lunedì 5 maggio 2008

Funerale di Natalino Carzaniga

 Cologno Monzese, mi consentano SBC e altri eventuali residenti, non è esattamente il posto dove uno sogna di abitare. Palazzoni su palazzoni, ammassati secondo il famigerato stile delle periferie milanesi per far fronte all'immigrazione dal Sud negli anni '50-70. A ben vedere, c'è anche un centro storico con qualche angolo carino, ma mentre passi da certe aiuole della piazza principale senti quell'odore sgradevole di erba di città, erba malsana, proprio quello che senti a Milano. E infatti tra Milano e Cologno non c'è grandissima differenza.


San Maurizio al Lambro, pur essendo una frazione di Cologno, è diverso. Ci arrivi con 40 minuti di camminata a passo sostenuto (sbanf, argh, puff) dalla stazione del metrò di Cologno Centro, sotto un sole che comincia a picchiare abbastanza. E dopo esserti lasciato alle spalle la selva di palazzoni, senti finalmente odore di erba vera (c'è pure un'azienda agricola), vedi casette basse come quelle dei paeselli di una volta, arrivi nel centro del borgo, con la chiesa e una piazza che chiaramente un tempo era una corte, sulla quale si affacciano case di ringhiera e senti pure parlare in dialetto. Sarebbe un bel posto, se non fosse per la circostanza.

La piazza è piena di giocatrici del Geas grandi, piccine, di ieri e di oggi. E un sacco di altre persone del basket e non. Tutti per l'ultimo saluto a Natalino Carzaniga. Spiccano ovviamente le ragazze della prima squadra, in tuta sociale e con una rosa in mano, e quelle del settore giovanile. Arrivano anche giocatrici passate di recente dal Geas e tuttora attive in altre squadre, e anche ex campionesse come Catarina Pollini.

Sicché poi quando il sacerdote inizia la processione, si accompagna il carro funebre in chiesa, che è lì a due passi. Su un muro di fronte al sagrato è stato appeso dalle ragazze del Geas uno striscione: "Come te nessuno mai". La chiesa non è grossissima e si fa subito strapiena, un bel po' di gente rimane fuori. Il prete mi fa anche una buona impressione mentre parla, però pur essendo praticante ho il difetto di dimenticarmi immediatamente le prediche, mi restano solo concetti sparsi, senza un filo logico: la morte che è una disgrazia secondo un'ottica umana ma assume un altro significato in prospettiva divina; il fatto che il defunto fosse tanto amato da tutte le persone qui convenute; il dolore; la morte improvvisa.

Sia di fianco che davanti a me c'è qualche ragazza che piange; il dolore è assolutamente palpabile, il che è normale viste le circostanze, però sono stato ad altri funerali e una cappa di piombo così pesante non me la ricordavo, o forse solo una volta.
Alla fine della messa parlano un paio di persone, ma per colpa di una colonna che mi copre la visuale non vedo chi sono. Il primo, a giudicare dall'accento e dal fatto che parla della Lega Basket, dev'essere Mario Di Marco. Tra le altre cose ringrazia le ragazze del Geas per essersi qualificate per i playoff onorando Natalino. Dice che Carzaniga gli aveva chiesto spesso, negli ultimi tempi, di venire a trovarlo, così come lui, inteso come Natalino, aveva fatto quando lui, inteso come Di Marco, aveva avuto bisogno; ma Di Marco non ha fatto a tempo a raccogliere l'invito, sicché se ne è scusato. Poi inizia a parlare del suo aereo arrivato in ritardo, ma non so se ho capito bene e nemmeno so, nel caso, cosa c'entrasse. Mi colpisce che definisca Natalino "taciturno e introverso", perché a me risultava l'opposto, si vede che nel suo ambiente si trasformava. Poi parla una giocatrice, che però non essendo fisionomista di voci non ho riconosciuto, forse Silvia Gottardi (?), che era molto amica di Carzaniga. Ci sono gli applausi.

Fuori dalla chiesa si nota anche il presidente federale Maifredi. A quel punto comincia la processione verso il cimitero, che non è molto lontano. Il tempo intanto si è rannuvolato. Dovendo tornare pedibus calcantibus al metrò, ho dovuto andarmene e non ho visto com'è finita. Al di là di tutto, comunque, è il dolore delle giocatrici quello che rimane più impresso della giornata, è un dolore che fa venire dolore, e sinceramente guardando loro non trovo nulla che possa risultare consolatorio o cos'altro, in questo momento. Forse nel dopo-cimitero l'atmosfera si sarà un po' sciolta, se non sbaglio poi la prima squadra si è allenata stasera e quindi avrà trovato modo di sentirsi vagamente normale, però perdio non riesco a pensare che le solite frasi retoriche tipo "adesso starà parlando di basket in cielo" o "ci spingerà da lassù" abbiano molto senso, adesso come adesso.
Vediamo che succede mercoledì e domenica, e poi cosa succede in generale.

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Questo l'articolo uscito oggi sulla Prealpina:

Natalino Carzaniga, presidente del Geas Basket, è stato trovato morto d’infarto, la mattina di sabato, nella sua casa di Cologno Monzese. Su tutti i campi è stato osservato un minuto di silenzio; tantissimi i messaggi di cordoglio degli appassionati e addetti ai lavori del basket femminile italiano, nel quale il 49enne “Nat” era attivo anche come consigliere di Lega. I funerali si terranno oggi alle 16, presso la chiesa di S. Maurizio al Lambro (Cologno). Carzaniga aveva preso le redini della blasonata società di Sesto S. Giovanni sul finire degli anni ’90, in piena parabola discendente, retrocessa in B e con poche idee per risalire. L’ha portata ai vertici dell’A2, ma soprattutto le ha ridato un’identità forte, con un progetto fondato sul settore giovanile, senza mai fare il passo più lungo della gamba. «È l’uomo che ha restituito al Geas credibilità e rispetto da parte del movimento, indicandogli la rotta come avevano saputo fare alcuni suoi grandi predecessori», ricorda il dirigente e amico Carletto Vignati, che aggiunge: «Nelle decisioni, l’ultima parola era ovviamente la sua, ma sapeva sempre ascoltare i collaboratori, qualità rara nei presidenti, così come quella di occuparsi con lo stesso impegno di tutte le sue squadre, dall’A2 alle ragazzine».

Della validità del lavoro di questi anni parlano lo scudetto Juniores 2004 e le numerose giocatrici convocate nelle nazionali giovanili o salite in A1 dopo essere passate dal PalaFalck. Ma molta della popolarità di Carzaniga, apprezzato anche al di fuori del suo club, era dovuta alle doti umane: carismatico, con il gusto della “gag”, era legatissimo alle sue giocatrici, alcune delle quali erano uscite con lui anche la sera prima della sua scomparsa. «Ho perso un amico, il migliore - dice commossa la capitana Annalisa Censini. - Natalino era il Geas, rappresentava una seconda famiglia per noi, ed è giusto che tanta gente si sia fatta sentire in queste ore, perché lui ha davvero dato tutto per il basket. Ora ci impegneremo al massimo per onorarlo sul campo, come avrebbe voluto».

Nel 2005 Carzaniga fece discutere quando, con le ragazze allora guidate da Maurizio Frigerio in piena corsa per la promozione, ribadì a più riprese: «Spero che in A1 ci vada qualcun altro», come poi avvenne. Ma razionalmente non aveva torto: salire nella massima serie senza i mezzi necessari significava ipotecare il futuro della società e rinnegare la filosofia pro-giovani. Lo scorso autunno il presidente rossonero aveva invece fatto intravedere prospettive migliori, con l’arrivo dello sponsor Tüv Italia, un entusiasmo nell’ambiente che non si vedeva da tempo e la panchina affidata a Roberto Galli, che ha poi guidato a una stagione di assoluto vertice un organico in gran parte “fatto in casa”. Inevitabile chiedersi che cosa succederà nel prossimo futuro; ma oggi, per il basket femminile, è solo il momento di fermarsi a ricordare “Nat”.

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