giovedì 7 aprile 2016

Trofeo Regioni: vince la Lombardia 2001

Smaltimento arretrati. Eventi giovanili di Pasqua, seconda parte. La Lombardia torna sul trono del Trofeo delle Regioni dopo 5 anni, ossia dall'ultima di 3 vittorie consecutive (se non erro) propiziate dalle fertili classi '94-95-96, di cui Zandalasini fu il prodotto più sopraffino. Poi c'è stato il dominio del Veneto e quindi, lo scorso anno, l'exploit della Toscana trascinata dall'"one girl show" di Sara Madera, con la Lombardia a cogliere un 2° posto indicativo di un ritorno di fiamma.
Il torneo di quest'anno vedeva le longobarde fare pizzette delle prime 4 avversarie, comprese le Marche in semifinale (56-18, punteggio avversario un po' grottesco per una semifinale ma la difesa delle future titolate aveva concesso pochissimo anche nelle partite precedenti: un altro 18, un 29, un 34).
Nel frattempo altre "big" tradizionali come il Veneto e il Lazio finivano anzitempo la corsa; la sorprendente Sicilia era l'altra finalista, superando il Friuli-Ven. Giulia.
E nella finale di Pasquetta, al PalaDozza di Bologna, stava per coronarsi il sogno siculo. Le ex suddite dei Borboni (prima che arrivasse Garibaldi) trovavano la kryptonite per annullare il potenziale lombardo, tenendo in scacco la favorita per 30 minuti: anche +11 per loro a 2' dal termine del 3° quarto.
La svolta quando il coach lombardo Lombardi (impossibile evitare la ripetizione, chiedo venia) :blink: puntava su un quintetto piccolo e aggressivo, sfruttando la minor lunghezza dell'organico siciliano che finiva in debito d'ossigeno, segnando appena 4 punti nell'ultimo periodo. Così alla Lombardia bastava segnarne 11 per portarsi sul +3 a 2' dalla fine salvo poi bloccarsi a sua volta, resistendo però agli assalti finali delle avversarie che arrivavano sul 42-41 senza sorpassare.
Miglior marcatrice per le vincenti la 2002 Panzera con 11. In effetti pare che l'annata 2002 sia ancora meglio per la Lombardia e, forse, per tutto il panorama nazionale, mentre la 2001 non sembra offrire un prospetto assoluto come la già nominata Madera o alcune '99 di quelle che hanno conquistato il bronzo europeo U16 la scorsa estate. Secondo un parere tecnico qualificato che abbiamo sentito, l'annata 2001 presenta soprattutto una buona disponibilità di play, anche ben variegati tra loro come caratteristiche, la cui fisicità è tuttavia da verificare in prospettiva futura internazionale. Ma vedremo.
Sulla Lombardia va notato che ben 10 elementi su 12 provenivano da Geas, Costamasnaga e Vittuone, ovvero il vivaio egemone dell'ultimo decennio e i due che sono stati maggiormente rilanciati da 3-4 anni a questa parte.

Nella foto: la Lombardia vittoriosa. Nello staff si nota, prima da sinistra in piedi, la giocatrice di Biassono Martina Gargantini.

lunedì 4 aprile 2016

U20: Battipaglia campione d'Italia

I grandi eventi giovanili di Pasqua. Under 20: bam bam Battipaglia, sei campione d'Ita(g)lia. :P La finale-thrilling con Venezia, nella cattedrale del Paladozza di Bologna gremita da un pubblico davvero notevole (grazie al Trofeo delle Regioni concomitante), riscatta un campionato che sin lì aveva offerto emozioni come il deserto offre liquidi.
Negli interzona di metà marzo, le due aliene Battipaglia e Reyer facevano pizzette della concorrenza, come previsto; non essendosi formata la terza possibile corazzata per via dell'affare sfumato tra Castel S. Pietro e Torino, c'era più livellamento negli altri due gruppi, soprattutto quello in cui Spezia regolava Napoli, Parma e Carugate, mentre la sorpresa giungeva da Borgotaro, dove il S. Raffaele (comunque un classico nome nobile) vinceva il duello degli arcangeli col S. Gabriele, o se si preferisce Roma falciava Milano nel derby delle metropoli, dopo un supplementare. Come abbiamo visto, sconfitta mal digerita dall'ambiente meneghino per via del metro arbitrale e del giuoco maschio delle ex suddite di Nerone, e contro-mal digerimento da parte di Sabbri Cinili che esternava su Facebook frizzi e lazzi nei confronti della società pinottiana. Applaudiamo entrambe le parti perché alla competizione serviva un po' di pepe. :clap:

"Final four"
dunque a Bologna; le semifinali del dì di Pasqua mostravano un S. Raffaele vaso de coccio contro il vaso de fèro Battipaja (speriamo di poterlo scrivere senza incappare nei lapilli di Cinili), giacchè la partita terminava 80-30 con 24 di Tagliamento e 16 di André Olbis Futo, di cui scriviamo la denominazione completa in quanto non abbiamo ancora capito quale delle 3 parti sia il cognome. Più ostica la resistenza di Spezia, anzi "Golfo dei Poeti" com'era ufficialmente indicata, contro una Reyer che prendeva il largo solo nell'ultimo quarto (61-47 con 17 di Pan).

Ecco dunque la finale più attesa, tra due corazzate multi-regionali indubbiamente altisonanti nei nomi, sorta di "all stars" con dosi massicce di azzurrucce delle classi tra il '96 e il '99, coi pregi e difetti del caso (ovvero talento individuale elevato ma gioco non oliato tra due squadre mai realmente schierate con quegli organici in partite che contassero).
Ne è comunque venuta fuori una partita da ricordare, che ha cambiato direzione due volte. Inizio favorevole a Battipaglia, 11-5 al 5' (anche se non poteva essere un break significativo), poi man mano Venezia prendeva il pallino del gioco con una difesa graffiante (8 punti concessi in 12'), andando fino a +8, ridotto a +5 all'intervallo (22-27). Il break del 3° quarto sembrava uccidere la partita, col massimo vantaggio di +16 toccato poco dopo metà periodo e ribadito al 30' (31-47).
Tutto si ribaltava incredibilmente in meno di 7 minuti dell'ultimo quarto, con un parziale di 19-2 (sorpasso sul 50-49) diventato poi addirittura 22-2. Nella scatola nera del disastro veneziano cosa troviamo? In primis l'improvviso cedimento della difesa su Tagliamento (rima) e su Costa, che rispettivamente sul perimetro e in area sono diventate inarrestabili, confezionando tutti i 22 punti del suddetto parziale, eccetto una tripla di Vespino Vespignani che dopo aver sconfitto Battipaglia nella finale U19 dello scorso anno l'ha aiutata a rifarsi (oltre a godersi la seconda gioia in 3 giorni visto che aveva appena conquistato la salvezza con Vigarano).
Seconda pecca di Venezia (ma ovviamente da fuori è facile dirlo) è, forse, di non esser riuscita ad abbassare i ritmi in modo che Battipaglia non potesse confezionare quei 9 punti in meno di 1 minuto e mezzo che hanno riaperto la partita all'inizio del parzialone. E sicuramente l'attacco è andato in confusione totale facendo 2 punti in 8'20". Contro le aspettative la maggior profondità (o perlomeno bilanciamento) di Venezia non si è tradotto in una resa migliore alla distanza ma al contrario in un calo: il bello dell'imprevedibile. Poi bravo evidentemente anche un navigato coach come Riga a rianimare le sue.

Ma addiveniamo alla volata finale che iniziava su un clamoroso 53-49 per Battipaglia. Pan sbloccava Venezia dall'ipnosi con una tripla: 53-52 a -1'40"; poi Gianolla impattava con un libero (53-53 a -1'10"). E sembrava che la bilancia pendesse di nuovo dalla parte lagunare quando Porcu recuperava palla su Tagliamento e ne scaturivano due liberi imbucati da Gianolla: 53-55 a -50".
Ecco però l'azione-chiave: Tagliamento sbaglia da 3; se Venezia prende il rimbalzo probabilmente è campione d'Italia, ma lo prende Costa che con un brillante giro sul perno scivola a canestro e appoggia il 55-55. Venezia sbaglia da 3 con Pan; Tagliamento si procura fallo e segna un libero (56-55); fatale l'errore di Zecchin, ancora da 3, perché costringe la Reyer al fallo su Vespignani che fa 2 su 2 (58-55). Troppo pochi i secondi per Venezia che può solo provare un tiro-cross con Porcu e poi tirare svariati "porcu" :alienff: perché uno scudetto già quasi sulle maglie le è stato scucito in modo beffardo. Ma col po' po' di vivaio che hanno laggiù, si rifaranno presto mentre per Battipaglia era questo il treno da prendere a tutti i costi.
Tagliamento mvp (anche se è fuori categoria) con 25, Costa 16; per le deluse Gianolla 15, Pan 14, Castello 8. Varie "big" sono rimaste a secco o quasi, ma lo imputiamo allo scarso oliaggio dei collettivi di cui abbiamo detto prima. Pazienza, nelle condizioni di svolgimento del campionato è stata la miglior finale che si potesse avere.

Battipaglia canta sullo sfondo del Paladozza gremito.

domenica 3 aprile 2016

Sabato santo di A1 (3. parte) - Vigarano-Geas (segue)

Riprendiamo col fatale Vigarano-Geas. Eravamo rimasti sul +3 Sesto a fine 1° quarto. All'inizio del secondo, Vigarano azzardava un quintetto tutto italiano e panchinaro con Vespignani, Capoferri, Cigliani, Nicolodi e Vian: col senno di poi, probabilmente un rischio ben calcolato da parte di Savini, quello di far risparmiare energie alle titolari, a costo di sacrificare qualcosa sul momento. Infatti uno 0-5 siglato da Barberis e Kacerik, praticamente l'unico frangente in cui sin lì una delle due squadre segnava due canestri di fila, portava al massimo vantaggio ospite (9-18 al 13') e al timeout ferrarese, dopo il quale tornavano le titolari.
Va però riconosciuta la buona difesa di Capoferri su Brown, la quale è stata curata molto bene per tutta la partita dalle padrone di casa. Dai 29 punti contro Umbertide della settimana prima agli 8 con 6 perse contro Vigarano: difficile capire fino a che punto sia stato merito delle avversarie, perché si tratta di una giocatrice talentuosa quanto discontinua, però era visibile come la Meccanica Nova si fosse preparata a negarle le sue azioni preferite, sia l'arresto e tiro dopo palleggi e crossovers vari, sia la penetrazione: arrivava il raddoppio sempre al momento giusto per costringerla a dar via la palla, tant'è che ha tirato solo 8 volte in 37 minuti. Poteva nascerne qualche spazio in più per le compagne, ma solo Kacerik ne ha approfittato.
Insomma non c'era modo per il Geas di dare continuità a quella mini-fuga, tant'è che poi sono arrivati solo 8 punti negli ultimi 7' del 2° quarto. Al contrario, Vigarano si sbloccava, con Vespignani a dare la carica con una penetrazione centrale prima di lasciare spazio a una D'Alie snebbiata dalla sosta in panca; e poi Ostarello diventava un fattore con una serie di canestri che, inframmezzati da una tripla dell'ex di turno Tognalini, portavano al primo vantaggio di Vigarano (24-23 al 19' con un parziale di 15-5), mentre l'ingresso di Correal mostrava le chiare difficoltà dell'italo-americana, anche se una tripla di Arturi riportava avanti il Geas all'intervallo (24-26).

Quindi punteggio pro-Geas ma inerzia favorevole a Vigarano, che si confermava e rafforzava in un 3° quarto decisivo. Una differenza sostanziale era che mentre le locali, dopo aver già innescato Ostarello, ritrovavano tutti i principali punti di riferimento (D'Alie in primis) che all'inizio sembravano smarriti, Sesto continuava ad aspettare invano Brown e Mandache; e gli argini difensivi cedevano vistosamente, così come si era visto in altri scontri cruciali in trasferta di questo girone di ritorno, ovvero Orvieto e Torino.
Forse il limite del Geas, guardando alla stagione, è stato proprio quello di non essere riuscito a sviluppare una difesa più affidabile, più costante, capace di turare le falle (con le buone o con le cattive) quando l'attacco non gira, cosa che in trasferta succede logicamente più spesso che in casa: 78,5 punti subiti in media dalle sestesi nelle partite esterne, peggio ha fatto solo il colabrodo Cagliari. Chiaro che se poi ti viene sostanzialmente a mancare il pivot titolare nella partita decisiva, è complicato proteggere il canestro, e poi a catena se raddoppi sotto ti scopri sul perimetro, eccetera.
Per farla breve, Vigarano dominava il 3° quarto con un 25-12 frutto di due break. Il primo era iniziato da Orrange e rafforzato da D'Alie con una tripla e un appoggio al volo su lancio di Orrange in contropiede: 38-29 al 25'30". Reagiva il Geas con 5 punti di fila di Kacerik, miglior realizzatrice delle sue, e una tripla di Brown, destinata però a rimanere un lampo isolato per lei. Sul 40-38 al 27' la partita era riaperta in un amen, ma altrettanto rapidamente tornava a pendere dalla parte di Vigarano. Un'amnesia difensiva ospite agevolava un canestro di Tognalini su taglio in area; poi Ostarello dalla media e quindi la firma di Crudo con una tripla in transizione e un'entrata. 49-38 al 30' e partita che non si riapriva più.

Nell'ultimo quarto infatti il Geas, pur non mollando, non aveva mai la continuità offensiva necessaria per andare oltre un riavvicinamento a -6 nei primi minuti. Vigarano, limitando i danni nel frangente di siccità, ritrovava canestri e morale, sentendo vicina la meta. Lo scarto tornava in doppia cifra e, con una tripla tabellata di D'Alie nell'ultima azione, si finiva su un 66-50 dalle proporzioni eccessive (Ostarello 16, D'Alie 14, Orrange 12 contro Kacerik 14, unica in doppia cifra delle sue), per quanto la vittoria di Vigarano fosse ineccepibile, così come la salvezza conquistata dalle ferraresi, che hanno fatto 3 su 3 nelle partite decisive dell'ultimo mese.
Quanto al Geas, che a mio parere da febbraio in avanti ha espresso una qualità migliore di Vigarano (tranne sabato scorso, s'intende), avrebbe probabilmente meritato la prova d'appello evocata dal telecronista dello streaming vigaranense ("Sesto si giocherà tutto nell'ultima giornata", diceva egli, evidentemente ignaro degli scontri diretti a sfavore con Orvieto che sancivano la condanna), :blink: ma questa formula senza playout è così, tutto o niente, e per quanto sembri assurdo dopo le buone cose fatte nell'ultimo periodo, al team rossonero dopo la battaglia del Sabato Santo non restava più niente.

Nella foto: i lati opposti della storia a fine partita.

Polemica Cinili-Sanga (per l'interzona U20)

Questa è divertente. Qualcuno dell'ambiente Sanga aveva messo in rete una specie di filastrocca goliardica anti-San Raffaele, dopo il controverso match dell'interzona che ha qualificato le romane ai danni delle milanesi. Ebbene, Sabrina Cinili, ex San Raffaele ora azzurra e militante nel campionato spagnuolo, ribatte con piglio deciso, probabilmente fraintendendo lo humour della controparte. Qui sotto riportiamo il botta e risposta: in maiuscolo le parti scritte dal Sanga, in minuscolo le ciniliche (e ciniche) repliche.



sabato 2 aprile 2016

Sabato santo di A1 (2. parte): Vigarano-Geas

Sabato Santo di A1, seconda parte. Lato opposto della classifica, dove non si lotta per una Pasqua di gloria in cima al mondo, ma per uscire vivi da una lunga via crucis, perché il campionato di una pericolante, che vince una volta su 3 o su 4, assomiglia a un calvario di 26 stazioni, il cui fine è la cessazione delle sofferenze (per quanto, secondo il sommo Leopardi, in ciò consista il vero piacere) :wacko: e non la conquista di trofei.
Questo era Vigarano-Geas, spareggio-salvezza anche se con lo sbilancio non da poco che per le ospiti una sconfitta equivaleva alla morte diretta, mentre per le locali c'era un paracadute abbastanza sicuro, a meno di catafasci di Venezia e Schio, due piuttosto affidabili, nei rispettivi turni di fine stagione con la terza pericolante Orvieto.
S'era ipotizzato che questo potesse portare Vigarano ad avere meno motivazioni del Geas, ma è più probabile che sia successo l'opposto, ossia le ferraresi hanno giocato con meno pressione sulle spalle rispetto a chi aveva la rivoltella alla tempia. :unsure:
Un articolo uscito in mattinata sulla Gazzetta, in cui il presidente sestese Mazzoleni esplicitava il grido d'allarme già balenato la settimana prima con l'appello a comprare le uova di Pasqua in vendita alla partita con Umbertide (e a versare qualcosa di più, chi mai potesse), stendeva un'ombra d'inquietudine, un asprigno sapore di limone, su una partita già tesa di suo, ricordandoci che esiste una morte peggiore di quella sportiva, cioè quella societaria. Al punto che veniva il dubbio se in tal senso la retrocessione fosse più una sciagura o un toccasana.

Non nasceva, insomma, sotto lietissimi astri la spedizione sestese, tanto più che la vigilia - si sarebbe scoperto solo alla palla a due - portava un guaio fisico a Correal, poi scesa in campo ma a servizio ridottissimo. La sua quasi indisponibilità, sommata all'opacità dei due terminali principi Brown e Mandache, significava dover vincere la partita più importante della stagione regalando il 70% del potenziale straniero. Così, soltanto una prestazione clamorosa delle italiane, o una compattezza difensiva granitica che tenesse Vigarano a 50 punti, o una crisi di masochismo delle avversarie, avrebbero potuto salvare il Geas. Nessuna delle tre condizioni s’è concretizzata.

Sembrava, all’inizio, che la condizione numero 3 potesse avverarsi. I primi 7 minuti di Vigarano, infatti, erano raccapriccianti, una riffa di palle perse e tiracci mal presi. Merito anche della difesa Geas ma fino a un certo punto. Da parte sua Sesto, con Barberis in quintetto al posto di Correal e quindi ad assetto leggero, costruiva tiri di miglior qualità ma che entravano di rado. Forse, se ci fosse stata più sorte in questa fase, le rossonere avrebbero preso un margine di 12-15 punti che avrebbe condizionato il resto della partita. Invece si era solo sul 2-6 dopo quasi 7’. Buono l’impatto di Madonna, che appena entrata segnava da centro area (2-8) e poco dopo lanciava Barberis in contropiede per il 6-12. Ma Vespino Vespignani, che l’anno scorso a Castel S. Pietro perse l’A1 contro il Geas e stavolta s’è presa la rivincita, imbucava da 3 quasi allo scadere: un 9-12 strettissimo alle ospiti per una supremazia capitalizzata solo in minima parte.

(prosegue prossimamente)

giovedì 31 marzo 2016

Sabato santo di A1 - 1. parte (Ragusa-Lucca)

Sabato santo: mentre la torma di fedeli cattolici si sottoponeva alla maratona dei riti pre-pasquali nelle chiese d'Italia, noi fedeli del femminile preferivamo una ben più sana maratona di A1. S'iniziava verso le 18.30 con la replica del magazine di Sportitalia, in cui era ospite Andra Mandache (non si può dire che abbia portato bene) insieme a coach Fossati, mentre Silvia Gottardi, sullo sfondo di una ben fornita biblioteca (se è casa sua complimenti), forniva il punto della settimana, non senza sentirsi costretta a puntualizzare ai tifosi di Lucca che i telecronisti sono imparziali (a mio parere fiato sprecato, vista la prevenzione dei destinatari, ma se l'ha ritenuto necessario non la critichiamo per questo). :wacko:

Dopodiché iniziava, sempre su Sportitalia, la guerra stellare Ragusa-Lucca, con le toscane matematicamente prime in caso di vittoria (sarebbero salite a +4) e tutto invece rimesso in discussione qualora avessero vinto le sicule (già a segno all'andata, di 6 lunghezze), con possibilità per Schio di reinserirsi nella corsa.
Per due quarti, o meglio, nel secondo quarto dopo il primo interlocutorio (12-14), Lucca dipingeva un capolavoro difensivo, andando all'intervallo sul 19-31 in suo favore (parziale quindi di 7-17), mentre fischi sonori sottolineavano la mala prestazione delle padrone di casa.
Difficile individuare un motivo specifico per cui il vento sia radicalmente cambiato a inizio ripresa. Gottardi l'ha ravvisato nell'aumentata intensità difensiva ragusana che ha avuto anche l'effetto di rianimare il morale dell'attacco, che di conseguenza si è sbloccato. O in ogni caso il potenziale delle sicule è tale che è impensabile poterle tenere così a stecchetto per 40 minuti intieri. Fatto sta che Ragusa adesso era il contrario di quella vista sin lì, specialmente Brubrù Brunson, e con un parziale di 13-0 perveniva al -1 e poi all'aggancio. Nel finale di 3° quarto un vivace botta e risposta tra le stelle Harmon e Brunson portava al tennistico 40-40 della penultima sirena, con conseguente ripartenza da zero nell'ultima frazione.

Sembrava dapprima continuare la spinta inarrestabile di Ragusa, che s'issava sul 46-41 capitalizzando un doppio rimbalzo in attacco (e anche qui opportunamente i telecronisti notavano che tutte le palle vaganti, se prima finivano a Lucca, ora erano preda delle vice-tricolori). Ma inaspettatamente, anzi forse c'era da attenderselo viste le doti caratteriali delle etrusche, Harmon propiziava un controparziale di 0-9 con una serie di giocate da indemoniata.
Sul 46-50 a 6' dalla fine l'inerzia era dunque di nuovo presso Lucca. Ma il fattore che risultava imprimere una nuova svolta determinante era il ritorno di Little, a lungo bloccata dai falli. Con la sua rapidità in area si procacciava 6 punti di fila, sfruttando anche i buoni passaggi di Gorini, e riportava le sue sul 52-50 a -2'45".
Da lì s'assisteva a un formidabile scambio di canestri: Crippa da 3; Gorini in entrata; Dotto in arresto e tiro dalla lunetta; Little in arresto e tiro da centro area: dopo questa santabarbara si era sul 56-55 Ragusa ma palla a Lucca.
Ecco però una svolta che spezzava l'equilibrio: Ragusa intercettava un malo passaggio lucchese e Gorini mandava a segno Erkic in contropiede (58-55). Poi sfiga voleva, per le ospiti, che Wojta segnasse un'apparente tripla risultando però avere un piede sulla linea. Quind il pareggio non era tale (58-57). Gorini però commetteva passi ma Dotto le restituiva il regalo, entrambe pastrocchiando nel traffico (ma nel complesso è stato bello il duello tra le due registe italiche); e quest'ultima persa avveniva a soli 20 secondi dalla sirena.
Inevitabile il fallo sistematico su Gorini che segnava il 60-57. Non era ancora finita perché Ragusa non voleva, o non riusciva a, fare fallo, sicché Dotto aveva un discreto angolo per la tripla del potenziale overtime; ma il ferro la beffava sembrando prima aspirarla e poi sputacchiarla. :woot:
Vittoria quindi per Ragusa con 17 di Brunson e 16 di Little contro 19 di Harmon e 15 di Dotto. Per Lucca secondo big match di fila perso in volata ma può ancora arrivare prima. Ragusa avrà il recupero con Schio e poi Venezia. Ma prima, per tutte, una Coppa Italia che non potrebbe giungere in un momento migliore per l'incertezza sull'esito.

Erkic contro Dotto e Pedersen.

sabato 26 marzo 2016

[A2] Resoconto di Costa-Carugate (duello Maiorano-Frantini)

Prima della riffa selvaggia di A1 ho un'ultima castagna arretrata. Domenica 20, primavera nell'aria, gioia nei cuori tranne nel mio. Perchè nel pomeriggio del mio compleanno ero bloccato a Cabiate, landa brianzola senza gloria cestistica, per un evento di un altra disciplina, rischiando di perdermi non solo Geas-Umbertide, ché ormai m'ero rassegnato per troppa lontananza, ma anche il bollente Costa-Carugate di A2, l'ultimo scontro stagionale (e poi chissà il futuro) tra le due muse storiche di questo forum, al secolo Masha Maiorano e Michela Frantini. Avevamo appena visto quest'ultima, e la sua compagine, nell'altro derby perso a Milano, con una prestazione non pessima ma nemmeno tale da dare l'idea di poter vincere, se non nelle fasi iniziali; era qui all'ultima spiaggia per evitare i playout. Mentre Costa veniva da una riffa di 4 scontri diretti equamente divisi tra gioie e delusioni, in cerca quindi di una continuità all'altezza del notevole talento di cui dispone (seppur monco di lunghe a causa della falcidie d'infortuni nel ruolo) e più terra-terra in cerca di 2 punti essenziali nella corsa-playoff.

Fortunatamente la sorte mi lasciava libero a un'ora sufficiente per giungere a partita non troppo avanzata, previa corsa sulla superstrada Valassina limando millesimi di secondo grazie a curve sui cordoli; il parcheggio però risultava insolitamente intasato in un raggio di 200 metri intorno al palazzetto, costando svariati minuti di giri a vuoto e bestemmie poco quaresimali. :amen: Giunto all'interno, ne scoprivo la cagione: sfilata del minibasket societario, un centinaio di bambini con famiglie, tribune stracolme oltre capienza. Meglio così per l'interesse.

Si era sul 32-25 al 15'. Rabberciavo il riassunto di quanto accaduto sin lì: scoppiettante botta e risposta nei primi 7-8 minuti (18-19), poi un 8-0 di Costa nel finale di 1° quarto (26-19) con Visconti e Maiorano protagoniste, di là invece la giovane Beretta che, abulica a Milano 8 giorni prima, era invece tra le migliori stavolta. Lo scarto rimaneva stabile (non Susanna) :blink: sino al riposo lungo, con alternanza di canestri e azioni rocambolesche tipo un contropiede banalmente sciupato da Ristic (sottotono la slovena dopo eccellenti prove nelle scorse uscite) che diventava contropiede per Frantini. La quale poco dopo rubava palla da rimessa da fondo dopo un gioco da 3 punti di Zanon, ma falliva l'appoggio da sotto. Importante un 5-0 del bronzo europeo U16 Del Pero (una tripla e un'entrata di personalità beffando l'aiuto di Zanon) per ricacciare a -11 Carugate (41-30). Si andava all'intervallo sul 43-34.

A inizio 3° quarto la spallata decisiva alla partita. Maiorano e Canova alzavano la voce con 14 punti in coppia sui 17 di Costa in questa frazione, colpendo dalla media e da 3. Bastavano 5 minuti di difesa forte e attacco in realtà un po' alterno ma discreto, per produrre un 11-0 micidiale per Carugate. Che come a Milano si smarriva fra tiri per metà affrettati e per metà buoni ma mal eseguiti (oltre a incappare in un tecnico alla panchina), sicché sul 54-34 al 25' sembrava k.o. tecnico prematuro. O almeno così forse pensava Costa, che da quel momento alzava il piede dall'acceleratore, tirava i remi in barca, vendeva la pelle dell'orso prima di averlo ammazzato e quant'altre frasi fatte in materia. La caparbia Zanon dava il via alla rimonta di Carugate, lenendo lo scarto sul 60-44 al 30', comunque ancora apparentemente saldo per le padrone di casa.

In avvio di 4° periodo era Beretta a far credere le sue nella rimonta, aprendo con 5 punti di fila da fuori. Carugate arrischiava un cambio con la '97 Volpi (doppio tesseramento da Cantù) al posto di Colli, ma tutto sommato si rivelava una mossa utile. Anche stavolta Del Pero sceglieva il momento buono per un mini-flash da 4 punti (64-49 al 33'), ma da lì l'attacco di Costa andava in letargo, con appena 2 punti in 6'30": palle perse ma anche tiri buoni sbagliati, da sotto come da fuori. Dall'altra parte invece saliva in cattedra una "prof" del parquet e anche nella vita (visto che fa l'insegnante), ovvero Stabile, che con grande determinazione segnava una tripla, un'entrata e 5 liberi di fila, riaprendo definitivamente, e quasi da sola, la partita, perché sul 66-62 a -1'30" c'era poco da scherzare per Costa.

Non c'erano, però, ulteriori brividi; finiva più per inerzia che per prodezze. Costa mangiava tempo con un rimbalzo in attacco e riapertura di Canova; Stabile sbagliava da 3 dall'angolo; Ristic sbloccava la siccità con 2 liberi e ormai si era a -33" sul 68-62, ovvero quasi finita. Longoni chiudeva bene sull'ennesimo assalto di Stabile e l'ultimo sigillo era di Maiorano dalla lunetta (70-62).
Marcatrici dunque: Maiorano 18, Canova 16, Del Pero 14 per Costa; Beretta 19, Zanon e Stabile 13 per Carugate (priva di Picco, non l'abbiamo ancora detto) che sostanzialmente dava addio alle speranze di salvezza diretta (sentenza poi ufficializzata nel pre-pasquale con Marghera).
E il duello? Frantini chiudeva con 7 punti, 3/17 al tiro (obiettivamente forzando un po' troppino) per -2 di valutazione, contro gli appunto 18 di Maiorano, 5/10 dal campo, 5/5 ai liberi, 9 rimbalzi, 23 di valutazione. La giuria quindi assegna la vittoria alla Masha nazionale, sperando che ci sia una rivincita, non importa quando, non importa dove, non importa perché.

Nella foto: the duel. Frantini in primo piano e Maiorano semicoperta dietro.

Punto A2

Dall'olimpo dell'A1 scendiamo un attimo nel ringhioso ring dell'A2, chè siamo indietro di addirittura di 3 turni, cioè da dopo la Coppa Italia vinta da Broni.

Girone A. Dopo l'ennesimo accavallarsi di risultati contraddittori, le squadre tra il 5° e l'11° posto sono ancora tutte al punto di prima, cioè pari o quasi pari, salvo il fatto che Carugate è uscita dalla lotta, venendo relegata ai playouts con 2 turni d'anticipo. Gli intrecci sono tali, negli ultimi 2 turni, che gli scenari possibili sono mille e sicuramente varie posizioni saranno decise più dalla casualità di avere la differenza-canestri favorevole con chi ti capita alla pari, che non da meriti clamorosi rispetto alle altre.

Riassumendo in pillole. Turno del 13 marzo: nel biggissimo match Broni rivince con Crema (63-53), suggellando definitivamente il primato; Milano, come descrivemmo, rivince con Carugate tenendo il passo di Vicenza che infligge il suo solito bunker casalingo a Cagliari (64-41); ma i risultati di maggior peso nella suddetta lotta-playoff sono il 64-57 di Albino su Selargius, grazie a 29 punti di una sontuosa Fufù Fumagalli (8/17 dal campo e 9/9 ai liberi), e il tonitruante 61-92 di Costa ad Alpo, con un parziale di 46-83 dal 2° quarto in avanti (13/31 nelle triple e 27 di Ristic + 16 di Visconti per le lecchesi).
Costa, nella versione attuale con Visconti ma senza l'unico pivot Meroni, è squadra ancor più talentuosa e umorale (o meglio, legata alle percentuali di tiro) di quanto fosse già prima. Quando gioca così è uno spettacolo ma non è ancora riuscita a essere continua, tant'è che 4 giorni prima, nell'anticipo con Selargius, aveva perso 64-61 (24 del recente innesto sardo Di Gregorio) stando sempre sotto.

Dai che c'è fretta. Turno del 20 marzo: grosso colpo di Selargius a Pordenone (55-64 con 26 di Ljubenovic in assenza di Madera; e purtroppo la politica di turnover attuata dalla Reyer fa sì che se ti va di deretano, trovi una certa Pordenone; se ti va di sfiga, ne trovi un'altra); :angry: nell'altro match più delicato, di cui vorremmo parlare a parte, a segno Costa su Carugate (70-62); tutte bene le prime 4 (Broni addirittura +31 ad Albino, mostruoso; Milano trallallà a Cagliari con 22 di una smagliante Maffenini; Vicenza solida a Marghera; Crema +28 su Bolzano che al momento sembra la più indiziata di retrò diretta).

Ed eccoci, vivaggesù nel momento in cui sta per risorgere, giungiamo al turno pre-pasquale, disputato a spizzichi in 4 date diverse. Ricomponendo il puzzle, oltre alla già citata vittoria di Selargius su Costa si era avuto, anch'esso in anticipo, il raid cruciale di Cagliari a Castelnuovo; mentre nelle partite giocate tra mercole e giove nessun risultato a sorpresa, con Broni che arriva a 24 su 24 ('cezzionale, direbbe il telecronista calciocratico Piccinini) triturando 72-45 Pordenone pur senza usare Galbiati (Madera 11+11 rimba); Crema che passa in rimonta a Milano (53-66 ma era 47-41 per le pinottiane a inizio 4°) dopo che l'inserimento in corsa di Maffenini (15 in 18' dopo esser stata in panca per guai fisici tutto il primo tempo) aveva procacciato il vantaggio del Sanga; Vicenza col solito "trattamento 40" in casa su Albino è dunque a un passo dal 3° posto (e occhio ad Aldo Corno e suddite, mine vaganti del tabellone-playoff). Infine Marghera con 21 punti e 30 di valutazione per Striulli passa a Carugate.

Alla fine di questo bailamme, cosa abbiamo in classifica nella lotta-playoff, finalmente con tutte a pari numero di partite giuocate? Marghera e Alpo 24; Costa, Albino e Pordenone 22; Selargius 20. Quattro di costoro faranno i playoff, una andrà in vacanza, l'ultima ai playout. Per la retrò diretta, Castelnuovo a 12, Cagliari e Bolzano a 10 con scontri a favore per le isolane del capoluogo.

Equo spazio al girone B. Spezia come Broni: 24 su 24 e primato certo. Segue Ferrara 6 punti sotto. Poi c'è un abisso di 12 lunghezze dal trio Castel S.P.-Palermo-Bologna. Interessanti anche qui le lotte per gli ultimi posti playoff e per evitare la retrò immediata.

Lotta-salvezza in A1: prospettive

Ma passiamo al capo opposto della classifica, cioè la drammatica guerriglia-salvezza. La formula con 12 qualificate ai playoff e 2 retrocesse dirette ha molto di iniquo: regala troppo a chi si salva in extremis, che in teoria rimane in corsa per lo scudetto, e punisce troppo chi magari finisce penultimo per una misera differenza canestri; è come se il buon Dio eliminasse il purgatorio e lasciasse solo paradiso e inferno: troppo drastico). :angry: Ma si sta traducendo in un thrilling bestiale, il massimo per l'interesse.

Domenica scorsa è stata eliminata una contendente ma, in compenso, ne è stata invischiata un'altra. Cagliari saluta (almeno momentaneamente, perché in quest'epoca l'estate è decisiva quasi quanto la primavera) la categoria, dopo aver sfiorato la vittoria con Vigarano: 57-61. L'aspetto grottesco è che con Sasà Prahalis bloccata dall'influenza, le sarde hanno giocato in 5, tutte 40 minuti in campo, per cui una vittoria avrebbe avuto del clamoroso. Ma non è successo (Tognalini mvp con 16 punti dopo l'uscita per infortunio con Orvieto) e quindi Cagliari è condannata; ci spiace per una funambola come Prahalis, una solida giocatrice come Milic e una bandiera come Arioli, ma francamente per il resto la retrocessione ci sta tutta, anche senza rivangare (ma intanto lo facciamo, ops) l'iscrizione fuori tempo massimo dell'estate scorsa.
Il Geas sapeva di non poter sperare più di tanto nell'aiuto di Cagliari e quindi s'è aiutato da solo, con una vittoria ineccepibile su Umbertide (71-60): eccezionale giornata balistica con 12/21 da 3 per Sesto, trainata dai 29 punti di Brown, di cui 19 nella ripresa, scavando il divario decisivo nel 3° quarto (da +1 a +10). Curiosamente Umbertide, che pure è buona settima, è l'unica squadra con cui il Geas abbia vinto sia all'andata sia al ritorno; dovrà giocoforza aggiungersi anche Vigarano (battuta di 15 in dicembre) a questa mini-lista, altrimenti sarà retrocessione per la squadra di Cinzia Zanotti.

Simbolicamente collocato nel Sabato Santo, a metà tra morte e resurrezione, c'è infatti lo spareggione Vigarano-Geas, in cui Tognalini cercherà di rispedire in A2 il Geas dopo aver contribuito a farlo salire. "Spareggio" in realtà è termine improprio perché la situazione è diversa per le due squadre: Vigarano se vince è salva, Sesto se vince è molto ben messa ma deve aspettare l'ultima giornata; Sesto se perde è retrocessa sicura, Vigarano invece no, a meno di miracoli da parte di Orvieto. Le umbre infatti sono improvvisamente tornate nei guai, dopo che sembravano in salvo quando avevano espugnato Torino portandosi a 14. La vittoria gettata a Vigarano e il rovinoso -32 interno con Napoli, insieme alle vittorie delle inseguitrici, hanno reso fosco lo scenario per Ivezic e compagne, cui il calendario propina trasferte a Venezia e Schio nelle ultime 2 giornate. E passare dal disastro in casa con Napoli a sbancare uno di quei due campi è quantomeno complicato, anche se "la donna è mobile qual piuma al vento", e le tre straniere di Orvieto, che hanno giocato da cani con Napoli, hanno i mezzi per riscattarsi.
Ma Orvieto rischia grosso anche perché è 1-1 col Geas e 0-2 con Vigarano, il che significa che in caso di triplice parità finale a quota 14 (scenario tra i più plausibili, se il Geas vince e i pronostici delle altre partite vengono rispettati) saranno le umbre a scendere. Mentre se il Geas perde a Vigarano, Orvieto è salva perchè ha gli scontri a favore su Sesto.
Difficile dire chi meriti più delle altre di salvarsi; tutte hanno alternato durante la stagione belle prove e magre figure; diciamo che la situazione attuale, in cui ognuna delle tre è padrona del suo destino, è giusta: chi merita di più nel momento decisivo si prende la salvezza.

Nella foto: Geas-Vigarano dell'andata. Come andrà stavolta?

Punto A1

Arretrati, vil razza dannata. Con l'A1 eravamo indietro solo di un turno, quello del 20 marzo, quartultimo di nome ma terzultimo di fatto.
Cominciamo dal clou televisivo Lucca-Schio, di cui finora abbiamo parlato solo per il codazzo polemico. La partita è stata tiratissima, da playoff, ed è stata risolta da un eccellente appoggio al tabellone di Yacoubou dal limite dell'area, ricevendo da rimessa laterale in post medio e trovando in semigancio un angolo da giocatrice di biliardo per il canestro-partita a 4 decimi dal termine. In precedenza Dotto aveva fallito l'azione finale di Lucca.
Non servirà probabilmente ad arrivare prima (perché Lucca conserva, oltre al +4 sia pur con una partita in più, la differenza canestri: all'andata era stato +16) ma Schio, al primo vero test dopo la ferita di Eurolega, ha mandato un promemoria a tutti: per Coppa Italia e playoff è ancora la squadra da battere. O perlomeno sarà dura passare sul suo cadavere e strapparle, vivaddio, un trofeo dopo che in ambito italico s'è pappata gli ultimi 10 (!) a disposizione. Parecchi di questi li ha conquistati ai danni di Lucca e forse si capisce perché una sconfitta in volata faccia saltare i nervi a qualche tifoso locale al punto da prendersela con Sportitalia, come abbiamo riportato su questi schermi. Se persino i sorrisi di un'intervistatrice sono interpretati da qualcuno come segnale di un complotto, figuriamoci quando c'è un fischio arbitrale dubbio come quello che ha assegnato a Schio la rimessa decisiva (Lucca recriminava per un tocco di Macchi non visto).
Un'eventuale semifinale o finale scudetto tra queste due compagini sarebbe una santabarbara... :alienff: Ma anche sul campo ci sarebbe di che gustare un duello tra squadre agli antipodi: in parole povere, una squadra che funziona, ma limitata (Lucca), e una che funziona a metà, ma illimitata nel potenziale (Schio). Concetto che si rispecchia nel seguente dato: panchina di Lucca 15 minuti totali e 0 punti; panchina di Schio 79 minuti e 28 punti. :woot: Ciò nonostante le due squadre si sono equivalse, e anzi le tosche sono state a lungo avanti: indice del fatto che spremono il massimo dalle risorse che hanno, a differenza delle rivali.
Interessante quanto dichiarato da Sottana (che ha funto da cambio di Gatti, con soli 14' d'impiego): "Di solito quando andiamo sotto ci scolliamo, stavolta invece siamo state brave a restare unite". Ok l'apprezzamento, però è notevole la visione critica che ha sulla sua squadra, che ha pur sempre scudetto e coccarda sulla maglia e ha fatto i playoff di Eurolega. Ma Sottana, come la sua conterranea Pellegrini, ha il dono di non essere diplomatica.

mercoledì 23 marzo 2016

Sondaggio Gazzetta senza cestiste

A proposito di mass media: la Gazzetta ha lanciato un sondaggio simile a quello di Espn di cui discutemmo sul finire dell'estate scorsa, ovvero stabilire il più grande campione di tutti i tempi, tutte le discipline comprese e ambo i sessi insieme (quello americano era solo sulle donne). Fortunatamente qui c'è anche una giuria di esperti, altrimenti lasciando fare alla plebe vengono fuori dei mostri, come capitò appunto al sondaggio americano che fu vinto dalla lottatrice circense Ronda Rousey. Qui dopo il primo turno pare che nel voto popolare sia in testa Valentina Vezzali, ovvero l'esponente di uno sport che a parte 5 o 6 paesi al mondo, nessuno pratica e nessuno sa che esiste. La plebe peraltro non è del tutto fessa e ha piazzato bene anche Michael Jordan.
Da notare che il basket era tra le discipline i cui 12 candidati preliminari (selezionati dai giornalisti della Gazzetta) non comprendevano neanche una donna, così come il calcio e gli sports motoristici.

martedì 22 marzo 2016

Contro chi accusa Sportitalia di faziosità

E' una mentalità calcistica da cui il basket femminile dovrebbe stare alla larga e invece, così facendo, ne propone una ridicola fotocopia. Ridicola perché, se non altro, il calcio è sport di massa che smuove miliardi e interessi veri, mentre il femminile è talmente misero che, appunto, non può nemmeno permettersi una tv che mandi il telecronista su ogni campo anzichè solo quelli a chilometraggio ridotto (perché non è vero che commentano sempre da studio), e quindi dovrebbe ringraziare che qualcuno si sia degnato di trasmettere il campionato e persino imbastire una rubrica settimanale per valorizzare il prodotto.
Ridicolo, poi, è anche pensare che "siccome Cestaro è potente", allora sicuramente Sportitalia complotta per favorirlo istruendo il cameraman a inquadrare solo Schio durante i timeout e l'intervistatrice a sorridere di più con le giocatrici del Famila. Una persona normale dovrebbe essere consapevole che ai vertici di Sportitalia non gliene frega nulla né di Schio né di Lucca né di Ragusa, in quanto sanno a malapena che esiste un basket femminile. Tutta roba che, se avviene (andiamo a fare la conta delle inquadrature, se proprio si ha tempo da perdere), avviene per casualità, per inesperienza delle persone coinvolte, ma è da paranoici vederci dietro della malafede. Si badi bene che non sto mettendo in discussione il ruolo politicamente di primo piano di Schio nel basket femminile italiano (il che non significa che le vengano regalati i trofei), ma è necessario dissipare, a beneficio del vostro benessere mentale, l'idea di una connessione tra il "potere" di Schio e le inquadrature dei timeout di Sportitalia o i sorrisi dell'intervistatrice o i commenti dei telecronisti.

Andreotti è proprio il classico ingrediente di un buon minestrone da tifoso. Certo, a pensar male a volte ci si prende, ma più spesso si fanno dei buchi nell'acqua, si vede il fantasma là dove c'è solo aria. Lo spostamento di Ragusa-Schio è stato concordato con Ragusa e non imposto; dappertutto in Europa c'è la prassi di agevolare con rinvii chi è impegnato in fasi decisive di Eurolega: fate l'Eurolega anche voi e vedrete che vi sarà concesso identico trattamento, se richiesto.
Quanto allo spostamento della Coppa Italia, trovo maldestra la tempistica dello spostamento medesimo, ma la motivazione ufficiale è stata la concomitanza col raduno della nazionale: se hai le prove che fosse una balla esibiscile.
Il problema del doppio ruolo di De Angelis: certo, in astratto è meglio un manager esterno, ma se ne trova uno che goda della fiducia di tutti e probabilmente lavori gratis vista l'assenza di budget alla bisogna? De Angelis, come ha già ricordato un utente, è stato votato dalle società, non è che si è impadronito della poltrona da solo.
Infine non capisco cosa c'entri tutto questo con le inquadrature di Sportitalia, se non appunto che si fa minestrone di mele e di pere.

domenica 20 marzo 2016

Sull'altezza dei canestri

Per le schiacciate in partita, che necessitano di un bel margine potenziale (nel senso che quasi mai in partita hai la condizione ideale di rincorsa e salto, quindi se schiacci a malapena in riscaldamento difficilmente lo puoi fare in gara), secondo me bisognerebbe scendere a 2.75 circa.
Per quanto riguarda il primo dubbio, basterebbe fissare il requisito dell'altezza ridotta per i campionati giovanili Elite e le serie importanti. Se il resto del movimento gioca a 3.05 quando non ci sono condizioni per abbassare i canestri, è una variante tollerabilissima così come si tollera che una volta si giochi sul parquet e una volta sul sintetico (o quel che è), una volta in un campo da 28 metri e una volta in uno da 24 scarsi, eccetera.

[A1] Resoconto di Geas-Parma

Arretrati, avanziamo. Domenica 13 marzo, rinculo della stagione, ma il mese è pazzerello, si sa: torna il freddo invernale. Ma la temperatura è alta nel sestese PalaNat, dove il Geas cerca due punti salvifici contro una delle realtà più positive della stagione (in rapporto alle aspettative di partenza), ovvero Parma, seconda nel campionato delle "normali" dietro S. Martino, che peraltro come qualità dell'organico ha qualcosa in più.
Deluso purtroppo l'auspicio di rivedere Big Roberto Lurisi, ex tenutario dello spazio femminile su Superbasket, e l'utente Kaysay, evidentemente impossibilitati a seguire la loro compagine nell'occasione, ci si assideva in una tribuna discretamente gremita quando stava finendo il 1° quarto sul 21-23: punteggio nuovamente elevato come nelle scorse partite casalinghe di Sesto. Anche il resto dell'andamento era destinato a rivelarsi simile, ovvero col Geas pienamente in partita, se non anche avanti, per tutto un primo tempo a fitte segnature e ritmi tambureggianti, ma poi in calo nel fatal terzo quarto, senza più riuscire a colmare l'intero deficit nonostante sforzi generosamente profusi.

Nella frazione non vista erano Mandache (12) e Spreafico (8) le mattatrici realizzative. Nel 2° quarto si assisteva a un molto godibile scambio di parziali ora per l'una ora per l'altra fazione. Si metteva in luce De Pretto, uno dei migliori fisici del basket italiano, purtroppo non supportato a mio avviso dalla necessaria continuità (a lampi da nazionale alterna frangenti di eclissi); per il Geas invece Madonna con 7 punti. Con un tiro da 3 dell'omonima della Vergine, più due liberi di Barberis per antisportivo di Zara e successiva tripla di Brown dopo la rimessa da metà campo, la squadra di casa toccava il massimo vantaggio sul 39-33 al 16'. Da lì però avrebbe segnato solo 10 punti nei successivi 10', quelli della svolta determinante pro-Parma. Che era brava a reagire subito al momento negativo con Clark, poi con Brezinova, micidiale dall'arco, e con un arresto e tiro della sempiterna Zara (40 anni non so se già suonati o meno ma comunque è del '76). Sfortunata Brown su un'entrata allo scadere che sembrava dentro e invece il ferro le fa "sput, spuuuu". Al riposo era 43-45 per le ospiti.

Terzo quarto, si diceva, determinante anche se il conto numerico non lo mostra granché: da +2 a +4. In mezzo, però, c'era un allungo sino a +10 per le parmigiane, che davano l'idea di aver preso il controllo in maniera salda. Problema del Geas era il calo brusco delle percentuali dalla media, con Brown e Mandache a prendere discreti tiri ma senza esito; di là invece emergeva il panzer Ugoka, fin lì ben contenuta, che segnava 8 punti nella frazione, facendosi largo a suon di muscoli, anche ben servita da Zara e compagne. Il Geas era bravo a tamponare la falla con un 6-0 nel finale di quarto, iniziato da una tripla di Kacerik; il 55-59 del 30' lasciava quindi aperti i giuochi.

Tuttavia il vantaggio di Parma non veniva eroso ulteriormente. Il Geas perdeva l'attimo in avvio di 4° periodo, quando le ex semifinaliste di Eurolega (ultime italiane a farcela, anno del Signore 2002) continuavano per altri 2'30" la loro siccità. Però poi Brezinova sbloccava con un semigancio a concludere un 1 contro 1 decisamente lento, ma efficace. Seguiva un doppio botta-e-risposta (59-63) ma una tripla di Spreafico, ben costruita con un ribaltamento contro la zona, segnava la svolta definitiva, puntellata da un arresto-e-tiro di Clark su Brown (59-68 a 5' dalla fine). Il Geas, come già contro Lucca e Schio, lottava per ricucire ma non andava oltre un -3 a 40 secondi dal termine (assist di Mandache per Correal); Parma gestiva per un ventina di secondi, poi Clark subiva fallo in entrata e chiudeva con 2 liberi (70-75). Clark 19, Ugoka 15, Spreafico e Brezinova 13; Mandache 16, Brown 15, Coreal 10.

Il Geas usciva tra gli applausi ma non poteva, al momento, sapere se la sconfitta sarebbe pesata tanto o poco: doveva seguire in tv Vigarano l'indomani; e dopo 45 minuti il responso era amaro: si torna in zona retrocessione e il nuovo appello casalingo di domenica 20 (cioè ormai oggi) con Umbertide andrà sfruttato, pena l'invocare aiuto da Cagliari acciocché non conceda due punti quasi decisivi a Vigarano, che guadagnerebbe 4 punti di margine alla vigilia dello scontro diretto del Sabato Santo.

Nella foto: Ugoka sale a contrastare Barberis, simbolo di Parma che non ha fatto concessioni a un pur volitivo Geas.

[A2] Resoconto di Sanga Mi-Carugate

Arretrati partite viste, scorso weekend.
Sabato 12, aria di primavera incipiente a Milano città, dove la plebe durante il giorno s'era goduta i primi tepori con la mente rivolta all'immane evento della sera, il derby Sanga-Carugate di A2.
Pubblico abbastanza numeroso anche se non traboccante; non moltissime le presenze ospiti ma in compenso prevalenti nei decibels grazie al gruppo ultras, di cui invece la compagine della Madonnina è priva da qualche mese. Nella mente il ricordo del vibrante derby d'andata, con Carugate che dominava all'inizio e il Sanga che, prima lemme poi impetuoso, rimontava sino a bruciare le rivali sul traguardo; stavolta però saranno minori le emozioni.

Primo tempo in equilibrio; sprazzi ora per una squadra, ora per l'altra, senza che nessuna trovi continuità. Per Carugate (priva di Picco) molto attive nei primi minuti le ex novaresi* Colli e Guarneri, rispettivamente dall'arco e dentro l'area, con l'ex comense* Stabile a smistare sapienti palloni anche se imprecisa al tiro; per il Sanga Maffenini e Pozzecco. Duello a sportellate tutto da gustare tra l'ex vittuonese* Zanon e Da Silva in area, con iniziale annullamento a vicenda. Fine 1° quarto 15-16 dopo serie di sorpassi, ma senza particolari sussulti.
Secondo quarto con più spunti. Maffenini forza un paio di palle perse all'ex rhodense* Frantini, che in questo inizio appare un po' lenta (ci risulta di perduranti problemi fisici), e sul fronte opposto infila un triplone in arresto-e-tiro e un contropiede. Dopo un pregevole scambio di canestri, Milano sembra poter tentare la prima fuga (26-21 al 14') ma la spinta s'arresta sul 3° fallo precoce di Da Silva (di cui due in attacco). Ne approfitta la navigata Zanon per andare di forza in post basso contro la leggera Tibè; e nel complesso il giro di cambi favorisce Carugate che va avanti con uno 0-7, mentre il Sanga perde troppi palloni contro la zona. Pozzecco, che spesso in stagione ha segnato canestri che sbloccano l'impasse della squadra, lo fa anche in questa circostanza con una tripla; si va all'intervallo su un tennistico 30-30.

Terzo quarto decisivo. Botta e risposta iniziale, ma dal 34-34 il Sanga se ne va. Due chiavi: 1) Carugate, giustamente, cerca spesso il gioco dentro l'area per provocare il 4° fallo di Da Silva, ma non riesce nell'intento; anzi, la portoghese si fa notare per uno stoppone sulla figlia del grande Lorenzo, cacciandole la palla in tribuna (anche se da quel lato la tribuna non c'è); 2) mentre nel primo tempo erano state le ospiti a costruire tiri migliori, ora è Milano che circola palla con intelligenza, bilanciando dentro e fuori, mentre Carugate finisce per concludere troppo spesso, più per necessità che per scelta, dai 5-6 metri senza fortuna (ho questo dato complessivo: 2/21 per Carugate dalla media distanza; nel tabellino ufficiale mancano una decina di errori delle ospiti, a mia risultanza). Zanetti, Colli e una poco incisiva Beretta le maggiori colpitrici di ferro in questo settore, ma anche Zanon che dopo i 10 punti del primo tempo rimane a secco nella ripresa.
E poi, al di là dei fattori tattici, c'è Maffenini che nell'ultimo periodo è in una forma tale da produrre parziali da sola, almeno in un frangente o due di ogni partita. Qui segna 9 punti nel 3° quarto, di cui gli ultimi due con uno spettacolare zompo da centro area cadendo a terra dopo uno slalom in palleggio, capitalizzando appieno un tecnico preso dalla panchina ospite per una rimessa dubbia assegnata al Sanga. Quindi 50-37 al 30' con parziale di 20-7.
L'onda pinottiana continuava impetuosa per altri 4 minuti. Contribuivano anche Albano e Rossi dalla panchina, con pregevoli tiri dalla media. Poi solita Maffenini che segna in contropiede il massimo vantaggio (61-40 al 34') per poi mangiarsi, "alla Maffenini" pure in questo (ma nessuna è perfetta), un successivo identico contropiede solitario. E' un po' il segnale che il Sanga ha alzato il pedale dall'acceleratore. Ma va dato anche merito a Carugate di aver prodotto una reazione d'orgoglio, segnatamente con Frantini, che intortava la giovane pel-di-carota Baiardo segnandole 5 punti sul viso, più un paio di liberi. Con un contropiede di Colli si giungeva al 61-49 con 3' da giocare, e Pinotti doveva reinserire tutte le titolari per non rischiare. Carugate giungeva sino a -9 con due liberi di Frantini (fallo banale di Martelliano che si beccava un cazziatuccio dal coach), ma due successivi "airball" di Beretta e Stabile ne segnavano la resa, mentre un po' troppo platealmente Frantini si sbracciava per ricevere palla, con metri di spazio oltre l'arco.
Finiva 66-54 con suggello, manco a dirlo, di Maffenini da 3 (alla fine 23 i suoi punti; 15 Pozzecco; 13 Da Silva; di là 12 Guarneri e 12, però tardivi, anche per Frantini; 11 Colli e 10 Zanon).
Sanga quindi che non perdeva colpi nel duello a distanza con Vicenza per la terza piazza, mentre Carugate mancava un'occasione di tornare in corsa per i playoff, corsa che peraltro non la vede ancora esclusa, ma certamente non in una situazione favorevole, e nemmeno per la salvezza diretta, dopo le ultime vittorie di Costa e Selargius.

(* yak yak)

Nella foto: selfie Sanga dopo la vittoria.

giovedì 17 marzo 2016

Punto A1

Aggiornamento weekend scorso.
In A1 altra giornata di transizione nella lotta al vertice, soprattutto per il rinvio di Ragusa-Schio che sarebbe stato uno spareggio secco per il 2° posto.
Stava, però, per avvenire una svolta a sorpresa (sebbene non eclatante), con S. Martino che ha messo alle corde Lucca rimontando 3 quarti di svantaggio grazie ai soli 5 punti concessi nell'ultimo: si andava al supplementare con occasioni fallite da ambo le parti, poi l'ultima parola è stata di Crippa con un rimbalzo d'attacco e conclusione in tuffo dal limite dell'area sul lato destro dopo che Harmon (se non erro) aveva sbagliato dalla media. Quindi 63-65 (Harmon 19; Pedersen 28 di val.) e Lucca che si conferma eccezionale nel non sprecare mai nulla.
Detto di un paio di risultati di media importanza (Venezia ok a Battipaglia e Torino hurrà in rimonta su Napoli, portandosi così a soli 2 punti dalla coppia campana al 7° posto), i riflettori erano soprattutto sulla lotta-salvezza.
La domenica non portava sussulti; nel pomeridiano Cagliari cedeva alla distanza a Umbertide (75-59) nonostante i soliti coperchi, pentole e pure fornelli di Prahalis (30 punti, 11/21 dal campo, 9 falli subiti, 5 recuperi; ok, anche 8 perse ma, considerate le attenzioni che subisce inevitabilmente dalle difese non avendo delle compagne trascendentali, è un mistero come faccia a tenere quelle percentuali), avvicinandosi vieppiù alla retrocessione.
Toccava poi al Geas che però, come in altre recenti occasioni casalinghe, pur giocando 20' alla pari e rimontando nel finale il break incassato nel terzo (quasi sempre quello critico per l'ex Stalingrado d'Italia), non riusciva a piegare Parma (70-75; approfondimento a Dio piacendo nei prossimi giorni).
L'indomani la palla passava quindi a Vigarano nel posticipo tv con Orvieto. Oggettivamente una partita brutta per 3 quarti e mezzo, riscattata dalle emozioni del finale + supplementare. Dopo vantaggi alterni sino al riposo, ma con Vigarano un pizzico più pimpante, sembrava nel terzo che lo strapotere interno di Wicijowski, 22+14 (Ostarello troppo leggera e Vian troppo lenta per tenerla) propellesse le umbre in maniera decisiva; bisogna dar merito alle ferraresi, pur orbate di Tognalini per distorsione, di aver messo cuore e, con D'Alie, Ostarello e Crudo, anche un po' di qualità per prevalere (importante pure un piazzato dalla media di Vian): 59-55. Orvieto tradita da una tesa Ivezic (4/16) e una spenta Dietrick (2/9), butta i due punti della salvezza certa, ma dovrebbe farcela comunque.
Per Vigarano ovviamente un passo avanti monumentale ma che diventerà decisivo solo se nella prossima giornata dovesse ripetersi a Cagliari con contemporanea sconfitta del Geas con Umbertide, creando così un fosso di 4 punti in classifica. Altrimenti, che Sesto arrivi allo scontro diretto a -2 o pari, non cambia moltissimo (presumendo, ovviamente, che all'ultima giornata entrambe perdano in trasferta da pronostico con Parma e Napoli), in quanto il Geas passerebbe comunque al terzultimo posto in caso di vittoria. Quello che cambia dopo l'esito di lunedì è che il Geas a Vigarano non potrà gestire il +15 dell'andata ma dovrà tassativamente prevalere.

Morte Pier Agazzi + difficoltà societaria Geas

Brutta notizia, sembra che sia morto Pier Agazzi, coach noto soprattutto nel maschile ma anche a Carugate femminile circa 8 anni fa.

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Sulla pagina Facebook del Geas è uscito qualcosa non dico di drammatico, ma quantomeno inquietante:

lunedì 14 marzo 2016

Eurolega - Tracollo di Schio nei playoff

Tocca parlare del tracollo di Schio nei playoff di Eurolega. Difficile definire diversamente 45 punti di scarto incassati in due gare, anzi sostanzialmente in due metà di gara, sempre la seconda: 23-37 in casa, 49-22 in trasferta. Sorprendente il cedimento psico-fisico delle tricolori in entrambi i casi, il che dà l'idea che siano arrivate in calo di forma al momento chiave della stagione, cosa che il campionato non poteva evidenziare se non in minima parte, visto il livello inferiore delle avversarie. Ipotesi alternativa: Praga (che per quanto fosse arrivate terza nel girone, è la campionessa in carica) è semplicemente squadra migliore di Schio, la quale si è tirata il collo per stare alla pari il più a lungo possibile, finendo però per esaurire di botto le energie.

In gara-1 (bella cornice di pubblico con molti praghesi in giallo) era molto incorraggiante l'inizio del Famila: 11-4 con quasi tutto il quintetto (tra cui Zandalasini) a segno. Ma Praga ci metteva poco a prendere le misure, evidenziando una sua dote essenziale: la capacità di costruire canestri da sotto con giocate di squadra d'alta qualità, che fossero in contropiede o a difesa schierata. Così già a fine 1° quarto era avanti (15-19).
Il giro di cambi sembrava favorire Schio: fiammata di Macchi, con 8 punti quasi di fila, e parzialone di 13-2 (28-21, massimo vantaggio). Ma di nuovo cambiava il vento con uno 0-10 per Praga. Contro-fiammatina di Sottana con 5 punti e avanti Schio 33-31 all'intervallo.
Ma era l'ultimo vantaggio per le nostrane. Il 3° quarto era interlocutorio ma con Praga sempre un pizzico sopra (45-47 al 30').
La svolta, repentina quanto urticante, all'inizio del 4° periodo con uno 0-10 per le ceche nel giro di 3': Vaughn diventava un caterpillar in area, rincarava Xargay con una tripla, Schio invece sbagliava con Yacoubou ma soprattutto sembrava non saper più cosa fare, smarrendosi tra palle perse e forzature. Si arrivava sul 46-60 a 4'30" dalla fine, ovvero Schio 1 punto in 5 minuti e mezzo, senza poi la forza di reagire, scivolando senza sussulti sino al 56-68 conclusivo. Vaughn 23 con 9/14 + 11 rimba, per il resto nessuna in doppia cifra per Praga ma tanto bilanciamento con le varie Petrovic, Elhotova, Steinberga, Palau a sommarsi anziché, come le scledensi, produrre micro-fiammate a staffetta (Anderson 13, Walker 12, Macchi 10). 16 perse a fronte di soli 5 recuperi per Schio; emblematico un regalo di Sottana a Palau cercando di farle rimbalzare la palla contro (stavano scadendo i 5" su rimessa), col risultato che la spagnola arraffava e segnava in contropiede.

In gara-2 ci voleva un colpo di coda di grande spessore per ribaltare questa sensazione di supremazia praghese. Andamento per certi versi simile ma con un finale ancor più aspro. Stavolta partenza migliore per Praga (18-11 a fine 1° quarto). Reazione di Schio guidata da una quasi commovente Masciadri: 12 punti suoi nel 2° quarto e ribaltone sul 25-29. Praga però non si scomponeva e rispondeva ai dardi di "Mascia" con quelli dell'eroina di giornata Elhotova: 37-31 all'intervallo. Tornavano a pesare le palle perse per Schio, e anche stavolta i punti in area e in contropiede erano nettamente pro-Praga.
In qualche modo il Famila restava negli spogliatoi: botta tremenda nei primi 6' del 3° quarto, un 18-3 col trio Elhotova-Vaughn-Steinberga indemoniato, però anche agevolato da una difesa scledense che si squagliava. Saltiamo subito al finale che era un doloroso 86-53 (Elhotova 24, Steinberga 19, Xargay 15 contro Masciadri 16 e Yacoubou 13).
In telecronaca coach Fossati diventava sin troppo pedante nell'evidenziare le pecche della sua ex squadra, tuttavia non si può eccepire che le critiche non ci stessero, in quanto era un crollo verticale e generalizzato, non colpa di una singola o di un reparto, o di un certo aspetto tattico. Ok, se è vero che "il pesce puzza dalla testa", è giusto dire che in regia Palau ha manovrato la squadra come una direttrice d'orchestra, Sottana invece, oltre a palle perse ed errori al tiro, non ha fatto girare le compagne, producendo gli spunti migliori (comunque pochi) come finalizzatrice e non come costruttrice. Però è solo una componente; che dire di Anderson, 4 punti in gara-2 con erroracci da sotto, oppure Macchi 1/7, eccetera?
Questione di squadra, ripetiamo. Praga era pronta, aveva le idee chiare e ha saputo attuarle; Schio no. Cestaro dovrà valutare se Mendez sia il condottiero giusto per arrivare a 'ste benedette final four, però probabilmente lui stesso (cioè De Angelis presumo, ma col budget del patron) ha costruito una squadra che da final four non era.

Nelle altre serie, 2-0 di Orenburg sulla Dynamo Kursk (che pure allinea fior di fuoriclasse), 2-0 del Fenerbahce su Cracovia (e qui tutto normale), 1-1 tra Ekaterinburg e Galatasaray: sarebbe clamoroso se la corazzata di Taurasi, Griner eccetera andasse fuori contro le caparbie turche, però questo rende l'idea del livello mostruoso che il top di Eurolega richiede. Ma da Schio non si pretendeva che per forza battesse Praga; poteva però, e doveva, giocarsela meglio.

domenica 13 marzo 2016

Rassegna stampa

Rassegnetta stampa. Che abbiamo nei numeri di marzo dei due mensili della palla a canestro italiana, usciti un paio di settimane fa? Su "Basket Magazine" c'è un'intervista a Masciadri, una a De Angelis (d.g. di Schio) e una a Gianfranco Civolani, totem del basket bolognese, attualmente boss del Progresso Bologna (qui chiamato Castelmaggiore) che sta andando molto bene da neopromosso in A2.
Sia Masciadri che Civolani rispondono a una domanda sui mali del movimento femminile. Masciadri: "I media dovrebbero curarsene maggiormente perché solo diffondendo le notizie di questo bellissimo sport lo si potrà apprezzare e seguire. Per ora, il nostro basket è conosciuto in realtà piccole, vedi Schio, Lucca, Ragusa, Parma ecc., ma dovrebbe avere più spinta nelle metropoli". Civolani: "Ci sono meno tesserate e il livello tecnico, di conseguenza, è un po' sceso. E' frutto anche del cambiamento della società: oggi, se una ragazza è alta, va in palestra per modellarsi e diventare ancora più bella, mentre una volta veniva a giocare a basket". :o:
Be', quest'ultima mi suona nuova, non ci avevo mai pensato. Ho l'impressione che le alte vadano soprattutto alla pallavolo, in realtà. Oltretutto, se una è incerta tra basket e palestra e poi propende per la seconda, dubito che abbia le qualità caratteriali necessarie per emergere nello sport agonistico, quindi non credo che ci perdiamo molto. Sì, a volte vedi in giro certe tizie di 1.80 e oltre, e pensi che quasi sicuramente non giocano a basket, ma tra chi è chiatta e chi ha spallucce rachitiche ti metti il cuore in pace perché sarebbe difficile cavarne fuori delle giocatrici interessanti.
Quanto a Masciadri, penso il contrario di lei, e cioè che il basket femminile può ottenere interesse solo in provincia, dove non c'è la concorrenza del calcio e magari anche del basket maschile, e in ogni caso dove la gente è poco propensa a identificarsi con realtà di sport minori. Prova ne è che il volley femminile è a sua volta assente dalle metropoli, eppure sta molto meglio di noi. -_-

Su Superbasket, mentre Giulia Arturi è dirottata sul maschile (intervista al neo-coach di Venezia uomini), ci rimane una paginetta di notizie flash, e un'inchiesta di Silvia Gottardi sulle giocatrici-mamme: intervista Kathrin Ress ed Emanuela Ramon, presentate come le uniche di tutta la serie A. Dalle parole di entrambe emerge la gratificazione che ti dà un figlio, la marcia in più che stimola ad avere per gestire tutto, ma anche elementi di tristezza per le difficoltà a conciliare carriera e maternità, per via dell'assenza di tutele per le giocatrici.
Il tema è caldo; durante le finali di Coppa LNP, a quanto risulta, la Giba (il sindacato dei cestisti, diciamo così) ha avanzato una serie di richieste tra cui "protezione della maternità e assicurazione obbligatoria in Serie A Femminile". Non so se sia semplice arrivarci, sul piano pratico, ma certamente su quello ideale sarebbe giusto: si chiede a queste donne di sacrificare per anni il loro fisico per il nostro sollazzo, e poi non diamo loro nulla in cambio in modo che possano prendersi una pausa per avere un figlio? (Discorso che vale anche per la pensione). :huh:
Certo, però, che dall'articolo di Gottardi uno rimane stupito del fatto che ci sia appena una mamma in A1 e una in A2. Tanto più che di recente sulla Gazzetta è uscito un articolo che parlava delle 3 mamme della squadra di volley di Conegliano, il che fa supporre che in tutta l'A1 pallavolistica ce ne siano molte di più.
Ma poi che è successo? Che sulla pagina Facebook di Superbasket, dove è stata pubblicata una scansione dell'articolo, sono intervenute altre giocatrici-mamme di A2, segnatamente Marica Gomes e Carola Sordi (ma vengono nominate anche Clara D'Amico e Karolina Piotrkiewicz), per lamentarsi di non essere state menzionate. :cry: In effetti, d'accordo che maternità e basket vanno poco d'accordo, però su 42 squadre di serie A, e quindi oltre 400 giocatrici se non 500, appena due mamme, sarebbe tragico...
Al che Silvia Gottardi è intervenuta con la seguente precisazione, esortando a guardare più alla luna che al dito:

sabato 12 marzo 2016

Punto A1

Arretrati, l'eterna battaglia; barcollo ma non mollo. A1, turno del 6 marzo + posticipo del 7; che formalmente era la sestultima giornata ma di fatto la quintultima, visto l'anticipo della penultima. Non incasiniamoci; diciamo che ora ne mancano quattro.

Un turno di transizione per quanto concerne le lotte sia al vertice sia in coda. Ennesimo percorso netto per le "big 4"; Lucca con la solita mostro-Harmon (20 con 10/15) tiene a 47 punti Torino; Ragusa con 21 + 17 rimba di Brunson evita di scivolare ulteriormente con Orvieto che ne ha avuti 25 da Dietrick; Schio ha tenuto a bada Vigarano lasciando a riposo Anderson e Ress in vista dei playoff di Eurolega (bastata Yacoubou con 21 anche se Vigarano è parsa in rialzo di competitività dopo le rovinose batoste degli ultimi 4 turni).
Infine, nel posticipo televisivo, Venezia ha rifilato 50 punti tondi a un Geas presentatosi senza Brown e forse anche senza le energie psico-fisiche necessarie, alla terza partita in 7 giorni dopo quella cruciale a Cagliari e quella comunque giocata intensamente con Schio. Il rammarico più che altro è per la vetrina televisiva non capitata nell'occasione giusta; sul piano pratico penso che nel clan sestese avrebbero volentieri firmato per prenderne anche 80 in cambio di vincere domani con Parma e/o domenica 20 con Umbertide.

S. Martino chiude definitivamente la corsa al 5° posto andando a vincere a Parma; protagonista inattesa Sbrissa (14 con 7/10). Ma la partita con più peso per la stagione era Cagliari-Battipaglia. Alla faccia dello "scontro salvezza" si è giocato sui 100 punti; d'altronde credo che per quelle due squadre la parola "difesa" si trovi in un angolo remoto del dizionario. Ma Battipaglia ha qualche arma in più; sicché la solita Prahalis ha fatto l'impossibile (38 punti con 12/21 da 2, 4/8 da 3 e pure 7 assist, cioè 52 punti procacciati da lei), in più stavolta sono andate in doppia cifra altre 3 compagne, ma di là c'è stata Gray che ne ha fatti 37 con 18 rimbalzi e 47 di valutazione. :woot: Ed è finita 89-99. Ci spiace per la grande Prà-Prà, ma se non difendi difficilmente ti salvi, anche se non è ancora finita per la compagine nuragica. Però è molto molto dura, come mostreremo qui sotto.

Facciamo una proiezione sulle possibilità di salvezza delle 3 pericolanti (di cui solo una si salverà), semplicemente sommando i punti in classifica attuali delle avversarie che dovranno affrontare nelle ultime 4 giornate (con l'asterisco le partite in casa). Da notare che ci sono ancora due cruciali scontri diretti in programma:

GEAS (10 p.): Parma* (20), Umbertide* (18), Vigarano (10), Napoli (18) = totale 56
VIGARANO (10 p.): Orvieto* (14), Cagliari (8), Geas* (10), Parma (20) = totale 52
CAGLIARI (8 p.): Umbertide (18), Vigarano* (10), Napoli (18), Lucca (42) = totale 88

Dal che si deduce che Cagliari non solo è messa peggio delle altre in classifica, ma ha pure la strada più ripida: dovrebbe battere Vigarano ma anche fare un'impresa almeno a Umbertide o a Napoli e rischia di non bastare, perché chi vince Geas-Vigarano va comunque a 12, e Cagliari ha scontri diretti a sfavore con Geas.
Vigarano ha buone possibilità se fa almeno 2 punti tra Orvieto e Cagliari a patto che il Geas non compia imprese con Parma o Umbertide; ovviamente poi dovrebbe battere il Geas medesimo oppure sperare nel miracolo all'ultima giornata (cioè vincere a Parma con Geas perdente a Napoli).
La chiave, insomma, per le sestesi è arrivare allo scontro diretto con un +2 su Vigarano in modo da poter gestire il +15 dell'andata; per le ferraresi ovviamente è evitare questo scenario, arrivando almeno alla pari in modo che sia uno spareggio secco col fattore-campo a proprio vantaggio. Un bel thrilling con molte variabili.

Nella foto: il recente titanico (ossia enorme e vano) sforzo di Prahalis contro il Geas.