venerdì 8 maggio 2015

La week en rose (103 - finale A1 G5: Schio campione)

Lunedì 4/5 - Non ci puoi credere. Ragusa ha lo scudetto in mano, Schio glielo strappa in un finale da psicodramma. Gara-5 epica, un concentrato di quello che cerchiamo nello sport: l'estrema posta in palio, la massima gioia per chi vince, il lancinante dolore per chi perde, il ruolo pazzo della sorte, la magia risolutiva del grande campione. Una di quelle partite che ti spingono a riflettere sullo sport, cercare spiegazioni e leggi che probabilmente non esistono, perché è tutt'altro che scienza esatta.


Terzo scudetto consecutivo per Schio: paiono molti di più. Sembra che l'imbattibilità arancione duri da un tempo infinito. Invece, per certi versi, è la montagna che partorisce il topolino, ovvero una squadra palesemente più attrezzata delle concorrenti che per il secondo anno di fila vince per il rotto della cuffia; anzi quest'anno aveva sostanzialmente perso, prima che accadesse l'imponderabile.
Schio, rispetto alla concorrenza italiana, è come un atleta che, su una gara di 100 metri, ne ha 10 o 20 di vantaggio in partenza. Però poi la gara va comunque vinta. Qui siamo a quota 3 "grandi slam" consecutivi in Italia, cioè Supercoppa, Coppa e scudetto: non è così semplice non lasciare mai mezzo trofeo ad avversarie che, in teoria, sono affamate come lupi perché non hanno mai vinto niente. Invece Schio non ne molla uno, né su partita secca, né sulla distanza di una serie. E' chiaro che Golia non sta mai simpatico, ma se batte Davide 100 volte su 100, almeno un applausino bisogna farglielo. Per quanto, onestamente, leggere slogans come "abbiamo vinto col cuore", "squadra che non molla mai", non convinca granché. Dimostrino in Eurolega, il cuore e il non mollare, e saranno più convincenti.
Le magre europee sono il motivo per cui Schio non merita un posto tra le migliori squadre italiane di tutti i tempi, nonostante la mole di trofei arraffati tra i patrii confini. Il budget non è sufficiente per vincere l'Eurolega? Mah, quest'anno ha vinto Praga che non è certo una superpotenza. Se fosse una legge ferrea, quella che chi non ha il maxi-budget non può vincere, allora questi 3 scudetti scledensi di fila che valore hanno, visto che nessuna avversaria aveva mezzi paragonabili? Ci auguriamo che Macchi e Masciadri, così come non sembrano appagate di ammonticchiare scudetti, covino insoddisfazione per la loro irrilevanza negli albi d'oro europei, e riescano a porre rimedio prima di ritirarsi.
Il canestro vincente di Macchi è stata un'opera d'arte, la versione femminile del leggendario "reverse" di Doctor J, Julius Erving, nelle finali Nba del 1980 (vedi un po'). Ma quello non valeva il titolo, questo sì. Un canestro che marca la differenza tra la miglior giocatrice italiana degli ultimi 15 anni e il resto delle buone giocatrici nostrane che non sarebbero mai riuscite in una prodezza del genere. Per motivi fisici, perché solo lei è in grado di protendere il braccio in quel modo, come Elasti-Girl degli Incredibili; e per un senso paranormale del canestro "impossibile" in condizioni di estrema pressione. Uno dei gesti sportivi dell'anno, se non fosse che il 99% d'Italia non ne ha avuto notizia, e il restante 1% forse preferisce accapigliarsi su questa o quella chiamata arbitrale.

Piange Ragusa, immagine straziante alla fine di gara-5. Dolore atroce del traguardo che hai in mano e ti sfugge non perché l'avversario fosse più forte, ma per una concatenazione terribile di sfiga e autolesionismo. Sarebbe stata la più grossa impresa in Italia dai tempi dello scudetto di Priolo del 2000. Ragusa, come squadra (non con tutte le singole, vedi Pierson e Ivezic), è stata encomiabile per mentalità ed esecuzione per 38 minuti e mezzo. Ha tenuto in scacco Schio sul suo campo e lo stava facendo pure sembrare normale, cioè frutto di superiorità reale e non di circostanze irripetibili; tant'è che il pubblico, nel secondo tempo (dopo lo sfogo "venduti, venduti" all'indirizzo degli arbitri a metà gara) suonava rassegnato a riconoscere la supremazia delle siciliane. Sembrava normale pure vedere Gorini e Cinili, finalmente, ergersi più in alto di Macchi e Masciadri. E sarebbe stato meraviglioso che fossero proprio le due giovani (o semi-giovani) romane , insieme a una sontuosa Walker, le artefici dello scudetto, mentre l'anno scorso il trio straniero di Ragusa aveva fatto quasi tutte le pentole e i coperchi.
Ecco, forse la piccolissima distanza tra il club biancoverde e lo scudetto è stato l'aver voluto (o dovuto) ricostruire le fondamenta della squadra, anziché ripartire dal punto raggiunto. Perché il trauma di una sconfitta bruciante, io credo, dà più forza per non subirla più la volta dopo. Per questo, più atroce è il dolore delle ragusane oggi, più feroce sarà il modo in cui vorranno cancellarlo la prossima volta che ci sarà un trofeo in palio contro Schio. A patto di restare unite come squadra. Se no, avremo di nuovo una Ragusa forte ma senza quel fuoco in più per fare l'ultimo metro che la separa dalla vittoria.
Ma le leggi dello sport, dicevamo prima, sono molto vaghe: se la sorte si fosse astenuta dall'intervenire a gamba tesa, quanto detto nelle righe precedenti sarebbe contato zero. E però, a volte, dietro quella che chiami sorte c'è una logica. Ad esempio quella dell'esperienza, la dote che la prossima volta insegnerà alle ragusane, ad esempio, a non spendere falli evitabili nell'ultimo minuto se ne hai già 4 sul groppone. O a lasciar prendere l'ultima palla a tutti tranne che a Macchi, ammesso che sia possibile. Chiami in causa la sorte, ma sono in realtà i dettagli che separano il quasi-campione dal campione.
C'è anche la stanchezza, dietro quella che chiami sorte. Certe azioni che dall'esterno sembrano follia, sono magari il prodotto di una fatica che ti intossica, dopo 39 minuti eroici a tirarsi il collo mentre le avversarie hanno una panchina chilometrica e arrivano più fresche. Ma, anche qui, l'esperienza insegna a gestire le energie in maniera più saggia rispetto a chi ci mette baldanza, ardore , bravura e quant'altro, ma è un novizio ai massimi livelli. Quante volte s'è vista, nella storia, una squadra vecchia, già piena di trofei, fregare sul filo di lana la sfidante che sembrava averla mandata in pensione sino all'inopinata riscossa finale della detentrice? Non va sempre così, altrimenti negli stessi giorni non avremmo avuto i San Antonio Spurs eliminati sul filo di lana di gara-7 dai novizi Clippers. Ma qui sì, è andata così.

Cronaca degli eventi, ché si fa notte. Dopo la schizofrenica gara-4, ci si chiedeva a quale delle due metà sarebbe assomigliata di più gara-5. La risposta iniziale è: alla seconda, quella dominata da Ragusa. Che scatta decisa, dinamica, incazzata, mordendo una Schio legnosa, imbalsamata, imprecisa. Walker arriva quasi subito in doppia cifra. Di là Anderson e Yacoubou non possono coprire l'iniziale evanescenza delle compagne. Anche le "gregarie" di Ragusa, possibile punto debole, sono più pronte: Nadalin di destrezza su rimbalzo d'attacco per il 19-30, poi Galbiati con un'entratona a ricacciare indietro Schio che s'era riavvicinata con Macchi e Honti. Commette già il 4° fallo Ress: l'altoatesina si produce in facce assurde, ma il replay delle sue gambe inamidate nello scivolamento difensivo è impietoso. Tutto sommato per Mendez non è una jattura doverla archiviare, con tutto il rispetto per chi ci fece passare il turno agli Europei 2013. Il pubblico di Schio coreggia contro gli arbitri.
All'intervallo Schio ha frenato l'emorragia ma si è sul 28-36. Il duello Cinili-Macchi si è scaldato con un 8-7 nel conto parziale dei punti. Ma la differenza sta nelle percentuali: Ragusa sfiora il 50%, Schio è poco sopra il 30%. Clamoroso però lo zero di Pierson, che sembra rimasta a quel "coast to coast" fallito nel finale di gara-4, o forse al duro colpo al costato da parte di Yacoubou che l'aveva spedita temporaneamente in panca pochi minuti prima. Uno pensa: "Se sono a +8 con Pierson nulla, figurati cosa succede quando si sblocca". Il problema è che non succederà mai.

Inizio ripresa. Gatti estrae le unghiette e graffia felina sia da fuori che in penetrazione, con la carica di chi vuol vincere il suo primo scudetto (l'anno scorso era sulla sponda opposta). Per converso, Sottana staziona a lungo in panca, e quando entra ha foga di strafare e non giova alla causa. Nel primo tempo s'era fatta notare per un gran recupero con assist dietro la schiena per il contropiede di una compagna. Ma in questa serie il suo problema è stato questo: lampi di talento sì, continuità e consistenza no.
Nonostante una tripla di Cinili riporti Ragusa a +8, però, il vento è girato. Ora Schio ricava falli in continuazione, mette pezze dalla lunetta (11 tiri liberi a segno nel solo 3° quarto) alla perdurante imprecisione dal campo. Arbitraggio casalingo? Mah, forse qualche concessione ma c'è un eccesso di foga a fregare Ragusa, compresa la veterana Nadalin che regala 2 liberi con un inutile assalto alla palla a 15 metri dal canestro: Molino è costretto a chiamare timeout per far ragionare la sua truppa. :woot:
Il guaio per Ragusa è che in campo non c'è chi possa tenere le briglie salde sulle compagne: Gorini perché è ancora acerba come leader, tanto meno Gonzalez che è una variabile impazzita (stavolta in negativo), sarebbe ideale Pierson ma continua a essere tragicamente fuori partita. Solo la discontinuità di Schio impedisce il riaggancio in questo 3° quarto che si conclude sul 45-49, senza, stavolta, un colpo sulla sirena come la tripla di Macchi che svoltò gara-5 di dodici mesi fa.

Ultimo quarto della stagione. Nei primi 5 minuti, pur con qualche erroraccio, le due squadre danno vita a un meraviglioso botta e risposta: doppia entrata di Macchi e Honti (l'ungherese sarà preferita sia a Gatti che a Sottana per la regia nel finale) per il 49-51 ma ancora tripla di Cinili per il 49-56. Tripla frontale di Masciadri (56-58) ma Walker è micidiale nell'attaccare Yacoubou in palleggio dai 6 metri: la mastodonte italiana per matrimonio patisce l'agile gazzella nordamericana.
Ti aspetti, insomma, l'aggancio da un momento all'altro, ma per un tempo lunghissimo non succede mai. Straordinaria Ragusa nel trovare sempre una giocata buona ogni volta che Schio sta per coronare la sua caccia. Quarto fallo di Macchi, trasforma Walker per il 57-62 a -3'30". Risponde Yacoubou sul 4° fallo di Walker. Poi Macchi sbaglia il -1, di quelli che di solito mette sempre, e sembra un segno del destino. Anche perché, dopo uno squillo di una pallida Ivezic (stoppata su Anderson), ne arriva uno di Pierson che manda a canestro Walker con un assist schiacciato per terra: 59-64 a -1'45".
Ragusa sembra davvero estrarre energie da un serbatoio extra, non andando in asfissia come si temeva. Quando Macchi sbaglia ancora in entrata, pensi "stavolta è finita". Gorini va in lunetta a -1'25", fa 1/2, è 59-65. Ovvero mezzo scudetto cucito sulle maglie di Ragusa. Ma ecco la sorte cambiare direzione, brusca, inaspettata, su un'azione orrenda di Schio che si ritrova senza idee allo scadere dei 24": tripla tabellata di Honti, 62-65.
Un colpo che, evidentemente, scuote entrambe le squadre in modo opposto. Per Ragusa è il tilt. Fallo in attacco di Ivezic cercando di liberarsi: ok, dubbio, ma evitabile. Di là, Cinili cerca di anticipare Macchi da dietro sul taglio: quinto fallo. Ok, dubbio, ma l'ha sottolineato anche Silvia Gottardi: entrambe con 4 falli, Macchi rimane dentro, Cinili si fa buttare fuori. Ovviamente Macchi fa 2/2: 64-65 a -42".
Il dramma è già a buon punto. Continua subito dopo: Walker cerca un improbabile lob per Pierson, una telefonata per Yacoubou che intercetta. E Walker commette fallo di frustrazione saltandole addosso: quinto. Poniamo pure che non fosse così netto, il fallo: ma che c... le salti addosso a 20 metri dal canestro, con 4 falli sul groppone? :ph34r: Peccato, dopo una prestazione scintillante.
E Yacoubou, non scontato, fa 2/2 per il sorpasso: 66-65 a -23". Pazzesco, ma Ragusa ha pur sempre la teorica ultima palla. Timeout di Molino; e il microfono, impietoso, coglie uno stato confusionale dell'esperto coach, che chiama giocate per Cinili e Walker, le quali, come fanno presente le giocatrici, sono ahilui fuori per falli. Tuttavia l'idea alla fine sarebbe valida: palla a Pierson, aspettando verso i 6 secondi alla sirena, e lei è pur sempre l'attaccante più pericolosa rimasta a Ragusa.
Ma Gorini non riesce a congelare la sfera, che arriva subito a Pierson, la quale si lancia dentro. Cava il fallo ma restano 17 secondi, troppi. Anche se facesse 2/2, Schio potrebbe costruire un buon tiro. Pierson però, a coronamento della serataccia, ne segna solo uno. 66-66 e probabilmente lo scudetto è assegnato qui. Perché se anche Schio sbagliasse, si andrebbe al supplementare, e Ragusa senza Walker e Cinili, con le energie cotte e il morale sotto i tacchi, che resistenza opporrebbe?
Ma Macchi preferisce non doverlo verificare. Riceve da Honti, va in entrata dal centro verso il lato destro, sul blocco le ragusane cambiano e Pierson, azzeccandone una, sembra chiudere bene l'ex Comense sulla linea di fondo. Lei, con un ultimo passo da stivali delle sette leghe, si porta dalla parte opposta del canestro e da lì, mezza girata e mezza ancora no, conclude in sbracciata, come solo lei può, e la palla incredibilmente entra. 68-66, sarebbe più scenografico se finisse lì, ma Ragusa commette un'infrazione sul tentativo da metà campo e quindi c'è tempo per un fallo su Masciadri che chiude con un libero: 69-66. Epico, straziante, glorioso.

Nella foto [M.Brioschi-Basketinside]: Schio esplode in un'esultanza liberatoria, il dramma di Ragusa è compiuto.


giovedì 7 maggio 2015

La week en rose (102 - finali A2 G2: Torino promossa, Castel S.P. pareggia)

Domenica 3/5 - Si festeggia ad alcune latitudini. In A2 è tripudio a Torino, dove la Piramis riporta nella massima serie il basket femminile della Mole dopo 32 anni, oscurando totalmente le festicciole per lo scudetto della Juventus e l'attesa per la semifinale di Cèmpionz di martedì venturo. :P Torino che col marchio Fiat, ricordiamo, fu persino campione d'Europa nel 1980, seconda italiana dopo il Geas.

La superiorità della compagine sabauda su Ariano è stata piuttosto netta: in gara-1 vittoria sì combattuta ma con un convincente allungo nell'ultimo quarto; in gara-2 avanti dall'inizio alla fine. Ariano ha alcune fiammate con cui si riporta più volte a contatto, ma altrettanto puntualmente Torino rilancia le sue mini-fughe. 39-30, 53-45 i parziali alla seconda e terza sirena, nel finale le campane s'affacciano non oltre il -9. Finisce 68-55.
Per le battute, che hanno profuso generosità a suon di rimbalzi offensivi e recuperi ma hanno tirato da cani, 14 di Maggi (ma 4/19), 13 di Chesta e Madonna (ma 4/17). Per le trionfanti grande protagonista ancora Coen, 14 punti già all'intervallo, 19 alla fine con 5/9 dal campo, 7/10 ai liberi, 28 di valutazione. E' arrivata a questa serie finale in forma smagliante dopo triboli stagionali. "Che ce frega de Pogba, noi c'avemo Co-Co-Coen", cantano sulle rive della Dora Riparia. :blink:
Dietro di lei Quarta 12 (anche se 3/12) e Ntumba 11 + 10 rimbalzi. Particolarmente gradito, per il qui scrivente, il successo di Madalene, tra le originarie pupille di questo forum, che più volte in carriera aveva sfiorato ma non ottenuto questo traguardo.
Ancora non al meglio O'Rourke e Riccardi e, in effetti, la scelta dirigenziale di farcire il roster con la suddetta Ntumba e con Puliti ha evidentemente fruttato nel momento decisivo: l'ex Orvieto ha sopperito ai guai di O'Rourke, mentre Madda ha dato quella solidità interna che non ci pareva la specialità di Riccardi (lunga che ama stazionare sul perimetro). Quarta ha dichiarato che anche la delusione di Coppa Italia, gettando via la semifinale con Ferrara, è stata utile. Speriamo che la società sia in grado di allestire un organico competitivo per l'A1 senza stravolgere il gruppo, vari elementi del quale ci piacerebbe vedere nella massima serie. Persino la piccola-grande donna Chezia Di Giacomo, 155 centimetri di volontà.

Domenica 3/5 - Si fAlla stessa ora le trombe suonano ad Ancona, dove le locali Girls sconfiggono la Battipagliese 59-55 in gara-3 di finale del gir. C di A3, riportando la compagine adriatica in A2 ad appena un anno di distanza dalla rinunzia alla categoria. Può sembrare una sorpresa considerando i nomi di A1 che farcivano le campane in doppio tesseramento, ma Ancona ha a sua volta ottime mestieranti, se non proprio talenti assoluti (Redolf, Cadoni, Mataloni, Zerella e altre) ed è parsa squadra compatta quando estromise Costamasnaga padrona di casa dalla Coppa Italia lo scorso fine marzo.

Domenica 3/5 - Non c'è festa invece a Sesto San Giovanni. O meglio, esulta Castel San Pietro, ristabilendo le gerarchie storiche fra i rispettivi apostoli, ma sa di dover fare il bis sabato, opera non semplice, così come sarebbe un capolavoro per il Geas sbancare due volte il parquet emiliano-quasi-romagnolo.
Gara-2 appassionante, risolta all'ultimo tiro, con qualità di giuoco a intermittenza ma è così che la Magika voleva la partita e così che è riuscita a farla essere. Più che alzare la propria qualità rispetto a gara-1, CSP ha abbassato quella del Geas. -_- L'intensità della difesa castellana, sovente al limite del fallo (il che non significa necessariamente superarlo), ha messo in difficoltà una compagine sestese che già in occasione della sconfitta interna con Ariano vedemmo digerire poco le ruvidità.
Tribune piene già mezz'ora prima dell'inizio e atmosfera d'importanza dell'evento, quella che non sempre si respira nel femminile, ma in queste occasioni sì, e vale la pena di aspettarle per tutto l'anno. Almeno 600 persone, direi. Famiglie, tifosi comuni, personaggi dell'ambiente e pure lei, la divina Mabel Bocchi, che s'assiede di fianco all'altrettanto somma Rosi Bozzolo.
Seletti cambia quintetto con Panella (in tribuna in gara-1), che sarà peraltro archiviata dopo 5 minuti, al posto di Mariella Santucci, forse per togliere pressione al giovane astro un po’ appannato 3 sere prima; ancora quintetto piccolo con Martina Santucci e Ballardini (marcata da Barberis) come ali. Zanotti anche stavolta tiene Gambarini e Tognalini come assi dalla panchina.
Il 1° quarto è surreale: CSP sbaglia di tutto, di più e di sovrappiù: 1/15 dal campo, di cui 3 o 4 rigori da sotto. Forse qui la pecca del Geas è approfittarne solo in parte: segna bene, lui sì, da vicino, con Barberis 2 volte, Arturi e Laterza, ma da fuori non entra e perde vari palloni. Così sembra che domini ma il tabellone al 10' è solo 10-3.
Infatti basta una fiammata e CSP pareggia in 1'30". Mariella Santucci, giocatrice importante per il tono emotivo della squadra, segna 8 punti compresa una tripla di tabella; la zone-press ospite è un tourbillon di recuperi e contropiedi, il Geas qui balbetta e accusa il colpo. Parzialaccio di 1-13 per il sorpasso (11-16).
Poi il fuoco si placa, lo scarto si stabilizza perché Sesto continua a non segnare (5 punti in 9'), pagando la scarsa vena da 3 e non riuscendo a trovare servizi utili per le lunghe; ma CSP ricade nel vizio dell'imprecisione, anche se sale a +8 con Franceschelli a capitalizzare uno dei tanti rimbalzi in attacco, altro indice di maggiore intensità. La panchina di CSP è un viavai continuo di giocatrici, ruotate a raffica da Seletti; c’è anche un cameo per Schieppati, che nell’ultima finale giocata qui al PalaNat, 7 anni fa, ne aveva solo 18 ed era in maglia Geas. Cin’Zanotti utilizza qualche rotazione in meno: il vantaggio per il collega-rivale è che ha più falli da spendere senza danno. Anche perché le sestesi, tradendo forse la tensione, spediscono sul ferro parecchi tiri liberi.
Quando però allo scadere Gambarini inventa un'entrata con appoggio acrobatico più fallo, si rianima il pubblico di casa e il Geas è solo a -5 nello stitico 18-23 sul tabellone. CSP ha un atroce 9/37 al tiro ma ha 16 tentativi più di Sesto che ha 7/13 da 2 ma 0/8 da 3; e sono già 19 i recuperi emiliani contro 7.

Dopo la schizofrenia dei primi due quarti, i successivi due si stabilizzano, pur nelle oscillazioni: CSP lepre e Geas cacciatore, con alterne fortune. Si stabilizza anche il livello di busse in area, atroce a danno di entrambe, mentre sul possesso-palla le sestesi sono ora più salde, limitando le perdute. E si sbloccano da 3 con Arturi che ne infila due dai 45° lato destro. La seconda vale la parità (28-28 al 24’) ma non c’è continuità nell’attacco di casa. Ne approfitta CSP per rilanciare un break, 0-10, replicando dall’arco con Franceschelli e la lunga manomorbida Vitari. E Ballardini, non in giornata scintillante ma sempre una presenza, manda in contropiede Santucci jr. con una rubata da dietro su Arturi, poi fa da sé con intercetto e coast to coast. 28-38, 30-40 sono i massimi vantaggi emiliani.
Qui il Geas è bravo sul piano mentale: non forza i tempi della rimonta, aumenta l’intensità difensiva (a sua volta a zona), inizia a trovare qualche grimaldello in area per bucare la zona che non riesce a scardinare dal perimetro. Il diesel Laterza inizia a carburare, svettando sotto ambo i tabelloni. Sbaglia due liberi ma prende lei stessa il rimbalzo e appoggia il 42-44. Poi Kacerik in entrata firma il 44-44 al 34’: esplode il pubblico. CSP pare in affanno perché da 3 non ne azzecca più e, appunto, Laterza sta diventando un fattore.
Ma ecco una mazzata per il Geas: l’italo-brooklynese esce per 5 falli. :woot: E la sua dipartita si sente. La regina delle aree diventa Brunetti, che segna 6 punti pesantissimi da sotto, in due casi con begli assist da parte delle compagne. E Sesto, che vede appannarsi la vena di Gambarini e non ha la stessa Tognalini d’inizio gara-1, torna nell’impasse offensiva. 45-51 a 2’ dalla fine, poi Barberis segna un libero ma poco dopo si palleggia sul piede e sembra il “game over” con 1’ scarso da giocare e 5 punti per CSP più pall’in mano.
Succede però qualcosa d’inatteso: Ballardini non controlla un passaggio sulla linea laterale; azione malriuscita del Geas che però, sul rimpallo lungo, trova una bomba con Mazzoleni. Ecco il grimaldello da 3 che le rossonere andavano cercando da inizio partita: 49-51 a -33”. Poi ancora la figlia del presidente: fa commettere infrazione di 5” a Vespignani. E Tognalini si procaccia un fallo trasformandolo dalla lunetta: 51-51 a -22”, incredibile.
Il Geas, quasi senza rendersene conto, è a un passo dall’A1. Ma dopo il timeout Ballardini, rischiando perché se la gioca un po’ troppo in fretta, si procura fallo in entrata. Trasforma ambo i liberi (51-53) ma lascia 13” a Sesto. Che con una tripla potrebbe volare in paradiso, sarebbe un finale da cinema. E' un'apnea prolungata per tutti i presenti nell'edificio. Ma Gambarini in entrata, difficile in controtempo sul lato sinistro, sbaglia. Tognalini arraffa il rimbalzo ma anche lei viene chiusa bene, prova un “reverse” ma non va. Festa di CSP e scorno per il pubblico di casa. Ma è solo un verdetto parziale.
Per Sesto, Arturi e Barberis 11, Gambarini 10; Laterza 6 + 11 rimba; per CSP Ballardini 12 (ma 1/9 da 3), Brunetti mvp della gara con 16 punti (8/15) e 11 rimba. Valutazione di squadra, 59-53 per il Geas, anche se ciò si deve essenzialmente ai 7 falli in più commessi dalle ospiti.

Nella foto: la festa di Torino e l'aspro duello Tognalini-Ballardini.

lunedì 4 maggio 2015

La week en rose (101 - finale A1 G4: Schio pareggia)

Venerdì 1/5 - La storia si ripete. La storia non vuole il cambiamento, almeno per ora. Di nuovo 1° maggio, di nuovo Ragusa col match-point per lo scudetto in casa contro Schio, di nuovo lo champagne da rimettere in frigo per le siciliane, e chissà se mai lo tireranno fuori. Vittoria meritata, non c'è che dire, per le tricolori, che dopo la reazione mancata in gara-3 ne piazza una fortissima nel primo tempo di gara-4, partita pazza se ce n'è una, visto che Ragusa da -27 ha poi rimontato sino a -4. Ma lo scudetto, come l'anno scorso, si assegna a Schio e, se due più due fa quattro (come peraltro non sta succedendo in questa serie), le ragusane si sono spremute molto di più, visto che stanno chiedendo gli straordinari al quintetto mentre quelle dei supermercati si sono potute permettere addirittura di mettere una straniera ai box per scongelarne un'altra. :woot:

C'è infatti Honti al posto di Sliskovic, smarritasi nella serie, al pari di Ress che viene rimpiazzata in quintetto da Zandalasini (bravo Mendez), mentre anche Sottana s'accomoda in panca per Gatti. Lussi che Ragusa non può permettersi. Non che questo spieghi la mattanza totale del 1° quarto: anche l'anno scorso in gara-4 Ragusa fu paralizzata in avvio dalla tensione, ma non a questi livelli. Per converso Schio è una macchina infernale, spara una tripla dietro l'altra (Macchi), domina più che mai l'area con Yacoubou, recupera palloni, asfissia ogni manovra siciliana. Proprio la difesa, cambiata da così a così, è tra i fattori del cambiamento, insieme alla ritrovata vena di Anderson.
Surreale il 3-22 del 1° quarto, ritoccato a 3-24 in avvio di secondo, in cui la fossa si fa vieppiù profonda per le padrone di casa davanti all'attonito pubblico vestito di verde: 10-37 al 19', con Honti che penetra nel burro e Yacoubou che riceve un assist che deve solo appoggiare senza opposizione. Un mini-parziale di 4-0 rende meno aspro il punteggio all'intervallo (14-37) ma l'idea è che si possa spegnere tranquillamente la tv e prepararsi a gara-5.
E invece cambia tutto. Molino deve aver toccato le corde giuste nell'intervallo, trovato qualche aggiustamento, o semplicemente il gong ha salvato il pugile suonato che poi, alla ripresa successiva, torna con più baldanza mentre l'altro s'è ammosciato, fidando nel cospicuo vantaggio. Fatto sta che la difesa di Ragusa ora morde e mena a dovere; Pierson e Walker attaccano il canestro con piglio deciso e improvvisamente la difesa di Schio è diventata frolla. Ma quando Zandalasini si guadagna 3 liberi segnandone due, si è ancora sul 22-44, cioè quasi stesso scarto. La giovine lombarda però esce, e forse per caso forse no, Schio perde tono. Ress e Sottana non convincono neanche stavolta, per quanto la seconda sia sempre in grado di estrarre la giocata di talento, come quella sullo scadere del 3° quarto. Ma nel frattempo si è già materializzata la clamorosa rimonta di Ragusa, con due assist di fila di Gorini (rilevatori statistici avari gliene danno solo 1 in tutta la partita) per le sue americane. Si era infatti sul 40-47 prima del canestro di Sottana al 30': parziale di 26-12 nel terzo. :o:
Ancora Sottana, che quando segna ha ragione lei, e Anderson per il 42-54 a inizio 4° periodo. E Pierson deve uscire (poi rientrerà) per un colpo al costato rifilatole da Yacoubou, la quale si è semplicemente mossa verso canestro, ma è come contenere un rinoceronte: se ti sfiora ti stende. :ph34r: Doppia mazzata per Ragusa che però, caparbia, reagisce di nuovo. Incredibile l'ardore siculo, ma pure la qualità del giuoco, anche se viene da chiedere "che minchi'avevate nel primo tempo?". Schio perde palloni e concede rimbalzi in attacco; su uno di essi Gorini sfodera un altro assist per Walker ed è 48-54 a 4'30" dalla fine.
Tu ci credi? Loro ci credono. Ancora Walker fa 2/2 per il 52-56 a 2' dalla fine. Ma lì la sorte decide di premiare le vecchie padrone anziché sceglierne di nuove: Gorini ruba palla da terra a Yacoubou, gesto eroico, ma nella riapertura serve Anderson che graffia dalla media: 52-58. Roba da mani nei capelli. E la stessa Gorini, sull'altro fronte, va in entrata ma l'appoggio esce di sfiga. :cry: Yacoubou allunga a +8 con due liberi. Gorini si riscatta con una tripla (55-60), Pierson intercetta, si lancia in contropiede, va su a schiacciare... macché, sbaglia clamorosamente l'appoggio. Più stanchezza che sfiga, qui. Schio riallunga a +10 (55-65) ottenendo così ciò che voleva, il 2-2, sebbene in maniera stramba.
Yacoubou 15 + 9 rimba, Anderson 13, Macchi 10 ma quasi niente nella ripresa; di là Walker 18 e Pierson 16 con 25 di valutazione entrambe, poi Gorini 11 con 15 di valu, ma il resto delle ragusane assomma -10 di valutazione. Cinili, eroina di gara-3, torna nei ranghi con 4 punti e 2/8. La panchina sicula gioca solo 27 minuti totali (Nadalin ci pareva un po' col muso lungo nell'ultimo timeout anche se poi nell'intervista tv ha sciorinato professionalità), contro 88 per quella di Schio. Insomma ne avrà ancora, Ragusa, per fare il miracolo in gara-5? La risposta è boh. Ha mancato la rimonta del secolo (sarebbe stata leggenda, vincere lo scudetto da -27), ora dovrà attingere riserve d'energia da qualche serbatoio, anche se ora sa di poter mettere alle corde le rivali.

Sabato 2/5 - Tutto oggi il penultimo turno (vivaddio) di A2 Poule Retro. Nel gir. F, Civitanova sbanca Belize Roma 66-68 per blindare il primato (Iannucci 27); Salerno batte di nuovo Milano (qualcuno avvisi il sito di Lega che l'andata si è giocata da 5 giorni: non c'è ancora il risultato). Nel gir. G, Stabia prima sicura battendo Carugate (50-48) con mostro-Voynova a 24 punti con 48 di valutazione; Muggia è travolta in casa da Albino e così, nell'ultima giornata, dovrà ribaltare il -15 dell'andata a Biassono per evitare la retrocessione diretta. Insomma probabile Biassono-Virtus Cagliari come playout.

Nella foto: Yacoubou vola a canestro, Ivezic arriva troppo tardi, così com'è arrivata tardi la rimonta ragusana in gara-4.


domenica 3 maggio 2015

La week en rose (100 - finali A2 G1, vincono Torino e Geas)

Giovedì 30/4 - Pum e poi pum! :woot: Che è? Doppio colpo esterno, a distanza di un quarto d'ora, nella serata di gara-1 delle finali di A2. Torino e Geas avranno domenica il match point in casa dopo aver sbancato Ariano e Castel S. Pietro.

Cominciamo con la sfida che si è conclusa per prima, cioè quella fra campane e piemontesi. La lunga marcia d'avvicinamento era ravvivata da un paio di notizie interessanti: una disputa fra le due società sulla data di gara-1 (ci pare di aver capito che Ariano voleva giocare il 26, Torino ha chiesto il 30 per via delle finali U19, poi Ariano ha ironizzato sul fatto che le U19 in gara-1 non hanno giocato...), :alienff: e la recente scissione societaria nel gruppo PMS, quello di cui fanno parte Torino e Moncalieri femminili insieme a Torino maschile, che pone qualche incognita sul futuro del club. Così, tanto per riempir l'attesa.
Alla prova del campo è Torino a imporsi (66-72), grossa impresa se consideriamo che Ariano era in striscia da 6 partite e, se è vero che in casa aveva perso con Alpo e Ferrara in Poule Promo, era reduce però dall'affermazione sul Geas. Il pubblico, poi, era quantomai straripante, anche se ho sempre dei dubbi se sia più una spinta o più una pressione ansiogena, per le ragazze. :unsure: Grande protagonista Coen con 25 punti, 8/15 dal campo, 9/11 ai liberi, 16 rimbalzi, 37 di valutazione. Ariano accende un cero a Madonna (25 pure lei, 7/13 da 2, 3/6 da 3: veramente l'anno della consacrazione per lei), ma è tradita dal 3/17 di Chesta e, nonostante O'Rourke a mezzo servizio (2 in 17'), ha una profondità superiore (Domizi 14, Puliti e Quarta 11): c'è pure Riccardi, di cui avevamo letto "stagione finita" e invece evidentemente no. Dopo una partenza a razzo per Ariano (13-2) e un'alternanza di vantaggi, l'allungo decisivo per le sabaude arriva verso metà ultimo quarto (53-63 al 37'), poi Ariano attua una disperata rimonta sino al -4 e palla in mano, ma è tardi.
Campane furibonde con l'arbitro Leoni Orsenigo, quello che due anni or sono attirò, ricorderete, le ire di Franz Pinotti: 16-32 il computo dei liberi additato da Ariano, anche se ovviamente sono numeri che significano tutto e nulla. Non è la prima volta che Torino viene accusata di ricevere favoritismi: ma perché, poi? :o:

Giovedì 30/4 - Un grande Geas schianta Castel S. Pietro a domicilio: 50-65. Lo scarto si è dilatato nel finale ma una dozzina di punti, per l'andamento della partita, ci stavano tutti, anzi a un certo punto erano addirittura 20. Impensabile: non, ovviamente, che le sestesi potessero vincere; ma che lo facessero in maniera così netta, e con una partenza a razzo, dopo essere giunte a pochi minuti dall'inizio della gara a causa di un folle traffico autostradale, cosa che ha fatto slittare di un quarto d'ora la palla a due. :woot:
L'equilibrio si spezza già dopo 5', quando una Tognalini da 11 punti nel 1° quarto (con 4/4) spinge il primo minibreak (7-12 al 6', 11-19 al 10'). Ma è tutto il collettivo Geas ad apparire più tonico, più preciso nelle esecuzioni (sia in fase di manovra che di tiro), mentre la Magika è contratta e arruffona, perde palloni banali, al di là dei meriti della difesa avversaria. Ballardini fa il suo, pur guardata dal mastino Kacerik, ma non riesce a trascinarsi dietro le compagne.
La seconda, e già decisiva, spallata arriva nel 2° quarto. Dal 16-23 è fulmineo, complice anche un tecnico alle bolognesi, il parziale di 1-14, frutto di una formidabile gragnuola di colpi. Qui è Barberis la primattrice, con 9 punti nella frazione compresa una tripla; la momentanea uscita di Kacerik per storta alla caviglia, e il 3° fallo di Laterza, non frenano l'impeto Geas che anzi rincara la dose. Le giovani Vespignani e Santucci continuano a sbagliare molto, anche appoggi da sotto, indice di serata storta. Arturi, annunciata non in buone condizioni, gioca con intelligenza, orchestrando più che concludendo, senza però rinunciare a qualche colpo laddove ce n'è occasione (3/4 all'intervallo). Insomma al 18' si è su un 17-37 da shock. Castel S. Pietro piazza un 4-0 prima del riposo per alimentare un minimo di speranze (21-37).
E in effetti a inizio ripresa si vede tutta un'altra Magika. Grande aggressività in difesa, sia a uomo che a zona, provocando molte palle perse al Geas, che ora fatica ad arrivare al tiro, magari pagando in differita l'odissea della trasferta. Nell'intervallo avevamo udito un "fuori onda" nello streaming, non si sa da parte di chi, che diceva qualcosa tipo: "Si sono incazzate come bisce durante il viaggio e appena in campo si sono sfogate". :P Se è vero, può darsi che finita l'adrenalina subentrasse la fatica.
Comunque sia, Castel S. Pietro è padrona del campo per 5-6' abbondanti. Durante i quali recupera, sì (27-37 al 25'), ma spreca anche parecchio, perché la serata al tiro resta deficitaria. Ballardini sbaglia la tripla del -7, e di là ecco palesarsi l'arma del k.o. definitivo per il Geas, ovvero Gambarini. Veniva da un infortunio ad Ariano, condizioni in dubbio, periodo non brillante in precedenza, ma il palcoscenico importante la esalta. Segna 9 punti nella parte finale del 3° quarto, rispondendo al massimo sforzo della Magika che si riporta a -7 (37-44), ma butta banalmente con Santucci la palla del -5 e si ritrova addirittura a -12 quando concede un rimbalzo in attacco su tiro libero sbagliato (37-49 al 30').
L'ultimo quarto ha meno storia. Castel S. Pietro continua a spremersi con ardore, ma la qualità intermittente delle esecuzioni continua a frenarla. Il Geas a sua volta paga i 4 falli di Tognalini, Laterza e Barberis, ma gestisce il margine senza panico. Ballardini predica non proprio nel deserto ma nemmeno in gran compagnia. Di là invece Mazzoleni imbuca una tripla spezzagambe contro la zona (40-54 al 32'). Il vantaggio resta in doppia cifra per tutta la frazione, salvo un -9 quando è troppo tardi. Un'entrata di puro talento di Gambarini chiude i conti sul 47-61 a 2' dalla fine. Ballardini finisce con 22 punti, 5/11 dal campo, 8/11 ai liberi, 6 rimbalzi, 10 falli subiti, 25 di valutazione: grosse cifre ma l'impatto reale sulla partita è stato minore. Di là gran bella ripartizione con Gambarini (7/9) e Tognalini (5/7) a 15, Arturi a 13, Barberis a 12. Mostruoso il volume di perse e recuperi, circa 30 per parte con leggera prevalenza emiliana.
Al PalaNat di Sesto, ora, la possibilità di ripetere la festa del 2008: vedremo se le castellane sapranno sfatare il tabù-Geas dopo due k.o. C'è il rischio, per loro, che le finali U19 abbiano prosciugato troppe energie; ma al di là di questo, in entrambi i casi, cioè qui e in Coppa Italia, è parso che i meccanismi sestesi siano indigesti a quelli di Ballardini e socie.

Nella foto: Gambarini e Coen, grandi protagoniste dei colpi esterni di Geas e Torino in gara-1.


sabato 2 maggio 2015

La week en rose (99 - finale A1 G3)

Mercoledì 29/4 - Abbiamo trovato l'introvabile. Ovvero la rivista "Basket Magazine", nata circa un anno e mezzo fa per iniziativa di siti online, diventata poi anche cartacea ma con una distribuzione limitata a rare edicole. Be', stamani l'abbiamo scovata, ormai giunta al numero 15, e il fatto positivo è che, a differenza del nuovo Superbasket, si parla anche di femminile: c'è un articolo su Cagliari (Cus), un'intervista a Gemelos di Umbertide, un articolo su Stabia. Più riferimenti sparsi in altre parti (tipo il Trofeo delle Regioni), insomma la piacevole sensazione che il femminile faccia parte del mondo del basket e non sia una sottospecie reietta, come purtroppo pare considerarla l'altra rivista. :yes:


Mercoledì 29/4 - Lo stupore continua. Ragusa è 2-1 su Schio in finale scudetto. Come l'anno scorso; ma stavolta ci arriva con due vittorie di fila, il che significa aver domato le velleità di vendetta delle tricolori, che di solito sono micidiali nel rispondere dopo una sconfitta. Come a dire: "Ok, una volta ci hai sorpresi, la seconda ti ammazziamo". Il problema per Ragusa è che per vincere lo scudetto in casa sua dovrà fare tris. Ma se Schio ha perso la matassa intera (non solo il bandolo), potrebbe succedere.
Che sta succedendo? In telecronaca han parlato di chiavi tattiche come l'aumentata aggressività offensiva delle ragusane in 1 contro 1 sia su Sottana che su Yacoubou e un maggior uso del contropiede anche con le lunghe. Poi in questa gara-3 c'è stato il fattore-Cinili, come se finalmente si fosse resa conto che ha i mezzi per fare la protagonista in attacco e non solo la spalla di Pierson e Walker. Un piacere veder lei e Gorini non rassegnarsi alla sudditanza ai mostri Sottana, Macchi e Masciadri, ma al contrario metterle alle corde con più energia e ficcanza. Peraltro le suddette tre hanno totalizzato 30 punti su 52 della squadra, quindi è più preoccupante la scomparsa di Ress e Sliskovic (sostituite da controfigure, cui nell'occasione si è aggiunta quella di Anderson), che lascia un buco in ala grande vanificando lo strapotere di Yacoubou, il cui quintale abbondante è inarginabile se non con un lavoro di squadra da parte delle ragusane (cosa che peraltro è successa). Ma Macchi e Masciadri hanno meno cartucce che in passato (inevitabile), mentre Sottana non convince, sia nelle scelte (finalizzate più a segnare che a costruire: si dirà "e dov'è la novità?"; be', in queste due partite la pecca si è acuita), sia nel suo continuo discutere concitata con le compagne e con l'allenatore (a meno che non le vada di sfiga, che ogni volta che la telecamera la becca a gioco fermo, lei sta parlando): :blink: ok, magari ha cose intelligentissime da dire, ma trasmette nervosismo solo a guardarla.
Gara-3 è stata una delle migliori partite di finale degli ultimi anni, direi, appassionante e con tanti sorpassi anche se negli ultimi 7' è sempre stata avanti Ragusa. Baldanzoso l'inizio delle sicule nel prevedibile ambiente torrido di casa (9-4), poi alla leggiadria di Cinili risponde la potenza squassante di Yacoubou. Belle cose anche da Gorini per chiudere avanti 17-16 il 1° quarto.
Nel secondo dobbiamo assentarci un attimo e quando torniamo alla tv c'è stato il break di Schio, 20-28, con punti diremmo (deducendo dallo score finale) di Sottana, Macchi e Zandalasini. C'è anche la momentanea uscita di Walker per infortunio. All'intervallo è comunque un 25-31 giocabile. Schio, rispetto a gara-2, tira pochissimo da 3 ma molto bene da sotto.
Terzo quarto chiave per far girare il vento dalla parte di Ragusa. Difesa di grande intensità, serie di recuperi, Schio in grossa difficoltà offensiva. Le isolane magari sciupano ma tra palle rubate e rimbalzi in attacco hanno il doppio delle occasioni, e dai e dai arriva il pareggio sul 31-31 al 25' (solo 6-0 il parziale dalla pausa). Poi Cinili e Gorini tornano a garrire con un 5-0. Schio è nervosa, protesta sui falli col modo tipico del potente in difficoltà, tipo Ress che commette un palese fallo su tentativo di stoppata ma urla in faccia all'arbitressa che per rispetto non le dà il tecnico. Sì, Ragusa ha molti più tiri liberi, ma sta attaccando il canestro, Schio no. Le biancoverdi volano sul 40-33. Si ferma però l'impeto e Masciadri ricuce a 40-38 con una tripla sul finire del 3° quarto.
A inizio ultimo quarto continua la reazione di Schio che torna avanti con Zandalasini (saggiamente schierata in ala grande da Mendez al posto di Ress) in classico suo appoggio con galleggiamento aereo, e con un meno plastico ma altrettanto efficace rimbalzo in attacco di Yacoubou (40-42). Ma ecco di nuovo Cinili, matadora: doppia tripla ed è 48-42. Si rianima anche Ivezic con la tripla del 52-43 e ormai mancano solo 3'30".
La reazione di Schio c'è, ma l'impressione è che sia partita con un istante di ritardo. Tripla di Macchi, due liberi di Sottana: 54-52 a 37 secondi dalla fine. Sì, il tempo per il ribaltone ci sarebbe. Ma non c'è margine di errore, e invece Schio si perde Walker in taglio e Pierson la serve per l'appoggio del 56-52 conclusivo.
Cinili finisce con 16 e 6/8, Walker 14 + 9 rimba, di là Sottana e Macchi 12, Yacoubou 9 + 16 rimba. Bella serie, perdio.

Giovedì 30/4 - Serata di finali di A2 ma anche di playoff di A3. Il BCB Bolzano di Fall e Zambarda è promosso in A2, avendo sbancato 61-67 Udine in gara-2 di finale. Confinata dunque in B (salvo ripescaggi) una piazza storica come quella udinese, mentre le amanti dello strudel tornano in seconda serie dopo 3 anni.
Ancona invece pareggia la serie con la Battipagliese, infliggendo al pubblico battipagliuto la seconda delusione in pochi giorni dopo il k.o. in finale U19. Nel gir. A, dove si è ancora alle semifinali, Moncalieri fa 1-1 con Castelnuovo.

Nella foto [Basketinside]: Sabrina Cinili scocca una delle sue triple decisive a inizio ultimo quarto.