sabato 18 maggio 2024

A1, playout: sapessi com'è strano retrocedere a Milano. Anche in gara-2 domina Battipaglia. Il giallo Oxygen

- "Piove. E' mercoledì. Sono a Cesena", era il mirabile inizio d'una famosa poesia di Marino Moretti. Invece qui piove, è mercoledì e siamo al Bocconi Sport Center di una Milano sferzata dal maltempo in queste giornate di metà maggio. Un grigiore che troverà perfetto specchio nella gara-2 del 2° turno playout che sancisce la retrocessione della massima compagine femminile cittadina. :(

In G1 Battipaglia s'era imposta di 21 punti in un ambiente tutto fuoco e galvanizzazione. Sarebbe bello scrivere che Milano ha risposto con un catino traboccante di gente e di passione per tenere viva l'ultima speranza di salvezza della sua squadra. Il pienone c'era in effetti stato, due settimane prima, per G2 del 1° turno con Brixia. Stavolta invece le tribune, pur non vastissime, sono popolate nella metà più vicina all'ingresso ma pneumaticamente in quella più lontana, salvo il piccolo drappello battipagliese.
"Sai com'è, giorno infrasettimanale, piove, la Bocconi è fuori zona rispetto al Sanga, c'è la finale di Coppa Italia di calcio, c'è il concertone in piazza Duomo", mi viene spiegato da qualcuno degli astanti. Amen. Certo il contrasto con i 2000 (e oltre) che gremirono l'ex Palalido per la finale dello scorso anno è urticante. :angry:

- In compenso, c'è uno spettatore che ne vale per dieci: Arthur "Art" Kenney, il Grande Rosso (ovviamente adesso canuto) dell'Olimpia Milano d'inizio anni '70, il combattente per eccellenza. Chissà che la sua presenza non insuffli spirito guerriero nelle ragazze di casa, rianimandole dalla batosta di gara-1.
Alla faccia: prima azione, palla a due: Johnson tocca per Ferrari che lancia Seka già scattata verso il canestro; difesa in ritardo; canestro Battipaglia dopo 3 secondi. Poco dopo, altri due canestri da sotto facili per Smorto e Johnson. Poi Vintsilaiou si fa scippare da Domenger, la rincorre e la stoppa bene, ma le compagne tornano in ritardo e Seka raccoglie e segna. Poi Domenger segna in arresto e tiro, preso con agio: 2-10 dopo 3'30".

- S'intuisce già da lì come andrà a finire. Va dato atto, per la verità, che da lì fino a metà 3° quarto il Sanga prova continuamente a tornare a contatto e a tratti ci riesce, pur senza mai agganciare. Dornstauder ha la sua solita pericolosità vicino a canestro e dalla media; l'ingresso di Toffali e Turmel (fuori dal quintetto di partenza in favore di Beretta e Tulonen, variazione rispetto a G1) giova alle milanesi; c'è un assist di tocco da Dornstauder per la capitana Guarneri che fa 11-12 all'8'. Ma l'impressione è sempre che Battipaglia ne abbia di più. Certo con Policari, Smorto e Domenger non è la stessa che perse due volte su due contro Milano in stagione regolare. Ma è pur sempre una squadra che ha perso il primo turno di playout con Faenza, e di castronate ne fa a sua volta.
La differenza principale però è che le campane... suonano da 3, mentre le figlie di Sant'Ambroeus ammaccano i ferri: all'intervallo avranno 1/16 dall'arco. E allora ogni riavvicinamento delle locali non si concretizza mai in aggancio. Infatti da quell'11-12 Battipaglia riparte (11-19 al 10'); poi c'è un 20-22 con 7 punti di Toffali in avvio di 2° quarto ma anche stavolta il finale di frazione arride alle suddite di Rossini, che vanno al riposo sul 27-34.

- Nulla di definitivo, ovviamente; e quando Milano riparte con un certo brio dopo la pausa, sfoderando un paio di belle azioni corali dentro l'area e un contropiede di Toffali... "alla Toffali", per il 33-37, si può ancora credere che scocchi la scintilla in grado di spingere le Pinottiane verso la vittoria. Tanto più se Toffali sfruttasse almeno una delle due occasioni che ha, poco dopo, per siglare il meno 2; ma le manca e, sulla seconda, un contropiede ben chiuso da Smorto, s'innesca il contro-contropiede di Battipaglia per il 35-41.
Se fuori piove, qui inizia a diluviare. Segna Domenger da 3. Madonna sbaglia misura del passaggio, che sbatte contro il tabellone. Ferrari segna da 3. Poi ne mette un'altra la paraguaiana e un'altra la francese. Milano impotente di fronte alla gragnuola, così come lo fu nel turno precedente quando Brescia produsse le possenti scariche dalla media e dalla lunga che spaccarono ambo le gare; e come lo è stata in molte altre partite stagionali, in cui ha subìto parzialacci tagliagambe dopo aver, magari, resistito bene.
E stavolta questo break di 0-14 in 2'15" circa è la parola fine sulla lotta-salvezza. Tanto più quando maramaldeggiano Policari da 3 e l'ex di turno Yurkevichus (come sempre rocciosa a rimbalzo ma di mano petrosa) con un taglio per il 40-60 al 29'. Da lì salto subito alla fine, perché i seguenti 11 minuti producono un 20-20 ininfluente, per uno score conclusivo di 60-80.

- Si hanno 18 punti di Dornstauder, 16 di Toffali per le addolorate; 15 di Johnson, 14 di Domenger, 13 di Potolicchio, 10 di Ferrari e Policari per le festanti; e nelle 5 in doppia cifra contro 2 c'è l'immagine della supremazia complessiva di Battipaglia. L'astuto Rossini, dopo i triboli atroci dei primi due terzi di stagione, ma sapendo di poterseli permettere grazie alla formula che non condannava nessuno in stagione regolare, ha vinto la sua scommessa di trovare quel tanto di quadra che bastasse per mettersi una squadra alle spalle nei playout e salvare la ghirba; e dunque ora può aggirarsi festante sul parquet bocconiano.

- Finisce invece dopo una stagione, salvo ripescaggi, il ritorno di Milano in serie A1 dopo 31 anni. "Attento a cosa desideri, perché potresti ottenerlo", recita un famoso aforisma: valeva la pena di sognare tanto l'A1, negli anni scorsi, per poi vivere una stagione così, con 2 vittorie a fronte di 27 sconfitte di cui 24 in doppia cifra di scarto, con 3 straniere cambiate su 4, con alcune delle eroine della promozione (meritoriamente confermate, sia chiaro) fin troppo esposte ai propri limiti? Io dico di sì ma non si scopre certo adesso che la salita nella massima serie è spesso più un incubo che un sogno.

- A proposito di incubi metropolitani, fuori campo in questo caso. Proprio mentre si compiva il destino del Sanga, da un’altra grande piazza, quella romana dell'Oxygen, sono giunte notizie contraddittorie, a firma del salace Edu Lubrano su “Repubblica”: dapprima è uscito un articolo su stipendi non pagati, fuga del patron Rubin e futuro ad alto rischio; dopodiché ne è uscito un altro in cui lo stesso Rubin smentisce la situazione di crisi, dice che era solo andato via un attimo per la Pasqua ebraica e che sta saldando tutto, il progetto non si ferma, ecc.
In realtà le voci fosche non le ha certo inventate Lubrano, giacché è da un po’ di tempo che circolavano. Non sempre le campane a morto si rivelano tali, ma sembra assodato che qualche problema ci sia davvero. Il nostro femminile è un inno alla precarietà delle vicende umane, ma siamo ormai vaccinati. Si può piangere per una retrocessione sul campo ma ti rendi conto che la vera salvezza è restare in piedi. Il vero fesso (o pezzo di m..., se è in malafede; e parlo in generale, non del caso testè citato, di cui m'auguro il lieto fine) non è chi sbaglia le straniere e retrocede, ma chi fa progetti solidi come bolle di sapone che al primo alito di vento si dileguano nell'etere.

Nella foto: il capanello festoso di Battipaglia e quello mesto di Milano al termine di gara-2.


A2, gare-2: playoff, Derthona, Alpo e Roseto in finale; playout: nero Roma

Playoff A2: abbiamo 3 finaliste su 4. All’Est chiudono 2-0 Udine e Alpo, le favorite. Però le furlane avevano rischiato grosso in G1 contro Broni (+3 al supplementare) e avevano perso Bacchini per infortunio nel finale: non era facile sfangarla in G2 nel catino infuocato dell’Oltrepò pavese. Per sorte di Riga, è tornata Bovenzi seppur con mascherone protettivo dopo la frattura al naso. La partita è una battaglia a basso punteggio, in cui Broni, con Coser mano calda in mezzo a tante mani gelide su ambo i fronti, si porta a +8 verso fine 3° quarto; un canestro di Milani allo scadere è il prologo del cambio di marcia di Udine, che alza un muro in difesa e riesce, alla distanza, a sfondare quello di Broni trovando finalmente soluzioni al ferro; si perviene al sorpasso verso metà ultimo periodo, Broni non molla ma stavolta Ianezic non trova la tripla dell’overtime (48-51). Coser 20 punti per le battute; Katshitshi 16+16 rimba e Milani 16 per le vittoriose.


- Con meno patemi, ma non facilmente, Alpo espugna Roseto. Le abruzzesi, sempre orbe di Botteghi, fanno l’andatura per due quarti (37-30 al 20’) ma subiscono il ribaltone nel terzo, e le veronesi giungono in porto (62-68). Miccio 17 e Obouh-Fegue 10+13 rimba per le sconfitte, Frustaci 15 e Moriconi 14 per le vittoriose. Che forse, stanti le condizioni precarie di Udine, hanno qualche chance più del 50% di vincere la finale. Ma Udine ha il fattore-campo e ha dimostrato resilienza contro Broni.

Derthona aveva sofferto nei quarti con Bolzano. In semifinale contro Treviso invece è tornata a indossare i panni dell'ammazzasette; G2 non è un massacro come G1 ma, dopo un primo tempo inamidato (25-20 per le venete), ha strigliato la partita con un 24-47 nella ripresa (49-67 quindi il finale); Attura 17+13 rimba, Gianolla 16 mentre di là solo D'Angelo (26) ha tenuto botta.

Valdarno impatta la serie con Costa rovesciando il tavolo rispetto alla G1 dominata dalle brianzole. Escursione termica notevole fra le due gare, da +27 per l'una a +14 per l'altra (65-51); ma in sostanza l'1-1 era la situazione più preventivabile alla vigilia. Probabilmente dopo due gare a dominio alternato, l'atteso equilibrio si avrà nella terza. In realtà comunque Costa è stata più in partita in questa G2 di quanto avesse fatto Valdarno in G1; all'intervallo era 28-26 per le tosche, che poi hanno allungato sul 48-38 al 30'; a inizio ultimo quarto si è riavvicinata Costa ma Valdarno è stata brava a rispedirla dietro definitivamente, con i punti di Rossini e di una... resuscitata Lazzaro :huh: (da -8 di valutazione in G1 a +26 in G2) e con una difesa ben più solida rispetto a quella esibita nella prima gara, anche se al 50% è demerito delle avversarie che rispetto a 4 giorni prima erano decisamente appannate. Si hanno 17 punti di Lazzaro, 16 di Rossini, 9+14 rimba di Nasraoui per le soddisfatte, 11 di N'Guessan per le scontente.

Playout: nel "si salvi chi può" fra metropoli, Torino completa l'opera, 2-0, condannando il Basket Roma. Dopo aver rischiato grosso in G1, stavolta la lunatica compagine piemontese trova evidentemente ispirazione nel "pallonaccio" di viale Kant, tirando col 56% da 2 e il 57% da 3; scarto che aumenta di quarto in quarto; alla fine 60-80 (Fantini 15 per le piangenti, 28 di John Fats = Giangrasso per le esultanti). Seconda retrocessione per la città di Romolo dopo la Stella Azzurra.
Nel comunicato ufficiale del Basket Roma si legge:

(...) momento dei bilanci per una società e un gruppo di ragazze che hanno deciso di battere una strada diversa da quella che percorrono gran parte delle società, avventurandosi nel mare aperto di un campionato nazionale con un gruppo composto interamente da giocatrici under, nella convinzione che se si vogliono far crescere le ragazze delle giovanili e farle diventare giocatrici a tutto tondo non bastano uno-due allenamenti a settimana con le senior, né metterle in lista soltanto per fare numero e lasciarle poi sedute in panchina a sventolare gli asciugamani. No, occorre mandarle in campo anche in un campionato impegnativo come la A2, far giocare loro minuti importanti, e accettarne gli errori di inesperienza e gli inevitabili alti e bassi di rendimento.

Well, che dire? Visto che è Roma userei un proverbio latino: "Est modus in rebus", -_- ovvero c'è una giusta misura. Non è che o fai la squadra interamente di giovani oppure le giovani sventolano asciugamani. E' concepibile una via di mezzo. In A2 una squadra tutta "under" fa fatica nei risultati e rischia di bruciare le tappe della crescita delle ragazze (perché si trovano addosso responsabilità maggiori di quelle che sono pronte a prendersi), mentre l'inserimento di un paio di veterane aiuta a fare risultati e a incanalare le giovani sui binari di un gioco più maturo (ad es. selezionare meglio i tiri perché non devi fare il boia e l'impiccato). Vedi come fa Costa, ad esempio. Naturalmente il discorso vale se il budget lo consente, altrimenti è logico che devi fare il pane con la farina che hai.
Ma la scommessa del Basket Roma poteva anche funzionare, portando a una salvezza ai playout. Solo che la scelta di non prendere nessun rinforzo ha ridotto a zero il margine di rischio: la fatalità degli infortuni di Cedolini e Benini ha fatto saltare i piani. Speriamo in un ripescaggio perché le giocatrici migliori del Basket Roma in B sarebbero sprecate.

- L'altra serie-paura è in parità. Carugate rimanda il verdetto a G3 piegando Vicenza dopo una partita emotivamente bestiale. Dopo un +12 per le est-milanesi all'intervallo e il sorpasso delle discepole di Zara, guidate da un'indemoniata Pellegrini, si arriva in volata, dove le squadre si sorpassano più volte, sinché le zampate vincenti le piazzano Rizzi e Albanelli per Carugate (in precedenza rianimata dal solito cuore di "Pocket Rocket", razzo tascabile, Usuelli); :B): Assentato sbaglia due tiri liberi cruciali sul meno 2 e nell'ultima azione Rulli segna su rimbalzo offensivo d'astuzia (71-67). Si hanno 19 punti di Albanelli per chi salva (almeno per ora) la ghirba; 27 di Pellegrini per chi non riesce a sfruttare il "match point", ed è un supplizio per Vicenza perché è la terza volta che si lascia sfuggire l'opportunità. Domenica sarà una corrida, e chiunque scenda tra queste due sarà una sorpresa rispetto alle valutazioni d'inizio stagione.

Nella foto: la festa di Udine a Broni.


venerdì 17 maggio 2024

Wnba: la stagione più attesa, il debutto in chiaroscuro di Clark e il ritorno di Zanda

- Solitamente l'inizio della stagione della Wnba smuoveva solo un tiepido interesse, con qualche punta negli anni in cui debuttava qualche rookie di spicco, come il trio Delle Donne-Griner-Skylar Diggins una decina d'anni fa, o Candace Parker poco prima, o Breanna Stewart più di recente.

Quest'anno - per il campionato che ha preso il via il 15 maggio - s'è invece respirata un'attesa mai visto prima, tutto sull'onda del clamoroso boom della stagione universitaria, essenzialmente legato all'epopea di Caitlin Clark ma esteso anche ad altre protagoniste delle nuova generazione che debutta in questi giorni. Le varie Angel Reese, Cameron Brink, Kamilla Cardoso sono diventati personaggi popolari anche fuori dalla nicchia degli appassionati di basket femminile. Per dare l'idea del fenomeno: su Instagram Clark ha 2,3 milioni di follower, Reese addirittura 3,2; Brink 829.000; per contro, Diana Taurasi 321.000 e Stewart 376.000. E guardando alle parole anziché ai numeri, i discorsi di tutti, dai commentatori sui grossi media a quelli sui social, erano imperniati su cosa avrebbero fatto le debuttanti, non su chi siano le favorite per il titolo, le potenziali mvp, eccetera. Come se LeBron James e le altre superstars Nba fossero oscurate da una manciata di nuovi arrivati dal college che non hanno ancora dimostrato nulla fra i professionisti.
Non si è mai visto qualcosa del genere. La Wnba ha cavalcato l'onda, giustamente; ha montato bene l'evento del draft (record di ascolto di sempre), sfruttando l'abilità da consumate influencers delle suddette debuttanti, in particolare Reese e Brink che si sono proposte, con grande naturalezza e successo, in tenuta più da modelle che da giocatrici, cosa che la generazione precedente non ha mai fatto, tranne qualche eccezione e con impatto non paragonabile.

Segnalo qualche articolo che spiega con dovizia di particolari la portata di quanto sta succedendo: questo in inglese sul sito Espn - questo in italiano sul sito "Ultimo uomo"

- Però è chiaro che la situazione è potenzialmente esplosiva:ph34r: In senso positivo, perché si parla di gran giri di soldi in arrivo, contrattoni, arene esaurite per ogni partita di Caitlin; modelli di scarpe personalizzate, nuove franchigie, voli charter per le squadre, eccetera; ma anche in negativo, perché è vero che in America il business conta tanto se non tutto, però ci sono anche le sacre gerarchie dello sport, che pur con tutte le sue pecche è uno degli ambienti più meritocratici che esistano, e se chi non ha ancora dimostrato nulla ha più riflettori e più soldi di chi ha dimostrato tutto (e ottenuto meno di quanto meritasse sotto quei due aspetti), i conflitti possono deflagrare. Se ne sono già viste tracce significative, sia sui social che nei media: dopo l'innamoramento collettivo durante il torneo Ncaa, ora la voce degli "haters" di Clark s'è alzata, battendo due tasti, uno più tecnico (sulla scorta dell'ammonimento di Taurasi: "facile dominare fra le giovani, in Wnba è altra storia") e uno più razziale ("perché Clark ha tutti quegli sponsor mentre A'ja Wilson, l'mvp regnante, no? Perché è nera"). Altra polemica è stata sul fatto che il debutto di Clark in prestagione è stato dato in tv mentre quello di Reese nulla; l'ha trasmesso in streaming una spettatrice (se non erro) e ha avuto 2 milioni di visualizzazioni, pazzesco.
Certo, queste polemiche sul nulla sono un altro segnale dell'aumento dell'interesse. Prima doveva succedere qualcosa tipo Griner prigioniera in Russia per fare breccia... Ma a me pare anche una conferma di una legge non scritta del basket femminile, di qua come di là dall'oceano: non c'è rosa senza spine. Ogni volta che le cose sembrano mettersi bene, "dai che è la volta buona", "dai che sfondiamo", ecco che forze più o meno oscure ed eventi avversi s'agitano per guastare il guastabile. :wacko:
Più concretamente, c'è un paradosso di fondo: Caitlin Clark è l'idolo dell'America bianca che è maggioranza nel Paese, ma in Wnba rappresenta una minoranza rispetto a una maggioranza di nere che non la vede bene da quel punto di vista (cioè appunto come icona bianca che, per il fatto di esserlo, guadagna di più). A me pare assurdo che queste cose abbiano un peso, nel 2024, ma è evidente che da loro lo hanno :blink: Sulla questione del suo essere etero dichiarata (nel senso che sciorina foto col suo boyfriend) in un ambiente in cui potrebbe essere minoranza anche in quest'aspetto, non mi addentro ma non ho elementi nemmeno per escluderlo.

- E insomma, l'aspettano al varco, la divina Caitlin. E se non dovesse sembrare così divina? Ebbene, il debutto stagionale è stato in chiaroscuro, con 20 punti ma 5/15 al tiro e 10 perse, che risulta record per una rookie; e se fu celebrata per i suoi record in Ncaa, ora subisce il contrappasso di venire beffeggiata per l'ingresso nella storia dalla parte sbagliata. Peggio ancora stanotte: la seconda partita, contro New York di Stewart, esordio casalingo di Indiana davanti al pubblico delle grandi occasioni, è stata un massacro, 66-102, Clark solo 9 punti con 2/8 al tiro. :woot: E Breanna-poca-panna e molta acidità? 31+10 rimbalzi, come a dire: mangiane di pane, ragazzina, se vuoi essere al mio livello. :alienff:
La prima partita di Clark ha fatto la maggior audience Wnba dal 2001 con 2,1 milioni. Ma se Clark perde la magia?
Quando il boom di una disciplina è troppo legato a un singolo interprete, il rischio è alto: guardiamo cos'è successo nel tennis, che il torneo di Roma da edizione più attesa di tutti i tempi è diventata un mezzo flop per l'assenza di Sinner. :cry:
Ok, non c'è solo Clark. Ma occhio che le altre rookies più attese sono, secondo me, brave ma non fenomeni: Reese è una combattente ma un po' bassa per fare la lunga e con poco tiro per fare l'esterna; Brink è ottima stoppatrice, ha dei movimenti in attacco ma non è una Stewart né una Delle Donne, manco lontanamente; Cardoso non è una Griner. E se Clark non è una Taurasi? La bolla rischia di scoppiare se il versante tecnico si rivela inferiore a quello mediatico? Potrebbe addirittura scatenarsi l'effetto opposto se l'"hype" creatosi fosse percepito come una solenne truffa: perché allora nessuno ci crederebbe più, alla prossima eroina dei college.

- In tutto questo clamore, c'è anche, zitto zitto quatto quatto, il ritorno di Cecilia Zandalasini sulle scene americane. La nostra portacolori, archiviata la disfatta nei playoff italici, ha rivestito la maglia di Minnesota, con cui vinse l'anelluccio nel 2017; per lei 2 punti e 3 perse in 9 minuti. Lorela Cubaj è ufficialmente indicata a roster per Atlanta, con un'altezza di 6 piedi e 4 pollici (=1,93) e un peso di 200 libbre tonde (=91 kg), ma attualmente è impegolata con le finali-scudetto in cui peraltro gioca con una mano convalescente. Su Matilde Villa non si è mai detto "sì, ci va", "no, non ci va", ma presumo che per quest'anno non sia all'ordine del giorno.

Un paio d'esempi dell'eccitazione intorno alla Wnba 2024.


mercoledì 15 maggio 2024

A1, playout: Batti... un colpo forte. A2, playoff: ok le 4 "big"; playout, spalle al muro Roma e Carugate. Vigilie finale-scudo e Preolì 3x3

Weekend a cartellone sfoltito, in attesa di una metà settimana pienissima tra finale scudetto che inizia, il Preolimpico 3x3 e le finali nazionali U15, oltre alle gare-2 delle serie iniziate appunto fra sabato e domenica scorsi.


Playout A1: prepotente Battipaglia nella G1 casalinga contro Milano. L'immagine della partita è nel canestro acrobatico di Smorto subendo anche fallo ed esaltando con un urlo selvaggio l'ambiente già elettrico del palazzetto battipagliese, gremito con gente in piedi a bordo campo. Quell'azione era nel mezzo del parziale che ha ammazzato la disfida con largo anticipo, sul finire del 2° quarto. L'inizio era stato abbastanza equilibrato, anche se col Sanga avanti solo una volta, 14-15 su tripla di Beretta. Le lunghe Turmel e Dornstauder tenevano a contatto le ospiti, ma erano le locali a fare l'andatura, con l'ispirata regia di Domenger a dettare i tempi (ispirazione che non si riscontrava nelle pari-ruolo avversarie). Da 26-22 c'è stato un 11-0 in un lasso di tempo brevissimo, tipo 2 minuti, in cui Milano perde la bussola e, quando la ritrova almeno parzialmente, è troppo tardi, giacché all’intervallo è 46-30 (dato-chiave: 14/23 per Batti da 2, a metà gara, contro 7/25 delle nero-arancio) e, in sostanza, nella ripresa non cambia nulla, anzi Battipaglia tocca il +20 e rotti, finendo 76-55.
Anche 22 rimbalzi offensivi a rimarcare la superiore intensità delle suddite di Rossini. Le quali bilanciano molto bene le marcature: 4 in doppia cifra (Johnson e Ferrari 13, Domenger 11, Seka 10), a segno in 11, compresi mattoncini, non in “garbage time”, dalle giovani Milani e Mini. Anche Milano, per la verità, distribuisce democraticamente (9 a segno, Dornstauder 11, Toffali 10) ma non ha prestazioni sopra la sufficienza, al massimo sul 6 in pagella.
A questo punto le Pinottiane si debbono aggrappare alla legge non scritta per cui nei playoff e nei playout si può ribaltare tutto tra una gara e l’altra, e aver perso di 21 vale quanto aver perso di 1, anzi, quantomeno non ti lascia episodi su cui recriminare.
Si è completato così un perfetto weekend di merda per il basket milanese: sabato l'Urania di A2 maschile eliminata dai playoff; domenica l'Olimpia inopinatamente battuta in casa nell'apertura dei playoff di A1; e circa un'ora dopo il Sanga femminile maltrattato nel primo episodio-salvezza. :cry:

Playoff A2: dopo un primo turno farcito di sorprese effettive o sfiorate, le gare-1 di semifinale sono più “conservative”, ovvero vincono le n°1 e 2 di ambo i tabelloni.
Ma a una sorpresa si è andati vicini: Udine piega Broni ma solo al supplementare, 80-77. Le friulane - tralasciando le ormai cicatrizzate assenze di Penna e soprattutto Ronchi - si presentano senza Bovenzi, fratturata al naso in G2 con La Spezia, e con Katshitshi in recupero dopo aver saltato quella medesima gara. In più, nel finale dei regolamentari si infortuna Bacchini. Broni dà battaglia fino all’ultimo, pareggia allo scadere con una clamorosa tripla “tabellata” di Ianezic, quasi in tuffo, sul fronte dell’arco. Poi in 5’ di overtime si segna più che in tutto l’ultimo quarto; dal frizzante botta-e-risposta emerge Udine grazie a Gregori (23) e alla risuscitata Katshitshi (16) oltre a Milani (14) mentre stavolta Broni (che ne ha 18 da Bonvecchio, 17 da Marciniaki e Ianezic, quest’ultima uscita per falli su uno sfondo dubbio) sbaglia da 3 sulla sirena.
Sempre nel tabellone 2, Alpo soffre per 3 quarti contro Roseto, poi la batte 60-51 con un 18-6 nell’ultimo. Ne ha 16 Moriconi mentre Frustaci e Parmesani assommano un 44 di valutazione; per le abruzzesi, sempre senza Botteghi, ne ha 12 Sorrentino.

- Nel tabellone 1, dominii assoluti per Derthona e Costa, che pure non avevano impressionato al primo turno. Stavolta invece decisamente sì. Le castelnovesi-scrivie fanno purea e fricassea di Treviso, reduce dal colpaccio su Mantova: mostruoso il 41-9 all’intervallo, :woot: 67-23 al 30’, alla fine 76-37 senza infierire ulteriormente.
Per quanto mi concerne, mi sono recato a Costa Masnaga, dove in una domenica dalla temperatura quasi estiva le locali Pantere ospitavano S. Gianni Valdarno in quella che era preventivabile come una tenzone equilibrata, considerando i pari punti in classifica stagionale e una certa fatica fatta da entrambe nella serie dei quarti (2-0 per Valdarno ma dopo un overtime in G2, 2-1 per Costa).
Well, non è stato così perché Costa ha sciorinato una prestazione gagliarda su ambo le metà del campo: difesa a muraglione dentro l’area, dove le tosche - a partire dall’ex Nasraoui - non hanno quasi mai avuto appoggi limpidi da sotto, finendo con un atroce 7/35 da 2; attacco corale ispirato e ficcante sia in velocità che a difesa schierata. Dopo un arrembante 15-2 iniziale, c’è stato l’unico frangente favorevole a Valdarno, con 3 triple di Rossini e un’abbondanza di tiri liberi lucrati (forse unico neo della difesa masnaghese, che alla fine ne ha concessi 28 di cui 25 segnati, pezza d’appoggio per Valdarno che dal campo non segnava mai) ma comunque è rimasta al comando Costa, che nel finale di 2° quarto ha ri-scavato il solco (49-32 con tripla allo scadere di Pappalardo, impennata sul ferro ed entrata) e nella ripresa ha affondato ulteriormente gli sganassoni, mandando al tappeto le spaesate tosche (84-57 il finale, anche +31 di scarto), troppo brutte per essere vere, anche se questo andrà constatato in gara-2.
Si hanno 16 punti, 9 rimbalzi e 7 assist della solita Allievi “todo hacér” (tuttofare), per dirla nella lingua del coach valdarnense Garcia Fernandez; altre 4 in doppia cifra per la maiuscola Costa; per le ospiti 20 di Rossini, unica sopra la sufficienza.
Note a margine: 1) fra il pubblico spiccavano due grandi ex quali Eleonora Villa, reduce dall'America, e Paolo Seletti, reduce dalla pelle salvata con Faenza; 2) per la prima volta vedevo dal vivo il nuovo fantasmagorico tabellone elettronico del palazzetto di Costa, che dopo ogni canestro o fallo fa apparire la foto gigante della giocatrice, e poi proietta filmati, intrattiene il pubblico, eccetera. Leccarsi i baffi. :B):

Playout A2: nelle serie-inferno sono Carugate Basket Roma a finire spalle al muro. Le capitoline sfiorano il colpo in trasferta su Torino, ma cedono 65-60 dopo un overtime. Nei regolamentari pareggia Tortora, poi sbaglia Aghilarre (Roma era a +6 a 2’ dalla fine); poi ripartono bene le figlie della Mole, toccando anche il +7. Colli 18 punti, non bastano 20 di Lucantoni; sempre out Benini oltre a Cedolini per le ragazze dell’Urbe eterna, le quali piangono lacrime amarissime per il 13/32 ai liberi. Mostruose le 58 palle perse assommate dalle due compagini, ma si sa: sono playout e i palloni scottano e sdrucciolano.
Vicenza regola 62-58 Carugate in una partita… inguardabile, nel senso che lo streaming andava a scatti e quindi non l’ha potuto seguire nessuno. Meno equilibrio di quanto dica il punteggio finale: a inizio ultimo quarto era +18 per le discepole di Zara, precise da 2 e da 3 anche se scadenti in lunetta (9/20) e tremebonde nel possesso-palla (33 perse); le lombarde al contrario sono pungenti nei recuperi ma sbagliano quasi tutto al tiro per 32 minuti, poi si sbloccano e rimontano forsennate, con 28 punti nell’ultimo quarto, ma è tardi. Si hanno 18 punti di un’Assentato... ben presente e 17 di Nespoli, che però... non fruttano. :wacko:

- Vigilia della finale scudetto: i pronostici, almeno quelli del “panel di esperti" contattati da LBF per il suo sito, convergono su Schio anche se non in modo unanime (tipo 60% contro 30% per Venezia e 10% di astensione). In realtà le rispettive gare-2, come già dicevamo, hanno mostrato segni di vulnerabilità per entrambe, persino da parte di Schio che non perde in Italia da 15 partite, 17 se contiamo pure la Coppa Italia.
Gara-1 sarà già cruciale, probabilmente, perché Venezia deve scacciare i tarli che le ha messo Schio negli ultimi scontri diretti, soprattutto la finale di Coppa Italia; se la Reyer perde subito il fattore-campo, poi sarà dura ribaltare il vento della serie. L’incognita che deve risolvere la Reyer credo sia quella sulla leader: non parlo di talento tecnico, quello non manca alle lagunari; intendo la giocatrice che nel momento della verità guida la squadra alla vittoria. Schio da questo punto di vista ha più garanzie. E c’è l’assenza di Cubaj (a meno di recuperi in extremis) ad assottigliare l’arsenale di Mazzon. Schio invece annunciata al completo coi recuperi di Juhasz e Penna.
Speriamo in 5 partite, vista la vetrina di RaiSport.

- Preolimpico 3x3 a Debrecen (16-19 maggio): il quartetto azzurro è formato da D’AlieConsoliniMadera Spreafico. In pratica lo stesso che conquistò la qualificazione nel 2021, tranne Sprea al posto di Rulli (poi ai Giochi si inserì Filippi al posto di Madera, fregata dai requisiti di ranking insufficienti). Non so quanto sia stato lungo il raduno di preparazione delle altre, ma di sicuro il nostro era ridotto all’osso: Spreafico arruolata all’indomani della fine delle semifinali, D’Alie e Conso appena chiusi i quarti, Madera risulta aver finito il 20 aprile in Spagna, ma non è che il margine sia stato ampio neppure per lei.
Senza dubbio l'esperienza non ci manca; altrettanto senza dubbio non sembriamo sprizzare atletismo ed esplosività, considerando che la più ferrata delle nostre, sotto quest'aspetto, è la 37enne di 1.59 D'Alie. :wacko:
Il torneo è l'ultima occasione disponibile per andare a Parigi. Ci sono già stati due tornei di qualificazione, uno ad aprile vinto dall'Azerbaigian e uno a inizio maggio in cui ha prevalso l'Australia. Non avevamo il ranking sufficiente per partecipare (3 anni fa sì, infatti centrammo il "pass" olimpico al secondo tentativo) e quindi abbiamo una sola cartuccia in canna. Ci sono solo 3 posti su 16 squadre e tra le avversarie c'è gente come Spagna, Germania, Canadà, Giappone.
Dio ce la mandi buona, potrebbe essere il commento tecnico della vigilia. :D:

Nella foto: Seka a canestro battendo Beretta davanti al muro di folla battipagliese in gara-1 contro Milano.



sabato 11 maggio 2024

A1, semifinali: Venezia e Schio, 2-0 da copione (anche se in gara-2...). Classico "fuori a testa alta" per Campo & Ragù

- E dunque sarà Venezia-Schio per lo scudo. Immaginarsi sorprese nelle semifinali, dopo quelle dei quarti (totale quella di Ragusa su Bologna, solo parziale quella di Campobasso sul Geas, più che altro per l'andamento della serie, non per l'esito in sé), era un esercizio eccessivo di fantasia. Infatti nessuno ci credeva. Da un lato le due squadre nettamente migliori del campionato, dall'altro due che avevano già riempito ampiamente la bigoncia degli obiettivi stagionali e a corto di energie e di risorse d'organico, dovendo poi oltretutto fare a meno di una straniera in una gara della serie (Mistinova in G1 per Campo, Juskaite in G2 per Ragusa).

Insomma c'erano gl'ingredienti perfetti per un 2-0 secco e, tutto sommato, è già notevole che si sia seriamente rischiato di andare a gara-3 in ambo le serie. Che hanno avuto uno svolgimento alquanto speculare: G1 dominata dalla favorita, G2 vinta con un affanno che, tutto sommato, mette pepe in vista della finale, perché entrambe le "contenders" hanno mostrato segni di vulnerabilità: bisognerà vedere chi saprà approfittarne.
Per il momento è già sicuro che lo scudo rimane in Veneto ed è il decimo degli ultimi 11: unica eccezione Lucca 2017, per il resto solo Schio, più la Reyer nel 2021 e vedremo quest'anno.

Venezia-Campobasso (G1). Le telecamere di RaiSport illuminano un Taliercio splendidamente farcito da 2.871 spettatori, record stagionale per il campionato. L'assenza di Mistinova fra le molisane, reduci oltretutto dall'estenuante serie col Geas, fa temere un monologo della Reyer sin dalle prime battute. ma non è così. Campobasso è brava a mettere le briglie all'attacco lagunare e a sfruttare le occasioni per stare aggrappata alla partita (e nel 1° quarto anche condurre per qualche frangente), soprattutto con Kunaiyi e Dedic; a metà 2° periodo un "jumper" di Trimboli firma il 24-24. Le stoccate di Shepard e soprattutto di Kuier non sembrano bastare a scavare il solco, in una serata poco esaltante per le esterne di Mazzon. Ma ecco che negli ultimi 2', quasi di colpo, si spezza l'equilibrio, con un 9-0 di cui è gran protagonista Berkani: tripla di tabella, due liberi e "runner" dal centro dell'area; in mezzo anche un'entrata fendi-area di Shepard. All'intervallo è 40-28 e la partita è segnata.
Campobasso è generosa nel riavvicinarsi a meno 5 verso metà 3° quarto (47-42) ma si percepisce la fatica di uno sforzo che pagherà alla distanza, con gl'interessi. E così avviene, quando Venezia dà il via, con Berkani, Pan e Kuier, a una gragnuola di triple che riporta il margine in doppia cifra (58-47 al 30') e poi lo dilata in maniera sin troppo severa nell'ultimo quarto (82-63).
Verso l'inizio dell'ultima frazione c'è anche il "fattaccio" della botta gratuita (non proprio un pugno ma comunque un colpo) da parte di Shepard a Kunaiyi su canestro segnato, cioè ad azione appena finita. :angry: Gli arbitri optano per l'antisportivo. La calma della nigeriana evita che la situazione trascenda in rissa.
Si hanno 22 punti di Kuier, 17+17 rimba di Shepard per Venezia, che chiude con 12/24 da 3 grazie all'8/12 della seconda metà; per Campo sono 15 di Kunaiyi, 14 di Trimboli, 12 di Morrison ma solo 6 con 2/13 per Quinonez; se si aggiunge il 16/41 da 2 e pure il modesto 13/23 ai liberi, oltre a un 6/18 da 3, s'intuisce che è già tanto se la Magnolia se l'è giocata a lungo.

Schio-Ragusa (G1). Anche qui una bella affluenza, 2.050 anime. Partita a senso non unicissimo ma neanche... alternato: solo un paio di effimere ricuciture d'orgoglio per Ragusa, che ha ritrovato Spreafico, mentre per il Famila manca Penna (anche in G2).
Scatto immediato scledense, 13-2 in poco più di 4'; pezza sicula con le triple di Jakubcova, Thomas e Miccoli ma perentorio riallungo del Famila nel 2° quarto: 34-19, poi 41-25 al 20'. Va dato atto a Ragusa di tornare a crederci con uno 0-12 a suo favore, da meno 20 a -8, ma Sottana ispira un controbreak di 9-0 per Schio ed è tutto chiuso al 30' (56-39). Finale 76-51. Juhasz 16 punti, Guirantes e Sottana 15 nel concerto d'archi delle tricolori; solo Jakubcova in "doppia" con 11 per le sicule, il cui 11/34 da 2 è eloquente sui triboli avuti.

Campobasso-Venezia (G2). Qui ci si è divertiti, anche se la Reyer è stata sempre avanti dal 2° quarto in poi. Le molisane ritrovano Mistinova ma non basta a colmare il gap di forze in campo. Come in G1, mentre le lunghe Kuier e Shepard (soprattutto l'egizio-finlandese) sono le più continue, è con le triple in fila che le figlie di San Marco scavano i breaks. Così avviene stavolta con il tris di fiondate Pan-Held-Kuier nel 2° quarto, seguite poco dopo da Fassina per il +11; mettono qualche pezza Kunaiyi e Dedic (26-33 all'intermezzo).
Poi ancora triple a inizio ripresa: Fassina e due volte Kuier, la seconda pure con l'aggiuntivo; 30-45 al 24' e il pur sempre festoso pubblico campobassano sembra rassegnato alla resa. Ma ecco invece Quinonez suonare la carica con 6 punti di fila, cui s'aggiunge una tripla di Kacerik; a fine 3° quarto la disfida è riaperta (45-49).
Nell'ultima frazione si segna poco per circa 6-7 minuti; ciò fa brodo per una Reyer che non brilla ma nemmeno perde le briglie della partita; Kuier, Shepard, Berkani respingono a meno 7 le padrone di casa a -1'50". Venezia non riesce però a sferrare il k.o. e Mistinova ridà speranza con una tripla a circa -1' (il tempo è approssimativo perché la sovrimpressione era imprecisa). Villa, onestamente anonima nel complesso, mette un libero; poi una palla cruciale è affidata a Giacchetti, la quale va in penetrazione contro la stessa Villa in un duello dal futuro azzurro, ma sbaglia. Ancora Villa in lunetta e stavolta fa 2/2.
A quel punto, sul 57-64 a circa -20", Sabatelli valuta che i giochi siano fatti e toglie le titolari per offrire la "standing ovation" a loro e l'onore del parquet alle babies. Incredibilmente, Quinonez segna subito da 3, frontale, poi intercetta la rimessa, va in angolo e ne spara dentro un'altra: 6 punti in meno di 5", 63-64. :woot: Sabatelli in fretta e furia rimette dentro le veterane.
Berkani, la quale sembra non avere coscienza delle situazioni ma solo seguire il flusso del suo genio e sregolatezza, dapprima fa 2/2 ai liberi con agio (63-66), poi ruba palla (e fin qui tutto bene), ma senza apparente logica si fionda in angolo dove spara una tripla a campanile, che va sul ferro lasciando circa 5" a Campobasso. :blink: Per fortuna della francese, e di tutta la Reyer, Dedic non trova la tripla dell'overtime e finisce così la serie, dopo uno dei finali più rocamboleschi di sempre.
Si hanno 19 punti di un'eccellente Kuier, 14 di una ficcante Fassina, 11+15 rimba di Shepard per le vittoriose; 17 di Kunaiyi e Quinonez, 14 di Dedic per le battute. Che ovviamente possono archiviare una stagione di soddisfazioni, la migliore della loro storia.

Ragusa-Schio (G2). Possibile che sia stata l'ultima partita ragusana in A1? Se è così, sarà stata un'uscita di scena con onore. Ma anche con rimpianti, perché dopo aver comandato per tutta la serata, le sicule subiscono l'infilzata finale delle scledensi. Qualcosa di ineluttabile, un copione già visto mille volte fra queste due squadre, l'emblema della storia di una Passsalacqua che ci ha provato in eterno con il Famila, ma è sempre "finita corta" di poco (be', a volte anche di tanto), nei momenti cruciali, salvo sporadiche gioie come un paio di Coppe Italia.
Assenti entrambe le "Ju", cioè Juhasz Juskaite, e non è roba da poco; la differenza è che Schio ha una Sivka da mettere a rimpiazzo (per quanto usata poi solo 9'), Ragusa no. Dinnanzi a 1500 spettatori ufficiali (ma forse qualcuno in meno, vedendo in tv), è tuttavia gagliarda sin dall'inizio la compagine di casa, 7-0 al 3', anche se poi si viaggia in equilibrio (20-17 al 10'). Ma è un Famila a marce basse, che s'accontenta sornione di restare al traino, ma non mette la sua impronta sulla gara. La mette, eccome, Ragusa che nel 2° periodo colpisce con Chidom da sotto, con Jakubcova e Spreafico da fuori, toccando anche il +8 con Pastrello; poi 42-36 al 20'.
Anche +9 siculo in avvio di ripresa su tripla di Spreafico (47-38), ma poi l'impeto biancoverde si ferma: solo 4 punti nei restanti 8' del 3° quarto; mancano all'appello soprattutto i punti di Chidom su buone occasioni da sotto. Però Schio continua nella sua serata né carne né pesce e si limita ad avvicinarsi (51-46 al 30').
Si sente però, nell'aria, l'ineluttabilità del sorpasso, perché prima o poi i nodi verranno al pettine. Sembra già così in avvio d'ultima frazione con Sivka e Verona per il meno 1 (52-51), ma ecco Spreafico salire in cattedra con un'entrata e un triplone; risponde Resingerova che sfrutta bene gli assists di Guirantes e Sottana: si ha il primo pareggio dopo parecchio (57-57 al 34'), e subito dopo il sorpasso con Keys; ancora "Sprea", mirabile, con una tripla difficile e uno slalom (62-59 a -4'15"), ma riesce solo a rinviare la sentenza; il successivo parziale di 1-7 per Schio sposta l'esito dalla parte delle tricolori (63-66 a -2'15"). Sprea lucra un fallo in smarcamento e fa 2/2 (in totale 12 punti per lei nel 4° periodo), ma Sottana, come mille volte in carriera, mette il suo sigillo con un arresto e tiro tecnicamente da 3, ma con un piede sull'arco (65-68 a -27"), per cui Ragusa ha ancora vita ma Thomas sbaglia da 3, Pastrello segna su rimbalzo offensivo (67-68) ma serve a poco o nulla perché mancano solo 4"; Ragusa non è in bonus, perde 2" a spendere un fallo, poi manda in lunetta Sottana che fa 0/2 ma non c'è tempo per un vero tiro. Tutto va come deve andare, Schio in finale.
Si hanno 19 punti per Spreafico, 13 di Thomas, 12 di Chidom (però, come detto, calata alla distanza); Reisingerova e Verona 12, Keys 11 per un Famila come sempre cinico anche quando non brilla.