mercoledì 28 maggio 2008

Articolo sul Geas (dalla Gazzetta dello Sport)

Bisognerebbe far lo sforzo di capire che non è solo un articolo pro-Geas, è un articolo pro-basket femminile, come tutto ciò che cerca di far capire, al di fuori della solita cerchia di appassionati, che anche il basket femminile è bello e può offrire cose da raccontare. :) Tutto quello che serve a questo scopo, dev'essere ben accetto, altrimenti poi è inutile lamentarsi se i media generalisti parlano di basket donne solo quando c'è qualcuna che scappa con la fidanzata... :grr:


Cià, va', lo riporto, l'articolo:

Se non credete alle favole, fermatevi qui. Ma sarebbe un peccato, vi perdereste una delle storie dell'anno. Vera. L'ultimo capitolo è stato il 75-71 con cui la Tüv Italia Geas di Sesto San Giovanni ha risolto, sabato scorso, la finale di A2 femminile
contro la Sea Logistic Crema. Primo flash: la regista della squadra che dopo 15 anni ha restituito l'A-1 al primo club italiano campione d'Europa (1978) è la ventenne Giulia Arturi, figlia di Rosi Bozzolo che nello stesso ruolo dirigeva Mabel Bocchi, Wanda Sandon e le altre interpreti della dinastia geassina degli anni Settanta.

Laureate. Ma ci sono tanti altri intrecci in questa promozione fatta di persone speciali come il capitano Annalisa Censini, laureata in economia, di giorno product manager per Sorrisi e Canzoni Tv, di sera 165 centimetri di energia e leadership. O come Michela Frantini, che in queste settimane, continuando il suo tirocinio nel carcere di Bollate per specializzarsi in psicologia sociale, ripenserà alla tripla con cui ha risolto la partita decisiva. Il basket è la seconda attività anche per le studentesse universitarie o liceali Arnaboldi, Arturi, Calastri, Crippa, Marulli, Ponchiroli, Schieppati, Tomanovic, Tresoldi, che completano un nucleo giovane, costruito anno dopo anno in economia: in un'A-2 dove circolano ingaggi già molto interessanti, a Sesto le ''under'' giocano gratis, le altre ricevono solo piccoli rimborsi spese, e la pizza del dopopartita la pagano di tasca propria. E' il budget più ridotto a questi livelli che si ricordi.

Ritorni. C'è un tocco di esotismo, naturalmente: la trentenne mamma cubana trapiantata in Brianza Yadiletsy Rios, ala-pivot del '77, ex nazionale del suo Paese, italiana per matrimonio: veniva da uno stop per un lungo infortunio, poi per la maternità e infine da una stagione in B-2; ha scritto 32 punti e 13 rimbalzi in gara-3 di finale ed è la giocatrice dell'anno. Il tecnico? Storia ai confini della realtà anche questa perchè Roberto Galli non allenava da vent'anni giusti: campione d'Italia alla guida di Vicenza nell'84, aveva chiuso con la panchina nell''88: un improvviso ritorno di fiamma lo ha trasformato nel ''comeback of the year''. Ha preso una squadra a gestione familiare, reduce da due stagioni a metà classifica, l'ha trasformata in una macchina da canestri (miglior attacco del campionato) e poi l'ha fatta viaggiare tra il primo e il terzo posto, trasmettendole anche il gusto per il bel gioco.

Shock. Ma l'uomo che ha messo insieme queste persone si è perso la festa finale. ''Come te nessuno mai. Grazie Nat'' è lo striscione che ha accompagnato le rossonere per tutti i playoff: ''Nat'' è Natalino Carzaniga, il presidente factotum (finanziatore, manager, autista, scoutman...). Ha scelto quasi tutte le ragazze quand'erano bimbe: per loro è una sorta di insostituibile zio e confidente. Viene fulminato da un infarto lo scorso 3 maggio, a 49 anni. Uno shock da rimanere senza fiato. E' proprio il capitano Censini a trovarlo esanime in casa quel maledetto sabato mattina. Un calendario impietoso impone a tutte di scendere in campo poche ore dopo. A Ivrea si gioca piangendo. Ai funerali partecipa una grande folla, guidata da decine di bambine del minibasket in divisa sociale. La bara viene richiusa mentre le ragazze della prima squadra tutte intorno lanciano l'urlo di battaglia. In questo clima si cominciano i playoff, poche ore dopo: lacrime e canestri. Non si sa come, ma la favorita Bologna viene eliminata, dopo una memorabile rimonta in gara-3 di semifinale al PalaDozza, con il pivot Calastri a reggere l'ultimo quarto col naso rotto da una gomitata. Poi un'altra serie stupenda con Crema ed è A-1. ''Abbiamo vissuto per tutti i playoff in un'altra dimensione'', spiega Frantini. Tutte giocavano senza sapere se la società sarebbe esistita ancora di lì a qualche giorno: ''Per noi e per Nat''.

Finale. Serve altro per uno sceneggiatore a corto d'idee? Forse l'''happy end'' definitivo: e tutte giocarono felici e contente in A1. La sfida più difficile comincia ora: trovare le risorse che permettano di non rinunciare al traguardo raggiunto. La perdita improvvisa di Carzaniga complica tutto, il tempo stringe. C'è il progetto di formare una Srl con il maggior numero possibile di soci-finanziatori: sarebbe un delitto se, a due passi dalla grande Milano, non arrivasse il sostegno richiesto a questa fabbrica di sogni. Ne conoscete altre così?

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