Era appena finita la partita della promozione in A1 del Geas, maggio 2008, e parlavamo fuori dal palazzetto mentre lei fumava una sigaretta distensiva, e sosteneva proprio che una volta c'erano delle supercampionesse, poche, che svettavano sulla scarsezza generale, cioè c'era molta meno omogeneità tra i diamanti grezzi e la plebe. Immagino perché, allenandosi di meno, chi era bravo era bravo e chi era scarso restava tale, in linea di massima. Comunque sia, Rosi Bozzolo è una che c'era.
Io non mi fido di quei veterani che non guardano più una partita dai "loro tempi" e, con aria saccente, sentenziano che oggi fa tutto cagare e che "una volta invece". Ma Rosi Bozzolo è lì a tutte le partite del Geas odierno, per ovvie ragioni genitoriali, e mi è sempre parsa una persona equilibrata oltre che autorevole per il suo passato. Per cui la prendo sul serio se fa confronti. Il che non vuol dire prendere come oro colato, ma nella fattispecie tendo a crederle perchè è vero che negli anni '70, ma anche '80, le squadre si dividevano in modo molto più netto tra titolari inamovibili e riserve che non giocavano mai, mentre ora i valori sono parecchio omogenei. Me lo ricordo bene anche nel maschile. Per cui è normale che le stelle spiccassero di più: e d'altronde pensa agli anni '80, in cui una Pollard segnava 50 a partita, una Still 35-40 e così via. Sembravano le marziane in mezzo alle contadine. Ora anche le migliori ne fanno 15, massimo 20, e nessuno sta dentro 40 minuti. Ma non è che Bozzolo dicesse che Bocchi e compagnia erano meglio delle stelle odierne.
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