lunedì 12 maggio 2008

Sempre meglio dell'ufficio - Viaggio a Parma (5^ e ultima parte)

Finisce che verso le 15.30 arriva una cameriera a dirci che devono chiudere... cioè in sostanza ci sbattono fuori dalla trattoria. :wacko: Iaia e Valeria tornano a casa in moto, invece Paperinik, Masha e io andiamo in macchina verso il centro città, per una passeggiata pseudo-turistica. Non c'è molto tempo perché alle 16.35 circa ho il treno per Milano: Paperinik deve andare a Reggio Emilia a vedere qualcuno, sicché non può scarrozzarmi pure al ritorno, e io devo essere nella Big Town per le 19 al massimo.


Parcheggiamo in un silos dopo parecchi giri a vuoto, tanto che Masha ha la mezza idea di ripiegare su un centro commerciale... ma io insisto per il centro storico, che è meglio: un minimo di cultura, perdio. :P Sicché ci ritroviamo a passeggiare per una via piuttosto stretta ed elegante, di cui non ricordo il nome, così come non mi ricordo come si chiamasse una specie di gran palazzo che a un certo punto abbiamo visto sulla destra, con dei prati davanti. Masha come cicerone è un po' carente: son due anni e mezzo che abita a Parma ma non sa nemmeno lei che palazzo sia... :blink2:

Ma tanto della città c'importa relativamente, è solo un pretesto per stare ancora un po' insieme. A un certo punto tiro fuori il mio vecchio discorso: «Ma non pensi che giocando in un'A2 di vertice, dove paghino bene e ti facciano giocare tanto, ti divertiresti di più?». Lei però è sempre convinta che l'A1 sia quello che vuole, e comunque pensa che se magari andasse in una squadra meno ambiziosa di Parma avrebbe più spazio senza bisogno di scendere di categoria. «Per ripiegare in A2 ho tempo dopo i 30 anni», dice. Be', complimenti a lei per la tenacia, che altro posso dire? In ogni caso, siccome sta per compiere 26 anni, diventerà svincolata e questo potrebbe facilitare le cose.

Come al solito si riprende a (s)parlare di squadre e giocatrici varie, tipo che le racconto delle vicende di Varese e di Gaia Angelo, la quale ora è costretta a tenersi in forma (si fa per dire) nel campionato Uisp. :sick: E poi non poteva mancare il torneo di Binzago, con me che per la trecentoventiseiesima volta in un anno rivango il fatto che Masha ha mollato la mia squadra per andare in quella di Paperinik. :cry: A dire il vero è stata una separazione consensuale, perché lei era scontenta, io non gradivo più certe situazioni e così entrambi avevamo pensato che il divorzio (cestistico) fosse la soluzione migliore. Però si sa com'è, quando ci son di mezzo i sentimenti: vuoi una cosa ma al tempo stesso non la vuoi fino in fondo... è un casino.
Alla fine, quello che mi scoccia di più è che appena se n'è andata con Paperinik, a parte vincere il torneo (l'aveva vinto anche con me) ha avuto il premio di miglior giocatrice, cosa che con me non le era mai riuscita. «E be', Paperinik è stato più furbo, lui ti faceva giocare tutta la partita, così facevi 30 punti, mentre a me piace la squadra democratica, con 4 tipe forti che si dividono i minuti...», obietto. Lei concorda con l'analisi e poi proclama: «Ora mi manca la la gara del tiro da 3, poi ho vinto tutto a Binzago». :B):
Ecco, una cosa che mi piace di Masha è proprio questa, cioè che ti prende (o ti dà l'impressione di prenderti) sul serio anche in queste cose, anziché dirti: «Ma basta con 'ste puttanate!», che c'avrebbe anche ragione. Trovane un’altra così.

Intanto, camminando, si arriva in una piazza, pure questa non mi ricordo come si chiami, dove chiedo a Masha di mettersi in posa e lei mi chiede se non voglio comparire pure io con lei. «No, grazie, mettiti solo tu, va’, che io lo so già com'è la mia faccia», rispondo sottraendomi.

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Masha in una delle piazze principali di Parma.

Poi ancora un po' di passeggiata. Il tempo intanto sta peggiorando, inizia a piovigginare. Urge tornare al silos per poi andare in stazione. Tra gli altri 250 argomenti di cui continuiamo a parlare:
- il soprannome "Piccola Barkley" che ho dato a Michela Frantini e che secondo Masha è azzeccatissimo (ma le racconto che Miky non sapeva chi fosse Barkley e lei si scandalizza: insomma, è un mito del basket anni '90... Miky, se leggi sappi che sei bocciata in Storia); :ride:
- agenti & procuratori (in quel momento lei ne stava cercando uno... ma non Paperinik che ufficialmente nel femminile non opera);
- il fatto che certe giocatrici spesso non sanno con chi devono giocare o chi hanno già affrontato (pensa te, credevo fosse tipico solo delle categorie indegne che frequentavo io, invece scopro che succede anche in A...); :angry:
- qualche rivangamento sull'annata di Viterbo, o meglio mezza annata, che è stata la parentesi peggiore della carriera di Masha, per fortuna poi approdata a Parma pochi mesi dopo;
- Kaysay che purtroppo non ha potuto essere dei nostri per impegni di lavoro;
- il libro di John Grisham, uscito da poco, che nell'originale si chiama "Playing for pizza" (in italiano "Il professionista") e parla di un giocatore di football americano che viene a giocare per una squadra di Parma (logica immedesimazione per Masha, nonostante il diverso sport);
- inevitabilmente le elezioni, visto che mancano 5 giorni al voto, ma solo con un accenno di sfuggita. Perché Masha è dichiaratamente di destra (lo sapevo già da anni, ma l'ha ribadito) e quindi non ci può essere dialogo di alcun tipo con il qui scrivente. Anzi, la fermo perché inizia a tirare in ballo gli extracomunitari e non ho voglia di sentire i soliti slogan della destra che specula sulle paure e sui pregiudizi. :grr: Tanto, a lei non è che della politica gliene freghi più di tanto, né a me importa di parlare di politica con lei. Tra me e lei c'è solo il basket, per il resto credo che il giorno e la notte siano più diversi solo di poco. Non è un giudizio di valore, anzi la considero una delle persone più intelligenti che conosca (o meglio, una delle più intelligenti tra le persone che trovo interessanti); dico solo "diversi" come modo di essere, come vita, come tutto, a parte appunto il basket.

A un certo punto si vede una chiesa e Masha dice che è il duomo di Parma. Carino, anche se non grandissimo.
Mentre la pioggia si fa più intensa, arriviamo al parcheggio, poi si arriva in stazione. Masha mi accompagna per fare il biglietto alla macchinetta automatica, visto che è abituata a farlo ogni settimana. Gentile da parte sua. Dialogo di saluto: "Mi ha fatto piacere", "grazie a te", e cose del genere, "mi accompagni al binario?", "no, devo andare", "okay, ciao".

Ed ecco il treno, un intercity che arriva con appena 10 minuti di ritardo. Una volta salito, mi richiama alla triste realtà di questi giorni una conversazione tra membri di “Sinistra giovanile”, seduti intorno a me, che parlano delle elezioni incombenti. (Erano i giorni in cui si sperava ancora in una rimonta, sigh).

In ogni caso una giornata non male. Sempre e comunque meglio che andare in ufficio.

FINISH

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