, un pazzesco 0-20 di parziale, poi attenuato da quella tripla di Pan, ma comunque cospicuo +16 all'intervallo (24-40).


- Il tema della partita a quel punto diventava la forsennata rincorsa di Venezia, per ridurre il più possibile il passivo in vista del ritorno. Serviva più istinto che raziocinio, più incoscienza (nel senso positivo del termine) che costruzione meticolosa secondo l'ortodossia mazzoniana; necessità di cui si fa interprete Matilde Villa, guidando la risalita delle sue con una serie di invenzioni stile Costa Masnaga dei bei tempi. Quando segna persino da 3 è chiaro il segnale divino che il vento è cambiato. La segue bene Berkani, e le due rimettono in corsa Venezia a fine 3° quarto (43-50), mentre Londra, comprensibilmente ma in modo prematuro, tira un po' il fiato.

- L'ultimo periodo si apre con un 3/3 ai liberi di Pan, poi Kuier e Fassina alimentano l'entusiasmo veneziano siglando il meno 2 (54-56) a 5' dalla fine, clamoroso per come sembrava andare tutto a catafascio sul meno 19. A quel punto arriva il classico "rinculo da rimonta", ovvero quando arrivato vicino a completarla sei un attimo stanco, e le avversarie non possono continuare a subire inebetite; sicché le toste Samuelson e Gustafson siglano uno 0-7 che potrebbe uccidere di nuovo la Reyer (54-63 a 3'). Nel finale, per fortuna delle suddite di Brugnano, si sveglia Shepard e insieme a Villa, e a un 3/3 di Kuier ai liberi, nell'assalto tutto nervi dell'ultimo paio di minuti porta il punteggio allo scarto minimo (68-69), con stoppata finale di Villa su Winterburn, cui segue un tentativo di Pan da metà campo che non va nemmeno troppo lontano dal miracolo.
Per Venezia si ha Villa a 14 punti (5/13 al tiro e 4 assist), Kuier a 12, Shepard a 10; per Londra 24 di Fagbenle (anche se calata alla distanza), 14 di Gustafson, sottotono Samuelson.

- A fine gara nelle dichiarazioni da parte veneziana si cercherebbe invano una spiegazione al blackout del 2° quarto. Sia Mazzon che Villa hanno parlato, in sostanza, di un approccio timido, di un'incertezza iniziale, poi superata. Ma non è stato così, perché i primi 10' in realtà erano stati giocati più che discretamente (21-20 appunto). :unsure: E' stata una lunga parentesi di vuoto all'interno di una partita che per il resto avrebbe portato a una netta vittoria (anche se ovviamente non puoi contare il punteggio degli ultimi 2 quarti come se non si fosse partiti da +16 per le britanniche). Ma tant'è, le parole lasciano il tempo che trovano; ci sarà da andare all'ombra del Big Ben e fare un partitone. Altrimenti per la Reyer sarà l'ennesima pentola onorevole ma senza coperchio.

- Nell'altra semifinale, massimo lucro per il Besiktas, che dopo 3 quarti in vantaggio di misura su Girona, affonda i colpi con un 25-7 nell'ultimo quarto che vale un 81-60 da mezza ipoteca sul passaggio del turno. Per le turche sono bastate 3 matadoras a fare quasi tutto: Evans 27, la torre cinese Yueru Li 20, Nogic 17; hanno giocato appena in 6.

Coppe europee (1^ parte): Schio esce di scena in una grigia gara-3

 Mer... come "merda", o come "mercoledì di quaresima", per chi non gradisse il turpiloquio. :blink: E' stata comunque una sera da imprecazioni per chi segue le nostre alfiere italiche di coppa. In EuroCup le Lions londinesi hanno avuto la meglio sulle leonesse di San Marco; ma per la Reyer è solo una sconfitta parziale. E' invece "game over" per Schio, ben poco leonessa in gara-3 di playoff d'Eurolega, fermandosi alle porte delle Final Four, quelle porte che lo scorso anno riuscì a varcare dopo lunghissimi anni, e che tornano a sbarrarsi per lei e per il basket femminile italiano, il cui conto delle stagioni senza titolo continentale sale a 29.


- La storia si ripete: già nel 2022, Schio perse gara-1 a Praga, riacquistò baldanza con una convincente G2 casalinga, salvo però sbiadire nuovamente appena rimesso piede nelle lande ceche. Non è fotocopia esatta della serie, perché due anni fa il Famila aveva sfiorato la vittoria in G1, mentre stavolta sono state tre gare a senso unico: dominio Praga, dominio Schio, dominio Praga.
Se non vogliamo spiegare tali oscillazioni soltanto con l'alternarsi del campo, un fattore tecnico può individuarsi nella "metabolizzazione", da parte delle praghesi, della perdita di Oblak (crociato rotto in G1), che nella successiva G2 era ancora indigesta, con Conde e Cazorla in palese difficoltà nel reparto-esterne, mandando in crisi anche quello delle lunghe per la difficoltà praghese nel tessere il gioco; mentre stavolta Conde ha segnato (11), preso rimbalzi (altri 11) e alimentato le compagne (5 assist per lei, in aggiunta ai 7 di Cazorla).
E poi il predominio delle interne: Praga, va sottolineato, a differenza di G1 in cui aveva capitalizzato una serata stellare da 3, stavolta stravince pur con un misero 2/15 dall'arco, a fronte però di un 56% da 2 contro il 31% di Schio. In sostanza le ceche hanno costruito sistematicamente conclusioni ad alta percentuale da sotto, con Magbegor (14 punti) e N.Sabally (19 in meno di 20') a totalizzare un 15/21 da 2, e sono riuscite a negarle alle arancioni.
Nella sostanza, comunque, prevale la favorita della serie (i bookmakers per G3 davano Schio intorno al 4,50, cioè con pochissime chances); e l'Eurolega scledense è stata compromessa più dalla sfigata classifica avulsa che l'ha relegata al 4° posto a pari punti con la seconda; ma quello che delude da parte delle tricolori, nell'occasione, è che a fronte di una serata mal indirizzata sul piano tecnico non ci sia stata almeno una scossa caratteriale. O se c'è stata non se n'è visto l'effetto: la partita si è incanalata nel 2° quarto, si è decisa nel terzo, si è spenta definitivamente all'inizio dell'ultimo.
Mentre per Praga, oltre alle protagoniste già citate, si registrano le doppie cifre anche di Vorackova (11) e Ayayi (10), è difficile assegnare un voto oltre la sufficienza fra le scledensi a parte Juhasz (15 punti e 10 rimbalzi), che però non è, per ora, quel calibro di giocatrice in grado di trascinare, se fa bene lei, anche le compagne; i barometri principali della squadra sono inevitabilmente Guirantes e Parks, e se fanno 5/23 in coppia, come in gara-3, il meteo è tempestoso.
Così come tempesta c'è stata, inopinatamente, tra Verona e coach "Dike", il quale dopo uno scambio d'opinioni con la sua play titolare le ha dato solo 12' totali; e se Sottana deve giocarne 28, come mercoledì, i suoi sprazzi di classe finiscono per annacquarsi nella fatica (pesante il suo meno 32 di plus/minus). Aggiungi una Keys e una Bestagno incolori (per entrambe 5 punti in circa 20'), una Reisingerova tornata per l'occasione ma a un terzo di servizio (6'), e il meno 20 di scarto finale è quasi una conseguenza matematica.

- E sì che l'inizio di questa G3 sembrava cavalcare l'onda di 7 giorni prima: Schio sicura di sé e Praga legnosa; si era sul 4-11 dopo 4' e rotti, per l'esultanza del numeroso manipolo di tifosi arancioni. Conde però metteva in partita le sue, anche sul piano emotivo, segnando ed esultando; fuga scledense quindi evaporata presto (16-16 al 10'), ma era il successivo, tremendo blackout di 7'25" dopo il primo canestro del 2° quarto, a guastare irrimediabilmente la partita del Famila, anche se Praga ne approfittava sì ma non del tutto (30-18), consentendo alle triple di Sottana e Juhasz di ridare ossigeno prima dell'intervallo (34-25).
Insomma la situazione era ancora ribaltabile ma serviva un rientro forte dagli spogliatoi; tutto il contrario perché Schio subisce 6 punti di fila da Magbegor con una difesa al lattemiele dentro l'area (40-25). Verso metà 3° quarto una tripla di Ayayi faceva 47-29; una deriva cui le arancio mettevano nuovamente una pezza parziale (54-42 al 30') salvo affondare definitivamente con nuove martellate interne, di Sabally e Hof (59-42). E il sipario sulla stagione europea di Schio calava anzitempo; mesto il trascinarsi degli ultimi minuti (74-54 finale).

- Nelle altre due G3 (per raggiungere il già qualificato Fenerbahce), la sorpresa, anche se solo parziale, arriva per mano di Villeneuve, che sbanca Miskolc, pure nettamente, 58-73, prendendo subito il comando e allungando senza reazione significativa da parte della magiare. 18 punti di Smalls e 16 dell'emergente Salaun per le trionfatrici. Che riportano il basket francese alle Final Four dopo 10 anni: così a memoria non l'avremmo detto, che fosse passato così tanto tempo. Ma in quest'era di dominio dei dollari russi (prima della cacciata) e turchi, non è facile nemmeno per un movimento florido come quello transalpino, dove peraltro di spese pazze (saggiamente) non se ne fanno mai, e dunque ci sono tante buone squadre ma nessuna corazzata.
Da pronostico invece la vittoria, alla fine trionfale, di Mersin su Saragozza: già +12 a fine 1° quarto, poi un'altra spallata nel terzo ed è bandiera bianca per le pur sorprendenti iberiche, debuttanti in Eurolega e già arrivate ben avanti. Le turche hanno 18 punti da Copper e 16 da Mabrey, coppia d'assi che può far sognare anche di battere il Fenerbahce in quella che può essere la finale anticipata e invece sarà "semi" di ferro, mentre nell'altra Praga avrà Villeneuve.
Da notare che la serie tra Mersin e Saragozza ha totalizzato 21.000 spettatori, ovvero 7.900 nelle due partite in terra turca e oltre 5.000 in G2.

giovedì 7 marzo 2024

Non ci sono condizioni per il professionismo

Si vorrebbe che l'attività delle cestiste di alto livello fosse equiparata al lavoro dipendente per un'azienda. Ma le associazioni sportive dilettantistiche, categoria di cui fanno parte tutte le società del basket femminile, sono delle aziende? Temo proprio di no.

Dal punto di vista formale non c'è differenza tra chi gioca in A1 e gioca in A2, B, o categorie inferiori. Tutte persone che svolgono un numero fisso di allenamenti alla settimana, più la partita, prestando l'opera (cioè il loro giocare a basket) alla società che le utilizza. Allora perché in A1 dovremmo fare il professionismo e in A2-B eccetera no?
La differenza formale, giuridica insomma, subentra nel momento in cui, com'è successo in serie A di basket maschile, c'è un volume di soldi tale per cui si riesce a sostenere il professionismo. Oppure, come nel calcio femminile, quando si trova Pantalone che paga per sostenere ciò che da solo non si sosterrebbe. Al momento nel basket femminile non pare proprio esserci questa possibilità, a meno di miracoli, che auspichiamo si verifichino a breve, però la realtà del presente è questa.
Il fatto che né l'A2 di basket maschile né la pallavolo maschile e femminile, cioè tre campionati dove girano molti più soldi che nell'A1 di basket femminile, abbiano preferito restare dilettanti (anzi l'A2 di basket ha fatto marcia indietro, dopo essere stata professionistica), dovrebbe essere un'indicazione molto chiara al riguardo.

mercoledì 6 marzo 2024

A1: Geas corona l'ascesa, l'urlo di Battipaglia, Brescia manca il guizzo. A2: vigilia di Coppa

- Giornata non banale in A1. Si è iniziato di venerdì con la vetrina televisiva nazionale, se non mondiale, :blink: per Ragusa-Roma. Va ammesso che non è stato uno spettacolo mozzafiato: si parlava qui, nei giorni precedenti, della questione di come rendere più spettacolare il basket femminile; ecco, francamente credo che quella partita non possa aver fatto innamorare legioni di spettatori generici; la media era di una cosa ben fatta ogni tre errori se non erroracci.

Pur senza sostenere la banale equivalenza tra punteggio basso e scarso divertimento, in questo caso il 59-49 finale è uno specchio onesto di una partita mediocre. Naturalmente "aiutata" (si fa per dire) da un arbitraggio stitico di fischi, che ha concesso la miseria di 7 tiri liberi per parte, manco fosse un'amichevole.
In realtà, nonostante la mediocrità del gioco, l'andamento non è stato privo d'interesse, con Ragusa in controllo nel primo tempo (su una Roma priva di Dongue e Gilli, sorretta soprattutto da Natali), poi scomparsa dal campo nel terzo quarto (parziale di 5-16) ma capace di riprendere il filo della partita al momento giusto, controsorpassando le capitoline. Giocata-chiave verso metà ultimo quarto, quando una Milazzo tra le migliori (11 punti e 7 assist; direi vice-mvp dietro Chidom, 16+15 rimba) ha depredato Romeo a metà campo e ha segnato in contropiede il +5. Da lì Roma s'è sciolta come neve. Una pentola senza coperchio che è abbastanza simbolo della sua stagione, anche se (complice il 20-0 avuto in regalo contro Sassari) c'è ancora possibilità di riscatto andando ai playoff.

- Perdono anche le rivali di Roma, pure loro impegnate a sfavore di pronostico. Chi va più vicino al colpo è Brescia, in una partita che - almeno questa - ha divertito sia nell'andamento che nel gioco, a viso aperto. La svolta che sembra decisiva per S. Martino arriva nel 2° quarto con un allungo fino a +16, spinto da Conte, D'Alie e Turcinovic; poi +13 all'intervallo, distacco che si conferma al termine del terzo. Brescia è, fin lì, sorretta quasi solo da Zanardi (24 punti e 32 di valutazione, grande anche se probabilmente ha pagato lo sforzo nel finale), Garrick (22) e Tassinari (13), mentre le lunghe, soprattutto Boothe, sono inopinatamente abuliche, senza approfittare dell'assenza di Kostowicz. Quando sembra ormai tutto deciso, invece si riapre tutto con un parziale di 4-19 per Brescia che addirittura sorpassa con una tripla di Garrick (71-73) a -2'40".
Come spesso succede, però, chi si è dannato l'anima per rimontare, alla fine arriva in riserva mentre chi ha patito la rimonta, alla lunga si sblocca e salva la ghirba. Così è con D'Alie che inventa un canestro cruciale a centro area, difende bene su Zanardi che sbaglia un paio di tiri, e poi sempre la Rae d'Italia sigilla con due liberi, anche se poi Garrick mette una tripla e, sull'ultimo possesso, dopo che Turcinovic fallisce il k.o., reclama invano fallo su un tentativo peraltro improbabile dalla sua metà campo. Finisce 78-76 ed è risultato che pesa moltissimo sia per S. Martino (playoff molto vicini) sia per Brescia (che avrebbe potuto fare la differenza nella sua corsa).

Sassari, l'altra in lotta tra 8° e 10° posto, prova a giocarsi le sue chances con Venezia, ma dopo un illusorio 19-11 al 10', subisce una contro-focaccia da 10-24 nel 2° quarto da cui non si rialza più, pagando l'abisso tra la profondità delle panchine: per le nuragiche solo 5 punti dai cambi, per le gondoliere 34 (Villa 15 e Cubaj 10 hanno dato una discreta mano); e alla fine viene quasi un ventello di scarto.
La Reyer, che non ha un calendario semplice di qui a fine stagione regolare (6 partite tutte contro avversarie attualmente in zona-playoff), deve mantenere l'attuale +4 su Bologna fino allo scontro diretto del 30/3, per non dipendere dall'esito del medesimo. Da parte sua la Virtus timbra il cartellino con autorità a Milano: dopo 13'30" il punteggio è 15-42, frutto di un micidiale 2-25 nel giro di 7 minuti (cioè dal 13-17 del 6'30"). Zandalasini fa 12 punti nel 1° quarto, poi s'acquieta.

- Ma non è certo la sconfitta ultra-prevista con la Virtus a crucciare Milano. Casomai lo è la versione "2.0" di Battipaglia, che coglie la sua prima vittoria, ai danni di Faenza, peraltro un'occasione che sarebbe stata propizia anche senza i rinforzi per le campane. Le quali ribaltano un inizio negativo, -8 all'intervallo, con un gagliardo 25-14 nel 3° quarto. Nell'ultimo Faenza si danna, ma resta sempre indietro di qualche lunghezza, perdendo infine 71-67. Risultato che forse non servirà a far evitare a Battipaglia l'ultimo posto (deve vincere altre 2 partite), ma cruciale per la fiducia. Policari già 9 punti in 29' all'esordio; bene tutte e 4 le straniere di Batti e torna in doppia cifra anche Seka. Ora c'è la contromossa del Sanga in canna: e se alla fine scoprissimo che è Faenza la più debole? :unsure: Per ora non credo, ma c'è ancora un mese abbondante per amalgamare le varie maionesi, là nelle cucine delle pericolanti.

- E infine quello che, classifica alla mano, era il big match di giornata. Il Geas resta imbattuto in campionato nel 2024, sono 6 di fila (7 contando l'ultimo match del 2023), completando senza macchia alcuna il ciclo di sfide con le rivali più dirette; espugna nuovamente Campobasso dopo il quarto di finale di Coppa Italia d'inizio gennaio. E' di nuovo una sfida a basso punteggio, tra due difese che mordono e legnano senza risparmio (col benestare degli arbitri, i quali accordano appena 9 liberi alle lombarde e 10 alle molisane). Mettici pure una manciata (abbondante) di errori su tiri buoni, e di palle perse per qualche frenesia eccessiva, e si ha un primo tempo di canestri sudati sette camicie, ma anche otto o nove; giusto nel finale il Geas trova qualche guizzo per andare avanti 20-24 all'intervallo.
Nel 3° quarto si procede così, con gran tensione, per altri 5' circa; poi da 25-28, quasi all'improvviso, Campobasso ha una fiammata offensiva, quasi un miracolo in una partita così, aperta dell'ex di turno Kacerik con una tripla; diventa addirittura 12-0 di parziale, per un 37-28 al 29' che può essere una svolta vera. Anche perché nel frattempo Gwathmey è fuori per infortunio.
Ma ecco la contro-svolta. Panzera mette una tripla nel finale del 3° periodo (37-31); torna Gwathmey; e soprattutto, il Geas ancora una volta è micidiale nel "rimbalzare" dal momento di crisi con una metamorfosi di quelle che forse nemmeno Cinzia Zanotti sa spiegarsi (clamorosa quella, ricordiamo, in semifinale di Coppa con Venezia, quando dopo il tragico inizio il Geas recuperò tutto in pochi minuti); fatto sta che da quel +9 Campobasso si passa a un +6 sestese a 2'40" dalla fine, con un parziale di 2-17. Tra le artefici Dotto, Panzera ma anche una Begic in crescita (mentre Moore per una volta si è vista poco). Nel batti-e-ribatti finale il Geas riesce a restare davanti; Campobasso dopo una tripla di Mistinova perde la palla del possibile pareggio e Bestagno sigilla con un libero (46-50).
Geas ora molto ben indirizzato verso il 4° posto (difficile insidiare Schio per il terzo, ma si vedrà), mentre Campobasso dovrà difendere il quinto dalla risorgente Ragusa.

- In A2 Est cade, dopo 15 vittorie di fila, Derthona per mano di Mantova; in crescita le babies del Basket Roma che fermano Broni con 24 punti di Aghilarre e 16 di Fantini; perde anche Selargius a Torino. Il che significa che tre alfiere di questo girone su 4 arrivano alle Final Eight di Coppa Italia col viatico d'una sconfitta. E Valdarno non è in un periodo facile per le assenze. Così come non lo è, in A2 Ovest, Roseto, che senza Obouh-Fegue, Botteghi più Miccio a mezzo servizio cede netto, 83-61, nel big match con Udine (Katshitshi 19 punti, 14 rimbalzi, 32 di valutazione). Mentre Alpo fa a pezzi Trieste ed è seconda da sola.
Se dovessimo guardare chi arriva più in forma alla kermesse rosetana, diremmo appunto Udine e Alpo. Ma a volte in questo tipo di eventi, chi entra papa esce cardinale e viceversa (anche se nella storia recente, Crema per 5 volte di fila non ha mai fallito, e lo scorso anno Castelnuovo, oggi Derthona, ha vinto da favorita).

- Personalmente sono andato al derby brianzolo tra Giussano e Costa, ospitato dal maestoso PalaDesio da oltre 6000 posti, sede spesso di Eurolega maschile negli anni passati. Le presenze s'attestavano credo intorno alle 200 unità (così dal live score LBF), magari 250 reali. Partita non priva d'interesse anche se, manco a dirlo, a punteggio basso basso e con fischi arbitrali all'insegna dell'avarizia. Giussano, ben più corta d'organico complice l'assenza di Manzotti, riesce a ridurre il gap con un attento controllo dei ritmi, ma dal 3° quarto Costa, pur senza mai chiuderla anzitempo, resta in vantaggio e con il 50-54 finale porta a casa l'ottavo successo di fila. Certo rimpiangerà di non esserci, a Roseto, per via di una qualificazione sfumata sul filo, ma attualmente è quasi sicura di finire almeno terza, se non seconda, e magari ripetere la cavalcata-playoff del 2023. Giussano invece se la gioca per l'ottavo posto con una Spezia in risalita.

sabato 2 marzo 2024

Coppe europee: il pareggio di Schio, la quarta semifinale per Venezia

- Quante volte l'abbiamo visto in una serie-playoff? Le parti che si ribaltano fra gara-1 e gara-2; il dominatore diventa dominato e viceversa. Così avviene anche fra Schio Praga. C'è stato più equilibrio che in terra ceca, dove le tricolori erano sùbito uscite dalla partita senza più rientrarvi, ma la sostanza finale è simile, cioè una supremazia netta della squadra di casa. Interessante (ma non so fino a che punto spieghi la differenza) quanto ha detto Guirantes in conferenza stampa, ovvero che ha giovato a Schio il riposo nel weekend precedente, avendo spostato la gara di campionato. Mentre gara-1 arrivava appena dopo la dispendiosa ancorché trionfale Coppa Italia. Allora occhio, Praga, che Schio giungerà a gara-3 dopo il turno di riposo già previsto dal calendario...

Altri fattori del ribaltamento di sorti sono stati il rientro di Sottana, e non è poco (ancora out invece Reisingerova, mentre per Praga è tornata Nyara Sabally ma mancava Oblak, la quale s'è appreso aver rotto il crociato in gara-1); e poi il tiro da 3. Brutalmente, nel basket contemporaneo se ti entrano le triple sei a metà dell'opera, se non ti entrano devi accendere un cero e sperare che pure gli altri abbiano le polveri umidicce. In gara-2 Schio ha tirato 11/24 dall'arco, sontuoso, mentre Praga 5/17. Percentuali molto simili a gara-1, ma a parti scambiate. Poi è chiaro che si aggiunge il fattore-PalaRomare, il gasamento collettivo che subentra, come già visto mille volte; e sommando tutto, anche per la seconda miglior squadra della stagione europea, come Praga, si fa notte.

- L'andamento vede vantaggi alterni nel 1° quarto, con leggera prevalenza praghese (16-20); poi una prima fiammata scledense in avvio di 2°, 11-2 con l'asse italiano Bestagno-Keys-Penna (da notare che Schio ha virtualmente giocato con appena 3 straniere, visto che Sivka ha avuto 1 minuto d'utilizzo); dopo una fase di stallo arriva il secondo falò, acceso da Sottana che prima serve un assist a Juhasz, poi fa da sé con 8 punti in rapida sequenza (2 triple e uno da due). Credo che sia proprio nel piano-partita di Dikaioulakos, quello di preparare il terreno per questi momenti, di solito nel finale dei quarti, in cui Sottana può sbrigliare la sua classe superiore per un numero limitato di minuti, con un impatto sulla partita che è sia tecnico (cioè nel mero punteggio) sia emotivo (perché quando s'accende lei si esalta l'ambiente). Insomma si va al riposo sul 39-32.
Ma il vero momento decisivo è nel finale del 3° quarto. A metà della frazione Praga perviene al pareggio, 47-47, grazie a uno 0-8 aperto, a mo' di segnale di sorte favorevole, da una tripla tabellata di Conde, continuato da una tripla di Ayayi e da un'azione in post basso della possente Hof. Ma proprio lì, quando Praga sembra poter mettere l'impronta sulla partita, arriva invece il contro-scatto di Schio: parziale di 10-0 quasi tutto di Guirantes (due entrate di cui una con l'aggiuntivo; gran tripla in arresto e tiro); e poi un'altra pennellata da 5 punti per Sottana, di cui una tripla sulla facciazza del difensore. A fine 3° quarto è 64-51.
Non si riprende più, Praga, dalla botta. Nell'ultimo periodo ambo le squadre sono scariche, non succede quasi nulla (9-10 il parziale) e Schio finisce a braccia alzate, 73-61, e con la convinzione di potercela fare, a confezionare il botto da Final Four. Anche se, non s'imparerà mai abbastanza, com'era sbagliato trarre conclusioni drastiche dopo gara-1, lo sarebbe altrettanto pensare che in gara-3 le condizioni siano le stesse di stavolta.
Guirantes 17 punti, Keys 14 (molto solida e continua nell'arco della gara), Sottana 13; di là incisive solo Ayayi (19) e Magbegor (14).

- Le altre gare-2 confermano un livellamento di valori, che aprirebbe una grande occasione per Schio se superasse lo scoglio praghese. Passa 2-0 solo il Fenerbahce, che peraltro non dà un'impressione d'invulnerabilità, cavandosela con un 67-73 dopo aver inseguito nella prima metà gara a Salamanca, anche se - va detto - la formazione istanbullota era senza Meesseman e la spallata del 3° quarto, 6-22, che ribalta le sorti è vigorosa; e a 6' dalla fine le turche sono a +17; generoso il forcing finale delle iberiche, giunte a meno 4 ma non oltre. Yvonne Anderson 15, ma migliore in campo Milic con 14+10 rimba. Non è, però, il Fener iperbolico dell'anno scorso, ripetiamo.
Saragozza fa un'altra impresa della sua stagione da matricola europea d'assalto: davanti a 5.626 spettatori piega Mersin, 57-56, passando avanti nel 3° quarto con un 18-9, annullando la supremazia tecnica delle turche con una prova tutta collettivo e generosità; allo scadere è una spagnola al soldo delle ottomane, Araujo, a sbagliare il tiro che sarebbe valso le Final Four. Diallo 14 punti e Gimeno 11, non due fenomeni, le tops per Saragozza; per Mersin 17 di Copper e 15 di Mavunga, i due acquisti recenti.
Tiratissima anche fra Villeneuve Miskolc, una serie in cui poteva esserci Schio da favorita al posto delle ungheresi, con un po' di sorte in più. Le francesi partono da cani, 8-21 al 10', ma la rimettono in piedi e sorpassano nel 3° quarto, poi nell'ultimo sia pur di pochissimo restano sempre avanti; in volata da +1 segna un canestro cruciale Salaun, talento emergente francese (2001) che poi arrotonda con un libero (63-59). Salaun chiude con 24 punti, l'ex sassarese Burke con 18; per Miskolc ne ha 16 l'omonima del conduttore di "Passo e tiro", ovvero l'australe Garbin.

- In EuroCup viaggia in gondola a motore Venezia, bissando, o quasi, il +13 dell'andata, con un franco 88-78 su Riga. Attacco a torrente per la Reyer nel primo tempo, 53-41, percentuali altissime (alla fine, pur abbassate alla distanza, sono 20/32 da 2 e 10/22 da 3), 5 in doppia cifra capeggiate da Fassina (19 con 7/8 dal campo) e da Shepard (doppio 17, punti e rimbalzi), poi Villa e Pan con 14, Berkani con 12. Per Riga si fa notare la 2006 (!) Otto, 16 punti e 8 rimbalzi.
E' la quarta semifinale di fila per le suddite di Brugnaro; e chi più di loro meriterebbe il trofeo sinora sempre sfuggito di poco? Avversaria per un posto in finale sarà Londra (per la prima volta così avanti il basket britannico di club), che dopo il +8 dell'andata ha dominato il ritorno su Kayseri (82-70); ispirato il duo Gustafson (24)-Samuelson (19) che sarà temibile anche per Venezia.
Anche le altre due serie vedono bissare, sia pur meno nettamente, il successo di chi aveva prevalso all'andata: +2 per Girona in casa del Galatasaray, +3 per il Besiktas, unica turca superstite delle tre in lizza, sul Lattes-Montpellier.

- Negli stessi giorni in cui la sua ex squadra Schio battagliava per restare viva nei playoff d'Eurolega, ha annunciato il ritiro Isabelle Yacoubou, il miglior pivot europeo del decennio scorso, e "pivot" proprio nel senso antico di dominatrice d'area. Decisione forzata da un infortunio occorsole verso fine gennaio, giocando con Tarbes. Curriculum pieno di allori, compreso un argento olimpico nel 2012, occasione in cui ricevette "in diretta" la proposta di matrimonio dall'attore livornese Simone Fulciniti (i due hanno avuto una figlia); ha imparato la nostra lingua così bene da destreggiarsi egregiamente come telecronista per Sky qualche anno fa. Qualcosa di non scontato, se consideriamo che certe oriunde, da anni nel Bel Paese, faticano ancora ad articolare la benché minima intervista in italiano.