martedì 18 agosto 2020

La vuota estate (e la spina da riattaccare)

- - Diciamo la verità: nelle ultime estati, ogni tanto, capitava di pensare che si stesse un po' esagerando. Non c'era, ormai, una settimana di sosta, tra una stagione agonistica e l'altra, tanta era la farcitura di competizioni fra metà giugno e inizio settembre; e non tutte sembravano imperdibili. Sacrosanti gli Europei/Mondiali/Olimpiadi senior; sostanziali gli Europei/Mondiali giovanili; interessanti il Torneo dell'Amicizia U15 e il Trofeo U14 in Slovenia; quando però si arrivava alle qualificazioni europee U18 3 x 3, e ad altri innumerevoli eventi minori, vieppiù numerosi d'anno in anno, si tendeva a provare un certo senso di saturazione, almeno da parte di chi cercava di seguire tutto. Un cartellone sempre più gonfio, e costoso (chiaro, finché pagava il privato, poco da eccepire...), con un riscontro d'interesse che non pareva sempre valer la candela. Ma non avremmo mai auspicato una nemesi del genere.

- Ci ritroviamo ora, in quest'estate 2020 maledetta da Iddio, a celebrare lo "Skills Challenge" U17 come unico evento giovanile competitivo, pallido surrogato del Mondiale U17 in Romania. Quanto rimpiangiamo l'indigestione di ieri, mille volte meglio del digiuno di oggi! Il senso di disorientamento è totale. Giacché il peggio che potesse capitare, fino a pochi mesi or sono, erano i fallimenti e i rovesci sul campo: sconfitte rovinose, delusioni cocenti (ma spesso ci andava di lusso, almeno nelle giovanili); oppure fegati rosi dal confronto con la concorrenza di pallavolo e calcio (la scorsa estate fu una tortura, da questo punto di vista). Ma era un paradiso in confronto all'annullamento d'ogni attività, in questa vuota estate che ci lascia solo discussioni da bar, tanto più surreali quanto più vertono ossessivamente su un argomento (il virus) che in realtà è sconosciuto a tutti, persino agli esperti. Eppure si ostentano sicurezze come se non avessimo fatto altro che affrontare virus, prima d'ora: "Bisogna fare così", "No, cosà", "Coglione il governo", "No, stronza l'opposizione", "Succederà così, è sicuro", "Non capisci un c..., sarà tutto il contrario". Sì, qualcuno per forza avrà azzeccato, alla fine. Ma sarà stato per caso. Per giudicare seriamente, soprattutto per fare previsioni, ci vorrebbe un'esperienza di qualcosa di simile in passato, altrimenti su cosa ci si basa?

- L'unica cosa che si è capito con sicurezza è che stando lontani l'uno dall'altro si rischia di meno: belìn, c'erano arrivati già quei poveracci degli uomini del Medioevo. Su tutto il resto la scienza si sta accapigliando come nelle parodie dei fumetti Disney, quando succede qualche evento strano a Paperopoli, i politici riuniscono gli scienziati per valutare il da farsi e dopo un attimo finisce in rissa.
Per quanto ne sappiamo, potrebbe darsi che ci stiamo infliggendo precauzioni inutili; o può darsi, all'estremo opposto, che nei mesi scorsi siamo stati responsabili involontari della morte di qualcuno, se da asintomatici abbiamo trasmesso il contagio a qualcun altro che l'ha pigliato nella forma più grave.

- E allora? L'ignoto impedisce di essere razionali. Restiamo sospesi nell'incertezza fra una normalità che in parte è tornata ma ancora lungi dal ricomporsi, e la paura di tornare indietro a passo di gambero, oppure di essere già entrati, senza ritorno, in una nuova realtà peggiore della precedente. Incertezza e paura più che speranza e voglia di rifarsi del tempo perduto; oppure deliberata o inconsapevole alienazione in un'estate che si vorrebbe far durare all'infinito, senza che arrivi il settembre della resa dei conti (cioè della risposta all'interrogativo più pressante: si potrà tornare alla vita normale?). Così, almeno, par di respirare in giro, sotto la pàtina dell'apparente gaiezza dei villeggianti che affollano ogni luogo dello Stivale più isole.

- Che brancoliamo nell'incertezza lo dimostra il fatto che tuttora fatichiamo a interpretare dati e notizie che il sistema informativo ci riversa addosso, in un modo che sembra voler più allarmare, preoccupare, destar sensazione, anziché fotografare la realtà. Ma ai toni apocalittici potremmo ormai aver fatto la tara (e del resto non erano certo ingiustificati, all'inizio; anzi, si sottovalutò la portata di quanto era alle porte); resta però il problema dei contorni confusi di quanto quotidianamente viene comunicato, persino dei dati numerici che in teoria sarebbero quelli più oggettivi e indubitabili. E invece non lo sono perché manca, quasi sempre, il criterio per capire davvero il dato. Ad esempio, leggi "oggi 400 malati in più", magari accompagnato dal solito titolo ad effetto tipo "boom di contagi" (perché è tutto un 'boom', oppure un 'record', altrimenti probabilmente nessuno legge), e la reazione spontanea è l'ansia, il timore, il tremore; ma in realtà sono 400 positivi, di cui non sai esattamente quando e in che modo hanno fatto l'esame, se stanno bene o male (giacché molti non hanno sintomi), se la percentuale di contagiati e di ammalati seri stia tornando a crescere o meno; e poi non si ragiona sul fatto che 400, ma anche 1000, 1500, siano una parte minuscola della popolazione italiana. Insomma, pendiamo dai numeri come se fossero oracoli sul nostro futuro, ma non abbiamo una reale capacità di valutarli.

- Apparentemente non dovrebbe essere strano se aumentano i contagi, e in parte anche i ricoveri, in un periodo in cui la gente s'ammassa e gozzoviglia in ogni angolo d'Italia. Sarebbe come stupirsi se dopo Capodanno aumentano i ricoveri per ferite da petardi. Non s'era detto appunto: "proviamo a convivere col virus, mettendo in conto che aumentino i contagi"? Qualcosa ci sfugge nelle interpretazioni che vengono date in queste settimane, sempre allarmistiche, anzi paradossalmente in questi ultimi giorni più dai media che dagli scienziati e dai politici.
Eppure, razionalmente, se l'emergenza sanitaria non si ripete, che cosa rende il Covid-19 un pericolo peggiore di quelli che abbiamo sempre affrontato, dalle malattie d'ogni genere al terrorismo islamico, che fino a qualche anno fa sembrava dovesse farci saltare in aria tutti, e per certi versi era oscuro e imprevedibile come il virus, ma tuttavia pur spaventandoci non ci paralizzò? La risposta potrebbe essere: "il terrorismo non ha mai colpito l'Italia, mentre il virus sì"; ok, ma gli attentati ce li avevamo sott'occhio alle porte. C'è forse qualcosa di più profondo: che lottiamo contro una minaccia non umana. Ciò che è umano può essere crudele, feroce, devastante ma, sotto sotto, sai che avrà contorni in qualche modo definibili; avrà dei limiti; potrà essere combattuto e vinto. Non lo stesso si può dire con sicurezza dell'attuale minaccia.

- Ma tutto questo - come dicevamo - tende a venire nascosto, nella vita reale (cioè non quella da incubo dipinta dai mass media), da una superficie di normalità. In questi giorni d'agosto, dalle località di villeggiatura dove, se non fosse per le mascherine (di quelli che le usano...) e per gli onnipresenti cartelli con le precauzioni anti-Covid, sembrerebbe tutto uguale al solito, con le solite mandrie di cittadini esportate in riviera o sui monti, i socials si popolano di foto di giocatrici in versione balneare (soprattutto) o escursionistica. Una visione che sul piano prettamente estetico non dispiace, se non fosse che ci ricorda come gli scorsi anni molte di esse, in questi stessi giorni, pubblicassero immagini delle loro eroiche battaglie negl'inferni di cemento del 3 contro 3, oppure delle loro glorie in maglia azzurra, conquistate nei palazzetti di qualche località dell'Europa orientale, sotto gli occhi di aficionados come Ezio Parisato, Nonino, Silvia Zanetti e un manipolo di temerari genitori. E dunque c'è dell'amaro anche in ciò che sarebbe dolce.

- Ma adesso stanno ripartendo gli allenamenti di A1 e A2; entro fine mese avrà ricominciato anche la B, in linea di massima; per le giovanili sembra promettersi inizio settembre. Insomma, manca poco e si capirà se anche quello sport che nella piramide sta sotto il già ripartito "show business" potrà davvero tornare alla vita, dopo gli scampoli di fine primavera/inizio estate con le ripartenze di allenamenti previi protocolli e limitazioni.

- A tal proposito di socials: una decina di giorni fa è apparso in Rete, come una cometa che annuncia il Messia, un video di Chiara Ferragni, in cui la regina degl'influencer ed ex cestista dilettante s'esibiva in un'entrata in terzo tempo, effettuata probabilmente nel giardino di una sua villa di vacanze, con un canestro di quelli che si comprano al Decathlon o si ordinano con Amazon. Insomma uno spot straordinario, più possente di qualsiasi strategia comunicativa che la Fip o la LBF possano imbastire (come dire "va' che figata, provaci anche tu"); tuttavia, a differenza della pubblicità che la medesima Ferragni aveva fatto poche settimane prima per gli Uffizi di Firenze, provocando un'impennata delle presenze, nel nostro caso sembra che non se ne sia accorto nessuno.

- Sono magri trastulli estivi, in assenza della carne al fuoco che c'avrebbe fornito un'estate 2020 sotto l'egida dei cinque cerchi. Chissà di che umore saremmo stati durante e dopo l'Olimpiade di Tokyo, cioè proprio in questi giorni di metà agosto (doveva finire l'8, la grande kermesse). Avremmo - con ogni probabilità - assistito ai soliti allori di altre discipline azzurre; alcuni dei quali ci avrebbero senza dubbio fatto piacere, ma con una punta d'amarezza per non saper mai, noi del basket, prenderci la nostra fetta di gloria, dopo Atene 2004. Se non altro, non avremmo subìto un'altra pestifera ondata di calcio femminile (le pedatrici non si sono qualificate per la kermesse olimpica), ma la pallavolo si sarebbe forse appesa ai petti la solita medaglia, magari stavolta nel femminile, magari stavolta d'oro, con audience da milioni sulle reti ammiraglie Rai. A loro i successi e a noi i processi, a meno che, per miracolo, Gallinari-Belinelli-Datome e soci avessero battuto la Serbia in casa sua nel torneo preolimpico, e poi avessero seguitato con i miracoli, in terra nipponica. Vogliamo bene ai nostri, ma era improbabile. Le femmine, come ben sappiamo, erano già fuori dai Giochi dopo l'incompiuta crespiana del 2019.

- C'era, più concretamente, un'altra occasione, e questa nel nostro beneamato femminile, cioè il 3 contro 3 debuttante ai Giuochi, se in marzo le nostre alfiere si fossero qualificate. Difficile ipotizzare un exploit da medaglia, ma anche se fosse andata mediocremente avrebbero portato un po' di basket nelle case dell'italiano medio (giacché con un canestro e una palla è pur sempre palla-canestro, con buona pace dei puristi), dopo tempo immemore.
Nel frattempo, nel bilancio dell'estate avremmo, probabilmente, registrato almeno un'altra medaglia giovanile, la numero 14 (se non ricordiamo male) degli ultimi 13 anni. Indiziate principali le U18, con la già bi-dorata classe 2002 nella condizione ideale per fare tris, essendo annata principe della categoria. Ma anche le 2004, con le Villa, Zanardi e compagne, all'Europeo U16 potevano ben fare. Senza precludere nulla, ovviamente, alle U20 alle U17 dei Mondiali. Il piatto era ricco come non mai. Avremmo digerito ben volentieri i soliti dibattiti sul "perché vinciamo sempre con le under ma non combiniamo niente con le senior": sarebbe significata almeno un'altra medaglia in bacheca.

- Invece niente, nada, niet, il vuoto. Avevamo, indubbiamente, sperato che almeno ad agosto tornasse a rimbalzare la palla in contesti agonistici, non solo nelle partitelle randagie che si disputano nei campetti dello Stivale. L'astinenza pesava dopo qualche settimana, figurarsi ora che abbiamo superato i 5 mesi (le ultime partite femminili nel nostro Paese si sono disputate il 7 marzo). Dopo lo "sdoganamento" del basket (insieme agli altri sport di contatto) avvenuto ormai in tutta Italia fra fine giugno e metà luglio, dopo che erano balenate soluzioni tecnologiche come la mascherina speciale del Politecnico di Torino (quindi non da parte di cialtroni), dopo che si era detto "giochiamo all'aperto", si sperava di rompere il digiuno di competizioni prima di quel 4 ottobre che (virus permettendo) segnerà il ritorno alla vita agonistica con il via all'A1 e A2. [Aggiornamento: per l'esattezza, 24 settembre, inizio della Supercoppa di A1].
Aspettative deluse. Il raduno della Nazionale maggiore con mascherine e protocolli ferrei; adesso lo Skills Challenge rigorosamente in formato telematico a distanza; le finali del Fisb Streetball (il circuito italiano di 3 x 3) prima annunciate per inizio agosto, poi annullate perchè le regole non consentivano di organizzarle se non "con escamotages" (così hanno scritto). Tutti segnali di congelamento dei passi avanti, se non di arretramento. Anche se ci giunge notizia del "salvataggio" dei MiGames 3x3, dopo Ferragosto a S. Margherita Ligure. "Chi si accontenta gode così-così", cantava Ligabue.

- Vediamo di non scivolare nella depressione cosmica. Le Olimpiadi sono solo rimandate di 12 mesi (sempre virus permettendo). Europei e Mondiali giovanili sono persi per quest'anno, ma la giostra riprenderà prima che la carriera "under" delle nostre ragazze sia terminata (a parte le 2000 di Madera, che però si sono pasciute a sufficienza nelle stagioni scorse). Se tutto va bene, insomma, sarà stata solo una parentesi, sfigata, maledetta quanto si vuole, ma una parentesi, di 7-8 mesi suppergiù. Come un infortunio collettivo che ci ha tolto il finale di una stagione e la relativa estate. Inedito, inaudito, ma non infinito.

- L'importante, anzi il fondamentale, è riattaccare adesso la spina, che è stata brutalmente strappata quando stava arrivando il bello del concerto 2019/20. Bisogna farlo subito. Ma nessuno è in grado di garantirlo. Quest'estate è vuota non solo di eventi vissuti, ma anche di progetti, di pianificazioni, di sogni. O meglio, c'è chi li sta, meritoriamente, elaborando e costruendo; ma di solito ad agosto eri ragionevolmente sicuro di quello che sarebbe successo a settembre e poi nei mesi a seguire. Adesso hai solo speranze, e non meno timori.

- Appare differente la situazione tra vertice e base. Il vertice, cioè A1 e A2, ma anche la B (almeno per quanto vedo in Lombardia), ha partorito un'estate di mercato simile alle solite, come del resto nel maschile, dove però si partiva da premesse più solide. Risulta, sì, essersi verificato un calo degl'ingaggi, ma non l'apocalisse economica che si paventava nel pieno del lockdown. Non la scomparsa di metà delle partecipanti.
L'A1 ha perso due squadre ma le ha preventivamente sostituite con due piazze non da poco: Campobasso e pure una Sassari estratta come un coniglio dal cilindro, trattandosi di una potenza del maschile quale il patron Sardara (e senza dubbio, sommando Sassari alle già presenti Venezia e Virtus Bologna, abbiamo ora tre top-club degli uomini all'interno del nostro piccolo mondo: notevole).
Quasi tutte le compagini hanno arruolato le canoniche tre straniere, che immaginiamo non siano pagate con prodotti della terra ma con danari concreti. Insomma i soldi, non diciamo tanti ma bastevoli, ci sono ancora. Grazie al cielo, sia chiaro. E grazie anche al risparmio sui compensi della scorsa stagione; ma è evidente che non sarebbe stato sufficiente senza un'adeguata dose di ottimismo sulla fattibilità della prossima. O c'è qualche dinamica che ci sfugge, alla base di tutto ciò, oppure è un mezzo miracolo. :unsure:

- Orbene, è pensabile che gli sponsor abbiano garantito alle società il sostegno per l'annata, e le società a loro volta garantito i salari alle giocatrici, senza una ragionevole probabilità che la stagione si disputi? Ok, di fronte al virus non ci sono certezze; e dopo aver passato 8 settimane chiusi in casa, aver visto spostare le Olimpiadi, annullare il Palio di Siena, il Salone del Mobile di Milano e il Torneo di Binzago, mentre per mesi era formalmente reato giocare a basket, non consideriamo più nulla improbabile, neanche lo sbarco degli alieni; tuttavia confidiamo che l'ordine delle cose non sia così irrimediabilmente sovvertito da impedire un progressivo ripristino della normalità, partendo appunto dal vertice, com'è giusto che sia dal momento che si tratta di persone che con lo sport ci lavorano; dopodiché si provvederà a chi con lo sport ci si diverte e basta.

- Allargando un attimo l'orizzonte: la ripartenza dello sport professionistico, avvenuta già a metà giugno (il calcio più due o tre campionati di basket maschili) ma soprattutto tra fine luglio e inizio agosto, sta procedendo tutto sommato bene, nonostante le cassandre che - pure qui sul forum - sembravano pronte a godere se si fermava tutto di nuovo. Ok, si sono rischiate due tragedie nel weekend scorso, tra il ciclista Evenepoel precipitato da un ponte nel Giro di Lombardia e le moto impazzite che sono schizzate a un centimetro da Vale Rossi; ma non c'entravano col virus.
Per fortuna è passato il principio che, se uno viene trovato positivo, non succede che "si ferma tutto" (il mantra che c'ossessionava in primavera quando qualcuno azzardava timide ipotesi di ripartenza); semplicemente si mette in quarantena lui ma gli altri vanno avanti. L'auspicio è che si continui così; peraltro i casi sono stati pochi. Adesso vedremo (dal 27 agosto, secondo programmi) se per la Supercoppa di basket maschile funziona tutto bene: potrebbe fungere da importante apripista anche per il femminile.

- Chiaro, tutto questo si regge in virtù di protocolli costosi, che si può permettere solo chi genera proventi elevati, vedi l'Nba, il calcio europeo, il ciclismo e il tennis internazionali, la F1 e le moto, eccetera. Ma infatti questi sono sport, o categorie, che hanno premuto per terminare la stagione 2020, essendoci un interesse economico a farlo; laddove invece non sussisteva interesse, giacché sarebbe costato molto di più rimanere congelati per mesi e poi ripartire in una "bolla" iper-protocollata, gli attori del sistema si sono rassegnati a (o addirittura hanno premuto per) chiudere la bottega 2019/20. Invece l'interesse a far partire il 2020/21 c'è; e con protocolli "ragionevoli" diventerà fattibile anche per chi non ha la pecunia dell'Nba.

- Insomma gli indizi fanno pensare che, se non succedono sconquassi, i campionati di vertice partiranno a inizio autunno come programmato. Con o senza pubblico? Dipenderà probabilmente dall'andamento del virus, ma se non altro il femminile, da questo punto di vista... ha meno da perdere rispetto al maschile, :P visto che le porte chiuse o gli accessi limitati scalfirebbero in misura minima i bilanci (essendo, com'è noto, modeste le presenze, salvo una manciata di piazze, e ancor più modesti gli incassi da biglietteria).
Senza dubbio l'assenza di pubblico - lo vediamo negli sport d'alto livello che sono appunto ripartiti in questi mesi - crea un effetto surreale, cioè sembra tutto un po' artefatto, posticcio; o comunque è evidente che manca qualcosa: da che mondo è mondo lo sport agonistico prevede la presenza di spettatori dal vivo. L'Nba, fertile d'idee, propone il pubblico virtuale che compare collegato da casa, ma è poco meglio delle tribune spettralmente deserte del calcio o della Formula 1. Tuttavia, benedetto questo surrogato di sport, anziché il vuoto.

- Per l'attività regionale (giovanile e senior) è un altro paio di maniche. Al momento siamo solo al livello delle buone intenzioni. Desta preoccupazione, a parte ovviamente la situazione tutt'altro che risolta dei contagi, l'apparente decentramento delle decisioni, cioè la carenza di un coordinamento unitario, così come si nota nei provvedimenti riguardanti la vita di tutti i giorni. Sì, ogni tanto il governo (come nella questione della chiusura delle discoteche, 16 agosto) alza la voce e riprende il boccino in mano. Ma dopo la fine del lockdown, quasi tutto si è frammentato nei tanti poteri locali. C'è il sindaco che già a metà giugno dava il permesso di far baldoria in piazza, così come di allenarsi nelle palestre, e quello, magari nel Comune a fianco, che blocca tutto ancora adesso ed è pronto a bloccare pure a settembre. C'è la federazione che è già ripartita con le gare, o almeno che ha già fissato un calendario, e quella che resta ferma. Quella col protocollo lassista e quella col protocollo draconiano.

- Conseguenza inevitabile di questo "ordine sparso"? La fiera dell'Est (o del West), cioè i più scaltri ad allungar la mano, o più tenaci nel protestare, o più fortunati nel trovare l'interlocutore giusto, ottengono permessi, gli altri stanno fermi. A macchia di leopardo, in giugno-luglio si sono viste società allenarsi quasi normalmente e altre rimanere in paralisi forzata. Qualcuno è anche riuscito a organizzare torneucci non ufficiali (per non dire semiclandestini).

- In una tal confusione, in cui è arduo per ogni società capire a chi rivolgersi e quali norme deve rispettare (nazionali? regionali? comunali? rionali?), il problema della disponibilità degli impianti scolastici - giustamente sollevato da tanti - è ancora più grave. Le scuole di tutt'Italia sono preda, in queste settimane, dell'urgente problema di mettersi a norma per la ripartenza. Si è parlato in abbondanza dei "banchi a rotelle" della ministra Azzolina, per il suo lato comico (anche se fa meno ridere pensare a quanti danari pubblici verranno spesi nel loro acquisto), ma si parla poco della quantità abnorme di lavori di adeguamento dei locali, in gran parte ancora da progettare, figurarsi eseguirli nelle 4 settimane scarse che mancano all'inizio dell'anno scolastico (che diventano meno di due se si considerano i corsi di recupero, programmati al via per l'1 settembre). Questa è realtà, non invenzione allarmistica.

- Tralasciamo la questione della greppia immensa di soldi pubblici sottesa a questa mole di lavori (decine di migliaia di euro per ogni scuola; potenzialmente una macchina di mercimonio tra le più massicce della pur gloriosa storia italica in materia: come in tanti altri àmbiti paga Pantalone, ma Pantalone è un pozzo senza fondo?) e concentriamoci su ciò che c'impelle, ovvero appunto la disponibilità delle palestre per il basket.
I dirigenti scolastici, volgarmente detti prèsidi, sono con l'acqua alla gola per tutte le incombenze sul loro collo; debbono trovare spazi per l'attività scolastica a tutti i costi, onde rispettare le norme sul distanziamento; sembra inevitabile che varie palestre finiscano adibite ad aule, così come è inevitabile che il primo impulso dei suddetti dirigenti sia quello di mandare a quel paese le società sportive che si presenteranno, cappello in mano (a volte in modo anche meno educato), a chiedere ore pomeridiane per i loro allenamenti.

- Necessario, quindi, che intervenga qualcuno. Ma chi? Le autorità politiche o quelle sportive? E, in entrambe le categorie, quelle locali o quelle nazionali? (traduzione: il sindaco o il ministro dello Sport? La Fip regionale o quella centrale? O il Coni?) Il timore è che se le società non mettono in conto di coalizzarsi per protestare, subiranno e basta. Ammesso che le proteste bastino, perché quando si alza il muro del "non si può, c'è il virus", è dura scalfirlo.

- Altro nodo spinoso è la "responsabilità", strettamente connessa al rischio. Un mantra che si sente ripetere da mesi è "ma chi si prende la responsabilità?" (di far riaprire le palestre, di far giocare le partite, eccetera). Be', non è facile, quindi massima comprensione per tutti; ma qualcuno se la deve prendere, e secondo evidenza non dovrebbe esserci un rischio eccessivo di vedersi accollata la colpa di eventuali contagi (fra giugno e luglio, non ci risulta essere accaduto nulla in tal senso); ci pare invece ipocrita considerare troppo rischioso prendersi la responsabilità per attività organizzate, mentre nel frattempo si lascia che i giovani pascolino allo stato brado, con possibilità di contagi teoricamente ben superiori.

- E' di stretta attualità il nodo del credito d'imposta per le sponsorizzazioni sportive, fortemente caldeggiato dalle società per parare il contraccolpo dei dissesti post-Covid. Incentivando le imprese si preverrebbe una fuga di chi c'era già e magari si attrarrebbe qualche investitore nuovo. Ma la risposta del governo, in questi giorni, non soddisfa le società prettamente amatoriali, in quanto, nel DL d'agosto, si prevede un "credito d'imposta pari al 50% degli investimenti effettuati a decorrere dal 1 luglio 2020 al 31 dicembre 2020", per un investimento minimo di 10.000 euro (e va bene), con una dotazione finanziaria ad esaurimento pari a 90 milioni di euro (e va meno bene, ma meglio di niente), ma, viene specificato, i beneficiandi devono avere realizzato in Italia, nell’anno d’imposta 2019, ricavi per un importo compreso tra 200 mila euro e 15 milioni di euro. E va da sé che pochissime realtà, fra quelle che bazzicano il nostro femminile, soddisfano tale requisito... Chiaro che in seguito potranno esserci aggiustamenti e migliorie nel provvedimento, ma attualmente non è possibile contare su questa risorsa.

- Senza dubbio non giova la frattura creatasi fra il ministro Spadafora e gli organismi sportivi dopo la ventilata "riforma dello sport" presentata dall'esponente pentastellato. Possiamo disquisire sulla bontà o meno dei contenuti (idealmente molti sono d'accordo sul limite dei 3 mandati per i presidenti), tuttavia in un momento in cui regna la precarietà, non pare una gran strategia quella di creare una spaccatura difficilmente sanabile, che mette i bastoni tra le ruote allo sforzo comune di ripartenza. Una guerriglia che indebolisce ambo i fronti è il contrario di quello che servirebbe. E le rivoluzioni possono anche essere belle e nobili, ma se non hai la forza di condurle sei solo velleitario.

- Non è questa la sede per ammorbare con opinioni personali sul governo, sul Comitato tecnico-scientifico, sulla diatriba tra allarmisti e negazionisti eccetera; tuttavia ci sono almeno tre dati di fatto che suscitano inquietudine e malfidenza:
1) il governo attuale nacque 12 mesi fa da un clamoroso voltafaccia di chi l'ha formato, che passò con disinvoltura dal giurarsi odio eterno al mettersi insieme;
2) fino a metà febbraio il governo giurava "siamo prontissimi a fronteggiare il virus", il che si è tradotto in 35.000 morti, sesto totale al mondo nella classifica attuale, e in un lockdown di 8 settimane, in cui eravamo preda di panico, lutti e perdita di lavoro;
3) la pandemia ha trasformato un governo zoppicante, sull'orlo della caduta, in un governo dotato di poteri vasti come mai prima, per non dire assoluti.
Il punto 1 significa che, se già per definizione la parola del politico è come la promessa del marinaio, questo governo è per sua natura all'insegna del "ciò che dico oggi vale zero domani"; il punto 2 indica che siamo come viandanti costretti ad affidarsi alla stessa guida che li ha appena portati a sbattere rovinosamente (pur con tutte le attenuanti del mondo, considerando la dimensione planetaria della sciagura; ma è l'ostentata sicumera della vigilia ad essere risultata fallace: anche qui siamo al problema di parole scritte nella sabbia); il punto 3 suggerisce che il perdurare dell'emergenza faccia l'interesse del governo (e del Comitato tecnico-scientifico) più che il terminare dell'emergenza stessa.

- Ma fidandoci pure che il combinato governo-CTS agisca per il meglio, è innegabile che ammassare leggi, regole, protocolli, paletti, normative rientri appieno nell'antica tradizione italiana, come notava già Dante, e poi Manzoni; e scendendo un po' più in basso, un politico suicida ai tempi di Tangentopoli, Sergio Moroni, nella sua lettera d'addio - che immaginiamo sincera - scrisse: "C'è una cultura tutta italiana nel definire regole e leggi che si sa non potranno essere rispettate, muovendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno solidarietà nel costruire le procedure e i comportamenti che violano queste regole".
Traduzione: io fisso diecimila regole, sapendo che è impossibile rispettarle tutte alla lettera; così con gli amici e i più furbi/potenti mi metto d'accordo per chiudere un occhio e anche due, mentre chi non è amico né furbo/potente lo azzoppo a piacimento, per violazione delle regole medesime.
E questo avviene in situazioni normali. Figurarsi in un periodo come questo, in cui chi comanda può decidere di non farti più uscire di casa, di non farti più lavorare, di non farti più andare a scuola, ecc. ecc. Il che, in teoria, può essere sacrosanto (nell'ottica sanitaria), ma siccome poi conta l'applicazione concreta di ciò che è permesso e ciò che è vietato, ecco che qualcuno guadagna e qualcuno perde, qualcuno fa attività e qualcuno sta bloccato, in una riffa selvaggia in cui ogni riferimento precedente è crollato, e ognuno lotta per la sopravvivenza "pro domo sua".

- Ma del resto la diffidenza è insita nel nostro tessuto sociale (per altri versi improntato alla cordialità, alla voglia di stare insieme e d'aiutarsi a vicenda; cioè non siamo certo peggio della maggioranza dei popoli), perlomeno per quanto riguarda le dinamiche cittadino-Stato. Il lavoratore autonomo diffida dell'impiegato pubblico, ritenendolo un fancazzista mangia-stipendio; a sua volta l'impiegato pubblico diffida del lavoratore autonomo, sicuro ch'egli sia un evasore fiscale incallito. C'è sempre l'impressione che molti di quelli che piangono miseria tengano abbondanti danari sotto il materasso. L'impressione che chi punta il dito per farti rispettare la regola sia il più lesto nel violarla senza farsi beccare.

- E dunque per nulla ci hanno stupito, in questi mesi, notizie di furberie assortite, consci che persino se esplodesse una bomba atomica vi sarebbe chi, già poche ore dopo, troverebbe come approfittarsene. Abbiamo sentito di supermercati che, pur lavorando a stantuffo anche durante il lockdown, hanno messo in cassa integrazione i dipendenti regolari, sostituendoli con lavoratori a cottimo sottopagati; abbiamo sentito di negozianti e imprese, sull'orlo del fallimento già prima, che hanno pigliato il contributo statale, quello da svariate migliaia di euro (erogato dalle banche), in teoria da restituire nei prossimi anni ma è assai improbabile che loro saranno ancora in piedi e quindi hanno preso, ma non restituiranno. Abbiamo sentito, già prima dello "scandaletto" che ha coinvolto certi politici nei giorni scorsi, di professionisti da 10.000 euro al mese che hanno intascato rapidi i 600 euro di sussidio statale.

- Nel basket, non erano passati quindici giorni dallo stop dei campionati, che Petrucci rinfacciava ad alcune società (parliamo di maschile) di voler cancellata la stagione fingendo motivi sanitari ma in realtà per motivi economici, oltre che per salvare la ghirba non retrocedendo. E la Giba, il sindacato giocatori, accusava le società stesse di voler abbassare la serranda per non pagare più le maestranze, ovvero giocatori e staff. Amaramente s'è constatato che a molti faceva giuoco fermare tutto: meno danari persi, nessun rischio di retrocedere o comunque di fallire mentre il rivale festeggiava.
In realtà sono tutte situazioni in cui nessuno ha violato leggi, casomai ha approfittato di opportunità; e chi è senza peccato scagli la prima pietra; ma come fa uno a fidarsi di ciò che viene dichiarato in pubblico, se poi dietro le quinte succede ben altro?

- Tuttavia l'eccesso di diffidenza sarebbe ottuso quanto la bonaria fiducia nella bontà altrui. Poniamo pure che tutti siano in buona fede, onesti combattenti per la causa che ritengono più nobile. Ma è evidente che, a tutti i livelli (politica, scienza, giornalismo, cittadini comuni), è avvenuta una perniciosa spaccatura in due fazioni, una che acuisce e una che sminuisce la portata del virus, in modo così radicale e così prevenuto che ogni accertamento della verità diventa impossibile. Due clan che s'insultano a vicenda e s'accusano d'ogni colpa a partire dalla creazione dell'uomo sino ai giorni nostri. Situazione da "guelfi e ghibellini", anche questa intimamente connessa alla nostra classica tradizione; e tuttavia vista la melma in cui siamo, sembra vieppiù sconcertante che l'obiettivo di molti - come notavamo già all'inizio del discorso - sembri dimostrare di aver ragione e smerdare il nemico, anziché risolvere il puttanaio generale.

- Tutto quanto detto finora significa che la ripartenza del nostro sport nasce da precarie premesse ed è affidata a un tale contesto, per cui non resta che pregare (per i credenti) o sperare che i dadi della sorte rotolino su numeri meno disgraziati di quelli che sono usciti da febbraio 2020.

- Lasciando l'alta filosofia e scendendo più terra-terra (andando verso la conclusione), un altro grande dubbio che non lascia tranquille le società è: quanti ne ritrovo, dei miei ragazzi e ragazze (parliamo ovviamente di giovanili), una volta che riesco a ripartire? Altra situazione inedita che non consente di fare previsioni. Allo stato attuale, il genitore medio - che alla fin fine è il cliente pagante - si trova in questa spinosa situazione: non sa se a settembre avrà un lavoro (o, se lo ha di sicuro, potrebbero cambiare le modalità di svolgimento e soprattutto gli introiti); non sa se i figli potranno andare all'asilo/a scuola (nonostante le rassicurazioni delle autorità); non sa se ripartiranno tutte le attività organizzate che farcivano i pomeriggi della loro prole. In queste condizioni dovrebbero cacciar fuori 300/400/500 euro pagando anticipatamente la stagione sportiva intera, sulla quale non vi sono certezze, dopo che hanno pagato intera la stagione scorsa, fruendone due terzi senza venire rimborsati del terzo mancante? (Ok, qualcuno l'ha fatto, ma parlo della maggioranza dei casi).

- Oltre al punto di vista dei genitori, c'è quello dei ragazzi. Non vorrei che i suddetti, in questi 4 mesi di libertà allo stato brado, tra le uscite con gli amici e 4-5 ore al giorno sul divano fra Instagram e le serie tv su Netflix, si fossero accorti che tutto sommato si sta meglio così, con la promozione regalata anche se non hanno studiato una mazza, e la licenza di pascolare in giro con i coetanei, anziché stare sottoposti alla disciplina delle attività organizzate dagli adulti, magari col fiato sul collo dei genitori che gli rompono le palle perché non hanno la media del 9,5 a scuola, non suonano il pianoforte come Mozart e non segnano 20 punti a partita; tralasciando gli allenatori o dirigenti che mettono certe loro fissazioni personalissime davanti agli interessi della clientela (cioè ragazzi e famiglie).
Noi ce li immaginiamo inconsolabili, i nostri giovani, a raccattare i cocci dei propri sogni sportivi infranti dall'annullamento della stagione scorsa, tremebondi d'incertezza per il futuro, ma forse loro se ne sono fatta una ragione e non fremono dalla voglia di tornare al guinzaglio. Se è così, motivo in più per riattaccare la spina il prima possibile.

- Su come riattaccarla sul piano agonistico, infine, avevamo avanzato già tempo addietro la proposta di spezzare la stagione in due parti, una di ripresa e conclusione della precedente (ottobre-dicembre), l'altro con la nuova annata vera e propria (da gennaio 2021). Parliamo di campionati regionali e giovanili, per chiarire. Non ci pare sia mai stata presa in considerazione l'idea, e accettiamo pure l'ipotesi che sia impraticabile. Il concetto di fondo dovrebbe essere, però, che bisogna essere pronti a ogni eventualità ed essere in grado di salvare il salvabile, ossia evitare di trovarsi per il secondo anno di fila con una stagione annullata. In tal senso, eventi brevi con qualcosa in palio sarebbero più adatti del classico "campionatone" da 9 mesi. Se non sarà così, perché tutto scorrerà liscio, tanto meglio.
Di sicuro, se sarà lecito fare basket e ci si ributterà in pista con coraggio, potrà forse andare storto qualcosa, ma se ci si tirerà indietro si perderà sicuramente tutto.
Comunque sia, non potremo avere pace sinché il basket come l'abbiamo conosciuto e frequentato da sempre non avrà ritrovato diritto di cittadinanza in questo nobile ma attualmente sventurato Paese.

sabato 25 luglio 2020

Torna l'agonismo: riparte la Wnba nella "bolla"

Sabato 25 luglio: inizia la stagione Wnba e dunque torna dopo 4 mesi e mezzo il basket femminile agonistico. Il mondo riprende a girare (molto cautamente) per il verso giusto. Come per i colleghi uomini della Nba, hanno chiuso tutte le squadre, 12 in questo caso, in una bolla in Florida (ma a Bradenton, non a Disneyworld, e pare che la sistemazione sia ben più spartana); a differenza degli omaccioni, però, qui non si tratta di finire una stagione che era già a buon punto, ma di iniziarla da zero. Giocheranno solo 22 partite di regular season, con tempistiche super-compresse; la contemporaneità con l'Nba non aiuterà granché, in termini d'interesse, ma probabilmente è il minore dei problemi. Piuttosto che niente, è meglio piuttosto, dicono i saggi: in effetti dopo il rinvio a tempo indeterminato, nel pieno dell'emergenza-virus, si era paventata la cancellazione dell'annata.

Il basket femminile è precario per definizione da noi, ma lo è anche in America, fatte le debite proporzioni. Le 3 migliori giocatrici attuali sono, probabilmente, Elena Delle Donne, Maya Moore e Breanna Stewart. Ebbene, quest'ultima ritorna adesso dopo un anno e mezzo d'assenza dai campi, per infortunio avvenuto in finale d'Eurolega, dovendo lei come altre sciropparsi la doppia stagione Usa-Europa per monetizzare decentemente il proprio talento; Moore non gioca da due anni perché impegnata ad assistere legalmente un uomo che secondo lei è ingiustamente sotto processo; e Delle Donne, 10 giorni fa, ha scritto una lettera aperta in cui rendeva noto di aver paura di giocare, col virus in circolazione, perché avendo la sindrome di Lyme è costretta a prendere 64 pillole al giorno per evitare guai. Ma se non si presenta, perde l'intero ingaggio stagionale (perché non le è stato riconosciuto lo status di assente per motivi di salute). La sua posizione è in sospeso.

La lista delle assenti è poderosa e comprende, tra le più nobili, anche Liz Cambage, Kristi Toliver, Natasha Cloud (impegnata a fare attivismo politico nel "Black Lives Matter"), Tina Charles, Chiney Ogwumike. Nobile, almeno per noi, è anche Cecilia Zandalasini, la quale ha rinunciato, per scelta personale, a tornare con Minnesota dove ha giocato nel 2017 e 2018.

La novità più attesa è Sabrina Ionescu. L'americana di origini rumene s'è guadagnata l'etichetta di fenomeno al college, dove ha avuto la sfiga - lei come le altre universitarie - di perdersi il torneo Ncaa per colpa dell'irruzione del virus nello scorso marzo. E' stata scelta da New York.

Come favorita è accreditata Seattle, campione due anni fa, che oltre alla già citata Stewart ritrova la veteranissima (41 anni) Sue Bird, dopo un anno fuori per infortunio, in cui aveva svolto il ruolo di fidanzata della stella del calcio Megan Rapinoe, sugli scudi al Mondiale pedestre del 2019. Washington, campione uscente, nonostante il possibile forfait di Delle Donne è considerata seconda nel ranking di Espn. Interessante il trio Brittney Griner-Diana Taurasi-Skylar Diggins che si è formato a Phoenix con l'arrivo di quest'ultima.

In sintesi, per la Wnba è una stagione di sopravvivenza in attesa di tempi migliori. Come del resto è per tutto quanto lo sport mondiale che è ripartito o sta ripartendo dopo la tempesta.

martedì 30 giugno 2020

Coronavirus - cronologia dal 10 aprile al 25 giugno 2020

3^parte - dal vuoto alle prime ripartenze

10/4 (ven) - Nuovo DPCM: prolungato fino al 3 maggio lo stop agli eventi sportivi e agli allenamenti. Il calcio italiano spera di riprendere dal 4/5 con gli allenamenti e a fine maggio col campionato

21/4 (mar) - Il Coni fa pressione sul governo per la ripartenza degli allenamenti. Dopo settimane di pareri discordanti, la serie A di calcio vota per la ripresa del campionato

23/4 (gio) - Il presidente del Comitato provinciale Fip di Como, Antonio Pini, profetizza i campionati non potranno disputarsi per tutta la stagione '20/21. Ma negli stessi giorni il presidente regionale lombardo, Bellondi, invita a "farsi trovare pronti per la ripartenza", anche se dipenderà dalle indicazioni dall'alto

26/4 (dom) - Il Politecnico di Torino, incaricato dal Coni, pubblica un rapporto "Lo sport riparte in sicurezza" con un protocollo per la ripresa degli allenamenti nelle varie discipline. Per il basket è indicata la fattibilità per esercizi di riscaldamento, coordinazione motoria, allenamento sui fondamentali, non per situazioni di contatto fisico; per la partita si parla di "tampone 48 ore prima". In tutte le situazioni, si prescrivono "gruppi chiusi e costanti mantenendo le distanze interpersonali" e sanificazioni costanti di mani e attrezzi.

30/4 (gio) - Assemblea di Lega femminile: si valutano diversi scenari per la ripartenza; il "piano A" prevede il ritorno all'attività nei tempi canonici di inizio settembre, ma si contempla anche un "piano B" con inizio dei campionati a gennaio.
In questi stessi giorni le società chiedono che il governo preveda sgravi fiscali per le sponsorizzazioni (“credito d’imposta”)

4/5 (lun) - Mentre oggi in Italia è il primo giorno dopo il "lockdown" (durato 8 settimane), la Presidenza del Consiglio pubblica “Linee guida” per la ripresa degli allenamenti degli sport individuali; per ora ripartono solo gli allenamenti degli "atleti d'interesse nazionale" (negli impianti che riescono a mettersi in regola con le norme)

7/5 (gio) - In alcune città italiane vengono rimossi i canestri dai campi all'aperto per motivi sanitari (si registravano assembramenti abusivi).
In Corea del Sud riparte il campionato di basket 3x3, primo evento cestistico dopo lo stop globale

11/5 (lun) - La Federbasket turca decide che il campionato non riprenderà (era l'ultimo ancora in sospeso nel femminile)

16/5 (sab) - Ripartito il campionato tedesco di calcio: primo evento sportivo a riprendere in Europa

19/5 (mar) - La Presidenza del Consiglio pubblica "Linee guida per l'attività sportiva di base e l'attività motoria in genere", un ponderoso elenco di norme da rispettare per la ripresa degli allenamenti

20/5 (mer) - Consentita la ripresa degli allenamenti "per atleti di interesse nazionale" anche negli sport di squadra: nel basket un ristretto novero di società ricomincia ad allenarsi con rigidi protocolli

25/5 (lun) - Da oggi sono consentite, in virtù del DPCM del 17/5, "l'attività sportiva di base e l'attività motoria in genere" presso palestre e simili, previo rispetto del distanziamento e senza assembramenti. L'applicazione concreta del provvedimento dipende però dai gestori delle palestre (Comuni ecc.), non tutti disposti ad autorizzarla.
Intanto l'Eurolega maschile decide la cancellazione della stagione

27/5 (mer) - La Fip emana un protocollo, in collaborazione con il Politecnico di Torino, per la ripresa degli allenamenti per tutti. Ammessi gruppi di massimo 8 atleti per turno; consentiti solo esercizi che non prevedano contatto fisico; divieto di utilizzo degli spogliatoi.
Molti gli obblighi per le società: nominare un “responsabile Covid”, registrare ogni presenza, raccogliere autocertificazioni per ogni atleta, misurare la temperatura all’ingresso, sanificare i locali e gli attrezzi; ecc.

giugno - Solo una parte delle società ricomincia gli allenamenti; molte preferiscono aspettare settembre, per insostenibilità dei protocolli o indisponibilità degli impianti. Vengono intanto pubblicate notizie su un possibile accordo tra Fip e Politecnico di Torino per la produzione di mascherine adattate alla pratica del basket (poi finirà nel nulla).
Nel frattempo, i numeri della pandemia in Italia, già in forte calo per tutto maggio, si assestano intorno una relativamente tranquillizzante quota di 150 nuovi contagi al giorno (erano oltre 6000 verso il 20/3); le terapie intensive sono quasi vuote (meno di 100 ricoveri contro un picco di 4000 raggiunto ad aprile). Riaperti gli spostamenti tra una regione e l'altra; di fatto si è tornati a vivere quasi normalmente

giugno - In Germania e Spagna si disputano fasi finali (liofilizzate) della stagione maschile 2019/20 di basket; sono le uniche leghe in territorio europeo a riprendere

12/6 (ven) - La Fiba annuncia la cancellazione dei Mondali U17, l'ultima competizione estiva rimasta finora in calendario

13/6 (sab) - Ricomincia la serie A di calcio, primo sport a riprendere in Italia; entro fine luglio si concluderà il campionato, in agosto le coppe europee (tutto a porte chiuse). Nei giorni scorsi è stata approvata una modifica al protocollo, importante ai fini della ripartenza anche degli altri sport: in caso di positività di un giocatore, viene messo in quarantena solo lui, non tutta la squadra

16/6 (mar) - La Fiba comunica l'annullamento delle fasi finali delle coppe femminili (Eurolega ed EuroCup), inizialmente programmate per fine settembre-inizio ottobre. Il 2019/20 è dunque archiviato senza vincitrici

20/6 (sab) - Ad oltre 4 mesi e mezzo dalla sospensione e dopo numerose ripartenze annunciate e poi revocate, torna in campo la lega cinese maschile (a porte chiuse): primo sport a riprendere in Cina, epicentro della pandemia

25/6 (gio) - A partire da questa data, in virtù del DPCM dell'11/6 (nonostante il parere negativo del Comitato tecnico-scientifico), il governo torna a consentire gli “sport di contatto”, previa autorizzazione dalle singole regioni, le quali progressivamente la concedono tra fine giugno e metà luglio (il Veneto, ad esempio, già dal 26/6; la Lombardia dall'11/7). Torna dunque lecito dopo 3 mesi e mezzo/4 mesi (a seconda delle regioni) il basket vero e proprio, sia in palestra sia all’aperto (dove di fatto già da varie settimane si giocava in libertà)

mercoledì 8 aprile 2020

Coronavirus - cronologia dal 14 marzo al 7 aprile 2020

DALLA SOSPENSIONE ALLA CHIUSURA (14 marzo - 7 aprile)

14/3 (sab) - Negli ultimi 4 giorni si registrano varie rescissioni fra club di A1 e straniere: Gwathmey (S. Martino), Jarosz e Ciabattoni (Battipaglia), Frost e Pavel (Costa), Morris (Empoli); altre tornano "temporaneamente" a casa

15/3 (dom) - Petrucci, in un'intervista al Corriere della Sera, alla domanda "Ripartiranno i campionati?", risponde: "L'intenzione è quella. Vogliamo fortemente arrivare in fondo, magari cambiando le formule. In tutte le categorie, dalla serie A alle giovanili". Aggiunge: "Ma è chiaro che tutto dipende da come si evolverà la situazione"

16/3 (lun) - Mario Boni, vicepresidente Giba, dichiara che i giocatori della LNP maschile sono disponibili a continuare la stagione con qualsiasi formula, anche oltre il 30/6, mentre varie società vogliono la cancellazione per non pagare gli stipendi; dello stesso problema s'inizia a parlare anche nel femminile

17/3 (mar) - Videoconferenza fra le società di Lega: ribadita intenzione di riprendere la stagione quando possibile; valutate ipotesi di formule in base alle ipotetiche date di ripartenza dell'attività (la più ottimistica sarebbe quella del 4 aprile, cioè l'indomani dello stop ufficiale attualmente in vigore). Ma s'allarga il fronte del "no" alla ripartenza

18/3 (mer) - Termina il periodo di quarantena per Ragusa dopo il ritorno dalla trasferta a Costa Masnaga. Le giocatrici di tutte le società e categorie, costrette in casa a tempo indeterminato, s'arrabattano per tenersi in forma

19/3 (gio) - Sospensione anche del campionato turco, l'ultimo che era rimasto attivo in Europa: aveva giocato fino al 15/3 (in testa il Fenerbahce di Zandalasini) così come quello russo.

22/3 (dom) - Rescissione tra Lucca e Jeffery; 3 giorni prima la stessa Lucca aveva rescisso con Zempare. Le Olimpiadi di Tokyo sono a rischio di posticipo

24/3 (mar) - Le Olimpiadi di Tokyo sono rinviate all'estate 2021. Continuano a fioccare rinvii o cancellazioni di eventi sportivi internazionali, ormai fino a tutto maggio. La ceca Stejskalova (Torino) riesce a prendere un pullman per tornare a casa dopo settimane di attesa (solo 100 rimpatrii al giorno dall'Italia)

26/3 (gio) - La Fip dichiara chiusa la stagione 2019/20 dei campionati regionali (giovanili e senior, maschili e femminili) in tutta Italia. In una videoconferenza del Coni, intervento del Ministro per lo Sport, Spadafora, che auspica unità d'intenti fra tutti gli sport "verso una ripresa delle attività quando sarà possibile farlo"

27/3 (ven) - La LBF chiede alla Fip di dichiarare conclusi i campionati 2019/20 di A1 e A2 "con annullamento" (cioè senza assegnazione di scudetto, né promozioni e retrocessioni); propone la disputa delle Final Eight di Coppa Italia di A1 e A2, con sole giocatrici italiane, a fine giugno o a inizio settembre, qualora sia possibile.

30/3 (lun) - La LBF in un comunicato spiega il percorso che ha portato alla richiesta di cancellazione della stagione 2019/20, e annuncia di aver trovato, insieme al presidente dei procuratori Bernardi e a quello della Giba, Marzoli, una "linea unitaria" per il pagamento, negli accordi di rescissione fra società e atlete, del 75% dell'intero contratto (A1) e del 70% dell'intero contratto (A2). Immediatamente dopo, Giba e Ass. Procuratori smentiscono: "non è stata trovata alcuna intesa"

1/4 (mer) - Le giocatrici della Virtus Aprilia (B laziale) scrivono una lettera aperta a Petrucci, chiedendo di proporre ai comitati regionali di "lavorare su scenari e soluzioni per portare avanti" i campionati fino alla fine dell'estate (qualora sia possibile)

2/4 (gio) - Il ministro Spadafora annuncia "un piano straordinario per lo sport, per far ripartire le attività da maggio" (dettagli non specificati)

3/4 (ven) - La Fip dichiara conclusa la stagione 2019/20 anche per A1 e A2 femminili. La Wnba comunica il rinvio a tempo indefinito dell'inizio della stagione 2020, che era previsto il 15/5 (compresa Zandalasini a Minnesota). Il governo prolunga fino al 13/4 il blocco degli eventi sportivi (e degli allenamenti)

6/4 (lun) - In questi giorni, continua l'annullamento o rinvio di eventi internazionali in tutti gli sport, ormai fino ad almeno metà giugno (dal torneo di Wimbledon a GP di Formula 1).

7/4 (mar) - In un comunicato congiunto, gli allenatori di A1 e A2 femminili stabiliscono "volontariamente di ritoccare i nostri ingaggi di una percentuale massima del 15% annuale"; chiedono sensibilità verso chi percepisce compensi esigui e ha solo questo reddito. La Fiba decide la cancellazione degli Europei giovanili dell'estate 2020 (resta uno spiraglio per i Mondiali U17) e programma di terminare Eurolega ed EuroCup a inizio autunno con la formula delle Final Eight. Intanto la Fip annulla anche Serie A e A2 maschili, sottolineando che sia dalla politica sia dalla scienza arrivano "precise e stringenti indicazioni che riguardano il distanziamento sociale. Misure impossibili da attuare per uno sport di contatto come la pallacanestro". Nessuno ha idea di quando si potrà realmente tornare a giocare

giovedì 19 marzo 2020

Coronavirus - cronologia dal 21 febbraio al 13 marzo 2020

DALL'ALLARME ALLA SOSPENSIONE

21/2 (ven) - Inizia l'emergenza dopo i primi casi individuati nel Lodigiano e in Veneto. Primo rinvio di una partita: Lodi-Usmate di domani sera (B lombarda)

22/2 (sab) - Si gioca in tutta Italia; nel pomeriggio arriva rinvio partite di domani in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna

23/2 (dom) - In A1 si gioca solo Vigarano-Ragusa

24/2 (lun) - Giorni di incertezza per gli allenamenti nelle zone "bloccate": il decreto del governo (DPCM) li autorizza a porte chiuse ma vari gestori degli impianti (Comuni, oratori, dirigenti scolastici) non li riaprono

25/2 (mar) - Annunciato che le partite di Eurolega di Schio (con Sopron) e Venezia (con Riga) si giocheranno a Lubiana. La Fip decreta stop ai campionati A1-A2 nel weekend 29/2-1/3

26/2 (mer) - Sopron e Riga si rifiutano di giocare le partite di Eurolega con Schio e Venezia

27/2 (gio) - La Fiba assegna la vittoria 20-0 a tavolino per Schio e Venezia. Alcune squadre nelle zone bloccate riprendono ad allenarsi ma non tutti i gestori degli impianti si adeguano

29/2 (sab) - Weekend senza partite in A1 e A2. Si giocano i campionati regionali nelle zone non ancora bloccate. Riunione delle società di serie A: sarà formulato un calendario di recuperi (con partite a porte chiuse).

1/3 (dom) - In mattinata viene confermato che la Coppa Italia di A2 si giocherà regolarmente a Moncalieri dal 6 all'8 marzo. Nuovo DPCM: sospesi eventi sportivi fino all'8/3 ma permessi a porte chiuse, così come gli allenamenti

2/3 (lun) - Rinviata la Coppa Italia di A2 a inizio aprile (stessi giorni della Coppa di A1). Nelle zone bloccate continua la confusione tra squadre che riescono ad allenarsi e altre no; si susseguono interpretazioni e chiarimenti al DPCM, al termine dei quali risulta confermato il permesso di allenarsi a porte chiuse "per gli agonisti"

3/3 (mar) - La Coppa Italia di A1 è posticipata a metà aprile. Riparte l'A1 con 2 anticipi del 22° turno: Costa-Ragusa e Schio-Broni (giocati a porte chiuse).

4/3 (mer) - Rinviato il Preolimpico 3x3 previsto dal 18 al 22/3 in India. In mattinata il Coni chiarisce: sì ad allenamenti di tesserati agonisti, purché si rispetti 1 metro di distanza in spogliatoi. La Fip annulla il Trofeo delle Regioni (9-13/4). Nuovo DPCM in serata: nelle zone bloccate, allenamenti ancora autorizzati ma con obbligo di controlli medici a carico delle società, oltre a rispetto distanza di 1 metro (fino al 3 aprile)

5/3 (gio) - In seguito al DPCM di ieri, varie società tornano a bloccare gli allenamenti: pericolo per la salute, inattuabile l'obbligo di controlli medici. La Fip decreta sospensione campionati regionali in tutta Italia a tempo indeterminato

6/3 (ven) - Si gioca (a porte chiuse) Schio-Geas, anticipo del 21° turno previsto nel weekend. Nuova serie di chiarimenti/precisazioni all'ultimo DPCM

7/3 (sab) - Si giocano 4 partite di A2. Le società lombarde di A si riuniscono ed elaborano una lettera in cui chiedono lo stop immediato dei campionati. Albino ottiene rinvio partita con Bolzano.

8/3 (dom) - Nuovo DPCM "chiude" la Lombardia ma, sulla carta, autorizza ancora lo svolgimento dei campionati. Rinviate le 4 partite di A1 previste oggi

9/3 (lun) - La "chiusura" è estesa a tutta Italia. Il Coni blocca lo sport italiano fino al 3 aprile (esclusi gli eventi internazionali); di conseguenza la Fip stoppa i campionati fino al 3 aprile; esprime volontà di trovare insieme alla Lega una soluzione per il prosieguo. Ragusa si mette in quarantena fino al 18/3, cioè fino a due settimane dopo la trasferta a Costa.

11/3 (mer) - Schio, a Praga per giocare gara-1 dei playoff di Eurolega, è fermata dal governo ceco. Annullata Girona-Venezia di Eurocup. La settimana di coppe si disputa parzialmente (2 G1 dei quarti Eurolega, 1 andata dei quarti Eurocup). Sull'A1 il presidente di S. Martino, Giuriati, dichiara: mi sto chiedendo se abbia senso avanti; dal 4 aprile sarà possibile magicamente tornare a giocare?

12/3 (gio) - Tra ieri e oggi si ferma gran parte dello sport mondiale (Nba, Ncaa, Eurolega, formula 1, calcio ecc.). La Wnba comunica che, per il momento, l'inizio della stagione è confermato per il 15 maggio.

13/3 (ven) - La Fiba decreta stop alle coppe femminili "fino al termine della stagione di club".

domenica 23 febbraio 2020

Coronavirus - prima reazione

Se lo stop è precauzionale in attesa di capir meglio la situazione (consideriamo che il virus è stato individuato in Lombardia appena venerdì), è un conto; ma se lo stop è considerato inevitabile in ogni zona dove vi sia presenza del virus (la quale spero non si estenda, ma è probabile di sì), secondo logica dovrebbe durare a tempo indeterminato, cioè finché il virus non sia debellato.

sabato 22 febbraio 2020

[A1] Resoconto di Costa-V. Bologna: un altro Villa-show

Ormai è passata quasi una settimana e tutti hanno la testa al virus, ma tant'è, avevo ancora in canna questo arretrato...

Domenica 16, in un pomeriggio moderatamente soleggiato, mi sono recato a Costa Masnaga, per la stimolante sfida-salvezza fra la compagine locale e la prestigiosa, ancorchè pivella nel femminile, Virtus Bologna. Squadre appaiate in classifica, reduci ambo da una sconfitta nell'infrasettimanale: più onorevole quella felsinea col Geas (tripla dell'overtime fallita allo scadere da Micovic), rovinosa quella delle longobarde nel derby a Broni, -23 alla fine ma anche -40 nel terzo quarto. Con l'impressione, tuttavia, che fosse un episodio più che un sintomo di calo, visti i risultati positivi del periodo precedente lo stop per le nazionali.

Giungevo in ampio ritardo, causa impegni, e mal me ne incoglieva. La collocazione oraria, infatti, forse più comoda per la massa rispetto al consueto sabato sera, aveva favorito un afflusso di pubblico ancor più massiccio della media: esaurite non solo le tribune ma anche le scale tra un settore e l'altro, almeno 100 persone in piedi, fra le quali s'aggiungeva il sottoscritto, impiccato in un mezzo metro quadro individuato libero nell'angolo di una balconata, nel mezzo dei giovani del vivaio, maschi e femmine (i quali un po' guardano la partita, un po' il rispettivo cellulare, ma immagino sia la norma per gli adolescenti odierni; anzi è già positivo che ogni tanto si distraggano dallo schermo per vedere azioni di giuoco...).

La fo lunga con le premesse per coprire i primi 13 minuti di partita, che non ho veduto.
Ricostruivo poi il seguente canovaccio:
- partenza garibaldina per Costa, avanti per tutto il primo quarto, in particolare 15-7 dopo 7 minuti con Villa già a 9 punti;
- Bologna ricuciva con Salvadores e Harrison ma riallungava sul finire del tempo Davis con due canestri di fila;
- a inizio 2° quarto, uscita per infortunio di Micovic, che lasciava in braghe il reparto-italiane di Bologna, già orbo di D'Alie. Il fattore si è sentito parecchio, nell'economia della partita: alla fine sarà di 39-9 per Costa il conto dei punti italici.
- sul momento, però, buona reazione di Bologna che trovava il sorpasso sul 25-26, proprio mentre giungevo nell'impianto adagiato su uno dei colli masnaghesi.

Duello di sorpassi per qualche minuto. Villa riprende a martellare: due canestri in fila (arcobaleno in controtempo dal palleggio e ricezione a centro area). Ma Harrison in questo frangente è inarrestabile da sotto (Pavel già gravata di falli); si fa sentire anche Tava con la tripla del 31-33 al 16', che però resterà il massimo (si fa per dire) vantaggio per la Virtus.
Finale di 2° quarto tutto di marca-Costa con 5 punti d Rulli, 4 di Frost e, infine, una tripla di Villa su buona circolazione contro la zona. La stessa adolescente poi chiude bene sull'entrata di Salvadores allo scadere e si va al riposo sul 43-37.

Buone sensazioni per Costa che sembra aver scordato rapidamente la magra a Broni. Clamorosi i 16 punti di Villa all'intervallo (6/9 dal campo). Bologna aggrappata alle iniziative individuali delle pur eccellenti Salvadores (11 al riposo) e Harrison (già 17 con 5/5 da 2 e 5/6 ai liberi). Percentuali di squadra circa pari, ma qualche possesso in più per Costa grazie ai recuperi. Questo il punto alla pausa.

Terzo quarto di stallo. Bologna si adegua in difesa su Villa (fatto inaudito in tempi recenti: una difesa di A1 cura come prima minaccia una bebè di 15 anni; ma inevitabile visto il soqquadro che stava combinando) e Costa tira male da 3, tipo 0/6 nella frazione, e trova pochi sbocchi se non occasionali. Uno di questi è una magia di Villa, che sullo scadere dei 24", costretta ormai a prendersi lei il tiro, converge dalla zona destra del perimetro verso il centro dell'area e lì, sull'aiuto difensivo, scocca una palombella di sinistro che s'insacca per il 48-39 al 22' (è l'azione del video che ho linkato qualche giorno fa; lo incollo qui sotto, a mo' d'intermezzo nella prolissa cronaca:


Orbene, si vedono "tiri della domenica" anche più clamorosi e acrobatici; tuttavia questo non era un tiro della domenica, ma la giocatrice appariva averlo eseguito con la naturalezza di chi ce l'ha nel proprio repertorio di base.
Io dico che il 75% delle attuali giocatrici italiane di A1, nonostante magari giochi a basket da prima che la tipa nascesse, non è in grado di eseguire un'azione del genere. Ma questo sia detto a merito di Villa più che a biasimo delle altre; il problema è quando vedi una cospicua quota di giocatrici di A1 non riuscire a eseguire cose ben più semplici, cioè appena oltre il livello di difficoltà più elementare...

Chiusa parentesi. Dopo quel lampo, come dicevamo, Costa fatica in attacco; segna solo 8 punti in 8 minuti. Ma in difesa riesce a mettere la museruola a Harrison, scegliendo, come dirà coach Seletti, di circondare lei lasciando libera Begic, nella convinzione che quest'ultima non sia in grado di fare altrettanti sfracelli dell'americana. Il che in effetti è vero, ma la croata segna 3 canestri nel quarto; altri due ne aggiunge la stessa Harrison e tre Salvadores, di cui un'entrata allo scadere, anche se sbaglia il libero supplementare del pareggio; è dunque 57-56 al 30'.

Ultimo quarto, in cui Bologna pagherà la coperta corta, rispetto a una Costa che ha energie da tante. In primis ancora lei, MatiVilla, la quale, forse offesa da un passi di partenza fischiatole, torna a segnare con un'accelerazione sul lato destro che ciula l'intera difesa bolognese. Segnale negativo per la Virtus, segnale di carica per le padrone di casa, che infatti allungano sul 66-58 al 33' con Pavel, Frost e Davis.
La differenza è che il trio straniero delle longobarde s'innesta su un telaio italiano altrettanto incisivo, mentre le tre forestiere felsinee sono pressoché sole, nonostante Tassinari e Tava quantomeno ci provino; la piemontese realizza la tripla del 69-64 che, a 3'40" dalla fine, rianima le speranze ospiti, dopo che Pavel s'era mangiata il +10 da sotto.

Ennesimo finale casalingo in volata, quindi, per Costa? Sì e no, perché a Bologna escono triple-chiave per portarsi a meno di un possesso di distanza: dall'angolo con Tassinari a 3' dalla fine, poi a -15 secondi con Cabrini che aveva ampio spazio (ma la sua serata al tiro si completa con uno 0/6).
Non bastano quindi 7 punti di Salvadores nel finale. Costa riallunga (finale 77-70) con 3 liberi sul fallo sistematico, di cui uno di Villa che chiude la sua prestazione con 21 punti, 6/7 da 2, 2/6 da 3, ma anche 7 rimbalzi e 3 assist. Ne ha 16 Davis, 13 Rulli e Frost, 9 Pavel, mentre Bologna ha Salvadores a 25, Harrison a 23, Begic a 13, il resto della squadra solo 9.

Bilanci. Vista così, la Virtus è modesta. Ma con D'Alie, e Micovic a pieno servizio, ha evidentemente altra consistenza. Del resto già senza D'Alie ha portato il Geas (una delle squadre più in forma) all'ultimo tiro.
Per Costa la questione è se troverà più consistenza in trasferta, dove finora ha vinto solo una volta (proprio a Bologna). In casa, sarà il suo campo particolare, sarà il pubblico che aiuta, ma è competitiva con tutte. Ora il suo calendario è anomalo: le 3 partite caserecce rimanenti sono con le 3 "big", quindi o cambia marcia lontano da casa o rischia di far zero da qui a fine stagione regolare.

Su Villa-maravilla, come chiamavano in Spagna l'omonimo calciatore, :B): aggiungo alla cronaca le seguenti considerazioni:

1) ogni elogio mi pare meritato, sia perché qui c'è poco da inventare o da ingigantire, rispetto ai fatti concreti sciorinati dalla medesima (mvp della Next Gen e mvp di uno scontro diretto di A1 nel giro di 30 ore circa); sia perché, riflettevo andandomene a casa dopo la partita, cosa siamo in grado di offrire a queste ragazze in cambio di ciò che fanno? Se un 15enne maschio, fatte le proporzioni, segnasse due volte 21 punti in A1, come lei ha fatto, starebbe già pregustando futuri ingaggi, a 6 cifre se non 7, in Eurolega o financo in Nba, esibendosi davanti a migliaia di persone, non qualche centinaio quando va bene. Allo stato attuale, Villa non sa neanche se la sua società potrà tirare avanti in A1 l'anno prossimo (visto il recente comunicato d'allarme). Eppure non è che si sbatta di meno, lei come altre, rispetto al coetaneo maschio. Villa & colleghe "under" erano alla quarta partita in 4 giorni dopo l'infrasettimanale di A1 e le due di Next Gen. Lasciamo perdere il discorso sulla sua apparente resistenza paranormale (in fondo, pure le colleghe Spinelli e Allievi non sembravano stanche; si sa che da giovini si è inesauribili), ma è per dire: queste tipe ci mettono una dedizione totale, in cambio di poco di tangibile; almeno non facciamo i tirchi con i complimenti.

2) sorprende la rapidità dei progressi della ragazza. Naturalmente era già nota come talento precoce eccetera, ma a inizio giugno 2019, per dire, nella finale scudetto U18 era un buon cambio, niente più. Logicamente sotto il livello delle top della categoria (Madera, 4 anni più grande, ma anche Spinelli o Balossi o Frustaci). Com'è possibile che ora sembri meglio di quelle più grandi di lei di Costa e pure meglio di molte veterane di A1? Ok, ha fatto importanti esperienze internazionali in azzurro durante l'estate, ma il balzo di qualità resta in buona parte inspiegabile.

3) dal punto di vista di chi assiste, lo sport è anche emozione. Qualcosa che va al di là dei semplici fatti. A parità di prestazioni, lo si vede in tutte le discipline e a tutti i livelli, alcuni emozionano più di altri. Federer, per dire, emoziona più di Djokovic; Senna emozionava più di Prost. Razionalmente è ingiusto, ma lo sport fosse razionale come un lavoro da impiegato, verrebbe la stessa voglia di seguirlo? Matilde Villa, lo si vede dalle reazioni del pubblico ma anche da come ha fatto presa la sua storia raccontata sui media, fa parte della categoria di chi emoziona. Una ragazzina locale, con l'apparecchio ai denti e un fisico certo elastico, certo inesauribile ma leggero come fil di ferro, è un Davide che batte Golia con giocate di puro talento tecnico abbinato a una faccia di bronzo con pochi o nulli eguali. Sì, uno può anche reagire puntando il dito su alcune sue magagne o sostenendo che "ai suoi tempi" ce n'erano almeno 50 come lei in ogni annata, oppure (non del tutto a torto) che finora Villa ha approfittato di piani-partita avversari concentrati sulle compagne veterane. Tutto ciò è molto razionale. Ma si può altrettanto legittimamente lasciarsi emozionare e godersela.
Magari domani verrà sculacciata dalla coppia Verona-Arturi in quel di Sesto (qualora si riesca a giocare, vista l'emergenza), e anche le altre squadre non si lasceranno più uccellare; ma se succede, embè, quale gloria si potrà attribuire a chi batte una quindicenne esordiente? Mentre tutto ciò che continuerà a fare sarà tanto di guadagnato. Il tempo delle aspettative, delle pressioni su di lei, arriverà casomai in futuro. Magari nell'estate azzurra. Non ora.

sabato 15 febbraio 2020

Frantini e Rios dominano in C

Curiosità. Dopo tanti discorsi sulle giovani parlo di una veterana (37 anni), Michela Frantini, l'ex Geas, Sanga, Carugate, Virtus Spezia, Varese eccetera, la quale sta viaggiando a 20,8 punti di media in C lombarda con l'Idea Sport Milano (ultima partita 33 nel big match contro Brignano delle ex albinesi Devicenzi e Vincenzi) e a 34,5 di media in Uisp con le Vipere Sedriano (di recente ne ha messi 45 in una gara). Già 664 punti realizzati in stagione, tanto per non perdere l'ossessione del canestro.

Chiaramente è solo uno dei vari esempi di veterane che starebbero tranquillamente ancora in B ma anche in A2, dal punto di vista tecnico. Ma soprattutto in A2 è un'epoca poco propizia alle over 30...

Aggiungo: merita una menzione anche un'altra grande ex del mitico Geas promosso in A1 nel 2008, ovvero Yadiletsy Rios Bueno, in arte solo Yadi Rios, la quale è tornata in campo alla veneranda età di 42 anni (classe '77) e sta viaggiando a 19,4 di media, anche lei in C longobarda ma nell'altro girone, in quel di Cantù.

PS: a prescindere da questi due casi, e parlando in generale, a volte viene un sospetto, cioè che almeno in parte, in A1 e A2 femminili negli ultimi anni sia avvenuto come quando in una ditta cacciano la manodopera veterana, qualificata e quindi costosa, sostituendola con stagisti sottopagati, ché tanto più o meno si campa lo stesso...

Next Gen Cup U18 - commenti sparsi

Geas domina la prima semifinale di Next Gen Cup: 92-54 su Mirabello. Purtroppo assenti i grossi calibri di A1 da ambo le parti, ma ovviamente le ferraresi ne hanno risentito di più.

Hanno organizzato quelli del maschile, han detto: volete venire anche voi del femminile? Gli si è detto sì e anche giustamente.
Poi se Costa ha portato quelle di A1 è evidente che con un po' di sacrificio potevano farcela anche le altre, almeno nella giornata di venerdì. Ma francamente non credo che se c'era il duello Natali-Panzera trovavamo nuovi investitori mentre così no...

Certamente se Villa e compagne di A1 di Costa erano puntuali in campo in questi due giorni, potevano farlo anche le altre.

domenica 9 febbraio 2020

[A1] Resoconto di Costa-Torino

Parecchio in ritardo ma approfitto del weekend di sosta in A1...
Sabato 1 ho assistito alla disfida tra le compagini di Costa Masnaga e Torino, scontro direttissimo (si partiva da pari punti) per allontanarsi il più possibile dall'ultimo posto, ovvero da Battipaglia che nel frattempo cadeva con Vigarano.

All'ingresso del palazzetto, un volantino in distribuzione (quello poi diffuso sui vari canali web della società) ricordava, guastando l'umore agli astanti, che negli attuali chiari di luna la salvezza va conquistata tanto sul campo quanto fuori. Mi riferisco ovviamente all'appello del club masnaghese per trovare sovvenzionatori in vista del prossimo anno. Viene in mente di quando l'imprenditore Marson, circa 3 anni or sono, proclamava che col suo supporto Costa sarebbe entrata in Europa nel giro di un biennio. Ma ultimamente il patron di "Mia" è dedito soprattutto (o quasi solo) a Cantù maschile, insomma orbita in un'altra galassia.
L'ideale sarebbe uno come il "finanziatore anonimo" che salvò il Geas nell'autunno 2018, cioè uno che caccia la grana e non mette becco nella gestione. Ovvero il quasi impossibile.

Messo da parte il documentaccio, c'è una partita non priva d'interesse.
Primo quarto oscillante pur nell'equilibrio (5-0, poi 7-11, poi 17-15): per Costa spicca prima Baldelli, poi Davis, poi Rulli con impatto immediato dalla panchina. Per Torino il piano A, ma anche B e C, appare fin da subito quello di alimentare Johnson-Walker dentro l'area. La non altissima ma volumetrica americana è un'iradiddio per le molto meno volumetriche lunghe di Costa (ma Pavel poteva far meglio): usa bene il corpo, è agile in rapporto alla stazza, sa come farsi trovare dalle compagne. Finirà con 28 punti. Il problema per Torino è che resterà l'unica opzione valida della serata, stante la giornata spenta di Brcaninovic, l'unica altra giocatrice di talento superiore alla media, nella compagine piemontese.

Nel 2° quarto ancora sugli scudi la coppia superclassica Rulli-Baldelli per le padrondicasa. Ma c'è anche uno sprazzo-giovani con Villa e Allievi, che coincide col massimo vantaggio sul 31-21 al 18'. Qualche sbavatura di troppo, però, frena Costa, che cattura frotte di rimbalzi offensivi ma sciupa da sotto, e anche dalla lunetta è imprecisa. Così, una scaltra giocata di Barberis (una delle due lombarde fra le ospiti: l'altra è la grande ex Del Pero), canestro-e-fallo allo scadere, manda le ospiti all'intervallo sotto solo di 5 (31-26).
Clamorosa produzione a rimbalzo di Frost: già 16 in due quarti. Giocatrice che piace per la dedizione totale al collettivo: pretende pochissimi palloni, fa la differenza difendendo e ripulendo i tabelloni. Un'umiltè non comune nelle americane.

Il 3° quarto è il più favorevole a Torino, almeno all'inizio. Pur gravata di 3 falli, Johnson-Walker resta ben salda in campo e capitalizza ogni pallone che tocca in area, sia quelli forniti dalle compagne sia quelli che si procaccia da sola coi rimbalzi in attacco. Segna 11 punti nella frazione, quasi da sola porta avanti le figlie della Mole, anche se solo per brevissimi frangenti. Costa finisce con un 4-0 ispirato dall'infante Villa, la quale segna in arresto e tiro, poi stoppa Milazzo. Al 30' è 49-46.

All'inizio dell'ultimo periodo Costa rischia di pagare i problemi di falli delle lunghe: Rulli e Spinelli con 4, e Pavel che fin lì era imbambolata. Viene da pensare: mo' Johnson-Walker spacca tutto ancora più di prima. Va all'opposto: la difesa di casa trova argini al molosso americano, i servizi alla quale diventano troppo prevedibili e intercettabili; Pavel si sblocca al momento buono, con due canestri di fila. Altri due bersagli li aggiunge Frost, la quale dopo aver toccato quota 20 nei rimbalzi (finirà con 22) si rende utile anche coi punti. Si va sul 58-49 al 33' e già la partita è sul punto di rompersi.

Ma chi dà la spallata decisiva? La più giovine, la più leggera, la più funambolica, ovvero Matilde Villa, la quale inventa dal nulla un "coast to coast" concluso con un'entrata rovesciata per uccellare la chiusura di Brcaninovic. La quale per onestà avrebbe dovuto fermarsi, raccogliere il pallone e chiedere alla ragazza: "scusa, mi fai rivedere come hai fatto?". Con quello si va sul 60-49 e può essere già una sentenza.
Ma l'azione-shock scuote Torino, che segna con Brcaninovic e, da 3, Milazzo, ovvero due delle più sottotono. Ma risponde subito Villa, anche lei tripla, su buona circolazione di Costa: 64-54. Mancano 4'30".
Ci prova Barberis a riaprirla, con un elegantissimo giro dorsale ed entrata, 64-57. Ma Johnson-Walker, come detto, viene arginata mentre di là segnano Frost, dalla lunetta Pavel su assist di Davis, e poi ancora lei, feroce, Villa con una tripla in "step back" da 8 metri sullo scadere dei 24 secondi: 71-59 a 1'10" dalla fine, ma anche se mancava di più, dopo questa era "tutti a casa".

In verità c'era ancora interesse per la differenza-canestri: all'andata +7 Torino. Ma le suddite degli Agnelli non ne hanno proprio più, e finisce 72-59. Villa top scorer per le sue con 14. Bottino pieno per Costa che può concedersi anche una speranziella di risalire sulla zona-salvezza diretta, 4 punti sopra.
Torino, per quel che s'è visto nell'occasione (ma lo dice anche la classifica), sembra la maggior pericolante insieme a Battipaglia. Ok, era indisponibile Salvini; ok, Brcaninovic e Stejskalova possono far meglio, però Costa, che pure è della stessa fascia, ne ha di più. Idem Bologna ora che Harrison va a rullo. Palermo è 4 punti sopra Torino.

Postilla finale sul duello Villa-Milazzo, stravinto dalla prima. Maligna battuta vocifera che la pur brava siciliana, dopo il trattamento-Villa, abbia chiesto alla sorella Oriana, da poco diventata suor Chiara Luce in un convento di clausura: "Scusa, non è che vi avanza un posticino per me?". :ics:
Freddure a parte, in realtà all'andata Milazzo dominò la partita (22 punti), sta viaggiando a oltre 12 di media, in generale il suo lo sta facendo ampiamente. Diciamo che nell'occasione non dev'essere stato piacevole per l'autostima venire arata da una 15enne. Tuttavia c'è da ricordare una cosa: a sua volta Milazzo fu ragazzina-prodigio, già con minutaggio importante a 16-17 anni alla corte di Coppa, in un'epoca in cui c'era molto meno spazio in A1 per le giovani rispetto ad ora. A 19 anni era già oltre i 13 di media, cioè più di adesso. La questione dunque è quanto poi la precoce di turno riesca a migliorare nel corso della sua carriera.

Preolimpico - commenti sparsi

Giallo Ibekwe, gioca con la Nigeria ma per Ragusa sarebbe infortunata. La società sicula non è contenta.

Serbia battuta 88-69 dagli Usa a Belgrado. Belgio battuto dal Canadà. Svezia, come già notato da alcuni, suonata dal Giappone.

Cina batte Spagna. E nello stesso girone la Sud Corea batte la Gran Bretagna, semifinalista a sorpresa nello scorso Europeo. Trarremo i bilanci alla fine ma potrebbe darsi che dovremo registrare un'ascesa asiatica ai danni del nostro continente, visto anche come il Nippone ha strapazzato la Svezia l'altro giorno.
Comunque va ricordato che questo torneo è poco selettivo: passano le prime 3 di ogni girone. Quindi alla Spagna basterà battere la GB nell'ultima giornata.

Crespi che batosta, 50-80 dal Canadà, che peraltro non è certo scarso.

Grida Gruda: 26 punti nella vittoria della Francia sul Brasile. Transalpone già qualificate.

Mannaggia, ma siamo nel 2020, tutti i discorsi sulla donna emancipata eccetera, e ci troviamo ancora le giocatrici che cambiano cognome per matrimonio? Valeriane Ayayi è diventata Valeriane Vukosavljevic, forse primo caso di giocatrice di colore con cognome slavo, ma questo è un dettaglio.

La Spagna batte la Gran Bretagna ed evita la clamorosa eliminazione. Britanniche fuori. Primo grave ed evidente (mah) effetto della Brexit, non ditelo a Beppe Severgnini o ci tira fuori una trentina di editoriali.

Diciamo che in generale l'Europa ha mostrato dei limiti. Le squadre che hanno passato il turno sono solo 4 (Spagna, Francia, Belgio, Serbia) e sono esattamente le uniche che in questo momento storico si staccano dalla mediocrità. Stavolta si sono infilate nella compagnia Svezia e Gran Bretagna grazie a circostanze ben sfruttate lo scorso anno, ma ce ne sono altre 6 o 7, compresi noi, sullo stesso piano. Il quale piano è però situato a un livello modesto, mentre altrove si cresce, vedi Canadà e asiatiche.

giovedì 6 febbraio 2020

L'addio olimpico di Sottana

Al via i tornei Preolimpici. Quello cinese è stato spostato in Serbia.
Italia, come ben sappiamo, assente. Giorgia Sottana, in un messaggio un po' enigmatico su Instagram, fa gli auguri alle partecipanti, tra cui la sua ghèrfrend Mestdagh, e dichiara chiuso per lei il sogno olimpico. Imminente addio alla Nazionale o semplice presa d'atto che a Parigi 2024 avrebbe 35 anni?

mercoledì 5 febbraio 2020

Pareri su Caloro, Natali, Panzera

Well, ho visto una volta a testa, in questa stagione, le tre giocatrici in questione.

Di Caloro mi ha colpito l'intraprendenza. Era la prima giornata di B, campionato in cui era esordiente (quantomeno a livello lombardo, non so se in Toscana si fosse già cimentata con le grandi), ma non aveva nessuna paura di prendersi le sue iniziative, soprattutto in avvicinamento a canestro. Del resto anche sulla scena internazionale (la Champions U16) ha mostrato personalità, almeno a giudicare da resoconti e cifre. Forse non ha una specialità particolare, nel senso che non eccelle in nulla (per ora) ma sa fare bene molte cose. E la personalità non si insegna.

Natali l'ho vista contro Costa: ottima padronanza dei fondamentali, più scolastica e meno genialoide di Villa (se vogliamo fare un paragone) ma solida. Non ha sbagliato praticamente nulla né nelle scelte né nelle esecuzioni. Nel senso che sarebbero stati tiri giusti da prendere anche se fossero usciti. Da applausi un'azione in post basso, con finta, giro dorsale e appoggio a canestro, che è finita giustamente negli highlights della Lega. Bene anche in arresto e tiro.

Anche Panzera l'ho vista contro Costa ed era in serata nera, di quelle in cui non riesce nulla, persino un contropiede solitario. Ingiudicabile nell'occasione. C'è da dire che rispetto a Natali, e anche a Villa e le altre di Costa, Panzera gioca in una squadra con legittime ambizioni d'alta classifica, per cui le è richiesto uno standard più alto di rendimento. Sì, ci può stare il rischio di non avere ancora un'identità precisa, però occhio: con tutti questi casi di precocità in giro (ben vengano, s'intende) rischiamo di pretendere che a 17 anni una sia già senza difetti.

martedì 28 gennaio 2020

Eurolega: Zanda batte Schio

Schio suonata in casa dal Fenerbahce nel big match di Eurolega: 54-75.
Due partite in una: fino all'intervallo c'è equilibrio a basso punteggio; Schio c'arriva avanti 30-27 con un siluro di Dotto sulla sirena.
A senso unico la ripresa, con l'emerge della stratocumulosferica coppia Iagupova-Zandalasini, che totalizzerà 29+22 punti, ovvero 51, quasi quanto l'intera Schio. Per l'azzurra, ex dal core 'ngrato, 18 punti dopo l'intertempo.
Non è stellare come in certe annate recenti, il Fenerbahce, però due stelle assolute le ha. Schio invece in questo momento solo una: Gruda, 24 punti con 11/15. Purtroppo, quando sale il livello le brave-ma-non-eccezionali (s'intende in rapporto al massimo livello europeo) incidono poco.

In ogni caso Schio va verso la qualificazione. L'arduo sarà andare oltre il solito sbarramento dei quarti.

Da notare che in campionato Schio ha perso contro una Ragusa che ha segnato solo con 4 giocatrici più 2 punti di Gatti. Ma sono bastate. Hamby in questo momento (ma un po' in tutta la stagione) è di un altro pianeta rispetto al resto del campionato. D'altronde, col suo fresco titolo di "sesto uomo" (o sesta donna, boh) della Wnba è l'elemento di maggior spessore che milita nel nostro paese.

lunedì 20 gennaio 2020

[A1] Resoconto di Costa-S. Martino

Sabato sera, dopo aver attraversato discontinui ma fitti banchi di nebbia, ho assistito alla piacevole disfida tra le compagini di Costa Masnaga e S. Martino di Lupari, valida per la seconda giornata di ritorno della massima serie.

L'andamento è assomigliato a quello di quasi tutte le partite interne di quest'anno di Costa (mi piacerebbe individuare il perché, ammesso che esista), ovvero break e controbreak nei primi due quarti, poi equilibrio stabile per arrivare al volatone decisivo. Il copione si è parzialmente modificato per la capacità di S. Martino di chiuderla con un attimo di anticipo, ma non tantissimo perché a una trentina di secondi dalla fine, Frost scoccava la potenziale tripla del -2, falliva, sull'altro fronte invece Bjorklund (molto sotto media: 10 punti contro 17 abituali) infilava dall'angolo, sempre da 3. La tenzone terminava dunque 62-70 per le luparensi.

Da tener conto che Costa era senza Rulli (influenza) e se è vero che S. Martino fa a meno di C. Dotto da inizio anno, la sua potenzialità d'assorbimento dell'assenza è superiore, diciamo così. Inoltre Costa veniva dal fatigante recupero infrasettimanale con Ragusa. Insomma può essere valutata positivamente la sua prova, anche se S. Martino dal 21' in avanti è sempre stata in testa, salvo un riaggancio sul 48-48 al 30', durato poco.
S. Martino è stata brava a leggere alcune situazioni di vantaggio, soprattutto dentro l'area (dove Costa già di solito non è a tenuta stagna, ancor meno senza Rulli), risalendo così dal -9 di inizio 2° quarto. Fietta, partita in sordina, ha trovato penetrazioni importanti fendendo la difesa. Non granché Bjorklund, come detto; bene Sulciute (che rivedevo dal vivo dopo parecchi anni, forse da quando si chiamava ancora Stakneviciene, un decennio fa); altalenante Ostarello (ma adesso diventa italiana e quindi per essere italiana è più che buona); un po' imprecisa Filippi ma puntuale collante fra i reparti; dalla panchina buona energia Toffolo.
Per Costa, tonica Pavel che è molto discontinua ma quando è in buona i numeri li ha; Davis che era reduce da un problema fisico ha iniziato bene ma finito un po' in calando; Frost ancora una volta hai l'impressione visiva che si sia sentita poco, invece guardi i numeri e ha prodotto sostanza notevole senza rubar palloni a nessuno (9 punti, 11 rimbalzi, 7 recuperi, 6 assist, se non ricordo male). Baldelli, come quasi sempre, inappuntabile per intraprendenza nei momenti caldi; se sbaglia è perché non si lesina responsabilità. Le giovani forse stavolta bisogna dire che non hanno trovato modo di incidere particolarmente, compresa Villa (0 punti).

Nei momenti in cui Costa sembrava potercela fare, stavo riflettendo sul fatto che, tolte le prime 3 squadre che fanno campionato a sé (Schio, Ragusa, Venezia ovviamente), i valori tra le altre si sono appiattiti parecchio da inizio stagione a ora, vuoi per infortuni che han colpito chi era partito meglio, vuoi per innesti e rappezzi di mercato.
Poi però la giornata ha proposto tutte vittorie delle meglio piazzate, salvo nella partita in cui sembrava impossibile, cioè Bologna su Ragusa. Ma forse la teoria rimane fondata.

In ogni caso, se si riuscisse a farlo sapere al di fuori della cerchia, è una stagione che ha sapore e pepe.

domenica 12 gennaio 2020

[A1] Resoconto di Costa-Vigarano

Ieri sera ho assistito alla tenzone tra le compagini di Costa e Vigarano per la prima giornata di ritorno della massima serie.

Dinanzi a un pubblico di 250 unità secondo il dato del livescore (ma direi anche 300), tra due squadre dal giuoco garibaldino è stata una disfida divertente, terminate 78-76 per le padrone di casa dopo un pirotecnico batti-e-ribatti di canestri: negli ultimi 3 minuti il parziale è stato di 10-11 per le estensi.
Sembrava nel 1° quarto che Vigarano fosse nettamente superiore. Con le sue varie punte di diamante (ché tra Attura, Bocchetti e Kinard è un bel trio di realizzatrici) come un coltello nel burro; quando sbagliava c'era Kunaiyi ad arraffare rimbalzi e consentire secondi e terzi tiri. E Miccoli non mancava di dire la sua. Per contro Costa pareva impacciata in attacco, realizzando nei primi 8'30" solo con Baldelli (4 canestri dalla media).
Cangiava tutto nel 2° periodo: parziale di 27-10 per Costa. Si palesava la serata straordinaria di una Davis che due settimane avevamo legittimamente messo dietro la lavagna (sia per l'inopinato fallo allo scader del tempo costato la partita con Battipaglia, sia per il vistoso calo realizzativo dell'ultimo mese e mezzo), ma stavolta dobbiamo celebrare come matadòra assoluta: 29 punti, 13/16 dal campo, 6 rimbalzi, 3 assist, 30 di valutazione. E, in particolare, 15 punti nel 2° quarto e 10 nell'ultimo: cioè quando la partita è svoltata e quando si è decisa. Ai posteri l'ardua sentenza se sia lei che si è sbloccata da non so che, oppure se la squadra ha trovato il modo d'innescarla meglio. Ma questa è la giocatrice che può portare Costa alla terra promessa.
Non solo Davis, però: anche una difesa convincente, che non faceva più filtrare le vigaranensi dentro l'area e mordeva in pressione con recuperi che portavano, finalmente (nel senso che, come ha detto Seletti, è quello che volevano fare da inizio anno ma stava riuscendo poco), alla ripetuta esecuzione di contropiedi, in cui le giovani Villa, Spinelli e Allievi recitavano una bella parte.
Vigarano invece, pagando anche lo scotto delle rotazioni (49 punti dalla panchina per Costa, solo 13 per le emiliane, di cui 12 di Natali, unica convincente fra i cambi), s'incaponiva in padelle da 3 e rientrava lenta in difesa. Quindi 38-33 all'intervallo per le padrondicasa.

Dopo l'intervallo ambo le squadre tenevano in campo il loro assetto migliore, riducendo le rotazioni (per Costa dentro Frost e Davis tutto il tempo, Baldelli quasi, Rulli non più vista, Pavel poco), e iniziava una terza fase di partita: un lungo testa a testa, senza break consistenti. Anche con belle giocate, debbo dire. Qualcosa di più lo faceva Vigarano che tornava avanti limitando Davis e sfruttando qualche persa di troppo delle masnaghesi, oltre a continuare il dominio a rimbalzo in attacco con Kunaiyi.

Nell'ultima frazione ripartiva il ciclone Davis, che procacciava una fuga masnaghese sul 68-60 a 4' dalla fine. Un arbitraggio che aveva assegnato a Costa la bellezza di zero tiri liberi nei primi 30 minuti (!), ora gliene elargiva financo generosamente (12 nel solo ultimo periodo): c'avremmo scommesso. Ma era soprattutto colpa di Vigarano martellare a vuoto i ferri dalla lunga distanza: 8 triple sbagliate nel 4° periodo prima di mettere la prima.
L'abbondante potenziale offensivo delle ospiti però consentiva loro di rimettere rapidamente in piedi la partita, con Miccoli notevole nella bomba del 73-72 a -1'30".
Poi ancora un botta-e-risposta tra Frost (su assist di Villa) e Bocchetti: 75-74 a -1'. Indi il capolavoro di Davis che, allo scadere dei 24", trovandosi bloccata all'altezza della lunetta con Kinard addosso, e dovendo quindi forzare, realizzava un mirabile "jumper" per il 77-74 a -40".
Ultimo assalto di Vigarano con ben 4 tentativi per il pareggio, consentiti dalla solita messe di rimbalzi offensivi: ma Attura, Niccoli, Bocchetti, Kinard (di quest'ultima l'occasione più limpida) sparavano tutte fuori bersaglio. [Anzi, mi viene in mente ora: l'ultima tripla di Kinard è avvenuta dopo un passaggio mal eseguito da Davis in ripartenza dopo l'errore di Bocchetti].
Rimbalzo finalmente di Costa che subiva fallo con Villa. Alla bebè prodigio bastava realizzare il secondo libero per portare Costa fuori portata d'aggancio: inutile l'entrata di Attura sulla sirena per il 78-76 definitivo.

Giudizi. Rispetto allo scivolone con Battipaglia, la differenza per Costa è stata in uno-due episodi girati diversamente, ma in realtà la qualità della prestazione è stata ben superiore. La mazzata iniziale è stata assorbita bene e recuperata con personalità. Certo, poi una Davis così ti fa pentole e coperchi. Ma bene anche Baldelli e le giovani: 30 punti fra Villa, Spinelli, Allievi e Balossi. Su Villa, giusto per dire qualcosa che non sia stato già detto (o forse sì ma mi sono dimenticato), impressiona il fatto che sembri avere più continuità di tutte. Non ha più avuto il picco sublime col Geas, però è una garanzia. Tant'è che è sempre in campo quando si decide la partita. Frost poca roba in attacco ma è sempre utile come collante.
Una domanda alla quale mi piacerebbe aver risposta, ma non l'ho e forse non c'è, è come mai Costa, tranne quando gioca contro le "bigs", finisce sempre e comunque punto a punto. A volte vince, a volte perde, ma sempre in volata.

Per Vigarano può sembrare strano come non tornino i conti in una serata con 5 in doppia cifra, il 54% da 2, 21 rimbalzi in attacco contro 9 e quindi tanti possessi in più (perse e recuperi sono stati uguali fra le due squadre). Ma non ha trovato contromisure a Davis, in generale non ha difeso bene e ha bilanciato male le soluzioni dal 2° quarto in avanti, affidandosi troppo alle triple (8/33 alla fine). Delle 2002 già accennato: unica incisiva Natali, pregevole per linearità delle scelte e delle esecuzioni; Gilli ci ha provato varie volte ma nulla le è riuscito, al tiro; Gregori tre ferracci da 3 in rapida serie, poi rimasta in panca; Nativi ha segnato un libero, non s'è fatta notare per il resto.
Kunaiyi favolosa rimbalzista, ma solo 5 tiri: poteva essere innescata meglio contro avversarie prive di cristone in grado di contenere il suo strapotere atletico (come dimostrato dal dominio nelle palle arpionate). L'impressione è che con l'arrivo di Kinard si siano ridotti i palloni per lei.
Sta di fatto che per la seconda settimana di fila, Vigarano perde un'occasione contro una squadra più in basso in graduatoria e nuovamente subisce troppi punti: 86 a Torino la volta scorsa, 78 ieri. Forse è più giusto considerare sorprendente quanto fatto prima d'ora, piuttosto che deludente questo doppio passo falso, e in ogni caso la qualificazione alle F8 di Coppa non gliela toglie nessuno.

mercoledì 8 gennaio 2020

Superbasket: nella top 100 niente donne

E' uscito un Superbasket con i "top 100 nomi del basket italiano"; presenza femminile ridotta praticamente a zero. Ho scritto questa lagnanza sulla pagina Facebook dell'autorevole testata:

Premesso che ho comprato la rivista e ho apprezzato l'imponente lavoro della vostra top 100, non si può fare a meno di notare:

- a) su 100 personaggi, uno solo legato al femminile, il c.t. Capobianco (a meno di considerare anche Brugnaro e Casarin perchè la Reyer ha pure la sezione-donne, ma presumo non sia per quella che li avete inseriti; altrimenti, più di loro meriterebbe Marcello Cestaro, patron di Schio che ha vinto 23 trofei nel decennio appena concluso...). Per carità, si sa che "il femminile conta poco", ma l'1% non è veramente troppo poco? E' pur sempre la parte del movimento che da anni porta più medaglie giovanili (due d'oro nella sola estate scorsa; magari un posticino tra i top 100 per Giovanni Lucchesi, responsabile di settore, ci poteva stare), ed è la speranza più concreta di riportare il basket alle Olimpiadi (nel 3x3, salvo miracoli dai maschi al Preolimpico contro la Serbia...). Sottolineo questo perché la vostra classifica dichiara di essere rivolta al 2020. A proposito, forse l'iniziativa conveniva chiamarla "top 100 del basket maschile", non "del basket italiano"; altrimenti è inevitabile constatare che per voi il femminile, nel basket italiano, praticamente non esiste.

- b) due sole donne su 100 personaggi (le presidentesse Bragaglio e Ferrarini). Vero, scarseggia la presenza femminile nelle posizioni di comando, federali o societarie che siano; non sono penne illustri del giornalismo né telecroniste di grido (in senso sia reale sia metaforico). Ok, no alle "quote rosa", cioè ai posti garantiti per il solo fatto di essere donne. Ma almeno una o due giocatrici, le migliori del momento, diciamo Zandalasini e Sottana, non meritano un posticino fra i top 100 del basket italiano, in cui rappresentano un'eccellenza nel loro ambito? O se parliamo di donne extra-campo, vi suggerisco un nome: Raffaella Masciadri. Che si è appena ritirata, dopo il 15° scudetto vinto, ma è ora presidentessa della Commissione Nazionale Atleti del Coni, che si sta occupando di temi importanti come il fondo maternità per le atlete e il professionismo femminile.

Cioè, più ci penso e più lo trovo grave, che su 100 nomi ce ne sia a malapena uno legato al femminile. Siamo ben sotto la soglia del minimo sindacale, giusto per accorgersi che la parte femminile del movimento esista, non dico conti.
Tutto questo nell'anno 2019 in cui persino il calcio, sommo esempio di maschilismo dittatoriale, ha sdoganato massicciamente la propria versione femminea, prima, durante e dopo il famigerato Mundialdonne che tanto ci ha scassato i maroni l'estate scorsa.

Ma anche fuori dall'ambito sportivo, nella società occidentale la donna vieppiù s'emancipa e occupa posizioni rilevanti, vedi l'Unione Europea.

Noi del basket invece si va a gambero verso un maschilismo da Medioevo, in cui gli uomini sgallettano protagonisti e le donne a casa a far la calza.
Almeno così si evince da quella top 100 priva di donne degne di nota, salvo quelle due presidentesse di società maschili.