sabato 15 febbraio 2025

A1: Coppa Italia, semifinali - signori, non si cambia: Venezia-Schio per il 3° anno. Derthona e Campobasso brave ma "fondono" sul più bello

- Il "quasi" va bene per gli applausi (quasi rima, a proposito), ma non ti lascia molto più che un pugno di mosche. Campobasso e Derthona tengono testa, come meglio non potevano, a Schio e Venezia per 35-36, minuti, fai anche 37-38, ma ne escono senza nulla in mano tranne l'onore. E la finale è tra le due mega-favorite. Tutt'altro che perfette e invulnerabili, nell'occasione, ma capaci di alzare il livello quando non si poteva più scherzare col fuoco. E d'altronde quando sei una Ferrari che corre contro un'onesta Volkswagen, è più facile innestare la marcia in più quando l'altra ha fuso il motore nello sforzo di starti alla pari.

Quando competi in condizioni d'inferiorità strutturale, il margine d'errore è un filo sottile che può spezzarsi in qualunque momento della partita, e né Derthona né Campobasso sono riuscite a evitare che succedesse. Ambo hanno avuto una finestra d'opportunità in un frangente topico dell'ultimo quarto, quando la rispettiva corazzata rivale era in stallo e poteva essere colpita e affondata. Incredibilmente, tra l'altro, sullo stesso punteggio cristallizzato per vari minuti (60-58). :o: Ma non sono riuscite a far giungere il siluro a bersaglio e a quel punto la loro sorte era segnata.
L'occasione c'era, in effetti. Forse più di quanto pensassimo; se non altro perché c'era appena stata la sosta per le nazionali, che aveva spezzato il ritmo a tutte e rimescolato le carte, in qualche caso pure lasciando strascichi d'acciacchi. Ma alla fine cosa si può dire, se non che la finale è tra le due più forti?

- Venezia-Derthona. Sfida tra la Reyer attuale e una fetta del suo passato, viste le 6 "ex" in maglia tortonese. Le quali a lungo cullano il sogno di fare uno scherzetto alla maglia che fu loro. Dopo uno scatto iniziale delle lagunari, 10-3, propulso da Kuier, cioè esattamente quello che t'aspetti, la partita prende una piega diversa e inattesa, sotto forma di bombardamento nucleare di Derthona: addirittura 7/11 da 3 nel 1° quarto (a fronte di uno 0/5 da 2), :woot: e la maggior protagonista chi è? Una che nemmeno risultava destinata a giocare, ovvero Melchiori, reduce da quasi 3 mesi d'assenza. Proprio lei, dopo che le prime triple sue e delle compagne (Attura, Zahui e Penna) hanno ripristinato la parità, propizia l'allungo di Derthona con due missili di fila (15-22, che diventa 17-22 al 10').
Nel frattempo Venezia rischia anche di pagare cara una collisione multicorpo tra Cubaj, Villa e Zahui, fra cui la più contusa è la ragazzona d'origine albanese, che esce dolorante a una caviglia. Per fortuna poi rientrerà.
Ovviamente non può continuare così, la santabarbara tortonese, e tocca a Venezia reagire, con quella che risulterà la coppia decisiva, ovvero Villa-Berkani. Sono loro dapprima a ricucire, replicando con gli interessi all'ennesima tripla di Melchiori (4/4 per lei nei primi 15'), che è però l'unica piemontese nella frazione; e poi ad allungare quando Derthona va in difficoltà offensiva; all'intermezzo è 41-35. Venezia ha 4/5 da 3 nel 2° quarto.
Sembra che le Cutugnane, esaurita la fiammata iniziale, abbiano già fallito il loro assalto al potere delle Mazzoniane; invece no, perché Derthona è brava a rilanciarsi subito, con un gioco ora più interno (41-41); controreplica delle suddite del doge Brugnaro (47-41), poi gran duello fra Berkani che mette altri 5 punti, e Attura-Dotto che ne fabbricano 6; all'ultima semipausa è 56-52, apertissima.
Continuano, Attura e Dotto, a lottare strenue, tenendo aggrappata Derthona; sul 60-58 al 33' ecco quella finestra d'opportunità di cui dicevo all'inizio, giacché Venezia sembra davvero in difficoltà, non segna più, ma le piemontesi non riescono a cogliere l'attimo per tornare davanti, fallendo qualcosa come 6 possessi di fila sul meno 2 (se non ho contato male); in realtà quasi tutti tiri difficili (o palle perse) perché la Reyer in difesa regge.
Insomma a 3' dalla fine, cioè dopo 4' di stallo, si è ancora sul 60-58 e a quel punto è ovvio che chi ha più mezzi per sbloccarsi e vincere sia Venezia. Cosa che avviene con un libero di Kuier (rediviva dopo lunga eclissi) e soprattutto un'accelerazione a tutto campo di Villa che birilla (le avversarie) e deposita il 63-58 a -2'15". Poi Smalls serve una buona palla in area a Cubaj che appoggia da sotto; infine Pan fionda dall'arco il 68-59 a -1'15" ed è la sentenza finale.
Punteggio conclusivo 71-59, che rende poca giustizia a Derthona, la quale però ha segnato solo 1 punto negli ultimi 6'30" e logicamente così era inevitabile pagar dazio.
Si hanno: per le vittoriose, Villa 18 punti, 8 rimbalzi, 3 assist, 6/11 dal campo, 31 di valutazione (mvp), Berkani 16 (4/8 da 3), Kuier 13, Cubaj 7+10 rimba; per le battute Attura 16 (anche se 5/15 dal campo), Melchiori 14 (quasi tutto all'inizio), Penna 11, Dotto 7. Derthona meglio da 3 (11/27) che da 2 (11/34).
Chi è mancato di più, su ambo i fronti? Well, per la Reyer diciamo che a parte Villa e Berkani sono tutte state fra la sufficienza e il così-così, ma nessuna male-male; per Derthona serviva molto di più da Fontaine (2 con 1/5; anche se le va riconosciuto il lavoro difensivo su Kuier) e di meglio da Zahui, che ci ha provato ma ha fatto 3/14. Collettivamente parlando, però, più brava Derthona rispetto al potenziale.

- Schio-Campobasso. Quando la medesima sfida s'era giocata in campionato, una dozzina di giorni prima, s'era ipotizzato che le molisane avessero tenuto le carte migliori in serbo per quando fosse contato davvero, cioè questa semifinale. E in effetti, così è stato. Il team del pastificio può anzi nutrire legittimo rammarico per aver fatto le pentole ma non il coperchio, ovvero non aver finalizzato tre quarti al comando.
Già verso metà 1° quarto spicca un divario d'energia a favore di Campobasso. Kunaiyi è una belva d'area, Quinonez inarrestabile col suo misto d'agilità e potenza. Le molisane arrivano ripetutamente al ferro (7/10 da dentro l'area nella prima frazione), toccano anche il +8, poi 18-23 al 10'.
Insiste Campo con personalità e ancora con un'intensità superiore a una Schio un po' inamidata. Cerca di scioglierla Sottana con due bersagli dalla media. Ma Kunaiyi, che sembra poter arpionare ogni oggetto vagante nei pressi del canestro, e un contropiede con assist di Kacerik per Giacchetti, mantengono un vantaggio consistente (23-30 al 14'). Il problema per le Sabatelliane è che quel canestro di Giacchetti rimarrà l'unico dei suoi cambi in tutta la partita. Mentre la profondità scledense inizia ad essere un fattore. Da meno 1, però, le arancioni sono respinte da uno sprazzo di Morrison, il "terzo polo" campobassano (38-42 al 20').
Poi a inizio ripresa batte un paio di colpi Madera, insiste Kunaiyi (42-50 al 24'), poi ecco la svolta quando Dikaioulakos si fa cacciare per doppio tecnico. Una sveglia per Schio, troppo piatta sin lì, che ora invece inizia a graffiare. Dopo gli ennesimi colpi di Quinonez e Kunaiyi, arriva un 7-0 scledense negli ultimi 4' del 3° quarto (Verona, André e 3 liberi della "donna dei finali di quarto" alias Sottana), che si chiude sul 54-54 annullando tutti gli sforzi profusi dalla Molisana.
A inizio ultimo periodo Verona manda avanti il Famila che non sarà più ripreso. Tripla anche di Bestagno; non ci sta Campo (60-58) e, come detto all'inizio, curiosamente su questo punteggio si resta cristallizzati a lungo, in questo caso circa 3 minuti. Diventa decisiva Dojkic, che prende in mano la situazione nel finale; mette un triplazzo allo scadere dei 24"; poi Keys e Quinonez si rispondono, ma Laksa mette la tripla che sposta definitivamente la bilancia verso le pluridetentrici del trofeo (71-64 a -2'20"). Finisce 82-73 dopo un batti-e-ribatti che non cambia la sostanza.
Si hanno: per le vittoriose Dojkic 22 (anche se 6/17), Laksa 16, Salaun 12, Sottana 11; per le battute Kunaiyi 24+15 rimba, Quinonez 21 (8/15), Morrison 14.
Ma andiamo alle cifre-chiave; non le percentuali al tiro da 2, quasi identiche (intorno al 50%), né i liberi (19/27 Schio, 19/23 Campo), casomai le triple (7/25 contro 4/20) ma ancor più il 26-2 nei punti dalla panchina, devastante.
E chi è mancato? Per Schio poco da Juhasz (4 punti), forse per i postumi dell'acciacco con la nazionale, Keys (2) e André (2); per Campo, 0 tondo per Ziemborska e Scalia, così-così Madera (7), lontana da quella che decise la semifinale 2023 per Venezia contro Bologna. Ed è chiaro che un Famila si può permettere 3 sottotono, la Molisana se due straniere vanno in bianco, deve fare miracoli.

- E adesso chi vince la finale? Mah, resto sulla posizione della vigilia: pronosticare l'una o l'altra è come prevedere se viene pari o dispari lanciando un dado e sperando che esca quello che hai previsto, per poter fare il figo. Le due superpotenze hanno vinto in modo simile la loro semifinale, senza dare fondo al proprio meglio, concedendosi minuti di pausa e facendosi mettere alle corde più del dovuto, ma alla fine alzando il livello quando serviva. Ora per entrambe sarà un tipo di partita diverso, in cui dovranno dare il massimo per 40'; a quel punto diventerà decisivo il rendimento delle rispettive punte di diamante, quelle che riescono a fare la differenza pure quando il livello si alza al massimo. Ma non si può, onestamente, prevedere se toccherà a Schio o a Venezia. Si può solo dire, statisticamente, che le ultime 5 volte è riuscito alla Reyer.

Nella foto: Villa segna il canestro più importante nel finale di Venezia-Derthona.



venerdì 14 febbraio 2025

A1, via al festival di Copp'Italia: battaglia sul campo e per l'interesse

Da oggi, con le semifinali Venezia-Derthona (ore 18) e Schio-Campobasso (ore 20.45; diretta streaming gratuita per entrambe) ecco la vera grande kermesse che appassiona l'Italia: il festivàl della Coppa Italia femminile. :blink:


- Freddure a parte, speriamo di non risultare il fratello povero della kermesse di cui siamo sostanzialmente ospiti a mo' di "gruppo spalla" che deve riempire il cartellone di un evento rock; in tal senso la già citata esclusione dal classico numero di Superbasket di presentazione dell'evento non è incoraggiante; tuttavia il cartaceo, oggidì, è obsoleto, mentre contano i social e bisogna dire che sui profili LBF c'è stata una campagna massiccia di video promozionali con le giocatrici, che si sono esibite in messaggi di invito, quiz sulle conoscenze di informazioni su colleghe e pure colleghi dell'evento maschile (chissà se hanno ricambiato, in qualche modo: il messaggio sarebbe giusto, l'integrazione reciproca tra i due emisferi del basket nostrano), gare di disegno del logo delle società (e forse non a caso, per la Reyer ha partecipato... Logoh; non è una battuta), :woot: eccetera.
Sembra in ogni caso che la prevendita dei biglietti per le semifinali sia stata buona. Se fossero più di 6000, come si è udito, supererebbero i 5000 e rotti dello scorso anno.
Il problema sarà per la finale, in quanto, come lo scorso anno, un biglietto autonomo per quella femminile non è previsto, sicché la maggioranza degli acquirenti sarà interessata all'evento maschile; e l'orario delle 12.30 non aiuta. :unsure:

- Ma a parte il contorno, stando al campo, chi vincerà? Mi sbilancio pesantemente: una tra Schio e Venezia. Non tanto perché sia impossibile un colpo a sorpresa in semifinale (lo scorso anno il Geas ci andò vicino) ma perché credo altamente improbabile che tutte e due le "bigs" cadano, e dunque l'eventuale outsider che superasse il primo ostacolo dovrebbe bissare in finale, e non credo che una squadra italica sia in grado di battere sia Schio che Venezia nell'arco di 3 giorni.
Se vogliamo proprio sbilanciarci a piombo, <_< Campobasso ha qualche possibilità in più contro Schio di quante ne abbia Derthona con Venezia; motivo ovvio: le molisane sono un po' più forti delle piemontesi e hanno battuto la Reyer in campionato (quindi hanno dimostrato di potercela fare contro una "top").

- In una finale Schio-Venezia pronosticare è un puro tirare a indovinare sperando che vada bene per poi vantarsi della competenza. Sono forti uguali come organico; vengono ambo da una sosta e quindi le eventuali differenze di condizione si sono appiattite (fino a un mese fa, comunque, la Reyer sembrava in calo, ma ultimamente si è ripresa); Schio potrebbe avere in qualche modo la distrazione del play-in di Eurolega (mercoledì 19 contro il Fenerbahce) ma non credo incida sulla prestazione; scongiurata l'assenza di Juhasz che si diceva acciaccata in Nazionale.
Venezia ha vinto gli ultimi 5 confronti (3-0 in finale scudo, poi Supercoppa e campionato): questo darà più motivazione al riscatto a Schio, oppure più sicurezza alla Reyer? Ma che ne so, vediamo cosa succede.
Solo un auspicio finale: che ci sia un'mvp italiana giacché, come segnala LBF, l'ultima fu Sottana 10 anni fa. Non che siamo particolarmente nazionalisti, ma sarebbe bello veder le nostre far da protagoniste e non da gregarie.

lunedì 10 febbraio 2025

Nazionale: sconfitta in Cechia ma la sostanza non cambia, siamo nel limbo tra impresa e flop. Ungheria e Lettonia eliminate nobili, Portogallo e Svizzera le sorprese

Perdiamo in Cechia l'ultima partita di "non qualificazione" a Eurobasket 2025. Poco o nulla cambia nelle nostre prospettive; anzi, forse meglio una sconfitta che ci tenga coi piedi per terra, piuttosto che cullare certezze fasulle dopo un'altra vittoria che sarebbe stata sì di spessore (ché la Cechia è tutt'altro che scarsa, anche se si era presentata sottotono a Genova in novembre), ma ottenuta in condizioni di virtuale assenza di pressione, quella che dovremo saper cavalcare all'Europeo senza lasciarcene affogare.

E' questo il timore principale, come già notavamo nella scorsa finestra: anche se avessimo fatto tutto perfetto in queste 6 partite (peraltro spalmate in un arco di tempo lunghissimo, quindi al massimo contano le ultime 4), non ci avrebbero per nulla allenato a ciò che vivremo sul piano mentale in quel di Bologna (e sperabilmente anche al Pireo, dove confluiremmo per il quarto di finale), almeno come gruppo-nazionale: chiaro che, individualmente, abbiamo giocatrici super-abituate a giocarsi trofei e partite ad alta pressione col rispettivo club.

- Sul piano tecnico, tra i vari spunti ricavabili da questa doppietta di tenzoni di febbraio, ne evidenzio uno: restiamo dipendenti dal tiro da 3. Può sembrare un paradosso alla luce del fatto che Cubaj è stata l'mvp dell'ultima partita, però è palese che con la Germania abbiamo sfruttato una serata balistica eccellente e costante, mentre con la Cechia siamo stati avanti finché è entrata quella gragnòla di triple iniziali, poi abbiamo collezionato ferri dall'arco e siamo finiti sotto. Restiamo vulnerabili sul piano della fisicità delle esterne: se le avversarie diventano ruvide sul perimetro, e non ci fanno più correre in contropiede, il gioco si costruisce a fatica, le tiratrici devono forzare e sotto canestro non basta una Cubaj in vena, perché come pacchetto complessivo possiamo sì reggere il duello ma quasi mai vincerlo, contro le squadre più stazzate.
Ho letto qualcuno puntare l'indice sul "ritorno alle forzature individuali", nella volata finale, ma lo vedo come una conseguenza di quanto appena detto, cioè: facciamo fatica quando ci difendono forte, di conseguenza chi ha più qualità di 1 contro 1 (Villa, Zanda) deve forzare perché non si riesce a costruire di squadra, ma non perché qualcuna abbia in testa il "faso tuto mi". Tutto sommato mi pare un gruppo discretamente democratico, con tante possibili leader, almeno occasionali, senza più la dipendenza da Zanda che non ci ha giovato nelle ultime due edizioni.

- In sintesi? Siamo al punto in cui sapevamo già di essere, cioè una squadra con delle qualità sia individuali che collettive ma anche con dei limiti. Come del resto tutte quelle che non si chiamano Francia, Spagna e Belgio (o meglio, le francesi in questo momento sembrano davvero inarrivabili, le altre due qualche limite ce l'hanno ma stanno comunque un gradino sopra di noi). Siamo in bilico tra la grande impresa che aspettiamo da secoli, e l'eterno risultato né carne né pesce. C'è legittima speranza di essere meglio di due anni fa, ma non abbiamo un valore minimo garantito, tale da poter dire "ai quarti ci arriviamo di sicuro" o "almeno ai pre-Mondiali ci andiamo".
In quest'ottica è interessante la stoccata di Geri De Rosa, telecronista Sky, riportata dall'utente Osservatore Romano. Non ho purtroppo avuto modo di reperire il video con le parole esatte, ma il senso è: occhio che rischiamo di apparecchiare la tavola per il solito fiasco, o fiaschetto, da camuffare con un "brave lo stesso", "abbiamo dato il massimo", "usciamo a testa alta", ecc., il che sarebbe deleterio nell'anno in cui abbiamo la prima fase in casa. Well, premesso che due anni fa i pomodori se li sono presi, le nostre girls, dopo il disastro col Montenegro, il discorso di De Rosa è fondato ma preventivamente cosa possiamo fare per evitarlo? L'unica è andare lì e buttare giù quella barriera tra successo e fallimento (mezzo o completo che sia) da cui siamo sempre stati respinti nell'ultimo trentennio (!).
Forse però De Rosa ha captato qualche segnale inquietante? (Ri-)Well, la rinuncia al pre-pre-Mondiale (che ci avrebbe allenato alla pressione dell'obiettivo da raggiungere, anche se l'avremmo fatto senza Zanda e Cubaj) e all'inserimento di Scalia potrebbero essere indizi di una voglia non troppo dannata di provarle tutte pur di fare il massimo possibile; ma onestamente non mi sembrano questioni da cui dipenda il nostro esito a Eurobasket 2025. E comunque non è che proclamare ogni giorno "dobbiamo spaccare tutto, basta coi fallimenti" ci aiuterebbe a raggiungere davvero l'obiettivo.
Più che arrivare primi nel girone, per ora non si poteva fare. Un elemento positivo di fondo mi pare il clima positivo tra Capobianco e la squadra, ma tant'è, finché non si arriva al dunque è difficile verificarlo appieno.

- Qualcosa sulla partita. Dinnanzi a 1.200 spettatori nella ridente Brno, iniziamo sulla scia del successo sulla Germania, martellando che è un piacere con le varie Villa, Verona, Madera, due volte Pan (in evidente forma in questa finestra), ma anche con pennellate sotto canestro di Cubaj e Keys (mentre Zanda va in panca per falli precoci). Prendiamo quindi un buon margine fin dallo start e lo teniamo a lungo: 1-9, 5-13, 12-21, 20-27; però l'ultima tripla è delle ceche, per un 23-27 che non ci premia appieno, nonostante un irreale 6/10 da 2 e 5/6 da 3.
Dal 2° quarto la difesa ceca... ci vede benissimo, ovvero ci aggredisce di più, togliendoci fluidità; la scarica di triple di Holesinksa riequilibra il punteggio, poi soffriamo anche Reisingerova sotto canestro ed è sorpasso, anche se Villa accorcia verso lo scadere (41-39 al 20').
Terzo periodo con gioco più ruvido da ambo le parti, si segna poco; la Cechia prova ad allungare ma rispondono Fassina e Cubaj, poi Zanda per un nuovo vantaggio nostro (47-51); la Cechia resta 6' senza segnare ma si sblocca nel finale con un 7-0, cui ribatte André fissando il 54-54 al 30'.
Si riparte come da zero, ed è la Cechia la prima a piazzare la stoccata che spezza l'equilibrio: un 8-0 in avvio con Pospisilova e Vorackova che ci fanno male in avvicinamento e dalla media, mentre noi vediamo colare a picco le percentuali dall'arco (2/14 dal 2° quarto in avanti) e fatichiamo a trovare alternative. Sul 62-54, che diventa 66-56 al 34' (contropiede ceco su forzatura di Villa), diventa dura risalire. Ci proviamo con Cubaj, Verona e Pan (2+1), 68-63 a -3'40"; Stoupalova ne segna uno difficile rispedendoci a meno 7, buona però la reazione con Cubaj e Zanda, 70-67 a 2' dalla fine. Quello di Zanda è un canestro e fallo, ma l'aggiuntivo sbagliato dà il via a una sequenza caotica in cui Cubaj giganteggia, prima prendendo un rimbalzo offensivo, poi rifilando uno stoppone con recupero, ma ambo le occasioni sono sprecate da un errore al tiro (prima Villa, poi Zanda). Ancora clamorosa Cubaj nell'arraffare altri due rimbalzi in attacco su errori delle compagne, e alla fine risolve lei subendo fallo e realizzando i liberi (70-69 a -50").
Insomma tutto riaperto ma Vorackova segna un arresto e tiro dalla media, non facile, a -25"; Pan deve forzare da 3, non prende il ferro, incredibilmente c'è ancora Cubaj a prendere il rimbalzo ma scadono i 14". Arriva anche un tecnico alla nostra panca; loro chiudono con due liberi (74-69).
Si hanno: per la Cechia, Holesinska 17 (5/7 da 3), Vorackova e Reisingerova 14; per noi, Cubaj 16+10 rimba, Pan 12, Verona e Zanda 9, Villa 7 con 3/11 ma 7 assist.
In classifica finiamo con 4-2 alla pari della Germania (avanti noi per scontri diretti), Grecia e Cechia 2-4.

Gli altri gironi. Come ha già sciorinato l'utente Kaysay, non sono mancati psicodrammi e feste clamorose.
Nel gir. A (vinto dalla Spagna), si butta via la Croazia (senza Dojkic), che era +21 a 7' dalla fine sull'Austria, si fa inopinatamente rimontare da un'avversaria più scarsa e senza motivazioni: il +8 non basta.
Nel gir. B, uno dei due di ferro, passa la Slovenia (con Jessica Shepard) che demolisce la Finlandia mentre floppa malamente l'Ungheria perdendo in Bulgaria, la quale ha 24+11 rimba dalla colossa Hillsman (che abbiamo visto col Besiktas contro il Geas in EuroCup). Da notare che per l'Ungheria non ha giocato Juhasz la quale risulta essersi fatta male nella partita precedente ed essere in dubbio per le F4 di Coppa Italia. :unsure:
Nel gir. C, l'altro durissimo, supersfida Lituania-Belgio per il primato, davanti a 4.400 anime in quel di Vilnius; le volpi (anzi, le Cats) belghe, veterane di mille imprese, rimontano da meno 8 nel finale; il talento classe 2005 Jocyte (22 punti) controsorpassa, ma le due moschettiere Meesseman e Linskens fanno +3 per il Belgio; accorcia la sventurata Sventoraite (ex Schio e Roma) con due liberi, il Belgio salta il pressing e segna con Vanloo (+3); fallo tattico su Jocyte che fa 2/2; recupero della Lituania sul pressing ma ha solo tempo per provare invano da metà campo (69-70). Passano tuttavia entrambe mentre resta fuori la Polonia di Makurat.
Nel gir. D, questo invece al lattemiele, dietro la Svezia, festeggia la Gran Bretagna, che ha dovuto solo legnare le modeste Danimarca ed Estonia.
Nel gir. E, harakiri della Lettonia, che fa solo +6 in Irlanda, subendo 90 punti da una squadra appena battuta di 101 (!) dalla Francia, la quale è indubbiamente un ammazzasette, però le trifoglie dublinesi erano parse dopolavoristiche. Invece i 33+17 rimba di Steinberga e i 17 di Laksa bastano a malapena per una vittoria inutile.
Nel gir. F, dietro la Turchia, non basta il 2° posto alla Slovacchia della neo-geassina Jakubcova, ma questo fa meno rumore anche se il girone con Romania e Islanda era ghiotto.
Nel gir. G, festa nazionale in Portogallo, per la prima volta a Eurobasket, approfittando di un girone al burro con Ucraina e Nord Macedonia, più una Serbia che, già sicura del primato, si è presentata senza coltello tra i denti in terra lusitana, lasciandosi suonare 57-40, e così portoghesi avanti.
Nel gir. H, anche qui epilogo a sorpresa con la Svizzera che fa +48 sulla Bosnia e s'incunea in classifica avulsa fra il Montenegro, primo, e il Lussemburgo (della luparense Simon) che invece sciupa il capolavoro affondando in landa montenegrina finendo terzo.
Sintesi: Lettonia e Ungheria fuori sono due pericolose in meno per noi (anche se sono conti della serva), ma più concretamente confermano quanto non sia scontato qualificarsi: si dice spesso che abbiamo collezionato solo fallimenti ma (a parte ovviamente stavolta che eravamo già ammessi) non è da buttare via non aver più mancato una partecipazione dal 2013 in avanti, cosa che nel decennio precedente c'era capitato spesso, e che capita anche a squadre validissime.

- In casa nostra, intanto, ferma l'A1, ha giocato l'A2 con programma zoppo (5 rinvii); nessun risultato eclatante (buona vittoria di Ragusa a Trieste); da segnalare la continuità che stanno dimostrando ultimamente due lunghe classe 2005, ovvero la già ben nota Osazuwa e la meno conosciuta, ma interessante, Daba Diakhoumpa, ex S. Martino ora a Spezia.

Nella foto: spazio clamoroso sulla prima pagina di un giornale portoghese (non sportivo) per la qualificazione della loro nazionale.


sabato 8 febbraio 2025

Nazionale: l'antidepressivo di Italia-Germania dopo la settimana del caso-razzismo

- Esistono inizi di settimana migliori. Lunedì 3 febbraio, durante Rimini-Cesena del campionato U19 emilian-romagnolo, la giocatrice riminese Isibor Firmness si è sentita gridare "sei una scimmia" da una madre avversaria, al culmine di un'invettiva iniziata con "che sei? Il guinzaglio di un cane? Non ti vergogni?", probabilmente in seguito a un presunto gioco duro da parte della ragazza. La quale, udendo il tradizionale epiteto razzista che associa gli umani di pelle scura a quell'animale, si volta e si dirige in tribuna per un confronto apparentemente più fisico che verbale con l'insultatrice. La quale, poco dopo, sostiene: "Non era detto per il senso del razzismo... mi è uscito".

Quasi peggio la toppa che il buco, si potrebbe commentare, perché se ti "esce" spontaneamente la parola "scimmia" quando sei arrabbiato con una persona di colore, è come se ti esce "frocio di m..." quando sei arrabbiato con una persona omosessuale, ovvero a te sta sulle palle quella caratteristica della persona e quando perdi il controllo ti viene fuori.
Nobilmente, l'Happy Basket Rimini ha scritto in un comunicato:

(...) "in questo momento c’è una persona che ha commesso un errore inqualificabile e che per questo sta pagando un prezzo molto alto e con lei la sua famiglia. Anche loro vanno protetti. Vi chiediamo di smetterla con i commenti violenti e cattivi (...). Cercare di fare a pezzi la colpevole ci rende forse migliori di lei?"

ma se è giusto non scatenarsi in una gara al linciaggio dell'insultatrice, è impossibile trovarle attenuanti, proprio perché non si tratta di una semplice "perdita della brocca" (chi è senza peccato scagli la prima pietra) che si concretizzerebbe in un insulto non razzistico o in un'aggressione fisica. Qui c'è qualcosa di peggio.

- Sorte ha voluto che l'episodio, di cui in altri tempi si sarebbe ovviamente parlato (come successe per il caso Wabara nel 2011, abbastanza simile), ma che sarebbe rimasto confinato alle testimonianze indirette, cioè ai racconti, ha avuto riproduzione e diffusione integrali per via della ripresa video dell'episodio, rapidamente diffusa dai social (il notissimo "La Giornata Tipo" ne ha parlato già l'indomani), fino ad approdare ai siti dei maggiori giornali d'Italia e pure al Tg1, massima vetrina nazionale. La tempesta perfetta.
In sostanza, oltre al danno in sé (la ferita nei confronti di Isibor Firmness, oltretutto minorenne), abbiamo anche l'effetto collaterale di aver veicolato l'immagine del basket femminile come un ambiente in cui le giocatrici di colore rischiano insulti razzisti.
Il che non corrisponde alla realtà, perché presumo che quello che è successo là possa capitare in qualunque ambito sportivo e non sportivo, ma altrettanto ovviamente, essendo un'epoca in cui l'opinione pubblica si nutre di "scandali del momento" su cui riflettere per un tempo non superiore ai 5 secondi prima di scatenarsi con giudizi, commenti e urla, per poi campare di pregiudizi e luoghi comuni, è chiaro che l'accaduto rappresenta per noi una frittata da trentasei uova.
Logico, ti puoi incazzare perché i medias che non dicono mai mezza parola sul basket femminile trovano tutta questa attenzione quando capita un fattaccio, però obiettivamente il fattaccio medesimo c'è. Nitido, lampante e documentato.

- Altra depressione, seppur di minore entità, non paragonabile, c'arriva dal classico numero speciale di "Superbasket" di presentazione della Coppa Italia. Dice: embè? Embè, come sappiamo, l'evento della prossima settimana comprende, come sorella indubbiamente minore ma pur sempre sorella, la Final Four femminile. Ebbene, sulla rivista, a parte una pagina di locandina con il calendario, si parla solo degli uomini. Non una pagina di presentazione, almeno per dire due parole su chi c'è e chi potrebbe vincere, o un albo d'oro, un cazzo. Nemmeno l'editoriale di Dan Peterson fa il minimo cenno. Va bene, non ci cambia la sostanza dell'interesse che ci sarà o meno intorno all'evento, ma pur sempre rattristante è. :cry:

- Dopodiché arriva un Italia-Germania che, quantomeno, funge da antidepressivo. Non è assolutamente il caso di fare le banderuole che oscillano tra euforia e catastrofismo a seconda dell'ultimo risultato (magari domenica perdiamo male in Cechia come abbiamo perso male in Grecia), resta però una serata in cui abbiamo mostrato il nostro lato migliore contro una squadra di cui è difficile dire che sia scarsa. Stiamo parlando della teorica quarta forza in Europa: lo è stata nel 2023 e si è confermata alle Olimpiadi coi quarti di finale. Mancava, stavolta, Satou Sabally ma solo lei fra le migliori. C'era Fiebich che ha avuto un ruolo notevole nel titolo Wnba di New York; c'era Nyara Sabally che gioca pure lei in Wnba (e sul serio); Guelich che è pur sempre una cristona d'area che noi non abbiamo; la naturalizzata Peterson un buon motorino (anche se non paragonabile a un'Yvonne Anderson); Geiselsoder non un fenomeno ma rispettabile.
Al di là delle motivazioni maggiori che possiamo aver avuto giocando in casa (ma le abbiamo saccagnate anche in trasferta, sia pur 15 mesi fa), siamo però sembrati superiori sia per profondità (del resto loro hanno dovuto chiamare Crowder e Hartmann dalla nostra A2) che per fluidità di gioco, grazie alla nostra ampia dotazione di registe e trattatrici di palla (e anche le nostre ali-lunghe sanno passarla bene).
Quando i nostri ingranaggi funzionano così bene, e le tiratrici fanno canestro (purtroppo condizione quasi indispensabile, perché altrimenti s'inceppa tutto), allora siamo in grado di incartare avversarie più stazzate e compassate, anche perché le nostre lunghe attuali, sia pur non dominanti, nemmeno si fanno dominare, e quindi non pagando troppo dazio sotto canestro possiamo far valere velocità, fantasia, imprevedibilità.
Inoltre, secondo me rispetto alle tedesche abbiamo quest'altro vantaggio: molte delle nostre sono compagne di club per tutto l'anno, e sono tutte in Italia a parte Zanda e Pasa (che comunque sono espatriate da pochi mesi) mentre loro pagano la mancanza assoluta di squadre d'Eurolega e sono disperse in mille compagini e paesi d'Europa. Il che rende più facile per noi comporre il puzzle, almeno nell'immediato come avviene in queste finestre (dopo un raduno di preparazione può essere diverso). :shifty:

- Dinnanzi a 1.800 spettatori ufficiali a Faenza (soddisfacente, direi, anche se l'umore del pubblico locale era probabilmente percosso dalle ferali notizie sugli infortuni di Reichert e Parzenska), :cry: solo all'inizio siamo andati sotto, per la possanza di Guelich in area e 5 punti di fila da fuori di Fiebich (per certi versi una Zanda più alta, ma con meno passaggio), 4-11 dopo 3'30".
Una tripla di Zanda ci ha fatto ingranare, poi la stessa ex-Virtus ha servito con uno scenografico assist "a sbracciata" Madera che dall'angolo ha segnato da 3, replicando poco dopo (17-17); poi è entrata in scena Pan, la maggior protagonista di serata; infine un'entrata di Verona per il 23-21 al 10', scoppiettante.
Secondo quarto ancora di botta e risposta nei primi minuti: 5 punti di Pasa, tripla frontale di Pan; poi si è segnato di meno, siamo andati a +6 ma ci hanno ripreso con le incursioni di Peterson e N.Sabally (38-38 all'intervallo).

- Decisivo il 3° periodo in cui abbiamo prodotto il meglio, sia in attacco sia in difesa dove abbiamo chiuso tutti gli spazi in avvicinamento, ciulando palla o facendole sbagliare; lì la Germania ha pagato quella sua "pachidermicità" che la rende poco adattabile alle variazioni tattiche (nel senso: o prevale col suo modo di giocare, o fatica a prendere contromisure) e non ha più saputo che fare. Per cui siamo andati via in grande progressione: prima 5 punti di Villa, poi 4 di Cubaj dopo uno stoppone di Zanda su Peterson che ha suonato la carica difensiva; poi Verona con una tripla e un contropiede a razzo su palla intercettata di destrezza. La pennellata finale di Zanda con tripla in faccia a Fiebich sulla sirena: 60-44, un 22-6 da applausi.
Nell'ultimo quarto, solo una rimontina tedesca fino a -11, spenta da Pam Pam Pan con due triple e poi un arresto e tiro dalla media con aggiuntivo: 9-0 tutto suo per il 75-55, poi 79-60 alla fine.
Si hanno: Italia con 20/39 da 2 e 11/25 da 3, difficile far meglio; Pan 21 punti in 19' con 3/3 da 2 e 4/8 da 3; nessun'altra in doppia cifra (Verona 9, Cubaj e Zanda 8) ma tutte con un contributo utile, davvero una prova collettiva e democratica intorno alla reuccia Pan.
Per la Germania, N.Sabally 15, Guelich 12, Peterson e Fiebich 9.

- Nelle altre partite, si qualificano con un turno d'anticipo la Spagna (78-62 sulla Croazia), la Francia (imbarazzante 125-24 sull'Irlanda, terra di rugby più che di basket) e Serbia (105-60 sulla Nord Macedonia); erano già passate Turchia e Svezia. Sugoso Lituania-Belgio per il primo posto nel loro girone (ma passano anche le 4 migliori seconde); questo dopo che la Lituania si è sbarazzata del terzo polo di questo gruppo di ferro, la Polonia, in un 72-69 thriller (le polacche hanno fallito la tripla del supplementare dopo uno 0/2 lituano in lunetta).



mercoledì 5 febbraio 2025

A1: Schio e Venezia sempre più padrone, gode Battipaglia, sorrisino Derthona, due infortuni gravi. A2: Selargius più dura del Diamanti

- Schio-Campobasso. Era il big match designato: seconda contro terza, dinnanzi a 1.815 spettatori. Di fatto è una partita che non decolla mai, se non per brevi scampoli. Una di quelle situazioni in cui una squadra fa una fatica mortale a segnare, e all’altra è sufficiente navigare intorno al "6 politico" per tenerla a bada. Va considerato che Schio era reduce dall’impegno probante in Eurolega a Bourges, mentre Campobasso potrebbe aver valutato che, dovendo giocare contro la medesima avversaria in Copp’Italia, meglio tenere in serbo per la semifinale la cartuccia buona da sparare. :unsure:

Fatto sta che il team del pastificio, anziché aggredire la partita col piglio della sfidante che vuole rovesciare il tavolo (come del resto aveva saputo fare a Venezia), approfittando delle suddette fatiche di coppa del molosso scledense, si presenta loffio e spaesato. Schio, che attraversa un periodo smagliante, ne approfitta per scattare sul 10-2 al 5’, poi rincarato sino a 23-9 al 13’ con la sempiterna Sottana. Occorre attendere ben 5’15” per i primi punti molisani della seconda frazione, con Quinonez (l’unica sopra le righe per le sue); il Famila non affonda più i colpi e basta poco per riavere una parvenza d’equilibrio (23-14), ma all’intervallo è di nuovo margine in doppia cifra (32-19).
A inizio ripresa c’è un’altra reazioncina ospite, con Morrison e Madera a battere un colpo mentre tocca a Schio incepparsi; c’è pure un tecnico alla panchina scledense (32-25 al 24’30”). Ma una sventagliata di triple Keys-Salaun (2)-Laksa sono sufficienti a staccare definitivamente una Campobasso priva di qualsivoglia continuità realizzativa (47-35 al 30’). All’inizio dell’ultimo quarto un altro sprazzo di Sottana stabilizza lo scarto intorno ai 15 punti non c’è più storia (69-56 finale, non troppo punitivo per le ospiti).
Si hanno: Salaun 12 punti, Juhasz e Sottana 10 per una democratica Schio; Quinonez 16, Kunaiyi 10 per Campo, che come detto ha avuto pressoché tutte tranne Blanca in giornata moscia. Vedremo se in Coppa la musica sarà diversa.

- Venezia-S. Martino. Anche in questo potenziale "quasi big match" c'è poco sugo, al cospetto di 1.734 anime. All'andata le Lupe avevano perso solo per una contestata decisione arbitrale. Stavolta non danno fastidio alla corazzata del capoluogo, se non per brevi sprazzi di resistenza nel primo tempo, segnatamente nel finale del 2° quarto, quando con due triple di Simon assottigliano lo scarto da meno 11 a meno 5 (31-26), anche per concessione di una Reyer che non affonda i colpi dopo aver fatto il break.
Peraltro nel 3° quarto le lagunari non scherzano più col fuoco e chiudono la partita prima che possa tignosamente restare aperta troppo a lungo: prima Smalls, Fassina e Berkani (44-26 ovvero 13-0), poi Villa, Stankovic e Santucci per il 55-39 al 30'. Troppo per una SML non al suo meglio, o forse non troppo motivata a dannarsi l'anima in una sfida impossibile, preferendo continuare a concretizzare le occasioni alla portata. Una spia è il magro 2/2 racimolato in lunetta, che se non è tutta colpa d'un metro arbitrale "all'inglese", indica una scarsa ficcanza dell'attacco luparense. Severo ma non troppo ingiusto il 70-47 finale.
Si hanno: Smalls 16, Cubaj 10, Villa 9 per le vittoriose; Simon 17, Robinson 12 ma 0 di Bickle per le sconfitte.

- Battipaglia-Brescia. Era la disfida più interessante nell'economia del campionato, ovvero per i traguardi stagionali: spareggio per stare in zona-playoff. Ma c'è molta meno battaglia del previsto. Campane a martello (ah ah), :wacko: nel senso che fin dall'inizio palesano un'intensità doppia rispetto alle longobarde, che pure venivano da due vittorie di spessore su Sassari e Derthona, mentre le Serventiane erano reduci da uno stop amaro con Faenza e da una legnata, da pronostico, a Campobasso.
Dopo lo scatto iniziale delle locali (14-4), cambia il vento con l'ingresso di Togliani ed Evans, soprattutto grazie alla prima, che continua sulla scia della prova maiuscola del turno scorso (anche se calerà alla distanza); si arriva al sorpasso a inizio 2° quarto (18-19).
Inopinatamente, però, anziché insistere, Brescia torna a svaporare, facendosi di nuovo mettere sotto dall'intensità di Battipaglia, che si traduce in palle recuperate, non di rado strappate a viva forza dalle mani avversarie (com'è sacrosanto che sia), e in assalti a canestro per tiri ravvicinati a maggior percentuale rispetto allo sparacchiamento insistito delle bresciane, vanificato dalla giornata-no dei terminali principi Tagliamento e Johnson, e dall'evanescenza di Evans, tutto non compensabile dalla solita Yurkevichus "rimbalzi sì, punti no", né da una discreta, ma nulla più, Estebas.
Per Battipaglia invece le matadoras sono una precisa Benson e soprattutto la coppia Cupido-Smorto, l'una ficcantissima in realizzazione, l'altra esplosiva per energia in ogni angolo del campo. Quando Cupido segna il 41-31 sulla sirena dell'intervallo, la partita è già orientata fortemente.
Nella ripresa Brescia non riesce più a riprendere il filo, la matassa, quello che è, e affonda progressivamente: 78-56.
Si hanno: per Batti, 21 di Cupido (7/16), 14 di Benson, 11 di Smorto con 5 rimbalzi offensivi; per le battute, Estebas 15, Togliani 13, Yurkevichus 6+18 rimba, ma Evans fa 3 punti con 1/6 ai liberi, Taglia fa 2/12, Johnson 4/15.
E quindi è Battipaglia a installarsi all'8° posto solitario, con tanto di 2-0 su Brescia, la quale ha sì 6 partite a disposizione contro 5 delle campane, ma 5 di quelle 6 sono contro le prime delle classe. Ovvero un calendario ripido. Va riconosciuta alle Serventiane la capacità, in stagione, di assorbire legnate rovinose facendosi trovare pronte quando c'è da capitalizzare.

- Sassari-Derthona. La partita con più emozioni e, alla fine, purtroppo anche il dramma di Pastrello che rischia di essersi fatta male seriamente. ;_; Si sfidavano due squadre in striscia perdente; prosegue quella delle sarde, giunta addirittura a 8 legnate di fila (due mesi e mezzo). D'altronde senza Begic, con Taylor non al meglio, è durissima cavarsela, tanto più ora che mancherà pure Pastrello.
Non convince, per la verità, Derthona che non riesce mai a chiuderla pur avendone ampiamente la possibilità. Da fine 2° quarto in avanti comanda fra i 6 e i 12 punti (massimo vantaggio toccano con due triple statuarie di Penna), ma non affonda i colpi in un 3° periodo in cui Sassari è quasi solo Carangelo (11 punti su 14 della squadra), compresa una tripla tabellata allo scadere che ridà fiducia alle sue. Le quali infatti si riavvicinano con Natali e addirittura pareggiano con Taylor e Pastrello a 2'15" dalla fine (57-57).
A quel punto la sorte è spietata con Sassari, giacché Fontaine segna due liberi e poi un'entrata su cui Pastrello crolla urlando di dolore: dopo qualche minuto esce dal campo sorretta, non sembra grave, invece le prime sensazioni che trapelano fanno temere per il crociato.
Sassari sbaglia 3 tiri di fila e Derthona sigilla scampando il pericolo (59-63).
Si hanno: Carangelo 19, Natali 12 per le nuragiche (ma Taylor solo 8 con 4/15, Gonzales 6 con 2/9, Diallo va be', si sa: e chi puoi battere così? Non certo il Ferrol in EuroCup), Fontaine 17, Penna 15, Zahui 10+14 rimba per le vittoriose che però a loro volta rischiano un tostone, in Coppa Italia, se non fanno di meglio.

- Rimandata Alpo-Faenza, e purtroppo è ufficiale la rottura del crociato per Reichert. Il fieno in cascina per le romagnole potrebbe comunque bastare ad andare ai playoff, però peccato perché la tedesca era un pilastro della stagione "sopra le righe" delle Selettiane.

- In A2 Ovest, tutte partite con poca storia tranne Broni-Selargius, scontro diretto per la zona-playoff, che vede le sarde infilzare le neo-Diamantiane rimontando da -10 nell'ultimo quarto; allo scadere Baldelli sbaglia il jumper della vittoria. Mancava Nasraoui ma è una ricaduta per Broni nei soliti problemi di blackouts.
Invariato il +4 di Valdarno sulle tallonatrici Milano-Empoli-Costa.

- In A2 Est, Udine piega Trieste nel derby triveneto e tiene un +4 su Roseto, mentre cade Mantova contro la diretta seguitrice Treviso, la quale rimonta e vince con canestro di Peresson. Si rilancia Ragusa con 34 di Siciliano (7/11 da 3).

Nella foto: Pastrello urla di dolore subito dopo l'infortunio.