lunedì 17 luglio 2023

Torneo di Binzago: aggiornamento flash (dopo serata finale)

Serata finale di grande livello, sia tecnico che di emozioni. Già la finale terzo posto non è stata male, punteggio altissimo e anche un bel po' di punti delle donne, tra cui 15 di Stilo e in doppia cifra anche Perini, Trianti e Pusca, anche se quest'ultima ha sbagliato parecchi tiri, non riuscendo ad avvicinare Toffali in testa alla classifica marcatrici (ma le servivano 38 punti). Comunque Pusca ha messo due canestri importanti nel finale.


Poi la finalissima con la vittoria, strappata nel finale, per la squadra di Tibè e delle due Grassia cui si è ricongiunta, un po' a sorpresa, Frustaci, autrice della tripla che ha chiuso virtualmente i conti, su riapertura di Tibè. Le quattro hanno fatto valere la loro prevista supremazia sul poker Resemini-Cincotto-G. Villa-Panella, le quali però, debbo dire, sono state brave a limitare i danni (non era facile per ragazze di B, e una di Promo, contro tutte di A), così gli uomini non hanno dovuto fare i miracoli per tenere la squadra in partita.
Alla fine però vince la squadra con le donne migliori (insieme al gruppo Toffali & c.) e quindi bene così dal punto di vista femminile.

Tibè vince il premio di miglior giocatrice, Toffali resta capocannoniera come l'anno scorso, la sua squadra prende il premio in memoria di Nadia Rovida per la maggior % di punti delle donne.

Secondo me nel complesso (ma i bilanci li debbo ancora fare) è stata un'edizione discreta ma non di più, per la componente femminile. Dipende anche dal livello maschile oggettivamente molto alto. Comunque un piacere ospitare per 3 settimane quasi 70 giocatrici del panorama regionale (e una da fuori come Carbonell dalla Liguria).

domenica 16 luglio 2023

Torneo di Binzago: aggiornamento flash (dopo le semifinali)

ieri gran serata delle semifinali + gara di tiro da 3. Su quest'ultima esaurisco subito il discorso perché c'erano solo 3 ragazze e solo Valentina Ceccato (specialista) ha fatto un buon punteggio, piazzandosi sesta.


Per quanto riguarda le due partite, nella prima non molta trippa per le femmine, si sapeva visto che si sfidavano due delle squadre con il gruppo maschile più forte. Spunti discreti da varie giocatrici, comunque, poi vince la squadra che aveva già fatto fuori Toffali e compagne.
Nella seconda semifinale ottima Tibè che fa la differenza nel primo tempo; bene anche Martina Grassia; dall'altra parte più che buona Pusca.

Quindi in finale si sfidano il supergruppo Tibè + 2 Grassia (non c'era Frustaci ieri e credo nemmeno oggi) e il più umile ma combattivo gruppetto Resemini-Gloria Villa-Cincotto. Vedremo se la squadra delle più quotate saprà sfruttare la teorica supremazia femminile; storicamente è raro che succeda, a causa del testosterone maschile poco propenso a lasciare il palcoscenico alle donne quando si alza la posta in palio.

Interesse anche per chi vincerà i 3 premi femminili (miglior giocatrice - miglior marcatrice - miglior giovane U22).
Il premio alla squadra con la maggior % di punti femminili, intitolato alla memoria di Nadia Rovida, è già sicuro per Toffali & c.

sabato 15 luglio 2023

Ancora contro le mega-teorie sui risultati negativi

Sì, è vero, in effetti avrei dovuto dire "descrizione" più che "spiegazione". O meglio, può spiegare perché facessimo così fatica con questa squadra, ma non perché non siamo riusciti a portare in campo una squadra migliore di così (al di là dell'assenza di Zanardi e dell'infortunio di Osazuwa, ovviamente).

Però certe spiegazioni troppo complesse che risalgono all'età della pietra partendo da un singolo risultato, o da una singola spedizione, a me non convincono mai.
E' come quando, nella vita reale, da un singolo episodio di cronaca scattano fior di intellettualoni che ne fanno lo specchio di complessissime dinamiche per cui la società intera è marcia dalle fondamenta, eccetera eccetera. Roba con cui si fa la bella figura da intelligentoni ma secondo me lascia il tempo che trova, e soprattutto non capisco mai perché se le cose vanno bene, non sono lo specchio di nulla, mentre se vanno male, sono l'ineluttabile prodotto dei fattori che l'intellettuale sviscera.

venerdì 14 luglio 2023

I giorni della cicoria (2^ parte - Europeo U18)

- Ma l’asprigno delle defezioni societarie era nulla in confronto all’evento principe della prima decade di luglio: l’Europeo U18 in Turchia. Una via crucis che però, a differenza di quella originale, non è finita con la crocifissione ma con la salvezza. :blink: Un’improvvisa sterzata del destino, che sembrava fin lì proporre il perfetto copione di una storia che nasce con premesse negative, prosegue peggio e finisce a rotoli.
Le premesse negative erano: a) la defezione di Zanardi, miglior talento dell’annata e uno dei migliori d’Europa (a meno che ci siano tante 18enni che abbiano segnato 15 punti di media in A1, ancorché nel club di casa); b) un po’ meno tangibile ma avrà pur pesato (altrimenti che senso aveva prevedere guai, all'epoca?), la nostra rinuncia a far giocare le minorenni nell’estate 2021, in cui le 2005 si sarebbero cimentate come “annata forte” in un Challenger U16, acquisendo bagaglio. Sì, qualche ’05 ha poi giocato l’Euro U18 del 2022 al seguito delle ’04 (Tempia, Bernardi, Lucantoni e Fantini per l'esattezza; da aggiungere Piatti all'opera nell'Euro U16), ma non era la stessa cosa, perché qui si trattava di essere protagoniste e non spalle.
Quindi, una certa preoccupazione era fondata già alla vigilia. Va tenuto conto che l'U18 per noi è stata, anche nel recente periodo di bonanza, la categoria più difficile per noi; sì, è quella in cui abbiamo vinto più ori (2), ma se guardi il risultato medio, che è più significativo, vedi che in U16 e U20 siamo andati meglio. Non so se ci siano motivi profondi o se sia un caso, ma di fatto è così.

- Addì 1° luglio si va in campo, prima partita con la LituaniaOsazuwa, dopo 4 minuti e mezzo, si avventura in una partenza in palleggio a tutto campo, la caviglia la tradisce, crolla a terra con evidente dolore feroce. :woot: Europeo finito per la nostra teorica (e probabilmente effettiva) lunga di riferimento. Quindi no Zanardi e no Osazuwa. Dopodiché, Giacchetti, la nostra più giovane (2007) e anche la più carica nell'occasione, 14 punti in 11 minuti, si fa male pure lei; non grave perché il suo Europeo continuerà, ma senza più giocare così bene. La sorte decide di averci stangato a sufficienza e ci fa vincere la partita con le baltiche, 64-62, con una tripla di Lussignoli ben costruita da Bernardi a circa 1' dalla fine (nell'ultima azione palla persa da loro a centro area). Ma avevamo bruciato un +15 a metà 3° quarto finendo sotto di 3 a 5' dalla fine, palesando la fragilità che poi c'avrebbe accompagnato per il resto della campagna.

- Le altre due partite di girone sono uno strazio. Becchiamo un 59-75 dal Portogallo con un 10-28 nel 2° quarto che compromette tutto. Ci fa un mazzo la longilinea Silva, 1.98, mani buone ma esageratamente subita dalle nostre (25 + 11 rimbalzi), anche se con l'attenuante del reparto-lunghe da ricostruire dopo la perdita di "Big O". Cedolini con 12 la nostra top scorer.
Segue un 44-62 col Belgio, stavolta crollando alla distanza dopo il meno 1 all'intervallo. Aghilarre unica in doppia cifra per noi con 10.

- Si entra nel vivo, visto che la prima fase serviva solo a comporre la griglia dell'eliminazione diretta.
Gli esiti degli ottavi, con l'ecatombe di squadre del nostro girone, mostrano in modo lampante che non eravamo finiti in un gruppo di ferro, anzi... e qui la paura inizia legittimamente a serpeggiare. Eppure noi non andiamo lontani dal ribaltare le nostre sorti battendo l'Ungheria (accoppiamento anche questo non sfavorevole, visto che poi le magiare sono state bastonate dalla Slovenia). Sembra anzi, per due quarti, che ce la possiamo davvero fare. Forse i nostri migliori 20 minuti dell'Europeo, andando a +12 all'intervallo (24-36). Poi però collassa l'attacco, che segna solo 17 punti nella seconda metà; nel 3° quarto reggiamo ancora perché le magiare non fanno molto meglio; ma un 24-8 nell'ultima frazione ci sorpassa e stacca negli ultimi 5 minuti (59-53). Lussignoli con 12 l'unica in doppia cifra.
Emerge, in queste tre sconfitte (oltre ai mille difetti che uno può trovare nel bagaglio tecnico delle nostre, risalendo a ritroso sino al minibasket, ma lo lascio ai professori del giuoco), <_< un nostro grave problema, e cioè la mancanza di riferimenti sicuri. Tante ragazze in grado di fare anche ottime cose, a tratti, ma nessuna capace di fornire una continuità non solo tra una partita e l'altra (chi gioca bene oggi è un fantasma l'indomani), ma nell'arco della stessa partita, persino tra un'azione e l'altra, passando da un movimento di valore assoluto a una cappellata inimmaginabile. Situazione in cui anche uno navigato come Lucchesi non trova una bussola con cui orientarsi nelle scelte.

- Siamo quindi fuori dal tabellone principale. Ma potremmo ancora evitare le pene dell'inferno se battessimo Israele nel primo turno di classificazione 9°/16°. Arriva però un'altra sconfitta di misura, stavolta senza alti e bassi clamorosi, ma con un passaggio a vuoto nel 3° quarto, che da +4 ci porta a meno 7; da lì fatichiamo a risalire anche se poi ci riusciamo, arrivando a meno 1 con 1'40" sul cronografo dopo una tripla di Cappellotto e un canestro di Cedolini. Poi però falliamo occasioni per sorpassare; torniamo a meno 2 con Lussignoli a -13"; Israele fa 1/2 ai liberi, quindi abbiamo palla sul meno 3; che fa Cedolini? Cerca una percussione verso l'area, su cui subisce fallo, ma serve a poco anche se segnasse ambo i liberi. :blink: Peraltro sbaglia il primo, poi apposta il secondo ma tira una sassata che prende solo il tabellone: infrazione. Perdiamo 62-65; anche stavolta una sola in doppia cifra, Lussignoli con 14.

- A questo punto siamo nella palta: tabellonaccio 13°/16° posto, tre probabilità su quattro di retrocedere. Dobbiamo vincere 2 partite su due dopo averne perse 4 di fila. Il disfattismo serpeggia ma è difficile trovare appigli a cui aggrapparsi per essere ottimisti. Invece, come dopo Caporetto nel 1917 (unico termine di paragone possibile), sapremo in qualche modo salvare la ghirba, senza bisogno di cambiare generale come facemmo, da Cadorna a Diaz, nella Grande Guerra.
Ritroviamo quel Portogallo che ci aveva bastonato 6 giorni prima. La palestrina secondaria di Konya è una perfetta location per una partita da purgatorio, con gli immancabili faccioni di Ataturk ed Erdogan sulle pareti, e i pochi tifosi che però nell'ambiente piccolo si sentono. La tensione è da psicodramma, e ci paralizza nei primi due quarti, inguardabili per noi, per fortuna non eccelsi per loro (imprecisissime al tiro), anche perché abbiamo elaborato idee valide su come contenere Silva. All'intervallo siamo sotto 27-16, ammaccate ma non ammazzate, a patto di sbloccarci almeno un po' in attacco.
E' quello che avviene. Sì, ogni canestro ci costa una fatica mortale; come al solito da queste ragazze non sai mai cosa può venire fuori in ogni momento; ma con un 3° quarto da 5-16 per noi la rimettiamo in piedi. Nell'ultimo periodo tutte sbagliano (quasi) tutto da entrambe le parti, il parziale è di 7-7 nei primi 7 minuti. Lucantoni segna due canestri pesantissimi, il secondo è una tripla per il 42-42 replicando a una tripla portoghese che ci poteva tagliare gambe e braccia.
Combiniamo però una serie di danni negli ultimi 2 minuti: tecnico a Bernardi per fallo su rimessa avversaria prima che la palla sia in gioco (tiro libero a segno, 43-42); poi palla persa banale; poi un doppio errore al tiro; poi una dormita a rimbalzo difensivo su errore del Portogallo: siamo costretti a fare fallo, va Silva in lunetta a 4 secondi dalla fine sul +1 per loro.
Siamo quasi spacciati.
Per il fortuna rimane il "quasi". Succede che la torre lusitana sbaglia il primo libero. Chiede istruzioni alla panchina, che le dice evidentemente di tirare per segnare; cosa che fa: 44-42 per loro ma timeout per noi e palla da metà campo.
A casa, 60 milioni d'italiani (o almeno i 60 adepti del femminile) pregano nel miracolo. Rimessa ben eseguita con Lucantoni che serve Tempia, partita da sotto canestro per un taglio verso il fronte perimetrale, protetto da un doppio blocco delle compagne. La bresciana riceve palla con discreto spazio, carica e spara la tripla.
Purtroppo sbaglia. La palla prende il primo ferro e chiaramente è destinata a spegnersi fuori. Siamo retrocessi.
Invece no. Per motivi che solo un ingegnere dei materiali e un fisico teorico potrebbero forse spiegare, la palla, anziché schizzare lontano, s'addormenta sul ferro ed entra a 1 secondo dalla fine. 3_3 3_3
Urlano selvaggi i tifosi nostri in tribuna, gli appassionati davanti allo streaming, urlano ovviamente le ragazze, buttando fuori tutta la sofferenza che s'era accumulata a mo' di tappo letale sulla squadra. Lucchesi e l'assistente Lombardi hanno un bel da fare a sedare le esultanze, ricordando che c'è ancora 1 secondo sul cronometro.
Per fortuna non arriva la contro-beffa: il Portogallo sbaglia dall'angolo e vinciamo 44-45 (Piatti 6+10 rimbalzi, Lucantoni 11 punti, Tempia 8). Oltre al miracolo di Tempia dobbiamo benedire l'11/58 dal campo per il Portogallo.
Alla sirena c'è chi piange, come Piatti (che dimostra come la sua espressione da sfinge mentre gioca nasconda in realtà emozioni forti), c'è chi urla pazzamente, come Lucantoni. Di nuovo Lucchesi deve placare i festeggiamenti, urlando (si vede dal labiale) che non è finita, c'è ancora da vincere l'indomani.

- Sarebbe crudele aver vinto così per poi buttare tutto. Non succederà. Con la Rep. Ceca conduciamo con buon margine fin dal 1° quarto (20-11). Rimosse evidentemente certe zavorre mentali, le nostre giocano con più sicurezza e buone esecuzioni, limitando le bestialità. Costruiamo soluzioni di qualità da vicino; il 48% da 2 contro il 29% ceco sarà decisivo. Qualche sbavatura nel finale di 2° periodo ci fa scendere da +12 a +8 all'intervallo (37-29) col timore che sia la premessa di un classico blackout nostro.
Invece ripartiamo molto bene dopo la pausa ed è il momento decisivo. Voliamo a +16 (47-31) con un "coast to coast" di Cedolini e un canestro di Piatti dal gomito, contro la zona nel frattempo messa in pista dalle ceche come carta della disperazione. Anche nell'ultimo quarto il margine rimane stabile (58-43 al 32', 64-52 al 37'); sciupiamo qualcosa di troppo, con una Fantini peraltro positiva nel complesso, ma le ceche sprecano tutte le occasioni per riaprire la partita.
Siccome però le ragazze oltre a salvarsi dalla Division B vogliono demolire le coronarie di Lucchesi, negli ultimi 2 minuti inanelliamo pasticci inenarrabili, tra cui un fallo (recidivo) di Bernardi su rimessa avversaria a palla morta, palle alle ortiche sul pressing e così via, ma la vittoria non è in discussione, anche se lo scarto finale è solo +5, 68-63. Piatti 13+11 rimbalzi, Fantini 11, Cedolini e Lussignoli 10, Bernardi 9+9 rimbalzi.

Siamo salvi; certo non è vera gloria, ma quando vedi la morte in faccia (nello sport come nella vita), se alla fine non muori godi.
Non m'addentro in giudizi sulle singole, anche perché sarebbe molto simile per tutte: come detto prima, a tratti ognuna ha fatto bene, a tratti da cani. Do solo due dati significativi: nessuna più di 8 punti di media (Cedolini), a riprova del fatto che siano mancati riferimenti costanti; e 32% di squadra nel tiro dal campo. La sorpresa positiva è stata Lussignoli; incoraggiante la crescita in personalità ed efficacia di Piatti, contando che è una 2006. Sempre nel complesso, è chiaro che non possiamo essere entusiasti di quello che le nostre 2005 valgono oggi come oggi (pur tenendo ovviamente conto delle assenze di "Super Z" e "Big O"), ma non è detto che in prospettiva non abbiano margini di miglioramento interessanti. Gli anni persi durante il Covid potrebbero aver solo ritardato e il loro sviluppo. "Qualcosa dentro", secondo me, queste ragazze ce l'hanno. E più d'una ha anche "qualcosa fuori", in termini di centimetri e mobilità. Devono sviluppare continuità mentale e conoscenza del gioco. Magari qualcuna diventerà più forte delle "nate pronte" del '99 e 2002, per citare recenti gruppi nostri che hanno vinto e stravinto nelle giovanili.

- Sarebbe stata un'ingiustizia della sorte se proprio Lucchesi, il principale artefice del nostro quindicennio dorato, avesse dovuto legare il suo nome alla prima nostra retrocessione dopo 18 anni, evento che avrebbe marchiato simbolicamente la brusca fine di un'epoca. Fine che peraltro è forse già avvenuta, con il Covid a fare da spartiacque. Le vacche grasse sono un bel ricordo, può darsi che c'attenda un'epoca di carestia e saporacci amari. Non lo voglia Iddio ma non si capisce su quali premesse potremmo far fioccare medaglie come negli anni recenti.
Occhio, però: questo lo diremo (eventualmente) facendo un bilancio alla fine dell'estate. E' assurdo quando ogni singolo risultato di una partita sembra il giudizio universale, lo specchio d'ogni magagna del sistema (solo se è una sconfitta, però; se è una vittoria non è lo specchio di nulla), la conferma i-ne-qui-vo-ca-bi-le delle teorie di ciascuno, salvo poi predicare che i risultati sono l'ultima cosa che conta nelle giovanili... In quest'ottica non capisco il pur bravo Eduardo Lubrano (che certo non fa parte dei parla-a-vanvera) laddove scrive: "In quattro anni dall’oro al 13° posto è la fotografia di un movimento che non produce più atlete, giocatrici, ragazze in grado di stare in campo in un certo modo", perché vorrebbe dire che appena 4 anni fa sapevamo farlo e adesso no, ma è plausibile?

- Due parole in chiusura sull'Europeo delle migliori. Ha vinto la Slovenia in finale sulla Francia, tiratissima (63-61) dopo due semifinali a senso unico, rispettivamente contro Serbia e Spagna. Mvp assoluta quell'Ajsa Sivka che abbiamo visto, seppur poco impiegata, a Schio quest'ultima stagione; ha sciorinato completezza tecnica (16 punti, 9 rimbalzi e 3 assist di media) e personalità alzando il livello nelle partite decisive (45 di valutazione contro la Serbia). Importante anche il play, dal nome più latino che slavo, Lea Bartelme, mvp della finale.
Da notare che per il secondo anno di fila l'oro U18 va a una "outsider" rispetto alle solite potenze (nel 2022 toccò alla Lituania). Vedremo se sapranno imitare il Belgio nel tradurre l'exploit giovanile (Meesseman e compagne vinsero nel 2011 appunto l'U18) in futuri successi senior.

mercoledì 12 luglio 2023

I giorni della cicoria (1^parte: defezioni societarie - ingresso di Roma - ritiro di Cinili - torneo di Binzago)

Ci sono periodi in cui bisogna masticare l’asprezza della cicoria sperando che non sia il veleno mortale della cicuta. In questo inizio estate, dopo l'amaro Montenegro dell'Eurobasket senior, tocca continuare a stringere i denti.
- Hanno ufficializzato l'abbandono della serie A le tosche Lucca e Firenze; non l'ha ancora fatto la longobarda Crema ma l'annuncio dell'ingresso di Roma ne è in sostanza la conferma (così come lo era già stato da varie settimane quello di Brescia al posto di Moncalieri).
Paradossalmente, nel periodo del Covid, quando si paventava una strage di clubs, erano sopravvissuti quasi tutti; ora che il Covid s'è dileguato, scatta la morìa. Ma già in occasione della crisi economica del 2008, cioè il precedente fattore di sconquasso, gli effetti si erano sentiti verso il 2011-2012, non nell'immediato. In più, s'aggiunge adesso l'incognita dei costi in crescita per via delle novità legislative sullo sport; il che magari è vero per alcuni e un pretesto per altri, ma tant'è.

Firenze annunzia di volersi concentrare solo sul settore giovanile, il quale s’è appena confermato sul trono della Coppa Italiana U14. “Il titolo della Serie A2 viene momentaneamente congelato in attesa di riattivarlo”, quando appunto le giovani saranno pronte, così dice l’ultimo comunicato societario. Appena un mese fa lo stesso club aveva reagito male all'anticipazione della notizia, data da Basketrosa: “La nostra società smentisce categoricamente tale voce (definirla notizia sarebbe davvero fuori luogo), destituita di ogni fondamento e potenzialmente lesiva del nome della società stessa. La Pallacanestro Femminile Firenze infatti parteciperà regolarmente al campionato di serie A2”. :angry: S’aggiungevano minacce di azioni “anche di carattere risarcitorio” contro chi avesse sparso ancora codesta voce.
Orbene, delle tre l’una: o è un caso di dissociazione della personalità, o hanno (legittimamente) cambiato idea nelle settimane intercorse; o stavano recitando una parte. Dico solo che spiace quando si attaccano canali d'informazione come Basketrosa, Basketinside o Pianeta Basket, i quali lavorano per passione e non per lucro, a differenza di altri operatori del movimento. Specie quando tali canali hanno semplicemente ragione nel dare una notizia. Altro che “destituita di ogni fondamento”. Meno male che le gestrici di Basketrosa, tra cui la nostra amica utente Silvia Zanetti, sono evidentemente dotate di pazienza e dosi abbondanti di bicarbonato.

- Sul destino infausto di Lucca, come di quello cremasco e moncalierese, non v'erano dubbi ormai da mesi (scarse le speranze che il famoso "appello agli imprenditori locali" trovasse riscontro); scompare la società che insieme a Ragusa è stata la maggior antagonista di Schio (o perlomeno la più frequente seconda alle spalle della cannibale) nella seconda metà dello scorso decennio. Lo scudetto 2017 resterà scolpito; nel calcio sarebbe stato celebrato come quelli del Verona o del Leicester: la quintessenza di Davide che batte Golia. Purtroppo il declino iniziò già all'indomani dell'impresa, con l'addio di Diamanti e l'esodo di protagoniste; negli ultimi tempi il vuoto sulle tribune era desolante; la stagione '21/22, da sorprendente outsider (quarta in stagione regolare), era stata più un exploit occasionale che una risalita permanente nell'elite, tant'è che quest'anno è giunta solo una salvezza nei playout.

- Se in Lucca s'intravedeva una parabola discendente, a Crema la spina è staccata in modo brutale, dopo una prima stagione in A1 che poteva additarsi come modello di gestione, di passo lungo quanto la gamba, di ottenimento del massimo risultato in rapporto alle risorse disponibili, di coinvolgimento di una piazza piccola ma entusiasta. Dèsola il fatto che evidentemente i conti non siano più tornati, e nulla di tutto ciò sia servito se non a togliersi lo sfizio d'aver partecipato per un anno, senza sfigurare, al ballo delle grandi, dopo averlo sognato a lungo (mi riferisco alle tante stagioni di vertice in A2 sfiorando la promozione). Come del resto tramontò lo scorso anno l'utopia di Costa Masnaga, cioè stabilizzarsi nelle squadre da playoff di A1 con una squadra in cui le straniere servivano le italiane (in maggioranza giovani di casa) e non viceversa.
Orbene, parlando in generale, nelle vicende di abbandoni della massima serie è evidente che in qualche caso c’è una condotta dolosa, cioè gente che spende soldi che non ha, facendo lo splendido finché può, salvo poi incazzarsi con istituzioni e “imprenditoria locale” perché non coprono il buco. Ma non credo che sia il caso del “pres” cremasco Manclossi, né del plenipotenziario masnaghese Ranieri (cito loro perché da lombardo li conosco un po’).
La questione è che puoi essere bravo e virtuoso quanto vuoi, ma se un brutto giorno ti viene a mancare il dinero, devi salutare la brigata. Ma tant'è, inutile sorprendersi ogni volta come se fosse una novità; abbiamo visto scomparire nell'ultimo decennio Taranto, Comense, Parma, Faenza (poi tornata con altro club), solo per limitarsi a chi era nell’élite dell’A1; c'è anche chi è si è auto-retrocesso per poi risalire (Venezia, Geas). Peraltro se vai a fare lo stesso controllo sulla celebrata serie A1 di pallavolo, trovi più o meno la stessa situazione rispetto a un decennio fa, cioè una maggioranza di clubs defunti o riciclati con denominazioni nuove.

- L'importante è che per uno che va, ce ne sia uno che entra, come l'Oxygen Roma, società nuova di pacca che arriva direttamente in A1 al posto di Crema. Il suo patron, Rubin (italo-israeliano), ha rilasciato la sua prima (credo) intervista a un Eduardo Lubrano decisamente in forma in questo periodo. Speriamo che riesca a crearsi un seguito di pubblico da zero, e soprattutto che duri. Certo che avere in A1 Roma e Milano in più, rispetto allo scorso anno, suona bene, anche se non ci trasformerà nello sport nazionale.

- A proposito di Roma. Ha annunciato il suo ritiro una grande romana, Sabrina Cinili. Annuncio stringato sui social, da parte sua, con una sola dedica: ai tifosi. Diventa dirigente alla Virtus dove ha finito la carriera con un ruolo vieppiù da comprimaria, anche per problemi fisici. Giocatrice per certi versi enigmatica: in apparenza non le mancava nulla (tranne forse un po’ di chili) per essere protagonista assoluta in Italia e anche a livello internazionale. Statura e agilità in rapporto al ruolo; mano morbida, varietà di movimenti; difesa e comprensione del gioco; senso del collettivo. L’impressione è che però il ruolo da protagonista le pesasse, preferendo quello di “spalla” per giocatrici di maggiore personalità e di maggior coraggio nel prendersi responsabilità decisive, a costo di sbagliare e finire sul banco degl’imputati. Emblematico in tal senso il tragico Svezia-Italia a Eurobasket 2021, quando varie sue compagne inanellarono padelle ma almeno ci provarono, mentre lei finì con 1/2 al tiro in 22 minuti.
“Nessuno vuole essere Robin”, cantava Cesare Cremonini. Ma lei sì, preferiva essere Robin che Batman. Ci fu un giorno in cui sembrava aver smesso i panni della gregaria e indossato quelli della protagonista, scoprendo di esserne perfettamente all’altezza. Era gara-5 della famosa finale scudetto 2015, quando una 26enne Cinili stava trascinando Ragusa alla vittoria su Schio, giocando meglio di Macchi. Come finì lo ricordiamo: Sabrina uscita per 5 falli e Chicca autrice di quel miracoloso canestro decisivo nel supplementare. E Sabrina in lacrime, come troppe volte c’è toccato di vederla, in pratica alla fine di ogni Eurobasket (lei come le compagne, ma in qualche modo le sue spiccavano tra le più intense). Parliamo insomma di un’ottima giocatrice, che tra l’altro seppe mettersi in gioco fuori dalla “comfort zone” andando in Turchia quando espatriavano ancora poche delle nostre. Per il resto, considerando che in tutta la carriera non ha mai raggiunto i 10 punti di media stagionale, è forse ingiusto immaginare che dovesse essere più di quello che è stata. Eppure quella Cinili che apparve, lampo luminoso, in quella finale 2015 e poi non si vide (quasi) più è un ricordo che lascia inevitabilmente dei rimpianti.

- Abbandono momentaneamente il "mood" malinconico (ma ci tornerò per parlare dell'Euro U18 nella 2^ parte). Da quasi due settimane (sto scrivendo la notte di domenica 9) sono appollajato al torneo misto di Binzago, col piacere d'ospitare all'opera quasi 70 giocatrici di cui una decina di A e una trentina di B. Tutte lombarde tranne una: Eliana Carbonell, la ligure specialista del 3x3, che per ogni partita arriva apposta da Lavagna (dove abita) o Genova (dove lavora). Strepitosa. :b:
Premesso che dopo i due anni senza torneo per Covid (2020-21) e la ripresa timida, ancorché piacevole, del 2022, qualsiasi cosa avvenga quest’anno sarà migliore, il sogno segreto è sempre quello, finora irrealizzato, che vinca il torneo una squadra in cui le donne contino più degli uomini. In passato vi furono prestazioni anche notevoli in finale, da parte di individualità di grande spessore come Maiorano, Filippi, Valentina Gatti, De Cristofaro e una poco "mainstream" nel basket organizzato ma sempre ottima al torneo come Carolina Bossi; ma nel complesso sono sempre stati gli uomini a fare la differenza. Quasi inevitabile. Forse senza il "quasi"; ma chissà se è l'anno buono per l'eccezione che infranga la regola.
I gruppi femminili migliori sono quello con Toffali, Baiardo, Silvia Bassani e Guarneri ("Tazza Revolution") e quello con Frustaci, Tibè e le due Grassia ("I Monstars"). Ma c'è una differenza: il primo di codesti due gruppi ha molti più palloni da parte dei propri uomini, che sono buoni ma non eccelsi (condizione indispensabile per il protagonismo femminile, altrimenti i testosteronati monopolizzano il giuoco).
Toffali finora un livello sopra tutte le altre: 77 punti in 3 partite. Le sue caratteristiche di creatività offensiva e gambe alla dinamite sono esaltate dal gioco libero del campetto. Ha anche vinto, da mvp, in contemporanea con la prima settimana di Binzago, il "Giardini Margherita", il famoso torneo estivo di Bologna, che da qualche anno ha aperto anche la sezione-donne. Anche lì prestazioni spaziali per "Susuperman": 35 punti in una partita, 27 in finale. Con lei c'erano anche Baiardo, Iuliano e un po' di giocatrici locali.
Tornando a Binzago, oltre alle già menzionate si sono viste prestazioni discrete anche dalle varie Ercoli (tirata a lucido fisicamente dopo aver dovuto smaltire l'inattività quando è tornata a metà stagione in B), Pusca, Zumaglini, Nespoli, Trianti, ma senza squilli di trombone. Vedremo adesso che comincia l'eliminazione diretta.
Sono finora mancate un paio di "vedettes" di A1 come Scarsi (iscritta ma al 99% non giocherà per i postumi dell'infortunio subìto in inverno) e De Cristofaro (possibile il suo arrivo per i quarti di finale). In compenso, tra il pubblico sono passate due nazionali come Laura Spreafico (reduce dall'Europeo) e Ilaria Panzera (uno degli ultimi tagli), oltre alla stella dell'U20 Sara Ronchi. Chiaramente appena ho visto Spreafico l'ho assaltata: "Ma è vero che tra Zanda e Lardo sono volati gli stracci? E come avete fatto a perdere così col Montenegro? Il popolo del web vuole sapere". Invece no, non gliel'ho chiesto. Solo fatto una foto promozionale per mostrare che la gente che conta viene ad assistere a Binzago; e parlato (lei per prima) dei tempi in cui avevo seguito la vittoria del mitico gruppo '91 della Comense (tra cui lei, Elena Bestagno e Pasqualin) giocando in B regionale in doppio tesseramento con Cantù, intorno al 2010. Però, se torna, magari glielo chiedo, delle magagne all'Eurobasket, ché avrà sicuramente voglia di parlarne. Come no. :woot:

sabato 8 luglio 2023

Torneo di Binzago: aggiornamento flash (dopo fase a gironi)

 ieri ultima serata della fase a gironi. Da lunedì si fa sul serissimo (perché sul serio si faceva già dall'inizio): chi vince va avanti, chi perde va fuori.


La Tazza Revolution di Toffali, che ne mette 26 senza particolare sforzo, vince il suo girone e avanza direttamente ai quarti. Bene anche Bassani.

Nell'altra partita pur senza prestazioni eclatanti, qualche spunto discreto da varie giocatrici.

Ecco in anteprima per questo forum la classifica delle migliori marcatrici della prima fase (3 partite giocate):

1) Susanna TOFFALI (Tazza Revolution) 77
2) Carlotta ZUMAGLINI (Black Sheep) 34
3) Elisa ERCOLI (I Tappabuchi) 33
4) Sofia SAVINI (Montenegro Team) 31
5) Irene PUSCA (Telobbuko Kuelpallone) 26
6) Silvia BASSANI (Tazza Revolution) 25
7) Angelica TIBE’ (I Monstars) 24
8) Ilaria NESPOLI (I Tappabuchi) 19
8) Valentina GRASSIA (I Monstars) 19
10) Stefania GUARNERI (Tazza Revolution) 18

giovedì 29 giugno 2023

Eurobasket: anche a mente fredda per l'Italia restano solo macerie

 - Sono passati 9 giorni dal disastro col Montenegro ma la depressione non ha speranze di guarire.

Non ha speranze perché non c'è nulla a cui aggrapparsi per dire (anche per eccesso d'ottimismo) che "tra due anni sarà migliore".
Intanto, è stato detto e pensato già troppe volte. In altre occasioni, anche se finiva sempre in lacrime, si restava con l'impressione di una crescita, con qualcosa di buono da prendere e portarsi dietro per la volta dopo. In più, c'era alle spalle l'emergere delle giovani arraffa-medaglie giovanili.
Ora basta, non ci crediamo più. Impossibile credere in una Nazionale maggiore che per due edizioni di fila è bella con le più forti (Serbia 2021, campione; Belgio 2023, campione: potevamo batterle entrambe) ma si scioglie quando deve usare gli artigli e prendersi ciò che è ampiamente alla portata.
Due anni fa, quasi per rassicurarci dopo l'orrendo "crac" con la Svezia, avevamo coltivato l'idea che fosse stata una gran sfiga trovare le scandinave allenate proprio dal nostro ex c.t. che conosceva ogni nostro punto debole. Ma in realtà s'intuiva che fosse un palliativo, non la verità, perché un conto è perdere anche a sorpresa, un conto è crollare in modo miserando.
Si è ripetuto uguale contro il Montenegro, che non mi risulta fosse allenato da Crespi o Capobianco ma dalla brava Skerovic. Avremmo perso anche col Burundi, giocando con quella testa appannata e quelle mani frolle che sbagliavano l'insbagliabile, o meglio sbagliavano quello che 24 ore prima segnavano tranquillamente. In un'edizione in cui mancavano Russia e Bielorussia, e c'era un livello medio (come detto) non trascendentale, non abbiamo migliorato di una virgola la nostra posizione. Ok, due squadre non scarse come Lettonia e Turchia han fatto peggio, uscendo al primo turno; ma han fatto 1 vinta-3 perse come noi.

Perché è tragico tutto ciò? Perché in prospettiva ci succederà di nuovo di costruire tutto bene (apparentemente), fare magari una brillante qualificazione, esordire forte (non è stato il caso quest'anno, ma altre volte è capitato); poi ti trovi al momento della verità, lo spartiacque tra successo e fallimento, e rotoli sempre dalla parte sbagliata del crinale. Dobbiamo far meglio il minibasket, ci si allena male nelle giovanili, come sostengono certuni? Le nostre azzurre non si dannano l'anima tutta l'estate per migliorarsi? Può darsi, ma se vai sotto di 21 in 12 minuti contro il Montenegro, il giorno dopo aver fatto punto a punto col Belgio, non può essere questione di come ci si allena sul piano tecnico. Con buona pace di chi ha il culto del lavoro in palestra. È come uno studente che quando è sotto esame non si ricorda nemmeno più come si chiama: hai voglia a incolpare le elementari fatte male, o il poco studio di adesso... :blink:

- Il disastro ha dato la prevedibile stura al baccano degli avvoltoi. Non sto parlando di tutti quelli che hanno tentato analisi, molti con onestà di coscienza e anche con competenza; parlo di quelli che aspettavano il cadavere sulla riva del fiume, quelli che scrivono solo per smerdare chi gli sta sulle scatole o in generale un movimento che non li ha trattati come i messia che si credono, ma come i pitali che sono.
E però, se tu per l'ennesima volta esponi la tua carogna alla mercè di tutti, non puoi lamentarti se gli avvoltoi fanno la parte di se stessi.
Lasciando perdere costoro, mi rivolgo agli intellettualmente onesti e dico che secondo me la ricerca del capro espiatorio (ovvero "basta, via il c.t., via le leader che hanno fallito, via tutti quanti in Fip" eccetera) è quanto di più fallace. Ma non perché non abbiano responsabilità; ma perché la musica è la stessa da sempre, salvo effimerii momenti di gloria, che poi (senza risalire all'età della pietra ma stando al 1990 e seguenti) chiamiamo tale un argento europeo (quello del '95, bellissimo ma c'è chi ha vinto ori), un paio di qualificazioni olimpiche di cui una ottenuta per ripescaggio, un paio di Mondiali finiti maluccio.
Ha scritto il giornalista principe Fiba, Paul Nilsen, bacchettando le nostre, che "non puoi aspettarti di vincere solo perché hai scritto Italia sulla maglietta". :wacko: Ma caro Nilsen, se alla scritta Italia sostituisci "Fallimento" (se è troppo lungo scrivi pure "Fiasco") non è altro che la storia degli ultimi 27 anni, cioè dopo Atlanta '96.
Vogliamo parlare dell'epoca Macchi/Masciadri/Zara? Tre edizioni di fila senza andare agli Europei, il flop di Chieti 2007 con le lacrime dopo il k.o. con la Bielorussia che ci negò l'accesso ai quarti di finale. Macchi aveva 28 anni, più o meno come Zanda adesso: nella partita decisiva non fece molto più di Zanda contro il Montenegro: 11 punti con 4/14 al tiro. Sempre meglio dei 6 di Zanda, ok, ma fallì come hanno fallito quasi tutte le nostre leaders designate. Tranne la stessa Macchi nel 2009 (meritava il quintetto ideale, anche se arrivammo sesti), ma era una Macchi 30enne e maturata; forse Sottana nel 2013 (se non avessimo perso rocambolescamente con la Serbia nei quarti); mentre Zanda nel 2017, in cui entrò in quintetto ideale, diventò trascinatrice dopo l'infortunio di Macchi ma non aveva quei "galloni da leader" che evidentemente pesano troppo sulle spalle delle nostre (e non sia questo un alibi, solo un'evidenza).
La nostra giocatrice tipica è un elemento che se si allineano gli astri, se ha la testa abbastanza sgombra, se le avversarie non menano troppo, può offrire un rendimento fra il discreto e l'ottimo, ma se le cose girano storto può diventare inesistente nel giro di 24 ore. Un inno all'inaffidabilità, per la disperazione del c.t. di turno che credeva di aver costruito qualcosa ma si vede crollare tutto sulla testa.

Se uno s'immagina che cacciando Zanda si apriranno meravigliosi scenari, faccia pure. Mi piacerebbe poter dire: ok, Zanda ha fallito come leader ma in compenso abbiamo trovato... Chi abbiamo trovato? :huh: Keys s'è afflosciata come Zanda contro il Montenegro (0 punti), Verona era l'ombra del play frizzante visto con Schio. Le altre? Al massimo buone gregarie (a livello internazionale s'intende), che servono eccome, per carità, ma qui si sta cercando da chi ripartire come traino del gruppo.
Una delle attuali giovani? Sarebbe una grazia di Dio ma il secondo motivo per cui non c'è speranza all'orizzonte è appunto l'ormai conclamata incapacità nostra di trasformare i successi giovanili in successi senior. E' deprimente perché toglie significato alla bellissima epoca che abbiamo vissuto. Sì, ok, le medaglie valgono di per sé, però è chiaro che il loro valore vero è in prospettiva.
Altrove invece ci riescono, a trovare il collegamento tra medaglie "under" e crescita senior.

Lasciamo da parte Francia e Spagna che sono di un altro pianeta per tesserate e qualità del sistema. L'emergere di Ungheria e Germania già in questa edizione è stato imprevisto; tuttavia se uno va a rivedere l'albo d'oro dell'Europeo U18 (la categoria più importante e indicativa, perché in U16 si è ancora acerbe, mentre in U20 molte delle più forti sono ormai nell'orbita senior), s'accorge che le magiare hanno vinto il bronzo nel 2018 e l'argento nel '19 (cioè i due anni prima dello stacco per Covid), mentre le tedesche si sono indorate nel '18 e sono state bronzo nel '22. Ma anche la Rep. Ceca, sia pure in misura minore, si era fatta notare nelle giovanili recentemente, ed ecco credo non a caso che in questo Eurobasket sorprende in positivo.
E il Belgio coglie i frutti del combinato fra la generazione che fu oro nel lontano 2011 (Meesseman in testa) e di quella più recente che ha vinto nel '17. La prossima in rampa di lancio potrebbe essere la Lituania, che ha trionfato nel '22 con Jocyte.
Resta da capire cosa ne sarà del nostro oro 2019, quali frutti tangibili darà. E' lecito essere pessimisti. Ormai le protagoniste hanno 22 anni (le classe 2001, come Orsili) o 21 (le 2002, che avrebbero probabilmente vinto di nuovo nel 2020 se si fosse giocato). Pastrello e Panzera, le uniche due inserite fra le 16 del raduno, sono state tagliate; e non pare a torto. Dire che ci sia qualche grossa individualità in rampa di lancio per noi in quelle due annate pare un eccesso di ottimismo. Qualcuna all'altezza delle scene internazionali sì, ci mancherebbe; ma non da farsi venire l'acquetta in bocca dall'appetito.
Occhio, gente che schiferebbe la luna perché ha le macchie; che finge di scandalizzarsi se non battiamo la Spagna di 20. Occhio che adesso sputiamo addosso al nono posto racimolato dalle nostre alfiere di quest'anno: non vorrei che prossimamente rimpiangessimo "i bei tempi in cui ci qualificavamo 5 volte di fila all'Europeo".
Non è scontato andare all'Eurobasket. La Germania era da un sacco che non si qualificava. Stavolta sono rimaste fuori l'Ucraina di Iagupova e la Lituania che non ha solo il bebè prodigio Jocyte. Non si capisce in base a quali premesse avremmo garantito un posto fra le 16 top.

Cambiare c.t.? Credo sia inevitabile dopo due edizioni finite male. Sì, va bene, i timeout di Lardo con flemma inglese quando sei sotto di 20 a due dalla fine facevano quantomeno strano. Ma mi pare chiaro che lui sapesse di avere le mani legate. Ché se punti i piedi e alzi la voce scoppia un casino.
L'avrà pur visto cos'è successo al suo predecessore Crespi: linciato dalla stampa per non aver fatto entrare, in una partita decisiva per qualificarsi all'Europeo, Masciadri per la passerella di fine carriera azzurra. Centrammo l'obiettivo ma non gliene fregava nulla a nessuno; tutti ad accanirsi contro Crespi; articoli della grande stampa nazionale; accuse da associazioni femministe per "violenza sulle donne". Si disse "Ma Crespi è un cattivaccio, uno sclerato, se l'è cercata". Sarà, ma nella circostanza aveva torto? O, se aveva torto, era proporzionato ciò che ha dovuto subire? Fatto sta che per un personalismo andammo all'Europeo 2019 con un c.t. che aveva perso ogni autorità.
Durante tutto il periodo di Lardo c'è stato lo spettro di Sottana che a più riprese ha esternato il suo sconcerto per essere stata bandita dall'azzurro senza spiegazioni apparenti o convincenti. Ricordiamo che tempo fa Lardo dichiarò di averle spiegato tutto ma Sottana rispose: "no, non hai spiegato una mazza".
Ora si viene a sapere di questa presunta (ma possibile) lite feroce tra Lardo e Zandalasini nel dopo-Montenegro.
Lasciamo pure perdere lo strano caso-Cubaj, perché potremmo derubricarlo a marginale; però che la sua agenzia (nel rispondere tra l'altro a un post anonimo su questo forum) assicurasse non che Lorela sarebbe tornata per il raduno, ma che sarebbe stata regolarmente presente agli Europei (quando la scelta delle 12 doveva ancora essere fatta, almeno nella forma), e quindi o scriveva falsità, e non credo, oppure aveva ricevuto garanzia che anche se la sua assistita era volata negli Usa a giocare spiccioli di minuti, "venga pure quando vuole, un posto agli Europei è suo". Ma ripeto, questo potremmo anche non considerarlo. Magari è solo un fraintendimento. Comunque non abbiamo perso per quello.

Tutto questo non è per menare scandalo su situazioni che succedono anche altrove (ad esempio, la calciatrice Gama ha esternato sui social il disappunto per essere stata esclusa dai Mondiali; e che dire della buriana suscitata dalla pallaschiaffista Egonu lo scorso autunno?) ma per dire che puoi mettere un Gigi, o finalmente una Gigia (ovvero una donna), ma se ci sono certe situazioni irrisolte di fondo, sia in campo che fuori, sarà dura, veramente dura non fare brutta figura anche per chi verrà dopo Lardo.

E quindi basta, siamo entrati a Eurobasket con la freccia verso l'alto dopo una primavera di successi (Schio in F4 di Eurolega; il record di pubblico in finale e non solo) e dopo l'annuncio che finalmente tutti potevano vedere la nazionale in chiaro; ne siamo usciti con una cappa depressiva più violenta che mai. Il che non significa che lo scenario attuale sia destinato a durare in eterno; ma non ci sono al momento segnali per pensare che cambi.

mercoledì 28 giugno 2023

Torneo di Binzago: inizio (censimento giocatrici)

 Alla chiusura delle iscrizioni risultano esattamente 70 le giocatrici, tra cui:


- 3 di A1 (Frustaci, Scarsi, De Cristofaro), la cui presenza però risulta che sarà limitata (Scarsi potrebbe mancare del tutto, per i postumi dell'infortunio di quest'inverno);
- 8 di A2 (M. Grassia, V. Grassia, Tibè, Baiardo, Guarneri, Toffali, Andreone, Nespoli);
- 31 di B (R.Castiglioni, Perini, Rossini, Trianti, Cincotto, Resemini, G. Villa, Ceccato, Cibinetto, C. Mariani, Carbonell, Magi, Stilo, Gregotti, Mannucci, Tandoi, Bassani, Beccaria, Anzani, Beachi, Ercoli, Behring, Oggioni, Savini, Sforza, E. Villa, Zumaglini, Biffi, G. Fossati, S. Maschio, Viola).

Chiaramente la categoria è riferita alla stagione 2022/23.

Purtroppo ci sono di mezzo anche i maschi. Ieri si sono avuti spunti interessanti delle donne soprattutto nella prima partita, con la coppia Nespoli-Ercoli da una parte e spunti delle varie Savini, Sforza, Lepri, Emma Villa dall'altra. Il duello Emma Villa-Ercoli ha visto delle belle sportellate spalle a canestro.

Nella seconda partita gli uomini hanno fatto vedere poco la boccia alle donne. Era un big match e in quelle situazioni il testosterone prevale perniciosamente. Debbo ancora capire la logica per cui un uomo può sparacchiare liberamente, anche se è palese che non è in serata al tiro, mentre una donna deve selezionare disciplinatamente le conclusioni. Mi riferisco soprattutto alla squadra dei Fuskugnaskamukula, mentre i Monstars in qualche modo hanno finito per sfruttare la supremazia delle loro ragazze.

Ho il sospetto che la nuova formula, fatta per ridurre le partite squilibrate, possa penalizzare le ragazze appunto perché, quando si gioca punto a punto, il maschio deve dimostrare di essere lui il match-winner, mentre sul +40 o meno 40, bontà sua, concede qualche palla in più. E' solo un'ipotesi, per adesso.

Ciò non toglie che il divertimento non mancherà e che soprattutto c'è un bel ritrovo di addetti ai lavori perché tra chi gioca e chi assiste, è un ritrovo di basket regionale femminile.

martedì 27 giugno 2023

Eurobasket, finali: tre quarti di Spagna, uno di Belgio ed è apoteosi "Cats". Francia bronzo. Un bilancio

 - Godi, Belgio, ché finalmente hai una gloria sportiva (a parte Eddy Merckx e qualche altro ciclista), che ti riscatta dalla tua eterna mediocrità, non solo sportiva, perché l'Olanda ha almeno i tulipani, i mulini a vento, Van Gogh e qualche gloria calcistica, mentre tu cos'hai, a parte il parlamento europeo? Invece ora hai il massimo onore possibile: campione d'Europa nel basket femminile.

E' stata una finale 1° posto che si è divertita a scrivere una storia per tre quarti abbondanti e a buttarla nel bidone dell'umido per scriverne un'altra negli ultimi 7 minuti. La storia sembrava essere (e già chiunque dovesse commentare la stava preparando) l'ennesima dimostrazione della capacità della Spagna di padroneggiare i momenti importanti; di mandare in campo una squadra in cui tutte, più o meno forti che siano, sono sul pezzo e remano dalla stessa parte; di irretire le avversarie costringendole a girare a vuoto, irriconoscibili rispetto alla loro usuale versione. Era il film già visto e rivisto in tutte le finali Spagna-Francia dell'ultima epoca, sembrava lo stesso stavolta, anche se un Belgio inceppato resta comunque più divertente di una Francia inceppata.
E poi invece cambia il vento all'improvviso, la Spagna inopinatamente crolla, sbaglia tutto; il Belgio prende fiducia, sorpassa e vince a braccia alzate con un 10-21 nell'ultimo quarto. Senza una logica, perché è crollato chi in teoria doveva essere fresco, avendo ruotato 9 giocatrici in doppia cifra di minutaggio contro appena 6 (e dopo l'intervallo il Belgio ha giocato quasi solo col quintetto), mentre chi doveva schiattare per asfissia, e puntare casomai alla fuga iniziale per poi resistere nel finale (come successo il giorno prima contro la Francia) ha dato il meglio di sé negli ultimi minuti. Bello sorprendersi, comunque. Il Belgio, per l'Europeo che ha fatto, ma anche per la storia, meritava di vincere, per quanto un oro spagnolo sarebbe stato ineccepibile per com'erano andati i primi 30 minuti abbondanti.

- Si comincia con un botta-e-risposta fra le due superstars, Torrens e Meesseman; ma l'asso belga rimane l'unica delle sue a segnare per più di 7', mentre per la Spagna sembrano tutte vispe, in particolare Carrera e Casas. Ma è la difesa la vera chiave iberica, costringendo le avversarie a un campionario di palle perse, alcune davvero banali, frutto però dell'abitudine a cercare l'assist, il che riusciva magnificamente nelle altre partite, stavolta no e provoca palloni alle ortiche. A volte addirittura vi sono, per apparente eccesso di tensione, alcuni movimenti fuori controllo neurologico per le "Cats", come passaggi da un metro che vanno fuori misura di due o tre metri. La stessa Meesseman, pur palesemente di un livello sopra a tutte sul parquet, non è lucidissima: commette due falli banali cercando palla lontano dal canestro; sbaglia tiri o passaggi inusuali. Così la Spagna, pur imprecisa al tiro, prende un margine (12-6 al 6') che mantiene anche quando il Belgio si sblocca (17-13 al 10').

- Il leit motiv perdura identico nel 2° quarto: il Belgio quando arriva alla conclusione è più preciso della Spagna, ma spesso non ci arriva perché continua a perdere fottìi di palloni. La Spagna invece circola palla in modo magistrale (anche perché il Belgio va a zona e lascia più respiro) e allunga sul 24-15 al 14'. Casas è la protagonista, alquanto inattesa anche se la ricordiamo ai tempi delle giovanili mietere ori contro le nostre rappresentative. Non riesce però, la compagine pirenaica, ad affondare ulteriormente i colpi; lo sbloccarsi di Vanloo, giocatrice da fiammate, riavvicina il Belgio (28-25), anche se la Spagna rimette qualche lunghezza di stacco all'intervallo (32-25). Belgio già a 13 perse, roba da mordersi.

- Nulla cambia nel 3° periodo. Altra gragnola di palle perse per le compatriote dei cavolini di Bruxelles, al punto che nulla sembrano aver sistemato durante il briefing in spogliatoio; per un po' il Belgio resta a contatto ma solo perché la Spagna spreca occasioni; Meesseman in questa fase non incide, fa persino 0/2 ai liberi. La Spagna invece trova linfa dalla panchina con Rodriguez e allunga a +10 (48-38), anche grazie a vari rimbalzi offensivi che denotano più reattività. Siamo verso il 28'30" e può essere l'anticamera del break decisivo.
Invece no. Cruciale Allemand con un paio d'accelerazioni di fila, la seconda subendo fallo: dimezza lo scarto al 30' (48-43) e dà morale al Belgio.

- Sembra però un fuoco di paglia. L'ultimo periodo s'apre con uno stoppone della giovine Carrera, irriverente, su Meesseman, e con la lunga di riserva Ginzo (altro jolly dalla panchina, che ti fa ammirare la Spagna) che segna due volte dalla media (52-45).
Nel momento più critico emerge l'eroina di giornata per le "Cats". E' Linskens, l'armadio dalle mani morbide e dalla comprensione spiccata per il giuoco: infila una tripla e va dentro a procacciarsi falli, segnando tutti i liberi e levando ogni paura residua alle sue. Le quali cessano di gettar via palloni, aspetto cruciale. Paura, o comunque mano di pietra, che sembra invece cogliere ora le spagnole, che si mettono a sbagliare tutto. A quel punto Meesseman si scrolla la scimmia dalla spalla e prende in mano la situazione: segna su assist di Delaere (52-50), poco dopo sorpassa con una tripla frontale (54-55 a -4'10"). Clamoroso.

- La reazione della Spagna finalmente arriva, per mano di Torrens che dopo lungo silenzio segna un canestro "alla Torrens", cioè fuori equilibrio, di classe, tabellato dai 5 metri (56-55 a -3'). Ma è l'ultimo acuto iberico. Ormai Meesseman ha spezzato ogni catena; fa 1/2 per il pareggio, poi serve un assist per Linskens (56-58), infine si procaccia un altro fallo (dopo un'azione in cui le belghe, in barba al supposto serbatoio in riserva, arraffano due rimbalzi offensivi di fila) e fa 2/2. La Spagna prova a scuotersi con Carrera che stoppa Allemand nel contropiede che poteva sigillare la partita, ma non segna più, neanche a piangere. Ormai si è nell'ultimo minuto e quando Meesseman infila altri due liberi (56-62 a -20") la via dell'oro ha preso per la prima volta la strada per Bruxelles.

- Finisce 58-64 con 14 punti di Casas, 12 di Carrera, 10 di Ginzo, 8 di Torrens per le beffate (le quali, giusto ricordare, non avevano già dai quarti una guardia d'impatto come Conde); 24 di Meesseman, alla fine sontuosa come al solito (8/18 dal campo, 7/10 ai liberi, 8 rimbalzi, 5 recuperi anche se 5 perse), 13 di Vanloo, 9 di Allemand (+8 assist). Righe a parte per Linskens, eccelsa con 18 punti (4/7 al tiro, 9/9 ai liberi), 15 rimbalzi): "Nessuno vuole essere Robin", cantava Cesare Cremonini; e invece lei è stata un perfetto Robin per Batman-Meesseman.
Nelle cifre di squadra, a fronte di percentuali abbastanza simili dal campo (poco meno del 50% da 2 e intorno al 25% da 3 per ambo), la differenza la fanno i tiri liberi: solo 5/8 per la Spagna, 22/25 per il Belgio. Palle perse del Belgio alla fine: 20, tante, ma erano come detto 16 già a inizio ripresa. Averle limitate da lì in poi ha svoltato la partita.

- Poche ore prima, la Francia s'era accaparrata il bronzo (ottava medaglia europea di fila; impossibile per noi invidiarla, tanto siderale è la distanza) battendo l'Ungheria 82-68: parzialone iniziale (26-8 al 10') e gestione tranquilla (49-30 al 20') pur con un avvicinamento a meno 9 per le magiare nel finale. Touré 20 punti, Rupert 13 (recuperata dopo l'assenza in semifinale, credo per guai fisici) per le vittoriose; Kiss 21 (rediviva dopo quarti e semi in ombra), Studer e Goree 15 per le battute.

Quintetto ideale: Meesseman (mvp del torneo), Vanloo, Allemand, Torrens e Gruda (con Linskens mvp della finale). Quindi 3 belghe più una grande veterana per ciascuna delle altre due medagliate. Ci sta anche se non hanno avuto la continuità dei tempi belli.

- Un bilancio complessivo. E' stato un Europeo tutt'altro che banale sia nell'esito finale (prima volta del Belgio), sia nell'imprevisto emergere delle outsiders Ungheria e Germania (con menzione per la Rep. Ceca), sia negli andamenti di molte partite. La finalissima, clamorosamente ribaltata nell'ultimo quarto, ne è la quintessenza, ma ci sono stati abbondanti thrillers sin dalla prima fase, ad esempio quelli che hanno spezzato il cuore alla Slovenia e ancor più agli organizzatori, privati dell'unica chance di riempire decentemente l'arena da 12.000 posti. :cry:
Abbonata alla rocambola è stata la Rep. Ceca, che ha dapprima vinto due volte in volata (con noi e con la Grecia negli ottavi), poi ha pianto due volte per beffe (contro l'Ungheria nei quarti e la Germania nello spareggio preolimpico).

Anche le ultime due vittorie del Belgio sono arrivate negli ultimi minuti. Ma è un oro tutt'altro che frutto di episodi. Di gran lunga la squadra con la miglior qualità di gioco nelle giornate in cui ha abbinato freschezza e continuità di rendimento (3 vittorie di 40 punti e dintorni; e se quella su Israele può essere considerata di routine, la Rep. Ceca ha dimostrato di non essere così malleabile e la Serbia sarà decaduta ma 40 palanche chi altro poteva dargliele?). Ma anche strepitoso agonisticamente, il team del franco-arabo Meziane, nel reggere ai frangenti difficili (l'ultimo quarto della semifinale, i primi 3 della finale; mettiamoci pure il testa-a-testa con noi...).
Dai quarti alla finale ha battuto Serbia, Francia e Spagna, cioè le dominatrici dell'ultimo decennio: è passato trionfalmente dalla via più difficile. Commovente l'accoglienza ricevuta dalle eroine al ritorno in patria, con l'affaccio sulla piazza centrale di Bruxelles gremita di gente (clicca qui e vedi).

Però, però. A ben guardare il Belgio vince l'oro con una squadra che ha una sola vera fuoriclasse (Meesseman ovviamente), tre ottime giocatrici (Vanloo, Allemand e la miglioratissima Linskens), l'utile Delaere e il resto gregariato puro. Ha vinto la finale perdendo 20 palloni e giocando in 5 più scaglie. Non so se avrebbe vinto contro le migliori Francia, Spagna, Serbia degli anni passati.
L'assunto di partenza, basato sull'osservazione degli ultimi anni di competizioni, è che l'Europa sia in una fase in cui sta producendo poche fuoriclasse nuove. Impressione che temo confermata da quest'edizione di Eurobasket.
Cos'è una fuoriclasse? Well, una che è in grado di fare cose straordinarie dal punto di vista prettamente tecnico (e fin qui Zandalasini ci arriva) ma anche di trascinare la squadra a risultati importanti, ovvero è fuoriclasse anche sul piano agonistico. Meesseman ne è il perfetto esempio, ma parliamo anche di gente come Torrens e Gruda, anche se ovviamente a 34 e 36 anni devono centellinarsi. Parliamo di Sonja Vasic ex Petrovic, la serba che dominò la scorsa edizione ma poi ha salutato la nazionale. Parliamo di Johannès che non c'era per la disputa con la sua federazione. Idem Satou Sabally, la tedesca, che era pure lei nei lidi americani. Parliamo (in parte) di Ndour che non sempre è da urlo ma ha delle partite da fuoriclasse.
Questa gente è merce rara ma ho l'impressione che in Europa stia diventando più rara. Ci sarebbero state Vadeeva e Musina, ormai 25enni, se la Russia non fosse finita nelle pegole; purtroppo sono fuori causa chissà fino a quando. La 2005 lituana Jocyte può far parte di questa categoria ma vediamo.
Si nota che persino per Francia o Spagna, con tutto il loro popporopò di tesserate, è difficile estrarre nuove fuoriclasse. La mole di materiale a disposizione e la qualità del sistema garantiscono di avere sempre un'ampia base di giocatrici buone, ma tra il buono e l'ottimo c'è differenza e si è visto nel modo in cui hanno perso col Belgio entrambe, cioè non facendo canestro per mancanza di qualità individuale. Così puoi costruire bene il gioco ma poi devi saperla mettere nel paniere al massimo livello di difficoltà. E se hai gente bravina ma non eccellente perdi anche se ti chiami Fra' o Spa'.

Dice: ma se c'erano tutte le assenti illustri parlavamo probabilmente d'un'altra musica, di un altro panorama; può darsi ma si giudicano i fatti, non le ipotesi.
Ed è un fatto che nelle ultime due competizioni globali il terreno perduto dall'Europa nei confronti dell'Asia (soprattutto, comprendendo anche l'Australia) è stato palese, non solo nelle individualità ma anche sul piano del gioco.
Fino a non molto tempo fa era l'opposto: alle Olimpiadi 2016, dietro agli Usa, le altre semifinaliste furono tutte nostre: Spagna, Francia e Serbia. Ai Mondiali 2022, nessuna europea è entrata fra le prime 4.
Al di là degli episodi, è una tendenza. Cina, Giappone, Australia giocano in modo modernissimo (lascio ai tecnici di sviscerarne le caratteristiche) e hanno ottime individualità; anche il Canada ha fatto grandi progressi; da noi si mette una pezza con le naturalizzate. E' come quando nella storia una civiltà che era stata all'avanguardia si trova improvvisamente superata da un'altra.

- Chiosa finale sul pubblico: presenze dignitose per la finalissima, intorno ai 2000, ma pur sempre disperse nei 12.000 posti dell'arena lubianese, che resta una scelta poco comprensibile. La prossima volta facciamola in uno stadio da 80.000 posti, già che ci siamo. Strano che dopo una primavera che ha visto affluenze brillanti un po' dappertutto per il femminile in Europa, l'evento-top per nazionali sia stato disertato. Anche in finale sembrava totalmente mancare il pubblico neutrale, e questo in un Paese dove il basket risulta popolare: ma non è una novità, se non c'è la propria squadra il basket femminile non attira. :cry: Amen.