domenica 14 giugno 2015

La week en rose (113 - Eurobasket: Italia 0-2 + Venezia scudetto U17)

Giovedì 11/6 - L'Europeo dell'Italia inizia con le best... :alienff: ehm, con qualche pacata imprecazione. L'impresa con la Bielorussia svanisce per un rimbalzo che carambola in mano a Likhtarovich sull'errore da 9 metri di una compagna sul +2 per le nostre, e viene trasformato a fil di sirena nel canestro del pareggio. Bizzarra fotocopia, o quasi, del clamoroso epilogo dei regolamentari di gara-7 dei playoff maschili tra Milano e Sassari: in entrambi i casi c'è un concorso alla pari tra colpa (mancato tagliafuori) e sorte (perché la palla casca in mano a chi poi riesce a deporla nel cesto un attimo prima che il tempo spiri). Ovviamente nulla vietava che poi vincessimo nei supplementari, quindi incolpare la sfiga non vale del tutto.

Peccato perché la prestazione è stata molto buona, al di sopra dei nostri mezzi, contro una squadra che probabilmente finirà tra le prime del girone. Alla prevedibile e schiacciante inferiorità a rimbalzo (più di 20 offensivi per loro) abbiamo opposto rapidità, tagli, triple, sguscianza, insomma come dei topolini che sfrecciano fra le gambe dell'elefante. Il quale però alla fine c'è crollato addosso. Quando ci ricapiterà di segnare 73 punti nei 40' regolamentari, sfiorando il 50% da 2 e il 40% da 3?
Spettrali le tribune a Oradea: togliendo gli addetti ai lavori, credo ci fosse più gente alle finali lombarde U13 che ho visto domenica scorsa. :sick: Primo tempo con batti e ribatti alla pari (33-32); per noi molto bene Masciadri con 3/4 da 3. Poi arriva a 4/5 già a inizio ripresa quando siamo molto bravi a controbattere alla ripartenza forte delle bielorusse, col totem Leuchanka ben arginato nel primo tempo ma che si fa via via incontenibile. Coperta forzatamente corta: se teniamo lei ci bucano l'americana Harding, la talentuosa Verameyenka, le loro varie esterne fisicate; viceversa è Leuchanka a colpirci. Ma a metà 3° quarto siamo 44-44. Poi andiamo un po' in crisi con una serie di rimbalzi offensivi presi dalle bielo e attacchi nostri farraginosi. Loro però ne approfittano solo in parte (48-53 al 30').
Torniamo a giocare molto bene nell'ultimo quarto (25 punti addirittura, +14 carambole) in cui dopo 5' siamo tornati avanti (62-61). A uno 0-5 per loro rispondiamo alla grande con un 6-0 firmato Ress, Dotto e Sottana, tutti canestri di pregevolissima fattura. Ress (11 + 8 rimba) è un'altra rispetto a quella legnosa e protestataria delle ultime finali scudetto: fa reparto da sola, è una muraglia in difesa pur non potendo ovviamente annullare Leuchanka; in attacco sfodera movimenti da manuale e soprattutto fa da leader a tutto tondo. :B): Sottana (21 punti con 8/17) riprende il filo dallo scorso Europeo quando fece la differenza più volte. La Bielorussia sembra accusare il colpo, perde precisione. Ma c'è sempre la piaga dei rimbalzi in attacco; su uno di questi Harding pareggia sul 69-69 a -50".
Giochiamo benissimo i nostri due ultimi possessi, purtroppo male in difesa sui loro ultimi due. Ress con una grande entrata di sinistro fa 71-69. Ma dopo timeout, danno palla dentro a Leuchanka che finta il giro da una parte e appoggia dall'altra: brava ma troppo facile: 71-71 a -30". Giriamo bene la palla e Sottana con una super-penetrazione da destra brucia Leuchanka e batte l'aiuto, che le crolla addosso: possibile fallo non fischiato. Ma siamo 73-71 a -6" e sarebbe vinta, se non capitasse il patatrac sulla sirena.
Nel supplementare andiamo 75-73 ma poi si fa notte dopo un paio di palle perse per frenesia. La Bielorussia, al primo o al secondo colpo, trova canestri su canestri e dilaga sino a un ingiusto 76-85. Leuchanka finisce con 25. Nell'altra partita del girone la Turchia batte la Polonia faticando.

Venerdì 12/6 - Questa fa ancora più male, e non c'è la sorte bieca da incolpare. Cediamo alla Grecia 46-51, e questo era uno scontro diretto. In pratica siamo fuori se non facciamo un miracolo con la Turchia all'ultima giornata.
Grecia combattiva, compatta, anche di spessore tecnico rispettabile nei canestri decisivi di elementi come Dimitrakou e Kaltsidou (peraltro autrici pure di parecchi errori). Rocciosa, se vogliamo, nell'alotta Spanou (9 + 10 rimba), classe '93, ex compagna della nostra Ravelli in Ncaa. Ma insomma, complessivamente non certo irresistibile. Persino più bassa di noi, o quasi; infatti stavolta a rimbalzo non abbiamo sofferto. Ieri ci siamo trovati bene contro una squadra dalle caratteristiche opposte; oggi siamo andati in crisi contro una simile a noi, che ha saputo giocar meglio con le nostre stesse armi. :( Precipitiamo da 73 punti (nei regolamentari) a 46, col 30% dal campo, che diventa poco più del 20% se togliamo la fiammata iniziale.
Nulla infatti avrebbe fatto pensare a un imminente tracollo nei primi 5 minuti e mezzo, in cui volavamo su un favoloso 18-2. :woot: Va considerato che la Grecia ieri aveva riposato: e se debutti contro una squadra già rodata rischi la paga iniziale. -_- Ma è stato anche merito nostro, col quintetto Gorini-Dotto-Masciadri-Fassina-Ress). Il suddetto 18-2 veniva firmato addirittura da un "gancio cielo" di Formica. Evidentemente troppa grazia. Si tornava infatti sulla terra.
Da lì all'intervallo segniamo la miseria di 4 punti. Le rotazioni non danno frutto, Sottana stavolta no ghe xè, in difesa subiamo tagli inopinati che danno fiducia alla Grecia. Insomma ci ritroviamo sotto 22-25 a metà.
La sosta ci fa bene. Ritroviamo smalto, questione anche di rientro del quintetto con Masciadri e Ress che suonano la carica. Poi anche Dotto e Crippa pungono. Andiamo anche sul +8 (37-29 al 27'30"). Ma ecco di nuovo il blackout: faremo 9 punti negli ultimi 12' e mezzo.
Iniziamo l'ultimo quarto con un quintetto nanissimo (Fassina e Masciadri da lunghe), non porta bene perché ci superano ma comunque dopo 2' torna Ress sul 37-38 ed è tutta da giocare. Solo che... non ce la giochiamo. In tutto e per tutto, nei successivi 6', troviamo solo 4 liberi di Ress (su 8 tentati), null'altro, contro una vischiosa zona. Come dice Ricchini in un timeout, "non abbiamo coraggio, tutte che fanno partenza e scarico, partenza e scarico". Se Sottana è spenta (2 punti con 1/9; panchinata dopo l'exploit con la Bielorussia, non ha ripreso il filo) e Masciadri forse è stanca alla seconda partita in due giorni (6 con 2/8), non ci sono certezze offensive a cui aggrapparci. Da salvare ancora Ress (13 + 8 rimba anche se con 2/8 al tiro e 9/17 ai liberi), Dotto (10), ma pochissimo d'altro. La Grecia invece fa qualcosa di più (ma neanche tanto) e la chiude sul 42-50 a 2' dalla fine. Molto rammarico ma dovevamo giocarcela meglio, anche se è meglio pensare alle prossime e i discorsi in stile "doveva portare Bestagno e Roberto Baggio" lasciano il tempo che trovano, cioè poco o nulla. :angry:

Sabato 13/6 - Venezia campione d'Italia under 17 a Porto S. Giorgio. Battuta, anzi umiliata Schio nella finalissima, 81-35 con un 28-3 nel primo quarto. Ma era come il Dream Team del '92 contro l'Angola, anzi diciamo la Germania o la Spagna per rispetto delle scledensi. :blink: L'unica possibilità di un minimo di equilibrio era che le reyerine sentissero la pressione, ma un gruppo che ha già vinto di tutto, compresa la Coppa Italia di A3 con partite secche, se n'è fatto un baffo e infatti è stata solo una passerella trionfale. F. Destro con 15 e A. Togliani con 13 le top scorers.
Quasi altrettanto scontata la "finalina" in cui Biassono ha strozzato 55-30 Livorno del gioiello Madera; le labroniche avevano fatto la sorpresa nei quarti eliminando Moncalieri. E' possibile che le brianzole meritassero il secondo posto; ma il tabellone le ha poste in collisione con Venezia in semifinale, incolpevolmente visto che avevano fatto percorso netto sin lì; il risultato di 67-34 indica che Biassono ha fatto un pizzico meglio di Schio ma la sostanza è poco diversa.
In quintetto ideale A. Togliani e la "big girl" Cubaj di Venezia; Pallotta di Schio; la sunnominata Madera; la biassonese Giulietti.
C'è dibattito tra gli addetti ai lavori sull'eccesso di strapotere veneziano: in effetti, finali dominate ne avevamo già viste (qualche Geas, ad esempio) ma mai in maniera così eccessiva. La politica di accumulo di talenti da parte del club di xior Brugnaro non piace ad alcuni; d'altronde ciò si deve anche alla supremazia del Veneto in quelle due annate (al punto che, nella stessa regione, nonostante il dominio lagunare c'è spazio per una Schio finalista) e fortunatamente né in U19 né in U15 la Reyer ha combinato granché, quindi c'è predominio ma non monopolio per il club orogranata, che con questo scudetto, se non erriamo, pareggia a quota 6 il Geas come tricolori nell'epoca recente (dal 2009 a oggi, escluso il Join). Chiaro però che a meno di un allargamento dei roster di A1 a 25 o 30 giocatrici, ci sarà una certa sovrabbondanza di prodotti del vivaio in ottica-prima squadra...

Nella foto: il "Dream Team" di Venezia che ha dominato le finali U17 come mai s'era visto in epoca recente.

sabato 13 giugno 2015

La week en rose (112 - bilancio giovanili Geas + vigilia Eurobasket)

Martedì 9/6 - Conclusa la prima fase alle finali nazionali Under 17. Venezia conferma il suo ruolo di favorita unica (il che non significa aver già vinto) avendo fatto pizzette delle sue prime tre avversarie. Gli altri gironi sono stati vinti da Biassono (volata vincente su Parma ieri), da Schio, che ha piegato sempre ieri Livorno della "big 2000" Madera, e da Moncalieri, che ha eliminato il Geas oggi. Giornata triste per le lombarde, che perdono due esponenti dopo partite "dentro-fuori": al fotofinish la sconfitta di Milano Stars con Fortitudo Rosa (1/3 ai liberi sul -3 a 16 secondi dalla fine), mentre Sesto era costretta a un'impresa con le piemontesi, apparse sin qui tra le candidate al podio, ma dopo il +3 nell'intervallo incassa un parzialaccio nel 3° quarto ed è eliminato.

Fa notizia il bilancio complessivamente poco esaltante del Geas nelle 3 finali nazionali di quest'anno. Naturalmente sono risultati che la maggior parte delle società d'Italia pagherebbero per avere, però è logico che se per 6 anni di fila collezioni almeno una finalissima (anzi, due nel 2013, unico anno senza titoli in questo lasso), arraffando 6 scudetti, il fatturato di due quarti di finale e un'eliminazione al primo turno, ottenuto quest'anno, rappresenta un calo da analizzare.
Nel topic sulle finali U17 si leggono curiose spiegazioni: ad esempio un utente sostiene che alla coach dell'U15 (Valentina Canali) mancava l'esperienza mentre a quello dell'U17 (Rota) la fantasia... :wacko: Facezie a parte, bisogna fare un discorso più complesso e premettere, innanzitutto, che il Geas quest'anno ha già vinto 4 titoli regionali e potrebbe incamerare domenica il quinto, anzi sarebbe il sesto contando anche il Join The Game, quindi è ancora il numero 1 in Lombardia come vivaio complessivo; non sta riuscendo però a duplicare i picchi assoluti degli anni scorsi.
E' più una questione di cicli: sia a livello lombardo - dove dopo gli splendori delle '94-95-96 si è evidenziato un riflusso, e quindi primeggiare in Lombardia non è più garanzia di farlo anche a livello nazionale -, sia all'interno della società, nel senso che quando vivi un'epoca sensazionale con un gruppo di giocatrici, è quasi inevitabile che chi viene dopo faccia peggio. E quelli che in condizioni normali sarebbero risultati buoni, dopo 6 scudetti in 6 anni vengono visti come "così così". Forse è anche un peso per le ragazze, dover essere all'altezza di chi le ha precedute.
A mio parere se n'è accorto Rota che in un comunicato di un mese fa sottolineava: "Si corre il rischio di dare per scontato che il Geas debba sempre esserci in queste occasioni, ma non è così. Finita l'era della generazione di fenomeni che ha caratterizzato gli ultimi successi giovanili, è bene rimodulare gli obiettivi sulle reali forze in campo". -_- E in effetti io credo che quasi sempre, alle finali giovanili, le squadre ottengono quello che vale il loro parco-giocatrici: il coach incide ma molto meno di chi va in campo. La categoria dove sono maggiormente possibili le oscillazioni è l'Under 15, e infatti lì il Geas ha fatto meno di quanto poteva fare, se si considera che Costa, battuta nella fase regionale, è giunta in finale travolgendo proprio le sestesi. Ma in U17 e U19 al massimo il Geas poteva arrivare un gradino più in là, cioè quarti di finale e semifinale rispettivamente.
La chiusura del discorso, però, verte proprio sulle giocatrici, questione forse un attimino più preoccupante per il club. E cioè: se mi chiedessero "chi è la prossima giovane del vivaio Geas che potrebbe sfondare ad alto livello?", al momento non saprei cosa rispondere, guardando le annate '97, '98 e '99 (le altre sono troppo piccole per dirlo). :unsure: Forse la lunga del '99 Decortes se matura. Al momento non si vede la nuova Zandalasini né la nuova Gambarini, cioè talenti assoluti, ed è logico; ma neanche una nuova Zanoni, o Colico, o Arturi, o Maiorano, o Crippa, cioè quelle lanciate verso l'A1 nell'epoca di Natalino Carzaniga.
D'altra parte, se non hai la sorte di avere il diamante in casa, o nei dintorni di casa, l'unica soluzione è arraffarlo da più lontano, e visto che la politica del Geas non lo prevede, l'obiettivo è difficile. Tanto più che adesso il club è tornato in A1 e quindi produrre una giocatrice "da prima squadra" è un compito titanico. E' anche, però, una sfida stimolante e quindi vedremo come il club saprà affrontarla.

Mercoledì 10/6 - Ci sono dei momenti in cui si può essere fieri del nostro Paese. Il Mondiale di calcio femminile, da poco iniziato, sta avendo un successo spaventoso in giro. Si parla di oltre 7 milioni di audience in Germania per la prima partita della loro nazionale; il quotidiano spagnolo "Marca" ha dedicato un'intera prima pagina nel giorno del debutto della propria rappresentativa; anche "L'Equipe" francese sta dando ampio spazio. Per non parlare degli Usa, dove il calcio muliebre è già un fenomeno da almeno 15 anni.
E da noi? Una mazza, solo qualche trafiletto. Ma che bellezza. :yes: Qualcuno, cavalcando l'ondata di sdegno per il famoso autogol delle "quattro lesbiche" da parte di quel dirigente federale, lo dipinge come sintomo d'arretratezza culturale italica. Ma tu immagina se la marea calcistica, che qui da noi già sommerge quasi tutto - al punto che le panzane di calciomercato hanno 10 volte più rilevanza di eventi sportivi cruciali di altre discipline - :angry: s'arricchisse pure del lato femminile della faccenda. Dio ne scampi. Anche perché, come m'avvisò il grande Bicio Ranieri di Costa (e da allora non ho più pace), ce ne rapisce quasi di più il calcio, che attrae le ragazze propense a correre e menare, rispetto al volley, dove vanno le femminucce allergiche al contatto fisico e alle corse sfiancanti. E che minchia. Se oltre alle giganti perdiamo pure le nane aggressive, chi mandiamo in campo? :sick:

Giovedì 11/6 - Torniamo al basket. Ultime ore di sfibrante attesa degli Europei. E' stato apprezzato in giro il video promozionale delle azzurrre su Sky, con lo slogan "Impavide". Si apprende che Claudia Corbani e Silvia Gottardi (duello a distanza con Alice Pedrazzi che sta commentando i playoff maschili sulla Rai) saranno le spalle tecniche per due telecronisti di spessore come De Rosa e Trigari. Insomma Sky farà una bella confezione, speriamo di metterci il contenuto. :)
Ma dell'Italia abbiamo già parlato; chi vince l'oro? Sulla carta sono le solite Spagna e Francia in prima fila.
Due anni fa vinsero le mangia-paella. Forse stavolta è la Francia la numero uno. Ha sempre le colonne Dumerc e Gruda e ritrova Yacoubou, italiana d'adozione; solo immaginare il nostro pacchetto-lunghe contro quel mostruoso reparto formato da Isabellona, Gruda, l'emergente Ciak, due alettone come Miyem e Tchatchouang, più volendo Chitiga che è l'ultima della panca ma è una cristona di 1.95, fa piangere. E' come se Valentino Rossi corresse contro un triciclo. :cry:
La Spagna campione in carica, e argento ai Mondiali 2014, è più forte nelle esterne, con Torrens, Dominguez, Palau, ma sotto le manca Sancho Lyttle e non è poco, anche se la senegalese naturalizzata Ndour, del '94, è una stella nascente.
La Turchia, spauracchio del nostro girone, viene da due medaglie di fila e, come tutti i movimenti che funzionano, mescola veterane (Yilmaz, Alben) con una bella batteria di giovani (6 nate negli anni '90) e naturalmente non si fa mancare la naturalizzata (Sanders); obiettivo bronzo, per l'oro non ce la vedrei.
La Russia è la grande incognita. Dopo il fiasco totale di 2 anni fa, costato l'esclusione dai Mondiali, è nuova di zecca; dei grossi nomi del passato è rimasta solo Osipova più le comprimarie Kuzina e Vieru; e la media di centimetri di queste tre è oltre l'1.95 per cui pure qui c'è da piangere se le affrontiamo. C'è ovviamente l'americana (Prince) ma tante nuove stellucce, compresa la 16enne prodigio Vadeeva (lunga di 1.90). Siccome è la prima vera prova per questo gruppo, può saltar fuori sia un fiasco sia una medaglia.
La Serbia è la quinta candidata. Petrovic, le due Dabovic, Milovanovic e altre, tutta gente che gioca da protagonista in Europa. E' una squadra in crescita sin da quando ci negò la semifinale nel 2013. Poi, vergogna delle vergogne per un popolo nazionalista come quello serbo, ha naturalizzato l'americana Page (fatto che ha suscitato polemiche), che comunque fa brodo.
Ma nel mega-calderone delle 20 squadre potrebbe benissimo saltar fuori dell'altro.

Nella foto: le azzurre fanno facce dure, si proclamano "impavide" ma la concorrenza fa paura.

mercoledì 10 giugno 2015

La week en rose (111 - U13: Geas campione regionale)

Sabato 6/6 - Ben più attesa della lista degli Impresentabili di Rosy Bindi, ecco la lista delle Presentabili di Ricchini, <_< cioè le alfiere con cui ci presenteremo all'Europeo in Romania sperando che Dio ce la mandi buona, ovvero che, come 2 anni fa, le nostre sappiano andare oltre i loro limiti e che la sorte (che peraltro alla fine ci tradì sul più bello) dia una mano a passare i primi scogli.

Chi abbiamo dunque? F. Dotto, Gatti, Gorini e Sottana plays (senza distinguere tra chi è regista e chi secondo i puristi non lo è), Consolini, Crippa, Fassina, Zanoni, Masciadri esterne; Formica, Ress e Laterza lunghe. Tagliata Penna, ed era prevedibile, tagliata anche Bestagno, lei che è stata fra le migliori del campionato nel suo ruolo. Banale quanto inevitabile dirlo, affrontare il top d'Europa con quel risicato reparto sotto canestro è arduo: per quanto siano apprezzabili le nostre tre torrette ("torri" è eccessivo), il tutto consta di una Ress apparsa con poco smalto nelle finali scudetto, una Formica che non ha recitato da protagonista a Venezia e una Laterza che protagonista lo è stata, ma in A2. :( Gli altri reparti, invece, pur non da medaglia d'oro, ci paiono competitivi.
Importante notare che ben 9 giocatrici c'erano già 2 anni or sono, quando invece fu il primo Europeo del nuovo corso: se quello fu un momento di semina, questo potrebbe esserlo del raccolto, anche se non bisogna dar per scontato che quando le cose ti vengono bene a sorpresa, poi riesci a ripeterti con gli stessi ingredienti. Con quelle avversarie del girone (Bielorussia, Grecia, Polonia, Turchia) potremmo perderle tutte come vincerne anche 3 su 4; far pronostici è come prevedere se un dado rotolerà sul pari o sul dispari. La fiducia nello staff tecnico c'è, la coesione del gruppo e l'umiltà/combattività (= consapevoli dei propri limiti ma non rassegnati a far da agnelli) anche. :) Qualificarci al Preolimpico per Rio 2016 è il sogno si spera non proibito.

Domenica 7/6 - Sesto posto per il quartetto azzurro al Mondiale 3 contro 3 under 18 in Ungheria. Le nostre, seconde nel girone con 4 vinte e una sola sconfitta con gli Usa (le quali hanno spaccato tutto sino però a perdere in finale con la Francia), hanno superato gli ottavi con la Nuova Zelanda ma si sono infrante nei quarti sulle padrone di casa magiare (5-10 il punteggio).
Vabbè, un evento che si può archiviare senza troppi ricami, ma dato che la volta scorsa parlavamo dell'elaborato processo di selezione delle nostre, è interessante che la statura delle nostre 4 rappresentanti era molto omogenea (tra i 182 di Ciavarella e i 186 di Valente). Ipotizzo che, man mano che il 3 vs 3 prende piede, vi sia un approccio più scientifico e che quindi si sia analizzato che il tipo di giocatrice che funziona meglio in quel particolare basket è un'ala di buona statura ma non troppa. Non so però quanto la disciplina possa crescere sino a diventare realmente seria.

Domenica 7/6 - Il weekend è denso. Sono iniziate le finali nazionali Under 17, ultime di quest'anno. Sembra che lo scudetto sia già prenotato da Venezia, che in effetti ha una batteria di '98-99 (già tricolori chi U15 chi U17 lo scorso anno; alcune ambo) impressionante, per di più con le lunghe "vere" che nel panorama nazionale sono merce rarissima, anche se vedremo la 2000 sensazione Madera con Livorno. Ma la tagliuola dell'eliminazione diretta non è scontata per nessuno. La prima giornata ha prodotto un interessante equilibrio dietro il bulldozer reyerino, ad esempio S. Martino ha piegato in volata il Geas. Buone credenziali per Biassono e Moncalieri.

Domenica 7/6 - Quale follia può spingere a fare un'ora di macchina (di sola andata) per seppellirsi nell'infernale canicola della palestra di Pieve Fissiraga, provincia di Lodi, in una campagna frastagliata da capannoni e solcata da autostrade e stradone provinciali che corrono via, saggiamente, verso il sud e il mare? :woot:
Eppure l'impulso era irresistibile. C'era il derby d'Italia, Geas-Sanga, per il titolo regionale Under 13. Le due rivali, più acerrime del Panathinaikos e dell'Olympiacos in Grecia, avevano infatti vinto le rispettive due partite dei primi due giorni di finale. Al torneo di Usmate, la settimana prima, si erano scontrate due volte con esito alterno. Nessuna sconfitta in partite ufficiali per il Geas, una sola per il Sanga.
C'erano insomma i presupposti per una battaglia incerta fra le migliori due squadre dell'anno, anche se bisogna ricordare che Giorgia Balossi e le altre top 2002 di Costa (vice-campioni nazionali al Join) non hanno giocato in questa categoria, e il team lecchese è caduto a sorpresa contro Bresso (una delle due outsiders di questa finale regionale insieme a Usmate) dopo aver stravinto tutte le partite di 50 punti e oltre. Peraltro anche il Geas ha un paio di 2002 quotate, Macalli e Panzera, che non hanno militato in U13.
Curiosamente, il trono era... vacante perché, dopo il titolo del Sanga nel 2013, lo scorso anno, in via sperimentale, le finali regionali non si erano giocate. Ma era piaciuto a pochi, ci pare: giocavi tutto l'anno e poi, puff, finiva lì: nessuno vinceva, nessuno perdeva. Meglio il ripristino.
E quindi siamo qua, "col cuore in pole position" (diceva un'antica pubblicità), per vedere chi di queste ragazze coglierà il primo grande alloro della propria carriera. Le due squadre, allenate da Big Renata Salvestrini l'una e Lorena Villa l'altra (quest'ultima, curiosità, ha in campo la figlia che è anche nipote di quel Fabio Guidoni che allenò il Geas campione d'Europa '78), :o: mostrano caratteristiche ben distinte: Sesto ha una batteria di esterne abbastanza omogenee fra loro, sebbene qualcuna più longilinea e qualcuna più stazzata; il Sanga ha più sbalzi tra l'una e l'altra, con tre torri (di cui una del 2003) già fra l'1.75 e l'1.80 abbondante. La più alta è Carozzi, di cui si sente dire in tribuna che il padre l'ha misurata quel mattino a 1.81: si vede che ogni giorno la cifra va aggiornata. :D Movimenti? Non malaccio, così come la mano, ma non è semplice a 13 anni manovrare un corpo così lungo. Una sua minuscola compagna le arriva al fianco o poco sopra.
Il giuoco è a viso aperto e istintivo com'è normale a questa età; tanti falli, tiri a raffica con raggio massimo intorno ai 3 metri, o meglio ci si prova anche da più lontano ma è quasi sempre ferro; embrioni di giochi di squadra (interessante cogliere l'evoluzione rispetto alle Gazzelle che avevamo visto la settimana prima); energie residue da spendere alla terza partita in 3 giorni, per giunta nella sauna infernale di cui sopra.
E chi più corre più gode, almeno stavolta. Il Geas è più strutturato per farlo. Fatica a difesa schierata contro i centimetri del Sanga, ma in compenso corre, pressa, ruba, s'incunea. Le palle perse diventano rapidamente una piaga per quelle del capoluogo: impossibile contarle, ma 40 non è una cifra per eccesso. :huh: Altro numero che spiega molto: 84 tiri dal campo per il Geas, 44 per il Sanga secondo il nostro conto artigianale, a fronte di tiri liberi quasi pari (36 Geas, 32 Sanga). E se tiri 40 volte più dell'avversario, anche se con peggiori percentuali, è probabile che vinci, e pure di parecchio.
Infatti il vantaggio del Geas si fa subito consistente: 10-2, poi 20-6 al 10' con l'impatto immediato di Merisio, migliore in campo, una playmakeruccia biondina del 2003, che segna i suoi primi 5 tiri e fa 12 punti nel solo 1° quarto. C'è poi una reazione del Sanga, dove si sbatte con generosità la lunga Delihasanovic, figlia d'immigrati bosniaci; nel frangente in cui limita le palle perse, l'attacco "orange" produce un riavvicinamento a -7 (22-15) con l'ala Marcandalli, ma qualche occasione sprecata per il -5 ridà fiato al Geas che riaffonda i colpi, sempre da sotto. Si arriva a 31-13 prima che le lunghe Sanga mettano una pezza con 4 punti nella stessa azione (canestro, aggiuntivo sbagliato, rimbalzo in attacco e canestro). Quindi 31-17 all'intervallo.

In queste categorie, mi spiegano gli esperti del settore, i vantaggi si creano e si distruggono in un amen; quindi lo scarto potrebbe essere recuperabile; ma non avviene. Sul sito Geas, Salvestrini parla di zona del Sanga nella ripresa; dal Sanga smentiscono; a me è parsa una uomo meno appiccicata, soprattutto con le lunghe: schermaglia interessante -_- Il problema è che spesso questa difesa non fa a tempo a schierarsi perché il Geas continua a rubare un pallone via l'altro, e anche se per vari minuti spreca troppo per approfittarne, tiene lontano le avversarie dal proprio canestro. Fossimo nel calcio si registrerebbe un "possesso palla" intorno al 75%. Poi per il Sanga si sblocca Veronesi, una piccola, come acqua nel deserto, ma è tardi: un'ennesima rubata del Geas porta un'altra 2003, Toffali, a segnare da 3, e a fine 3° quarto è 42-26.
Ormai la sorte è segnata. Tanto più che il Geas in un minuto aggiunge un ulteriore 7-0 in avvio di ultimo quarto con una nuova gragnuola di recuperi: 49-26. Il Sanga potrà solo, con orgoglio, rendere onorevole il passivo finale (56-45). Merisio top scorer con 19 punti, Bellini e Matteucci 9 per le neo-campioni; per il Sanga 13 di Veronesi, 12 di Delihasanovic, 9 di Marcandalli. Bello vedere la gioia genuina delle trionfatrici (quarto titolo regionale della stagione per il Geas, compreso il Join U14; e mancano ancora le finali U14...), ma sorridono anche le sconfitte. Qualcuna farà strada, qualcuna no, ma di questa giornata si ricorderanno sempre.

Nella foto: il Geas campione lombardo Under 13.


lunedì 8 giugno 2015

La week en rose (110 - U15: Muggia campione d'Italia)

Lunedì 1/6 - Anche questa settimana partiamo con le più piccole, giacché non si può conoscere la pianta senza esplorarne le radici, nascoste nel sottosuolo ma vitali. Forse non vuol dire nulla ma suona bene. Insomma siamo stati al Torneo dell'Amicizia di Usmate, consolidatosi come uno degli eventi top per le categorie più piccole in Lombardia. Basti dire che nelle U13 c'erano 3 delle 4 finaliste regionali in procinto di sfidarsi la settimana dopo per il titolo, e che qui facevano le prove generali. Ma anche in Esordienti, Gazzelle e Libellule non c'era malaccio.
Il Geas ha vinto in U13 sul Sanga e in Eso su Costa; il Sanga ha prevalso fra le Libellule su Usmate. Purtroppo per motivi contingenti abbiam potuto seguire solo le Gazzelle, categoria difficile da valutare sul piano tecnico (le più "vecchie" hanno appena compiuto 11 anni...), anche perché col canestro basso, le differenze di statura pesano ancora di più, ovvero le spilungone alzando le braccia arrivano quasi al livello del ferro e tirano due-tre-quattro volte finché la palla (a volte) entra.
Però la squadra che ha vinto, Bussero (ovvero Carugate), ha mostrato un'organizzazione di gioco già sviluppata, ad esempio in finale con MB501 (minibasket collegato a Biassono, ma squadra messa insieme per l'occasione, mentre Bussero veniva da una stagione Gazzelle con ottimi risultati) hanno chiuso sistematicamente la più forte avversaria negandole la penetrazione verso il centro; ed erano abili a sfruttare le rimesse da fondo con tagli verso canestro alle spalle delle difensore. Insomma, piccole cose ma un embrione di basket "pensato". Soprattutto, poi, avevano un'intensità notevole, cioè davano l'idea che la coach abbia ben instillato il principio che "o corri e meni (in senso buono) o non giochi". E l'intensità in queste categorie piccole ci pare faccia la differenza come e più che fra le grandi, visto che di vera e propria tecnica non si può parlare a 10 anni.
Una nota positiva è che tutte e 4 le squadre avevano allenatrici-donna, tra cui Biassono e Usmate giocatrici della prima squadra (Gargantini e Borsa); abbiamo visto anche Giorgia Molteni di Costa allenare Scoiattoli.
Ma ovviamente ciò che rimane più impresso è l'entusiasmo genuino delle giocatrici in erba, ancora intonse (o quasi) di gioie e dolori cestistici, ancora sospese al confine tra il basket che si gioca come divertimento tra la scuola e i giochi con le Barbie e il basket che inizia a diventare una cosa seria. Ignare di essere, al di là di quanto valgano cestisticamente, qualcosa di pregiato in virtù del loro scarsissimo numero: altro che il nugolo enorme di pallavoliste o ginnaste, da cui emergere è difficilissimo e in cui una società può permettersi di buttarne via 10 che tanto ne trova 20. Ragazzine, va sottolineato, che sembrano possedere un saggio equilibrio, cioè si esaltano per una vittoria e si rattristano per una sconfitta, ma senza isterie, e mai fanno sceneggiate per le decisioni arbitrali. Ne abbiamo vista una minacciare il babbo che se faceva ancora casino, lo cacciava. :D Avranno tempo di perderlo nei prossimi anni, l'equilibrio.

Martedì 2/6 - Ma passiamo a categorie più importanti, eventi più nobili. A Roseto, Muggia è campione d'Italia Under 15, dominando in finale la sorpresa Costamasnaga: 66-48 ma era già 35-19 all'intervallo; riavvicinamento a -7 per le lecchesi nella ripresa ma esito non in discussione. Grande protagonista per le confinarde il quartetto Susanj (25)-Mervich-Ianezic-Zobec che totalizza 62 punti, anche se poi è Gregori a far compagnia a Ianezic in quintetto ideale. Muggia ha trovato il suo ostacolo più duro in Vittuone, altra sorpresa, nei quarti di finale: 49-45 con tripla del pareggio fallita dalle ovest-milanesi.

Mentre Costa, sempre nei quarti, piazzava l'impresa della vita con un triturante 68-43 ai danni del Geas che non aveva mai perso quest'anno tra fase regionale e inizio delle finali nazionali. Un primo tempo per capire di potercela fare (+3), una ripresa devastante (41-19). La chiave, ha scritto il coach masnaghese Bicio Ranieri sul sito societario, è stata togliere al Geas l'iniziativa: può sembrare vago ma nelle categorie più giovani, dove si viaggia più sui volumi quantitativi di gioco che sulla qualità, è essenziale.
E' stata anche la partita che ha segnato l'esplosione di Giorgia Balossi, il nome che più di tutti è finito sul taccuino in queste finali: una 2002 che fa la differenza tra le 2000, e che sembra una '97 o '98 per maturità di gioco, è più unica che rara. E' un play come si usa oggidì, cioè con forti propensioni realizzative, ma attenzione perché ha doti di passaggio ancor più notevoli. Ha impressionato la sua escalation nella lunga corsa a eliminazione diretta, fino ad arrivare al culmine di 25 punti in finale, su 48 della squadra: come se avesse progressivamente capito che "ehi, posso spaccare tutto anche contro le grandi e non solo contro le bebè della mia età". "Balosso", in dialetto, significa "furbetto, birichino, brigante" (secondo altri dialetti, invece, "fesso" ma lasciamo perdere), <_< e il significato ben s'adatta alla sua aria da folletto, coi capelli corti ricci e il sorriso vivace. Ha detto d'ispirarsi a Giorgia Sottana; meglio non fare proiezioni sul suo futuro ma certo il suo presente già esalta.
Il quarto di finale non sarebbe una delusione in assoluto per il Geas, ma ovviamente aver perso in malo modo contro un'avversaria battuta 2 volte su 2 nella fase regionale non può lasciare appagati. La sconfitta con Costa potrebbe essere solo episodica oppure marcare una fase nuova nelle gerarchie lombarde: come rilevammo già tempo addietro, il club brianzo-lecchese ha le carte in regola per insidiare l'egemonia sestese, anche se per ora l'ha solo intaccata. Ma un bilancio più corretto si potrà fare dopo le finali nazionali U17 e quelle regionali U14. -_-
In semifinale con Moncalieri, altro capolavoro di Costa che ha ribaltato il -15 delle eliminatorie in un +23, prova più evidente della crescita esponenziale della squadra a competizione in corso. Sempre Ranieri, stavolta sul sito "Roseto Basket", ha detto che la squadra si è trasformata quando ognuno ha capito bene il suo ruolo. Le 2000, fra cui è stata Nwohuocha la più in evidenza, hanno, probabilmente, metabolizzato nel modo giusto la leadership di Balossi e il contributo importante dell'altra 2002 Discacciati. Poi, in finale (ma anche in semifinale con Treviso della grande Montelatici), Muggia del poliglotta coach Jogan si è mostrata più matura e ed "evoluta", conquistando il primo scudetto societario 5 vs 5 dai tempi, se non erriamo, dell'U20 del 2002 (unica edizione), mentre ne sono stati ottenuti 3 nel Join The Game. In precedenza altri due titoli "Allieve" svariati decenni or sono.
Era un'edizione non presidiata dalla Reyer come le due precedenti, né da altre superpotenze, né dalla dominatrice del Trofeo delle Regioni, Sara Madera: l'occasione era dunque propizia a chi fosse in grado di approfittarne nell'equilibrio generale; peraltro Muggia mi fu indicata tra le favorite circa 2 mesi fa dal coach di Azzurrina lombarda, Nazza Lombardi.
Una kermesse coperta straordinariamente bene dal punto di vista mediatico (oltre all'ormai classico streaming, c'erano un sito ufficiale e una pagina Facebook grondanti di commenti e foto), come del resto non stupisce da una piazza come Roseto dove il basket è religione. Qualcuno, ad esempio Montelatici, ha criticato il formato a 32 squadre, che ha spremuto quelle arrivate sino in fondo con 7 partite in 8 giorni. E certamente è anche dura sul piano della gestione, per gli staff societari, tenere a bada 12 adolescenti per più di una settimana (le conseguenze sulla scuola, lasciamo perdere). Nelle parole sia di Jogan che di Balossi si comprende l'importanza della corretta gestione dei "tempi morti" fra una partita e l'altra. Il risparmio garantito dall'abolizione dell'interzona, e il fatto che in fondo il format a 32 implica solo un giorno di gara in più rispetto a quello a 16, danno tuttavia più ragioni per confermare questo esperimento che non per tornare all'antico.

Mercoledì 3/6 - E' iniziata lunedì, con una sorta di "prologo" tra Minnesota e New York che precede di 4 giorni lo start vero e proprio, la stagione Wnba 2015. Dato che parlarne fa calare l'audience all'istante, partiamo subito coi pettegolezzi, e cioè che la prestagione è stata tribolata da due scandali, ovvero la squalifica per 7 gare del pinnacolo Griner per l'arresto dovuto alla selvaggia rissa con l'ormai ex moglie (o "marita"? Come si dice? Ma al matrimonio era Griner quella vestita da uomo, mentre la consorte Johnson da donna; vedasi le foto sul web) e la minaccia di sciopero, o qualcosa del genere, da parte delle New York Liberty per l'arrivo, nel ruolo di presidente, di Isiah Thomas, l'ex stella dei Pistons che, da dirigente dei dirimpettai Knicks, era stato condannato per molestie sessuali a una dipendente. :cry:
Insomma non la miglior pubblicità alla stagione numero 19 della Lega che si autodefinisce "la più importante dello sport femminile mondiale" (in effetti quella calcistica Usa è fallita alcuni anni or sono; forse ignorano la meravigliosa Lega volley donne nostrana…). Ancora 12 squadre, Phoenix difende il titolo con Taurasi e la reproba Griner. Altre superstars da seguire: Maya Moore, mvp 2014, e Whalen a Minnesota; Nneka Ogwumike e Candace Parker a Los Angeles; Delle Donne a Chicago che non avrà Fowles; McCoughtry ad Atlanta; Tina Charles a New York; Diggins a Tulsa. Solita dose di ex italiane; di europee abbiamo individuato solo le slave Baric e Dabovic, l'afro-spagnola Ndour e la belga Meesseman; la svedese Abdi; tutte piuttosto giovani ed è interessante. Ma come sempre, la partita più importante che gioca la Wnba è la sua stabilità economica.

Giovedì 4/6 - Iniziato ieri il Mondiale 3 vs 3 Under 18, a Debrecen (Ungheria). Tradizione positiva per le nostre, che nelle 3 edizioni sinora disputate han fatto un argento e due quarti posti. Quest'anno mandiamo le '97 Ciavarella, Pan, Policari e Valente. 24 squadre in lizza, tanto per non peccare di gigantismo (si fa per dire), inutile far previsioni. Diciamo che una medaglia, come successo a settembre scorso col 3 vs 3 mondiale universitario, darebbe un maggior perché alla spedizione, ma in ogni caso va apprezzato il lavoro di selezione svolto in primavera, con quelle selezioni aperte a svariate decine di giocatrici.

Venerdì 5/6 - La Nazionale A conclude con 3 sconfitte il torneo in Francia; battute dalla Francia (57-42), dal Canada (67-62), dalla Polonia dopo un supplementare (68-62). Ma come già per i precedenti risultati, non traiamo conclusioni di alcun tipo: che ci sarà da soffrire lo sapevamo sin da principio, ma sappiamo anche che sappiamo soffrire. Non so se è chiaro. Ora sono attese le 12 convocazioni per gli Europei che, va' come vola il tempo, sono già alle porte (11 giugno).

Nella foto: Muggia campione d'Italia under 15.


lunedì 1 giugno 2015

La week en rose (109 - i coach "social" + varie)

Lunedì 25/5 - Coach Piergiorgio Manfrè, navigato allenatore varesino che nel femminile ha allenato qualche anno fa La Spezia in A2, segnala di aver organizzato, sabato 23 a Luino, sul Lago Maggiore, un "Pink Day", ovvero un raduno di ragazzine del minibasket (annate 2003-04-05) della provincia di Varese, rastrellate dai vari centri minibasket dove costoro giocano solitamente coi maschi. Iniziativa lodevole e già attuata, ci pare, in altre parti d'Italia. Ma c'interessa soprattutto parlare della proposta che Manfrè abbina, e cioè, riporto le sue parole, "rimanere e giocare nelle proprie società di appartenenza [soggetto: le femmine della zona di Varese] e partecipare con prestiti selezionati a una squadra tutta femminile da iscrivere a tornei TUTTI FEMMINILI in Ticino e in Italia. I regolamenti FIP attuali permettono alle ragazze di giocare in squadre maschili fino alla Under 14 compresa, pertanto 2 anni dopo il Minibasket ma vogliamo offrire a loro, nelle modalità concordate, occasioni PINK TEAM".

E' una corrente di pensiero che sta prendendo piede e che mi pare condivisibile: le società maschili, dove in gran parte iniziano a giocare le ragazze (perché sono ben poche le squadre tutte femminili di minibasket), restano detentrici delle medesime, ma le concedono, occasionalmente se non è possibile con regolarità, a una sorta di "sovra-team" zonale che mette insieme le femmine di quel territorio. Il risultato è che così le pulzelle maturano esperienze agonistiche più simili a quelle che affronteranno da grandi, si conoscono fra loro (spesso infatti ignorano l'esistenza di altri esseri femminei giocanti a basket in un raggio di 30 km) e magari riescono a tirare dentro qualcun'altra che coi maschi gioca poco volentieri ma con le femmine sì. Il tutto senza depredare nessuno. -_-

Martedì 26/5 - Mi ha scritto di recente un allenatore di mia conoscenza (opera nelle giovanili di una società lombarda): "Ormai il coach è social. Quasi viene valutato per come è social. Non per come allena". :woot: Forse è un po' radicale ma c'è del vero. Il discorso non riguarda gli allenatori di alto livello, anche perché spesso sono fuori età per i social networks - sebbene chi li sa usare bene ne possa trarre vantaggi d'immagine, ad esempio Lorenzo Serventi -, ma soprattutto quelli che navigano dignitosamente fra giovanili e serie inferiori all'A1. Appare evidente che per costoro è importante consolidare la propria immagine attraverso comunicazioni ad effetto, di quelle che attirano svariati "mi piace". Se la televisione è tuttora la cassa di risonanza principe per i grandi eventi, oggi ne esiste una alla portata di tutti i micro-eventi: appunto i socials. Ogni vittoria, ma a volte anche una sconfitta, va valorizzata con un selfie o quantomeno uno "status". L'abbiamo già notato in altre occasioni: ognuno si fa cassa di risonanza di se stesso.
Ci vorrebbero analisi più approfondite ma proviamo a elencare qualche altra impressione sul fenomeno. La manifestazione di sentimenti forti (delusioni, passioni, commozioni a seconda degli eventi) è considerata un valore positivo. Scrivere a cuore aperto attira simpatie, purché si riesca a sembrare sinceri. Vale anche per le giocatrici, però l'allenatore ha un ruolo più delicato, perchè è più nel mirino delle varie componenti - le ragazze o donne, i genitori nel caso delle giovanili, i dirigenti che lo tengono d'occhio - e deve abilmente bilanciare passionalità e raziocinio, l'essere uno del gruppo (cioè appunto "social") e il restare al di sopra del medesimo, come l'autorità del ruolo richiede.
Strumenti come le citazioni motivazional-cestistiche, oppure letterarie, più gettonate del momento (ad esempio quella di Jordan: "Ho perso 1500 partite, ho fallito 800 tiri allo scadere ecc. ecc. ed è per questo che alla fine ho vinto tutto", vero tormentone di questi ultimi tempi; ma c'è chi cita Federico Moccia, chi Buddha, chi Schopenhauer, tanto con internet non c'è bisogno di aver studiato), oppure foto che ti mostrano ora grintoso a bordo campo, ora tenero padre e marito felice, ora simpatico burlone nelle uscite di gruppo, tutto fa brodo.
Veicolare positivamente la propria immagine, forse ha ragione quel coach, può valere di più che saper allenare realmente, perlomeno fra chi sta nella stessa fascia di abilità tecnica. Cioè, a parità di bravura, il coach "social" ha una marcia in più rispetto al coach "asocial". -_-
Anche se, temiamo, le pubblicazioni sono solo la punta positiva dell'iceberg: la schiavitù "social" impone, sotto traccia, anche una snervante attività di chats private, in cui l'allenatore deve barcamenarsi a gestire le tempeste umorali delle sue girls, per scongiurare collassi dello spogliatoio. :woot:

Mercoledì 27/5 - Tanto per elevare gli orizzonti: come sono finiti i principali campionati esteri, conclusi tutti tra fine aprile e inizio maggio per lasciar spazio alle nazionali? In Russia, Ekaterinburg di Parker, Gruda, Torrens ecc. conquista il terzo titolo di fila consolandosi dell'ennesima delusione d'Eurolega; battuta 3-1 Orenburg. In Spagna vince 2-0 Girona sulla più quotata Salamanca; mvp l'americo-nigeriana Ibekwe. In Francia torna sul trono Bourges di Dumerc, con un drammatico 51-49 nella "bella" su Villeneuve di Wauters e dell'ex tarantina Mahoney. In Turchia s'impone il Galatasaray di Lyttle e Nuria Martinez con un 3-1 su Kayseri. E con questo può bastare per saziare improbabili impulsi europeisti del nostro pubblico.

Mercoledì 27/5 - E intanto la Nazionale nostra che fa? La rituale serie di amichevoli di preparazione, da cui è complesso cercare di intuire qualcosa sia sul valore della squadra in prospettiva Europei, sia su quanto Ricchini pensi di utilizzare l'una o l'altra pedina. Giacché non sai mai se il tal minutaggio è un esperimento occasionale o una direzione definitiva presa dal c.t.; non sai se le azzurre hanno giocato al meglio o avevano le gambe pesanti per un richiamo atletico; non sai se con la pressione del grande evento qualche tigre da amichevoli diventerà agnello, e magari viceversa. :unsure: Insomma non sai nulla tranne che, come si legge in quasi ogni cronaca, "paghiamo la mancanza di stazza ma sopperiamo con l'intensità". Cioè il ritornello decennale. Comunque, tanto per riepilogare, abbiamo fatto 41-46 e 62-53 con l'Ungheria, 47-60 con la Romania, 59-64 col Senegal, 57-56 con la Romania con canestro allo scadere di Sottana, e ora si è alla vigilia di un tris di partite con l'Australia.

Giovedì 28/5 - Finita la prima fase delle finali scudetto Under 15, ma onestamente era un tale calderonaccio, con l'allargamento a 32 squadre e la difficoltà a stabilire gerarchie fra compagini alla prima apparizione nazionale, che conviene aspettare l'eliminazione diretta per capirci qualcosa. Tanto, le migliori 16 grossomodo sono passate agli ottavi (sabato 30) e quindi è come ripartire dalle vecchie finali a 16. Ci pare che l'unico verdetto thrilling sia stata l'eliminazione dell'Athena Roma per classifica avulsa con Pescara e Fortitudo Rosa. Manca, purtroppo, quella che al Torneo delle Regioni era emersa come dominatrice assoluta dell'annata 2000, ovvero Sara Madera.

Venerdì 29/5 - Buone notizie sul fronte delle riviste che s'occupano di basket italiano, entrambe uscite in questi giorni. Avevamo già segnalato che il ruspante Basket Magazine dà al femminile piena dignità, dedicandogli una vera e propria sezione; il numero di questo mese forniva carne al fuoco in abbondanza, con i verdetti finali della stagione e l'inizio della preparazione della Nazionale, ed ecco addirittura 11 pagine, più del Superbasket della direzione Montorro dei tempi che furono. :woot: Schio campione, Ragusa finalista, Geas e Torino neopromosse in A1, la presentazione della Nazionale al Foro Italico durante il torneo di tennis, hanno un articolo ciascuna.
A proposito della Nazionale, curioso notare che la presenza delle azzurre d'argento 20 anni fa a Brno mostrava con evidenza l'infiacchimento della razza italica, giacché in quel gruppo le colosse tra 1.85 e 2 metri abbondavano, mentre ora stiracchiamo qualche 1.85-1.90 sì e no. Bisognerebbe fare come i Savoia, che quando si ritrovarono con Vittorio Emanuele III nano per i troppi matrimoni endogamici, rinvigorirono la razza accoppiandolo con la principessa del Montenegro, una budrillona dalle montagne dinariche. Solo che rinvigorire un popolo intero è complesso e poi non è che le giganti siano sparite dal suolo italico: è che sono finite tutte al volley. :angry:
Ma tornando alle riviste, ecco che Superbasket, da noi stigmatizzato per l'assenza di tracce femminili nei numeri scorsi, dedica 2 pagine alla finale scudetto, scritte anche bene (ma che ci vorrebbe a farle regolarmente anziché una tantum), e c'è persino un trafiletto sul Geas neopromosso. Non è che cambi le sorti del movimento, tutto ciò, ma era doveroso per un senso di giustizia.

Nella foto: il "Pink Day" organizzato a Luino dal prof. Manfrè. E' la strada giusta per rimpolpare gli asfittici numeri delle più piccole?