La kermesse d’inizio anno della Peluche League 2007/08 si tiene in un’area incolta situata a Redecesio, nel comune di Segrate, a non più di 200 metri dal confine con Milano. Il Comitato l’ha scelta tra le tante candidature per il valore affettivo che la lega a uno dei suoi membri più influenti, che era solito rifugiarvisi quando, sul finire degli anni '90, scazzato da inutili ore di studio per l’esame universitario di turno, aveva voglia di starsene da solo in un posto sufficientemente vicino a casa sua da poterci arrivare a piedi o in bicicletta, ma abbastanza appartato dal caos della metropoli.
Uscito dal quartiere Ortica (noto ai tempi della “mala” per l’omonima banda), quell’allora ventenne attraversava il ponte sul Lambro, aspirandone a pieni polmoni il fetore degli scarichi industriali, passava sotto i piloni della Tangenziale Est, costeggiava il muro di cinta della ferrovia e finalmente si addentrava in quel pratone dall’erba perennemente alta, fino a sdraiarsi nei pressi di un inquinatissimo rigagnolo. E lì, con un filo d’erba in bocca, a guardare un po’ di cielo azzurro di periferia mentre il rumore delle auto della retrostante via Rubattino giungeva come un sottofondo lontano, il futuro membro del Comitato si sentiva quasi felice, rimuginando idee di basket e dimenticando tutto il resto.
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Una foto satellitare dell'area in questione.
Sicché è lì che il grande circo della Peluche League posa i suoi tendoni per inaugurare la nuova stagione. Consueto allestimento a metà tra kitsch, seriosità e sagra paesana. Fin dalle prime luci dell’alba di un frizzante ma ancora tiepido sabato 13 ottobre, una grande folla di tifosi, addetti ai lavori e semplici curiosi popola il padiglione centrale (dove sono stati allestiti un palco per i discorsi ufficiali, uno schermo che proietta immagini di basket femminile a getto continuo e la tavolata che ospiterà i proprietari dei team) e i numerosi stand sotto i quali se ne vedono di ogni: gadget di tutti i tipi, immense grigliate di salsicce e salamelle, centinaia di polli che rosolano allo spiedo, prodotti tipici dalle varie località di provenienza dei patron in lizza: un vero inno all’opulenza. :yes:
Come sempre non mancano polemiche e contestazioni: un gruppuscolo di dissidenti, capitanati da Pruzzo, contesta che l’appalto per l’allestimento della kermesse sia stato affidato a una Coop rossa (ma è solo l’ennesimo pretesto per contrastare il governo Meursault: il ricorso di Pruzzo per riottenere l’assegnazione del catering è stato respinto dal Tar), :angry: i musulmani polemizzano per l’eccesso di carne di maiale in circolazione, gli ambientalisti se la prendono per la devastazione di un’area a loro dire di rilevanza paesaggistica (ma quando mai?), i cattolici di destra vorrebbero attaccare lo stand di Pannella che distribuisce pacchetti di hashish e anticoncezionali. Ma l’ecumenico Meursault, pervaso da buonismo veltroniano, riesce a spegnere ogni conflitto sul nascere, grazie anche all’aiuto dell’imponente servizio d’ordine del Comitato, reclutato nei centri sociali di Milano. Che invece malmena un venditore di abbonamenti telefonici Infostrada che cercava di circuire potenziali polli con le sue “ingredibbili” offerte. :sick:
Insomma, in mattinata fila tutto più o meno liscio, a parte una discussione sotto il padiglione centrale che rischia di degenerare in rissa: Nonino, uno degli ospiti d’onore, ha portato una serie di filmati delle grandi del passato e le ha proiettate sul maxischermo, suscitando però sorrisi di compatimento tra gli spettatori più giovani. Il nostro, spalleggiato da un gruppo di passatisti, vorrebbe farsi giustizia da sé, sostenendo che quelli non capiscono nulla e che l’apparente lentezza tartarughesca del giuoco si deve certamente a un guasto del proiettore o all’usura dei vecchi nastri. Hounidea, come al solito mascherata da Stella della Senna (eroina mascherata di una serie di cartoni animati anni '80), si mette a capo della fazione progressista. A pochi metri di distanza, Nikkolo attacca briga con un malcapitato che osa difendere l’operato di Lambruschi agli ultimi Europei: anche qui si formano due gruppi contrapposti. L’atmosfera si fa tesa, mentre il sempre mite Kaysay cerca inutilmente da fare da paciere. :woot: Per fortuna qualcuno porta degli alcolici e le fazioni depongono le ostilità per trincare allegramente in compagnia.
Per fortuna, proprio in quel momento, a mezzogiorno in punto, tra squilli di tromba e musica techno a tutto volume, fanno il loro ingresso ufficiale, tra ali di folla plaudente, i proprietari delle squadre. Ognuno di essi, nell’ordine della classifica dello scorso anno, è in piedi su un carro allegorico, in stile carnevale di Viareggio, che rappresenta la sua provenienza o il suo nickname, ovviamente in chiave cestistica. Così, ad esempio, nel carro di Tignuzzo è ricostruito un campo da basket fatto di parmigiano reggiano, Mio Mao ha un enorme felino che ghermisce un pallone da basket col faccione di Romano Prodi, il Peluche Team, invece, sempre all’insegna del buonismo veltroniano, ha solo un grande orsacchiotto di pezza (femmina, s’intende) in divisa da giocatrice color rosa pallido, su cui spicca un grande cuore rosso; ambiziosi invece Pox & One (che per celebrare le sue Poxemons ha chiamato Pikachu, Squirtle, Ash Ketchum e altri personaggi della quasi omonima serie tv dei mostriciattoli cangianti) e Back to the Future, che deve aver speso una fortuna per allestire la sua incredibile scenografia di fantascienza, tra spade laser, astronavi sospese nell’iperspazio e alieni talmente mostruosi che si registrano collassi tra il pubblico più debole di coronarie. Fantasiosi anche i carri dei team esordienti: Terra Sarda presenta un gigantesco nuraghe che in maglietta e pantaloncini fa canestro con disinvoltura tra formaggi tipici e pane carasau; Sasso29 sfoggia dolmen e menhir che si sforzano di sembrare naturali in tenuta da basket.
La gran festa prosegue poi col pranzo ufficiale (ovviamente pantagruelico) dei proprietari, che come al solito fingono cordialità e fair play quando invece hanno già preparato trappole d’ogni sorta per la rumba delle scelte, e quindi, a panza piena, col discorso di benvenuto da parte di Meursault: affiancato da Michela Frantini, madrina dell’evento (come donna-immagine del Comitato ha ormai soppiantato Masha Maiorano, passata alla scuderia di Paperinik), l’egregio enumera i meriti del suo governo, anche se i cronisti faziosi di destra malignano che trasudi stanchezza e rughe dopo un anno e mezzo costantemente sul filo del rasoio, a mediare tra correnti e gruppuscoli che rischiano di farlo saltare un giorno sì e l’altro pure. Segue un momento di grande commozione quando vengono annunciati i nomi delle 12 giocatrici inserite nella prima Hall of Fame della Peluche League: sono le stelle del passato che hanno reso grande questo campionato, da Beba Bagnara a Giorgia Sottana, da Monique Ngo Ndjock a Francesca Mariani, da Milica Micovic a Laura Fumagalli, da Cinzia Arioli a Laura Perseu, da Francesca Bisiani a Michela Santonastaso, da Chiara Rossi a Jessica Cergol. Nomi di altissimo profilo, ai quali se ne aggiungeranno ovviamente altri nelle prossime stagioni.
Ma ecco che finalmente, alle 15 in punto, può scattare la fase-clou della kermesse, s’intende la rumba delle scelte. Il campo di gara è allestito nella zona centrale dell’area. Tutt’intorno si dispone l’immenso pubblico, a beneficio del quale è stato predisposto anche un maxischermo. C’è anche un tabellone luminoso con i nomi di ogni squadra e delle rispettive giocatrici, oltre ovviamente ai buchi da riempire nell’organico. Lungo i margini del campo di gara si collocano, in precisi spazi delimitati, i carri dei vari team, sui quali svettano, tronfie nelle loro uniformi scintillanti, le giocatrici già arruolate, pronte ad accogliere le nuove compagne. Un’ovazione accoglie le ex idole di casa Antonella Contestabile e Dunja Vujovic, ora purtroppo vestite coi colori di altri team.
In mezzo al campo di gara vi è un settore lungo un centinaio abbondante di metri e largo una trentina, che è l’area di corsa. Quest’ultima, per disposizione del Comitato, verrà quest’anno effettuata nei sacchi. Inutili le proteste dei proprietari meno giovani, i quali sentono già le loro vertebre scricchiolare. I proprietari, partendo più avanti o più indietro a seconda della loro posizione nell’ordine di scelta (quindi Terra Sarda ha parecchi metri di vantaggio sul campione Delio), devono coprire, saltellando, la distanza che li separa dalla zona di meta, nella quale sono stipate come sardine le giocatrici da scegliere. Ogni patron, quando arriva, deve buttarsi il prima possibile sulla preda desiderata e condurla al suo carro. Una commissione arbitrale stabilisce in pochi istanti se la cattura è valida: in tal caso la giocatrice prende posto sul carro, tra gli high five delle compagne, e il suo nome appare sul tabellone luminoso.
Una volta accertato che tutti i proprietari abbiano capito le regole della tenzone (almeno a grandi linee), è tutto pronto per il via, tra la tensione spasmodica della folla. I patron si consultano per l’ultima volta con il loro staff, poi si schierano ai propri posti. È la madrina Michela Frantini a dare il via con un colpo di fucile a pallettoni di gomma. Scattano come molle i patron, saltellando a più non posso nei loro sacchi. Qualcuno rotola malamente al suolo, o da solo o per colpa di scorrettezze altrui. Tutt’intorno la folla urla, incita, applaude, si malmena tra fazioni opposte. Ma alla fine tutti i proprietari riescono, miracolosamente, a portare a termine le loro scelte, che per amor di brevità sintetizziamo nei prospetti che seguono (tra parentesi è indicato il ruolo nella Peluche League: P = play, E = esterna, L = lunga).
1° GIRO
TERRA SARDA: Sandri (L, Reggio Emilia)
SASSO: Gaglio (L, Alcamo)
MIO MAO: C. Corsi (L, Firenze)
POX: Pavia (P, Reggio Emilia)
PUNTELLO: Fabbri (P/E, Firenze)
SCINTILLA: Monica (E, Cavezzo)
PELUCHE: Nelc (L, Muggia)
TIGNUZZO: Carangelo (P, Cervia)
BACK: Hediger (E, Bologna)
DELIO: Mancini (E/L, Palestrina)
È dunque Martina Sandri ad avere l’onore di essere la prima scelta assoluta della Rumba 2007. Tre lunghe ai primi 3 posti, e non sorprende, vista la penuria di giocatrici in quel ruolo. Solo metà dei patron riesce ad accaparrarsi la prima della propria lista. Colpo di scena clamoroso da parte di Tignuzzo: il parmigiano si avventa come un bufalo su Valentina Costa, credendo di piazzare il colpo della vita. Invece si trattava di un’abile trappola predisposta dal Comitato, che ha disseminato qua e là giocatrici non eleggibili in mezzo a quelle “buone”, per mettere alla prova i partecipanti. :roftl: Il pubblico milanese non perde l’occasione per irridere con cori di scherno il suo rivale storico più acerrimo. :bleah: Ma il regolamento non è punitivo e così Tignuzzo non perde il giro, ripiegando prontamente su Carangelo.
NB: si precisa che, come avvisato, non avendo Scintilla precisato esattamente l’ordine della sua lista, si è proceduto a partire dal suo primo play, indi la sua prima esterna, indi la prima lunga, poi la seconda play e così via.
2° GIRO
TERRA SARDA: Chimenz (L, Napoli)
SASSO: Cavagni (P, Borgotaro)
MIO MAO: Grenga (L, Siena)
POX: S. Giorgi (E/L, Livorno)
PUNTELLO: Diodati (P, Chieti)
SCINTILLA: Tagliabue (E/L, Ivrea)
PELUCHE: C. Giorgi (L, Pontedera)
TIGNUZZO: Baldelli (P, Umbertide)
BACK: Coraducci (E, Bologna)
DELIO: Ferraro (E, Ivrea)
Il più sfortunato del secondo giro è Puntello, che scivola fino all’ottava della sua lista perché quelle prima vengono tutte accaparrate da altri... Back fa il bis di giovani di Bologna ex Kikka Team. Un’altra lunga per Peluche e Terra Sarda. Atto di fiducia da parte di Pox nei confronti di Sara Giorgi, attualmente infortunata.
NB: Baldelli sul sito di Umbertide è indicata come play, perciò in mancanza di controprove viene registrata con quel ruolo (anziché esterna come indicato da Tignuzzo); ma come si vedrà più avanti, non cambierà nulla ai fini della composizione della squadra.
3° GIRO
TERRA SARDA: Savi (E, Bologna)
SASSO: Fiorilli (E, Valdarno)
MIO MAO: Cerri (E/L, Crema)
POX: Servadio (P, Ancona)
PUNTELLO: Dutrieux (P, San Bonifacio)
SCINTILLA: Giglio Tos (P, Ivrea)
PELUCHE: Giordano (P, Napoli)
TIGNUZZO: Genta (E/L, Crema)
BACK: E. Conti (L, Livorno)
DELIO: Monari (L, Cervia)
Clamoroso slittamento in giù per Terra Sarda, che deve ripiegare dal 2° al 12° nome, e per Back, dal 5° al 14°. Mio Mao è l’unico a centrare il tris di giocatrici volute nei primi 3 turni. Bene anche Delio, Pox e Sasso. Scintilla ancora a matrice-Ivrea.
NB: Back ha dovuto rinunciare alla scelta di Storer per motivi di ruolo (aveva già 4 esterne).
4° GIRO
DELIO: Greppi (L, Ivrea)
BACK: Nannucci (P, Bologna)
TIGNUZZO: Martini (E, Borgotaro)
PELUCHE: L. Russo (E, Napoli)
SCINTILLA: Fantauzzi (E, Palestrina)
PUNTELLO: Masi (E, Firenze)
POX: Beltrami (E, Borgotaro)
MIO MAO: Schieppati (E/L, Geas)
SASSO: Filippetti (L, Siena)
TERRA SARDA: Dessalvi (E, Virtus Cagliari)
La contestata regola introdotta quest’anno impone l’inversione dell’ordine di scelta a partire dal 4° giro. Nessuna particolare conseguenza, comunque, con Delio e Mio Mao che continuano a essere i più “accontentati” rispetto alla loro lista.
5° GIRO
DELIO: D’Alessio (E, Livorno)
BACK: Colabello (E/L, Cervia)
TIGNUZZO: Storer (E, Reggio Emilia)
PELUCHE: Gandini (L, Borgotaro)
SCINTILLA: Arnaboldi (P, Geas)
PUNTELLO: Fabris (L, Muggia)
POX: Vignali (L, Cervia) – assegnata d’ufficio dal Comitato
MIO MAO: Tomanovic (E, Geas)
SASSO: Barlassina (P, Alcamo)
TERRA SARDA: Ponziani (E, Alghero)
A questo punto diventano decisamente condizionanti le necessità di ruolo. Così Delio deve rinunciare ad A. Aprea perché gli serve un’esterna; Back non può prendere Capolicchio perché ci vuole una lunga. Fortuna per lui che aveva fatto una lista lunghissima: Colabello era la sua 21esima... Poi ci sono un paio di scelte invalidate: quella di N. Filippi per Puntello (non risulta più nel roster di Marghera) e quella di “Cattelani” per Pox (esiste solo Catellani che però è dell’85 e non ’89). Fischi, urla, lazzi e contestazioni contrassegnano queste decisioni della giuria, ma il servizio d’ordine seda rapidamente il tutto. Con questo giro finisce la Rumba delle scelte per la maggior parte delle squadre. Resta solo da completare qualche scelta suppletiva per i vecchi proprietari che avevano confermato meno di 5 giocatrici.
NB: dopo la conclusione dei giri suppletivi, il Comitato riempie il buco rimasto a Pox con Vignali, prima delle non selezionate nel ruolo necessario al medesimo Pox.
GIRI SUPPLETIVI
TIGNUZZO: A. Aprea (L, Rende)
PELUCHE: Mazzanti (L, Carugate)
SCINTILLA: Ranieri (E, Palestrina)
PUNTELLO: Casula (P, Alghero)
TIGNUZZO: Gallo (E/L, Rende) – assegnata d’ufficio dal Comitato
SCINTILLA: Pace (E/L, Ivrea)
Ultimi fuochi con lo stretto condizionamento del ruolo. Tignuzzo deve prendere 2 lunghe, e così deve saltare Casula, Agliottone e Santopadre, finendo la sua pur lunghissima lista con Aprea: deve intervenire il Comitato che gli assegna d’ufficio Gallo, già partecipante alla Peluche League lo scorso anno. Puntello raschia il fondo del suo barile arrivando alla 30esima della lista: buon per lui che era chilometrica. Un’altra di Ivrea per Scintilla.
E si conclude così, ufficialmente, la Rumba delle Scelte 2007, tra urla di gioia o di delusione dei tifosi e il pianto, con i medesimi opposti sentimenti, per le selezionate e le escluse. Ma il Comitato, cavaliere se ce n’è uno, omaggia di un gran mazzo di fiori ognuna delle sfortunate, ricordando loro che ci saranno ben 3 finestre di mercato in cui potranno essere reinserite: quel che si dice appunto “rientrare dalla finestra”....
Intanto i carri dei vari team ripartono coi rispettivi organici al completo, per poi smistarle verso i campi di A2 di tutta Italia, dato che la prima giornata sta già per cominciare. Nel prato di Redecesio rimane nell’aria l’odore di grigliata e di folla sudata, i proprietari sono assediati dalle domande dei giornalisti, mentre il tabellone luminoso mostra il riepilogo degli organici.
[... seguivano organici provvisori, in seguito modificati]
Attenzione: i proprietari hanno tempo fino a sabato per eventuali ricorsi sull'assegnazione delle giocatrici o spostamenti che vogliono effettuare tra un ruolo e l'altro (ovviamente nel rispetto del regolamento). Dopodiché gli organici prenderanno veste ufficiale e saranno immodificabili fino alla prima finestra di mercato (dopo la settima giornata).
mercoledì 17 ottobre 2007
martedì 9 ottobre 2007
Peluche League: regolamento 2007/08
REGOLAMENTO PELUCHE LEAGUE 2007/08
[NB: possibili ulteriori modifiche nei prox giorni - tenerlo d'occhio]
1) La competizione è organizzata dal medesimo Comitato che gestì la gara tra le 5 esordienti milanesi in A1 nella stagione 2004/05 e la edizioni del Peluche Challenge/A2 2005/06 e Peluche League 2006/07.
2) Lo scopo principale della competizione, oltre a quello di passare ore piacevoli e a quello di sfidarsi tra utenti del forum, è quello di parlare di giocatrici emergenti attraverso un pretesto ludico, e di affinare la conoscenza del campionato di A2.
3) La competizione riguarda esclusivamente giocatrici di serie A2 nate dall'86 in poi (under 22).
4) Gli utenti del presente forum che partecipano, fissati per il 2007/08 in numero di 10 (salvo iscrizioni ulteriori entro le 23.59 di mercoledì 10 ottobre 2007), costituiscono una squadra da 10 elementi con le caratteristiche anagrafiche di cui al punto sopra. La squadra prende il nome dall'utente che la compone, in più le viene attribuito un nickname in inglese maccheronico.
5) I 10 elementi devono essere così suddivisi per ruolo: 2 play, 4 esterne, 4 lunghe. I ruoli devono corrispondere a quelli reali (certificati dal sito della Lega Basket Femminile), ma ogni squadra può schierare un elemento (e non più di uno) in una posizione non sua, purché non opposta a quella reale (ovvero un play non può fare la lunga e viceversa). Ogni giocatrice può appartenere a una sola squadra della Peluche League.
NB: giocatrici indicate genericamente come "ala" nel sito della Lega Basket Femminile, possono giocare come lunghe (oltre che come esterne) se sono alte almeno 180 cm, altrimenti possono essere solo esterne.
6) La formazione delle squadre, per l'edizione 2007/08, si svolge nel seguente modo. Nella prima fase, i partecipanti già attivi nella presente edizione hanno diritto a confermare, entro un termine stabilito (fissato, salvo proroghe a discrezione del Comitato, alle ore 23.59 di domenica 7 ottobre 2007, e dunque già trascorso) un massimo di 5 giocatrici della loro rosa. Perdono i diritti sulle altre. Non sono tenuti a indicarne tassativamente 5: possono essere anche di meno.
Nella seconda fase, i nuovi partecipanti hanno diritto a indicare 5 giocatrici che saranno sicuramente loro. Possono prelevarle dalle giocatrici non confermate dai vecchi partecipanti, oppure sceglierne di mai utilizzate. Non possono ovviamente superare il tetto consentito di play, esterne e lunghe. Il termine per detta operazione è fissato alle 23.59 di mercoledì 10 ottobre 2007.
Nella terza fase, ogni partecipante, vecchio e nuovo, deve presentare una lista di giocatrici, detta "lista aggiuntiva", da sottoporre alla successiva e ultima fase di completamento delle rose (vedi al punto 7). Tale lista deve indicare con chiarezza l'ordine di preferenza tra le giocatrici. Può essere lunga a piacere. Tale fase si svolge tra le 0.00 di giovedì 11 ottobre e le 14.59 di sabato 13 ottobre, data d'inizio del campionato. Ogni partecipante, una volta pubblicata la propria lista, ha diritto a modificarla a piacimento, purché entro il termine suddetto.
NB: possono essere inserite nelle liste solo giocatrici di cui è acclarata la presenza nel roster di una squadra reale di A2. Fanno testo i roster ufficiali del sito della Lega Basket Femminile, oppure una documentazione attendibile quale il sito ufficiale di una società o un organo di informazione.
NB-2: si raccomanda il fair play tra i partecipanti e quindi è considerato disdicevole copiare dalle liste altrui; ma siccome non si può fare il processo alle intenzioni, tale pratica, anche qualora palese, non comporta squalifica o penalizzazioni.
7) La quarta e ultima fase, soprannominata "rumba delle scelte", si svolge nel giorno dell'inizio del campionato reale, sabato 13 ottobre 2007. Elaborate le liste delle giocatrici desiderate da ciascun partecipante, il Comitato provvede a riempire i roster di ogni squadra, fino ad arrivare alle canoniche 10 giocatrici per squadra, assegnando una giocatrice per volta in base all'ordine di scelta tra le squadre partecipanti.
Tale ordine di scelta è determinato nel seguente modo: prima i nuovi partecipanti, poi i vecchi. I nuovi sono ordinati in base alla data d'iscrizione (prima il più lesto, poi il secondo e così via fino all'ultimo iscritto), i vecchi in base all'ordine di classifica dell'anno passato, invertito (prima il peggio classificato, poi il penultimo e così via fino al meglio classificato).
Questo ordine si ripete per ciascuno dei primi tre giri di scelte. Nel primo giro, il primo a scegliere ottiene la prima giocatrice che compare nella sua lista aggiuntiva; il secondo a sua volta ha la prima della sua lista, purché non sia già stata scelta dal precedente partecipante, altrimenti si scala alla seconda della lista; e così via fino a esaurimento del primo giro e poi dei successivi. A partire dal quarto giro, l'ordine di scelta si inverte: l'ultimo a scegliere diventa il primo, e così via.
NB: il meccanismo di completamento dei roster prevede altri due correttivi. Il primo è che le giocatrici scelte devono riempire il roster in ogni ruolo, e quando un ruolo viene riempito, la successiva giocatrice scelta non può essere di quel ruolo. Ad esempio, se a una squadra mancano due lunghe, una volta scelte queste, la successiva giocatrice scelta dovrà essere un play o un'esterna. E' concessa però la deroga di cui al punto 5).
Il secondo correttivo è che la lista aggiuntiva presentata da un partecipante può esaurirsi, se contiene meno di 5 giocatrici o se alcune giocatrici da egli indicate vengono scelte prima da altre squadre. In tal caso il Comitato interviene assegnando d'ufficio allo sfortunato partecipante una o più giocatrici (possibilmente selezionate dalle liste degli altri partecipanti) fino al riempimento del roster.
NB-2: In caso di chiamata di una giocatrice non selezionabile (per età non regolare, per mancata presenza reale nei roster di A2 o per qualsiasi altro motivo), il proprietario non perde il giro, ma si passa alla giocatrice immediatamente seguente nella lista.
8) Alla fine della rumba delle scelte, il Comitato effettua un accurato (si fa per dire) controllo dell'effettiva eleggibilità di ogni giocatrice e del loro ruolo, ufficializzando o respingendo il loro ingresso in organico. Nello stesso frangente, della durata di alcuni giorni, i proprietari hanno la possibilità di presentare ricorsi contro l'assegnazione di una o più giocatrici, oppure istanze di spostamento interno di ruolo tra due o più giocatrici. Il Comitato si riserva di accettare o respingere tali ricorsi e istanze. E' lecito appellarsi alla decisione, ma la seconda sentenza è definitiva e inappellabile.
Per quanto riguarda l'accertamento di invalidità di una o più scelte, possono verificarsi due situazioni:
a) l'invalidità viene accertata in seguito a ricorso di un proprietario. In tal caso la lista delle scelte viene modificata "a cascata" dopo la correzione dell'irregolarità (se quest'ultima influenza quelle che seguono), finché tutte le irregolarità sono sanate;
b) l'invalidità viene accertata dal Comitato durante i suoi controlli. In tal caso non si procede a revisione "a cascata", bensì il Comitato si riserva di sostituire la giocatrice dichiarata ineleggibile nel modo più indolore possibile, segnatamente inserendone una d'ufficio al suo posto.
Alla fine di questa fase, le squadre sono pronte e inizia la competizione.
NB: la suddetta fase di controllo può terminare anche dopo la prima giornata di campionato, i cui punteggi ovviamente verranno elaborati, ai fini della Peluche League, in seguito. Una volta che la fase di controllo viene dichiarata chiusa, gli organici hanno validità ufficiale fino alla prima finestra di mercato, e non vengono più modificati, nemmeno qualora emergano ulteriori posizioni irregolari di giocatrici (mancata presenza nei roster, età o ruolo sbagliati, ecc.). Tali posizioni irregolari emerse vengono sanate alla prima finestra di mercato.
9) Il meccanismo-base della competizione stessa è il seguente. Le giornate della Peluche League corrispondono alle giornate di stagione regolare del campionato reale di A2, e quindi saranno 30. Per ogni giornata di campionato in cui sono impegnate, le giocatrici selezionate producono un punteggio pari al numero dei punti segnati, più un bonus di 5 punti se la loro squadra reale ha vinto.
NB: i punti individuali delle singole giocatrici sono certificati dai tabellini che compaiono sul sito ufficiale della Lega Basket Femminile, che fa testo per ogni controversia. Viene fatta eccezione per i casi di acclarato errore da parte del sito medesimo, documentato tramite un'altra fonte scritta attendibile che attesti il dato corretto.
NB-2: qualora sul sito della Lega non compaia il tabellino di una squadra o di una giocatrice, se esso non viene recuperato tramite un'altra fonte scritta attendibile, il punteggio delle giocatrici di cui manca il dato viene considerato nullo per quella tappa. Il dato può essere recuperato solo entro un limite di giorni 30 dalla disputa della gara in questione; durante questo lasso di tempo la tappa viene archiviata "sub judice" e la classifica generale è provvisoria; scaduto questo termine, il punteggio viene dichiarato definitivamente nullo e la classifica di tappa viene omologata a titolo definitivo.
10) Le squadre virtuali della competizione in oggetto ottengono un punteggio pari alla somma di 5 punteggi delle loro giocatrici, così selezionati: il miglior play, le 2 migliori esterne, le 2 migliori lunghe.
NB: Nel caso una squadra abbia avuto, in una giornata di campionato, assenze tali da non avere almeno 1 play, 2 esterne e 2 lunghe a referto, vengono considerati validi i migliori punteggi (a scalare fino ad avere i 5 punteggi canonici) tra quelli rimasti esclusi dal primo conteggio, indipendentemente dai ruoli.
NB-2: In caso di parità di punteggio tra 2 giocatrici dello stesso ruolo, si considera valido quello della giocatrice che ha segnato più punti a referto, escludendo il bonus-vittoria; in caso di ulteriore parità, si considera valido il punteggio della giocatrice più giovane; in caso di parità in entrambe le discriminanti, si considera valido metà del punteggio di entrambe le giocatrici, il che comunque non ha influenza sul punteggio totale della squadra.
11) Viene così stilata una classifica di tappa delle squadre virtuali impegnate. Ogni squadra ottiene 2 punti per ogni avversaria che si lascia indietro in classifica, in quanto è come se l'avesse battuta e quindi ottenesse i 2 punti per la vittoria. Inoltre vengono assegnati 2 punti di bonus per la squadra che vince la tappa. In pratica i punteggi di tappa per questa edizione saranno i seguenti:
- 20 punti al primo classificato;
- 16 punti al secondo;
- 14 punti al terzo;
- 12 punti al quarto;
- 10 punti al quinto;
- 8 punti al sesto;
- 6 punti al settimo;
- 4 punti all'ottavo;
- 2 punti al nono;
- 0 punti al decimo.
12) In caso di parità tra due o più squadre, per determinare l'ordine nella classifica di tappa si considera la somma dei punteggi ottenuti dalle giocatrici rimaste escluse dalla prima selezione dei 5 punteggi. In caso di ulteriore parità, si considera la somma dei punti segnati (reali, ossia senza bonus vittoria) da tutte e 10 le giocatrici della squadra. In caso di ulteriore parità, prevale la squadra della giocatrice che ha ottenuto il miglior punteggio (compreso eventuale bonus-vittoria; se anche questo dovesse essere pari, si procede a scalare.
13) La classifica finale della Peluche League/A2 2007/08 sarà semplicemente la somma dei punti-piazzamento ottenuti in ogni singola tappa. In caso di parità tra due o più squadre, si terrà conto dei punti conseguiti in ogni singola tappa (cioè il punteggio delle migliori cinque). In caso di ulteriore parità, si terrà conto delle vittorie di tappa ottenute (cioè dei primi posti di giornata). In caso di ri-ulteriore parità, si terrà conto dei secondi posti, poi dei terzi e così via. Se la parità persiste, consultare il medico.
14) Sono previste, durante la stagione, tre finestre di mercato per consentire ai proprietari delle squadre virtuali di sostituire un numero a piacere di elementi, purché le sostitute abbiano i requisiti di cui ai punti 3) e 5). Tali finestre di mercato si svolgeranno: dopo la settima giornata d'andata; al termine del girone d'andata; dopo la settima giornata di ritorno. Ogni partecipante dovrà comunicare quali giocatrici intende sostituire e con chi. Può anche decidere di non apportare alcuna modifica.
NB: le giocatrici sostituite da un proprietario restano comunque di sua esclusiva competenza e non sono quindi utilizzabili da altri partecipanti. Il proprietario può decidere, nella successiva finestra di mercato, di reinserirle in squadra. Le modalità precise per ciascuna finestra di mercato saranno comunicate di volta in volta.
15) Il vincitore della Peluche League/A2 2007/08 avrà diritto a un panino con salamella o a una porzione di pizzoccheri durante l'edizione 2008 del torneo misto di Binzago, purchè si presenti a riscuoterlo. La miglior giocatrice in assoluto (cioè quella che ha garantito più punti validi alla sua squadra) e la miglior giocatrice di origine milanese vinceranno un peluche, il quale sarà virtuale o reale a seconda del budget disponibile.
16) Il Comitato si riserva di modificare il regolamento, qualora si rivelasse opportuno, in qualsiasi momento della stagione, facendosi garante di un'efficiente comunicazione ai partecipanti.
17) I partecipanti hanno diritto di inoltrare proteste e/o reclami e/o osservazioni, purchè in regolare forum bollato, ma ogni decisione operativa spetta al Comitato ed è inappellabile, salvo deroghe.
[NB: possibili ulteriori modifiche nei prox giorni - tenerlo d'occhio]
1) La competizione è organizzata dal medesimo Comitato che gestì la gara tra le 5 esordienti milanesi in A1 nella stagione 2004/05 e la edizioni del Peluche Challenge/A2 2005/06 e Peluche League 2006/07.
2) Lo scopo principale della competizione, oltre a quello di passare ore piacevoli e a quello di sfidarsi tra utenti del forum, è quello di parlare di giocatrici emergenti attraverso un pretesto ludico, e di affinare la conoscenza del campionato di A2.
3) La competizione riguarda esclusivamente giocatrici di serie A2 nate dall'86 in poi (under 22).
4) Gli utenti del presente forum che partecipano, fissati per il 2007/08 in numero di 10 (salvo iscrizioni ulteriori entro le 23.59 di mercoledì 10 ottobre 2007), costituiscono una squadra da 10 elementi con le caratteristiche anagrafiche di cui al punto sopra. La squadra prende il nome dall'utente che la compone, in più le viene attribuito un nickname in inglese maccheronico.
5) I 10 elementi devono essere così suddivisi per ruolo: 2 play, 4 esterne, 4 lunghe. I ruoli devono corrispondere a quelli reali (certificati dal sito della Lega Basket Femminile), ma ogni squadra può schierare un elemento (e non più di uno) in una posizione non sua, purché non opposta a quella reale (ovvero un play non può fare la lunga e viceversa). Ogni giocatrice può appartenere a una sola squadra della Peluche League.
NB: giocatrici indicate genericamente come "ala" nel sito della Lega Basket Femminile, possono giocare come lunghe (oltre che come esterne) se sono alte almeno 180 cm, altrimenti possono essere solo esterne.
6) La formazione delle squadre, per l'edizione 2007/08, si svolge nel seguente modo. Nella prima fase, i partecipanti già attivi nella presente edizione hanno diritto a confermare, entro un termine stabilito (fissato, salvo proroghe a discrezione del Comitato, alle ore 23.59 di domenica 7 ottobre 2007, e dunque già trascorso) un massimo di 5 giocatrici della loro rosa. Perdono i diritti sulle altre. Non sono tenuti a indicarne tassativamente 5: possono essere anche di meno.
Nella seconda fase, i nuovi partecipanti hanno diritto a indicare 5 giocatrici che saranno sicuramente loro. Possono prelevarle dalle giocatrici non confermate dai vecchi partecipanti, oppure sceglierne di mai utilizzate. Non possono ovviamente superare il tetto consentito di play, esterne e lunghe. Il termine per detta operazione è fissato alle 23.59 di mercoledì 10 ottobre 2007.
Nella terza fase, ogni partecipante, vecchio e nuovo, deve presentare una lista di giocatrici, detta "lista aggiuntiva", da sottoporre alla successiva e ultima fase di completamento delle rose (vedi al punto 7). Tale lista deve indicare con chiarezza l'ordine di preferenza tra le giocatrici. Può essere lunga a piacere. Tale fase si svolge tra le 0.00 di giovedì 11 ottobre e le 14.59 di sabato 13 ottobre, data d'inizio del campionato. Ogni partecipante, una volta pubblicata la propria lista, ha diritto a modificarla a piacimento, purché entro il termine suddetto.
NB: possono essere inserite nelle liste solo giocatrici di cui è acclarata la presenza nel roster di una squadra reale di A2. Fanno testo i roster ufficiali del sito della Lega Basket Femminile, oppure una documentazione attendibile quale il sito ufficiale di una società o un organo di informazione.
NB-2: si raccomanda il fair play tra i partecipanti e quindi è considerato disdicevole copiare dalle liste altrui; ma siccome non si può fare il processo alle intenzioni, tale pratica, anche qualora palese, non comporta squalifica o penalizzazioni.
7) La quarta e ultima fase, soprannominata "rumba delle scelte", si svolge nel giorno dell'inizio del campionato reale, sabato 13 ottobre 2007. Elaborate le liste delle giocatrici desiderate da ciascun partecipante, il Comitato provvede a riempire i roster di ogni squadra, fino ad arrivare alle canoniche 10 giocatrici per squadra, assegnando una giocatrice per volta in base all'ordine di scelta tra le squadre partecipanti.
Tale ordine di scelta è determinato nel seguente modo: prima i nuovi partecipanti, poi i vecchi. I nuovi sono ordinati in base alla data d'iscrizione (prima il più lesto, poi il secondo e così via fino all'ultimo iscritto), i vecchi in base all'ordine di classifica dell'anno passato, invertito (prima il peggio classificato, poi il penultimo e così via fino al meglio classificato).
Questo ordine si ripete per ciascuno dei primi tre giri di scelte. Nel primo giro, il primo a scegliere ottiene la prima giocatrice che compare nella sua lista aggiuntiva; il secondo a sua volta ha la prima della sua lista, purché non sia già stata scelta dal precedente partecipante, altrimenti si scala alla seconda della lista; e così via fino a esaurimento del primo giro e poi dei successivi. A partire dal quarto giro, l'ordine di scelta si inverte: l'ultimo a scegliere diventa il primo, e così via.
NB: il meccanismo di completamento dei roster prevede altri due correttivi. Il primo è che le giocatrici scelte devono riempire il roster in ogni ruolo, e quando un ruolo viene riempito, la successiva giocatrice scelta non può essere di quel ruolo. Ad esempio, se a una squadra mancano due lunghe, una volta scelte queste, la successiva giocatrice scelta dovrà essere un play o un'esterna. E' concessa però la deroga di cui al punto 5).
Il secondo correttivo è che la lista aggiuntiva presentata da un partecipante può esaurirsi, se contiene meno di 5 giocatrici o se alcune giocatrici da egli indicate vengono scelte prima da altre squadre. In tal caso il Comitato interviene assegnando d'ufficio allo sfortunato partecipante una o più giocatrici (possibilmente selezionate dalle liste degli altri partecipanti) fino al riempimento del roster.
NB-2: In caso di chiamata di una giocatrice non selezionabile (per età non regolare, per mancata presenza reale nei roster di A2 o per qualsiasi altro motivo), il proprietario non perde il giro, ma si passa alla giocatrice immediatamente seguente nella lista.
8) Alla fine della rumba delle scelte, il Comitato effettua un accurato (si fa per dire) controllo dell'effettiva eleggibilità di ogni giocatrice e del loro ruolo, ufficializzando o respingendo il loro ingresso in organico. Nello stesso frangente, della durata di alcuni giorni, i proprietari hanno la possibilità di presentare ricorsi contro l'assegnazione di una o più giocatrici, oppure istanze di spostamento interno di ruolo tra due o più giocatrici. Il Comitato si riserva di accettare o respingere tali ricorsi e istanze. E' lecito appellarsi alla decisione, ma la seconda sentenza è definitiva e inappellabile.
Per quanto riguarda l'accertamento di invalidità di una o più scelte, possono verificarsi due situazioni:
a) l'invalidità viene accertata in seguito a ricorso di un proprietario. In tal caso la lista delle scelte viene modificata "a cascata" dopo la correzione dell'irregolarità (se quest'ultima influenza quelle che seguono), finché tutte le irregolarità sono sanate;
b) l'invalidità viene accertata dal Comitato durante i suoi controlli. In tal caso non si procede a revisione "a cascata", bensì il Comitato si riserva di sostituire la giocatrice dichiarata ineleggibile nel modo più indolore possibile, segnatamente inserendone una d'ufficio al suo posto.
Alla fine di questa fase, le squadre sono pronte e inizia la competizione.
NB: la suddetta fase di controllo può terminare anche dopo la prima giornata di campionato, i cui punteggi ovviamente verranno elaborati, ai fini della Peluche League, in seguito. Una volta che la fase di controllo viene dichiarata chiusa, gli organici hanno validità ufficiale fino alla prima finestra di mercato, e non vengono più modificati, nemmeno qualora emergano ulteriori posizioni irregolari di giocatrici (mancata presenza nei roster, età o ruolo sbagliati, ecc.). Tali posizioni irregolari emerse vengono sanate alla prima finestra di mercato.
9) Il meccanismo-base della competizione stessa è il seguente. Le giornate della Peluche League corrispondono alle giornate di stagione regolare del campionato reale di A2, e quindi saranno 30. Per ogni giornata di campionato in cui sono impegnate, le giocatrici selezionate producono un punteggio pari al numero dei punti segnati, più un bonus di 5 punti se la loro squadra reale ha vinto.
NB: i punti individuali delle singole giocatrici sono certificati dai tabellini che compaiono sul sito ufficiale della Lega Basket Femminile, che fa testo per ogni controversia. Viene fatta eccezione per i casi di acclarato errore da parte del sito medesimo, documentato tramite un'altra fonte scritta attendibile che attesti il dato corretto.
NB-2: qualora sul sito della Lega non compaia il tabellino di una squadra o di una giocatrice, se esso non viene recuperato tramite un'altra fonte scritta attendibile, il punteggio delle giocatrici di cui manca il dato viene considerato nullo per quella tappa. Il dato può essere recuperato solo entro un limite di giorni 30 dalla disputa della gara in questione; durante questo lasso di tempo la tappa viene archiviata "sub judice" e la classifica generale è provvisoria; scaduto questo termine, il punteggio viene dichiarato definitivamente nullo e la classifica di tappa viene omologata a titolo definitivo.
10) Le squadre virtuali della competizione in oggetto ottengono un punteggio pari alla somma di 5 punteggi delle loro giocatrici, così selezionati: il miglior play, le 2 migliori esterne, le 2 migliori lunghe.
NB: Nel caso una squadra abbia avuto, in una giornata di campionato, assenze tali da non avere almeno 1 play, 2 esterne e 2 lunghe a referto, vengono considerati validi i migliori punteggi (a scalare fino ad avere i 5 punteggi canonici) tra quelli rimasti esclusi dal primo conteggio, indipendentemente dai ruoli.
NB-2: In caso di parità di punteggio tra 2 giocatrici dello stesso ruolo, si considera valido quello della giocatrice che ha segnato più punti a referto, escludendo il bonus-vittoria; in caso di ulteriore parità, si considera valido il punteggio della giocatrice più giovane; in caso di parità in entrambe le discriminanti, si considera valido metà del punteggio di entrambe le giocatrici, il che comunque non ha influenza sul punteggio totale della squadra.
11) Viene così stilata una classifica di tappa delle squadre virtuali impegnate. Ogni squadra ottiene 2 punti per ogni avversaria che si lascia indietro in classifica, in quanto è come se l'avesse battuta e quindi ottenesse i 2 punti per la vittoria. Inoltre vengono assegnati 2 punti di bonus per la squadra che vince la tappa. In pratica i punteggi di tappa per questa edizione saranno i seguenti:
- 20 punti al primo classificato;
- 16 punti al secondo;
- 14 punti al terzo;
- 12 punti al quarto;
- 10 punti al quinto;
- 8 punti al sesto;
- 6 punti al settimo;
- 4 punti all'ottavo;
- 2 punti al nono;
- 0 punti al decimo.
12) In caso di parità tra due o più squadre, per determinare l'ordine nella classifica di tappa si considera la somma dei punteggi ottenuti dalle giocatrici rimaste escluse dalla prima selezione dei 5 punteggi. In caso di ulteriore parità, si considera la somma dei punti segnati (reali, ossia senza bonus vittoria) da tutte e 10 le giocatrici della squadra. In caso di ulteriore parità, prevale la squadra della giocatrice che ha ottenuto il miglior punteggio (compreso eventuale bonus-vittoria; se anche questo dovesse essere pari, si procede a scalare.
13) La classifica finale della Peluche League/A2 2007/08 sarà semplicemente la somma dei punti-piazzamento ottenuti in ogni singola tappa. In caso di parità tra due o più squadre, si terrà conto dei punti conseguiti in ogni singola tappa (cioè il punteggio delle migliori cinque). In caso di ulteriore parità, si terrà conto delle vittorie di tappa ottenute (cioè dei primi posti di giornata). In caso di ri-ulteriore parità, si terrà conto dei secondi posti, poi dei terzi e così via. Se la parità persiste, consultare il medico.
14) Sono previste, durante la stagione, tre finestre di mercato per consentire ai proprietari delle squadre virtuali di sostituire un numero a piacere di elementi, purché le sostitute abbiano i requisiti di cui ai punti 3) e 5). Tali finestre di mercato si svolgeranno: dopo la settima giornata d'andata; al termine del girone d'andata; dopo la settima giornata di ritorno. Ogni partecipante dovrà comunicare quali giocatrici intende sostituire e con chi. Può anche decidere di non apportare alcuna modifica.
NB: le giocatrici sostituite da un proprietario restano comunque di sua esclusiva competenza e non sono quindi utilizzabili da altri partecipanti. Il proprietario può decidere, nella successiva finestra di mercato, di reinserirle in squadra. Le modalità precise per ciascuna finestra di mercato saranno comunicate di volta in volta.
15) Il vincitore della Peluche League/A2 2007/08 avrà diritto a un panino con salamella o a una porzione di pizzoccheri durante l'edizione 2008 del torneo misto di Binzago, purchè si presenti a riscuoterlo. La miglior giocatrice in assoluto (cioè quella che ha garantito più punti validi alla sua squadra) e la miglior giocatrice di origine milanese vinceranno un peluche, il quale sarà virtuale o reale a seconda del budget disponibile.
16) Il Comitato si riserva di modificare il regolamento, qualora si rivelasse opportuno, in qualsiasi momento della stagione, facendosi garante di un'efficiente comunicazione ai partecipanti.
17) I partecipanti hanno diritto di inoltrare proteste e/o reclami e/o osservazioni, purchè in regolare forum bollato, ma ogni decisione operativa spetta al Comitato ed è inappellabile, salvo deroghe.
giovedì 4 ottobre 2007
Europei di Chieti: Italia battuta dalla Bielorussia e fuori
Alla fine di Bielorussia-Italia, più che rabbia o amarezza, c’è un senso di smarrimento, quello che capita di provare quando aspetti qualcosa per molto tempo, e poi quando arriva passa così, senza un momento di gloria, nel modo più grigio e anonimo che si potesse immaginare. Siamo fuori dopo una sconfitta senza sussulti con la Bielorussia, con uno sfilacciamento finale che ha reso tutto un po’ insulso, un po’ senza senso, proprio come per la nazionale maschile. Voglia di imbastire analisi e diagnosi non ce n’è, tanto ce n’è già abbastanza, in giro, di commenti del “popolo di commissari tecnici” e di quelli che hanno la ricetta pronta per risanare il movimento.
Una cosa però va detta: il tiro da 3 è la croce del basket italiano, la coperta di Linus (per mascherare la scarsa attitudine a battere la difesa e attaccare il canestro) alla quale si aggrappano da anni gli uomini, e purtroppo nel momento decisivo, ieri, anche le donne. Ieri un assurdo sparacchiamento dall’arco, in cui a un certo punto si è cimentata pure Dacic, ha reso grottesco il nostro secondo tempo. Sembrava che l’unica idea nella testa delle nostre fosse tentare il colpo goppo dai 6,25, eppure non è che in area ci fosse la difesa della Francia o dellaa Russia. Finire con 4/26 da 3 contro la Bielorussia non è una giornata storta o sfigata, è un'idiozia.
Nonostante la nostra Favorita delle Favorite (Maiorano, s’intende) ci abbia costruito sopra la sua carriera, l’uso sistematico del tiro da 3 ci sta altamente sui maroni, e non da ieri. E se fossimo stati neutrali, ci sarebbe solo da essere contenti che abbia vinto una squadra che ha giocato vero basket, alternando soluzioni interne ed esterne, con netta prevalenza delle prime.
Pur detestando la filosofia del “l’abbiamo persa noi”, non si può non stupirsi di come siano evaporate le nostre a 2 giorni di distanza dalla prestazione convincente con la Serbia. Ress pareva svuotata (è stata ignorata dalle compagne ma ci ha messo del suo: solo per via dei problemi alla schiena? Ma se è così, perché 26 minuti in campo?), la difesa si è trasformata da (quasi) granitica in gruviera pieno di buchi, l’attacco è diventato una serie di iniziative 1 contro 5 con tiri entro i primi 10 secondi dell’azione. La miglior caratura della Bielorussia rispetto alla Serbia non giustifica il nostro cambiamento da così a così, anche se probabilmente la differenza è che sulle esterne forti della Serbia eravamo in grado di difendere, sulle lunghe agili e tecniche delle bielorusse invece no. Altrimenti come spiegazioni non restano che il crollo fisico improvviso (ma tutto d’un colpo?) o l’incapacità di reggere la pressione, che sembra aver colpito soprattutto le nostre leader designate Macchi e Masciadri. Mah.
Nonostante Mascolo e Pomilio abbiano un po’ rotto con i loro continui “dovremmo fare così”, “non si può fare cosà” durante la telecronaca, si può essere d’accordo con la tesi finale di Mascolo secondo cui questo risultato è specchio del valore del movimento, e quindi è più su questo che va puntato l’indice, anziché sulle 12 di Chieti. Non sono d'accordo però sulla solita retorica demagogica, tirata fuori dallo stesso Mascolo, secondo cui la colpa è (anche o soprattutto) del campionato infarcito di straniere. Sono due problemi separati: dà fastidio che le italiane non trovino più posto nelle squadre di vertice, dà fastidio la truffa legalizzata delle passaportate, ma non è per quello che la Nazionale è poco competitiva.
Di Lambruschi, lasciando perdere il giudizio tecnico, è apprezzabile che al microfono Rai, come pure sulla Gazzetta di oggi, non si sia subito parato u’ culu con la scusa delle assenze, anche se il dubbio di cosa avremmo fatto con Ballardini e Cirone tutto sommato è lecito. Però dopo una sconfitta così, ci sono pochi “se” che tengano. Per certi versi, è quasi una consolazione… Quanto al c.t., ci sta il suo avvicendamento come ci stava quello di Recalcati, però il problema è: abbiamo un’alternativa migliore? E se sì, siamo sicuri che basti per porre fine ad anni di guai?
Un dettaglio che aggrava il quadro: il basket italiano è completamente fuori dalle Olimpiadi per la prima volta dal 1988. Nelle successive 4 edizioni una delle due nazionali era sempre riuscita a qualificarsi (’92 e ’96 donne, ’00 e ’04 uomini).
PS: eccellente il servizio sugli Europei uscito su Superbasket di ieri. Purtroppo, dopo la nostra eliminazione, non è già più attuale, ma sono 10 pagine che valgono il prezzo della rivista.
[NB: l'Europeo venne poi vinto dalla Russia in finale sulla Spagna]
Una cosa però va detta: il tiro da 3 è la croce del basket italiano, la coperta di Linus (per mascherare la scarsa attitudine a battere la difesa e attaccare il canestro) alla quale si aggrappano da anni gli uomini, e purtroppo nel momento decisivo, ieri, anche le donne. Ieri un assurdo sparacchiamento dall’arco, in cui a un certo punto si è cimentata pure Dacic, ha reso grottesco il nostro secondo tempo. Sembrava che l’unica idea nella testa delle nostre fosse tentare il colpo goppo dai 6,25, eppure non è che in area ci fosse la difesa della Francia o dellaa Russia. Finire con 4/26 da 3 contro la Bielorussia non è una giornata storta o sfigata, è un'idiozia.
Nonostante la nostra Favorita delle Favorite (Maiorano, s’intende) ci abbia costruito sopra la sua carriera, l’uso sistematico del tiro da 3 ci sta altamente sui maroni, e non da ieri. E se fossimo stati neutrali, ci sarebbe solo da essere contenti che abbia vinto una squadra che ha giocato vero basket, alternando soluzioni interne ed esterne, con netta prevalenza delle prime.
Pur detestando la filosofia del “l’abbiamo persa noi”, non si può non stupirsi di come siano evaporate le nostre a 2 giorni di distanza dalla prestazione convincente con la Serbia. Ress pareva svuotata (è stata ignorata dalle compagne ma ci ha messo del suo: solo per via dei problemi alla schiena? Ma se è così, perché 26 minuti in campo?), la difesa si è trasformata da (quasi) granitica in gruviera pieno di buchi, l’attacco è diventato una serie di iniziative 1 contro 5 con tiri entro i primi 10 secondi dell’azione. La miglior caratura della Bielorussia rispetto alla Serbia non giustifica il nostro cambiamento da così a così, anche se probabilmente la differenza è che sulle esterne forti della Serbia eravamo in grado di difendere, sulle lunghe agili e tecniche delle bielorusse invece no. Altrimenti come spiegazioni non restano che il crollo fisico improvviso (ma tutto d’un colpo?) o l’incapacità di reggere la pressione, che sembra aver colpito soprattutto le nostre leader designate Macchi e Masciadri. Mah.
Nonostante Mascolo e Pomilio abbiano un po’ rotto con i loro continui “dovremmo fare così”, “non si può fare cosà” durante la telecronaca, si può essere d’accordo con la tesi finale di Mascolo secondo cui questo risultato è specchio del valore del movimento, e quindi è più su questo che va puntato l’indice, anziché sulle 12 di Chieti. Non sono d'accordo però sulla solita retorica demagogica, tirata fuori dallo stesso Mascolo, secondo cui la colpa è (anche o soprattutto) del campionato infarcito di straniere. Sono due problemi separati: dà fastidio che le italiane non trovino più posto nelle squadre di vertice, dà fastidio la truffa legalizzata delle passaportate, ma non è per quello che la Nazionale è poco competitiva.
Di Lambruschi, lasciando perdere il giudizio tecnico, è apprezzabile che al microfono Rai, come pure sulla Gazzetta di oggi, non si sia subito parato u’ culu con la scusa delle assenze, anche se il dubbio di cosa avremmo fatto con Ballardini e Cirone tutto sommato è lecito. Però dopo una sconfitta così, ci sono pochi “se” che tengano. Per certi versi, è quasi una consolazione… Quanto al c.t., ci sta il suo avvicendamento come ci stava quello di Recalcati, però il problema è: abbiamo un’alternativa migliore? E se sì, siamo sicuri che basti per porre fine ad anni di guai?
Un dettaglio che aggrava il quadro: il basket italiano è completamente fuori dalle Olimpiadi per la prima volta dal 1988. Nelle successive 4 edizioni una delle due nazionali era sempre riuscita a qualificarsi (’92 e ’96 donne, ’00 e ’04 uomini).
PS: eccellente il servizio sugli Europei uscito su Superbasket di ieri. Purtroppo, dopo la nostra eliminazione, non è già più attuale, ma sono 10 pagine che valgono il prezzo della rivista.
[NB: l'Europeo venne poi vinto dalla Russia in finale sulla Spagna]
domenica 30 settembre 2007
Europei di Chieti: Italia k.o. con la Spagna
[NB: questo intervento, come i precedenti, va in onda in differita per colpa di Infostrada, che da 23 giorni sta tenendo il Comitato senza telefono e da 18 senza Internet.]
Che invidia, che invidia. Detto due volte perché l’invidia è doppia: per la Spagna che ci ha dato una lezione di bel basket (raramente vista una squadra femminile giocare così: adesso arriverà Nonino o qualcun altro a dire che le squadre di 20 anni fa le avrebbero dato 30 punti: non ci crediamo neanche un po’) e per le “gne gne girls” del volley nostrano, che mentre noi arranchiamo sul –20, non solo ci oscurano su Raidue, al punto che il 2° tempo del basket non si è quasi visto, ma si permettono anche di strapazzare la Russia nella semifinale del loro Europeo, facendoci così sfigurare indegnamente nel confronto. Nei nostri incubi di stanotte si sono materializzate torme di ragazzine che, incerte se provare l’uno o l’altro sport, voltavano le spalle al già reietto canestro e sorridevano ammiccanti alla rete da pallavolo.
A ciò aggiungiamo che siamo sull’orlo dell’eliminazione (visto che la Serbia ha battuto la Russia, perdere domani significa al 100% che siamo fuori), e la depressione è servita. In realtà, da esteti del basket, è lecito consolarsi con lo spettacolo offerto dalla Spagna nel primo tempo con le nostre; ma da tifosi era ovviamente meglio vedere qualcosa di più brutto e paludoso, ma con speranze di vincere. Ieri invece, proprio non ce n’era. Si potrà dire che è stata colpa della difesa molle dell’Italia, ma la bellezza dei meccanismi spagnoli, a nostro modesto parere, non dipendeva da una nostra presunta passività (per quanto di vuoti e svarioni ne abbiamo inanellati), anche perché hanno maltrattato noi così come le altre squadre affrontate finora. La Spagna fa semplicemente vedere come si può giocare alla grande pur senza avere giocatrici di 2 metri o dall’agilità felina o dalla muscolatura da body-builder.
Loro giocano a basket, a una velocità di esecuzione superiore e con percentuali al tiro altissime, tali non per puro culo, ma perché lavorano per costruire il tiro migliore, che sia in contropiede o da 3 dopo una circolazione da flipper. Difficile dire se sarà abbastanza per vincere l’oro, perché sarà dura giocare così all’ottava-nona partita in 15 giorni; certo è che è stato un piacere guardarle. In questo caso, persino i soliti luogocomunisti del “l’abbiamo persa noi”, “Lambruschi non ci ha capito una sega”, “avrei giocato meglio io”, hanno poco terreno cui aggrapparsi, perché si fa prima a dire che avevamo davanti un’avversaria più forte e pure in grande spolvero. Poi è giusto dire che non abbiamo fatto molto per tener botta, e che Macchi peggio di così non poteva giocare; ma l’esito finale non sarebbe cambiato (e comunque, le partite da vincere restavano le prossime due); e se proprio si vogliono fare processi, bisogna capire perché la Spagna è da 10 anni al top europeo sia tra le senior che nelle giovanili, mentre noi siamo costretti a festeggiare una vittoria sulla Grecia o un 6° posto in un Europeo “under”... In sostanza, si può anche centrare l’impresa occasionale, ma di solito i risultati hanno una logica che va al di là della partita singola. La sensazione che dava l’Italia contro la Spagna era di una squadra che sta imparando, che solo a tratti sa cosa fare, di fronte a una che sa già tutto alla perfezione. E non perché il loro allenatore sia un genio e il nostro un pirla, ma perché loro da anni sono a questi livelli, noi da 8 anni facciamo solo amichevoli o partite di qualificazione.
Un po’ più nel particolare, cosa si è visto nel 1° tempo di ‘sta partita (visto che il secondo, oltre che giocato a esito ormai deciso, è stato pure oscurato dal volley)? La partenza 7-0 ci aveva illusi, sembravamo prevalere fisicamente, Dacic che iniziava con un 2/2 (ma poi che fine ha fatto??: è vero che faticava a seguire le veloci lunghe spagnole, ma in attacco poteva essere un fattore. Però, causa 2° tempo tagliato dalla tv e mancanza di Internet, non sappiamo quanto abbia giocato dopo l’intervallo). Puniti subito con uno 0-16 pazzesco, in cui si è capito subito che la Spagna giocava al doppio della nostra velocità.
All’intervallo, sul –15, guardando le statistiche sembrava che la differenza stesse solo nelle percentuali da 3 (6/14 per loro, 2/12 per noi), visto che da 2 erano altissime per entrambe (13/17 loro, 12/16 noi, contrariamente alle partite precedenti), ma la partita aveva fatto vedere ben altro: i loro tiri da sotto erano spesso facili appoggi al termine di contropiedi condotti alla stragrande, anche dalle lunghe, mentre i nostri erano frutto di un punto debole della Spagna (la stazza sotto canestro) di cui abbiamo approfittato abbastanza bene; e i tiri da 3, a loro entravano perché erano presi spesso e volentieri da libere dopo un’ottima circolazione, mentre le azzurre hanno dovuto più volte forzare, marcate, perché scadevano i 24”. In sostanza, ripetiamo, qui non si può certo invocare l’eterno alibi dell’inferiorità fisica: in questo sembravamo superiori, ma siamo stati mazzolati da una squadra più forte. Punto. Due flash emblematici: da una parte Masciadri che, in angolo, riapre verso metà campo... e lancia il contropiede spagnolo; dall'altra l'ultima azione del 2° quarto con Palau che tiene palla, poi scarica al momento giusto e nel punto giusto per Aguilar che mette la tripla dall'angolo allo scadere.
Incrociamo le dita per lunedì. La montagna da scalare è alta.
Una nota di merito per il pubblico: quasi tutto esaurito a Ortona. Il confronto con Perugia ’93, il nostro precedente organizzativo, non si pone nemmeno: là gli spettatori si potevano contare a uno a uno sulle tribune deserte, oggi registriamo un vero successo. Ottimo, ma contro Serbia e Bielorussia invochiamo un clima più “da battaglia”, perché dobbiamo sfruttare ogni mezzo per farcela.
Che invidia, che invidia. Detto due volte perché l’invidia è doppia: per la Spagna che ci ha dato una lezione di bel basket (raramente vista una squadra femminile giocare così: adesso arriverà Nonino o qualcun altro a dire che le squadre di 20 anni fa le avrebbero dato 30 punti: non ci crediamo neanche un po’) e per le “gne gne girls” del volley nostrano, che mentre noi arranchiamo sul –20, non solo ci oscurano su Raidue, al punto che il 2° tempo del basket non si è quasi visto, ma si permettono anche di strapazzare la Russia nella semifinale del loro Europeo, facendoci così sfigurare indegnamente nel confronto. Nei nostri incubi di stanotte si sono materializzate torme di ragazzine che, incerte se provare l’uno o l’altro sport, voltavano le spalle al già reietto canestro e sorridevano ammiccanti alla rete da pallavolo.
A ciò aggiungiamo che siamo sull’orlo dell’eliminazione (visto che la Serbia ha battuto la Russia, perdere domani significa al 100% che siamo fuori), e la depressione è servita. In realtà, da esteti del basket, è lecito consolarsi con lo spettacolo offerto dalla Spagna nel primo tempo con le nostre; ma da tifosi era ovviamente meglio vedere qualcosa di più brutto e paludoso, ma con speranze di vincere. Ieri invece, proprio non ce n’era. Si potrà dire che è stata colpa della difesa molle dell’Italia, ma la bellezza dei meccanismi spagnoli, a nostro modesto parere, non dipendeva da una nostra presunta passività (per quanto di vuoti e svarioni ne abbiamo inanellati), anche perché hanno maltrattato noi così come le altre squadre affrontate finora. La Spagna fa semplicemente vedere come si può giocare alla grande pur senza avere giocatrici di 2 metri o dall’agilità felina o dalla muscolatura da body-builder.
Loro giocano a basket, a una velocità di esecuzione superiore e con percentuali al tiro altissime, tali non per puro culo, ma perché lavorano per costruire il tiro migliore, che sia in contropiede o da 3 dopo una circolazione da flipper. Difficile dire se sarà abbastanza per vincere l’oro, perché sarà dura giocare così all’ottava-nona partita in 15 giorni; certo è che è stato un piacere guardarle. In questo caso, persino i soliti luogocomunisti del “l’abbiamo persa noi”, “Lambruschi non ci ha capito una sega”, “avrei giocato meglio io”, hanno poco terreno cui aggrapparsi, perché si fa prima a dire che avevamo davanti un’avversaria più forte e pure in grande spolvero. Poi è giusto dire che non abbiamo fatto molto per tener botta, e che Macchi peggio di così non poteva giocare; ma l’esito finale non sarebbe cambiato (e comunque, le partite da vincere restavano le prossime due); e se proprio si vogliono fare processi, bisogna capire perché la Spagna è da 10 anni al top europeo sia tra le senior che nelle giovanili, mentre noi siamo costretti a festeggiare una vittoria sulla Grecia o un 6° posto in un Europeo “under”... In sostanza, si può anche centrare l’impresa occasionale, ma di solito i risultati hanno una logica che va al di là della partita singola. La sensazione che dava l’Italia contro la Spagna era di una squadra che sta imparando, che solo a tratti sa cosa fare, di fronte a una che sa già tutto alla perfezione. E non perché il loro allenatore sia un genio e il nostro un pirla, ma perché loro da anni sono a questi livelli, noi da 8 anni facciamo solo amichevoli o partite di qualificazione.
Un po’ più nel particolare, cosa si è visto nel 1° tempo di ‘sta partita (visto che il secondo, oltre che giocato a esito ormai deciso, è stato pure oscurato dal volley)? La partenza 7-0 ci aveva illusi, sembravamo prevalere fisicamente, Dacic che iniziava con un 2/2 (ma poi che fine ha fatto??: è vero che faticava a seguire le veloci lunghe spagnole, ma in attacco poteva essere un fattore. Però, causa 2° tempo tagliato dalla tv e mancanza di Internet, non sappiamo quanto abbia giocato dopo l’intervallo). Puniti subito con uno 0-16 pazzesco, in cui si è capito subito che la Spagna giocava al doppio della nostra velocità.
All’intervallo, sul –15, guardando le statistiche sembrava che la differenza stesse solo nelle percentuali da 3 (6/14 per loro, 2/12 per noi), visto che da 2 erano altissime per entrambe (13/17 loro, 12/16 noi, contrariamente alle partite precedenti), ma la partita aveva fatto vedere ben altro: i loro tiri da sotto erano spesso facili appoggi al termine di contropiedi condotti alla stragrande, anche dalle lunghe, mentre i nostri erano frutto di un punto debole della Spagna (la stazza sotto canestro) di cui abbiamo approfittato abbastanza bene; e i tiri da 3, a loro entravano perché erano presi spesso e volentieri da libere dopo un’ottima circolazione, mentre le azzurre hanno dovuto più volte forzare, marcate, perché scadevano i 24”. In sostanza, ripetiamo, qui non si può certo invocare l’eterno alibi dell’inferiorità fisica: in questo sembravamo superiori, ma siamo stati mazzolati da una squadra più forte. Punto. Due flash emblematici: da una parte Masciadri che, in angolo, riapre verso metà campo... e lancia il contropiede spagnolo; dall'altra l'ultima azione del 2° quarto con Palau che tiene palla, poi scarica al momento giusto e nel punto giusto per Aguilar che mette la tripla dall'angolo allo scadere.
Incrociamo le dita per lunedì. La montagna da scalare è alta.
Una nota di merito per il pubblico: quasi tutto esaurito a Ortona. Il confronto con Perugia ’93, il nostro precedente organizzativo, non si pone nemmeno: là gli spettatori si potevano contare a uno a uno sulle tribune deserte, oggi registriamo un vero successo. Ottimo, ma contro Serbia e Bielorussia invochiamo un clima più “da battaglia”, perché dobbiamo sfruttare ogni mezzo per farcela.
venerdì 28 settembre 2007
Bilancio scorsa stagione forumistica & lancio nuova Peluche League
Approfittiamo di questo break degli Europei per fare il punto e lanciare la nuova stagione della Peluche League.
Flashback: la scorsa annata, delle tre che (non si sa come) questo forum ha tirato avanti, è stata quella che ha fatto registrare il maggior numero di accessi (visite), circa 52.000 tra inizio settembre 2006 e fine agosto 2007, mentre le due stagioni precedenti (la prima era partita solo a fine ottobre, però), sommate, erano arrivate a 65.000.
Nel dettaglio, gli accessi mese per mese nel 2006/07, così tanto per curiosità, sono stati (approssimativamente):
settembre = 4.500
ottobre = 6.500
novembre = 7.500
dicembre = 4.000
gennaio = 4.500
febbraio = 3.500
marzo = 2.500
aprile = 3.000
maggio = 6.000
giugno = 4.000
luglio = 4.000
agosto = 1.500
I picchi più alti si sono registrati a ottobre-novembre, fase iniziale della Peluche League, e poi a maggio, mese contrassegnato dalle gazzarre polemiche su Carugate (soprattutto) e Geas. Come al solito, il trash fa più audience delle cose serie... No, in realtà il record in singola giornata (700 visite) è stato raggiunto a inizio novembre quando si parlò dello spettacolare derby di andata Geas-Carugate.
I picchi negativi, a parte agosto, sono stati tra metà febbraio e inizio aprile, per latitanza del qui scrivente, dovuta a (presunti) impegni di lavoro.
Si tratta di risultati positivi nel complesso, anche tenendo conto che qui non si parla di niente di preciso e quindi non è chiaro perché uno dovrebbe leggere, ma va notato che la sezione di BasketCafè in cui siamo inseriti ha avuto un vero boom nell’ultimo anno, con l’apertura di un sacco di topic nuovi (prima quelli attivi erano sì e no mezza dozzina) e l’arrivo di decine di nuovi utenti: peraltro non si capisce mai se siano davvero nuovi o se siano i soliti riciclati sotto falso nome, ma l’impressione è che BasketCafè femminile abbia davvero fatto un salto in termini di diffusione.
Il che è positivo, ma rende più difficile per questo umile topic tenere botta. Predicare nel deserto è facile, farsi notare in mezzo alla folla un po’ meno.
I motivi alla base della nascita di questo topic sono ormai lontani, quasi dimenticati; di obiettivi futuri non ce n’è di particolari. Perciò perché andare avanti? Be’, perché non c’è neanche un valido motivo per smettere. Dopo questo, veniamo al dunque.
È un periodo difficile per il Comitato. Forse qualcuno avrà notato che da due settimane abbondanti non viene pubblicata dal qui scrivente alcuna riga in orario serale e ci si limita a saltuari interventi in differita, tramite collegamenti con mezzi di fortuna.
Per forza: per colpa di un gestore telefonico (quello che ha Fiorello e Maicbongiorno come testimonial, per intenderci), che si è comportato in modo vergognoso, scandaloso, schifoso, vomitevole, truffaldino, umiliante, promettendo “poche ore” al massimo di attesa onde rassicurare il nuovo cliente sulla rapidità di attivazione dei loro servizi, la sede centrale del Comitato si ritrova senza telefono da 21 giorni e senza Internet da 16!
Intendiamoci: è stato idiota il Comitato a mollare “santa madre Telecom” per questi imbonitori, vendifumo, circonventori di incapaci che promettono un trapasso indolore e poi ti tengono a oltranza senza linea, ti fanno perdere ore e ore (e soldi) col loro pseudo-servizio assistenza (evidentemente fatto al risparmio mentre pagano miliardi i loro uomini immagine), e per giunta ti costringono a pagare comunque l’abbonamento, anche se del servizio per cui paghi non ne hai avuto l’ombra! L’autoflagellazione è d’obbligo, ma in questo frangente di prostrazione e disgusto, l’unico conforto è aderire al grido di Beppe Grillo, riservando a questi signori un solenne “Vaffancuuuuulooooo!!!!!” e dedicando il resto dei propri giorni a far perdere a siffatti pirati del telefono il maggior numero possibile di clienti, mediante pubblicità negativa.
Dopo questo terapeutico sfogo, è il momento di iniziare a raccogliere le iscrizioni alla Peluche League 2007/08. Il regolamento, salvo ripensamenti dell’ultim’ora, sarà lo stesso dello scorso anno. Ovviamente l’annata limite slitta all’86. I vecchi proprietari già in gara l’anno scorso, oltre a dare la loro conferma, comincino a pensare alle 5 giocatrici che vogliono confermare. Le altre saranno prendibili dagli eventuali nuovi partecipanti. Non abbiamo molto tempo, e inoltre questo problema con Internet sta rendendo tutto molto complicato, per cui siete pregati di fare più in fretta possibile. Ricordiamo che il campione uscente è Delio.
Chi fosse interessato a partecipare per la prima volta è il benvenuto. Vedrete che alla fine ci si diverte e non è così complicato. Si tratta, lo ricordo, di mettere insieme un team da 10 giocatrici nate dall’86 in poi che giochino in A2 quest’anno. Le 10, beninteso, devono essere diverse da quelle degli altri partecipanti. Una volta fatta la squadra, in base alle regole che verranno comunicate, non c’è da faticare molto, solo nelle 3 finestre di mercato previste durante la stagione: per il resto i punteggi vengono elaborati dal Comitato e ogni settimana si scopre chi ha vinto la tappa e chi è in testa alla classifica generale.
Avanti che c’è posto.
Il Peluche Team del Comitato, ovviamente, si reiscrive.
Flashback: la scorsa annata, delle tre che (non si sa come) questo forum ha tirato avanti, è stata quella che ha fatto registrare il maggior numero di accessi (visite), circa 52.000 tra inizio settembre 2006 e fine agosto 2007, mentre le due stagioni precedenti (la prima era partita solo a fine ottobre, però), sommate, erano arrivate a 65.000.
Nel dettaglio, gli accessi mese per mese nel 2006/07, così tanto per curiosità, sono stati (approssimativamente):
settembre = 4.500
ottobre = 6.500
novembre = 7.500
dicembre = 4.000
gennaio = 4.500
febbraio = 3.500
marzo = 2.500
aprile = 3.000
maggio = 6.000
giugno = 4.000
luglio = 4.000
agosto = 1.500
I picchi più alti si sono registrati a ottobre-novembre, fase iniziale della Peluche League, e poi a maggio, mese contrassegnato dalle gazzarre polemiche su Carugate (soprattutto) e Geas. Come al solito, il trash fa più audience delle cose serie... No, in realtà il record in singola giornata (700 visite) è stato raggiunto a inizio novembre quando si parlò dello spettacolare derby di andata Geas-Carugate.
I picchi negativi, a parte agosto, sono stati tra metà febbraio e inizio aprile, per latitanza del qui scrivente, dovuta a (presunti) impegni di lavoro.
Si tratta di risultati positivi nel complesso, anche tenendo conto che qui non si parla di niente di preciso e quindi non è chiaro perché uno dovrebbe leggere, ma va notato che la sezione di BasketCafè in cui siamo inseriti ha avuto un vero boom nell’ultimo anno, con l’apertura di un sacco di topic nuovi (prima quelli attivi erano sì e no mezza dozzina) e l’arrivo di decine di nuovi utenti: peraltro non si capisce mai se siano davvero nuovi o se siano i soliti riciclati sotto falso nome, ma l’impressione è che BasketCafè femminile abbia davvero fatto un salto in termini di diffusione.
Il che è positivo, ma rende più difficile per questo umile topic tenere botta. Predicare nel deserto è facile, farsi notare in mezzo alla folla un po’ meno.
I motivi alla base della nascita di questo topic sono ormai lontani, quasi dimenticati; di obiettivi futuri non ce n’è di particolari. Perciò perché andare avanti? Be’, perché non c’è neanche un valido motivo per smettere. Dopo questo, veniamo al dunque.
È un periodo difficile per il Comitato. Forse qualcuno avrà notato che da due settimane abbondanti non viene pubblicata dal qui scrivente alcuna riga in orario serale e ci si limita a saltuari interventi in differita, tramite collegamenti con mezzi di fortuna.
Per forza: per colpa di un gestore telefonico (quello che ha Fiorello e Maicbongiorno come testimonial, per intenderci), che si è comportato in modo vergognoso, scandaloso, schifoso, vomitevole, truffaldino, umiliante, promettendo “poche ore” al massimo di attesa onde rassicurare il nuovo cliente sulla rapidità di attivazione dei loro servizi, la sede centrale del Comitato si ritrova senza telefono da 21 giorni e senza Internet da 16!
Intendiamoci: è stato idiota il Comitato a mollare “santa madre Telecom” per questi imbonitori, vendifumo, circonventori di incapaci che promettono un trapasso indolore e poi ti tengono a oltranza senza linea, ti fanno perdere ore e ore (e soldi) col loro pseudo-servizio assistenza (evidentemente fatto al risparmio mentre pagano miliardi i loro uomini immagine), e per giunta ti costringono a pagare comunque l’abbonamento, anche se del servizio per cui paghi non ne hai avuto l’ombra! L’autoflagellazione è d’obbligo, ma in questo frangente di prostrazione e disgusto, l’unico conforto è aderire al grido di Beppe Grillo, riservando a questi signori un solenne “Vaffancuuuuulooooo!!!!!” e dedicando il resto dei propri giorni a far perdere a siffatti pirati del telefono il maggior numero possibile di clienti, mediante pubblicità negativa.
Dopo questo terapeutico sfogo, è il momento di iniziare a raccogliere le iscrizioni alla Peluche League 2007/08. Il regolamento, salvo ripensamenti dell’ultim’ora, sarà lo stesso dello scorso anno. Ovviamente l’annata limite slitta all’86. I vecchi proprietari già in gara l’anno scorso, oltre a dare la loro conferma, comincino a pensare alle 5 giocatrici che vogliono confermare. Le altre saranno prendibili dagli eventuali nuovi partecipanti. Non abbiamo molto tempo, e inoltre questo problema con Internet sta rendendo tutto molto complicato, per cui siete pregati di fare più in fretta possibile. Ricordiamo che il campione uscente è Delio.
Chi fosse interessato a partecipare per la prima volta è il benvenuto. Vedrete che alla fine ci si diverte e non è così complicato. Si tratta, lo ricordo, di mettere insieme un team da 10 giocatrici nate dall’86 in poi che giochino in A2 quest’anno. Le 10, beninteso, devono essere diverse da quelle degli altri partecipanti. Una volta fatta la squadra, in base alle regole che verranno comunicate, non c’è da faticare molto, solo nelle 3 finestre di mercato previste durante la stagione: per il resto i punteggi vengono elaborati dal Comitato e ogni settimana si scopre chi ha vinto la tappa e chi è in testa alla classifica generale.
Avanti che c’è posto.
Il Peluche Team del Comitato, ovviamente, si reiscrive.
Europei di Chieti: sconfitta contro la Francia e punto dopo la 1. fase
Per ora agli Europei le cose sono andate come si prevedeva. Sconfitte con Russia e Francia, vittoria con la Grecia, quanto basta per passare il turno ed evitare il fiasco totale. Certo, si sperava in un’impresa contro una delle due big, ma razionalmente era difficile crederci. Si è visto contro la Francia: non è tanto questione di giocare bene o giocare male da parte nostra, è questione che le squadre della prima fascia europea sono più forti e soprattutto molto più esperte. Perché si può anche dire che le nostre sanno giocare meglio di così, però se fanno 19/64 al tiro contro la Francia e qualcosa di simile due giorni prima contro la Russia, dipende anche e forse soprattutto dalla forza delle avversarie, non dal fatto che ci siano tremate le mani dalla paura o da non so che altro.
Anzi, l’atteggiamento delle nostre è stato (quasi) senza macchia e senza paura, casomai il contrario, cioè potrebbero ragionare di più (Zara e Sottana docent: la prima andrebbe bene se non dovesse fare il play, la seconda si sta candidando a “Pozzecco in gonnella”, :woot: perché tira fuori cose di genio, come un’entratona in sottomano rovesciato contro la Francia, ad altre di sregolatezza, come un contropiede senza vantaggio numerico concluso puntualmente con stoppata subita), ma comunque meglio così che col braccino corto e gli sguardi pieni di timore.
Il problema è, ripetiamo, che rispetto al top del continente siamo ancora indietro. Non c’è da stupirsene: se una squadra non partecipa da 8 anni agli Europei, vorrà pur dire qualcosa, e cioè che il suo livello è quello che è. Poi avremmo anche potuto tirar fuori il partitone e battere Russia o Francia, ma perdere, sia pure in casa, con due squadre abbonate alle medaglie, è assolutamente logico.
In entrambi i casi ci siamo rimessi a contatto con una fiammata nel 3° quarto, ma l’impressione è che, più che di un successivo inceppamento nostro, siano state loro a decidere di fare sul serio nel finale. Nessuna delle due “corazzate” ha esaltato contro di noi, e questo forse è anche merito di una nostra discreta difesa, ma quando serviva davvero ci hanno messo sotto abbastanza rapidamente, senza sprecare troppe energie, che in una competizione da 9 partite vanno centellinate, e l’esperienza aiuta a farlo, mentre noi di esperienza non ne abbiamo e di classe superiore neanche, o poca. Sì, Macchi sta dimostrando di non essere inferiore alle stelle altrui, ma non è una questione di individualità, ma di squadra. Sia contro la Russia che contro la Francia, Chicca è stata la top scorer assoluta, ma di là si sono divise punti, minuti e responsabilità, perché lì di Macchi ne hanno almeno 3 o 4. Così vedi che una Stepanova o una Gruda arrivano all’ultimo quarto belle fresche e fanno la differenza. <_< Poi si potrà fare chiacchiere da bar sulle convocazioni o le scelte tattiche di Lambruschi, ma al massimo gli si può imputare di non saper far nozze coi fichi secchi...
Per ora dunque siamo in linea con le aspettative, le nostre hanno giocato da sufficienza in pagella, ma qui serve almeno una partita da 8, molto probabilmente 2, perché, dando per probabile una sconfitta nella prossima con la Spagna (in ogni caso, batterla non ci farebbe guadagnare posizioni perché la Spagna è a +4 su di noi), bisogna vincere con Bielorussia e Serbia, oppure battere la Bielorussia con un grosso scarto, perdere di poco con la Serbia e sperare che nessuna delle due vinca con Francia e/o Russia. Un po’ tortuoso. Vincere entrambe quelle partite si può e si deve, per fare qualcosa di più del sei meno meno, se non 5 e mezzo, che altrimenti ci meriteremmo per questo auspicato “Europeo della riscossa”.
L’attacco stitico non mi preoccupa più di tanto, intanto perché la tenuta difensiva c’è e questo è una garanzia maggiore, visto che la brillantezza offensiva va e viene per definizione; e poi perché, a ben guardare, anche le altre partite del nostro girone sono finite con punteggi bassi, il che significa che dipendeva molto dalla qualità difensiva delle avversarie. La Serbia ha fatto una novantina di punti con la Croazia ma dubito che ne farà tanti contro di noi.
Certo, dà fastidio che mentre quelle del volley (che mercoledì peraltro ci han fatto un favore, oscurando sulla Rai il nostro pessimo 1° tempo :fischia: ) strabattono pure la Russia e vanno in semifinale, noi stiamo qui a spaventarci per due nazionucole di pochi milioni d’abitanti, ma nel basket femminile le gerarchie sono queste, e anzi, a rigor di graduatorie Fiba, le abbiamo già sovvertite battendo la Grecia...
Tanto per chiudere il discorso sulla prima fase, è doveroso spendere qualche parola sulla Daciciona, per gli amici Dubi. :alienff: Oddio, a quanto pare di amici ne ha pochi, sembra che stia antipatica ai più, tranne che a Tignuzzo, il quale, pur di certificare che è italiana al 100%, tira fuori i suoi vecchi libri di geografia delle elementari, quando l’Istria era ancora nostra, trascurando il particolare che il 99,9% dei nostri conterranei sono stati cacciati a pedatoni una sessantina d’anni fa, mentre gli altri li hanno slavizzati a forza, che in confronto Mussolini aveva buone maniere. :bleah: Ma questa è accademia: se Dacic sia italiana di origine ce ne frega poco, quel che conta è che è italiana di formazione cestistica, gioca per la nostra nazionale e soprattutto è una delle poche giocatrici nostrane che abbiano combinato qualcosa anche in Europa negli ultimi anni.
Qui vogliamo spezzare qualche lancia in suo favore, perché la ragazzona per certi versi, contrariamente ai più, ci fa simpatia. Purtroppo paga quella faccia un po’ così che hanno anche le sorelle Micovic (dev’essere una tara delle slave naturalizzate), che sembrano provare un gran fastidio a essere lì, e che le devi ringraziare se ti fanno la grazia di giocare per te. :unsure: Però non si può fare un processo alla faccia, e come è assurdo che abbiano processato Bargnani perché non cambia mai espressione, non si può gettar la croce addosso a Dacic per questo. Ci sarà pure del vero in chi la accusa di pigrizia e indisponenza, ma in parte ci sembra anche frutto di un’antipatia “a pelle” che la ragazza purtroppo ispira nei più. La Dubona paga pure il fatto che gli italiani sono un popolo di maschilisti razzisti retrogradi, :angry: che quando vedono una ragazza grande e grossa come lei si danno di gomito e fanno battute che rivelano fastidio e quasi disgusto. Qualcuna mi raccontò che quando usciva con Dacic da qualche parte, c’erano sempre torme di idioti che la fissavano, andavano a misurarsi di fianco a lei e le chiedevano “ma quanto sei alta”? Ora, va bene che uno si abitua, però non dev’essere facile passare la vita sentendosi un fenomeno da baraccone. :sick: Così come sul campo, dove la gente pensa che siccome sei 2 metri per un quintale e passa, devi dominare sempre e comunque, e anche se fai 15 punti e 10 rimbalzi non va bene.
Ecco perché tifiamo, sia pure silenziosamente, perché la Daciciona diventi una grande giocatrice. Innegabile che le prime due partite di questi Europei abbiano fatto venire il latte alle ginocchia in tal senso, però nell’ultima si sono visti segnali di risveglio, in attacco concentrati in pochi minuti del 3° quarto, ma in difesa e a rimbalzo lungo tutto l’arco della gara. La verità è che Dubi è una delle pochissime giocatrici azzurre (forse Macchi è l’unica altra) in grado di tener botta indipendentemente dal livello delle avversarie. Ci spieghiamo: una Ress può dominare fisicamente contro la Grecia, ma contro Russia e Francia va sotto; una Masciadri può fare 30 punti in finale scudetto contro Priolo, ma se le fanno una difesa fisica, sporca e violenta, ne mette ben pochi, come si è visto anche in parecchie partite di Eurolega. Invece Dacic, con la sua stazza, può reggere contro qualunque avversaria. Tra lei e la pur grossa e scafata Dijon, l’altro giorno, era lei a creare più problemi all’altra. Poi può anche sbagliare tutto al tiro, ma l’impressione è che dipenda più da lei che dall’opposizione altrui. Ecco perché l’auspicio è che si sblocchi del tutto e diventi decisiva nelle due partite che dobbiamo vincere.
L’ultimo appello è per il pubblico di Ortona, affinché crei un clima tipo Salonicco dei tempi belli: una polveriera, un’intimidazione incessante, anche antisportiva, contro avversarie e arbitri, boati ed esplosioni per ogni canestro delle nostre. Perché qui, o si fa l’Italia o si muore.
Anzi, l’atteggiamento delle nostre è stato (quasi) senza macchia e senza paura, casomai il contrario, cioè potrebbero ragionare di più (Zara e Sottana docent: la prima andrebbe bene se non dovesse fare il play, la seconda si sta candidando a “Pozzecco in gonnella”, :woot: perché tira fuori cose di genio, come un’entratona in sottomano rovesciato contro la Francia, ad altre di sregolatezza, come un contropiede senza vantaggio numerico concluso puntualmente con stoppata subita), ma comunque meglio così che col braccino corto e gli sguardi pieni di timore.
Il problema è, ripetiamo, che rispetto al top del continente siamo ancora indietro. Non c’è da stupirsene: se una squadra non partecipa da 8 anni agli Europei, vorrà pur dire qualcosa, e cioè che il suo livello è quello che è. Poi avremmo anche potuto tirar fuori il partitone e battere Russia o Francia, ma perdere, sia pure in casa, con due squadre abbonate alle medaglie, è assolutamente logico.
In entrambi i casi ci siamo rimessi a contatto con una fiammata nel 3° quarto, ma l’impressione è che, più che di un successivo inceppamento nostro, siano state loro a decidere di fare sul serio nel finale. Nessuna delle due “corazzate” ha esaltato contro di noi, e questo forse è anche merito di una nostra discreta difesa, ma quando serviva davvero ci hanno messo sotto abbastanza rapidamente, senza sprecare troppe energie, che in una competizione da 9 partite vanno centellinate, e l’esperienza aiuta a farlo, mentre noi di esperienza non ne abbiamo e di classe superiore neanche, o poca. Sì, Macchi sta dimostrando di non essere inferiore alle stelle altrui, ma non è una questione di individualità, ma di squadra. Sia contro la Russia che contro la Francia, Chicca è stata la top scorer assoluta, ma di là si sono divise punti, minuti e responsabilità, perché lì di Macchi ne hanno almeno 3 o 4. Così vedi che una Stepanova o una Gruda arrivano all’ultimo quarto belle fresche e fanno la differenza. <_< Poi si potrà fare chiacchiere da bar sulle convocazioni o le scelte tattiche di Lambruschi, ma al massimo gli si può imputare di non saper far nozze coi fichi secchi...
Per ora dunque siamo in linea con le aspettative, le nostre hanno giocato da sufficienza in pagella, ma qui serve almeno una partita da 8, molto probabilmente 2, perché, dando per probabile una sconfitta nella prossima con la Spagna (in ogni caso, batterla non ci farebbe guadagnare posizioni perché la Spagna è a +4 su di noi), bisogna vincere con Bielorussia e Serbia, oppure battere la Bielorussia con un grosso scarto, perdere di poco con la Serbia e sperare che nessuna delle due vinca con Francia e/o Russia. Un po’ tortuoso. Vincere entrambe quelle partite si può e si deve, per fare qualcosa di più del sei meno meno, se non 5 e mezzo, che altrimenti ci meriteremmo per questo auspicato “Europeo della riscossa”.
L’attacco stitico non mi preoccupa più di tanto, intanto perché la tenuta difensiva c’è e questo è una garanzia maggiore, visto che la brillantezza offensiva va e viene per definizione; e poi perché, a ben guardare, anche le altre partite del nostro girone sono finite con punteggi bassi, il che significa che dipendeva molto dalla qualità difensiva delle avversarie. La Serbia ha fatto una novantina di punti con la Croazia ma dubito che ne farà tanti contro di noi.
Certo, dà fastidio che mentre quelle del volley (che mercoledì peraltro ci han fatto un favore, oscurando sulla Rai il nostro pessimo 1° tempo :fischia: ) strabattono pure la Russia e vanno in semifinale, noi stiamo qui a spaventarci per due nazionucole di pochi milioni d’abitanti, ma nel basket femminile le gerarchie sono queste, e anzi, a rigor di graduatorie Fiba, le abbiamo già sovvertite battendo la Grecia...
Tanto per chiudere il discorso sulla prima fase, è doveroso spendere qualche parola sulla Daciciona, per gli amici Dubi. :alienff: Oddio, a quanto pare di amici ne ha pochi, sembra che stia antipatica ai più, tranne che a Tignuzzo, il quale, pur di certificare che è italiana al 100%, tira fuori i suoi vecchi libri di geografia delle elementari, quando l’Istria era ancora nostra, trascurando il particolare che il 99,9% dei nostri conterranei sono stati cacciati a pedatoni una sessantina d’anni fa, mentre gli altri li hanno slavizzati a forza, che in confronto Mussolini aveva buone maniere. :bleah: Ma questa è accademia: se Dacic sia italiana di origine ce ne frega poco, quel che conta è che è italiana di formazione cestistica, gioca per la nostra nazionale e soprattutto è una delle poche giocatrici nostrane che abbiano combinato qualcosa anche in Europa negli ultimi anni.
Qui vogliamo spezzare qualche lancia in suo favore, perché la ragazzona per certi versi, contrariamente ai più, ci fa simpatia. Purtroppo paga quella faccia un po’ così che hanno anche le sorelle Micovic (dev’essere una tara delle slave naturalizzate), che sembrano provare un gran fastidio a essere lì, e che le devi ringraziare se ti fanno la grazia di giocare per te. :unsure: Però non si può fare un processo alla faccia, e come è assurdo che abbiano processato Bargnani perché non cambia mai espressione, non si può gettar la croce addosso a Dacic per questo. Ci sarà pure del vero in chi la accusa di pigrizia e indisponenza, ma in parte ci sembra anche frutto di un’antipatia “a pelle” che la ragazza purtroppo ispira nei più. La Dubona paga pure il fatto che gli italiani sono un popolo di maschilisti razzisti retrogradi, :angry: che quando vedono una ragazza grande e grossa come lei si danno di gomito e fanno battute che rivelano fastidio e quasi disgusto. Qualcuna mi raccontò che quando usciva con Dacic da qualche parte, c’erano sempre torme di idioti che la fissavano, andavano a misurarsi di fianco a lei e le chiedevano “ma quanto sei alta”? Ora, va bene che uno si abitua, però non dev’essere facile passare la vita sentendosi un fenomeno da baraccone. :sick: Così come sul campo, dove la gente pensa che siccome sei 2 metri per un quintale e passa, devi dominare sempre e comunque, e anche se fai 15 punti e 10 rimbalzi non va bene.
Ecco perché tifiamo, sia pure silenziosamente, perché la Daciciona diventi una grande giocatrice. Innegabile che le prime due partite di questi Europei abbiano fatto venire il latte alle ginocchia in tal senso, però nell’ultima si sono visti segnali di risveglio, in attacco concentrati in pochi minuti del 3° quarto, ma in difesa e a rimbalzo lungo tutto l’arco della gara. La verità è che Dubi è una delle pochissime giocatrici azzurre (forse Macchi è l’unica altra) in grado di tener botta indipendentemente dal livello delle avversarie. Ci spieghiamo: una Ress può dominare fisicamente contro la Grecia, ma contro Russia e Francia va sotto; una Masciadri può fare 30 punti in finale scudetto contro Priolo, ma se le fanno una difesa fisica, sporca e violenta, ne mette ben pochi, come si è visto anche in parecchie partite di Eurolega. Invece Dacic, con la sua stazza, può reggere contro qualunque avversaria. Tra lei e la pur grossa e scafata Dijon, l’altro giorno, era lei a creare più problemi all’altra. Poi può anche sbagliare tutto al tiro, ma l’impressione è che dipenda più da lei che dall’opposizione altrui. Ecco perché l’auspicio è che si sblocchi del tutto e diventi decisiva nelle due partite che dobbiamo vincere.
L’ultimo appello è per il pubblico di Ortona, affinché crei un clima tipo Salonicco dei tempi belli: una polveriera, un’intimidazione incessante, anche antisportiva, contro avversarie e arbitri, boati ed esplosioni per ogni canestro delle nostre. Perché qui, o si fa l’Italia o si muore.
mercoledì 26 settembre 2007
Europei di Chieti: Ress trascina l'Italia contro la Russia
Nell’attesa di Italia-Francia di oggi, mi sembra doveroso dedicare la vittoria di ieri sulla Grecia a Kaysay. Già, proprio il noto forumista che qui e soprattutto su Basketforum si dedica da anni con trasporto e devozione al basket femminile, scrivendone con serietà e rigore commoventi. Questo eroico giovane, che attualmente si trova accampato a Chieti dopo essersi sottoposto a massacranti turni lavorativi pur di potersi prendere le ferie nei giorni degli Europei, è stato ripagato ieri più di quanto potesse mai sperare nei suoi pur arditi sogni cestistici in rosa. Sì, perché nemmeno lui, che pure ha seguito con incrollabile tenacia Kathrin Ress nei suoi anni di militanza al college, riportando ogni sua statistica su Basketforum per un pubblico di interessati che non superava le 10 unità nell’intero suolo italico, poteva immaginare che proprio lei avrebbe trascinato le azzurre alla vittoria più importante degli ultimi 10 anni.
Nella partita che non potevamo perdere, che in caso di sconfitta avrebbe frantumato dopo appena due giorni il lavoro di due anni, la bolzanina, anzi bolzanona (l’accrescitivo è d’obbligo sia per il fisico che per la statura morale dimostrata), si è erta a salvatrice della patria con una prestazione totale tra attacco, difesa e spirito combattivo. Ha segnato due bombe nel break iniziale, ha dominato i tabelloni sui due lati del campo, e soprattutto ha messo dentro il canestro più importante, quel tiro da fuori su scarico di Sottana per spegnere a 2’ dalla fine la rimonta greca da –11 a –4, che ci stava facendo venire una paura boia. E poco dopo, a parti invertite è stata lei a servire Sottana per la tripla dall’angolo che ha chiuso definitivamente i conti, dopo che “Georgia Petticoat”, antico idolo della Peluche League di questo topic, aveva strappato due rimbalzi in attacco fondamentali. Epico. Ma il più felice, lo immaginiamo sugli spalti a rotolarsi in stato semi-orgasmico, era Kaysay. Peccato solo che Ress, intervistata a fine partita dalla Rai, non gli abbia dedicato la vittoria: avrebbe dovuto.
Ok, è un po’ ridicolo fare trionfalismi per una vittoria sulla Grecia, però c’è il piccolo particolare che da 10 anni non vincevamo una partita agli Europei (oppure 8, ma mi pare che in Polonia nel ’99 avessimo finito senza vittorie – mah). Vittoria con certezza, grazie al +10 all’attivo ieri contro il –5 dell’esordio, di essere qualificati alla seconda fase, indipendentemente dal risultato di Russia-Francia e delle partite di oggi. Non sarà molto in senso assoluto, ma è già il meglio per noi da 10 anni a questa parte.
Vittoria legittimata da 40’ su 40’ al comando, con qualche passaggio a vuoto che ci ha impedito di chiuderla prima. Avevamo detto che sarebbe stato rischioso arrivare a un finale punto a punto, in realtà abbiamo dimostrato capacità di reazione, chiudendo i conti nel modo sopra ricordato. Certo, brividi ce ne sono stati, ma va dato atto alla Grecia di essere squadra combattiva pur se modesta. Anche stavolta, come con la Russia, l’Italia ha giocato con il piglio giusto: errori sì, ma con decisione, voglia di fare la partita e non di subirla, niente sguardi bovini o spauriti.
Purtroppo la partita in tv si è vista solo a sprazzi per 3 quarti, a causa della concomitanza con le squinziette del volley: visto che oggi si ripeterà la faccenda, speriamo solo che quella là chiudano la partita in fretta, non certo perché tifiamo per loro, ma perché ci oscurino il meno possibile. Perdio, aspettiamo 10 anni per vedere partite in chiaro, e ci facciamo fregare così? C’è stata poi una stranezza, che Malì Pomilio, la commentatrice tecnica, si è presentata al microfono solo dal 3° quarto in avanti, ma nei primi 2 quarti Mascolo, il telecronista, faceva delle lunghe pause come per farla parlare: delle tre l’una, o sono impazzito io, o è impazzito Mascolo, oppure il microfono di Pomilio non funzionava e quindi lei parlava ma non si sentiva niente.
Poco male. Il finale rocambolesco ce lo siamo goduti, e anche quel che si è visto prima non è stato male, tra buone iniziative delle “panchinare” (Zanoli, Modica, anche un bel canestro di Ciampoli), il risveglio di Masciadri, una Macchi che dopo 3 quarti in ombra ha tenuto il meglio per il finale, e ovviamente Ress über alles. Altro che stanca per la stagione di college più quella Wnba, questa è la più pronta di tutti. È chiaro che contro le tappette greche aveva buon gioco, e infatti contro la Russia aveva fatto 1/7, ma lei sembra avere proprio ciò che ci serve, specie se Dacic non riuscirà a sbloccarsi: ieri due falli in attacco appena entrata, poi un altro in difesa e tanti saluti. L’altro problema è forse la mancanza di un play raziocinante, perché Zara è proprio genio e sregolatezza e questo ci espone ad alti e bassi e a grossi rischi contro il pressing, come si è visto nel finale con la Grecia.
Nella partita che non potevamo perdere, che in caso di sconfitta avrebbe frantumato dopo appena due giorni il lavoro di due anni, la bolzanina, anzi bolzanona (l’accrescitivo è d’obbligo sia per il fisico che per la statura morale dimostrata), si è erta a salvatrice della patria con una prestazione totale tra attacco, difesa e spirito combattivo. Ha segnato due bombe nel break iniziale, ha dominato i tabelloni sui due lati del campo, e soprattutto ha messo dentro il canestro più importante, quel tiro da fuori su scarico di Sottana per spegnere a 2’ dalla fine la rimonta greca da –11 a –4, che ci stava facendo venire una paura boia. E poco dopo, a parti invertite è stata lei a servire Sottana per la tripla dall’angolo che ha chiuso definitivamente i conti, dopo che “Georgia Petticoat”, antico idolo della Peluche League di questo topic, aveva strappato due rimbalzi in attacco fondamentali. Epico. Ma il più felice, lo immaginiamo sugli spalti a rotolarsi in stato semi-orgasmico, era Kaysay. Peccato solo che Ress, intervistata a fine partita dalla Rai, non gli abbia dedicato la vittoria: avrebbe dovuto.
Ok, è un po’ ridicolo fare trionfalismi per una vittoria sulla Grecia, però c’è il piccolo particolare che da 10 anni non vincevamo una partita agli Europei (oppure 8, ma mi pare che in Polonia nel ’99 avessimo finito senza vittorie – mah). Vittoria con certezza, grazie al +10 all’attivo ieri contro il –5 dell’esordio, di essere qualificati alla seconda fase, indipendentemente dal risultato di Russia-Francia e delle partite di oggi. Non sarà molto in senso assoluto, ma è già il meglio per noi da 10 anni a questa parte.
Vittoria legittimata da 40’ su 40’ al comando, con qualche passaggio a vuoto che ci ha impedito di chiuderla prima. Avevamo detto che sarebbe stato rischioso arrivare a un finale punto a punto, in realtà abbiamo dimostrato capacità di reazione, chiudendo i conti nel modo sopra ricordato. Certo, brividi ce ne sono stati, ma va dato atto alla Grecia di essere squadra combattiva pur se modesta. Anche stavolta, come con la Russia, l’Italia ha giocato con il piglio giusto: errori sì, ma con decisione, voglia di fare la partita e non di subirla, niente sguardi bovini o spauriti.
Purtroppo la partita in tv si è vista solo a sprazzi per 3 quarti, a causa della concomitanza con le squinziette del volley: visto che oggi si ripeterà la faccenda, speriamo solo che quella là chiudano la partita in fretta, non certo perché tifiamo per loro, ma perché ci oscurino il meno possibile. Perdio, aspettiamo 10 anni per vedere partite in chiaro, e ci facciamo fregare così? C’è stata poi una stranezza, che Malì Pomilio, la commentatrice tecnica, si è presentata al microfono solo dal 3° quarto in avanti, ma nei primi 2 quarti Mascolo, il telecronista, faceva delle lunghe pause come per farla parlare: delle tre l’una, o sono impazzito io, o è impazzito Mascolo, oppure il microfono di Pomilio non funzionava e quindi lei parlava ma non si sentiva niente.
Poco male. Il finale rocambolesco ce lo siamo goduti, e anche quel che si è visto prima non è stato male, tra buone iniziative delle “panchinare” (Zanoli, Modica, anche un bel canestro di Ciampoli), il risveglio di Masciadri, una Macchi che dopo 3 quarti in ombra ha tenuto il meglio per il finale, e ovviamente Ress über alles. Altro che stanca per la stagione di college più quella Wnba, questa è la più pronta di tutti. È chiaro che contro le tappette greche aveva buon gioco, e infatti contro la Russia aveva fatto 1/7, ma lei sembra avere proprio ciò che ci serve, specie se Dacic non riuscirà a sbloccarsi: ieri due falli in attacco appena entrata, poi un altro in difesa e tanti saluti. L’altro problema è forse la mancanza di un play raziocinante, perché Zara è proprio genio e sregolatezza e questo ci espone ad alti e bassi e a grossi rischi contro il pressing, come si è visto nel finale con la Grecia.
martedì 25 settembre 2007
Europei di Chieti: Italia battuta dalla Russia
Mentre già ci si scanna tra passatisti e “presentisti” nel topic sulla Nazionale, qualche impressione su Italia-Russia di ieri. Sensazioni contrastanti perché, se è vero che abbiamo giocato col piglio giusto per 30 minuti abbondanti, pur sbagliando molto, è anche innegabile che ce le siamo fatta un po’ addosso quando contava, il che non è incoraggiante per le prossime due partite, perché se la Grecia di oggi è tecnicamente più abbordabile, agonisticamente ed emotivamente sarà ancora più dura perché ci si gioca quasi tutto.
Con la Russia, al di là della normale tensione della partita d’esordio, in fondo c’era forse meno pressione che nelle prossime due, perché una sconfitta con le iper-favorite la si metteva ampiamente in conto: erano loro ad avere, casomai, tutto da perdere. Si è visto in effetti che, a parte l’inizio giocato piuttosto in scioltezza dalla Russia, per lunghi tratti erano più contratte loro di noi. L’Italia aveva più mordente, più entusiasmo, più grinta, non ha subìto fisicamente, abbiamo visto Ress fare un gran lavoro in difesa e Macchi rifilare un paio di stopponi. Peccato per qualche ritardo di troppo sui loro tagli che ci è costato parecchi canestri facili da sotto.
Nel frattempo Macchi ha retto il peso dell’attacco con 10 punti nel 1° quarto, compresa una triplona allo scadere: è stata lei a togliere paura all’Italia, che però non ha saputo trovare in attacco un’alternativa costante a Chicca: a turno tutte hanno fatto qualcosina ma senza regolarità, non possiamo avere Dacic e Masciadri con queste percentuali. Per Mascia in fondo erano tiri che ci stavano e che non sono entrati, Dubi invece pareva avere in mano una patata bollente, dal modo in cui se ne liberava con tiri fuori equilibrio, senza nemmeno aspettare di essersi girata dalla parte giusta. Certo, è una presenza, ma così non basta. Comunque la difesa (abbiamo costretto la Russia a 23 perse) ci ha permesso di “impaludare” la partita, portandola su un terreno che poteva esserci favorevole, in cui i valori tecnici si erano appiattiti e si giocava d’agonismo e di sprazzi. Nella Russia nessuna pareva davvero in giornata: Stepanova e Korstine si sono svegliate solo alla fine, Schegoleva si è spenta alla distanza.
L’Italia ha perso l’occasione nel 3° quarto, quando per mille volte ha sbagliato il sorpasso nel momento in cui stava mettendo sotto le avversarie con l’intensità. È vero che riuscendo a limitare i danni siamo poi arrivati al pareggio con Masciadri all’inizio dell’ultimo quarto (grazie anche a Sottana che ha fatto chiaramente vedere di non aver paura), ma avremmo potuto arrivare a quel punto con 5-10 punti di vantaggio, invece così c’era da aspettarselo che la Russia prima o poi alzasse il livello e se ne andasse; e infatti dal 44-44 si è spenta la luce per noi. A dire il vero, non è che loro abbiano fatto cose incredibili, hanno solo trovato soluzioni più affidabili (cioè da sotto) rispetto alle nostre, che si sono incartate in una serie incredibile di errori, qualcuno di sfiga ma altri per brutte scelte o semplicemente per difficoltà fisico-tecnica a battere la difesa. Sicché siamo stati a secco per 6’30”, la Russia ha fatto un 10-0 e i giochi si sono chiusi. Che ci fosse un’ampia componente psicologica nel nostro blocco lo dimostra il fatto che, a partita ormai segnata, abbiamo fatto 11 punti negli ultimi 2 minuti, ritrovando Macchi e Zara per chiudere con un dignitoso –5. Insomma un bilancio da bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, perché bastava non molto di più e ci poteva scappare l’impresa, anche se forse la Russia avrebbe trovato il modo di vincerla, di riffa o di raffa.
Alla fine la “mappa” dei tiri comparsa sullo schermo la diceva lunga sulla chiave della partita: i bollini verdi indicanti i canestri segnati, per la Russia erano posizionati in gran parte dentro l’area, per l’Italia invece erano sparpagliati qua e là, frutto quindi di azioni estemporanee più che di vera pericolosità. Con 18/68 dal campo è arduo vincere, è vero che la difesa della Grecia non sarà dura come quella russa, ma urge trovare altri terminali oltre a Macchi, altrimenti se lei non è in giornata o cala per stanchezza, siamo fritti. Mi sarebbe piaciuto rivedere in campo Zanon dopo che si era presentata nel 1° quarto con un bel canestro al primo pallone toccato, e anche Franchini che, mancandoci una che facesse canestro, poteva servire. Zara un po' confusionaria ma la voglia di essere protagonista e le gambe per farlo mi sembra che ci siano.
L’atteggiamento e la condizione mi paiono ok, temevo peggio. In mattinata avevo letto sulla Gazzetta un’intervista a Ress in cui parlava di stanchezza generale per la lunga preparazione: se il giornalista non ha travisato, è un po’ preoccupante perché lo scopo della preparazione (tanto per dire un’ovvietà) sarebbe quello di arrivare al meglio e non spossati all’appuntamento che conta; ma poi contano i fatti, e Ress in campo si è battuta come un leone, pur mangiandosi alcuni canestri (come tutte, del resto); e in generale non sembra esser stato per stanchezza che abbiamo perso.
Altra impressione, sempre smentibile dai fatti ovviamente, è che ci convenga non arrivare ai finali punto a punto, perché tra gioventù (tre delle 4 lunghe hanno 21-22 anni, tanto per dire), inesperienza in queste competizioni e ansia di vincere a tutti i costi, abbiamo solo da perderci.
======
Aggiungo tre osservazioni su Italia-Russia intanto che aspettiamo l’inizio della partita di oggi:
1) Non avrei voluto dirlo, ma ieri ci sarebbero serviti come l’oro una realizzatrice in più, avendo Masciadri con le polveri bagnate, e un play di raziocinio da alternare a Zara che è un play realizzatore: il pensiero va subito a Ballardini e Cirone, ma da qui a dire che con loro ce l’avremmo fatta, ne passa;
2) Bene ambiente e atmosfera, almeno per quanto traspariva dalla tv, l’unico neo è che, con la telecamera posta di fronte alla tribunetta più piccola tra le due che stanno sul lato lungo, sembra che si giochi in una palestrina delle serie minori… Persino quell’ignorante di mia moglie, è stata la prima cosa che ha notato, oltre a certi fondoschiena a suo dire troppo grossi, dopodichè è stata zittita. :roftl:
3) A non pochi sarà capitato di rivedere ieri il basket femminile a 10 anni di distanza dall’ultimo Europeo trasmesso in chiaro, quello del ’97. Secondo me, al di là della qualità del gioco, costoro saranno rimasti colpiti dalla velocità con cui si gioca al giorno d’oggi, davvero bestiale nel confronto col passato, al limite della frenesia. :blink:
Con la Russia, al di là della normale tensione della partita d’esordio, in fondo c’era forse meno pressione che nelle prossime due, perché una sconfitta con le iper-favorite la si metteva ampiamente in conto: erano loro ad avere, casomai, tutto da perdere. Si è visto in effetti che, a parte l’inizio giocato piuttosto in scioltezza dalla Russia, per lunghi tratti erano più contratte loro di noi. L’Italia aveva più mordente, più entusiasmo, più grinta, non ha subìto fisicamente, abbiamo visto Ress fare un gran lavoro in difesa e Macchi rifilare un paio di stopponi. Peccato per qualche ritardo di troppo sui loro tagli che ci è costato parecchi canestri facili da sotto.
Nel frattempo Macchi ha retto il peso dell’attacco con 10 punti nel 1° quarto, compresa una triplona allo scadere: è stata lei a togliere paura all’Italia, che però non ha saputo trovare in attacco un’alternativa costante a Chicca: a turno tutte hanno fatto qualcosina ma senza regolarità, non possiamo avere Dacic e Masciadri con queste percentuali. Per Mascia in fondo erano tiri che ci stavano e che non sono entrati, Dubi invece pareva avere in mano una patata bollente, dal modo in cui se ne liberava con tiri fuori equilibrio, senza nemmeno aspettare di essersi girata dalla parte giusta. Certo, è una presenza, ma così non basta. Comunque la difesa (abbiamo costretto la Russia a 23 perse) ci ha permesso di “impaludare” la partita, portandola su un terreno che poteva esserci favorevole, in cui i valori tecnici si erano appiattiti e si giocava d’agonismo e di sprazzi. Nella Russia nessuna pareva davvero in giornata: Stepanova e Korstine si sono svegliate solo alla fine, Schegoleva si è spenta alla distanza.
L’Italia ha perso l’occasione nel 3° quarto, quando per mille volte ha sbagliato il sorpasso nel momento in cui stava mettendo sotto le avversarie con l’intensità. È vero che riuscendo a limitare i danni siamo poi arrivati al pareggio con Masciadri all’inizio dell’ultimo quarto (grazie anche a Sottana che ha fatto chiaramente vedere di non aver paura), ma avremmo potuto arrivare a quel punto con 5-10 punti di vantaggio, invece così c’era da aspettarselo che la Russia prima o poi alzasse il livello e se ne andasse; e infatti dal 44-44 si è spenta la luce per noi. A dire il vero, non è che loro abbiano fatto cose incredibili, hanno solo trovato soluzioni più affidabili (cioè da sotto) rispetto alle nostre, che si sono incartate in una serie incredibile di errori, qualcuno di sfiga ma altri per brutte scelte o semplicemente per difficoltà fisico-tecnica a battere la difesa. Sicché siamo stati a secco per 6’30”, la Russia ha fatto un 10-0 e i giochi si sono chiusi. Che ci fosse un’ampia componente psicologica nel nostro blocco lo dimostra il fatto che, a partita ormai segnata, abbiamo fatto 11 punti negli ultimi 2 minuti, ritrovando Macchi e Zara per chiudere con un dignitoso –5. Insomma un bilancio da bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, perché bastava non molto di più e ci poteva scappare l’impresa, anche se forse la Russia avrebbe trovato il modo di vincerla, di riffa o di raffa.
Alla fine la “mappa” dei tiri comparsa sullo schermo la diceva lunga sulla chiave della partita: i bollini verdi indicanti i canestri segnati, per la Russia erano posizionati in gran parte dentro l’area, per l’Italia invece erano sparpagliati qua e là, frutto quindi di azioni estemporanee più che di vera pericolosità. Con 18/68 dal campo è arduo vincere, è vero che la difesa della Grecia non sarà dura come quella russa, ma urge trovare altri terminali oltre a Macchi, altrimenti se lei non è in giornata o cala per stanchezza, siamo fritti. Mi sarebbe piaciuto rivedere in campo Zanon dopo che si era presentata nel 1° quarto con un bel canestro al primo pallone toccato, e anche Franchini che, mancandoci una che facesse canestro, poteva servire. Zara un po' confusionaria ma la voglia di essere protagonista e le gambe per farlo mi sembra che ci siano.
L’atteggiamento e la condizione mi paiono ok, temevo peggio. In mattinata avevo letto sulla Gazzetta un’intervista a Ress in cui parlava di stanchezza generale per la lunga preparazione: se il giornalista non ha travisato, è un po’ preoccupante perché lo scopo della preparazione (tanto per dire un’ovvietà) sarebbe quello di arrivare al meglio e non spossati all’appuntamento che conta; ma poi contano i fatti, e Ress in campo si è battuta come un leone, pur mangiandosi alcuni canestri (come tutte, del resto); e in generale non sembra esser stato per stanchezza che abbiamo perso.
Altra impressione, sempre smentibile dai fatti ovviamente, è che ci convenga non arrivare ai finali punto a punto, perché tra gioventù (tre delle 4 lunghe hanno 21-22 anni, tanto per dire), inesperienza in queste competizioni e ansia di vincere a tutti i costi, abbiamo solo da perderci.
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Aggiungo tre osservazioni su Italia-Russia intanto che aspettiamo l’inizio della partita di oggi:
1) Non avrei voluto dirlo, ma ieri ci sarebbero serviti come l’oro una realizzatrice in più, avendo Masciadri con le polveri bagnate, e un play di raziocinio da alternare a Zara che è un play realizzatore: il pensiero va subito a Ballardini e Cirone, ma da qui a dire che con loro ce l’avremmo fatta, ne passa;
2) Bene ambiente e atmosfera, almeno per quanto traspariva dalla tv, l’unico neo è che, con la telecamera posta di fronte alla tribunetta più piccola tra le due che stanno sul lato lungo, sembra che si giochi in una palestrina delle serie minori… Persino quell’ignorante di mia moglie, è stata la prima cosa che ha notato, oltre a certi fondoschiena a suo dire troppo grossi, dopodichè è stata zittita. :roftl:
3) A non pochi sarà capitato di rivedere ieri il basket femminile a 10 anni di distanza dall’ultimo Europeo trasmesso in chiaro, quello del ’97. Secondo me, al di là della qualità del gioco, costoro saranno rimasti colpiti dalla velocità con cui si gioca al giorno d’oggi, davvero bestiale nel confronto col passato, al limite della frenesia. :blink:
domenica 23 settembre 2007
Una telefonata sugli Europei
Ahia, Iaia.
Zanoni ultimo taglio insieme a Nadalin per gli Europei che iniziano domani. Ingrato Lambruschi, dopo quello che lei ha fatto per te a Ribera. Così sfuma il sogno di avere una Favorita in nazionale. Ma il Comitato tiferà Italia con immutato vigore.
A proposito, l’altro giorno mi ha telefonato un personaggio che aveva letto quella gran pappardella sugli Europei, qui sul forum, e mi ha detto una sua impressione che ho trovato interessante, perciò la riporto: che in questa nazionale c’è un buon equilibrio tra primedonne e gregarie, il che, insieme al lungo periodo di lavoro svolto, permetterà alla squadra, secondo lui, di ottenere buoni risultati. A mio modesto, ciò può essere vero, nel senso che la presenza di Ballardini avrebbe potuto creare qualche sovrapposizione di troppo e forse qualche incertezza su chi debba prendersi le maggiori responsabilità (in questo senso Cirone è molto più insostituibile), però vedo altri fattori che mi rendono meno ottimista: ad esempio la mancanza assoluta di esperienza di Europei per le nostre giocatrici, che invece si troveranno davanti Russia, Francia e Grecia che di esperienza ne hanno, soprattutto le prime due. Anche avere esperienza internazionale a livello di club può non essere sufficiente, perché i grandi eventi per nazionali sono un’altra cosa. Inoltre, è vero che nella mia orazione (si fa per dire) ho esortato a non sentire la pressione, però certo che è difficile non pensare che questa di Chieti è un’occasione più unica che rara, anzi per alcune può essere l’unica della carriera di giocare un grande evento con la nazionale.
Boh. Da domani vedremo se peseranno di più i fattori positivi o quelli negativi. Tenendo presente che spesso il fattore fortuna/sfortuna conta più di tutto.
Zanoni ultimo taglio insieme a Nadalin per gli Europei che iniziano domani. Ingrato Lambruschi, dopo quello che lei ha fatto per te a Ribera. Così sfuma il sogno di avere una Favorita in nazionale. Ma il Comitato tiferà Italia con immutato vigore.
A proposito, l’altro giorno mi ha telefonato un personaggio che aveva letto quella gran pappardella sugli Europei, qui sul forum, e mi ha detto una sua impressione che ho trovato interessante, perciò la riporto: che in questa nazionale c’è un buon equilibrio tra primedonne e gregarie, il che, insieme al lungo periodo di lavoro svolto, permetterà alla squadra, secondo lui, di ottenere buoni risultati. A mio modesto, ciò può essere vero, nel senso che la presenza di Ballardini avrebbe potuto creare qualche sovrapposizione di troppo e forse qualche incertezza su chi debba prendersi le maggiori responsabilità (in questo senso Cirone è molto più insostituibile), però vedo altri fattori che mi rendono meno ottimista: ad esempio la mancanza assoluta di esperienza di Europei per le nostre giocatrici, che invece si troveranno davanti Russia, Francia e Grecia che di esperienza ne hanno, soprattutto le prime due. Anche avere esperienza internazionale a livello di club può non essere sufficiente, perché i grandi eventi per nazionali sono un’altra cosa. Inoltre, è vero che nella mia orazione (si fa per dire) ho esortato a non sentire la pressione, però certo che è difficile non pensare che questa di Chieti è un’occasione più unica che rara, anzi per alcune può essere l’unica della carriera di giocare un grande evento con la nazionale.
Boh. Da domani vedremo se peseranno di più i fattori positivi o quelli negativi. Tenendo presente che spesso il fattore fortuna/sfortuna conta più di tutto.
giovedì 20 settembre 2007
[A2] Resoconto di Geas-Carugate (Coppa Italia)
Ieri Geas-Carugate di coppa di Lega, ottima occasione per cogliere impressioni sulle due milanesi di A2. Ha vinto il Geas 72-59 (18-21, 35-33, 50-43 i parziali), ma lo scarto si è dilatato solo nel finale, mantenendosi tra i 5 e i 10 punti dal 3° quarto in avanti. La differenza l’ha fatta la superiorità sotto canestro di Sesto, con Rios e Calastri prive di avversarie di ruolo.
Carugate sta ancora cercando una lunga per completare la squadra, possibile un arrivo a fine settimana. Comunque, dopo la vittoria con Ivrea e questa sconfitta onorevole, non c’è da essere troppo pessimisti su Carugate: è una squadra che non c’entra niente con l’organico “all star” dell’anno scorso, giocatrici prese da ogni dove si sono messe insieme da 10 giorni, ma la cosa importante è che sembra esserci un’anima combattiva nella squadra, condizione imprescindibile per sperare nella salvezza, visto che i punti nelle mani sono quelli che sono. O meglio, sono concentrati in due giocatrici: Gottardi e Ohanian. Insieme sono una gran coppia di guardie e non sembrano pestarsi i piedi: Silvia ha più varietà di soluzioni, più classe diciamo, la tedesca di colore ha grande energia, due gambe fortissime e un ottimo arresto e tiro, sebbene con uno strano stile di rilascio della palla. Gottardi ha fatto 19 punti, Ohanian 22, iniziando con alte percentuali prima di sentire un po’ la stanchezza. Certo, il rischio è che le difese si concentrino su di loro e finisca lì, perciò sta alle altre inventarsi una pericolosità costante che per ora non sembrano avere, anche se Brioschi sa trovare qualche accelerazione ficcante anche qui in A2, Occhipinti è leggerina ma il senso del canestro sembra averlo (8 punti per entrambe), mentre Scibelli ieri era proprio scentrata (0/4), oltre ad avere poco raggio di tiro e pochi centimetri per giocare sotto. Ma non si può giudicare da una partita, così come per Zamelli (proveniente dalla B2) che sembrava in difficoltà a costruirsi il tiro, anche se forse è acciaccata. Polini si sa che può contribuire in difesa ma non in attacco (peraltro anche lei fatica a difendere sui pivot di ruolo). Mazzanti per ora acerba. Considerando che la manovra è parsa spesso faticosa, e che a rimbalzo dominava il Geas, se Carugate non ne ha prese 20 è merito dell’agonismo che abbiamo già notato, oltre che del talento di Gottardi e Ohanian e di qualche errore di troppo del Geas.
Buone impressioni anche dal Geas. I dati più interessanti sono due: sembra esserci una gran voglia di passarsi la palla, come ha confermato Galli nel dopo partita, e la coppia Rios-Calastri può fare molto bene, sia insieme che in alternanza. In pratica il Geas può giocare 40’ con un pivot vero: non so quante avversarie se lo possano permettere. La cubana non è altissima (1,88), ma ha una tecnica sopraffina e una varietà di soluzioni, in post basso, che rende difficilissimo marcarla. E all’occorrenza la mette anche da fuori. Ieri 21 punti, unico neo lo 0/3 ai liberi. L’espressione “di un’altra categoria”, nel suo caso non è a vanvera, anche se venendo dalla B2 dovrà prendere le misure. Ma stiamo parlando di una che ha giocato i Mondiali '98 con Cuba. :B): Non a caso sono state sue le due azioni più belle della partita: in una, dopo che Scibelli aveva preso un rimbalzo in difesa e le squadre stavano già portandosi nell’altra metà campo, Rios è arrivata da dietro, le ha soffiato la palla e ha depositato a canestro passando da un lato all’altro del tabellone; nel finale, dopo che Gottardi aveva sbagliato la tripla del -2, ha chiuso i conti con un rimbalzone d’attacco, andandosi a prendere la palla ben lontano dalla sua posizione iniziale, per poi realizzare subendo fallo.
Calastri ha costruito lei il break decisivo nel 3° quarto, con 8 punti consecutivi: una rarità per lei, che di solito ha la pecca della continuità. Anche ieri, a dire il vero, ha fallito qualche appoggio di troppo, ma ha dato segnali molto positivi alle voci “mobilità” e “intraprendenza”, sebbene avesse una caviglia un po’ fuori posto. 14 punti con 7/15, senza giocare nemmeno tanto. Chiaro che entrambe vanno riviste contro avversarie più stazzate, ma l’impressione resta molto buona.
Se il gioco sotto funziona, anche le esterne ne traggono vantaggio, avendo più spazi. Crippa ieri ha tirato maluccio (9 con 3/9) ma non ha quasi mai forzato, Frantini (10 con 4/12) era stanca nel 2° tempo, per cui le sono uscite un po’ di conclusioni, ma anche nel suo caso erano quasi tutte buone. Marulli, con l’assenza di Censini, avrà un ruolo più significativo ed è parsa avere voglia di recitarlo, anche se si è fermata a 3 punti. Ponchiroli è un collante di grande utilità, vero elemento di raccordo tra i due reparti, brava a dare una mano a rimbalzo e in difesa quanto pericolosa dalla media, anche se non ha i numeri per essere protagonista in attacco.
Arturi, come già preannunciavano in molti, sarà la vera giocatrice-chiave del Geas di quest’anno: partita Gatti e arrivata Arnaboldi che è qualche gradino sotto (almeno per ora; ma sembra per prima cosa dover smaltire qualche chilo di troppo), le chiavi della squadra sono saldamente tornate in mano sua. Ieri ha gestito nel complesso bene, pur con qualche passaggio sbagliato qua e là (come del resto le altre esterne-Geas); ma l’auspicio è che ritrovi quella pericolosità offensiva che aveva raggiunto prima dell’infortunio di un anno e mezzo fa. Ieri le iniziative le ha prese, ma la mano era freddina, soprattutto da fuori (1/4 sia da 2 che da 3).
Nel dopopartita faceva dispiacere veder Censini in borghese: nella peggiore delle ipotesi tornerà a marzo, il che significa stagione quasi persa. Una guerriera come lei si sentirà come una tigre in gabbia, mentre in un’ottica di squadra diciamo che i mezzi per ridurre il danno ci sono, a patto però che la 20enne Arturi e la 18enne Crippa accelerino il processo di crescita in termini di maturità e leadership, il che non è facile perché un conto è avere talento e un conto è gestire finali infuocati, magari in trasferta e contro squadre di vecchie marpione, senza più l’ombrello protettivo di Censini che si prendeva gran parte delle responsabilità. Difficile prevedere se funzionerà o meno, si può solo sperarlo. Certo è che le rotazioni, senza il Generale, si sono accorciate a 8 giocatrici: pochine, perché è vero che ci sono squadre che s’arrangiano anche in 7, ma quando l’età media è bassa è più difficile gestirsi a organico ridotto.
Ovviamente tutti questi giudizi vanno tarati al fatto che siamo in prestagione e ci sono le fatiche della preparazione atletica nelle gambe, ma l’impressione è che non vedremo molto di diverso quando si farà sul serio.
Una nota a margine: partita godibile, a ritmi davvero alti per essere prestagione con gambe infrollite dalla preparazione atletica; se però il metro arbitrale di ieri è quello che si vedrà durante l’anno, meglio che le giocatrici si portino da casa l’elmetto da football americano. Pare che strattonare l’avversaria, mandarla al tappeto o bozzarla via mentre tira o palleggia non sia più fallo. Il Geas ha tirato i primi liberi dopo 29 minuti, Carugate non ne ha avuti molti di più. Poi nel finale, i furbetti fischiano qualche fallo superfluo per aggiustare le cifre. Peccato.
Altra noterella, così, en passant: sullo scout ufficiale sono indicati 350 spettatori. Evidentemente ognuno dei presenti contava come 5...
Carugate sta ancora cercando una lunga per completare la squadra, possibile un arrivo a fine settimana. Comunque, dopo la vittoria con Ivrea e questa sconfitta onorevole, non c’è da essere troppo pessimisti su Carugate: è una squadra che non c’entra niente con l’organico “all star” dell’anno scorso, giocatrici prese da ogni dove si sono messe insieme da 10 giorni, ma la cosa importante è che sembra esserci un’anima combattiva nella squadra, condizione imprescindibile per sperare nella salvezza, visto che i punti nelle mani sono quelli che sono. O meglio, sono concentrati in due giocatrici: Gottardi e Ohanian. Insieme sono una gran coppia di guardie e non sembrano pestarsi i piedi: Silvia ha più varietà di soluzioni, più classe diciamo, la tedesca di colore ha grande energia, due gambe fortissime e un ottimo arresto e tiro, sebbene con uno strano stile di rilascio della palla. Gottardi ha fatto 19 punti, Ohanian 22, iniziando con alte percentuali prima di sentire un po’ la stanchezza. Certo, il rischio è che le difese si concentrino su di loro e finisca lì, perciò sta alle altre inventarsi una pericolosità costante che per ora non sembrano avere, anche se Brioschi sa trovare qualche accelerazione ficcante anche qui in A2, Occhipinti è leggerina ma il senso del canestro sembra averlo (8 punti per entrambe), mentre Scibelli ieri era proprio scentrata (0/4), oltre ad avere poco raggio di tiro e pochi centimetri per giocare sotto. Ma non si può giudicare da una partita, così come per Zamelli (proveniente dalla B2) che sembrava in difficoltà a costruirsi il tiro, anche se forse è acciaccata. Polini si sa che può contribuire in difesa ma non in attacco (peraltro anche lei fatica a difendere sui pivot di ruolo). Mazzanti per ora acerba. Considerando che la manovra è parsa spesso faticosa, e che a rimbalzo dominava il Geas, se Carugate non ne ha prese 20 è merito dell’agonismo che abbiamo già notato, oltre che del talento di Gottardi e Ohanian e di qualche errore di troppo del Geas.
Buone impressioni anche dal Geas. I dati più interessanti sono due: sembra esserci una gran voglia di passarsi la palla, come ha confermato Galli nel dopo partita, e la coppia Rios-Calastri può fare molto bene, sia insieme che in alternanza. In pratica il Geas può giocare 40’ con un pivot vero: non so quante avversarie se lo possano permettere. La cubana non è altissima (1,88), ma ha una tecnica sopraffina e una varietà di soluzioni, in post basso, che rende difficilissimo marcarla. E all’occorrenza la mette anche da fuori. Ieri 21 punti, unico neo lo 0/3 ai liberi. L’espressione “di un’altra categoria”, nel suo caso non è a vanvera, anche se venendo dalla B2 dovrà prendere le misure. Ma stiamo parlando di una che ha giocato i Mondiali '98 con Cuba. :B): Non a caso sono state sue le due azioni più belle della partita: in una, dopo che Scibelli aveva preso un rimbalzo in difesa e le squadre stavano già portandosi nell’altra metà campo, Rios è arrivata da dietro, le ha soffiato la palla e ha depositato a canestro passando da un lato all’altro del tabellone; nel finale, dopo che Gottardi aveva sbagliato la tripla del -2, ha chiuso i conti con un rimbalzone d’attacco, andandosi a prendere la palla ben lontano dalla sua posizione iniziale, per poi realizzare subendo fallo.
Calastri ha costruito lei il break decisivo nel 3° quarto, con 8 punti consecutivi: una rarità per lei, che di solito ha la pecca della continuità. Anche ieri, a dire il vero, ha fallito qualche appoggio di troppo, ma ha dato segnali molto positivi alle voci “mobilità” e “intraprendenza”, sebbene avesse una caviglia un po’ fuori posto. 14 punti con 7/15, senza giocare nemmeno tanto. Chiaro che entrambe vanno riviste contro avversarie più stazzate, ma l’impressione resta molto buona.
Se il gioco sotto funziona, anche le esterne ne traggono vantaggio, avendo più spazi. Crippa ieri ha tirato maluccio (9 con 3/9) ma non ha quasi mai forzato, Frantini (10 con 4/12) era stanca nel 2° tempo, per cui le sono uscite un po’ di conclusioni, ma anche nel suo caso erano quasi tutte buone. Marulli, con l’assenza di Censini, avrà un ruolo più significativo ed è parsa avere voglia di recitarlo, anche se si è fermata a 3 punti. Ponchiroli è un collante di grande utilità, vero elemento di raccordo tra i due reparti, brava a dare una mano a rimbalzo e in difesa quanto pericolosa dalla media, anche se non ha i numeri per essere protagonista in attacco.
Arturi, come già preannunciavano in molti, sarà la vera giocatrice-chiave del Geas di quest’anno: partita Gatti e arrivata Arnaboldi che è qualche gradino sotto (almeno per ora; ma sembra per prima cosa dover smaltire qualche chilo di troppo), le chiavi della squadra sono saldamente tornate in mano sua. Ieri ha gestito nel complesso bene, pur con qualche passaggio sbagliato qua e là (come del resto le altre esterne-Geas); ma l’auspicio è che ritrovi quella pericolosità offensiva che aveva raggiunto prima dell’infortunio di un anno e mezzo fa. Ieri le iniziative le ha prese, ma la mano era freddina, soprattutto da fuori (1/4 sia da 2 che da 3).
Nel dopopartita faceva dispiacere veder Censini in borghese: nella peggiore delle ipotesi tornerà a marzo, il che significa stagione quasi persa. Una guerriera come lei si sentirà come una tigre in gabbia, mentre in un’ottica di squadra diciamo che i mezzi per ridurre il danno ci sono, a patto però che la 20enne Arturi e la 18enne Crippa accelerino il processo di crescita in termini di maturità e leadership, il che non è facile perché un conto è avere talento e un conto è gestire finali infuocati, magari in trasferta e contro squadre di vecchie marpione, senza più l’ombrello protettivo di Censini che si prendeva gran parte delle responsabilità. Difficile prevedere se funzionerà o meno, si può solo sperarlo. Certo è che le rotazioni, senza il Generale, si sono accorciate a 8 giocatrici: pochine, perché è vero che ci sono squadre che s’arrangiano anche in 7, ma quando l’età media è bassa è più difficile gestirsi a organico ridotto.
Ovviamente tutti questi giudizi vanno tarati al fatto che siamo in prestagione e ci sono le fatiche della preparazione atletica nelle gambe, ma l’impressione è che non vedremo molto di diverso quando si farà sul serio.
Una nota a margine: partita godibile, a ritmi davvero alti per essere prestagione con gambe infrollite dalla preparazione atletica; se però il metro arbitrale di ieri è quello che si vedrà durante l’anno, meglio che le giocatrici si portino da casa l’elmetto da football americano. Pare che strattonare l’avversaria, mandarla al tappeto o bozzarla via mentre tira o palleggia non sia più fallo. Il Geas ha tirato i primi liberi dopo 29 minuti, Carugate non ne ha avuti molti di più. Poi nel finale, i furbetti fischiano qualche fallo superfluo per aggiustare le cifre. Peccato.
Altra noterella, così, en passant: sullo scout ufficiale sono indicati 350 spettatori. Evidentemente ognuno dei presenti contava come 5...
mercoledì 19 settembre 2007
Europei di Chieti: quello che l'Italia può fare
Ormai mancano pochi giorni agli Europei di Chieti. L’attesa che si vive nell’ambiente, da parecchi mesi, è tanta, il che di per sé è positivo, perché da anni e anni non c’era un interesse così forte per un evento femminile, dalle nostre parti. Poi, ultimamente, s’è pure saputo che le partite dell’Italia saranno trasmesse dalla Rai in chiaro, roba che non succedeva da millenni. E quando ricapita un’occasione del genere?
Forse si sono create aspettative persino eccessive, come se bastasse un Europeo ben giocato per cambiare le sorti del basket femminile in Italia, come se fosse l’ultima e imperdibile occasione per risalire dalla palude. Utopia, come diremo anche dopo; ma dal punto di vista agonistico è di certo un appuntamento epocale, visto che dopo il 1999 non riuscivamo nemmeno a qualificarci, e quindi è la prima volta che l’attuale generazione delle nostre giocatrici disputa una competizione seria. Nel ranking mondiale siamo precipitati al 46° posto, al livello del Congo. Il tutto mentre le "rivali" del volley sono diventate campionesse del mondo e vice-campionesse d'Europa.
Scurdammoce o’ passato e guardiamo al futuro, okay, certo che fa arrossire la constatazione che per partecipare all’Europeo abbiamo dovuto organizzarlo, se no capaci che stavamo fuori per altri anni. Bisogna riconoscere che il pur discusso Di Marco è riuscito in due imprese (far giocare l’Italia agli Europei e far vedere basket femminile sulla tv in chiaro) che non riusciva a nessuno da tempo immemore.
Ora, è appena successo che la Nazionale maschile è stata sbattuta fuori dai suoi Europei in maniera alquanto squallida, con codazzo di delusioni, polemiche e processi. Bene perché perlomeno c’erano aspettative e interesse, ciò non toglie che la delusione è ancora nell’aria e non ha certo diffuso buonumore nel cosiddetto “movimento”. I cestofili d’Italia si devono ancora riprendere da quel “roitus ininterruptus” che è stata la partita con la Germania: siamo stati eliminati da una squadra bollita, che ha perso di 30 la partita prima e di 28 quella dopo, siamo riusciti a perdere nonostante il miglior giocatore della squadra avversaria (Nowitzki) abbia fatto 5/19 al tiro: hanno scritto che è stato merito della difesa di Gigli, ma a noi è sembrato che si sia preso i tiri che di solito mette a occhi chiusi, solo che ci andava di puro culazzo che non gliene entrava uno, tant’è vero che pure contro la zona spadellava; i suoi compagni, poi, sbagliavano tutto da 3 come da un metro; e ciò nonostante sembravamo senza attributi, si sono visti errori ignobili, sicché ci sono toccati i commenti di quelli che seguono il basket solo ogni tanto, e sentenziano robe tipo: “Ah, ma se Bargnani gioca nella Nba, ci gioco anch’io”, “Eh, ma questo basket, andiamo proprio male, eh?”, provocando un’usura irrimediabile alla bile del qui scrivente e di altri, già prostrati da differite a notte fonda, inseguimenti a tv straniere sul satellite, internet che si blocca sul più bello, videoregistratori che non partono, dibattiti a non finire.
Ma perché perdere tempo a parlare di maschi? Intanto perché, se le nostre azzurre hanno visto quella partita con la Germania, basterà che facciano esattamente l’opposto, sia a livello tecnico che di attributi (a volte basta solo uno di queste due componenti: chi ha visto la rimonta della Grecia sulla Slovenia da –7 nell’ultimo minuto se n’è reso conto), e andranno come minimo in semifinale. A quanto pare, quello che teme di più Lambruschi è proprio di vedere una squadra spaurita e senza palle. Poi c’è il dettaglio non da poco che, con gli uomini fuori dalle Olimpiadi, le donne sono rimaste la nostra unica speranza di vedere un po’ di basket da Pechino, il prossimo anno. Sarà pura illusione, ma perché non porsi anche questo pazzo obiettivo? In fondo nel ’96 andò così: gli uomini fuori dai Giochi e le ragazze dentro (pure nel ’92, ma là fu un ripescaggio per noi). Dando per puro miracolo una qualificazione diretta (bisogna vincere l’oro a Chieti), per tener vivo il sogno, ovvero qualificarsi per il Preolimpico, bisogna arrivare tra le prime 5. Non è così impossibile. Il terzo motivo del riferimento agli uomini è che ci sono alcuni elementi confrontabili, tra l’una e l’altra rappresentativa.
Gli infortuni, tanto per cominciare. Il pur glorioso (fino a 3 anni fa, poi no) Recalcati, non molto propenso all’autocritica, sebbene a detta di tutti il gioco dell’Italia sia stato pessimo, ha avuto buon gioco a scaricare parte del fallimento sulla sfiga. Ora, è vero che perdere Gallinari, Rocca e Galanda durante la preparazione è una brutta tegola. Ma aggrapparsi all’assenza di un 19enne per giustificare la nostra miseria a rimbalzo, fa ridere i pollastri. E poi mica gli si chiedeva di vincere la medaglia d’oro, si chiedeva di entrare nei quarti di finale battendo quella Germaniaccia che abbiamo descritto sopra. E vieni a dire che non ce l’abbiamo fatta perchè si è infortunato Gallinari? Cioè, un paese da 58 milioni di abitanti e con la tradizione cestistica dell’Italia, se si fa male un 19enne non riesce più a imbastire una Nazionale decente? Ma per cortesia.
Il discorso vale anche per la selezione femminile: se dovesse fare fiasco (e per fiasco, siamo generosi, intendiamo solo il mancato superamento del 1° turno, vale a dire perderle tutte e 3: ma si potrebbe anche essere più ambiziosi e pretendere almeno l’accesso ai quarti), non vorremmo che ci si aggrappasse agli infortuni di Ballardini e Cirone, alle cattive condizioni di Dacic, eccetera. Eh, no. È vero, sono tutte giocatrici importanti, ma siamo in casa, siamo l’Italia, mica l’Albania o il Montenegro, bisogna riscattarci da anni di pesci in faccia: come minimo, il primo turno va superato (nonostante il girone, com’è noto, sia il peggiore che potesse capitarci, con Russia, Francia e Grecia), non è possibile che se mancano 2 giocatrici si va a ramengo. Poi, come dice giustamente Superbasket oggi, le assenze degli uomini sono capitate tra capo e collo nel bel mezzo della preparazione, queste invece sono già risapute da tempo. E infine, non è che le altre nazionali siano sempre belle al completo e in forma.
Notiamo poi che, a differenza dei maschi, le azzurre hanno un organico molto meno sbilanciato tra vecchi bolliti e giovani non ancora maturi. Perché mentre il settore maschile, prima dei Belinelli e i Bargnani, ha avuto un clamoroso buco nella produzione di giocatori, tanto che nelle annate tra il ’78 e ’82, ossia quelle di mezzo, quelle attualmente dominanti in Europa, siamo riusciti a tirar fuori solo Di Bella e Mordente per questa Nazionale (ovvero due comprimari), tra le ragazze abbiamo invece una Macchi del ’79 e una Masciadri dell’80: ovvero le nostre due leader designate sono nella loro piena maturità, a differenza della squadra maschile, le cui due punte hanno 21 anni. E quanto al resto dell’organico, è vero che mancano due da quintetto, ma facendo ancora il confronto con gli “hombres”, siamo più completi nei vari ruoli.
E poi approfondiamo il discorso-motivazioni: questa generazione di giocatrici finora ha ottenuto, in campo internazionale, risultati da andare a nascondersi. Insomma, dovrà pur venir fuori un minimo di amor proprio, di voglia di rivincita, di dimostrare che non si è delle fallite totali, buone solo a svettare nella mediocrità del campionato italiano o a fare le panchinare in Wnba. Altrimenti questa generazione di giocatrici (intendo quelle che sono in Nazionale da almeno 4-5 anni) rischia di avere un bilancio finale di soli fallimenti totali, e non è accettabile, perché non si capisce quale handicap congenito abbia impedito all’Italia, in questi anni, di ottenere, non diciamo una medaglia (troppa grazia), non l’accesso ai Mondiali e alle Olimpiadi, ma una banalissima qualificazione ai Campionati europei, evitando di farsi umiliare dalla Curlandia o dal Bamburgo di turno. Per non parlare delle coppe europee, beninteso.
È chiaro che c’è il rovescio della medaglia: tutto potrebbe trasformarsi in una pressione insostenibile. Già si è tirata in ballo la “pressione” per giustificare molti fiaschi del passato, figuriamoci ora che c’è un Europeo in casa. Ci si è messa poi, come da italica abitudine, una preparazione interminabile, due mesi di lavoro con 250 amichevoli, roba da far venire la nausea alle giocatrici, spomparle e acciaccarle anziché portarle all’evento nelle migliori condizioni (altro elemento in comune con gli uomini, che si sono messi sotto a inizio luglio, erano in forma ai primi d’agosto e sono arrivati rotti e scoppiati agli Europei). Ovviamente ci tocchiamo e ci auguriamo che non sia così, anche perché, ahò, se uno è in Nazionale vuol dire (o almeno dovrebbe) che ha anche doti mentali e fisiche non comuni per resistere.
E poi ‘sta storia della pressione, sarebbe anche ora di smontarla. Intanto perchè non si capisce il motivo per cui i nostri/le nostre dovrebbero sentirla più di tutti gli altri. È vero che uno può sentire pressione anche per una partita al campetto o del Csi, perché spesso è un meccanismo più interno che esterno; però, oggettivamente, la pressione vera è altra cosa, ad esempio quella che sintetizzò efficacemente Mirsad Turkcan dopo aver avuto due tiri liberi allo scadere, sul –1, nei quarti di finale degli Europei 2001, quando la sua Turchia giocava in casa: «Se avessi fatto 0/2, sessanta milioni di turchi mi avrebbero pisciato addosso». La pressione vera è quella che ha paralizzato la Spagna negli ultimi minuti della finale di quest’anno contro la Russia, quando sapevano che non potevano perdere in casa, che c’era già il pullman pronto per la parata celebrativa per le strade di Madrid. Qui da noi, che la Nazionale femminile di basket vada bene o male, al 99% del Paese non gliene frega niente.
Qui da noi il principale quotidiano sportivo, quello color rosa per intenderci, che pure annovera tra i suoi illustri vicedirettori il padre di una nota giocatrice del Geas, il giorno dopo la vittoria dell’Italia sulla Turchia (decisiva per restare in corsa, anche se solo temporaneamente), le ha dato lo stesso spazio, in prima pagina, dell’imperdibile notizia che il rugbista azzurro Parisse è fidanzato con Miss Europa. E nella prima pagina di domenica scorsa, ovviamente nessun accenno alla stupenda semifinale Spagna-Grecia dell’Eurobasket (figuriamoci), mentre in compenso aveva un bel rilievo, con tanto di foto, il seguente avvenimento: al termine della partita di Coppa del Mondo di rugby tra Nuova Zelanda e Portogallo, i neozelandesi hanno tirato fuori un pallone da calcio e hanno giocato con gli avversari una partitella, cioè due tiri alla cacchio, tanto per sfogarsi un po’ dopo essersi mazzolati con la palla ovale. Ebbene, di questa pseudo-partitella di calcio la Gazzetta ha dato ogni particolare, compresi i marcatori e giudizi tecnici sugli improvvisati pedatori, mentre del match di rugby, valido per la Coppa del Mondo, quasi nulla.
Beninteso, siamo abituati a sottometterci al Diocalcio-Calcioddio, che senza di lui la Gazzetta sarebbe già in malora, sicché ci siamo fatti una ragione che una coscia dolorante di Ronaldo valga immensamente più di una finale europea di basket; e sappiamo che l’attuale direttore della Gazzetta viene da Vanity Fair: ma questi due esempi rivelano un modo di fare che è una cazzata, un vomito, un annacquamento del senso dello sport. Poi fanno finta di indignarsi perché la Rai bistratta il basket: ma se per il principale quotidiano sportivo un Europeo vale così poco, perché mai i papaveri della tv di stato dovrebbero averne più rispetto, specie se non arriva la telefonata indignata del Veltroni di turno? Si perdoni dunque lo stressato baskettomane descritto sopra, quello prostrato da notti insonni alla ricerca di partite da vedere, se gli viene voglia di imitare Sgarbi quando si scagliò contro il leghista Boso in una memorabile litigata televisiva, ripetendo all’infinito: “Vergognati, vergognati, vergognati!” a chi combina ‘ste cose. Ma poi il poveruomo si rende conto che, in fondo, la Gazzetta è meglio del resto che c’è in giro, e si rassegna, prima di addormentarsi sfinito sul divano dopo la differita della finalissima alle 2 di notte.
In Italia stan così le cose. Che la nostra Nazionale femminile vinca gli Europei o vada fuori al primo turno, non cambierà una virgola, mettiamoci il cuore in pace. Che poi si debba giocare per vincere, per noi stessi, per rifarsi delle umiliazioni, verissimo; ma bando alle illusioni che le “sorti del movimento” dipendano dal risultato di Chieti. Ragazze, tranquille, perché se quelli del calcio hanno messo dentro 5 rigori su 5 nella finale dei Mondiali dell’anno scorso, con tutta l’Italia a pendere dai loro tiri, perché voi del basket dovreste farvela addosso? Sarebbe umano, forse, ma allora vuol dire che non valete davvero. E invece voi siete il meglio che possa offrire il nostro grande Paese, che vanta millenni di storia e migliaia di chilometri di coste.
PS: a quelli che, come avvoltoi, aspettano che l’Italia faccia fiasco per poter sparare a zero su Lambruschi o imbastire i soliti processi e fare i soloni sapientoni stracciamaroni: fottetevi.
Forse si sono create aspettative persino eccessive, come se bastasse un Europeo ben giocato per cambiare le sorti del basket femminile in Italia, come se fosse l’ultima e imperdibile occasione per risalire dalla palude. Utopia, come diremo anche dopo; ma dal punto di vista agonistico è di certo un appuntamento epocale, visto che dopo il 1999 non riuscivamo nemmeno a qualificarci, e quindi è la prima volta che l’attuale generazione delle nostre giocatrici disputa una competizione seria. Nel ranking mondiale siamo precipitati al 46° posto, al livello del Congo. Il tutto mentre le "rivali" del volley sono diventate campionesse del mondo e vice-campionesse d'Europa.
Scurdammoce o’ passato e guardiamo al futuro, okay, certo che fa arrossire la constatazione che per partecipare all’Europeo abbiamo dovuto organizzarlo, se no capaci che stavamo fuori per altri anni. Bisogna riconoscere che il pur discusso Di Marco è riuscito in due imprese (far giocare l’Italia agli Europei e far vedere basket femminile sulla tv in chiaro) che non riusciva a nessuno da tempo immemore.
Ora, è appena successo che la Nazionale maschile è stata sbattuta fuori dai suoi Europei in maniera alquanto squallida, con codazzo di delusioni, polemiche e processi. Bene perché perlomeno c’erano aspettative e interesse, ciò non toglie che la delusione è ancora nell’aria e non ha certo diffuso buonumore nel cosiddetto “movimento”. I cestofili d’Italia si devono ancora riprendere da quel “roitus ininterruptus” che è stata la partita con la Germania: siamo stati eliminati da una squadra bollita, che ha perso di 30 la partita prima e di 28 quella dopo, siamo riusciti a perdere nonostante il miglior giocatore della squadra avversaria (Nowitzki) abbia fatto 5/19 al tiro: hanno scritto che è stato merito della difesa di Gigli, ma a noi è sembrato che si sia preso i tiri che di solito mette a occhi chiusi, solo che ci andava di puro culazzo che non gliene entrava uno, tant’è vero che pure contro la zona spadellava; i suoi compagni, poi, sbagliavano tutto da 3 come da un metro; e ciò nonostante sembravamo senza attributi, si sono visti errori ignobili, sicché ci sono toccati i commenti di quelli che seguono il basket solo ogni tanto, e sentenziano robe tipo: “Ah, ma se Bargnani gioca nella Nba, ci gioco anch’io”, “Eh, ma questo basket, andiamo proprio male, eh?”, provocando un’usura irrimediabile alla bile del qui scrivente e di altri, già prostrati da differite a notte fonda, inseguimenti a tv straniere sul satellite, internet che si blocca sul più bello, videoregistratori che non partono, dibattiti a non finire.
Ma perché perdere tempo a parlare di maschi? Intanto perché, se le nostre azzurre hanno visto quella partita con la Germania, basterà che facciano esattamente l’opposto, sia a livello tecnico che di attributi (a volte basta solo uno di queste due componenti: chi ha visto la rimonta della Grecia sulla Slovenia da –7 nell’ultimo minuto se n’è reso conto), e andranno come minimo in semifinale. A quanto pare, quello che teme di più Lambruschi è proprio di vedere una squadra spaurita e senza palle. Poi c’è il dettaglio non da poco che, con gli uomini fuori dalle Olimpiadi, le donne sono rimaste la nostra unica speranza di vedere un po’ di basket da Pechino, il prossimo anno. Sarà pura illusione, ma perché non porsi anche questo pazzo obiettivo? In fondo nel ’96 andò così: gli uomini fuori dai Giochi e le ragazze dentro (pure nel ’92, ma là fu un ripescaggio per noi). Dando per puro miracolo una qualificazione diretta (bisogna vincere l’oro a Chieti), per tener vivo il sogno, ovvero qualificarsi per il Preolimpico, bisogna arrivare tra le prime 5. Non è così impossibile. Il terzo motivo del riferimento agli uomini è che ci sono alcuni elementi confrontabili, tra l’una e l’altra rappresentativa.
Gli infortuni, tanto per cominciare. Il pur glorioso (fino a 3 anni fa, poi no) Recalcati, non molto propenso all’autocritica, sebbene a detta di tutti il gioco dell’Italia sia stato pessimo, ha avuto buon gioco a scaricare parte del fallimento sulla sfiga. Ora, è vero che perdere Gallinari, Rocca e Galanda durante la preparazione è una brutta tegola. Ma aggrapparsi all’assenza di un 19enne per giustificare la nostra miseria a rimbalzo, fa ridere i pollastri. E poi mica gli si chiedeva di vincere la medaglia d’oro, si chiedeva di entrare nei quarti di finale battendo quella Germaniaccia che abbiamo descritto sopra. E vieni a dire che non ce l’abbiamo fatta perchè si è infortunato Gallinari? Cioè, un paese da 58 milioni di abitanti e con la tradizione cestistica dell’Italia, se si fa male un 19enne non riesce più a imbastire una Nazionale decente? Ma per cortesia.
Il discorso vale anche per la selezione femminile: se dovesse fare fiasco (e per fiasco, siamo generosi, intendiamo solo il mancato superamento del 1° turno, vale a dire perderle tutte e 3: ma si potrebbe anche essere più ambiziosi e pretendere almeno l’accesso ai quarti), non vorremmo che ci si aggrappasse agli infortuni di Ballardini e Cirone, alle cattive condizioni di Dacic, eccetera. Eh, no. È vero, sono tutte giocatrici importanti, ma siamo in casa, siamo l’Italia, mica l’Albania o il Montenegro, bisogna riscattarci da anni di pesci in faccia: come minimo, il primo turno va superato (nonostante il girone, com’è noto, sia il peggiore che potesse capitarci, con Russia, Francia e Grecia), non è possibile che se mancano 2 giocatrici si va a ramengo. Poi, come dice giustamente Superbasket oggi, le assenze degli uomini sono capitate tra capo e collo nel bel mezzo della preparazione, queste invece sono già risapute da tempo. E infine, non è che le altre nazionali siano sempre belle al completo e in forma.
Notiamo poi che, a differenza dei maschi, le azzurre hanno un organico molto meno sbilanciato tra vecchi bolliti e giovani non ancora maturi. Perché mentre il settore maschile, prima dei Belinelli e i Bargnani, ha avuto un clamoroso buco nella produzione di giocatori, tanto che nelle annate tra il ’78 e ’82, ossia quelle di mezzo, quelle attualmente dominanti in Europa, siamo riusciti a tirar fuori solo Di Bella e Mordente per questa Nazionale (ovvero due comprimari), tra le ragazze abbiamo invece una Macchi del ’79 e una Masciadri dell’80: ovvero le nostre due leader designate sono nella loro piena maturità, a differenza della squadra maschile, le cui due punte hanno 21 anni. E quanto al resto dell’organico, è vero che mancano due da quintetto, ma facendo ancora il confronto con gli “hombres”, siamo più completi nei vari ruoli.
E poi approfondiamo il discorso-motivazioni: questa generazione di giocatrici finora ha ottenuto, in campo internazionale, risultati da andare a nascondersi. Insomma, dovrà pur venir fuori un minimo di amor proprio, di voglia di rivincita, di dimostrare che non si è delle fallite totali, buone solo a svettare nella mediocrità del campionato italiano o a fare le panchinare in Wnba. Altrimenti questa generazione di giocatrici (intendo quelle che sono in Nazionale da almeno 4-5 anni) rischia di avere un bilancio finale di soli fallimenti totali, e non è accettabile, perché non si capisce quale handicap congenito abbia impedito all’Italia, in questi anni, di ottenere, non diciamo una medaglia (troppa grazia), non l’accesso ai Mondiali e alle Olimpiadi, ma una banalissima qualificazione ai Campionati europei, evitando di farsi umiliare dalla Curlandia o dal Bamburgo di turno. Per non parlare delle coppe europee, beninteso.
È chiaro che c’è il rovescio della medaglia: tutto potrebbe trasformarsi in una pressione insostenibile. Già si è tirata in ballo la “pressione” per giustificare molti fiaschi del passato, figuriamoci ora che c’è un Europeo in casa. Ci si è messa poi, come da italica abitudine, una preparazione interminabile, due mesi di lavoro con 250 amichevoli, roba da far venire la nausea alle giocatrici, spomparle e acciaccarle anziché portarle all’evento nelle migliori condizioni (altro elemento in comune con gli uomini, che si sono messi sotto a inizio luglio, erano in forma ai primi d’agosto e sono arrivati rotti e scoppiati agli Europei). Ovviamente ci tocchiamo e ci auguriamo che non sia così, anche perché, ahò, se uno è in Nazionale vuol dire (o almeno dovrebbe) che ha anche doti mentali e fisiche non comuni per resistere.
E poi ‘sta storia della pressione, sarebbe anche ora di smontarla. Intanto perchè non si capisce il motivo per cui i nostri/le nostre dovrebbero sentirla più di tutti gli altri. È vero che uno può sentire pressione anche per una partita al campetto o del Csi, perché spesso è un meccanismo più interno che esterno; però, oggettivamente, la pressione vera è altra cosa, ad esempio quella che sintetizzò efficacemente Mirsad Turkcan dopo aver avuto due tiri liberi allo scadere, sul –1, nei quarti di finale degli Europei 2001, quando la sua Turchia giocava in casa: «Se avessi fatto 0/2, sessanta milioni di turchi mi avrebbero pisciato addosso». La pressione vera è quella che ha paralizzato la Spagna negli ultimi minuti della finale di quest’anno contro la Russia, quando sapevano che non potevano perdere in casa, che c’era già il pullman pronto per la parata celebrativa per le strade di Madrid. Qui da noi, che la Nazionale femminile di basket vada bene o male, al 99% del Paese non gliene frega niente.
Qui da noi il principale quotidiano sportivo, quello color rosa per intenderci, che pure annovera tra i suoi illustri vicedirettori il padre di una nota giocatrice del Geas, il giorno dopo la vittoria dell’Italia sulla Turchia (decisiva per restare in corsa, anche se solo temporaneamente), le ha dato lo stesso spazio, in prima pagina, dell’imperdibile notizia che il rugbista azzurro Parisse è fidanzato con Miss Europa. E nella prima pagina di domenica scorsa, ovviamente nessun accenno alla stupenda semifinale Spagna-Grecia dell’Eurobasket (figuriamoci), mentre in compenso aveva un bel rilievo, con tanto di foto, il seguente avvenimento: al termine della partita di Coppa del Mondo di rugby tra Nuova Zelanda e Portogallo, i neozelandesi hanno tirato fuori un pallone da calcio e hanno giocato con gli avversari una partitella, cioè due tiri alla cacchio, tanto per sfogarsi un po’ dopo essersi mazzolati con la palla ovale. Ebbene, di questa pseudo-partitella di calcio la Gazzetta ha dato ogni particolare, compresi i marcatori e giudizi tecnici sugli improvvisati pedatori, mentre del match di rugby, valido per la Coppa del Mondo, quasi nulla.
Beninteso, siamo abituati a sottometterci al Diocalcio-Calcioddio, che senza di lui la Gazzetta sarebbe già in malora, sicché ci siamo fatti una ragione che una coscia dolorante di Ronaldo valga immensamente più di una finale europea di basket; e sappiamo che l’attuale direttore della Gazzetta viene da Vanity Fair: ma questi due esempi rivelano un modo di fare che è una cazzata, un vomito, un annacquamento del senso dello sport. Poi fanno finta di indignarsi perché la Rai bistratta il basket: ma se per il principale quotidiano sportivo un Europeo vale così poco, perché mai i papaveri della tv di stato dovrebbero averne più rispetto, specie se non arriva la telefonata indignata del Veltroni di turno? Si perdoni dunque lo stressato baskettomane descritto sopra, quello prostrato da notti insonni alla ricerca di partite da vedere, se gli viene voglia di imitare Sgarbi quando si scagliò contro il leghista Boso in una memorabile litigata televisiva, ripetendo all’infinito: “Vergognati, vergognati, vergognati!” a chi combina ‘ste cose. Ma poi il poveruomo si rende conto che, in fondo, la Gazzetta è meglio del resto che c’è in giro, e si rassegna, prima di addormentarsi sfinito sul divano dopo la differita della finalissima alle 2 di notte.
In Italia stan così le cose. Che la nostra Nazionale femminile vinca gli Europei o vada fuori al primo turno, non cambierà una virgola, mettiamoci il cuore in pace. Che poi si debba giocare per vincere, per noi stessi, per rifarsi delle umiliazioni, verissimo; ma bando alle illusioni che le “sorti del movimento” dipendano dal risultato di Chieti. Ragazze, tranquille, perché se quelli del calcio hanno messo dentro 5 rigori su 5 nella finale dei Mondiali dell’anno scorso, con tutta l’Italia a pendere dai loro tiri, perché voi del basket dovreste farvela addosso? Sarebbe umano, forse, ma allora vuol dire che non valete davvero. E invece voi siete il meglio che possa offrire il nostro grande Paese, che vanta millenni di storia e migliaia di chilometri di coste.
PS: a quelli che, come avvoltoi, aspettano che l’Italia faccia fiasco per poter sparare a zero su Lambruschi o imbastire i soliti processi e fare i soloni sapientoni stracciamaroni: fottetevi.
Aggiornamenti di precampionato lombardo
Pillole e pillolucce lombarde.
Stasera derby Carugate-Geas di coppa A2, ore 20.30 a Sesto. Nel 1° turno Carugate ha vinto facile su Ivrea (65-50, già 24-11 al 10', bene la nuove, da Ohanian a Scibelli e Occhipinti oltre a Gottardi), il Geas ha perso di misura (62-67) contro Crema che ha avuto una Fumagalli già in forma-campionato (22). Bene Crippa e Rios per le sestesi, orfane di Censini.
Antonella Contestabile va a Palestrina.
In B1, Rho ha vinto il torneo in casa sua stracciando Costamasnaga, Varese ha vinto quello di Valmadrera battendo le locali.
Stasera derby Carugate-Geas di coppa A2, ore 20.30 a Sesto. Nel 1° turno Carugate ha vinto facile su Ivrea (65-50, già 24-11 al 10', bene la nuove, da Ohanian a Scibelli e Occhipinti oltre a Gottardi), il Geas ha perso di misura (62-67) contro Crema che ha avuto una Fumagalli già in forma-campionato (22). Bene Crippa e Rios per le sestesi, orfane di Censini.
Antonella Contestabile va a Palestrina.
In B1, Rho ha vinto il torneo in casa sua stracciando Costamasnaga, Varese ha vinto quello di Valmadrera battendo le locali.
sabato 1 settembre 2007
** STAGIONE #4 (2007/08) **

Nel 2007/08, avendo lasciato il basket giocato e gli articoli sul maschile per la Prealpina, ho visto molte più partite e dirottato ogni interesse sul femminile.
Abbiamo iniziato a seguire tutto il seguibile e scrivere tutto lo scrivibile.
Dopo un inizio all'insegna dell'Europeo di Chieti, seguiamo la drammatica e incredibilmente intensa promozione in A1 del Geas, a poche settimane dalla morte del presidente Carzaniga.
Promossa anche Biassono dalla B1 all'A2.
Sempre più spazio anche alle altre avventure lombarde e al resto del mondo del femminile. Oltre ai resoconti di partite viste dal vivo (in netto aumento), nascono due rubriche settimanali: "Il Gazzettino delle Favorite" e "Il Bollettino Lombardo".
C'è ancora, per l'ultimo anno, la Peluche League riservata alle migliori Under 22 di A2, ma senza più i commenti prolissi degli anni scorsi.
mercoledì 29 agosto 2007
Inserto sugli Europei di Chieti con Superbasket
Segnalation. Su Superbasket di oggi c'è l'ennesimo inserto (evidentemente pagato dagli organizzatori e redatto da persone del posto) sugli Europei di Chieti. Ad esempio c'è Di Marco che enumera i pregi del turismo sportivo, un altro tizio che parla di "decine di migliaia" di prenotazioni già ricevute dagli alberghi locali, ecc. Tutto bene, solo un paio di dettagli sono un po' discutibili.
Il primo: si dice che "è prevista l'affluenza di oltre 100.000 spettatori" totali agli Europei. Ma per favore. Già 50.000 sarebbero un bel successo. Anche ammesso che ci siano 3-4.000 spettatori alle partite dell'Italia, e ponendo che l'Italia giochi 6 partite, ne abbiamo circa 25.000. Ma le partite tra le altre nazionali, se avranno 800-1.000 spettatori sarà già tanto... Forse qualcuno si ricorda, l'ultima volta che s'è organizzato un Europeo da noi (Perugia 1993) che vuoti pneumatici c'erano sugli spalti... Ammettendo pure che da allora le squadre sono raddoppiate (da 8 a 16) e che a Chieti siano più bravi nel marketing che a Perugia, 100.000 resta una cifra fuori dal mondo.
Il secondo: c'è una foto di atlete in maglia azzurra che attorniano un bimbo. La didascalia recita: "Le ragazze della Nazionale coccolano un... rinforzo d'eccezione e quasi un simbolo per una squadra giovane, motivata, in piena crescita e che farà certamente leva sul fresco talento delle sue giocatrici per onorare al meglio il ruolo di nazionale ospitante, fra il calore della gente di Chieti, della sua provincia e di tutta Italia". :o: Un po' retorico, ma in fondo l'ottimismo ci vuole. Il problema è un altro: quella nella foto è la nazionale under 16...
Ovviamente Superbasket pubblica tutto senza il minimo controllo redazionale. Ma va bè. Se i fondi di Di Marco sovvenzionano la rivista, tanto meglio per tutti. Però mi aspettavo la seconda puntata della storia recente del basket femminile italiano, scritta da Giovanni Lucchesi, e invece niente, solo una paginucola di mercato (con notizie vecchiotte, ad esempio manca quella sulla rottura tra Silva e Indiana University, giusto una cosa da niente...) e una per il calendario di A1.
Da quando Giancarlo Migliola ha lasciato Superbasket per tentare la sfortunata avventura di Dieci, le pagine del femminile sono senza responsabile e si vede: tutto è affidato a corrispondenti esterni, pur validi ma manca una mente pensante che organizzi il materiale, è tutto un po' casuale.
Comunque sempre meglio di Dream Team, che nel numero di settembre non ha messo manco una riga di femminile.
Il primo: si dice che "è prevista l'affluenza di oltre 100.000 spettatori" totali agli Europei. Ma per favore. Già 50.000 sarebbero un bel successo. Anche ammesso che ci siano 3-4.000 spettatori alle partite dell'Italia, e ponendo che l'Italia giochi 6 partite, ne abbiamo circa 25.000. Ma le partite tra le altre nazionali, se avranno 800-1.000 spettatori sarà già tanto... Forse qualcuno si ricorda, l'ultima volta che s'è organizzato un Europeo da noi (Perugia 1993) che vuoti pneumatici c'erano sugli spalti... Ammettendo pure che da allora le squadre sono raddoppiate (da 8 a 16) e che a Chieti siano più bravi nel marketing che a Perugia, 100.000 resta una cifra fuori dal mondo.
Il secondo: c'è una foto di atlete in maglia azzurra che attorniano un bimbo. La didascalia recita: "Le ragazze della Nazionale coccolano un... rinforzo d'eccezione e quasi un simbolo per una squadra giovane, motivata, in piena crescita e che farà certamente leva sul fresco talento delle sue giocatrici per onorare al meglio il ruolo di nazionale ospitante, fra il calore della gente di Chieti, della sua provincia e di tutta Italia". :o: Un po' retorico, ma in fondo l'ottimismo ci vuole. Il problema è un altro: quella nella foto è la nazionale under 16...
Ovviamente Superbasket pubblica tutto senza il minimo controllo redazionale. Ma va bè. Se i fondi di Di Marco sovvenzionano la rivista, tanto meglio per tutti. Però mi aspettavo la seconda puntata della storia recente del basket femminile italiano, scritta da Giovanni Lucchesi, e invece niente, solo una paginucola di mercato (con notizie vecchiotte, ad esempio manca quella sulla rottura tra Silva e Indiana University, giusto una cosa da niente...) e una per il calendario di A1.
Da quando Giancarlo Migliola ha lasciato Superbasket per tentare la sfortunata avventura di Dieci, le pagine del femminile sono senza responsabile e si vede: tutto è affidato a corrispondenti esterni, pur validi ma manca una mente pensante che organizzi il materiale, è tutto un po' casuale.
Comunque sempre meglio di Dream Team, che nel numero di settembre non ha messo manco una riga di femminile.
sabato 18 agosto 2007
Amarcord mica (2): Vicenza batte Semionova nel 1985
AMARCORD MICA - 2^ puntata
Scopo di questa rubrica a comparsa intermittente, ricordo, è quello di rievocare eventi del passato, rigorosamente non vissuti in prima persona, ma solo per sentito dire, come si conviene a un buon giornalista di oggi. Clicca qui per la prima puntata.
1985 - VICENZA PIÙ FORTE DEL GIGANTE SEMIONOVA
LA DINASTIA – Può suonare incredibile, oggi che le squadre italiane faticano a superare la prima fase in Eurolega, ma negli anni ’80 avevamo un club, Vicenza, capace di vincere per 5 volte, di cui 4 consecutive, l’allora Coppa dei Campioni. :woot: Il rovescio della medaglia era che il campionato di casa nostra era già assegnato prima di giocarlo, visto che lo squadrone veneto perdeva sì e no una o due partite a stagione, ma di certo la nostra formazione-faro ci rendeva orgogliosi in Europa. La dinastia cominciò nel 1983 a Mestre con la vittoria dello Zolu (il primo dei tre sponsor che accompagnarono la grande cavalcata) di Piero Pasini sull’Agon Dusseldorf e finì una sera di marzo del 1989, a Firenze, quando l’ormai declinante potenza targata Primigi fu detronizzata dell’astro nascente Razija Mujanovic, che con 35 punti trascinò il suo Jedinstvo Tuzla alla vittoria in finale sulle vicentine.
In quell’anno, segnato da una crisi economica da cui il club non si è più realmente ripreso, le ragazze allenate da Aldo Corno persero anche il trono in Italia, a favore di Priolo; poi, dopo l’effimero titolo ’90 di Cesena, che nel frattempo aveva “soffiato” a Vicenza la superstar Pollini, iniziò la nuova dinastia della Comense, con l’altra giocatrice-simbolo di Vicenza, Fullin, qualche anno dopo raggiunta in Lombardia dalla stessa Pollini. Ma questi ormai sono gli anni Novanta: torniamo al decennio precedente.
IL “MOSTRO” - Delle 5 coppe Campioni messe in bacheca da Vicenza, la più bella fu probabilmente la seconda, quella dell’85, con lo sponsor Fiorella, perché segnò un’epocale vittoria contro le storiche dominatrici della competizione: le sovietiche (oggi sarebbero lèttoni) del Daugawa Riga, che si erano aggiudicate 19 edizioni sulle 27 fino allora disputate, una cifra ancora più impressionante se si pensa che nel ’76 e nell’80 (ovvero gli anni olimpici da quando il basket femminile era stato ammesso ai Giochi) le squadre sovietiche non parteciparono alle coppe europee per prepararsi con la nazionale. Giocatrice-simbolo del Daugawa, nonché dominatrice assoluta del basket anni ’70-inizio ’80, era Uliana Semionova (scriviamo il cognome come si pronuncia, ma si usano anche le grafie Semeonova e Semenova). In un’epoca in cui il basket femminile non era esattamente caratterizzato dal dinamismo e dall’alta velocità, i suoi 213 centimetri (secondo altre fonti 210, secondo altre ancora 215 o addirittura 220) per 130 chili o giù di lì erano assolutamente immarcabili per qualsiasi avversaria (oltre a creare un invalicabile muro difensivo), tanto più che allora la statura media era una decina di centimetri inferiore a quella attuale. Nelle foto dell’epoca, non si vede una sola giocatrice che le arrivasse sopra le spalle... :eeh!:
Descritta dai cronisti di allora come una specie di armadio semovente, non il massimo dal punto di vista spettacolare, disponeva tuttavia di una tecnica di tutto rispetto. A quei tempi, insomma, complice anche l’appartenenza all’”orso” sovietico, Semionova era sinonimo di spauracchio per eccellenza dalle nostre parti. C’è chi dice che la sua mole fosse il prodotto di esperimenti dei laboratori sovietici, e in effetti quelli erano anni di terribile doping di Stato, però questa storia sembra quella di Frankenstein, per cui dubitiamo della sua attendibilità. Fatto sta, comunque, che tra Semionova e il mostro di Frankenstein c’era una certa somiglianza...
SUPERPOTENZE - A 33 anni, tuttavia (classe 1952), Uliana appariva ormai in declino, sebbene pur sempre temibilissima. La prima crepa l’aveva aperta, nel 1983, l’Agon Dusseldorf eliminando il Daugawa in semifinale, prima di perdere contro Vicenza nell’atto conclusivo. Nell’84 poi le sovietiche avevano, come detto, saltato la competizione e così si ripresentavano per la rivincita nell'85, anno in cui Gorbaciov saliva al potere in Unione Sovietica e invece noi eravamo nel bel mezzo del lungo governo Craxi, :sick: protettore politico di un rampante imprenditore milanese, tale Berlusconi, che in quegli anni creava, o rilevava, una tv privata dopo l'altra, creando l'asse portante del suo impero. Tornando alla coppa Campioni, le due grandi favorite rispettarono il pronostico, qualificandosi per la finalissima.
A quei tempi, per concentrare l’interesse e ridurre i costi, le finali delle due coppe femminili (Campioni e Ronchetti) si giocavano una dopo l’altra nello stesso luogo, e quell’anno, il 13 marzo, la sede era Viterbo, dove dopo la sfida che valeva il titolo europeo, le padrone di casa delle Bata avrebbero conteso al Cska Mosca la coppa Ronchetti. Doppio confronto Italia-Urss, dunque, ovvero le espressioni del campionato più forte (grazie alle americane super che arrivavano da noi a quei tempi: tanto per dirne due, a Trieste c’era Lataunya Pollard che una volta ne fece 99 in una partita, a Milano Valerie Still che ne piazzò 88 in un’occasione: nel nostro campionato di oggi non c’è nulla di simile – :B): NB: qui non stiamo rivangando la vecchia questione se il livello fosse più alto o meno, oggettivamente però quelle due e varie altre erano il meglio del meglio per quei tempi, vere aliene calate in mezzo alle mortali, anche perché, incredibile al confronto di oggi, c'era solo una straniera per squadra :o: ) contro quelle della miglior nazionale. Più o meno anche nel maschile era così, con la “piccola” differenza che il campionato italiano, che nell’85 vide il primo di 3 successi consecutivi di Milano, era secondo a lunghissima distanza da quell’Nba che a quei tempi sembrava un mondo lontano e irraggiungibile (era l’epoca di Magic Johnson e Larry Bird, Jordan agli esordi, Jabbar e Erving in declino).
LA SFIDA - Uno sguardo alle formazioni di Daugawa-Vicenza. Nelle sovietiche, dopo il “totem” Semionova, le giocatrici più in vista erano le ali Brumermane e Grinberga. Le venete, pur avendo perso rispetto alla stagione precedente la storica pivot Wanda Sandon e Cinzia Zanotti, avevano un organico stellare: l’americana Janice Lawrence, la canadese Bev Smith, il play Lidia Gorlin, la guardia Mara Fullin e poi quella Catarina Pollini, ala di 1,94, che a 19 anni era già considerata uno dei massimi talenti del basket europeo, tanto che due anni prima (a 17!) era stata incoronata miglior giocatrice del continente dalla Gazzetta dello Sport. Dalla panchina Peruzzo e Passaro, indisponibile Stanzani.
La partita è di vibrante agonismo, anche se la tensione produce molti errori: Vicenza tira male (26/61 dal campo, da notare l’unico tentativo da 3: il tiro pesante era appena stato istituito e si usava col contagocce...), il Daugawa meglio (21/42) ma in compenso perde 18 palloni di fronte alla difesa aggressiva delle italiane. Il tema tattico è semplice: la Fiorella punta sul maggior dinamismo, pressare tagliando i rifornimenti a Semionova, correre il più possibile per sfruttare la staticità delle avversarie, compensare con la grinta l’inferiorità in centimetri; esattamente l’opposto per Riga.
E sono le mosse di Aldo Corno ad avere la meglio. Lawrence recupera ben 6 palloni intercettando a suon di balzi i “lob” alquanto prevedibili diretti a Semionova, anche Smith e Passaro fanno un gran lavoro in difesa, in sostanza è sempre Vicenza a comandare pur senza mai riuscire a dilagare per via delle basse percentuali, peraltro rese tali anche dalla minacciosa presenza della torre lèttone. Ma alla fine è trionfo: 63-55. Migliore in campo Lawrence che fa 22 punti (8/17 da 2 e 6/10 ai liberi, 7 rimbalzi e 6 recuperi), 14 per Gorlin, solo 9 (con 4/12) per una Pollini non nelle migliori condizioni, che però è la miglior rimbalzista con 9; poi 8 punti (3/4 al tiro) per Fullin, in campo con un dito fratturato, 6 (con 3/8) per una Smith così-così, 2 a testa per Passaro e Peruzzo.
Dall’altra parte Semionova fa il suo: 25 punti con 11/18 da 2 e 3/4 ai liberi, 9 rimbalzi e ben 9 stoppate, ma non riesce mai a dominare la partita. E delle compagne nessuna riesce ad andare in doppia cifra. La presenza della gigantessa, alla fine, è troppo condizionante per la squadra, che troppe volte si ferma ad aspettarla, puntando tutte le sue carte sui servizi alla “pivottona”, come se alle altre non fosse concessa libera iniziativa.
FINE DI UN’EPOCA – Per la cronaca, nella partita successiva il Cska riscatta l’orgoglio sovietico battendo Viterbo, mostrandosi pronto a soffiare al Daugawa lo scettro di campione Urss. Una finale, quella tra Vicenza e Riga, che segna la fine dell’era-Semionova e del tipo di basket che per un quindicennio la sua presenza aveva imposto. È vero che tra fine anni ’80 e inizio ’90 ci sarà il regno di Razija Mujanovic, un altro pivot dominante e non certo leggiadro, ma all’interno di un modo di giocare più rapido. Le migliori lunghe attuali, poi, anche quelle intorno ai due metri, sono in grado di sprintare a tutto campo e tirare da fuori, vedi Lauren Jackson, Maria Stepanova o Ann Wauters. La “superlunga” non è più una garanzia, vedi Margo Dydek che con i suoi 2,15 (o giù di lì) è stata una giocatrice importante tra fine anni ’90 e inizio 2000, ma non è mai stata una dominatrice assoluta.
Quello di Semionova fu comunque un degno crepuscolo: pochi mesi dopo, infatti, la sua Urss sbancherà proprio in Italia (a Treviso) gli Europei ’85; e due anni dopo Uliana troverà il modo, alla faccia di chi la dava per finita, di trascinare quasi da sola il Daugawa, con un “quarantello” abbondante, alla vittoria nella finale di coppa Ronchetti contro Milano (eterna seconda in Europa come in Italia: 3 finali di Ronchetti perse di fila prima di vincere finalmente nel ’91... e sciogliersi poco dopo). Si è ormai all’87 e con le riforme di Gorbaciov la cortina di ferro si allenta, così Semionova, quell’estate, si trasferisce in Spagna al Tintoretto dove può “monetizzare” assai meglio che in patria gli ultimi scampoli di carriera.
Ma intanto, quel marzo ’85, la sentenza del campo era stata chiara e tonda: il basket di club migliore d’Europa era il nostro. Altri tempi davvero, anche perché nel 1985, con il muro di Berlino ancora solido, pensare che in futuro i club russi sarebbero tornati a dominare grazie alle straniere sarebbe stato da pazzi: ma magari tra altri 20 anni torneremo noi sul trono... :rolleyes:
Immagini dalla finalissima di Viterbo con le vicentine che cercano di valicare il muro-Semionova.
Scopo di questa rubrica a comparsa intermittente, ricordo, è quello di rievocare eventi del passato, rigorosamente non vissuti in prima persona, ma solo per sentito dire, come si conviene a un buon giornalista di oggi. Clicca qui per la prima puntata.
1985 - VICENZA PIÙ FORTE DEL GIGANTE SEMIONOVA
LA DINASTIA – Può suonare incredibile, oggi che le squadre italiane faticano a superare la prima fase in Eurolega, ma negli anni ’80 avevamo un club, Vicenza, capace di vincere per 5 volte, di cui 4 consecutive, l’allora Coppa dei Campioni. :woot: Il rovescio della medaglia era che il campionato di casa nostra era già assegnato prima di giocarlo, visto che lo squadrone veneto perdeva sì e no una o due partite a stagione, ma di certo la nostra formazione-faro ci rendeva orgogliosi in Europa. La dinastia cominciò nel 1983 a Mestre con la vittoria dello Zolu (il primo dei tre sponsor che accompagnarono la grande cavalcata) di Piero Pasini sull’Agon Dusseldorf e finì una sera di marzo del 1989, a Firenze, quando l’ormai declinante potenza targata Primigi fu detronizzata dell’astro nascente Razija Mujanovic, che con 35 punti trascinò il suo Jedinstvo Tuzla alla vittoria in finale sulle vicentine.
In quell’anno, segnato da una crisi economica da cui il club non si è più realmente ripreso, le ragazze allenate da Aldo Corno persero anche il trono in Italia, a favore di Priolo; poi, dopo l’effimero titolo ’90 di Cesena, che nel frattempo aveva “soffiato” a Vicenza la superstar Pollini, iniziò la nuova dinastia della Comense, con l’altra giocatrice-simbolo di Vicenza, Fullin, qualche anno dopo raggiunta in Lombardia dalla stessa Pollini. Ma questi ormai sono gli anni Novanta: torniamo al decennio precedente.
IL “MOSTRO” - Delle 5 coppe Campioni messe in bacheca da Vicenza, la più bella fu probabilmente la seconda, quella dell’85, con lo sponsor Fiorella, perché segnò un’epocale vittoria contro le storiche dominatrici della competizione: le sovietiche (oggi sarebbero lèttoni) del Daugawa Riga, che si erano aggiudicate 19 edizioni sulle 27 fino allora disputate, una cifra ancora più impressionante se si pensa che nel ’76 e nell’80 (ovvero gli anni olimpici da quando il basket femminile era stato ammesso ai Giochi) le squadre sovietiche non parteciparono alle coppe europee per prepararsi con la nazionale. Giocatrice-simbolo del Daugawa, nonché dominatrice assoluta del basket anni ’70-inizio ’80, era Uliana Semionova (scriviamo il cognome come si pronuncia, ma si usano anche le grafie Semeonova e Semenova). In un’epoca in cui il basket femminile non era esattamente caratterizzato dal dinamismo e dall’alta velocità, i suoi 213 centimetri (secondo altre fonti 210, secondo altre ancora 215 o addirittura 220) per 130 chili o giù di lì erano assolutamente immarcabili per qualsiasi avversaria (oltre a creare un invalicabile muro difensivo), tanto più che allora la statura media era una decina di centimetri inferiore a quella attuale. Nelle foto dell’epoca, non si vede una sola giocatrice che le arrivasse sopra le spalle... :eeh!:
Descritta dai cronisti di allora come una specie di armadio semovente, non il massimo dal punto di vista spettacolare, disponeva tuttavia di una tecnica di tutto rispetto. A quei tempi, insomma, complice anche l’appartenenza all’”orso” sovietico, Semionova era sinonimo di spauracchio per eccellenza dalle nostre parti. C’è chi dice che la sua mole fosse il prodotto di esperimenti dei laboratori sovietici, e in effetti quelli erano anni di terribile doping di Stato, però questa storia sembra quella di Frankenstein, per cui dubitiamo della sua attendibilità. Fatto sta, comunque, che tra Semionova e il mostro di Frankenstein c’era una certa somiglianza...
SUPERPOTENZE - A 33 anni, tuttavia (classe 1952), Uliana appariva ormai in declino, sebbene pur sempre temibilissima. La prima crepa l’aveva aperta, nel 1983, l’Agon Dusseldorf eliminando il Daugawa in semifinale, prima di perdere contro Vicenza nell’atto conclusivo. Nell’84 poi le sovietiche avevano, come detto, saltato la competizione e così si ripresentavano per la rivincita nell'85, anno in cui Gorbaciov saliva al potere in Unione Sovietica e invece noi eravamo nel bel mezzo del lungo governo Craxi, :sick: protettore politico di un rampante imprenditore milanese, tale Berlusconi, che in quegli anni creava, o rilevava, una tv privata dopo l'altra, creando l'asse portante del suo impero. Tornando alla coppa Campioni, le due grandi favorite rispettarono il pronostico, qualificandosi per la finalissima.
A quei tempi, per concentrare l’interesse e ridurre i costi, le finali delle due coppe femminili (Campioni e Ronchetti) si giocavano una dopo l’altra nello stesso luogo, e quell’anno, il 13 marzo, la sede era Viterbo, dove dopo la sfida che valeva il titolo europeo, le padrone di casa delle Bata avrebbero conteso al Cska Mosca la coppa Ronchetti. Doppio confronto Italia-Urss, dunque, ovvero le espressioni del campionato più forte (grazie alle americane super che arrivavano da noi a quei tempi: tanto per dirne due, a Trieste c’era Lataunya Pollard che una volta ne fece 99 in una partita, a Milano Valerie Still che ne piazzò 88 in un’occasione: nel nostro campionato di oggi non c’è nulla di simile – :B): NB: qui non stiamo rivangando la vecchia questione se il livello fosse più alto o meno, oggettivamente però quelle due e varie altre erano il meglio del meglio per quei tempi, vere aliene calate in mezzo alle mortali, anche perché, incredibile al confronto di oggi, c'era solo una straniera per squadra :o: ) contro quelle della miglior nazionale. Più o meno anche nel maschile era così, con la “piccola” differenza che il campionato italiano, che nell’85 vide il primo di 3 successi consecutivi di Milano, era secondo a lunghissima distanza da quell’Nba che a quei tempi sembrava un mondo lontano e irraggiungibile (era l’epoca di Magic Johnson e Larry Bird, Jordan agli esordi, Jabbar e Erving in declino).
LA SFIDA - Uno sguardo alle formazioni di Daugawa-Vicenza. Nelle sovietiche, dopo il “totem” Semionova, le giocatrici più in vista erano le ali Brumermane e Grinberga. Le venete, pur avendo perso rispetto alla stagione precedente la storica pivot Wanda Sandon e Cinzia Zanotti, avevano un organico stellare: l’americana Janice Lawrence, la canadese Bev Smith, il play Lidia Gorlin, la guardia Mara Fullin e poi quella Catarina Pollini, ala di 1,94, che a 19 anni era già considerata uno dei massimi talenti del basket europeo, tanto che due anni prima (a 17!) era stata incoronata miglior giocatrice del continente dalla Gazzetta dello Sport. Dalla panchina Peruzzo e Passaro, indisponibile Stanzani.
La partita è di vibrante agonismo, anche se la tensione produce molti errori: Vicenza tira male (26/61 dal campo, da notare l’unico tentativo da 3: il tiro pesante era appena stato istituito e si usava col contagocce...), il Daugawa meglio (21/42) ma in compenso perde 18 palloni di fronte alla difesa aggressiva delle italiane. Il tema tattico è semplice: la Fiorella punta sul maggior dinamismo, pressare tagliando i rifornimenti a Semionova, correre il più possibile per sfruttare la staticità delle avversarie, compensare con la grinta l’inferiorità in centimetri; esattamente l’opposto per Riga.
E sono le mosse di Aldo Corno ad avere la meglio. Lawrence recupera ben 6 palloni intercettando a suon di balzi i “lob” alquanto prevedibili diretti a Semionova, anche Smith e Passaro fanno un gran lavoro in difesa, in sostanza è sempre Vicenza a comandare pur senza mai riuscire a dilagare per via delle basse percentuali, peraltro rese tali anche dalla minacciosa presenza della torre lèttone. Ma alla fine è trionfo: 63-55. Migliore in campo Lawrence che fa 22 punti (8/17 da 2 e 6/10 ai liberi, 7 rimbalzi e 6 recuperi), 14 per Gorlin, solo 9 (con 4/12) per una Pollini non nelle migliori condizioni, che però è la miglior rimbalzista con 9; poi 8 punti (3/4 al tiro) per Fullin, in campo con un dito fratturato, 6 (con 3/8) per una Smith così-così, 2 a testa per Passaro e Peruzzo.
Dall’altra parte Semionova fa il suo: 25 punti con 11/18 da 2 e 3/4 ai liberi, 9 rimbalzi e ben 9 stoppate, ma non riesce mai a dominare la partita. E delle compagne nessuna riesce ad andare in doppia cifra. La presenza della gigantessa, alla fine, è troppo condizionante per la squadra, che troppe volte si ferma ad aspettarla, puntando tutte le sue carte sui servizi alla “pivottona”, come se alle altre non fosse concessa libera iniziativa.
FINE DI UN’EPOCA – Per la cronaca, nella partita successiva il Cska riscatta l’orgoglio sovietico battendo Viterbo, mostrandosi pronto a soffiare al Daugawa lo scettro di campione Urss. Una finale, quella tra Vicenza e Riga, che segna la fine dell’era-Semionova e del tipo di basket che per un quindicennio la sua presenza aveva imposto. È vero che tra fine anni ’80 e inizio ’90 ci sarà il regno di Razija Mujanovic, un altro pivot dominante e non certo leggiadro, ma all’interno di un modo di giocare più rapido. Le migliori lunghe attuali, poi, anche quelle intorno ai due metri, sono in grado di sprintare a tutto campo e tirare da fuori, vedi Lauren Jackson, Maria Stepanova o Ann Wauters. La “superlunga” non è più una garanzia, vedi Margo Dydek che con i suoi 2,15 (o giù di lì) è stata una giocatrice importante tra fine anni ’90 e inizio 2000, ma non è mai stata una dominatrice assoluta.
Quello di Semionova fu comunque un degno crepuscolo: pochi mesi dopo, infatti, la sua Urss sbancherà proprio in Italia (a Treviso) gli Europei ’85; e due anni dopo Uliana troverà il modo, alla faccia di chi la dava per finita, di trascinare quasi da sola il Daugawa, con un “quarantello” abbondante, alla vittoria nella finale di coppa Ronchetti contro Milano (eterna seconda in Europa come in Italia: 3 finali di Ronchetti perse di fila prima di vincere finalmente nel ’91... e sciogliersi poco dopo). Si è ormai all’87 e con le riforme di Gorbaciov la cortina di ferro si allenta, così Semionova, quell’estate, si trasferisce in Spagna al Tintoretto dove può “monetizzare” assai meglio che in patria gli ultimi scampoli di carriera.
Ma intanto, quel marzo ’85, la sentenza del campo era stata chiara e tonda: il basket di club migliore d’Europa era il nostro. Altri tempi davvero, anche perché nel 1985, con il muro di Berlino ancora solido, pensare che in futuro i club russi sarebbero tornati a dominare grazie alle straniere sarebbe stato da pazzi: ma magari tra altri 20 anni torneremo noi sul trono... :rolleyes:
Immagini dalla finalissima di Viterbo con le vicentine che cercano di valicare il muro-Semionova.
sabato 11 agosto 2007
Flash di mercato; il record di Lauren Jackson
Ricapitolo recenti di mercato: Milica Micovic a Bologna molto probabile, Gottardi data per certa la sua permanenza a Caru', Cinzia Arioli (idola di Dafighter) firmato per Chieti. Altra grossa roba sui nostri nomi noti non ce n'è. Ntumba forse resta a Bologna ma ha offerte da muy fuera, su Contestabile al momento proprio niente news, però visto che Carugate sta cercando due lunghe italiane, chissà, forse una è lei.
Intanto è doveroso rendere omaggio a Lauren Jackson che recentemente con 47 punti ha eguagliato il record di punti in singola partita della Wnba, già detenuto da Diana Taurasi. Probabilmente le due migliori giocatrici del mondo oggidì.
Intanto è doveroso rendere omaggio a Lauren Jackson che recentemente con 47 punti ha eguagliato il record di punti in singola partita della Wnba, già detenuto da Diana Taurasi. Probabilmente le due migliori giocatrici del mondo oggidì.
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