Giornata da tifoso al seguito del Geas per gara-3 di semifinale a Bologna, mercoledì 14 maggio.
Il Comitato ha organizzato la partenza del qui scrivente verso le 15.30 da Milano zona Barona, quasi in contemporanea con la squadra, che salpa alle 15.45 dal PalaFalck. Caldo estivo, siamo sui 27 gradi. In autostrada traffico regolare, si fila bene. Grazie all’aiuto di capitan Censo e poi di Michela Frantini ci si dà appuntamento poco dopo le 17 in un autogrill nei pressi di Modena: nome beneagurante, “Secchia ovest”, visto che la Secchia Rapita di Bologna, come milanesi, l’abbiamo appena defenestrata dai playoff di B1 con Biassono... ![]()
Dopo circa un quarto d’ora d’attesa, ecco che arrivano nel parcheggio i due pulmini della squadra: come recita la scritta sulla fiancata, che pubblichiamo a beneficio del grande pubblico, “il Geas viaggia con Autovilla Ford”. La prima che vedo scendere è Alessandra Calastri: «Che ci fai qui?», mi fa. «Eh, un giretto», rispondo. Poi preciso: «Dato che Censo aveva promesso di vincere gara-2, le ho giurato che se manteneva vi venivo a vedere a Bologna, e sai che non si può contraddire Censo».
Il sorriso sicuro di capitan Censo in autogrill fa già capire come andrà la partita…
Le ragazze sono tutte in divisa d’ordinanza, con t-shirt grigio chiaro su cui spicca il mitico simbolo rossonero del Geas (come mi farà notare poi Franco Arturi nel prepartita, questi sono i veri colori sociali del club, anche se le maglie attuali sono biancorosse).
Le tipe mi sembrano molto tranquille e rilassate, anche se ovviamente si percepisce l’attesa; scherzano tra loro (Arturi schizza dell'acqua addosso a Frantini),
mangiano a quattro palmenti (chi uno strudel, chi un gelato, chi un toast), bevono caffè, sfogliano una rivista-gossip tipo “Vero” o “Visto” comprata da Censo (dice che serve per quando andrà in bagno: ma dove, al PalaDozza?) controllando i rispettivi oroscopi, soprattutto alla voce "amore" ovviamente... Mi chiedo sotto quale categoria possa rientrare il basket ("lavoro"?), giusto per capire se per la partita butta bene o male.Al di là di questi dettagli di varia futilità, che comunque fanno brodo, mi sembra che si vogliano molto bene tra loro, e questo mi fa un’ottima impressione. Yadi Rios è l’unica che appare un po’ pensierosa e in disparte, ma forse è solo concentrazione. Calastri mi racconta che in allenamento ha picchiato sul parquet il ginocchio operato 3 anni e mezzo fa e ha qualche preoccupazione al riguardo: poveretta, non sa ancora cosa sta per piombarle sul naso...
Tre ragazzine e una veterana: da sinistra Arnaboldi, Frantini, Schieppati e Tomanovic.
Dopo il rendez-vous in autogrill resto incollato ai pulmini (che si lanciano in autostrada a 140-150 all’ora: sticàz! Per fortuna poi rallentano), in modo da non dovermi inventare la strada per il palazzetto una volta a Bologna. Noto che sul retro di ogni pulmino sono orgogliosamente stampati i simboli dei trofei vinti dal Grande Geas (7 scudetti, 1 Coppa Italia e una Coppa Campioni). Be’, si deve provare un certo “pride” a stare su quel pulmino, visto il carico di gloria che sfoggia: altro che i Boston Celtics...
Pedinamento autostradale ai pulmini Geas (il secondo si scorge più avanti, sullo sfondo).
Alle 18.30 circa siamo a Bologna. Manco a dirlo, al casello i pulmini passano da un varco Telepass e mi seminano. Ma grazie agli sms del Generale Censo, buona samaritana della situation, riesco a prendere le uscite giuste e a ripigliarli sulla circonvallazione di Bologna. Nel frattempo ammiro la città splendidamente governata da Cofferati: quando c’è la sinistra al governo, tutto è lindo e funzionale (ehm).

Verso le 18.45 arriviamo al mitico, leggendario (ecc. ecc.) PalaDozza, un tempo noto come “Madison di piazza Azzarita”. Fa un effetto strano perché non sei abituato a palazzetti incastonati in pieno centro urbano, certo è che la sua caratteristica forma circolare incute immediato rispetto, anche se i muri sono scandalosamente tappezzati di scritte di ultras del maschile.
In un giardinetto lì a fianco notiamo gente che gioca a basket: non a caso la chiamano “Basket City”, anche se per loro sono anni di decadenza, questi ultimi, dopo gli splendori degli anni ‘90-inizio 2000.
L’esterno del PalaDozza.
Dopo un bivacco di 5-10 minuti all’esterno, in attesa che aprano, si entra nella cattedrale. Le ragazze vanno a cambiarsi, io rimango con “Big Renata” Salvestrini nel corridoio interno del palazzetto, che circonda ad anello il campo, al quale si accede tramite una serie di ingressi chiusi da tende. Ne approfitto per fare un po’ di conversazione con questo mito del nostro basket femminile, intanto che si cammina per il corridoio ammirando le foto delle glorie del basket bolognese maschile di sponda Fortitudo (la Virtus gioca a Casalecchio di Reno), tipo Carlton Myers, Marco Belinelli, il mitico Gary “Baron” Schull eccetera. Qui si respira basket da tutti i pori, gente, qui c'era Myers che combatteva con Danilovic quando le due squadre di Bologna erano al top d'Europa, ricordi dei ruggenti anni '90.
Scostando una delle tende e sbirciando il campo, notiamo un allenamento in corso: credo siano gli under 18 della Fortitudo, c’è uno spilungone di 2.13 o giù di lì che ci sembra francamente un po’ legnoso. Ma tanto noi siamo qui per il femminile, che ce frega?
Verso le 19.15 liberano il campo e si entra. Manca ancora un bel po’. La prima a entrare per il riscaldamento è Milica Micovic, a noi ben nota per i suoi trascorsi a Carugate, di cui chiedo a Big Renata, rievocando la miracolosa salvezza all'ultima giornata, nel 2006, con cui si chiuse la carriera dell'ex pivot azzurro.
Intanto noto, con maglietta della Libertas, una ragazza che riconosco al 99% come la nota forumista Kikka87. Infatti è lei. Ha un sorriso simpatico e anche un bell’accento tortellino che mi è sempre piaciuto. Sicché parliamo della partita, dei rispettivi team prediletti, lei mi spiega che dà una mano ai dirigenti del club e intanto gioca in B2 nella Fortitudo Rosa… anche se è tifosa Virtus: il colmo!
No, Kikka, scherzo, non te la prendere, tifo Geas ma la vostra Libertas, nonostante il nugolo di detrattori che impazzano nel relativo topic, non mi è mai stata antipatica e anzi trovo fosse una bella idea provare a salire con un mix di veterane e giovincelle locali. Ma il campo ha premiato Sesto.
Intanto arriva Censini che racconta il suo "scambio di vedute" con un arbitro dopo gara-1, che le era costato una giornata di squalifica commutata in multa. La sensazione, ci diciamo con Kikka, è che dopo due partite abbastanza squilibrate, stavolta si possa finire in volata perché ci si gioca tutto. Sotto sotto però ho il timore che il Geas abbia dato già tutto quello che aveva nella battaglia di gara-2. Ma credo fosse il timore del tifoso.
Poco dopo noto Iaia Zanoni, che approfitto per tampinare chiedendole del suo problema alla spalla: mi dice che l'operazione dovrebbe essere sostituita da una terapia nuova. Successivamente Iaia aiuta le ex compagne a montare su una ringhiera del primo anello lo striscione "Come te nessuno mai" in onore di Natalino Carzaniga.
Poco dopo arriva coach Galli, quindi, verso le 20, la comitiva di tifosi Geas, tra cui un gruppetto di bimbe del minibasket che si fanno dipingere di bianco e di rosso dalle mamme. C'è anche una rappresentanza di giocatrici di Rho: Susanna Frantini, Sabrina Poli e Martina Colombera (se ce n'era qualcun'altra, mi scuso per non averla notata). E poi Franco Arturi con Rosi Bozzolo, qualche genitore, tifosi vari per un totale di circa 30 pro-Geas, o giù di lì. Non tantissimi ma con un entusiasmo pazzesco: cominciano con le trombe e i tamburi già prima che cominci...

Si avvicina l'inizio della partita; già bello comunque seguire il riscaldamento nel "tempio" che inizia a riempirsi, anche se ovviamente è un riempimento molto relativo: diciamo che in tutto ci saranno state 200 persone. Forse 250 contando la "curvetta" di giovani bolognesi assiepati dietro un canestro. Ma che importa. E' il momento della presentazione delle squadre: clicca qui per quella del Geas. E poi si comincia. Gara-3 di semifinale playoff, chi vince va in finale, chi perde va a casa.
Il Geas schierato per la presentazione.
(fine 1. parte - continua)
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