domenica 3 settembre 2017

A tempo scaduto (4)

25.
Quel malefico antisportivo. Un'immagine che difficilmente dimenticheremo, quella delle nostre giocatrici devastate dal dolore e dalla rabbia, come chi sente di essere stato derubato di una vittoria, o perlomeno della possibilità di conquistarla. E derubato di un Mondiale, che per molte era l'ultimo treno di una carriera.
C'era l'antisportivo? Non c'era? Se non c'era, è frutto di dolo o di estemporaneo protagonismo arbitrale? Parto da una premessa "filosofica". Non condivido il culto del "fallo tattico", specie nel femminile, in cui la probabilità di subire un canestro in una situazione difensiva con pochi secondi sul cronometro è molto bassa. Infatti, contro la Turchia abbiamo sbagliato l'ultima azione noi, contro l'Ungheria l'hanno fallita loro. Difendi, cribbio, vedrai che s'incartano, senza bisogno di cercare guai col fallo tattico. Mi piace più questa mentalità che quella di speculare con una furbata sul vantaggio offerto dalla casualità del bonus non esaurito.
Non condivido neanche il dogma secondo cui lo "spirito del gioco" impedirebbe all'arbitro di decidere la gara con un antisportivo: intanto, che vuol dire “spirito del gioco”? Troppo soggettivo. La regola deve valere al primo minuto come al quarantesimo, per quanto il concetto di “antisportivo” si presti di per sé all'interpretazione arbitrale. Ma, a proposito di spirito, premeditare di fare fallo per spezzare l'azione avversaria è sportivo?
Insomma mi sarebbe piaciuto vedere l'Italia difendere alla morte su quell'ultima azione, senza l'idea di far fallo preventivo a tutti i costi. Purtroppo tendiamo a venerare ciò che è astuto e a considerare sciocco ciò che è a viso aperto: se Capobianco non avesse ordinato fallo, sul +1 con la Lettonia a -12 secondi circa, e avessimo subìto un canestro, tu pensa come sarebbe stato crocifisso. Magari anche se avessimo vinto: "sì, però che pirla Capobianco a non chiamare fallo. C'è andata di culo".
Di conseguenza, secondo me, ci siamo esposti a una chiamata che probabilmente non ci stava, ma che ci siamo messi in condizioni di subire. Credo infatti che Zanda abbia eseguito il compito con una certa ingenuità (cioè “facendolo vedere male”) e con un istante di ritardo fatale, perché ormai l'avversaria stava puntando a canestro, anziché avere appena abbozzato l'azione. Risulta che alcuni esperti di regolamento, sia pure una minoranza, si siano espressi sulla questione dando per plausibile la sanzione dell'antisportivo. C'è da dire che la reazione del nostro clan, giocatrici e c.t., è stata di sdegno talmente forte e sincero che, evidentemente, a chi stava in campo è parso un fischio scandaloso, infame: non possiamo non tenerne conto, ma non si dissipa il dubbio.

26.
Senza dubbio, invece, triste quello che si è scatenato dopo l'episodio, anche se ha catalizzato ancor più interesse intorno alle nostre ragazze. Un casino mai visto (per il femminile) sui social e nei forum, teatri di un versamento collettivo di bile. La quale si è alimentata con un “colpo di scena” che nemmeno a studiarlo apposta poteva funzionare così bene: complotto! “Hanno fatto andare al Mondiale la Lettonia perché, com'è stato appena annunciato, la nota superpotenza baltica organizzerà gli Europei 2019”. Tutto chiaro! La Fiba ha istruito l'arbitro spagnolo (e si sa che gli iberici sono immanicati...) raccomandandogli: "Al momento buono inventati qualcosa per inculare l'Italia e far passare la nostra amata Lettonia". Evidentemente il cornuto s'era dimenticato di eseguire il piano con più agio nei 39'50” precedenti; o forse quella Zanda aveva vanificato tutto con le sue magie; sicché il diabolico ha colto l'ultima chance sanzionando proprio l'impicciona con la maglia numero 9, così la prossima volta impara a rompere il paniere nelle uova.
Abbiamo notato particolarmente accaniti, nel sostenere tale complotto, alcuni personaggi segnalatisi, nelle loro vesti cestistiche di varia natura, per rapporti complicati coi direttori di gara. "Ecco! Abbiamo la prova definitiva che gli arbitri sono marci e quindi (sottinteso) le mie crociate contro di loro in Serie B/C/Z sono sacrosante", si poteva dedurre dalle loro vampate internettiane.

27.
Scattava poi la caccia ad altre prove inconfutabili della trama: ad esempio, che dal filmato Fiba fosse stata eliminata la scena del fallo, presente in una prima versione. Ma dove sta la verità? Sembra interessare a pochi: l'importante è pascere le proprie teorie, alimentare l'autocompiacimento di saperla lunga e aver capito tutto delle trame del Sistema. Non si percepisce, quindi, il ridicolo del sostenere, con la certezza di chi sta dicendo qualcosa di scontato, che la Lettonia (avessi detto la Turchia o la Spagna...) abbia più "peso politico" dell'Italia di Petrucci, il quale pur di lisciarsi la Fiba non aveva esitato, lo scorso anno, a scornarsi con i club nostrani in un'anacronistica battaglia sulle coppe europee da disputare.
Ahinoi, ingenui! Abbiamo organizzato il Preolimpico maschile 2016 e il Mondiale femminile U19 di quest'anno senza ottenere uno straccio di favorino, ignari che solo l'organizzazione del prossimo Eurobasket Women (che peraltro per la Lettonia è una co-organizzazione in minoranza, dato che metà delle eliminatorie e tutta la fase finale si giocheranno in Serbia) dava diritto alla chiamata-bonus a proprio vantaggio...
Il fatto è che la litania dell'Italietta-che-non-conta-un-cazzo amiamo tanto ripeterla anche nei discorsi di politica, di società e quant'altro: per assurdo l'Italia, che ha inventato gli intrighi e il termine “machiavellico”, sarebbe adesso quella che gli intrighi machiavellici li subisce da tutti, persino dalla Lettonia...

28.
Ci credono anche persone serie, mica solo i fissati. "Gli episodi non hanno bisogno di ulteriori commenti: vale lo sdegno espresso sulla rete dai tifosi", ha scritto il giornalista di lungo corso Mario Arceri nel suo editoriale su Basket Magazine di luglio. E perché dovrebbe valere lo sdegno dei tifosi? Devono valere i fatti, i pareri degli esperti. Non di chi crede di aver capito tutto il perché e il percome, dopo aver visto mezzo replay, riflettuto 5 minuti scarsi e cliccato un paio di siti.
Da un direttore di rivista specializzata vorrei un ragionamento di cervello e non di panza; ma Arceri segue l'onda e anzi pesta duro: "Attenzione alla scansione dei fatti: l'arbitro spagnolo Castillo Larroca ha portato ai Mondiali del prossimo anno la Lettonia alla quale, un'ora e mezzo più tardi, è stata assegnata l'organizzazione (con la Serbia) dell'Europeo del 2019. Il tutto sotto lo sguardo del presidente della zona europea, il turco Demirel, la cui squadra ai Mondiali c'è arrivata anche in virtù della benevolenza arbitrale (...) la gomitata della Hollingsworth è stata punita con un fallo semplice” (pure lui come Masciadri si confonde al riguardo, ndr).
Per Arceri la logica di questo intrigo triangolare Spagna-Turchia-Lettonia è chiarissima: "Questione di peso politico? E' vero, ne abbiamo decisamente poco. (...) la qualità organizzativa viene mal remunerata (vedi il preolimpico dello scorso anno con i soliti fischi discutibili (...) Spagna, Francia, Grecia, Turchia, Germania, gli stessi Paesi baltici e balcanici hanno acquisito e rafforzato una rete di relazioni e un peso ben superiori al nostro, per cui non aspettiamoci regali nemmeno all'Eurobasket di Tel Aviv e Istanbul".

29.
Si deduce che, secondo Arceri, il problema non è che la Fiba dispensi favori falsando le partite, ma che lo faccia a vantaggio di altri. Comunque, Arcè, se sei veramente convinto che l'Italia conti meno della Lettonia al punto da farsi scippare il biglietto per i Mondiali con un fischio-killer premeditato, chiedi immediatamente le dimissioni di Petrucci per incapacità di tutelarci. Non devi aspettare neanche un secondo. Altrimenti è solo uno sparacchiarla grossa, in stile-social, per raccattare qualche "like" a buon mercato, roba che ti aspetti da un Gigi Rossi su Facebook, non da un decano del giornalismo italiano di basket.
Accantoniamo quindi le fanta-teorie e concludiamo che l'antisportivo a Zanda è stata un'applicazione "bastarda" del regolamento da parte di un arbitro che ha voluto ergersi a protagonista, ma senza premeditazione; la sequela di fischi dubbi nelle partite precedenti sono una sfortunata casualità, che noi colleghiamo con un filo logico in realtà inesistente, dimenticando i fischi di segno opposto. Ne sono sicuro? No, ma di solito è l'accusa che deve fornire prove certe.
A proposito, una domanda: ma se in Lettonia, o altrove, dopo un fischio dubbio a nostro favore ci accusassero di aver orchestrato una mafia simile, senza fornire altra prova che l'ottenimento della co-organizzazione di un evento Fiba, non ci incazzeremmo come bestie, Arceri per primo?

30.
L'unico antidoto al rischio di essere derubati è non mettersi in condizione di dipendere da uno o due episodi nel momento decisivo. Non ci siamo riusciti, per limiti nostri e colpi bassi della sorte. Lo spartiacque tra successo e fallimento è stato talmente sottile che viene spontaneo credere che con Macchi sana ce l'avremmo fatta. E' possibile, forse probabile, non sicuro. Aveva giocato bene con la Bielorussia, non stava facendo granché con la Turchia; la sua perdita ha lasciato carta bianca a Zanda e ha scatenato una reazione positiva nel gruppo, che si è compattato a lottare per lei. Però, certo, per classe ed esperienza era la giocatrice ideale da avere nei momenti decisivi, lei che oltretutto è la regina per eccellenza degli ultimi tiri...

31.
Sempre per la serie "e se...": andava cambiata qualche convocazione? Anche qui: avendo perso tutto quanto per un punto, c'è terreno fertile per sostenere che con Rina al posto di Pina potesse finire diversamente. Più d'una delle convocate ha lasciato a desiderare con le sue prestazioni; qualcuna forse era meno forte di pari-ruolo rimaste a casa. Ma come già in altre occasioni invito a considerare non solo la qualità individuale, bensì anche la capacità di rappresentare agli occhi del c.t. e delle compagne (sia a livello tecnico-tattico, sia umano) la pedina che serve nell'ambito di un gruppo. Ricordarsi di Tanjevic che lasciò fuori il geniale Pozzecco all'apice e vinse gli Europei col manovale Mian. Un caso estremo ma che insegna. Per me abbiamo mandato in Repubblica Ceca le dodici che dovevano esserci; o in ogni caso non mi suscita particolare rimpianto chi è rimasta a casa.

32.
Quello che ci manca realmente non è la tal ragazza o la talaltra, ma un'entità astratta che potrebbe essere chiunque ma non è nessuno perché non ce n'è l'ombra. Sembro un Pirandello in stato confusionale ma sto parlando ovviamente di un centro vero, di spessore internazionale, anzi non uno solo ma un pacchetto-lunghe di almeno tre elementi. Ress merita tutta la nostra ammirazione perché da anni si sobbarca compiti superiori al dovuto, ma il suo ruolo giusto sarebbe quello di onesto cambio (cosa che infatti è a Schio), non di baluardo quasi unico di un intero reparto.
Le altre squadre sanno benissimo che facciamo acqua sotto canestro e, se appena hanno materia prima sufficiente ad approfittarne, si preparano a dovere per farlo. Contro di noi una lunga fortissima diventa immarcabile (vedi Hollingsworth o Meesseman e Wauters), una buona diventa fortissima, una scarsa diventa buona (tipo la perticona ungherese di 2.08 Hatar). Becchiamo più canestri in area di quanti riusciamo a segnarne, anche perché concediamo rimbalzi in attacco e a volte dormiamo sui tagli e sulle rimesse da fondo; sicché ci dobbiamo tirare il collo per rimediare, faticando più delle avversarie. A volte siamo dovuti passare a zona per non farci ammazzare da sotto, ma così ci pestavano dalla lunga distanza. Insomma abbiamo un gioco strutturalmente incompleto, amputato; come un handicap di 10-15 punti a ogni partita. Hai voglia a rimediare solo col “cuore”...

33.
Il problema è tanto annoso quanto irrisolvibile a breve termine. Noi non possiamo naturalizzare una Hollingsworth e non credo basteranno prospetti nostrani come Cubaj o Madera, anche se potranno migliorare la situazione. Le madri di una Pina Tufano, di una Salvestrini, di una Passaro, ma pure di un'Arnetoli o una Schiesaro (senza scomodare Pollini che era un animale raro per combinazione di fisico e doti cestistiche innate), evidentemente non sono più incinte o hanno deciso di mandare al volley i loro nuovi prodotti, cosa di cui peraltro non sono del tutto convinto. Se abbiamo un identico problema di lunghi nel maschile, dove carenza di tesserati non mi pare sussistere, significa che non esistono, o non sappiamo né rintracciare né allevare, giovani italiani di 2.10 o italiane di 1.95 in grado di giocare a basket ad alto livello. Dopodiché a fine agosto rispunta Dubravka Dacic, che torna a Napoli, e ti viene in mente che la "big girl" di 2 metri, spalle massicce e mani educate ce l'avevamo (seppur importata dalla Croazia), e poteva essere da 10 anni il nostro centroboa fisso, ma non siamo riusciti a cavarne nulla...

Nella foto: i due momenti più controversi del nostro Europeo, il colpo-killer su Macchi e la disperazione di Zanda dopo l'antisportivo.

sabato 2 settembre 2017

A tempo scaduto (3)

18.
Però, però... Non avremo più le Cooper e le Still ma qualcosa di speciale l'abbiamo trovato, quest'estate. L'estate di Zanda. Tutti pazzi per Zandy. "Zandalasini carrying the load with incredibile class", articolo sul sito Fiba dopo le prime magie all'Eurobasket. Zandalasini nel quintetto ideale della manifestazione. Zandalasini su un paginone della Gazzetta (5 luglio). "Zandalasini, è nata una stella", titolo della rivista Basket Magazine. Zandalasini alla Domenica Sportiva, e non a fare tappezzeria sullo sfondo ma come ospite di riguardo. Zandalasini intervistata da Alessandro Mamoli su Sky in un programma tutto su di lei, onore finora riservato solo alle stars del maschile. Zandalasini "trend topic" sui social, i quali hanno moltiplicato l'eco delle sue imprese. Che in diretta pochi hanno potuto vedere, essendo confinate su Sky come tutte le nazionali azzurre sino al 2075, ma di cui tanti si sono abbeverati grazie ai filmati su Facebook e simili.

19.
Terzo quarto di Italia-Turchia. Zandalasini segna in palleggio-arresto-tiro, un suo classico. Addomestica una palla vagante nella nostra metà campo difensiva, scatta in avanti, semina in velocità il loro play Alben e deposita a canestro. Segna in entrata attraversando l'area e appoggiandosi al babau Hollingsworth senza perdere il controllo del corpo. Poi rifila pure una stoppata all'americo-turca. Pochi istanti dopo corre di nuovo a tutto campo, riceve un lancio di Dotto e appoggia altri due punti in contropiede. Segna una tripla.
Sdilinquiti i due telecronisti Fiba: la commentatrice tecnica era tutta un "ho-ho-ho" per ogni prodezza di Zanda; palese nelle loro voci, alla fine, la delusione per la nostra sconfitta, al punto che gli utenti turchi di YouTube s'incazzeranno alquanto. Ma l'eccitazione della coppia al microfono era del tutto comprensibile; figurarsi la nostra. E' sempre un momento speciale quando un campione prende piena consapevolezza di esserlo e inizia ad agire da tale. Per fare un paragone moderato, è come quando Gesù Cristo fece il suo primo miracolo, capì di essere il Messia e da allora prese a rivelarsi in quella veste.

20.
La consacrazione di Zandalasini è avvenuta immediatamente dopo l'infortunio a Macchi, abbattuta dopo 3 minuti del terzo quarto dalla gomitata spacca-mandibola di Hollingsworth. La quale non crediamo che avesse conti da regolare proprio con Chicca; i replay del fattaccio sembrano indicare che la nostra sia stata vittima casuale di un'azione pericolosa, deprecabile, ma non diretta a un bersaglio mirato: gomiti alti e protesi in avanti, stile "se prendo qualcuno, cazzi suoi". Ha preso Macchi. Da espellere? Secondo me sul momento non poteva sembrare agli arbitri così grave; l'antisportivo era la chiamata più logica e infatti hanno sanzionato quello (anche se Masciadri in un'intervista su Sky ha detto che avevano dato fallo semplice).
Ma non volevo ricamare su questo, bensì sottolineare la forte valenza simbolica della vicenda: all'uscita di scena di Macchi, è avvenuto il passaggio del testimone a Zanda, che come ha scritto anche il sito Fiba nell’articolo testè citato, s'è fatta carico della propria parte più quella dell'illustre compagna. Dando così compimento, nella maniera più inattesa, a quella sorta di cerimonia di passaggio delle consegne che era avvenuta su Sky qualche tempo prima, dopo una partita di qualificazione, quando al microfono di Geri De Rosa la somma veterana aveva incoronato Zanda come sua erede in azzurro.

21.
Non so se abbiamo realizzato fino in fondo la dimensione più unica che rara di quanto è successo.
a) Una giocatrice che fino a pochi mesi prima era di secondo piano nella sua squadra di club, e di cui due anni fa parlavamo come a rischio di flop dopo una stagione mediocre ("errore andare a Schio anziché a Battipaglia", "atteggiamento sbagliato" ecc., basta rileggere il forum) è entrata nel quintetto ideale d'Europa: qui siamo oltre il concetto di bruciare le tappe.
b) Una giocatrice di una squadra finita settima, fuori da ogni obiettivo tangibile (né medaglie né accesso al Mondiale), è stata inserita, senza che nessuno avesse da ridire, tra le top 5, quindi per meriti esclusivamente individuali e non di piazzamento, come invece Miyem, che se la Francia non fosse stata d'argento, ben difficilmente sarebbe stata inclusa, avendo fatto benino ma nulla di trascendentale.
c) Non succedeva almeno dal 1995 che una giocatrice italiana entrasse nel quintetto ideale di un Europeo senior (non ho trovato i premi di quell'edizione in cui fummo argento; forse esisteva solo l'mvp).
d) Una giocatrice italiana ha vinto la classifica della valutazione di un Europeo; è stata seconda per media-punti (19) e terza nei rimbalzi (9,6).
e) Una giocatrice italiana ha guadagnato l'apprezzamento, anzi l'ovazione, di tutti gli appassionati nostrani, compresi quelli che il femminile lo guardano poco e di malavoglia. Era già successo qualcosa di simile dopo il famoso Europeo U20 della scorsa estate, ma qui l'effetto si è moltiplicato in proporzione al maggior spessore dell'evento. Che lo stile, le giocate spettacolari, le cifre imponenti colpissero è normale, ma la stima più profonda se l'è guadagnata per le doti agonistiche dimostrate in tutti i momenti caldi e per la capacità di andare persino oltre le aspettative (che pure non mancavano: il Corriere della Sera, ad esempio, l'aveva lanciata già alla vigilia come giocatrice-copertina delle nostre). Qualcosa di cui evidentemente si sentiva il bisogno dopo le delusioni incassate dai più gettonati eroi del maschile.

22.
Flavio Tranquillo, il guru dell'Nba e della Nazionale maschile, ha twittato durante la partita con la Lettonia: "Ma che roba è? Da che pianeta viene?" dopo una tripla in transizione di Zanda, per la quale io mi sono messo a urlare e rotolarmi sul divano, roba che neanche per Golden State mi succede. Sergio Tavcar, il telecronista di Koper-Capodistria, guru dei filo-slavi anti-Nba, ha scritto sul suo blog: "Penso alla Zandalasini, giocatrice del futuro che non immaginavo fosse un tale fenomeno, visto che nella finale scudetto non l’avevo notata (perché non giocava 40 minuti secondo una mia massima che dice che alcuni giocatori possono uscire dal campo solo per tre possibilità, cinque falli, infarto o rottura gamba?). Purtroppo l’Italia oltre a lei non era granché, soprattutto sotto canestro, e l’infortunio di Macchi, che comunque, per quanto bravissima non è eterna, non ha certamente aiutato".
Due esempi di come il fenomeno-Zanda abbia messo tutti d'accordo, compresi quelli che di solito la pensano agli antipodi.

23.
Dopo quell'eruzione contro le turche, il resto è stata una sinfonia. La perfezione stilistica nel suo marchio di fabbrica del tiro in sospensione: versione classica con palleggio in diagonale e arresto intorno al gomito, alla Kobe Bryant (il modello a cui ha detto d'essersi ispirata da ragazzina, nell'intervista su Sky), varianti con giro e tiro dal post basso, oppure con passo d'arretramento per crearsi spazio, oppure da 3 punti (il tallone d'Achille di un tempo). L'atletismo per volare sulla testa delle avversarie, per rimbalzi o stopponi come quello contro la Lettonia, e la potenza per reggere i contatti contro le budrille d'area, vedi quel contropiede realizzato in controtempo subendo fallo, contro il Belgio, o l'entrata già menzionata contro Hollingsworth. All'occorrenza, poi, anche buoni passaggi sono partiti dalle sue mani; e se in difesa a tratti ha peccato d'irruenza (falli evitabili per foga di rubar palla o stoppare; anticipi mancati lasciando buchi), era comunque preziosa per noi che non abbiamo fisicità da mettere addosso alle avversarie, né verticalità per affibbiare qualche stoppone.
Non solo. Tutto questo, eccellente ma tutto sommato a noi già noto nel potenziale di Zanda, s'è abbinato, nella maniera più sorprendente, a un'assoluta concretezza. Non erano, cioè, lampi di talento fini a se stessi, e nemmeno sprazzi che durassero un quarto o due per poi spegnersi appena la pugna si faceva aspra; erano invece mirabile continuità sull'arco dei 40 minuti e tra una partita e l'altra, espressa al massimo grado nei momenti decisivi, come se l'aumentare della pressione e delle responsabilità fosse per lei un carburante e non una zavorra. Il "jumper" del pareggio contro la Turchia a meno di un minuto dalla fine, lo “one girl show” che a lungo ci ha impedito di affondare col Belgio, il 2/2 ai liberi e la penetrazione sulla linea di fondo nella volata con la Lettonia: ogni volta meglio della precedente, fino a raggiungere un livello che nemmeno lei, figurarsi noi, poteva immaginare. Veniva da commuoversi, perché quante volte abbiamo sognato che un’italiana facesse roba del genere sul massimo palcoscenico? La stava facendo davvero e anche di più.

24.
A mo' di martellata su un cristallo, l'incanto s'è spezzato il 24 giugno con quell'antisportivo costato la sconfitta con la Lettonia. In un attimo si è passati dal finale perfetto (Zanda che ci porta ai Mondiali coronando lo sforzo collettivo) alla beffa più crudele: ancora una volta senza nulla in mano, e per effetto di un fallo commesso proprio dalla più brava. Sull'ultimo assalto nostro, poi, dopo lo 0/2 lettone ai liberi che ci regalava ancora speranza, le compagne non si sono accorte che Zanda si sbracciava sulla parte destra dell'arco, libera: ne è venuta fuori la preghiera di Masciadri, uscita di un niente, ulteriore sadico infierire della sorte, anche perché altrettanto da favola sarebbe stato che la capitana, dopo tante difficoltà, segnasse il canestro più importante della sua lunga ma sfortunata carriera azzurra. Non è stato certo un brutto tiro, in rapporto alla situazione disperata, infatti era quasi dentro, ma chissà... era talmente in trance, Zanda, che forse l'avrebbe segnata, quella tripla.
Però l'episodio disgraziato e le immagini della sua genuina disperazione, quella di chi spreme anima e corpo per trascinare la squadra alla vittoria ma si vede portar via tutto da un'apparente ingiustizia, l'hanno ulteriormente consacrata a eroina, non meno che se avessimo vinto. Tutta la squadra, certo, ma lei in particolare.

Nella foto: Zandalasini nel quintetto di Eurobasket e sulla Gazzetta del 5 luglio.

venerdì 1 settembre 2017

A tempo scaduto (2)

10.
A luglio s’è celebrato il classico rituale dei gironi di A2, col suo scoppiettante contorno, giacché non può mai essere una banale pubblicazione di due liste: la formula incerta, le voci che si rincorrono, i "gialli" (La Spezia iscritta fuori tempo massimo, Campobasso che dal nulla viene ventilata in arrivo in A1, poi s’assesta in A2), il cambio in corsa, le minacce di abbandonare il campionato, “cretini”, “imbecilli”, l'aggiustamento in corsa, l’acquietamento finale. Ci si allarga dunque a 32 squadre (com’era circa un decennio fa), diventate poi immediatamente 31 perché a sorpresa la Libertas Bologna, per apparenti motivi di principio e non di danaro (non ha gradito che il Progresso sia stato reintegrato in A2, ha dichiarato il patron Landi; ma in un comunicato di Lega si è poi parlato di un dietrofront di sponsor), ha salutato la compagnia, azzerando così il senso di un'altra bella finale che avevamo appena seguito, quella di B contro il BFM Milano di Gottardi e Contestabile.
C’è qualche somiglianza con l’atletica: guardi oggi una gara e pensi che magari tra 9 anni l’ordine d’arrivo sarà stravolto da squalifiche per doping (quest’estate hanno riassegnato alcune medaglie di Pechino 2008…); da noi invece segui una finale, vedi gente festeggiare ma il tarlo dell’inquietudine ti rode: “e se tra due settimane rinunciano?”.

11.
A svilire ulteriormente il valore dei risultati, ecco ripescaggi e promozioni a tavolino in massiccia quantità; di nuovo ammessa Alghero, la quale ha vinto 2 partite sulle ultime 52 disputate in A2, con uno scarto medio di 20 punti a sfavore (non è un’esagerazione a scopo ironico, sono i dati reali). Chiaro che qualcuno di coloro che l'A2 se la sudano sul campo abbia masticato amaro, come uno studente che dopo essersi fatto il paiolo per guadagnarsi la sufficienza, vede un compagno salvare l'anno nonostante abbia 3 in tutte le materie...
La Lega, in un comunicato del 27 luglio, ha spiegato le nobili motivazioni di questi posti regalati in A2: “Una scelta ponderata in ogni minimo dettaglio che consentirà al nostro movimento da un lato di conservare la storia, che rischiava di essere cancellata per un piccolo contrattempo temporale (La Spezia, ndr), e dall’altro di mettere il segnaposto in alcune zone d’Italia dove la passione si manifesta con un importante lavoro nei settori giovanili e con il desiderio di confrontarsi in ambito nazionale (Alghero, Forlì, Savona, ndr)”. Mettere il segnaposto è dunque la parola d’ordine.
Pochi giorni dopo, Paolo Ganguzza, direttore sportivo di Carugate ed ex coach di lungo corso, ha prodotto in un comunicato societario una sintesi di segno opposto: "Siamo ai minimi storici per la Lega Basket Femminile, solo 10 team in A1 ed al contrario un allargamento inconcepibile in A2 a 32 squadre, con 3 neopromosse, e ben 8 squadre a cui è stata regalata l’ammissione in A2, fra l’altro sia neopromosse che pescate e ripescate, tutte nel girone sud. Il diritto sportivo, la meritocrazia, ovvero vinci il campionato e sali o perdi il campionato e retrocedi, non esiste più. Si vive solo alla giornata, per sfangare la prossima stagione, ma non c’è un progetto, non ci sono obbiettivi, si pensa solo all’oggi e domani … sarà quel che sarà".

12.
Quale di queste fotografie opposte ma entrambe assolutistiche (cioè una tutto bianco, l'altra tutto nero) è più vicina alla realtà? Un sondaggio incoronerebbe probabilmente quella di Ganguzza. Tuttavia si può anche ipotizzare di turarsi il naso e accettare la logica del “mettere il segnaposto”, rassegnandosi che più del merito sportivo conti farcire il campionato con una squadra o l’altra, a seconda dell’opportunità del momento. Se la promozione è di questi tempi una sciagura, allora accettiamo che le iscrizioni nelle maggiori categorie siano libere, fino a esaurimento dei posti previsti (con possibilità di allargarsi o restringersi di qualche unità rispetto al pianificato), e in caso di eccesso di domande, la precedenza va a chi si è piazzato meglio. Chi vince l'A2 vince non il posto in A1 ma semplicemente il campionato, con tanto di trofeo e festa senza patemi, così come succede con la Coppa Italia, che quest'anno ci siamo goduti di più, con 3 giorni belli intensi nel clima mite di marzo e poi la festa di Costamasnaga, rispetto al mese e mezzo di playoff con lo spareggio nella sauna e le vincenti che rinunciano.

13.
A giugno-luglio l'apocalisse sembra sempre vicina. Ma arriva agosto, si parte per le ferie, poi ecco settembre con la sua aria frizzantina e una voglia di ricominciare che si diffonde contagiosa, fra foto di gente che suda in palestra e articoli che promettono una grande stagione. Quel momento inebriante in cui tutto sembra poter succedere nei mesi a venire, e tutti possono sognare senza frustrarsi col fallimento che presto marchierà dolorosamente l'annata di molti.
E' una fortuna che esista questo meccanismo di rigenerazione mentale. Quando la palla rotola, i problemi si ridimensionano da sé e l'essenziale - cioè il basket giocato, la passione di chi lo pratica o lo segue a qualunque titolo - c'è ancora. E' sufficiente rimpiazzare chi è definitivamente deluso, bollito, disossato nel fisico e nel portafogli, con qualcun altro che speri di trovare qui la felicità, combinare grandi cose per se stesso e il prossimo, o semplicemente sentirsi meglio che a guardar la tv, darsi all'aeromodellismo o allenarsi per il World Tour di freccette.

14.
Intanto però il break estivo induceva classiche riflessioni sullo stato delle cose. Ad esempio. L'A2 è il vero grande campionato italiano, dicono molti; ora che l'A1 si è asciugata e lei si è allargata, lo sarà ancor di più. Ma se ha ragione il Seneca in salsa LBF, cioè meno si è meglio è, in A2 la quantità farà rima con scarsa qualità? L'ultima stagione è stata interessante, incerta, imprevedibile, a differenza dell'anno precedente, in cui in ambo i gironi era troppa la superiorità delle prime due sulle altre (e di Broni a sua volta sulle altre top). Stavolta invece tante carte mescolate, dubbi, gerarchie che si rimodellavano ora in un modo ora nell'altro.
Onestamente però non ho visto molte partite belle; almeno, non quanto le potenzialità degli organici mi facessero sperare. Emozionanti sì, vivaci sì, ma non di quelle in cui entrambe le squadre strappano applausi per la qualità della prestazione. Spezzo una lancia in tal senso per Costa-Orvieto, gara-2 del primo turno di playoff. Per il resto non saprei citarne molte. Il Geas ha giocato meglio di tutte, di certo con più continuità, ma le sue partite in casa (non per colpa sua) erano quasi sempre scontate, con l'avversaria che si fermava sotto i 50 punti e cedeva al primo strappo. Nel già citato spareggio Geas-Bologna, certo condizionato dal caldo, dalla pressione, dai 3 turni precedenti a bollire menti e fisici, abbiamo avuto una media di 45 punti per squadra che cozzava col desiderio di vedere, da parte delle due migliori squadre della categoria, un’abbondanza di contenuti tecnici oltre che emozionali. Un’accoppiata che nella mitica finale del 2008 fra Geas e Crema, il cui ricordo ancor mi strugge, si realizzò mirabilmente. C’è stato anche, mesi prima, un Sanga-Crema 35-45, che leggendo i nomi in campo ti dicevi: “ma come fa tutto quel po’ po’ di giocatrici a totalizzare la miseria di 80 punti?”

15.
La classica litania sul “livello calato" mi fa venire l'orticaria; lungi da me scambiare i punti segnati per indice unico della qualità. Ma quando in una partita la percentuale di azioni fallite (sommando tiri sbagliati e palle perse) tocca quote del 75-80%, lo spettacolo si svilisce. E che siano calati i punteggi, cioè le azioni andate a buon fine, lo dicono le cifre. Nel 2008 (la più vecchia fra le stagioni consultabili nell’archivio statistico di Lega) in A2 Nord c'erano 5 squadre (su 16) sopra i 70 punti di media e 5 sotto i 60, di cui due solo per pochi decimi; mentre nel 2017 ne abbiamo avuta solo 1 sopra i 70 (Costa) e ben 7 (su 14, cioè la metà) sotto i 60.

16.
Penso che sia cambiato il modo di giocare, non tanto il livello, perché la gente buona c'è. Ho cercato nelle statistiche offensive una spiegazione tecnica a questa stitichezza serpeggiante. Pensavo di individuarla nel proliferare del tiro da 3: mi aveva impressionato, ad esempio, nella serie playoff tra Geas e Albino, l’evoluzione di Selene Marulli rispetto ai tempi di Sesto, quando tirava solitamente dai 5-6 metri, mentre ora gli stessi tiri li scocca un paio di metri più indietro (peraltro con buone percentuali lo scorso anno, ma non nella partita che mi ha indotto questa riflessione). Ma nell’A2 nel suo complesso, rispetto al 2008, i tentativi sono aumentati di poco (da 16,0 a 17,3 per squadra a partita) e le percentuali sono scese solo dal 28,5% al 27,5%. Quindi il maggior sparacchiamento a salve c’è, incide, ma non radicalmente. Anche le palle perse non forniscono dati eclatanti (ammesso che siano attendibili i rilevamenti al riguardo, e non sempre lo sono).
Debbo quindi affidarmi a qualche teoria basata sull’impressione più che sui numeri. A un aumentato atletismo delle difese rispetto a 10 anni fa credo poco; a volte si vedono svolte tattiche consistenti nel chiudere l’area con la zona e lasciare che le avversarie spadellino da fuori; d’atletico c’è poco in questo.
E allora? Ipotizzo che sia peggiorata la qualità media dei tiri che si prendono. Non ero un fanatico del gioco rimasticato con mille schemi, che imperava un tempo; però quello della costruzione collettiva del tiro a maggior percentuale possibile mi pare tuttora il principio-base da seguire. Puntare ad avvicinarsi a canestro e non ad allontanarsi, per la banale constatazione che da vicino tiro meglio e da lontano peggio; pazientare quindi sinché l’occasione ravvicinata si presenta.
Mi pare invece che la tendenza più moderna sia di puntare sulla quantità dei possessi, mettendo in conto che una buona parte d’essi produca esiti di scarsa qualità; non è più quindi grave prendersi un paio di tiri che un tempo sarebbero stati considerati assurdi, a patto che il terzo vada dentro, preferibilmente da 3. Lo si nota ancor più nel maschile, Nba in testa, però là hai fenomeni come i Golden State Warriors, che in una partita segnano 20 triple da 9 metri con l’avversario in faccia, e quindi arrivi a 120 punti con agio anche senza percentuali grandiose. Nel femminile invece è più probabile fracassare i ferri, per carenza di fisico e di tecnica. Da noi oltretutto pesa la penuria di giocatrici interne forti, per cui dar la palla alla lunga è spesso improduttivo, con un doppio effetto: diminuiscono le soluzioni ravvicinate ad alta percentuale e la difesa avversaria può tranquillamente uscire sul perimetro, rendendo vieppiù difficile la vita alle tiratrici.

17.
Altra tipica riflessione d’agosto. Un paradosso è che il movimento è magro di soldi, di società d'alto livello e di giocatrici proprio nel momento in cui le potenzialità comunicative, grazie alla tecnologia, sono più forti che mai. Ci si lamenta che il basket femminile ha poca "visibbilità" , e d'accordo, riguardo ai mass media canonici è senza dubbio vero (e quelli restano indispensabili per raggiungere una certa fascia di pubblico). Ma siamo in un'epoca in cui la diffusione capillare dei social network consente di comunicare con una frequenza e una penetrazione diverse da quella dei canali tradizionali ma talvolta persino più efficace. Perché non è detto che chi ti segue compri il giornale dove è uscito l'articolo su di te, non è detto che sia sintonizzato su Sportitalia o sulla tv locale quando ti guadagni qualche minuto in onda, ma lo smartphone ce l'hanno tutti acceso sempre e dovunque. E se un tuo follower condivide il tuo post sulla sua bacheca, lo vedono anche i suoi amici, magari totalmente digiuni di basket; quindi non è nemmeno vero che il pubblico sia confinato alla tua nicchia. La quale comunque è già qualcosa: una società che raccolga 2000 adesioni alla sua pagina Facebook (una cifra ampiamente alla portata) ha una platea niente male, che può pascolare quotidianamente senza costi d'alcun tipo, salvo un eventuale rimborso all'addetto stampa. Un tempo, avresti avuto solo i lettori del giornale cartaceo locale, o del ciclostilato faticosamente prodotto in proprio e appeso alla bacheca della palestra.
Anche la più banale delle pubblicazioni può collezionare consensi gratificanti: scrivi “Pum! Pam! Zumpazum!” con una bella foto della giocatrice del momento e ottieni più “mi piace” di un articolo ponderoso, cesellato parola per parola in ore di lavoro nell’illusione che sia la volta buona per il Pulitzer.
E anche dal punto di vista delle giocatrici ci sono opportunità clamorose rispetto anche solo a 10 anni fa. Oggi anche chi pratica ai livelli più bassi può venire immortalata in rassegne fotografiche di ogni partita, far sapere di sé a tutti quanti, molto più di chi stava al vertice una volta, che magari doveva accontentarsi del suo nome sui tabellini di Superbasket e se andava bene un paio di foto all'anno.
Sì, ci sono rovesci negativi della medaglia, in questa comunicazione social: la frammentarietà, la superficialità, l'abbondanza che rischia di diventare melassa indistinta in cui non si capisce cosa conta e cosa no; si polemizza, ci s'insulta, s'inventano complotti, si macinano bufale; però si tratta di qualcosa di talmente impressionante nelle sue dimensioni che non può non rappresentare il futuro dell'informazione sportiva. A volte pensi, però: se avessimo oggi il campionato di A1 che vantavamo negli anni '80, con Cynthia Cooper, Lataunya Pollard, Cata Pollini, Valerie Still..., coppe europee vinte a raffica, insomma se avessimo quel po' po' di contenuto, che botti faremmo con un po' po' di contenitore come i social?

Nella foto: il comunicato "10 e lode" della Lega e il rachitico punteggio di Geas-Bologna

A tempo scaduto (1)

1.
Avevo appena iniziato a scrivere queste brevi note quando si è saputo della morte di Nicolò Natoli. Lo ricorderò come forumista perché dal vivo l'ho soltanto visto qualche volta senza parlargli. Probabilmente era il maggior personaggio fra quelli che intervenivano qui con regolarità e a viso aperto, cioè senza optare per l'anonimato. Ho sempre apprezzato che qui ci mettesse la faccia con la sua identità reale. Nonostante ci si fosse “scazzottati” verbalmente varie volte (pure sulla politica ai tempi del Berluska; ma ultimamente mi pareva passato coi 5 Stelle), fui contento, e lo scrissi qui, quando venne assolto dall'accusa di aver falsificato la firma di Valentina Fabbri, perché non mi piaceva che uno con i suoi trascorsi finisse nel fango in quella maniera. Purtroppo quell'episodio e la scomparsa di Priolo l'avevano comprensibilmente rattristato nei suoi ultimi anni, come emergeva da certe sue cupe comunicazioni su Facebook. Non sapevo che il quadro fosse aggravato dalla malattia. Un pensiero va anche a Giovanni Introzzi, in arte "Unanotteavversa", l'altro forumista che abbiamo perso negli ultimi mesi.

2.
Le ultime proverbiali frecciate di Nicolò Natoli non hanno risparmiato né il capo supremo Petrucci , né la Lega Basket Femminile e il suo presidente Protani, al quale su Facebook ne aveva cantate parecchie, nel commentare un'intervista a Protani pubblicata sul sito di Basket Magazine. Intervista che faceva seguito a un comunicato, firmato Lega, che il 25 luglio titolava entusiasticamente "Serie A1 da 10 e lode". Nel testo, dopo aver citato in avvio un vero o presunto Seneca ("non è questione di quantità ma di qualità"), s'annuncia "il campionato più atteso dell'ultimo decennio", grazie anche al raggiungimento del numero perfetto di 10 squadre.
Non ho la verve polemica di Nikolo ma qualche pulce al riguardo la debbo fare. È comprensibile che la Lega non possa grondare disperazione nei suoi comunicati ufficiali, specie se diretti all'esterno dell'ambiente, però per chi sta all'interno e sa come sono andate le cose, quel documento sembra una lieve p.p.c., sigla diplomatica che significa “presa per il culuccio”. È risaputo che in realtà si è fatto il possibile per evitare di rimanere in 10; dal comunicato sembra invece “Ah, che bello, si sono levate dai maroni un po’ di società, ora sì che si sta da dio”, con buona pace di chi è dolorosamente scomparso dalla scena. Difficilmente, poi, può essere "il campionato più atteso dell'ultimo decennio”, visto che al di fuori delle piazze coinvolte non si registrano passioni brucianti, e dunque meno squadre uguale meno interesse complessivo, anche se un attesometro per accertarlo non esiste. E infatti si tornerà ad allargarsi, se il cielo vorrà. Lo stesso Protani, in quell'intervista sul sito di Basket Magazine, ha specificato che questo con 10 squadre è solo un anno zero per poi tornare a 12 e quindi a 14. Ma quindi Seneca? Se ne farà una ragione.

3.
Ma questi sono dettagli. Il problema serio non sono certo i comunicati, ma il fatto che troppo spesso salire in A1, o restare in A1, oggi come oggi, è più una condanna che un onore, più un inferno che un paradiso. Certo, non è che tutti gli anni le neopromosse rinuncino; c’è chi in poco tempo arrivando dal basso riesce a entrare nella nobiltà della massima serie: vedi Ragusa, ma anche San Martino. Ma lo scenario medio è che ti iscrivi sì, ma con pochi mezzi; ti arrangi a rintracciare qualche straniera a prezzo relativamente di saldo; hai poco più pubblico che in A2; e se non trovi sponsor consistenti, l’aggravio delle spese ti lascia un bucaccio nel bilancio che diventa una zavorra per il futuro.
E non si vede come possa cambiare a breve la situazione. Quali cambiamenti nelle regole, quali tagli nei costi o aumenti nei ricavi saranno introdotti? Altrimenti c'è solo da sperare che il vento economico generale inverta la direzione, o che per grazia d'Iddio spuntino 3 squadre nel 2018 e altre 3 nel 2019 (il numero di promozioni previsto per tornare a 14) che si possano permettere il salto, senza che nel frattempo nessuno segua le orme dei lemming Faenza, Parma, Orvieto, Umbertide, cioè i pezzi di A1 che ci siamo persi nelle ultime estati, precipitati nel burrone come quei graziosi animaletti.

4.
Nonostante ciò, sono convinto che Progresso Bologna e Geas abbiano fatto di tutto per salire, nello spareggio dei playoff scorsi. Anche perché, con la prassi attuale, male che vada torni alla casella precedente, non è che devi ripartire dal fondo come succedeva una volta. Quindi val la pena di tentare il gran salto. Durante quei giorni di inizio giugno sembravano pronte a spiccarlo entrambe. Di Bologna si diceva che avesse già raccolto il budget per l'A1, comunque fosse andato lo spareggio; di Sesto si affermava che avrebbe chiesto anch'essa il ripescaggio in caso di sconfitta. E credo che se fosse salito sul campo, il neo-presidente Penati, interessante arrivo dal mondo della politica, non si sarebbe tirato indietro, anche se la transizione societaria appena avvenuta non semplificava di certo le cose.

5.
Sul piano dell'intensità, della drammaticità, il ritorno dello spareggio di A2 è stato uno dei due episodi più notevoli della stagione insieme a gara-3 fra Lucca e Schio. La partita del 10 giugno in terra di tortellini è stata lo specchio inverso di quella di una settimana prima: blackout della squadra in trasferta nel 3° quarto, punteggio finale quasi identico, 51-36 per Bologna contro il 51-40 per il Geas a Sesto. Ovviamente i 4 punticini di differenza valevano tutta una stagione (cioè, sembrava che valessero, ma restiamo all'esito del campo).
Il momento chiave della serie, col senno di poi, è stato già all'andata, quando a 5 minuti dalla fine Bologna era sulle ginocchia, aveva segnato 7 punti in 15' dopo l'intervallo, in paralisi totale. Emblema della situazione, Schieppati che stoppava Meroni due volte in modo umiliante, tant'è che poco dopo l'ex Costa, intimidita, moriva col pallone in mano sino a far scadere i 24". Pur senza fare meraviglie in attacco, il Geas era salito a +14 con l'aria di poter dilagare a +20 o dintorni... Ma ecco lì due triple di fila di Tava, dopo una prestazione del tutto opaca da parte dell'ex alunna di D'Antoni al San Raffaele (con cui battè il Geas già in finale-scudetto Juniores nel 2008). Grazie a quei suoi 6 punti Bologna è uscita suonata ma viva da Sesto; e se ne totalizzi 40 ma perdi solo di 11 in trasferta, tutto sommato è un'iniezione di speranza.

6.
Infatti poi ecco il ribaltone. Bologna grande difesa, sì, grande carattere, sì, però non ti aspetti che il Geas, nel momento della verità, faccia 2 punti nel terzo quarto e 36 in tutto, dopo aver vinto in doppia cifra le 7 precedenti gare di quel playoff... E' il modo che ha sorpreso, più che l'esito, che poteva benissimo verificarsi, tenendo conto del roster bolognese ben farcito, il fattore-campo inviolato e quel +11 di scarto all'andata che, forse, è fra i più ingannevoli che esistano, perché ti può illudere di avere un margine gestibile che in realtà non è tale: in campo avverso, con quella pressione addosso, 11 punti li perdi in un amen, se le cose girano storte.
E storte lo sono girate. La sorte non avrà aiutato, accogliendo certe “preghiere” al tiro di Bologna, ma la sostanza è che hanno giocato male le migliori del Geas, praticamente tutte salvo in parte Galbiati; e se hai un organico così corto, lo paghi di più che se ne hai uno lungo come Bologna. Da notare che in quell'atroce terzo quarto, l'unica che ha segnato per le sestesi è stata Panzera: encomiabile per come lei ha giocato, a 15 anni, uno spareggio per salire, però non era una buona notizia per la squadra.

7.
In realtà il Geas aveva mostrato, durante la stagione, sporadici segnali di vulnerabilità, cioè non era come l’inavvicinabile Broni dell'anno precedente; e gli era già capitato di avere passaggi a vuoto nell’arco di una partita, proprio perché l'organico corto non consentiva di giocare 40 minuti allo stesso livello. La maggioranza delle volte, però, e in particolare nei playoff, erano bastati 5-10 minuti superlativi per ammazzare una partita, o nel caso peggiore rimetterla in piedi. In quell'occasione a Bologna non è successo.
Si è detto, in telecronaca su Sportitalia, se non erro da parte di coach Fossati in veste di spalla tecnica di "the voice" Gandini (all'andata s'era cimentato Franz Pinotti), che il percorso più accidentato nei turni precedenti ha consentito al Progresso di arrivare più temprato alle difficoltà, mentre il Geas ha accusato il colpo vedendosi improvvisamente messo a nudo nei suoi limiti proprio nel momento in cui tutto era in palio, e facendosi così risucchiare nel gorgo delle ansie, magari complici i fantasmi dell’inopinata e mal digerita sconfitta in Coppa Italia di 3 mesi prima. Strano perché in maglia sestese c'era gente che ha vinto parecchio nelle rispettive carriere. Ma quel giorno sembravano preda d'un'insolita fragilità.

8.
Scorrevano lacrime a fiumi in quel dopopartita. Le geassine preda del dolore, a mani vuote dopo aver dominato l'annata e i playoff ma steccato due partite fatali, una in Coppa e una in campionato, pagando la sfiga di un'annata con la porta stretta, giacché in una stagione normale non hai un solo posto su 27 squadre... Le bolognesi invece folli di gioia, in una memorabile sarabanda di massa sul parquet invaso dalla gente. Veniva poi ben raccontata, nei giorni successivi (se non erro per primo dal sommo Giovanni Lucchesi), la storia di Betta Tassinari, piegata ma non spezzata da mille disgrazie che in confronto il biblico Giobbe era un privilegiato dalla sorte. Si aggiungeva, a lenire il dispiacere per le vinte, il rassicurante pensiero che, entro poche settimane, le due compagini si sarebbero congiunte nel salire all'olimpo, una per diritto e una per ripescaggio. Si sono invece congiunte nel restar giù.

9.
Con gli anni mi sono assuefatto, diciamo parzialmente anestetizzato, alle delusioni procacciate da quel mondo rovesciato che è spesso il basket femminile. Del resto, già il primo anno che lo seguii dappresso, il 2004/05, attraverso la vicenda del Geas che festeggiò la non salita in A1 perdendo con Broni all'ultima giornata (dopo che il fu Natalino Carzaniga aveva reiteratamente dichiarato che la promozione sarebbe stata una pestilenza), capii che a volte qui bisogna ragionare in maniera opposta rispetto al banale schema secondo cui vincere un campionato è bello e perderlo all'ultimo ostacolo è brutto.
Imparai poi, nell'atroce estate 2012, quando la Comense chiuse dopo aver sfiorato la finale-scudetto e il Geas rinunziò all'A1 dodici mesi dopo essere giunto terzo, che tutto può finire, o quantomeno deteriorarsi, da un momento all'altro, anche quando sul campo hai appena raggiunto il top. Lo ha confermato anche il caso-Lucca di questo maggio: chi non si è emozionato per l'epica vittoria di Davide su Golia in gara-3, col già leggendario canestro di Wojta per il supplementare, e la passerella trionfale di gara-4? La gemella Dotto in tribuna che esultava per la gemella Dotto in campo, il mago Diamanti che trovava finalmente la giusta ricompensa dopo “una vita da mediano, anni di fatiche e botte” (per dirla con Ligabue), eccetera... Tempo due settimane, forse nemmeno, e la squadra del miracolo era disfatta. Per carità, lo scudetto non glielo leva nessuno; l'impresa rimarrà negli annali; però anche lì succede che la vetta è l'inizio della fine.
Insomma, nonostante l'abitudine a queste mazzate, non so se ho ancora digerito che dopo un mese e 18 giorni di quell'interminabile maratona che sono stati i playoff di A2 (diluiti all'inverosimile per l'intrecciarsi di finali giovanili e non so che altro)... niente, s'era scherzato. Tutto per un cazzo.

Nella foto: la gioia e il dolore dello spareggio di A2. Sentimenti poi sviliti dalle vicende extra-campo.

** STAGIONE #14 (2017/18) **

Primi giorni di settembre con "A tempo scaduto", lungo racconto dei mesi di giugno/luglio/agosto '17.

Durante la stagione, pochi scritti lunghi, brevi resoconti di partite viste (non tutte) più aggiornamenti-flash sull'A2 Nord (soprattutto), A1, coppe ecc.

Principale filo conduttore agonistico: il duello tra Geas e Costa per la promozione diretta in A1 (vinto dal Geas). Poi Costa perde rocambolescamente nei playoff.

Diminuzione delle pagine prodotte: 235 (erano 291 la stagione precedente): minimo storico.

Fra le discussioni forumistiche, ampio spazio alle querelles con l'utente Nu95 su Zandalasini.

giovedì 31 agosto 2017

Wnba - prima partita di Zandalasini

E' in corso la prima partita di Zandalasini in Wnba. Purtroppo il primo tiro della sua nuova carriera è uscito.

Fischia, però, che compagne che ha: Sylvia Fowles, Maya Moore, la vecchia Rebekkah Brunson, Lindsay Whalen, Seimone Augustus... il gotha.

Mannaggia, è rimasta in bianco: 6 minuti, 0/1 e meno 6 di plus/minus.

martedì 29 agosto 2017

Rapporto tesserati-campioni: un dubbio

Certo, se hai 300.000 tesserate sei in netto vantaggio rispetto a chi ne ha 30.000. Ma se un Montenegro, 670.000 abitanti in tutto (!), riesce a fare nazionali di basket all'altezza di quelle italiane, e non credo che quei bravi slavoni del sud siano tutti cestisti, né che abbiano scuole di basket con mezzi incredibili (è una specie di fratello povero di Serbia e Croazia), mi viene il dubbio che non ci sia una proporzionalità diretta fra il numero di tesserati e il numero di potenziali campioni.
Che sto a ddì? Che forse in quelle 300.000 del volley ci sono almeno 100.000 patatone che fanno volley giusto per fare uno sport di tendenza e comodo sotto casa (così come una volta si faceva basket), ma non hanno velleità agonistiche serie, mentre tra chi fa basket femminile attualmente, magari il tasso di elementi di qualità e motivati, rispetto al totale delle praticanti, è più alto. Se non sono riuscito a spiegarmi ci riprovo.

mercoledì 23 agosto 2017

Zandalasini in Wnba (a Minnesota)

Anche in America ormai la voce si spande. Ma inserirsi in corsa in una pretendente al titolo come le Linci del Minnesota mi pare tutt'altro che semplice, specie se non si è tenuta in forma dopo gli Europei.

domenica 20 agosto 2017

Contro la "rottamazione" delle trentenni per le giovani

Non si capisce perché, se caccio una trentenne (manco fosse una vegliarda) o una straniera per regalare il posto a qualcun'altra solo perché è giovane e italiana, questa dovrebbe migliorare. In quale attività umana qualcuno migliora se sa che tanto gli viene regalato un posto senza merito? E quale attività umana progredisce se si caccia chi fa meglio in favore di chi fa peggio, solo perchè quest'ultimo appartiene a una certa categoria che si vuol favorire artificiosamente?

Se una U22 è di buon livello sostituisce una over 30 di basso livello senza bisogno che arrivi una regola a imporlo... Altrimenti sarebbe idiozia rottamare la trentenne per prendere una giocatrice peggiore, la quale con la garanzia del posto regalato non avrebbe il minimo stimolo a migliorare.
Bisogna fare, invece, in modo che le giovani debbano sudarsi il posto scalzando le veterane per meriti, anziché donargli il posto solo perché sono più giovani (per poi rottamarle pochi anni dopo perchè devi regalare il posto ad altre giovani immeritevoli)...

Tutto sommato il femminile è messo meglio del maschile quanto a opportunità per gli italiani nella massima serie: è vero che le squadre sono di meno (tanto più dopo la riduzione a 10) ma nel maschile un italiano deve vedersela con 7 stranieri, nel femminile con 3, ovvero ci sono due posti sicuri in quintetto e tutta la panchina. Mentre fra gli uomini spesso, soprattutto nelle squadre di fascia medio-bassa, 7 stranieri bastano per coprire il 95% del minutaggio.

venerdì 4 agosto 2017

Ritorno di Vujovic (a Carugate)

Torna sulle scene del basket Dunja Vujovic che qui si vede firmare per Carugate. (NB: in realtà poi rinuncerà)

giovedì 3 agosto 2017

L'addio di Capobianco: mini-commento

Certo che la fine del ciclo-Capobianco dopo appena un biennio lascia un po' di perplessità. Non ho capito se lui rimarrà con ruolo di supervisione ma era stato presentato come l'uomo dalla bacchetta magica, stile "finalmente ne è arrivato uno serio", e siamo già all'avvicendamento?

domenica 23 luglio 2017

L'ecatombe di società di A1

Ho iniziato a seguire da vicino il femminile nel 2004/05. In quell'anno l'A1 era composta da 16 squadre: Priolo, Ribera, Chieti, Maddaloni, Comense, Alessandria, Schio, Faenza, Parma, Taranto, Napoli, Bolzano, Rovereto, La Spezia, Alghero, Venezia.
Ebbene, 13 di queste società sono scomparse (qualche piazza è poi ricomparsa ma non con lo stesso club), Venezia si è autoretrocessa per poi tornare su, Bolzano naviga da anni tra A2 e B, solo Schio è rimasta sempre lì. Si sono alternati 2500 presidenti di club, 350 presidenti di lega, responsabili federali per il femminile eccetera.
Quindi, in questo frangente storico, se qualcuno ha un'elevata concezione di se stesso al punto da credere di aver capito come si risolve la situazione, s'esprima pure che ci divertiamo a leggere. Io francamente evito di sprecare tempo.

mercoledì 19 luglio 2017

Torneo di Binzago - aggiornamento (3: fine)

Torneo misto di Binzago: è finito domenica con la vittoria della squadra di Marcella Filippi. La divina, dopo aver saltato le semifinali in cui le sue compagne s'erano superate per detronizzare la squadra di Masha Maiorano, campione uscente, in un duello epico (97-95), torna per la finale, atterrando in elicottero privato direttamente a bordo campo. :P
Contro di lei una squadra giunta a sorpresa in finale, buttando fuori dopo un supplementare la più forte pattuglia femminile del torneo, comprendente Miciona Gatti, Eli Silva, Sara Canova e altre 3 non male. Squadra purtroppo votata storicamente a cedere sul più bello, non per colpa delle girls, anche se Silva ha giocato maluccio e Gatti non ha la ferocia di imporre ai maschiacci di passarle la palla e dominare, anziché lasciar sparacchiare loro. :rolleyes:
La suddetta compagine finalista a sorpresa non annoverava un gruppo muliebre di spicco, anche perché l'azzurrina U18 Camilla Mariani ha dovuto fermarsi per un acutizzarsi dolorifero. La migliore di loro rimaneva la tascabilissima Valentina Ceccato, '98 di Biassono.
A differenza della compagine di Miciona Gatti, quella di Filippi capiva che era assai conveniente servire sistematicamente la sua "vedette" dentro l'area per sfruttare il mismatch fisico-tecnico. Sicchè l'azzurra di 3 contro 3 spadroneggiava con 25 punti. La partita è stata a senso alquanto unico, con le compagne di Filippi anch'esse ficcanti: 43-13 il confronto nei punti delle donne, ed essendo finita 91-83 si può dire che abbia fatto una certa differenza.

Filippi si aggiudicava anche la corona di miglior marcatrice vincendo lo sprint dell'ultima giornata con Maiorano e Gatti, che nella finale 3° posto non andavano oltre i 15 e gli 8 punti. Una quarta candidata era Marta Scarsi, ma l'ormai ex carugatese non si presentava alla partita.
Maiorano manca così d'un soffio la sesta corona di top scorer a Binzago; sarà stato il suo ultimo atto (visto il ritiro) o tornerà pur da giocatrice inattiva? :o:

Miglior giocatrice è stata eletta Arianna Pulvirenti, playmakeruccio del '91 ex vivaio Sanga, ora a Siziano in C, di ottime doti realizzative.
Tra gli uomini da segnalare il premio di miglior marcatore vinto per il secondo anno di fila da Alessandro Corno, 25enne figlio nientepopottedimeno che del leggendario Aldo, e quindi per natura propenso a un torneo misto, avendo ruminato giocatrici fin dall'infanzia.

Nella foto: Marcy Filippi si libra nell'etere durante la finale, sotto lo sguardo del figlio di Aldo Corno.

martedì 18 luglio 2017

La rinuncia di Bologna all'A1 e il problema generale

A volte uno conta di avere le risorse ma poi succede qualche imprevisto. Mi risulta che sia stato così nel caso di Bologna, di cui si diceva, durante la serie finale col Geas, che avrebbe chiesto comunque l'A1 perché aveva già pronto il budget. Evidentemente poi è capitato qualche imprevisto e i soldi a disposizione non c'erano più.

Qualcuno evoca il blocco delle retrocessioni. Ma sarebbe una prigionia. Così uno è costretto a rimanere in A1 a svenarsi anche se non ha i soldi. Di fatto le retrocessioni sono già bloccate, perché, visto che ogni anno crepa qualcuno, chi scende può tranquillamente essere ripescato se ha le risorse. Invece se non le ha, come Spezia, scende ed è libero di non farsi ripescare (che poi si sia ulteriormente incasinata la situazione nel club ligure, è altra questione).
Il dato di fondo è che l'A1 attuale è un capestro, un incubo (tant'è che la neopromossa s'è tirata indietro e la ripescanda, cioè il Geas, ha detto "non ci casco"), salvo che per pochi privilegiati.

venerdì 14 luglio 2017

Torneo di Binzago - aggiornamento (2: dopo i quarti)

Riesco a malapena a dare un aggiornamento sul torneo misto di Binzago che mi ha leggermente assorbito nelle ultime 18 sere (oggi unica pausa).

Domani, sabato, semifinali: la squadra di Miciona Gatti, Sara Canova ed Elisa Silva (non male come pacchetto-donne) affronta quella della giovane Cami Mariani (appena tornata dal raduno azzurro U18); la squadra di Masha Maiorano, Marta Scarsi e Alessia Smaldone affronta quella di Marci Filippi (annunciata però assente nell'occasione).

Domenica si giuocano le finali. Ricordo che c'è la gastronomia, per chi fosse interessato. Via Manzoni 21 a Cesano Maderno.

A chi interessa: clicca qui per un po' di foto e clicca qui per le cronache e i tabellini di quanto successo finora.

Nella foto: Filippi chioma al vento al torneo di Binzago, ritratta da Marco Brioschi.

sabato 1 luglio 2017

Torneo di Binzago - aggiornamento (1)

Già da lunedì 26 è iniziato il torneo misto di Binzago, perla d'ogni estate cestistica brianzola. Anche quest'anno (oltre ai 120 uomini) abbiamo circa 80 partecipanti femmine, che è già di per sé rilevante (anzi, è stato meno complicato del solito metterle insieme, per le 15 squadre), ma c'è anche qualità con stars e starlettes come Marcella Filippi, Miciona Gatti, Masha Maiorano, Elisa Silva, Sara Canova, Carlotta Picco, Giulia Trianti, Ludo Rossini, Angi Tibè, Valentina Giulietti (per nominare quelle di A1 e A2), poi tante di B come Contestabile, Smaldone, Baiardo e ne nomino solo tre per fare torto alle altre.
Ogni sera dalle 20.45, in linea di massima all'aperto se questo tempo di merdaccia ci dà tregua (indirizzo via Manzoni 21, Cesano Maderno - MB). C'è anche la cucina con specialità quali pizzoccheri, lasagne, Binzhamburger, fish and chips, picanha di carne.

sabato 24 giugno 2017

Europei - beffa contro la Lettonia nello spareggio-Mondiali (+ semifinali)

Una consolazione c'è: grazie al fischio criminale il basket femminile è al centro dell'attenzione generale degli appassionati, come si può notare sui socials. Molto più che se avessimo banalmente vinto la partita.

Intanto prima semifinale con prevedibile dominio della Spagna. Speriamo in un po' più d'incertezza in Grecia-Francia, per quanto ce' possa importà dopo la mazzata subita.

venerdì 23 giugno 2017

Il contesto in cui è emersa Zandalasini

Zandalasini si trova in un panorama depresso per ciò che riguarda la generazione delle attuali italiane a metà o fine carriera, cioè le nate dall'82 al '91 circa, che non hanno prodotto talenti di primissimo livello né ottenuto mezza medaglia giovanile. Ma in prospettiva perché dovremmo ritenere depresso un panorama che ci ha visti ottenere risultati brillanti nelle ultime 8-9 estati giovanili?
Chiaro, può darsi che quei risultati non si traducano in altrettanto valore a livello senior, però visto che si parla di prospettive, ben peggiori erano quelle offerte dalla generazione pre-Zandalasini rispetto a quella con cui Zandalasini dovrà fare il percorso azzurro nei prossimi anni. Anche se ci vorrà pazienza perché non è che le Madera e le Cubaj saranno già competitive fra le senior l'anno prossimo o tra due.

giovedì 22 giugno 2017

Europei - Grecia la sorpresa

Grandissima Grecia, +14 sulla Turchia a fine terzero quarto. Magari Hollingsworth proverà ad aggiustare le cose fracassando qualche mandibola o malleolo.

I greci scoprono l'esistenza del basket femminile.

Europei - sconfitta col Belgio nei quarti

Intervallo 46-33 per il Belgio. Durissima finora, non è bastata una rimonta a inizio secondo quarto. L'attacco non è pessimo ma chiaramente 46 punti subiti sono un'enormità. Capobianco, metti pezze.

Una rimonta nel terzo ci fa sperare ma non basta. Ora resettare la delusione, come si suol dire, per vincere lo spareggio-Mondiali, in attesa di sapere chi sarà l'avversaria.

Zandalasini si conferma al top in una partita decisiva. Meriterebbe il quintetto ideale degli Europei ma di solito lo danno ai membri delle prime 4. E certo oggi la poco più anziana Meesseman non è stata da meno.
Il buon Dio ci ha regalato il talento di Zandalasini ma non poteva esagerare dandoci anche un centro di livello mondiale. Certo che i requisiti sono ardui: 1.95 o poco meno, stazza, coordinazione, tecnica e cattiveria.

Oggi ci sono mancati i punti di Dotto e la difesa, soprattutto.