martedì 13 febbraio 2024

Preolimpici, terza giornata: psicodrammi in casa per Brasile e Ungheria. La Germania è la novità

My gosh, my gosh! Che roba. :woot: Di tutto di più anche nella terza e ultima giornata dei Preolimpici. Rimonte, suicidi, finali in volata, qualificazioni strappate sul filo o gettate nel cesso per la disperazione d'intere nazioni.

Be', intere forse no, ma è clamoroso il dato del pubblico complessivo che ha affollato i quattro teatri di queste riffe globali: qualcosa come 127.000 spettatori, con il picco ad Anversa (oltre 9000 unità a partita, col Belgio a 13.700 contro gli Usa e a 11.600 contro la Nigeria; ed è incredibile se pensiamo a cos'era fino a poco tempo fa il basket in Belgio, cioè poco o nulla), ma anche il Brasile e la Cina hanno avuto platee ingenti; e l'Ungheria non è che sia stata disertata, semplicemente giocava in un palazzetto da 3000 posti.
Se consideriamo certi deserti desolanti che abbiamo visto in passato, ora il sogno bagnato di una nuova dimensione per il basket femminile non sembra così irrealizzabile.

- Ma passiamo al sodo, cioè la trippa agonistica dell'ultima giornata. Che nei due gironi più equilibrati è stata bestiale: 4 finali in volata su 4. Non si materializzano, al tirar delle somme, esclusioni clamorose (erano in bilico Spagna, Giappone e Canada, sono passate tutte). Però c'è stata un'iniquità palese nel livello dei gironi, come già notavamo: in particolare è assurdo che Portorico sia passato semplicemente battendo la Nuova Zelanda (anvedi) di 2 punti, a fronte di due massacri subiti da parte di Francia (-48) e Cina (-36), mentre il Brasile, campione d'America la scorsa estate, ha dovuto vedersela con Australia, Serbia e Germania, perdendo tutte e tre le volte in volata. :angry:
Non dico nulla sulla Nigeria che ha solo dovuto battere il Senegal, perché in ottica olimpica è giusto premiare chi è al top del proprio continente; ma le portoricane hanno avuto Parigi in regalo, o perlomeno a prezzo di saldo, mentre un Giappone, una Spagna, una Serbia hanno dovuto sudare mille camicie. Ci piace la passione dei portoricani per il basket (vedi allegato, prima pagina quotidiano locale), ed è inevitabile che quando si fanno gironi ce ne siano alcuni più facili e altri di ferro; resta però una pecca non da poco.
Ed è brutto anche aver avuto, all'ultima giornata, partite fra squadre già qualificate e altre ancora in corsa che potevano quindi approfittarne immeritatamente, anche se poi la serietà di Australia e Spagna lo ha impedito. Qui basterebbe introdurre, come nel maschile, l'eliminazione diretta dopo il gironcino.

Girone 1 (Xi'an, Cina)

- Liquidiamo in fretta questo gruppo che non aveva più nulla da dire dopo le prime 2 giornate; la Francia comunque impressiona anche con la Nuova Zelanda (94-39); e la Cina, dopo la legnata dalle transalpine, saluta il pubblico di casa con onore, maciullando un Portorico già appagato (105-69, era 87-42 dopo 3 quarti). Da segnalare i 27 di Guirantes, già in forma-Coppa Italia, mentre il torrione Yueru Li fa 22+23 rimba.
Si ha quindi: Francia 3-0 (già qualificata di diritto), Cina 2-1, Portorico 1-2, N. Zelanda 0-3 (eliminata). Mvp del torneo: Gabby Williams.

Girone 2 (Anversa, Belgio)

- Via di corsa anche questo gruppo, solo per dire che il Belgio batte 78-61 una Nigeria quantomeno dignitosa (12+9 rimba per la nostra amica Pallas; 15 per un'altra conoscenza italica, Delaere) e dà appuntamento a Parigi per la rivincita con gli USA, dopo aver sfiorato la leggenda nel match d'apertura. Le Yankees chiudono il loro allenamento facendo succo e polpa del Senegal (101-39).
Graduatoria: USA 3-0 (già qualificati di diritto), Belgio 2-1, Nigeria 1-2, Senegal 0-3 (cacciata). Mvp: Meesseman.

Girone 3 (Belèm, Brasile)

- Eccoci a uno dei due gruppi-psicodramma. Qui dopo 2 giornate avevamo: Australia qualificata, le altre tre in bilico con la Serbia però già un piede e mezzo dentro: o batteva le cangure o bastava che l'altra partita non finisse con un +7 esatto del Brasile sulla Germania.
E le slave ci provano, a prendersi Parigi senza aiuti altrui, scattano 22-12 a fine 1° quarto; subiscono il rientro in partita e sorpasso delle australi (48-51 al 30'); si rilanciano ancora sul +6 a 5' dalla fine ma si fanno fregare in volata, quando da punteggio pari una tripla di Allen e un'entrata di Melbourne, bucando a mo' di tunnel tre statuine avversarie, portano le Opals sul +5 (65-70). Dopo la riffa di tiri liberi, che non cambia la sostanza, una tripla incredibile di Dugalic da 10 metri serve solo a lenire lo scarto (73-75). Quindi serbe che mancano il match-point ma possono sedersi in tribuna abbastanza tranquille.
Intanto per le discepole della quasi infallibile Marina Maljkovic si registrano 20 punti di Anderson e 16 di Stankovic; per l'Australia solita democrazia con 6 tipe fra i 10 e 13 punti.

- Anche l'altra partita, dinnanzi a 8500 indigeni fiduciosi nel riscatto dopo due sconfitte con bruciore, è un estenuante testa-a-testa. Per la terza volta di fila il Brasile parte male, sembra metterci sempre un po' a capire cosa fare contro l'avversario di turno: la Germania scatta sul 2-13. Poi, a fiamma lenta, senza grossi parziali, il Brasile si riavvicina (35-39 al 20'), ma nel terzo quarto reiteramente fallisce ogni occasione di agganciare (53-57 al 30'). Infine, dai e dai, anche grazie ai tiri liberi gettati dalle tedesche, il Brasile perviene al sorpasso (64-61) con circa 4' sul cronografo, per il solluchero del pubblico, il quale però deve ricordarsi che non basta la vittoria, ma serve almeno un +7.
Rimarrà con un pugno di mosche. Perché le verdeoro sciupano lo sciupabile nel momento in cui le tedesche sembrano alle corde; si resta quindi sul +3 brasilico, finché l'estrosa Satou Sabally, che sa sprecare quanto creare dal nulla, insuffla nuova vita nelle sue, con 4 punti di fila per il controsorpasso (66-67). Una tripla di Paixao è l'ultima gioia per la folla di casa (69-69 a -30 secondi), e il supplementare sarebbe ossigeno per il Brassìu, in quanto è l'unica speranza di raggiungere il +7. Invece, in un caos interminabile di tiri liberi, segnati e sbagliati (l'ultimo minuto di gioco è durato una decina di minuti reali...), :woot: Fiebich segna quelli della staffa; allo scadere il Brasile ha la tripla per vincere la partita ma non basterebbe per Parigi, e in ogni caso va fuori (71-73).
Per le battute si hanno 20 punti di Dantas, 19 di Paixao e 19+13 rimba di Kamilla Cardoso. Chi è costei? Quella che nelle prime due giornate avevamo chiamato Kamilla Soares (ha entrambi i cognomi). Credo sia l'unico caso di giocatrice che cambia nome (almeno per la Fiba) nel corso della stessa competizione. :blink:
Per la Germania grande Fiebich (22 punti + 11 rimba), mentre Satou Sabally, come detto, fa e disfa: 20 punti ma un assurdo 7/20 ai liberi.
E dunque delusione feroce per un Brasile che sperava di certificare in casa la sua recente rinascita, tornando alle Olimpiadi dopo l'assenza del 2021. Mentre la Germania certifica la sua prepotente ascesa; è lei l'unica novità a Parigi '24.

Classifica di questo ferrigno girone: Australia 3-0; Germania 2-1; Serbia 1-2; Brasile 0-3 (falciato). Mvp: Magbegor.


Girone 4 (Sopron, Ungheria)

- Ancora più thriller, ancora più spaccacuore alla fine per la gente di casa. Si era qui, alla vigilia, in un guazzagarbuglio totale: tutte a 1 vinta-1 persa. Ognuna sapeva di passare in caso di vittoria e di dover pregare Iddio, o chi per esso, in caso di sconfitta, affinché non perdesse anche la squadra da cui era stata battuta nei giorni scorsi, pena venire cacciata dai Giuochi per scontro diretto a sfavore.
Giappone-Canadà per cominciare l'ultimo round; due squadre dal gioco spumante e infatti nonostante la posta elevata si viaggia a punteggio siderale, 50-46 per il Sol Levante all'intervallo. Le foglie d'acero mettono il... picciuolo davanti nel 3° quarto, ma continua ad essere il Giappone a comandare per la maggior parte del tempo (70-67 al 30'); nell'ultimo periodo aumentano gli errori, il Canadà ricuce da meno 6 al pareggio con 4' da giocare ma il Nippone confeziona un finale gagliardo con la piccola Yamamoto (1.65, classe '99) che sigla il minibreak vincente, in particolare con un'azione di destrezza formidabile quando arpiona una palla vagante, che stava per essere gettata alle ortiche da una compagna, e la tramuta in un layup decisivo. 86-82 alla sirena, Giappone in festa e Canadà costretto a sedersi in tribuna pregando che la Spagna (già qualificata grazie a questo risultato) batta l'Ungheria, altrimenti Parigi la vedrà in tv.

- E dunque ecco la folla dei sudditi di Orban spingere le sue idole verso il sogno della qualificazione. Che sarebbe un colpo storico per un movimento in crescita. E sembra davvero che possa materializzarsi, in quanto, smaltito un inizio timiduccio (6-14), le magiare non solo sorpassano, ma addirittura dilagano con un clamoroso 20-3 negli ultimi 7' del 2° quarto. La Spagna, passata la paura del flop totale che aveva alla vigilia, pare svuotata d'energie e motivazioni; la sua zona ha i denti da latte e viene bucata dalle triple di Studer (già 15 all'intervallo).
L'Ungheria vola addirittura a +22 in avvio di ripresa (49-27). E qui forse si rilassa sentendosi già a Parigi, oppure al contrario comincia a sentir paura dell'impresa. Fatto sta che la Spagna inizia a rosicchiare punti; non tanti nel 3° quarto ma abbastanza da far girare il vento (64-50 al 30'); poi la brutale sterzata in avvio dell'ultimo: 0-13 per le iberiche, tutto da rifare.
Non vuole lasciarsi scippare il sogno l'Ungheria, che si rianima presentandosi sul +6 a 2' dalla fine. Ma ecco la madre di tutti i suicidi per le magiare: entrata acrobatica di Ortiz, palla rubata dalla Spagna, tripla di Conde per il meno 1. Subentra il panico per l'Ungheria che prende un tiro mal consigliato; contrattacco e fallo su Ortiz che sigla il sorpasso con un 2/2. La torre Hatar sbaglia a 8" il tiro che condanna le sue. Finisce 72-73 per quelle volpi spagnole che meritano un plauso per la mentalità con cui hanno rimesso in piedi una partita che per loro non contava più. Per le magiare una botta di quelle che fanno male per secoli. :cry:
Conde 16 punti e Cazorla 15 per le vittoriose; Studer 17 (ma solo 2 nella ripresa) e Hatar 15 per le deluse.

La classifica del girone è così scolpita: Giappone 2-1 (primo); Spagna 2-1; Canada 1-2; Ungheria 1-2 (bocciata). Mvp: Yamamoto.

Chiosa finale sull'Italia. Abbiamo recentemente dominato la Germania in casa sua. Oggi la Germania va alle Olimpiadi col secondo posto nel suo girone. Significa che siamo già al livello olimpico? Saremo noi la nuova potenza di domani? Credici, bimba, credici. Io non ci credo più, al massimo vivrò e vedrò. Per adesso siamo quelle che nel momento della verità hanno fatto scena muta con la Svezia nel '21 e col Montenegro nel '23. :amen:

domenica 11 febbraio 2024

Preolimpici, dopo 2 giornate (gironi 3 e 4): l'Australia svetta; Germania e Ungheria provano la sorpresa; nomi grossi in bilico

E veniamo ai due "gruppi inferno", quelli in cui tutte e 4 le squadre sono in gara e tutte sono allo stesso livello (a differenza dei due gironi riassunti ieri sera, in cui Francia e USA sono fuori concorso e c'erano abissi tra le migliori e le peggiori). Equilibrio pazzesco, solo una è passata già dopo due giornate e nessuna è ancora eliminata.


Girone 3 (Belèm, Brasile)

- Nelle lontane lande sudamericane si parte con una sorpresa, solo parziale in verità. Perché la freccia della Germania è in ascesa (nonostante la scoppola che gli abbiamo rifilato in novembre nelle "non qualificazioni" europee) mentre la Serbia è in ricambio generazionale dopo i fasti degli anni scorsi. Vincono dunque le teutoniche che partono fortissimo (36-21 al 20'), subiscono la rimonta slava con tanto di sorpasso a 5' dalla fine; la Serbia s'illude poi sul +4 (59-63) a -2'40" ma la partita ha una nuova svolta che la fa tornare in mano germanica: un 10-0 aperto e chiuso dalle triple di Fiebich e Bronckhorst, con in mezzo due iniziative di talento di Satou Sabally, fin lì più male che bene. La Serbia ha il torto di non controllare la differenza-canestri nel finale, per un meno 7 (73-66) che poteva evitare.
Fiebich 20 punti, S.Sabally 18 ma con 6/20 (come contro l'Italia è persa tendere a strafare), per la Serbia 14 di Dugalic che è nome abbastanza nuovo (2001).

- L'Australia doma gli ardori del Brasile lasciando muti i 7.300 di Belèm (affluenza notevole, comunque). Le brasiliane, superpotenza negli anni '90 ma cadute nell'oblio da lungo tempo, si stanno rilanciando sull'onda dell'oro agli Americani della scorsa estate; hanno trovato il loro totem nella 2.04 Kamilla Soares, stella di South Carolina. Ma le cangure per il momento hanno ancora qualcosa di più, sebbene la vittoria sia stata sofferta. Due quarti in controllo, 33-23, per le australi (che hanno in roster anche la leggendaria Lauren Jackson, già ritirata due volte ma a quanto pare non definitivamente... forse ama le feste d'addio). Le sudamericane recuperano nel 3° quarto; gran testa-a-testa per tutto l'ultimo, finché da 55-55 risolve un 5-0 firmato da una tripla di George e, ormai allo scadere, da un canestro di Madgen (60-55); nel mezzo una serie di errori brasiliani.
Magbegor 18 punti, K.Soares si ferma a 11.

- Seconda giornata con vittoria altitonante dell'Australia contro una Germania che non ha fatto entrare le sorelle Sabally (non ho, al momento, notizie sul motivo). Non c'è storia, 54-24 dopo 2 quarti; finale 85-52. Australia ai Giochi per l'ennesima volta, anche con legittime ambizioni; roster profondo, stavolta a segno in 12 (Magbegor 15 punti), anche se privo di una stella assoluta com'era Jackson al suo top o successivamente Lizzona Cambage. Teutoniche rimandate all'ultima partita.

- E piange ancora il Brasile, stavolta davanti addirittura a 9.000 spettatori; a pollastrare nel finale le beniamine di casa è la rediviva Serbia, che dopo un estenuante testa a testa riesce a condurre per tutto l'ultimo quarto a parte un breve momento iniziale; l'allungo decisivo è sul +7 intorno ai 4' dalla fine, poi il Brasile ricuce con una tripla ma sul 62-66 il punteggio resta inchiodato a lungo e l'occasione sfuma per le verdeoro. Allo scadere, sul +7, la sassarese Raca sbaglia due liberi che, se non ho calcolato male, avrebbero garantito la qualificazione alle serbe (perché meno 7 alla prima giornata, se facevano almeno +8 non erano sicuramente ultime), ma in sostanza è fatta. :o:
Strepitosa Yvonne Anderson, ormai serba nell'animo anche se forse non nella scorza esteriore: firma 30 punti con 11/16 al tiro e 8 rimbalzi; 19 per Stankovic mentre fra le battute ne ha 17 Dantas e 16 K.Soares con 14 rimba.


Girone 4 (Sopron, Ungheria)

- Qui siamo più vicini a casa, nelle lande steppose dell'Ungheria. E qui è davvero il caos dopo due giornate: tutte a una vinta e una persa. E rischia di star fuori una tra Giappone (argento olimpico in carica) e Spagna (vice-campione d'Europa). Che è successo? Si inizia con la sfida proprio tra le due appena citate, e la dominano le asiatiche con il loro gioco alla spuma: ritmi a martello, le guardie che si muovono come ossessi attraversando il campo in orizzontale e in verticale, sciabolando triple esse stesse o saettando passaggi fendi-difesa per le compagne appostate sul perimetro; una montagna di triple, 15/40 alla fine (con buona pace di chi le considera una deriva del basket contemporaneo) e poche conclusioni da due, ma molto ben selezionate, 16/22. Un frullatore che stordisce le iberiche, mai entrate in partita: 46-36 al 20', 69-57 al 30', 77-61 a 6' dalla fine, 86-75 alla sirena. Bestiale. Hanno 20 punti Ewelyn Mawuli (la maggiore delle due afro-nipponiche) e Hayashi, 19 di Carrera per la Spagna e 15 della naturalizzata Gustafson.

- L'Ungheria, inevitabilmente outsider in un girone così ferrigno, subisce una sonora sculacciata dal Canadà, che scatta 25-11 al 10' e le magiare le vedono solo col binocolo (41-30 al 20', 55-39 al 30', 60-42 al 35', 67-55 alla fine), per la costernazione del pubblico di casa. Molto bilanciato l'attacco delle foglie d'acero, con 12 di Carleton, mentre per l'Ungheria ne ha 13 la scledense Juhasz.

- Sembra quindi delinearsi una netta supremazia di nipponiche e canadesi, e invece la seconda giornata sigla la riscossa delle europee. Dapprima la Spagna, smaltita l'ubriacatura inflitta dal Giappone, ritrova quadratura contro una squadra più "ortodossa" come il Canada e la imbriglia in difesa, scappando sul 36-25 al 20'. Reazione veemente delle nordamericane, per il sorpasso a fine 3° quarto (45-48), ma le iberiche abbassano nuovamente la saracinesca, concedendo solo 7 punti nell'ultima frazione. Il Canadà ha l'ultimo guizzo sul 53-55 a 4'45" dalla fine ma poi non segna più, sicché alle iberiche bastano 3 canestri, di cui una tripla di Cazorla e poi due volte Ouvina, per chiudere in bellezza (60-55).
Gustafson ne ha 16 per le sue connazionali adottive, Alexander 17 per le canadesi.

- Ma la sorpresa vera arriva dopo, per il giubilo dei circa 3000 sudditi di Orbàn. L'Ungheria con una prestazione davvero gagliarda spegne la magia del Giappone, che dopo un inizio promettente (+9 a fine 1° quarto) smette di funzionare, irretita dalla supremazia fisica magiara, che rende meno facile anche scoccare triple a catenella. Parità all'intervallo, 32-32, poi le ungheresi ci credono sempre più col passare dei minuti (53-48 al 30') e nonostante le nipponiche rimettano tutto in discussione, rientrando due volte a meno 1 nell'ultimo quarto e poi pareggiando a 2' dalla fine, non si fanno rubare il sogno. E' di Juhasz la tripla cruciale per il +3; arriva poi un libero per il +4; ci crede ancora il Giappone con Miyaraki che segna in entrata ma poi fallisce la tripla del sorpasso. E l'Ungheria allunga fino a un inopinato 81-75 in suo favore. La perticona Hatar top scorer con 17 (8/11), Dubei 16; Yamamoto e Miyaraki 15 per le sconfitte.

E quindi che succede in questo calderone? Chi vince tra Spagna-Ungheria e Giappone-Canada passa sicuro; chi perde deve sperare che non perda anche quella che l'ha battuta, altrimenti sarà fregata dallo scontro diretto. Thriller. :woot:

Preolimpici, dopo 2 giornate (gironi 1 e 2): super Francia, lusso Belgio-Usa; Nigeria e Portorico outsiders felici

My gosh, quanta roba i Preolimpici. Fin troppa; si rischia la sindrome di Stendhal. Squadre sublimi; pubblici straboccanti; due gironi bestiali (quello ungherese e quello brasiliano) dove tutto può ancora succedere all'ultima giornata. Come sempre siamo costretti a guardare gli altri dal buco della serratura, ma è un bel vedere. Cominciamo dai primi due gruppi, dove tutto è già deciso.


Girone 1 (Xi'an, Cina)

- Impressione Francia. Dopo il deludente (per il suo standard) terzo posto all'Euro '23, si presenta tirata a lucido in vista dell'Olimpiade di casa (qui era presente solo a mo' di allenamento, essendo già qualificata di diritto. Tornate Johannès e Gabby Williams, la squadra ha ben altro spessore ma non dipende certo solo da loro due. La macchina da guerra transalpina comincia con un 88-40 su Portorico (ed era 68-22 dopo 3 quarti...), tenuta a 9/57 dal campo (!) di cui 1/21 per le nostre due conoscenze, ovvero la scledense Guirantes e la sassarese Hollingshed. Per le suddite di Macron ne fa 17 Johannès in 17 minuti.
La Cina con la medesima supremazia schiacciante, o quasi, demolisce la Nuova Zelanda, 94-47. Dominio delle supertorri del '99, che imparammo a conoscere fin dal famoso Mondiale U17 in cui noi fummo argento e loro dietro di noi (ebbene sì; inutile qui rivangare su come poi qualcuno continui a migliorare e qualcun altro meno...): Xu Han 21 in 17' con 9/9, Li Yueru 16+12 rimba.

- Decisamente più interessante la seconda giornata. La Francia umilia la Cina davanti a 6000 spettatori attoniti, o meglio meno urlicchianti rispetto al solito modo di tifare asiatico (che rispettiamo per l'entusiasmo ma somiglia poco a quello europeo). Le campionesse d'Asia sono spazzate via con facilità irrisoria, senza minimamente riuscire a innescare le torri (Xu Han appena 4 punti), e si fermano al 29% dal campo. Dopo 3 quarti il punteggio era 36-70; ripetiamo, in casa delle cinesi. Alla fine 50-82. Johannès ne fa di nuovo 17 in 17', un robot; anche G.Williams 17. Se la Francia riesce ad essere questa anche ai Giochi, è la seconda favorita dopo gli Usa.

- Le emozioni arrivano da un Portorico-Nuova Zelanda che è come uno spareggio secco. Le oceaniche partono forte, 16-25 al 10', ma le portoricane, dopo una partita intera e un quarto da malcapitate, riescono finalmente ad attaccare la spina e concedono solo 5 punti nel 2° quarto; a quel punto diventa un'estenuante lotta fino in fondo; Guirantes prende in mano la situazione nel finale e, dopo l'ultimo vantaggio neozelandese a -50", segna dalla media e serve un assist per un 4-0 decisivo (68-65); poi ancora lei mette il libero della staffa; inutile l'ultimo canestro della Zelanda; finisce 69-67 e le portoricane fanno festa. Hollingshed 20 punti e 14 rimbalzi, Guirantes 13; entrambe hanno tirato da cani (11/38 in coppia) ma la Zelanda ha fatto 4/28 da 3. Mi spiace per la mia omonima Beck (ma lei è... Stella, io meno) :wub: che è stata la migliore per le sue con 21 punti, 8 rimbalzi e 5 assist.


Girone 2 (Anversa, Belgio)

- Quasi tutto nella prima giornata. Girone condizionato dall'obbligo di avere le due africane nello stesso girone (perché almeno una ci deve essere, ai Giuochi), a prescindere dal loro livello. Nigeria Senegal s'affrontano già nel match di apertura; parte forte il Senegal che a metà gara è avanti 37-46, ma poi segna solo 19 punti nella ripresa. La Nigeria con un 23-8 nell'ultimo quarto fa il ribaltone (72-65) e sale sull'aereo per Parigi: vita più facile rispetto alle europee che devono dannarsi l'anima per qualificarsi, ma tant'è, giustamente se sei leader nel tuo continente meriti il posto. Okonkwo 21+10 rimba. In campo anche la nostra beneamata Kunaiyi-Akpanah, in arte Pallas, ma con meno gloria rispetto a quando spadroneggia da noi: 0 punti e 4 rimbalzi in 17'.

- Spazio poi al top del top. Belgio-Usa, le campionesse d'Europa contro le campionesse olimpiche e mondiali. 13.700 spettatori, ambiente incredibile, un sogno. E partita pazzesca, anche se in sostanza inutile perché gli Usa erano lì solo come allenamento mentre le belghe sapevano di dover solo battere un'africana per passare. C'è da dire che le americane erano raccogliticce, nel senso di mescolate insieme da varie parti (qualcuna ferma da mesi dopo la Wnba, qualcuna sparsa in altri continenti per giocare), ma insomma i nomi sono "discreti", compresa persino la divina Taurasi che inseguirà il sesto oro olimpico, e ovviamente la numero uno odierna Stewart, e tutto un po' po' di stelle.
Ebbene, il Belgio è stratosferico e allunga a +11 già nel 2° quarto; gli Usa pareggiano; le belghe riallungano (43-34 al 20'). Terzo quarto, ancora Belgio da estasi mistica, pure +13 su tripla di Delaere, poi intorno al +10 fino a 66-57 al 30'.
A quel punto le americane dicono "o ci svegliamo o ci spazzano": si svegliano. Nel giro di 2'30" hanno già pareggiato con triple di Young e Ionescu, colei che s'appresta a sfidare Steph Curry nella gara di tiro da 3 dell'All Star Game Nba). Il Belgio però non vuole farsi rovinare il capolavoro, sicché seguono 7 minuti di battaglia stellare, un botta e risposta totale (72-72, 75-75, 77-77). Per le Cats segna in entrata Lisowa-Mbaka, 79-77; pareggia Collier, poi solo errori da ambo le parti, di cui l'ultimo belga a -8" con Vanloo che non riesce ad addomesticare il rimbalzo offensivo.
Rimessa Usa in zona d'attacco dopo il timeout. Plum riceve, forse pesta la linea laterale in palleggio, s'arresta dai 4 metri lato sinistro e tira; sbaglia, ma spunta la mano fatata di Stewart che, a 2 decimi dalla fine, tocca in tap-in e infila: 79-81. Gelo ad Anversa. Atroce delusione per il pubblico di casa. Certo, contava solo per il prestigio ma sarebbe stato epico. Le americane (mi confermi o smentisca qualcuno) non perdono in partite ufficiali dal 2006. :unsure:
Collier 23 punti per le yankee; Vanloo 19, la sorprendente Lisowa-Mbaka 17 e Delaere 13 per il Belgio che se solo avesse avuto una Meesseman normale, anziché da appena 6 punti con 3/9, avrebbe probabilmente vinto.

- La seconda giornata ha meno da dire; dopo il platonico 100-46 degli Usa sulla Nigeria, facile qualificazione messa in cascina dal Belgio con un 97-66 sul Senegal; e stavolta Meesseman fa la Meeseeman: 32 punti; Allemand 14 assist.

mercoledì 7 febbraio 2024

A1: Geas all'overtime anche sulle Lupe affamate; rivincita Ragusa su Campobasso; le tre "big" fanno il pieno

Erano due le disfide di maggior interesse nel turno d'A1 d'inizio febbraio, tutto di sabato per consentire alle nazionali di partire il prima possibile per i tornei preolimpici, purtroppo senza le azzurre; ormai la cicoria l'abbiamo digerita da tempo, ma inevitabilmente, vedere le altre festeggiare il biglietto per Parigi riaprirà la piaga. :angry:


- Due big matches, dicevamo: uno a senso unico e uno vibrante. Altri 45 minuti di battaglia a lieto fine per il Geas, che dopo Ragusa supera previo prolungamento anche S. Martino. Lupe che hanno saputo mordere pur senza il faro D'Alie, la cui assenza si subodorava allorché la Fip aveva comunicato, un paio di giorni prima, la sua sostituzione in Nazionale 3x3. Ma da parte del club luparense nulla veniva fatto trapelare alla vigilia: o era pretattica, oppure si riteneva che non fosse una notizia rilevante. Da parte sua anche il Geas non ha fatto sapere che sarebbe mancata Conti, ma almeno in questo caso c'è il beneficio del dubbio che il guaio fisico sia subentrato dopo l'emissione del comunicato di presentazione. :unsure: Certo, ambo le società potrebbero replicare che sono c... loro far sapere chi sta bene e chi no; e non sono certo gli unici casi. Amen.
Passiamo dunque alla partita, la quale si palesa subito con i contorni di una battaglia ad elevata fisicità, punteggio basso e scarti minimi. Merito di S. Martino è di imbastire una pressione che non lascia libero il Geas di sviluppare il suo classico gioco paziente e ragionato, con la ricerca costante di Moore vicino a canestro. La lunga americana, che veniva da un periodo di ventelli costanti, stavolta si fermerà a 11. In compenso c'è un'eccellente Panzera che segna a raffica. Ma non basta a far decollare Sesto, che conduce per la maggior parte del tempo ma di poco.
Nella ripresa c'è ancora più equilibrio, con sorpassi continui. Quando nell'ultimo quarto Russo inventa una tripla rocambolesca, allo scadere dei 24", per il 50-48 casereccio, sembra un segnale che la sorte sia schierata con le Lupe. Invece il Geas reagisce con un 4-10 che lo porta sul +4; mancano ancora 3' e mezzo ma le Zanottiane non segnano più di lì alla fine, collezionando palle perse ed errori al tiro. Una siccità di cui S. Martino approfitta solo in parte (pesa l'uscita di Soule per falli anche se non aveva combinato granché), ma comunque trova il pareggio con un'entrata di Guarise, autrice di una prestazione pregevole, almeno per la frizzanza offensiva (11 punti con 5/7) ma anche per la mordenza difensiva.
Gwathmey ha l'ultima palla per vincere ma temporeggia, indecisa se servire Moore in post basso o tentare lei l'iniziativa: finisce per commettere passi. Rimessa per S. Martino ma in 1 secondo e 7 decimi non c'è tempo per tirare.
Nell'overtime, come già la settimana prima contro Ragusa, il Geas ha più energie dell'avversaria e scappa via, estraendo dal cilindro una protagonista-jolly: l'altra volta Dotto, stavolta tocca a Trucco che mette addirittura 11 punti nel supplementare. Finisce 70-75.
Notevole da parte del Geas aver sciorinato questo supplementare da 17 punti dopo aver giostrato con 7 elementi per 45 minuti (Arturi e Tava ultimamente non stanno più entrando), il che avrebbe potuto portare a un calo; invece il contrario. Hanno segnato quasi solo in quattro per le rossonere (Panzera 23, Gwathmey 21, Trucco 15, Moore 11), ma è bastato a portarla a casa; per S. Martino verrebbe da dire "brava, senza D'Alie hai quasi vinto contro il Geas che è in un gran momento", ma in realtà l'impressione è di una grossa chance perduta, giacché ha prodotto molto, ha imposto il suo ritmo sulla partita, ma ha sprecato qualcosa di troppo, con Soule ma anche con il 2/15 da 3 di Conte e Turcinovic, per fare il coperchio oltre alla pentola. Turcinovic comunque 21 punti+9 rimba, non certo male, così come Kostowicz (15+7).
Il Geas aggancia Campobasso al 4° posto in virtù dell'esito di cui parleremo tra poco. La compagine sestese è imbattuta dalla sconfitta con Roma di dicembre; si presenterà alla sfida di Coppa con Venezia sull'onda di 7 vittorie, la striscia attualmente più lunga di tutta l'A1. Da un lato si potrebbe dire che due vittorie all'overtime potevano anche essere due sconfitte e in tal caso parleremmo di ben altra situazione; dall'altro però i fatti mostrano un collettivo solido che, pur non avendo la struttura per dominare le partite contro le big o le medio-alte, trova sempre però il modo di vincere o di giocarsela fino in fondo.

Ragusa batte Campobasso ed era nell'aria. Perché le sicule avevano il dente avvelenato sia per l'andata, quando fecero una figuraccia in Molise davanti alle telecamere Rai, sia per la sconfitta all'overtime a Sesto. Mentre il team del pastificio aveva sì perso a sua volta in volata nel turno precedente, ma con Schio era più una quasi-impresa che un'occasione sciupata, e la classifica a differenza di quella ragusana era (ed è) soddisfacente.
Ragusa in attacco ha fatto una partita onesta, niente di eclatante ma con buona regolarità, scappando via subito (21-11 al 10') e chiudendo virtualmente i conti già all'intervallo (34-17), con Thomas a quota 18 (4/4 da 3), Chidom a 13+8 rimba, il contorno più che discreto. Ma è stato soprattutto in difesa che ha fatto la differenza.
Campobasso ha palesato nuovamente (come già col Geas in coppa) il rovescio della medaglia del suo punto di forza; e cioè un collettivo ultra-democratico, dove tante possono far bene, ma nessuna leader offensiva che offra una garanzia di produzione anche nelle giornate storte. Quando in tante girano male, rischi la magra offensiva micidiale. Cosa che peraltro è capitato di rado, in stagione, alla compagine di Sabatelli, e ciò sia detto a suo merito. Ma stavolta, a parte Dedic (18 punti) e Mistinova (14), cui possiamo aggiungere Kunaiyi che non è realizzatrice designata e ha fatturato il suo (8+13 rimba), il resto ha tirato con un misero 2/22 dal campo. :cry:
Se Ragusa avesse segnato quel canestro allo scadere col Geas, e quindi vinto, sarebbe probabilmente stata in corsa per il quinto se non quarto posto. Così resta difficile, nonostante questo passo avanti. Servirebbe un calo di almeno una delle due davanti. Uno dice: va be', che ti cambia tra quinto e sesto? Ma io dico: se pensi così vuol dire che non segui. -_- Perché dal sesto all'ottavo becchi le tre "impossibili" nei quarti, mentre il quinto, come s'è visto lo scorso anno col Geas, puoi far fuori la quarta che è forte ma non ultragalattica.

- Che altro c'era? Nel derby romagno-emiliano stavolta non c'è la versione di Faenza (pur reduce da due vittorie) capace di dar fastidio alle potenze, e Bologna ha vita relativamente facile (54-76). Apprezzabili i 19 di Tagliamento, alla quale ha fatto bene il chiarimento (rima), perlomeno quello che si vocifera ci sia stato dopo la sconfitta con Brescia.

- Non priva d'interesse Schio-Sassari, con le arancio che dovevano riattaccare la spina sul campionato dopo lo shock del meno 27 di Eurolega e conseguente quarto posto, e le sarde che presumbilmente erano incazzate come bisce dopo essere state rapinate (non dal punto di vista regolamentare, ma da quello sportivo sì) della vittoria sul campo contro Roma. Ne scaturisce che a metà gara le nuragiche sono a +6. Poi Schio - pur con 3 sole straniere a disposizione - mette le cose a posto, con un +20 nel secondo tempo, cui contribuisce, oltre a Verona, Sottana e ad altre solite, anche un'inusuale Crippa da 10 punti con 4/4. Per Sassari 19 di Joens.

- E Sassari resterebbe fuori, al momento, dalla zona-playoff, perché Roma pur faticando e sbuffando va a vincere a Battipaglia; break solo negli ultimi 5 minuti; è tornata a mancare Sventoraite mentre Romeo c'era ma non al meglio. Alla fine comunque quel po' di profondità in più è venuta fuori per le portacolori di Romolo e Remo, mentre le campane hanno ruotato in 7 e segnato in 5, di cui Johnson a 27 punti e Yurkevichus a 6+17 rimba. Per le pupille di Rossini evapora una delle non molte occasioni residue per sbloccare lo zero; ma tant'è, dato che servirebbero 3 vittorie per superare Milano, oramai vincerne una cambia solo per l'onore e il morale.

- Personalmente mi sono recato a Milano-Venezia: sfida tra grandi città, ma anche sfida tra forze impari. Pur con scarsa suspense per il risultato era uopo onorare con una presenza la visita della capolista.
Solo che rischiavo di perdermene almeno metà, in quanto, già penalizzato dalla distanza siderale tra casa (situata in Brianza ovvero a nord di Milano) e il Bocconi Sport Center (semi-periferia sud), optavo per una scelta degna di Von Masoch: attraversare la città sulla circonvallazione dei viali anziché utilizzare la tangenziale. :woot: Si consideri che il sabato sera a Milano il traffico è d'inferno sino all'1 di notte, figurarsi verso le 20.
Giunto poi, già scornato, nelle circostanze dell'impianto, sacripantavo contro quei dannati di architetti (presumibilmente dei geni di fama mondiale) che hanno progettato questo portento di centro sportivo, comprendente palazzetto da 400 posti e piscina olimpica da almeno altrettanti, senza considerare l'ipotesi che gli spettatori abbiano bisogno di parcheggiare la macchina. La spiegazione sarà che le città del futuro debbono essere "smarts" e "greens", e dunque è da primitivi pretendere di recarsi in macchina a un evento sportivo anziché usare i mezzi pubblici o la bicicletta. Certo, ma se uno abita a 35 km, è un po' complicato venire in bici, specie di sera a inizio febbraio; ci sarebbe poi una stazione ferroviaria in prossimità (Milano Tibaldi-Bocconi), ma da casa mia ci vuole un'ora ed è la linea più scalcinata e mal frequentata del circondario, la famigerata Saronno-Albairate. :sick:
Insomma, mandando mentalmente affanculo tutti quanti, m'accingevo alla mesta prospettiva di assistere a mezza partita (magari con punteggio già ampiamente deciso) a fronte di un'ora e 50' di macchina tra andata e ritorno. Giunto nel palazzetto, invece, m'accorgevo d'una situazione anomala, e cioè che le giocatrici stavano facendo riscaldamento, ma non era l'intervallo, come pensavo, in quanto sul tabellone luminoso v'era il punteggio di 23-30 con 7'30" da giocare nel 2° quarto. Sembrava che le squadre fossero lì ad aspettarmi; se m'avessero accolto con un'ovazione all'ingresso, come si fa alle feste a sorpresa, mi sarei commosso, ma anche così andava benissimo.
Coach Paolo Fassina (ex Broni di Zanda giovanissima, per chi ricorda; o ex Biassono di Laura Fumagalli per chi risale ancora più indietro), attuale commentatore tecnico per lo streaming del Sanga, m'informava che s'era verificato un guasto a un'apparecchiatura dei 24 secondi, procacciando una sospensione di circa 20 minuti. :lol: Grazie a tale contrattempo, potevo così gustarmi quasi 3 quarti della disfida. La quale, come presto notavo, era orba sul fronte meneghino di ben due straniere: Vintsilaiou, per motivi fisici (la si vedeva corricchiare dietro la panchina, in divisa ma evidentemente non utilizzabile), e Diallo, per motivi non fisici (era proprio la possente ispano-africana, va notato, a presentare la partita nel comunicato societario della vigilia).
In sostanza c'erano i presupposti per un'asfaltata totale, un massacro inenarrabile, se si considera che i cambi, sottolineo cambi, di Venezia erano: Berkani, Gorini, Nicolodi, Pan, Cubaj (più Logoh e Meldere per sfizio). Invece il rimaneggiato Sanga si batteva con dignità, e anche con un buon attacco (ché la dignità non basta se non fai canestro), arrivando a totalizzare 70 punti, cosa mai riuscita quest'anno alle avversarie di Venezia (controllare per credere). Constatavo più tardi, dal play-by-play, che Milano aveva fatto 5/9 da 3 nel 1° quarto. Ma anche poi finalizzava piuttosto bene, relativamente ai suoi mezzi.
La Reyer faceva comunque valere la propria supremazia quel tanto che bastava per controllare la partita, senza comunque dilagare se non brevemente a inizio ultimo quarto per un +23; alla fine un onesto 70-85 che lasciava ambo i fronti soddisfatti. Il Bocconi Center, quasi del tutto pieno, riserbava alle sue giocatrici un applauso d'apprezzamento per la figura onorevole. Toffali 19 punti per Milano: in grado con le sue gambe veloci di battere spesso la difesa reyerina. Dall'altra parte, 6 in doppia cifra, nessuna in campo più di 25'.
La prossima volta che scenderà sul parquet, la squadra di Mazzon, sarà per la semifinale di Coppa Italia. Si udiva commentare, nel dopo partita: "Se Venezia gioca così, contro il Geas rischia". Well, ma anche il Geas, se gioca come contro San Martino, non batte la Reyer. Presumibilmente invece entrambe arriveranno al loro meglio a Torino e sarà interessante.

- Sull'A2 solo due righe per dire che hanno vinto le due di testa in ambo i gruppi, seppur rischiando nel caso di Valdarno (contro Torino, +2) e Roseto (contro Umbertide, supplementare). Da segnalare a Ovest l'ascesa di Mantova, 9 vittorie di fila, di cui l'ultima a Broni con aggancio al 4° posto; a Est il 42 di valutazione per Nori nella vittoria di Alpo (terza) su Vicenza di Fra' Zara.

sabato 3 febbraio 2024

Coppe europee: chiusura amara di regular, Bologna fuori e Schio sdrucciola al 4°

E' stato come rovinare la torta al momento di mettere la ciliegia finale. L'ultima giornata di Eurolega, anticipata in blocco al martedì, regala fiele e non miele alle italiane. Pur con la differenza non da poco che Schio era già qualificata, mentre Bologna è fuori.

- Partiamo da Schio che con una vittoria sarebbe stata seconda, mentre perdendo sapeva che si sarebbe ficcata nelle pegole di una classifica avulsa penalizzante (come poi è successo).
La trasferta a Valencia era complicata sul piano tecnico, poteva esserlo meno sul piano mentale se le iberiche avessero mollato, consce di avere poche speranze di qualificarsi: oltre a vincere, serviva un suicidio di Saragozza in casa contro Lublino, il che dopo pochi minuti è chiaramente apparso irrealizzabile (le sàraghe hanno vinto di 47 davanti alla bellezza di 6.022 spettatori). Ma Valencia ha giocato con la rabbia di chi vuole sfogarsi per un'eliminazione frustrante. Da parte loro, le arancio erano vuote d'energie; c'è il "giallo" dell'influenza, che nel comunicato ufficiale della squadra viene attribuita solo a Keys e Reisingerova, mentre qualcuno sibila d'un morbo più diffuso.
In effetti mai quest'anno, nonostante le prestazioni talora altalenanti delle tricolori, le si era viste così spente dall'inizio alla fine. L'unico sussulto è stata la mini-risposta al break iniziale, da 12-4 a 16-13, ma davvero poca roba, tanto più che immediatamente dopo, Valencia ha piazzato un 10-0, chiuso da una tripla sulla sirena del 1° quarto (26-13) da parte dell'ispirata Fingall, top scorer con 22 punti, e i giochi sono virtualmente finiti già lì.
Sul resto della gara bastano i parziali: 51-27 al 20', 71-41 al 30'; nemmeno nell'ultima frazione qualche segnale, giusto per lenire lo scarto, che è rimasto stabile intorno ai 30 papagni; alla fine 87-60. Juhasz 16 punti, Guirantes 13, Bestagno 12, Verona 9, ma il resto come si nota ha prodotto poco o nulla, per influenza o che altro.

- Ma tant'è: perdere di 1 o di 100 non cambiava alcunché per Schio, che per classifica avulsa sfavorevole con Saragozza e con Miskolc (battuta 95-71 da un Fenerbaccio tornato a far la voce grossa e che finisce con 12-2 in cima) chiude quarta nonostante un 9-5 di bilancio tutt'altro che mediocre, anzi.
Se si considera il livello del girone, Schio ha fatto bene se non molto bene. Resta fuori Valencia con un organico che, oltre al recente rinforzo Iagupova, allinea gente come Torrens, Guelich, Romero, Fingall, Carrera, Casas, Ouvina, cioè non un dream team ma non certo peggio di Schio (anzi), così come resta fuori Lione (complici infortuni iniziali) con elementi del calibro di Johannès, Allemand, Gruda, Gabby Williams, Chery ex Chartereau, Fauthoux.
Terminare alla pari con le seconde in un girone così è quantomeno da 7 in pagella, anzi 7.5 perché la vittoria sul Fener vale mezzo punto in più. La sostanza però è di uno scomodo 4° posto che adesso obbliga a un'impresa con Praga, prima nell'altro gruppo (rivincita della famosa finaluccia 3° posto dello scorso anno, decisa dalla tripla di Sventoraite). Squadra che allinea Magbegor, Conde, Ayayi, Oblak, Nyara Sabally, Cazorla, Viteckova, tanto per sciorinare la lista degli spauracchi, e tuttavia non è come incocciare nel Fener. Il dilemma è che Schio quest'anno è Jekyll e Hyde: difficile prevedere quale delle sue versioni vedremo nella serie.

- E veniamo a chi ci lascia: Bologna. La quale poteva passare se, oltre a battere Landes, avesse perso Villeneuve in casa nello scontro diretto con Polkowice (classifica avulsa a 3, la Virtus era dentro), o se Salamanca si fosse tirata la zappa sui piedi in casa con l'eliminata Gyor (Virtus 2-0 con le iberiche). Nessuno dei due eventi si è verificato, e quindi vittoria di Pirro per le felsinee.
Sulla partita da dire solo che, dopo due quarti in stretto equilibrio (19-18, 34-36), Bologna ha fatto il break nel terzo con un 14-0 iniziato dal risveglio offensivo di Zandalasini e proseguito da Dojkic e Pasa. Nel finale le francesi non l'hanno mai riaperta (74-66, Dojkic 14-Rupert 13-Pasa 12).

- Dunque la Virtus chiude quinta7-7 di bilancio, mentre passano Praga (12-2), Mersin (9-5), Villeneuve e Salamanca (8-6). Il passo avanti delle petroniane rispetto allo scorso anno (5-9 per un 6° posto) è tangibile ma non cambia l'esito. Ancora una volta alle V nere sembra mancare la lira per fare il milione, il trentuno dopo il 30, il coperchio sopra la pentola. :wacko: Nella "scatola nera" dell'eliminazione qualsiasi episodio può essere additato come decisivo (visto che è mancata solo una vittoria per passare) ma considerando che, come detto, gli scontri con le dirette rivali erano più a favore che contro, è la sconfitta in volata a Landes a pesare più di tutte. Poi anche il meno 3 a Polkowice, però ci stava di più, e in ogni caso è compensato dalle due vittorie di misura su Salamanca.
Ci si potrebbe anche accontentare e dire "va be', al secondo anno in Eurolega siamo competitivi e in crescita", il che è vero, ma l'impressione è che sia stata persa una buona chance in un girone meno infernale dell'altro (poi vedremo se i playoff confermano o smentiscono). Ed è sembrato di percepire un minore entusiasmo nell'ambiente, inteso sia come pubblico che come proprietà. Lo scorso anno i proclami baldanzosi del duo Zanetti-Baraldi sul femminile erano arrivati al punto di suscitare qualche irritazione tra gli sfegatati del maschile, mentre in questi ultimi mesi, a meno che sia sfuggito qualcosa, non risulta nulla di simile. Sta di fatto che sono due gli obiettivi sfumati per la Virtus in gennaio, dopo la Coppa Italia; rimane in palio uno scudetto che però al momento sembra più una questione Venezia-Schio.