14 gennaio (sabato)
In A2 Nord niente riscatto per Milano nello scontro al vertice con Vigarano. All’andata era finita con un netto +15 per Vigarano (tutto maturato nell'ultimo quarto), stavolta il Sanga ha dato l’impressione di poter vincere. Almeno per 3 quarti (massimo +5), però nell’ultimo è sempre stata davanti Vigarà.
Milano sembra aver ritrovato, almeno in parte, il trio Gottardi-Stabile-Ntumba (tutte e 3 in doppia cifra) dopo la magra contro Muggia, ma proprio loro hanno fatto un costoso 2/6 in lunetta nel finale. Per la panchina pochi minuti e ancor meno punti. La difesa è sempre oltre la sufficienza (Zanardi ha fatto il diavolaccio all’inizio ma poi s’è placata, mentre Kozdron e Laffi sono state quasi annullate), però i punti totali, in questo caso 53, sono sempre troppo pochi rispetto al potenziale. Domenica con S. Martino il ciclo di fuoco continua, c’è da capire se s’è incrinato qualcosa o sono solo due risultati contingenti che potevano starci. 
--> Si può essere scontenti dopo aver vinto di 36 uno scontro al vertice? Se sei Cinzia Zanotti e alleni il gruppo giovanile più forte dell’era contemporanea, ovvero le '95-96 del Geas (ci scusino Sottana e compagne della Treviso che fu), sì. Avevamo riferito dell’imbarazzante 61-22 con cui all’intervallo il Geas U17 aveva sepolto la diretta rivale Comense. Ma poi il secondo tempo è stato giocato in amministrazione controllata (finendo comunque 96-60)
e allora ecco cosa si legge sul sito societario: “Nel secondo tempo invece la squadra stacca la spina, vanificando la buona impressione destata nei primi due quarti di gioco. Brutti attacchi, tante forzature e una difesa molto permissiva non hanno soddisfatto coach Cinzia Zanotti, che a fine partita striglia le sue ragazze: 'Nonostante la vittoria non sono affatto contenta: questa non è la mentalità giusta per affrontare una partita e una stagione così impegnativa, non dobbiamo mai accontentarci e pensare di aver già vinto a metà partita. Spero che questo rimanga un episodio isolato e che situazioni del genere non si ripetano'.” 
Che dire? Certo lei fa bene a tenere sulla corda le sue, visto che nessun’avversaria è in grado di farlo. Però è uno schiaffo alla miseria.15 gennaio (domenica)Qualche giorno fa ipotizzavamo un Geas (e qui parliamo di A1) con la freccia puntata verso l’alto nel girone di ritorno. Magari più per calo altrui, vedi Faenza per motivi economici, Pozzuoli per gestione complicata, che per meriti propri. Oggi però, per battere Umbertide i meriti ce li ha messi, anche se l’impressione è che la squadra di Serventi fosse un po’ scarica dopo 2 partite ad alto dispendio con Como: la prima per ribaltare il -20 in Coppa, la seconda per vincere dopo 3 supplementari.
Quindi ci sta un passaggio a vuoto. Che come tale va considerato, perché il Geas non ha fatto cose strepitose, semplicemente una prova di buona intensità e con un quarto ben giocato, il terzo. La notizia migliore è che si è rivista l’Haynie in grado di produrre break importanti in pochi minuti: quest’anno, dopo i postumi dell’infortunio nei playoff, finora aveva latitato. Come abbiamo già detto, Crippa e Zanoni sono brave, con personalità, eccetera, ma se l’attacco è troppo nelle loro mani vuol dire che le straniere stanno mancando all’appello, e questo non può permetterselo né il Geas né altre. Anche Summerton, sebbene calata nella ripresa, ha fatto buone cose. Quindi due punti guadagnati rispetto alla tabella di marcia e due buone notizie in prospettiva.
--> All’inizio però non l’avrebbe previsto nessuno. Nei primi minuti la superiorità di Umbertide era quasi imbarazzante. Arrivati alle 18.01, era già 0-6 dopo 2’ di gioco (arbitri, non cominciate prima: rispetto per la plebe in ritardo!).
Penetrazioni e appoggi da sotto delle lunghe con irrisoria facilità, mentre il Geas s’affidava quasi solo al tiro da fuori. Un’entrata di Zara eludendo la stoppata di Halvarsson vale il 2-12 al 5’. Sesto mette qualche pezza con una tripla di Haynie e due canestri dalla media di Summerton, ma Zanoni non pare in giornata e anche Crippa sbaglia parecchio: emblematica a inizio 2° quarto una persa banale di Zanoni, perdendo la maniglia in palleggio, e di là un semigancio di Stansbury che non pare contenibile dalle leggere lunghe di casa.
--> Si è sull’11-22 all’11’ (sulla sirena del 1° quarto un bel canestro in penetrazione dell’ex di turno Martinez) ma di qui la svolta. Montini chiama una zona (che dopo un tot di passaggi diventa uomo) preferendo rischiare sul tiro da fuori piuttosto che farsi bucare continuamente da sotto. La scelta paga perché Umbertide non è in serata dalla media e dalla lunga: lo si capisce da 3 errori di fila di Zara. In realtà il Geas non ne approfitta subito; il giuoco in questa fase è frastagliato da palle perse ed errori su ambo i fronti. L’impressione è che Umbertide stia sprecando l’opportunità di ammazzare in anticipo la partita, perché ha tiri molto più comodi di quelli del Geas, però non li mette. Così il punteggio, nonostante Summerton e un buon impatto di Zanon (due canestri di fila) rimane cristallizzato: sul 21-28 Martinez ha la chance di ripristinare un rassicurante +9 ma sbaglia in entrata a -5” (la spagnola non ne mette più una dal 2° quarto alla fine: 10 errori di fila) ed è punita dal contropiede Geas che manda Halvarsson (buone doti di corsa) a canestro allo scadere.
--> Si è dunque all’intervallo sul 23-28, un lusso per il Geas che ha 9/28 dal campo e una dozzina di perse: giocando male è a -5. Il momento chiave è il terzo quarto: Umbertide continua a litigare col ferro, in particolare con Stansbury che si mangia canestri incredibili da sotto. Mentre Cinili è bello che si prenda tante responsabilità, lei che in passato tendeva a volte ad accontentarsi di far da supporto;
peccato però che da 3 ne sbagli una dopo l’altra. Sesto invece è trasformata: 23 punti nei primi 20’, ora 25 nel solo 3° quarto. Decisiva Haynie che piazza una fiammata stile anno scorso con 9 punti nel frangente, da sotto e da fuori. Se prima il Geas sembrava un po’ timido, ora ci crede. Anche Umbertide è a zona, ma non riesce a chiudere gli spazi in area: Sesto non è che di solito sia ricca di soluzioni interne ma in questo momento ne trova 4 o 5 con buoni servizi e tagli. Arrivano anche canestri dalla media ben costruiti su penetra e scarica. A fine 3° quarto è 48-43.
--> Continua lo stato di grazia del Geas all’inizio dell’ultimo periodo: triple di Zanoni (cadendo a terra) e di Michailova, entrambe sullo scadere dei 24”, poi rimbalzo d’attacco di Michailova per il 56-48 al 33’. Umbertide ha capito quasi di colpo che, superiorità o meno, la partita le sta sfuggendo, e torna a uomo mordendo forte. Però quei canestri danno ossigeno a un Geas che di qui in poi va in netto affanno (anche perché Zanon ha 4 falli e Crippa fa il quinto a 5’ dalla fine) e nei successivi 5 minuti resta a secco. In più Michailova rischia la frittata con un tecnico per proteste. Sul quale però Umbertide mette solo un libero con Zara e poi si fa intercettar palla da Haynie, che poco dopo segna un arresto e tiro in transizione, per il 58-53 a -1’50”. Umbertide sbaglia tutto con Zara e Martinez, Zanon e Haynie aggiungono 4 tiri liberi, poi ne mette due Gorini ed è 62-55 il finale.
--> Un Geas, insomma, che facendo solo un canestro dal campo negli ultimi 7’, e giocando bene in attacco un quarto sì e tre no, abbatte la seconda/terza in classifica. Questo per dire che, uscendo dal PalaAllende nella bruma del gennaio nord-milanese, rimane il dubbio: più serata storta di Umbertide o prova di forza ritrovata del Geas? Tendo a pensare più alla prima, ma ciò non significa che il Geas non sia in crescita. La qualificazione alle Final Four ha probabilmente dato più fiducia, poi come dicevamo c’è il fattore-Haynie che potrebbe far la differenza di qui in poi. Ma occhio che stiamo parlando di una squadra che all’andata ha perso 5 partite con uno scarto entro i 5 punti, quindi non è che le mancasse moltissimo per avere una classifica da playoff (che peraltro già adesso ha). In sostanza il pessimismo di chi profetizzava playout ci sembrava eccessivo nei momenti bui e ancor più adesso, pur sapendo che la solidità non è la stessa del terzo posto dello scorso anno (resta il fatto che un “centroboa” vero non c’è) e quindi può anche girare male di nuovo. Però tra terzo e nono esiste un livello intermedio, tipo sesto posto, che può benissimo essere raggiunto. Chissà poi che domenica non arrivi con Taranto un bis di colpi a sorpresa.
--> Su Umbertide, non vorrei farmi fuorviare dal fatto che, dal vivo, l’ho vista prenderne 20 da Como in coppa e ora perdere a Cinisello, in entrambi i casi con vistosi cali alla distanza.
Ma ho l’impressione che abbia più punti in classifica rispetto a quanto effettivamente prodotto. Attenzione a questa statistica: girone d’andata, Umbertide 5 vinte-1 persa nelle partite finite entro i 5 punti di scarto (cioè che potevano finire all’opposto); Geas 1 vinta-5 perse. Inverti questi dati e hai il Geas secondo al posto di Umbertide e viceversa.
Ciò sia detto a merito di giocatrici e coach, ma sul valore assoluto della squadra non sono convinto. Ho due dubbi in particolare: a) un reparto esterne con Zara, Martinez e Modica è a rischio d’incostanza: le due italiane, per quanto gloriose, mi paiono in parabola discendente quanto a benzina; la spagnola, come notammo ai tempi del Geas, è imprevedibile nel bene e nel male; b) Ohlde e Stansbury temo che si sovrappongano anziché sommarsi. C’è chi non ha un centro vero, loro ne hanno due e, almeno nelle due occasioni che ho visto da vicino, c’erano sprazzi dell’una e sprazzi dell’altra ma senza che la loro presenza combinata diventasse un fattore.
12 gennaio (giovedì)
--> Superbasket è uscito con 2 giorni di ritardo: sufficienti per farci preoccupare, dopo la comunicazione dei ritardi negli stipendi che era uscita la scorsa settimana.
Roberto Lurisi fa il punto dopo la Coppa Italia e l’ultima di andata, col duello Schio-Taranto alle porte. La cosa interessante è che, in una serie di notizie di mercato, si ventila che Martina Bestagno possa venire alla Comense perché insoddisfatta degli spazi che ha in Rep. Ceca. Ma come? Non era uscita sempre su SB un’intervista, a novembre, in cui la tipa diceva che lì sì che giocava tanto ed era tutto rose e fiori? 
--> Ieri c’è stata una nuova edizione del duello (per noi) del secolo, ovvero Masha Maiorano contro Michela Frantini. Era un’amichevole tra Sanga e Comense a Milano. No, non siamo andati a vederla, c’è un limite a tutto. Comunque, ha vinto Como 66-48 (sui 32 minuti) e secondo indiscrezioni, ma di parte, ha giocato meglio Maiorano...
--> Ma parliamo dei massimi livelli. Domenica, come detto, c’è la supersfida Schio-Taranto, che decide il 50% del primato a fine stagione regolare qualora vinca Schio e l’80% qualora vinca Taranto. Tra ieri e oggi, in Eurolega, la più in forma delle due è apparsa Schio, che ha fatto 85-67 con Polkowice (17 punti e 15 rimbalzi di Ford) ed è molto vicina a qualificarsi. Invece Taranto ha perso a Kosice 68-56 (Mahoney 15) ed è quasi fuori. Ma può anche non voler dire molto: prima dell’andata le sensazioni erano le stesse e poi ha vinto Taranto. Diciamo che è favorita Schio perché gioca in casa, poi conterà molto anche l’eventuale ribaltamento della differenza canestri dell’andata (vi fu, ricordiamo, quel dibattito se Lasi avesse fatto bene a far congelare palla sul -7 nell’ultima azione, puntando solo a ridurre lo scarto con un tiro da 2 allo scadere, peraltro sbagliato, e non più a vincere).13 gennaio (venerdì)--> La situazione di Faenza sembra precipitare di nuovo. Lo sponsor Pompea (di cui fa parte il marchio Roberta abbinato alle romagnole) ha comunicato che, in sostanza, non sa nulla della sponsorizzazione, se ho ben capito stipulata da un intermediario da cui l’azienda ha preso le distanze. Ovviamente nel giuoco delle dichiarazioni contrapposte non si capisce chi ha ragione. Sta di fatto che è un’altra tegola per Faenza che, nel frattempo, dovrà giocare a Castel Bolognese dopo lo sfratto dal suo palasport.
--> A proposito della maggior efficacia mediatica (e dunque capacità di attrarre praticanti) che hanno altri sport rispetto al basket femminile: ieri la Gazzetta parlava del grande successo del reality show sulle ragazzine ginnaste, “Vite parallele”, in onda su Mtv. Pare che grazie a questo le società di ginnastica dell’italico stivale siano tempestate di domande d’iscrizione. Da un lato ce ne potremmo anche fregare, perchè obiettivamente il fisico da ginnasta, altezza massima 1.65 ma meglio se 1.50, non è concorrenziale col basket (male che vada, ci fregheranno qualche play tascabile),
però viene anche da pensare che un’occasione di far vedere qualcosa di simile, magari senza la morbosità del reality show, ce l’avremmo pure noi ed è College Italia, dove balde giovani s’allenano, mangiano e dormono 9 mesi all’anno per diventare giocatrici di basket. Perché non far vedere qualcosa di più su quello che fanno? La ginnastica sarà anche più figa ma a qualcuno potrebbe anche interessare.
10 gennaio (martedì)
È uscito su YouTubero un bel video della rissa Nadalin-Andrade, come ha segnalato anche qui un utente: guarda . Sono immagini un po’ sfuocate, non si capisce bene cos’abbia fatto Andrade ma immaginiamo che qualcosina ci sia stato da parte sua per scatenare il pugnazzo di Nadalin.
Poi Andrade, la quale secondo me se le arriva addosso un Tir si fa male il Tir, cade a terra come stecchita, ma il colpo c’è stato di sicuro. Bisogna dire che le donne non si lasciano spesso andare alle risse, ma quando lo fanno sono divertenti, vedi Wabara in precampionato dell’anno scorso con Sowinski, la perticona di Como (ovviamente divertenti da vedere, perché un pugno di Wabara, a incassarlo, equivale a morte sicura).
--> Finita l’andata in A2, com’è noto. Purtroppo, con 28 squadre e 14 partite per volta, non è facile tenere sott’occhio tutte le giocatrici per vedere chi brilla e chi sfarfalla; però può essere utile la classifica marcatrici al giro di boa. Mescolando Nord e Sud, ci sono 15 giocatrici con almeno 15 punti di media: capeggia Gonzalez (Chieti) con 20,3; poi Kodzron (Vigarano) 18,5; Ma. Micovic (Virtus Spe) 17,7, e questo è il podio, curiosamente tutto fatto da italiane acquisite.
Nella “top 15” ci stanno anche, nell’ordine: Laffi, Rimpova, Buzzanca, Borroni, Tomova, Sordi, Templari, Galbiati, Veinberga, Zanoli, J. Cergol e Machanguana.
Tante veterane e straniere, e non è una novità né una sorpresa, però Gonzalez è del '90, Templari dell'89 e Galbiati del ’92, quindi qualcosa di giovane c’è.
Mescolando performance individuali e risultati di squadra, direi che l’mvp del girone Nord può essere Kozdron (o la sempiterna Zanoli) mentre quello del Sud la fuori categoria Micovic.11 gennaio (mercoledì)Come di consueto riporto alcune parti (sulle serie minori, giovanili e varie) del Panorama Lombardo uscito oggi - aggiornato a ieri - sul sito del comitato regionale Fip.
B: CREMA SEMIFINALISTA
Si ferma in semifinale l’avventura di Crema alle “Final Eight” di Coppa Italia di B. A Santa Marinella, dopo aver battuto in modo convincente le veronesi di Alpo e le sue tante “ex” (top scorer Serano con 14), la squadra di Sguaizer cede in volata alle padrone di casa, pagando un minibreak a sfavore intorno al 36’. Nella “finalina”, Crema cede netto ad Ariano Irpino. Il trofeo va alla favorita Venezia delle ex-A1 Meneghel ed Eva Giauro, che batte S. Marinella.
Pronto ora a ripartire un campionato che nel girone d’andata ha confermato gran parte delle gerarchie della vigilia. Broni e Valmadrera erano attese al comando e ci sono; forse non così bene era pronosticata Crema, che comunque era accreditata del ruolo di prima alternativa. Il ruolo di sorpresa positiva se l’è ritagliato Costamasnaga, col suo organico giovanissimo in collaborazione con il Geas. Un po’ sotto le aspettative Carugate, frenata anche da infortuni; grande ascesa per Bergamo dopo l’innesto di Balestra (7 vittorie di fila), mentre Cremona è partita forte ma ha avuto troppi guai d’organico per non calare alla distanza.
Nella metà bassa della classifica c’è grande equilibrio. Albino ha saputo fare quanto basta per staccarsi leggermente dal gruppo delle “pericolanti”, in cui hanno chiuso in affanno il 2011 Usmate e Villasanta,
hanno trovato competitività strada facendo Vittuone e Cantù, s’è rivelata più solida del previsto la matricola Pontevico e ha rialzato la testa dopo un inizio difficilissimo Lodi.
C: LA SOSTA NON SPEGNE LE “BIG”
In serie C, le prime della classe superano indenni le classiche insidie del rientro dalla sosta. Deve ancora giocare, in realtà, la capolista Giussano nel girone A (nel frattempo stasera ha vinto – NdMeur) ma nel frattempo si registrano l’altra leader Trescore in scioltezza a Mantova, il Brixia a segno seppure rischiando sul campo dell’Ars; mentre Sustinente e Melzo continuano a spartirsi il 4° posto, l’ultimo che varrebbe i playoff a fine stagione regolare. Vittorie importanti per Garbagnate, che aggancia il gruppetto di metà classifica; e per Bagnolo (in rimonta a Bresso), che invece lo stacca di 2 punti.
Nel girone B, un’altra prova autorevole per Canegrate (ottava di fila; Poli 16), che prende il largo nei due quarti centrali con Vertemate. Rispondono le inseguitrici: per Varese scarto “oceanico” su Vigevano; per Mariano progressione alla distanza sull’Ardor; per Cerro prezioso blitz in volata a Fino. Negli anticipi pre-natalizi, vittoria per la Pro Patria nel derby-salvezza.
GIOVANILI ELITE
Under 19 - La terza di ritorno, dopo l’”antipasto” del recupero del 4 gennaio, vede Biassono battere nuovamente Costamasnaga. Ma il Geas non perde un colpo (+49 sul Cavallino Poasco) e rimane a +2 con una partita in meno sulle brianzole, tallonate dal Lussana (a segno con Vittuone).
Under 17 - Si gioca mercoledì 11 lo scontro al vertice tra l’imbattuto Geas e la Comense. In uno dei due anticipi dell’ultima di andata, Cremona tiene il passo del 3° posto vincendo a Cantù, mentre Costa passa a Vittuone mantenendosi a metà graduatoria.
Under 15 - Il campionato riprende mercoledì 11 col recupero tra Costa e la capolista Pro Patria; poi nel weekend il 9° turno, in cui spicca Comense-Pro Patria. Intanto è quarta la selezione regionale Under 15 al torneo di Rimini (Memorial Fabbri) disputato nei giorni a ridosso dell’Epifania. Le ragazze allenate da Guido Cantamesse hanno ottenuto questi risultati: Lombardia-Piemonte 61-54 (Cuzzucoli 19); Lombardia-Emilia Romagna 52-60 (Malerba 10); Lombardia-Puglia 76-32 (Galiano 17); Lombardia-Veneto 57-85 (Malerba 11); Lombardia-Liguria 43-53 (Galiano 14).
IL SALUTO DEL PRESIDENTE
L’ anno solare appena concluso ha regalato belle soddisfazioni al movimento femminile lombardo, che conferma di essere il “polmone verde” più importante d’Italia grazie al lavoro capillare svolto a livello giovanile per svezzare nuovi talenti in grado di dare supporto al Settore Squadre Nazionali. La nostra rappresentativa regionale 1996 è nuovamente salita sul gradino più alto del podio in occasione del Trofeo delle Regioni, conquistando così la terza vittoria in 4 anni; a livello di club i due titoli italiani vinti dal Geas Sesto nelle categorie Under 17 ed Under 15 danno lustro al lavoro dei nostri vivai che hanno ribadito la qualità e il valore della loro opera assieme al terzo posto guadagnato da Vittuone sempre nelle finali nazionali U17. Un’ulteriore conferma è arrivata dalla medaglia di bronzo conquistata agli Europei Under 16 di Cagliari con un gruppo ad alto coefficiente nostrano vista la presenza di 5 atlete lombarde (Zandalasini, Penna, Zagni, Djedjemel e Kacerik) tra le 12 giocatrici.
Per il 2012 mi aspetto di proseguire così, grazie alla forte e ben radicata vocazione giovanile delle società lombarde, sia per quanto riguarda le rappresentanti di vertice – Comense e Geas ma anche Biassono, Sanga Milano e i club di B – sia da parte del variegato elenco di società che lavorano bene a livello regionale e formano la spina dorsale del nostro movimento femminile. Ovviamente tutto questo lavoro svolto a livello giovanile ha poi il suo sbocco naturale nei campionati senior dove le nostre squadre giocano da primattrici. Buon 2012 al basket in rosa!
Enrico Ragnolini
NOTIZIE DALLE SOCIETÀ
Il polo societario Comets Basket ha organizzato domenica 8, al palazzetto di Basiglio (Milano3), un quadrangolare internazionale Under 13. Sulla distanza dei 30 minuti, in semifinale, la Comense ha battuto 42-30 l’Apl Lissone, mentre Milano Basket Stars (padrona di casa) ha regolato le svizzere di Bellin zona 44-9. Nella “finalina” successo per Lissone su Bellinzona (38-8), poi nell’atto conclusivo festeggiano le Stars superando 25-20 la Comense.
--> Fuori dal Panorama, un aggiornamento sulle U17 Elite: non è una novità, ma lo strapotere del Geas nelle annate ‘95/96 assume contorni sempre più inquietanti. Oggi c’era appunto il (teorico) big match con la Comense per il primo posto. Ebbene, a metà partita il punteggio era 61-22, poi fortunatamente il massacro s’è limitato alla fine a un 96-60.
Complimenti al valore e alla continuità del Geas, però le loro partite sono un ininterrotto monologo di Golia che mazzuola il Davide di turno. Poco stimolante per il campionato, depressivo per le avversarie di quell’età che non vinceranno mai nulla, e forse poco probante anche per le stesse ragazze del Geas, che non sono quasi mai messe in situazioni agonistiche di massima tensione, quelle insomma in cui c’è da soffrire. Qui c’è da giocare 7-8 minuti per volta, fare il vuoto, poi lasciare spazio a compagne altrettanto forti (perché il roster del Geas U17 e U19 ha solo gente da selezioni almeno regionali) e tornare più avanti a fare altri 8-10 minuti sul +30 o +40. Fortunatamente le ’94 giocano in doppio tesseramento in B, ma speriamo che un supertalento come Zandalasini possa presto mettersi alla prova in un contesto senior.
8 gennaio (domenica)
Milano, che mazzata. Era tutto pronto per la festa per la qualificazione alla Coppa Italia di A2, un traguardo certo non incredibile visto l’organico a disposizione, ma certamente storico per un club giovane, che fino a 4 anni fa stazionava in B regionale. Invece è finita con una beffa che più beffarda era difficile. L’unica cosa che non doveva succedere era che Milano perdesse con Muggia, Vigarano perdesse a Udine e Bologna vincesse a Cervia. Ohibò, nessuno dei 3 risultati era impossibile, ma tutti insieme era come pensare che un fulmine ti cada in testa mentre passeggi nel bosco. Invece è successo, e il Sanga è fuori per classifica avulsa, pagando il -15 dell’esordio con Vigarano e questa sconfitta di oggi. In mezzo, 11 vittorie di fila. Non è bastato. Campione d’inverno in A2 Nord diventa Bologna che era rimasta a lungo un gradino sotto, frenata dall’infortunio a Cesnaviciute. Fare 11-2 e non piazzarsi tra le prime due è più unico che raro.
--> Bisogna dire però che Milano oggi ha fatto poco per meritarsi una sorte meno bastarda. La prestazione in attacco è stata inguardabile per 35 minuti. La difesa dal 2° quarto in poi è stata più o meno la solita, cioè ha concesso pochissimo, tant’è che Muggia ha finito a 50 punti di cui 4 nell’ultimo quarto. Non è la prima volta, ultimamente, che il Sanga parte a handicap, però stavolta il divario accumulato è stato troppo, e il risveglio di solito avveniva già nel 2° quarto. In questo caso, i segnali di scossa, sia nel 2° che nel 3°, sono stati fiacchi, cioè due canestri in fila praticamente non arrivavano mai. Così Muggia l’ha vinta con 3 parziali: quello iniziale per andare 9-20 al 10’, quello del 2° quarto da +5 a +16; quello del 3° quarto che ha portato al massimo di +18 (24-42). Sempre con Borroni ad affondare il coltello: la difesa di Milano s’era chiaramente preparata per limitarla, e infatti lei non ha tirato molto e ha dovuto spesso forzare; ma negli sprazzi in cui s’è liberata delle cure altrui ha piazzato quelle stilettate di classe che le compagne non sarebbero riuscite a produrre. Compagne che però erano state molto brave all’inizio, quando Borroni non segnava. Le varie Jessica Cergol (soprattutto), Cumbat, Palliotto, ci hanno messo canestri e fisicità nel 1° quarto, che ha indirizzato la partita.
--> A 6’ dalla fine era ancora 33-48 per Muggia. Poi sono rientrate Frantini e Giunzioni, e poco prima Lidgren. Queste tre sono state le migliori per il Sanga, con la precisazione che Lidgren (altre volte evanescente) ha giocato un’ottima partita con 17 punti, 15 rimbalzi e tanto “ombrello” sulle avversarie, evitando canestri già fatti; Frantini ha tirato male per 3 quarti ma restava l’unica vera minaccia da 3 per Milano, indispensabile per provare a risalire (e infatti ha messo 2 triple della speranza); mentre Giunzioni pur coi consueti limiti in attacco ha messo quella reattività che altre non avevano. Anzi, diciamo pure che per le altre è stata una serataccia collettiva. Siccome ti aspetti di più da alcune, inevitabile che Gottardi, Stabile e Ntumba abbiano la maggior responsabilità, visto il loro complessivo 2/23 dal campo. Per la legge dei grandi numeri, di solito quando una giocatrice importante è in serata-no, prima o poi però almeno due o tre, insistendo, ne mette. Invece il super-trio in questione, stavolta, nada. E il 16/31 di squadra dalla lunetta ha tolto l’unica àncora di salvezza quando le percentuali dal campo sono tragiche. Così non è bastato che l’attacco di Muggia (vuoi per le zone miste di Milano, vuoi per stanchezza, vuoi per paura di vincere) sia andato in tilt completo, facendo zero canestri dal campo in tutto l’ultimo quarto (fuori controllo il giovane play Primossi), con appena 2 punti a referto fino a che J. Cergol ha messo i 2 liberi della staffa a -15”.
--> In precedenza Milano era risalita a -3 con un assist di Frantini per il taglio in area di Lidgren che segnava, subiva fallo ma sbagliava il libero. Poi Muggia falliva l'ennesima occasione e quindi palla sul -3 per il Sanga a una ventina di secondi dalla fine. L’idea logica, come confermerà Pinotti nel dopopartita, era cercare Frantini per una tripla. Ma ovviamente anche Muggia lo sapeva, così Frantini non ha ricevuto e la palla è andata a Ntumba sul limite dell’area, che ha dovuto forzare e ha sbagliato l’ennesimo tiro della sua serata. E così sono finite per Milano le speranze di raffazzonare una rimonta sì caparbia ma che non assolve dall’aver demeritato per tutta la partita. Certo però non era demeritata la Coppa Italia. La quale però svaniva in quegli stessi istanti, perché arrivavano le notizie dagli altri campi e calava il silenzio in via Cambini.
--> L’altra beffa di giornata, ma riguardante solo il sottoscritto, era una registrazione malfunzionata che non consentiva di catturare quella che a oggi è la partita dell’anno (inteso come stagione, non anno solare…), ovvero Umbertide-Comense su RaiSport.
Non è la prima volta che una squadra si riprende in fretta da una mazzata contro il medesimo avversario (ricordiamo Siena in Eurolega maschile lo scorso anno: da -47 a +15 nel giro di 2 giorni contro l’Olympiacos), però certo va apprezzata la riscossa di Como, che dal -40 di coppa ha stavolta messo alle corde Umbè. La quale però s’è salvata dopo 3 supplementari, se abbiamo capito bene tutti strenuamente raggiunti dalla rimaneggiata squadra di Barbiero.
--> Nel resto del programma di A1, i risultati più interessanti sono il colpo di Parma a Lucca (scorie di coppa per le toscane?) e quello di Priolo su Faenza. La quale, se non altro, sembra aver risolto i problemi di sopravvivenza immediata (non sappiamo quelli futuri). Per il resto i risultati sono andati da pronostico.
--> Venezia si aggiudica come da pronostico la Coppa Italia di B. Battuta in finale S. Marinella paròn di casa. Certo, tra la Coppa di A1 conquistata nel 2008 (se non erro) e questa, il passo non è breve, ma se non altro è un punto di partenza per ritrovare, si spera, una piazza importante.9 gennaio (lunedì)Complimenti doverosi a La Spezia, intesa come movimento cestistico. Termo e Virtus monopolizzano i posti per la Coppa Italia nel girone Sud. Alla Termo è bastato travolgere il fanalino Firenze, la Virtus invece è passata dallo scontro diretto con Ragusa, laureandosi campione d’inverno. Fossimo retorici, diremmo che è il riscatto di una città duramente provata dall’alluvione dello scorso autunno. In ogni caso, se Spezia ospiterà le finali (come sarebbe logico), ci sarà un interesse enorme, tanto più se ci fosse il derby in finalissima.
--> Cosa si può aggiungere, a freddo, sulla beffa di Milano? Innanzitutto, che parlare di Coppa Italia in anticipo porta una sfiga boia. È stata la replica della beffa subita dal Geas nel 2008/09. In entrambi i casi s’è arrivati a una vittoria dalle Final Four e nell’ambiente iniziava a circolare l’idea “dai che le ospitiamo noi a Milano”…
Scaramanzie a parte, nel complesso per il Sanga non essersi qualificato con due sconfitte in 13 partite è come pagare con l’ergastolo un’evasione fiscale di 100 euro, cioè una pena sproporzionata alla colpa. Però non è la prima volta che la squadra, diversamente da come ti aspetti, gioca più da “operaia” che da talentuosa qual è. Tiene le avversarie a 50 punti o meno, ma ne segna 60 di media o poco più. Ciò è un merito in termini di applicazione e concretezza (la Milano "grandi firme" di 2 anni fa, ad esempio, era l'opposto: brillava sublime a tratti ma cicaleggiava facendosi infilzare), ma è evidente che la somma del potenziale in attacco non c’è ancora.
È un discorso collettivo, ma la prima cosa che salta all’occhio è che Gottardi non sembra ancora aver trovato un ruolo preciso, ovviamente non nel senso di play, guardia, ala o pivot ma nel senso che l’anno scorso era il riferimento assoluto mentre quest’anno fatica (forse pagando ancora la preparazione estiva non fatta) ad adattarsi a una leadership suddivisa in parti uguali. Ieri era la più spenta delle 3 “big” milanesi in serataccia: perché Stabile e Ntumba spadellavano ma ci provavano (con qualche forzatura di troppo), lei invece prendeva poche iniziative. Non da lei.
Sabato c’è già il big match Vigarano-Milano.
--> Bilancino di A1 a fine andata. Taranto campione d’inverno: fa la differenza, logico, la vittoria in apertura con Schio. La quale ha perso anche con Como, ma quando ha giocato al massimo ha dato l’impressione di poter essere, ancora, più forte dell’arcirivale. Ford discontinua in attacco ma rimbalzista mostruosa. Lo scontro diretto di domenica vale mezza stagione perché non sembrano molte in grado di togliere punti a chi prende il comando.
Umbertide ha perso solo con le due big e ha vinto tante partite in volata: complimenti per la concretezza ma restano dubbi sul potenziale, qualora le cose girassero a sfavore. Comunque è nettamente la prima (e forse unica) alternativa alle solite due. Como e Lucca quarte, hanno raccolto di più tra le squadre “normali” (e Como, su 4 sconfitte, ne ha avute 3 al supplementare o all'ultimo tiro...)
, potrebbero però rischiare un calo in virtù di organici non lunghissimi. Bisogna vedere, però, chi può salire al loro posto, e qui non ci sono grossi segnali. Parma? Non è malmessa ma non sembra da quarta-quinta piazza. Faenza? Troppi guai. Pozzuoli? Finora ha deluso, ha il potenziale ma non la solidità. Geas? Ecco, se trovasse la quadra forse può essere (se non altro per esclusione) la squadra in salita della seconda parte; però la qualificazione alla Coppa contro Priolo e la vittoria ad Alcamo non possono essere classificate come imprese, quindi il vero banco di prova è domenica con Umbertide. In sostanza si rischia una corsa a tre col deserto dietro. Speriamo di no.
6 gennaio (venerdì)
Per essere un “trofeo minore”, sembra che la Coppa Italia di A1 abbia seminato malumori mica male. All’andata c’erano Schio e Umbertide che si sono guastate le feste (soprattutto Schio che rischiava il flop organizzativo se ospitava le finali senza qualificarsi). Ora tocca alla Comense, mentre Lucca oltre a rimpiangere il +13 vanificato continua la polemica con Schio già iniziata in campionato. Con la rissa Nadalin-Andrade a rendere più speziata la pietanza. Tutto sommato meglio malumori e polemiche che l’indifferenza, intesa come quella di chi all’eliminazione da una Final Four di coppa, sia A1, A2 o B, tira un sospiro di sollievo perché risparmia i soldi del viaggio...
Per quanto riguarda Como, Pennestrì senior ha detto a un giornale locale: “Certo abbiamo tante giustificazioni per l'organico ridotto all'osso, gli infortuni e l'assenza di Butler, ma, ripeto, 40 punti sul groppone sono veramente tanti. Per buttarla sul ridere diciamo che le ragazze sono fortunate ad essere rimaste in Umbria ieri, perché qui io le avrei scorticate». Meno male che è per buttarla sul ridere… In realtà, a prestar fede ai racconti di coach Fabio Fossati nel suo libro di memorie (di cui parlammo lo scorso anno), il Pennestrì dei tempi d’oro scorticava sul serio, in casi come questo.
--> Riporto qualche estratto dal “Panorama Lombardo” pubblicato ieri sul sito del comitato regionale Fip: la rassegna del 2011. Parzialmente è simile alla nostra lista personale che abbiamo messo qui qualche giorno fa, ma questa è più ufficiale...
Trionfi giovanili ed emozioni dalle “grandi”, riviviamo così il 2011
A1: IL GEAS TERZO
Il ritorno del Geas sul podio del massimo campionato, come non capitava al club sestese dal 1982, è l’impresa da ricordare per la Lombardia nei campionati senior 2011. La squadra di Montini, piazzatasi terza a sorpresa in stagione regolare, mantiene la posizione nei playoff, in cui elimina la Comense in una vibrante serie-derby dei quarti (le lariane vincono gara-1 in trasferta ma cedono nelle successive due: chiudono dunque con un buon 6° posto), poi fa soffrire le campionesse in carica di Taranto in semifinale. Un gruppo solido, equilibrato, con le straniere Haynie, Summerton e Ujhelyi a far da traino ma anche un ruolo rilevante per le italiane, dalle esperte Zanon e Wabara ai prodotti di casa Zanoni, Crippa e Arturi.
A2: PLAYOUT “FRATRICIDI”
Molto sofferta la primavera 2011 per le lombarde di A2, che finiscono in blocco nel calderone dei playout. Milano si salva subito, vincendo 2-0 la serie-derby con Biassono. Le brianzole rialzano la testa con un rocambolesco 2-1 nella successiva serie con Crema (che così retrocede), ma non basta perché nel successivo turno di spareggio con Firenze arriva uno 0-2. L’estate poi porterà a Biassono il ripescaggio. Da ricordare il titolo di capocannoniera di A2 per Silvia Gottardi (Sanga).
B1: BRONI FINALISTA
Né promozioni né retrocessioni per le 10 lombarde della terza serie nazionale. La migliore è Broni, che accede a uno dei due concentramenti per salire in A2, fermandosi con Battipaglia nella partita decisiva. Brave anche Carugate e Valmadrera, battute da Broni e Muggia nelle finali dei rispettivi tabelloni-playoff. Citazione per Giulia Maffenini, classe ‘92 di Cantù che con 30 punti di media è la miglior realizzatrice dell’intera categoria.
B2: RHO, VITTORIA AMARA
Alle finali di B2 lombarda, Rho guadagna la promozione mettendo in riga, nell’ordine, Villasanta, Albino e Giussano. Ma la festa dura poco perché, un mese dopo, il club rhodense annuncia l’addio ai campionati senior per problemi economici. In serie B (il campionato che unifica B1 e B2 dopo la riforma) salgono quindi Villasanta e Albino per ripescaggio, insieme a Pontevico che vince i playoff di serie C e centra il “doppio salto” di categoria. I 4 gironi di Promozione sono invece conquistati da S. Giorgio Mantova, Trescore Balneario, Cat Vigevano e Cavallino Poasco.
GIOVANILI: LA TRIPLETTA GEAS
Un 2011 da incorniciare per il movimento giovanile lombardo femminile, e in particolare per il Geas, che centra uno storico tris di scudetti. Dopo l’“antipasto” del Join The Game Under 13, sotto la guida di Renata Salvestrini, la società rossonera conquista tra giugno e luglio i titoli Under 17 (coach Filippo Bacchini) e Under 15 (coach Cinzia Zanotti), rimanendo imbattuta per tutta la stagione in entrambe le categorie (striscia poi continuata, per le ‘94-95-96, anche nella fase iniziale del 2011/12).
Da ricordare anche il 3° posto tricolore per Vittuone U17; e le qualificazioni di Biassono alle finali nazionali U19, di Costamasnaga e Comense a quelle U17; di Biassono e Comense a quelle U15.
GIOVANILI: GLI ALLORI REGIONALI
Nella consueta tornata di finali giovanili regionali, disputate a maggio, si laureano: Varese (U19), Idea Sport Milano (U17), Crema (U15), Pro Patria Busto Arsizio (U14), Biassono (U13).
NAZIONALI: MEDAGLIE LOMBARDE
Anche l’estate conferma il buon momento delle giovanili della nostra regione. Ad agosto, sono ben 5 le lombarde tra le 12 “azzurrine” che conquistano il bronzo agli Europei Under 16 di Cagliari: Zandalasini, Kacerik e Penna (quest’ultima a College Italia) del Geas, Djedjemel di Vittuone e Zagni di Cremona. Cecilia Zandalasini è inserita nel quintetto ideale del torneo.
In precedenza, Maffenini è la miglior marcatrice azzurra ai Mondiali Under 19 in Cile. A settembre, infine, Francesca Melchiori del Cavallino Poasco (e di College Italia) vince l’argento con l’Italia ai Mondiali di 3 vs 3 a Rimini, allenata dal lombardo Luca Visconti.
Da ricordare anche: le partecipazioni di Galbiati, Spreafico e Pastorino agli Europei U20; di Melchiori e Ravelli a quelli U18; di Beretta, Colli e Picco al Torneo internazionale dell’Amicizia (U15); la vittoria della Lombardia di Guido Cantamesse (classe ‘96) al Trofeo delle Regioni 2011.
L’AUTUNNO FORTE DI COMO E MILANO
L’ultimo scorcio di 2011 vede la Comense inserirsi nella lotta al vertice in A1; Milano conquistare 11 vittorie di fila e il primato in coabitazione in A2; Broni diventare “campione d’inverno” in B. 7 gennaio (sabato)Alba Torrens giocatrice dell’anno secondo la Gazzetta dello Sport, che ha svolto il suo classico “Europlayer”, ex “Euroscar” prima che saltassero fuori problemi d’esclusiva sul nome. Giuria davvero imponente, visto che hanno sentito anche giocatrici estere per il voto. Vittoria di Torrens non schiacciante, ma abbastanza netta su Gruda e Viteckova (76 punti contro 66 e 44). Poi Yilmaz e Danilochkina. A dire il vero sembra uno dei tipici anni d’interregno, in cui nessuna fa cose eclatanti e quindi vince un’outsider rispetto alle solite superstar conclamate. Torrens è indubbiamente una “rising star” ma non è ai livelli di una Wauters, dominatrice del premio negli anni 2000 con 5 vittorie. La catalana ha vinto sì l’Eurolega con Salamanca ma è stata così-così negli Europei in cui la Spagna ha fallito. È da un po’ che notiamo come l’Europa fatichi a produrre supercampionesse che possano competere con quelle Usa. Dove il serbatoio invece pare produrre con la consueta continuità. Il nome di Brittney Griner, la schiacciatrice folle, l’abbiamo già segnalato da tempo; ma l’ultimo nome da segnarsi per il 2012 e anni venturi è Skylar Diggins, anche lei universitaria, un play che canta e porta la croce con grande naturalezza, nel senso che segna e orchestra con eguale ficcanza.
--> E’ in corso la Final Eight di Coppa Italia di B. Dopo i quarti di ieri, oggi in semifinale Venezia ha battuto Ariano Irpino e le padrone di casa di S. Marinella hanno battuto Crema. Domani la finale con Venezia di Meneghel, Giauro & giovini favorita.
--> In questo weekend, pare, saranno in vendita i nuovi album e figurine del basket femminile. La Lega ha riproposto l’iniziativa, allargando il campo all’A2 (cioè, c’era già, ma solo la foto di squadra; ora invece ci sono le figurine delle singole). Ciò dovrebbe significare che l’anno scorso non è andata male, l’idea, e quindi prendiamolo come un segnale positivo.
5 gennaio (giovedì)
La primissima partita del 2012 crediamo sia stata, ieri (4 gennaio), un recupero Under 19 lombardo tra Costamasnaga e Biassono. Ma la vera ripresa agonistica era ovviamente oggi col ritorno dei quarti di Coppa Italia di A1. C’erano almeno 2 partite molto interessanti dopo i risultati dell’andata: Umbertide-Comense e Schio-Lucca. Anche Taranto-Pozzuoli poteva avere una vaga incertezza (molto vaga, in realtà), dopo il +2 per il Cras. Ma per motivi logistici dove potevamo essere, se non a Sesto S. Gianni per un Geas-Priolo che solo un cataclisma avrebbe potuto rendere avvincente (s’intende nell’ottica del doppio confronto) dopo il +18 esterno del Bracco?
A dar qualche sapore in più, si è giocato nel palazzetto di via Falck, ora intitolato a Natalino Carzaniga. Occasione per rivivere qualche ricordo degli anni rustici ma ruggenti che riportarono il Geas in A1. In effetti l’ultima partita ufficiale ivi fu gara-3 di finale di A2 del 2008. Poi solo amichevoli precampionato. Non so se era una sorta di esperimento per valutare l’interesse del pubblico, riportando la squadra nella sua città natale; ma era attendibile fino a un certo punto, anzi poco: coppa e non campionato; infrasettimanale in periodo di feste anzichè un weekend qualsiasi; qualificazione non in dubbio. Tuttavia l’afflusso non è stato malaccio: contati circa 160-170 spettatori. Ok, a Schio nel frattempo ce n’erano 10 volte tanto, ma è come paragonare mele con pere. 
Un vento non gelido ma intenso ha spazzato via le nubi, lasciando spazio a un’inattesa (per queste cementificate lande di periferia) parata di stelle in cielo. Immagine simbolica, a voler cercare significati laddove non ce n’è assolutamente, di un cielo cupo del Geas che si rasserena all’alba del nuovo anno. Essendocela presa un attimino comoda, s’arriva che stanno giocando l’ultimo minuto del secondo quarto.
Dal foglio statistiche apprendiamo di esserci persi uno show di Martina Crippa, già a 19 punti sui 29 della squadra contro i 28 di Priolo. Quest’ultima si presenta con un organico assolutamente rappezzato, comprendente una sola straniera (Cirov, a parte la naturalizzata Seino), con Bonfiglio e Favento a referto per onor di firma, Bertan in quintetto insieme alla bebè Milazzo che ha giocato 32 minuti con 1/10 al tiro (tiri che sono anche discretamente presi, ma poverina, sembra che le manchi la forza). A fare i conti della serva, che il Geas a organico pieno, in casa, abbia fatto punto a punto contro un organico del genere, è semi-scandaloso,
però ha poco senso dirlo quando virtualmente si partiva da 18-0 e non da 0-0. Ma insomma è per dire che non c’è stato molto da scolpire nei ricordi. Se non il fatto che il traguardo raggiunto è per certi versi storico, in quanto il Geas non andava alle finali di Coppa Italia dal 1974.
Nel 3° quarto s’è visto un Geas imballato di fronte alla zona, segnando solo 8 punti (contro 12, non tantissimi in effetti) di cui 6 di un’Halvarsson precedentemente a secco. Summerton non pervenuta (finirà con 0), Zanoni imprecisa. Di là prima Cirov ha fatto un paio di penetrazioni, poi Fabbri, la quale alterna cose buone ad altre da mani nei capelli (tipo un “palo” preso facendo giro e tiro dal limite dell’area), ha messo un canestro da fuori e due liberi. Ohibò, niente di incredibile, ma sufficiente a portare Priolo sul +5 (35-40). Poi 37-40 con cui finisce il 3° quarto, nonostante Buccianti provi a pescare il jolly da 10 metri allo scadere dopo aver scippato Arturi dal palleggio.
Nel frattempo, il vero interesse sta nel seguire, tramite un vicino di posto armato di iPad, l’andamento sugli altri campi. S’apprende così del dilagare delle squadre di casa, comprese Schio che soffoca l’attacco di Lucca, e soprattutto Umbertide che distrugge la Comense allungando da fine 2° quarto in poi.
Tornando a Sesto, nell’ultimo quarto c’è un Geas più incisivo. Tocca a Michailova segnare 6 punti, poi a Haynie con quelli che in sostanza sono i punti del vantaggio definitivo (47-44). Priolo in realtà non molla, segna da sotto con fin troppa facilità con Cirov, Fabbri e Seino, ma il Geas ha una buona serie dalla media e quindi stavolta la zona non fa danni. Massimo vantaggio solo +6, poi finisce 56-53. Crippa resta ferma a 19 ma comunque top scorer, anzi unica in doppia cifra per le sue. Di là addirittura 16 per Fabbri, e per quanto la ragazzona sia migliorata è l’ennesimo segnale negativo per le lunghe del Geas. Se non altro, un allenamento in vista di Alcamo, partita importante domenica.
Un po’ paradossale che proprio l’anno in cui lo merita di meno, il Bracco vada alle finali di coppa. Ma la formula attuale è una sorta di premio per l’anno passato anziché per la stagione in corso (com’era prima). Tant’è che alle finali ci vanno le prime 4 del 2011. E quindi consideriamolo un legittimo bonus per aver fatto bene l’anno passato.
Certo però, formula o non formula, non era scontato che Schio rimontasse il -13, anche se era prevedibile che avrebbe giocato col coltello tra i denti dopo aver subìto da Lucca una sconfitta... e mezza (rimontò in campionato da -15) e con la prospettiva di non poter fallire le finali in casa (e se Schio gioca al 100%, i 20 punti di scarto con Lucca ci sono tutti; certo fa specie il 14-2 di parziale nel terzo quarto, che dà l'idea di una partita alquanto dura); e ancor meno era scontato che Umbertide facesse +40 con la Comense. Cos’è successo a Como? Occasionale disfatta o la fuga di Butler ha fiaccato morale e consistenza di un organico accorciato anche dalle assenze di Donvito e Pasqualin? Il replay della sfida, domenica in tv, potrà farlo capire.
3 gennaio (martedì)
Tornato Superbasket dopo la pausa natalizia. A parte due “boxettini” su Coppa Italia di A1 e di B, l’unico articolo è una rapida disamina di Roberto Lurisi sugli stenti delle italiane in Eurolega: tra le motivazioni, budget non stellari che hanno portato alla rinuncia a play di spessore internazionale; attacchi sterili; difficoltà del campionato italiano che spreme più energie di quasi tutti gli altri.
Sempre limpido, Big Roberto, però istintivamente verrebbe da dire (non a Lurisi ma alla rivista) che dopo 2 settimane di pausa si sperava in qualche articolo in più.
Foss’anche soltanto un consuntivo del 2011, come abbiamo provato a fare su questi umili schermi. Solo che poi leggi, in un’altra pagina, un comunicato redazionale in cui si parla di stipendi che l’editore di SB e le altre riviste del gruppo non sta pagando da settembre.
E allora, oltre all’immediata solidarietà per i dipendenti, si fa presto a immaginare che se non ci sono soldi per loro, figuriamoci per i collaboratori. E quindi si può solo dire grazie a chi, come Lurisi e meno spesso Germano Foglieni, continua a dedicare tempo a tenere alta la bandiera del basket su carta stampata. Delle cui sorti (incerte come quelle di Faenza e compagnia, cioè di quei club i cui ritardi nei pagamenti possono essere indizio di un crollo non lontano) probabilmente importa poco ai fessi che si credono furbi perché loro sanno già tutto e quindi risparmiano i 3 euro settimanali della rivista.
Poi magari gli stessi geniacci del risparmio vanno a spendere 4 euro per un panino rancido in pausa pranzo, o anche 20-30-50 per comprarsi una cagata inutile.
Il basket su carta stampata, oggigiorno, sembra quasi un’offesa proporlo. Ma forse non solo il basket, visto che la Gazzetta dello Sport, il quotidiano più importante d’Italia, per far quadrare i conti abbina il giornale alla collezione di Lupin III (il cartone animato sul ladro-showman) o dei film di Alberto Sordi...
Tutto bello, per carità, ma vuol dire che lo sport da solo non si regge.
Finirà che ci ritroveremo senza un’informazione seria e oggettiva – perché rimarranno solo i comunicati societari, i giornali locali e i siti internet dove il primo che passa può mettersi a scrivere qualsiasi cosa gli passa per il cervello – ma i geniacci saranno contenti perché risparmiano, udite udite, 3 euro alla settimana.4 gennaio (mercoledì)Alcuni punti tanto per concludere (momentaneamente) il dibattito volley/basket e dintorni, prima che riprendano le ostilità agonistiche.
1) La questione estetica. Non vorrei sopravvalutarlo, ‘sto fattore estetico, perché si tratta pur sempre di eventi sportivi e, se lo spettacolo è insufficiente (vedi sotto, al riguardo), non bastano le gnocche per attirare le folle. Giocatrici giudicate carine ce n’è anche nel basket (Halvarsson del Geas, Bagnara, per dirne due che mi vengono in mente), ma non risulta che ci sia gente che pensa: “vado a vedere il Geas perché c’è quella gnocca di Halvarsson”. 
Tuttavia sembra essere vero, in qualche modo, che altri sport, tra cui il volley, sono più associati alla femminilità rispetto al basket. È evidente che ciò influisce sulla popolarità della versione femminile di ogni sport, la quale popolarità può essere molto diversa da quella della versione maschile. Esempio lampante: in Italia il calcio è di gran lunga lo sport nazionale, ma il nostro calcio donne ha un seguito pari alle bocce o poco più. Evidentemente le donne che giocano a calcio (altrove molto apprezzate) piacciono poco agli italiani.
Questione anche di abbigliamento? Forse, ma quando qualcuno nel basket provò il body non credo che ottenne risultati straordinari dal punto di vista dell’interesse. Quindi dev’essere proprio una questione di fisicità delle atlete più o meno gradita, e di movenze tipiche della disciplina, che risultano più o meno “femminili” nel gusto del pubblico. Innegabilmente le movenze del volley lo sembrano di più: salti e saltelli, schiaffetti, tutte quelle moine che si scambiano dopo ogni punto. Mentre nel basket si menano, ruzzolano, poche manfrine e pochi ammiccamenti. 
C’è una rieducazione estetica che bisognerebbe portare avanti presso la plebe. Alla quale purtroppo (sia agli uomini che alle donne, ovviamente gli uni per attrazione, le altre per emulazione) piace di più la femminilità longilinea di una Helena Havelkova (pallavolista di Busto Arsizio dal fisico sottile, cercare su Google per visualizzare) piuttosto che quella un po’ orsesca e volumetrica di una Dubravka Dacic, per dirne una.
Ok, Dacic è un estremo: non è che tutte le cestiste siano 2 metri per un quintale abbondante. Però mediamente sono grosse una volta e mezzo le pallavoliste, e questo non riscontra apprezzamenti.
Un noto allenatore lombardo c’ha recentemente scritto che alcuni infortuni nel femminile nascono anche dal fatto che molte giocatrici si rifiutano di fare un lavoro massiccio di potenziamento muscolare, per evitare di diventare troppo grosse e antiestetiche.
Ciò è molto triste, che una ragazza sia costretta a porsi dei paletti, nuocendo a se stessa, perché teme di sentirsi sprezzata se diventa troppo forte e muscolarmente sviluppata.
Purtroppo c’è il retaggio medievale, da noi, della donnina fragile, minuta e maneggevole. Con ciò non si vuol dire che “grosso = bello”, giacché l’esagerazione nuoce all’armonia e l’estetica è anche armonia; però dà fastidio una certa cultura sessista, forse in parte inconsapevole, che tende a porre dei limiti alla donna. La quale non deve essere troppo alta (tant’è che ci sono ragazze sopra l’1,80 che se ne vergognano), non dev’essere troppo forte fisicamente, non deve guadagnare più dell’uomo, è meglio se fa finta di non essere troppo intelligente, eccetera. Non è che tutti ragionino così, ma l’italiano medio probabilmente sì. Ammettiamolo.
2) La qualità dello spettacolo. Ogni sostenitore di una disciplina è convinto che la propria sia la migliore, la più emozionante, la più spettacolare, quindi è inutile proclamare che il basket è divertente e il volley è noioso. Quelli del volley pensano l’opposto e nessuno dei due può dire di aver ragione. C’è però un parametro più misurabile: quando si guarda una performance sportiva, si assiste a una certa quantità di gesti ben riusciti e a una certa quantità di errori. Se la quantità di errori è troppo elevata, è inevitabile che lo spettacolo sia sgradevole. È inevitabile che alcuni sport siano basati sull’avvicinamento alla perfezione (vedi la ginnastica, i tuffi, il pattinaggio) oppure sul libero confronto tra velocità (vedi l’atletica o il nuoto), mentre negli sport di squadra ci si contrasta a vicenda e quindi il tasso di errori aumenta.
Tuttavia, una cosa di cui mi vo convincendo è che nel basket femminile la percentuale di errori è troppo elevata. Prendiamo una recente partita di A1, Cagliari-Alcamo: abbiamo un totale di 37 canestri dal campo su 114 tentativi, e 52 palle perse. Aggiungiamo, a mo’ di bilanciamento, il 19/23 complessivo dalla lunetta, dividendo per due perché i tiri liberi sono in gran parte a coppie e quindi possiamo considerarli un’azione sola: fa 10/12 (approssimato per eccesso). Totale? Su 178 azioni d’attacco ne abbiamo 47 riuscite, pari al 26%. Chi ha visto quella partita, quindi, ha visto fallire 3 azioni su 4. Si è divertito, al di là del piacere per chi ha vinto? Difficile.
Vero che quella è stata una partita a punteggio molto basso, ma se uno avesse tempo di fare questo conto per tutte le partite, si rischia di non arrivare comunque al 40%. Trovo che ci sia da riflettere su questo. Il canestro ribassato può essere sì una buona idea, ma non per vedere schiacciate o stoppate siderali, quelle sono specchietti per allodole. Nel maschile non è che vedi schiacciate ogni due azioni: però vedi la metà degli erroracci da sotto e la metà delle palle perse. Guardiamo il "tessuto del gioco", non l'occasionalità del volo sopra il ferro. Se il canestro basso facesse salire le percentuali, allora sì che sarebbe utile. Resterebbe però il problema delle troppe palle perse e lì forse aveva ragione Roberto Galli quando diceva che i 24 secondi hanno fatto male al femminile.
1 gennaio (domenica)
Cosa rimarrà del 2011, tanto per mandarlo in archivio con qualche momento da fissare nella memoria prima di buttarsi nella mischia del 2012?
Ognuno avrà la sua lista personale, determinata da ciò che segue da vicino (domani penso di fare la mia), ma provando a farne una oggettiva sceglierei questo:
1) la finale scudetto Schio-Taranto. Emozioni sempre, contenuti tecnici a sprazzi, ma meglio di così era difficile chiedere alla sfida tra le due superpotenze. In teoria Schio, dopo aver dominato la stagione mentre Taranto aveva a lungo stentato, rischiava di togliere interesse dominando. Invece Taranto ha superato se stessa, annullando il gap tecnico con un’aggressività e una voglia super, e poi, bisogna dirlo, trovando da Sophia Young quel ruolo da mattatrice che fin lì non aveva avuto. Ne è venuta fuori una serie incertissima fino alla fuga di Schio nell’ultimo quarto dell’ultima partita. Per Taranto il grande rimpianto di essersi fatta scappare quel rimbalzo poi preso da Macchi e trasformato nei due liberi della vittoria in gara-2: se il Cras andava 2-0 poi chissà se il Famila trovava la forza di ribaltare la serie... 
2) il caso Wabara. Il fatto in sé (cioè gli insulti alla giocatrice) era già rilevante di suo, così come la serie tra Geas e Comense che, dal punto di vista agonistico (ma in fondo anche tecnico), è stata memorabile. Ma la rilevanza si deve soprattutto all’eco mediatica che ha avuto (mai successo che il basket femminile andasse sulle prime pagine dei quotidiani generalisti e fosse oggetto di tanti servizi tv) e che alla fine è diventato il centro della polemica tra Geas e Comense, o per meglio dire della reazione d’ambiente comasco contro il Geas e contro il circuito mediatico. La speranza è che prima o poi l’ascia di guerra venga riposta, ma al momento non sembrano essercene le condizioni.
3) il ricambio dietro il vertice in A1. Schio e Taranto sono rimaste le dominatrici assolute e lo stanno confermando anche quest’anno (pur con qualche scivolata, vedi Schio in Coppa Italia); ma dietro, tra i primi mesi del 2011 e questi ultimi della nuova stagione, sono emerse novità importanti nelle gerarchie. Geas, Umbertide e Lucca, ovvero 3 squadre arrivate dall’A2 fra il 2008 e il 2010, quindi di fresco, si sono portate sul secondo gradino della piramide: il Geas nella scorsa stagione, Lucca in questa, Umbertide in entrambe, e infatti le umbre sono l’alternativa numero uno alle “big”. Poi c’è la Comense un pizzico sotto ma con buona continuità tra le due annate comprese nel 2011. Per contro, quelle che erano ai medesimi posti d’onore fino a 2-3 anni fa arrancano: Venezia è scomparsa dall’A1, Faenza è oberata da problemi economici, Parma latita nella mediocrità. Tutto sommato il ricambio indica che un po’ di vitalità c’è ancora, ma non si riesce ad allargare il numero di piazze competitive per il vertice.
4) La Nazionale fuori dagli Europei. Delusione a giugno: l’Italia di Ticchi non sfrutta il fattore campo e non passa il girone addizionale di qualificazione a Taranto. D’accordo, sfiga ha voluto che una sola stecca, con la Germania, costasse la perdita di tutto. Ma non dimentichiamo che era la chance aggiuntiva dopo aver già fallito il primo colpo nell’estate 2010. Se non ti qualifichi con le tue forze, poi ci sta che ti metti nelle mani della sorte (compresa la sfiga che Macchi ti molli per imprecisati motivi). E ora il ricambio generazionale, pur con la fiducia doverosa in Ricchini e Lucchesi, lascia grosse incognite sul futuro.
5) In Europa: cresce la Turchia ma i trofei sono ancora russi e spagnoli. A livello europeo, la novità del 2011 è l’emergere della Turchia come superpotenza. Tante giocatrici di valore assoluto, cioè le stelle Wnba, che prima andavano all’80% in Russia, sono volate a Istanbul (l’ultima è Cappie Pondexter che ha appena mollato Ekaterinburg per il Fenerbahce, ma ci sono già Taurasi, Fowles, McCoughtry, eccetera eccetera). Del resto la Turchia, in mezzo alla crisi economica mondiale, è una delle poche nazioni in crescita. In Eurolega 2010/11 in realtà sono arrivate delusioni, soprattutto perché il caso-doping di Taurasi ha abbattuto il Fenerbahce. E così della flessione russa (col solito flop di Ekaterinburg) ha approfittato Salamanca (sulle italiane poco da dire, se non che restano nel limbo di chi è sì competitivo, ma solo da comprimaria). Quest’anno però sia il “Fener” che il Galatasaray capeggiano il loro girone. Ma la Turchia è stata anche la grande sorpresa degli Europei: sembrava esserlo il Montenegro, ma la Turchia gli ha scippato il ruolo battendolo nei quarti, poi ha fatto fuori la Francia prima di scoppiare contro la Russia, troppo esperta di finali (e anche più forte, profonda, tutto). Un’edizione peraltro livellata verso il basso, con risultati contraddittori, vecchie potenze apparse un po’ appassite (Spagna, Francia e la stessa Russia finché non ha cambiato marcia; ma anche Bielorussia e Lettonia) senza che sia emerso un ricambio dello stesso livello. Anche se noi, che non riusciamo a entrare nelle prime 16, dovremmo star zitti al riguardo.
6) Il bronzo Under 16 e la nostra competitività giovanile. Si piange miseria perché le 30enni nostrane sono prossime alla pensione e non si vede chi possa sostituirle. In effetti le annate dall’83 all’87 sono grame, come sappiamo già da tempo, e nonostante l’esplosione di Zanoni nei playoff 2011 dia qualche speranziella. Ma non è esatto dire che il futuro è tetro, perché le giocatrici in età giovanile sono di livello europeo. Lo dicono i risultati, e non quelli casuali di un’estate (tra cui rientra l'argento ai Mondiali 3vs3), ma quelli degli ultimi 3-4 anni. E poi il gruppo potenzialmente più forte è quello più giovane, ovvero le Under 16 che hanno vinto il bronzo a Cagliari. Qui intendiamo proprio il potenziale, di Zandalasini ma non solo; perché le ’92 d’oro nel 2010, purtroppo, danno meno garanzie in termini di singole da proporre a livelli assoluti nei prossimi anni (nonostante le buone cose di Carangelo a Faenza).2 gennaio (lunedì)Completiamo il discorso di ieri con la lista personale degli eventi cesto-femminili del 2011. Cerco di andare più veloce anche perché, dichiaratamente, sono cose che hanno interessato il qui scrivente ma forse non hanno sconvolto il mondo... 
1) Geas in semifinale. Una bella cavalcata, col rimpianto dell’infortunio a Haynie nel bel mezzo della serie con Taranto, ma la consapevolezza di aver scoperto una Zanoni di valore assoluto. Belle cose anche dalla Comense, ma tra qualche guaio d’infortuni o di rapporti con le giocatrici (caso Zampella una decina di mesi fa, caso Butler in questi giorni), oltre che con l’occasione sprecata in vari derby del 2011 (a proposito, il canestro vincente di Zanon è il tiro dell’anno in Lombardia), è finora mancata la lira per fare il milione.
2) Sanga Milano, prima salvo poi da primato. Il 2010/11 è stato drammatico per le lombarde di A2, ma Milano ha portato a casa la pellaccia ed è stato fondamentale per poter concretizzare le risorse che nel frattempo patron-coach Pinotti stava riuscendo a ricostituire dopo la crisi dell’estate precedente. Così sono arrivati acquisti di spessore (Stabile, Ntumba, Frantini e pure una Schieppati molto cresciuta) ed ecco che di botto la squadra è in testa e, si spera, può arrivare fino in fondo (anche se è presto per parlare di promozione). La foto dell’abbraccio Pinotti-Gottardi dopo la salvezza (vedi Panorama Lombardo di questa settimana, seconda pagina) per me è la migliore dell’anno.
3) La promozione fantasma di Rho. Ha vinto la B2, ma poi è scomparsa per problemi economici. Peccato perché era una piazza storica, dove sono cresciute Macchi, Gottardi, Frantini e varie altre. Le principali “profughe” di Rho sono passate a Canegrate dove hanno chiuso il 2011 in testa alla C. Dodici mesi di assoluto vertice: a livello regionale nessuno meglio di loro.
4) Le imprese di "super Maffe". Giulia Maffenini chiude la stagione di B1 con Cantù a 30 punti di media, poi va ai Mondiali Under 19 e, all'esordio assoluto in azzurro, è la miglior marcatrice per l'Italia con 11,9 a partita. Purtroppo il suo 2011 finisce lì, perché un infortunio la tiene fuori per tutto l'inizio della nuova stagione. Ma le sono bastati 7 mesi per diventare qualcosa di speciale: "chissà quanti ne ha fatti Maffenini stasera", veniva da pensare ogni volta che c'era stata una sua partita. Quasi fosse una Lataunya Pollard o una Cynthia Cooper de' noantri...
5) La partita di addio di Annalisa Censini. Grande serata, a inizio luglio, per l’addio dell’ex capitana Geas con tante giocatrici di spicco della storia recente del basket lombardo (ma anche italiano). Come un’epoca che si chiude, ma con la sensazione che non sia passata invano. Poi ci sono stati altri addii importanti in Lombardia quest’autunno, anche se non ufficiali: Mara Invernizzi, Roberta Colico (seconda maternità, tornerà mai?) e Martina Monticelli.
6) (personalissimo) Masha Maiorano che sbatte fuori il qui scrivente dal torneo di Binzago, rifilandogli 24 punti nello scontro diretto. Michela Frantini che in quella partita ne fa zero, ma poi, 4 mesi e mezzo dopo, torna grande in una partita ben più seria, il big match con Bologna: 27 punti con 7 triple. Non per far sempre preferenze tra giocatrici, però ogni tanto sì.
E su questo direi che il 2011 si può archiviare.
31 dicembre (sabato)
Ottimismo di fine anno, mentre crepitano peti e petardi nelle ultime ore di questo 2011, anche se qui in provincia siamo lontani dalle "santebarbare" modello Napoli che si stanno scatenando nelle periferie di Milano.
Tanto per restare in linea con la depressione di ieri (dalla quale abbiamo oltretutto tralasciato altre notizie cupe tipo la mancanza di fondi per i prossimi raduni delle nazionali "under", o la caduta libera delle iscrizioni ai campionati giovanili), ecco arrivare altre due stille di buonumore
dalle lombarde di A1.
--> Alla Comense è scappata Kim Butler: l'americo-inglese, a quanto pare, ha svuotato di nascosto l'armadietto e l'appartamento (indizio di premeditazione e non di guaio improvviso) e s'è resa uccel di bosco, non rientrando dopo le feste. Pare che l'agente abbia riferito di "problemi personali", ma Stefano Pennestrì alla stampa locale è parso incazzato come un muflone. Secondo indiscrezioni, non andava d'accordissimo con coach Barbiero, ma è una ragione sufficiente per salutare la compagnia senza permesso?
Non era una giocatrice indispensabile come altre, anche perché si sovrapponeva un po' a Harmon, ma sicuramente molto utile alla causa. E in ogni caso rimanere in 3 straniere è un handicap da colmare in fretta. Ma magari ne salta fuori qualche minuto in più per Spreafico, se la ragazza di Erba torna sana.
--> Sponda Geas, e qui siamo più in tema con l'argomento economico di cui si parlava ieri: è uscita un'intervista del presidente Mazzoleni sul "Giorno" (giovedì 29) in cui gli chiedono: "Come sono i rapporti con il territorio? Si è mosso qualcosa?". La risposta: "Assolutamente no, questo è un brutto tasto dolente. Siamo immersi in una grande solitudine, la grande stagione scorsa non ha portato ad alcun cambiamento: zero sponsor locali e un pesante decremento nel numero dei tifosi presenti nelle partite casalinghe. Ormai è evidente che né Sesto, né il Nord Milano nel suo complesso, sono interessati ai nostro progetto e, conseguentemente, il futuro non potrà contare su sostegni dimostratisi inesistenti. Né io né i miei compagni di avventura ci illudiamo più".
Che dire? Forse è una rassegnazione non catatonica ma scaramantica, di quelle che indossi per essere preparato al peggio, ma sotto sotto sperando ancora in un cambiamento.
Però il punto è ben centrato all'inizio del discorso: se quando fai una grande stagione, la migliore che tu possa disputare (perché il Geas più di terzo non poteva arrivare), scopri che non ne ricavi nulla, anzi perdi spettatori e magari pure sponsor per la crisi, è frustrante. Sostanzialmente significa che non puoi far niente per cambiare le cose.
--> Il paradosso è che il Geas, mentre soffre con la prima squadra, ha un patrimonio giovanile che è straordinario. Andate a vedere il roster Under 19 sul loro sito: una lista di 19 giocatrici dal '93 al '96 che è un concentrato di talento allucinante. Tutte hanno fatto, o fanno, parte almeno delle selezioni regionali, ma almeno una decina sono nazionali di categoria.
D'accordo, non è una squadra vera e propria in quanto mescola 4 annate e pezzi che stanno un po' di qua e un po' di là (Under 19, Under 17, prestiti a Costamasnaga), però una roba così non s'è mai vista negli ultimi 10 anni, e secondo me neanche negli ultimi 30. Magari ci sono state squadre con un quintetto più forte, ma con una profondità del genere no. La domanda è: che futuro avrà tutto questo Dio di ben? 
--> Ma, lasciando perdere le vicende di una società o dell'altra, cosa si può dire per concludere l'anno raschiando via la patina depressiva? Che anche in un quadro complessivamente problematico si può sempre cercare qualcosa che va meglio di prima, o semplicemente non s'è ancora distrutto, e ad esso aggrapparvisi con tutte le proprie forze. Ognuno può trovarne in casa propria. Ad esempio, il Sanga Milano l'anno scorso era pericolantissimo e quest'anno ha uno squadrone; Maiorano e Frantini l'anno scorso erano a centinaia di chilometri di distanza dal qui scrivente, ora a una ventina; Vera Ponchiroli abita sempre qua ed è di nuovo prima in classifica a Canegrate dopo lo scioglimento di Rho. E poi, 12 mesi fa c'era Berlusconi al governo, oggi no. Robe così, semplici ma essenziali. 
Bisogna valorizzare l'esistente anziché inseguire l'inesistente, o il passato. E tenere a mente che la vera differenza non è tra lo stare bene e lo stare così-così o da cani, bensì tra l'esistere e il non esistere. La disgrazia non è perdere una partita o far cagare in una partita, tipo che fai 1/8 da 3 con metri di spazio contro la zona e il coach ti cazzia.
La disgrazia vera è quando non ci sono più partite da giocare o da seguire, più obiettivi da raggiungere, più nessun allenatore che si autopropone per la tua panchina, nessun procuratore che ti chiama per spacciarti le sue presunte campionesse, più nessun dirigente che ti chiama incazzato per qualcosa che hai scritto sul forum o sulla carta.
Per questo è essenziale che ognuno resista ostinatamente nel ruolo che ha intrapreso: chi sa giocare continui a giocare (altro che mollare a 25 anni immaginando di avere una vita migliore senza più sbattimenti cestistici
); chi sa allenare ci riprovi sempre anche se le ultime 3 volte l'hanno esonerato; chi sa fare il dirigente diriga anche se 88 aziende su 89 gli hanno detto di no alla sponsorizzazione e l'unica che gli ha detto di sì è la sua; chi sa scrivere scriva anche se magari gli hanno tagliato il 60% degli spazi e i ricavi bastano appena a coprire le spese; chi non sa fare una minchia continui a seguire il basket lo stesso, che pure lui è importante, se no si farebbero le partite solo per gli addetti ai lavori, mentre invece è bello giocare per la gente, illudersi di fare qualcosa che la renda più contenta, fossero anche 5 persone in croce. Io ad esempio posso testimoniare che alcune persone mi hanno reso più felice per il fatto che giocano bene a basket. Non è che hanno salvato l'umanità, ma hanno pur sempre fatto qualcosa di positivo per altri, oltre che per se stessi.
Il concetto finale è questo: a volte non puoi impedire che qualcuno, o semplicemente le circostanze avverse, distruggano la tua casa; ma puoi ancora cercare di ricostruirla da un'altra parte, piuttosto che mollare tutto.
E con questo il 2011 può terminare.
30 dicembre (venerdì)
Masha Maiorano confermata fino a fine stagione dalla Comense. Riprendiamo dopo la pausa con questa notizia allegra (uscita ieri sulla stampa comasca) perché dopo, come vedremo, non ce ne saranno molte.
La giocatrice alla quale si deve la nascita, ormai più di 7 anni fa, di codesto umile topic, ha dunque prolungato il contratto che inizialmente era un "gettone" di due mesi, poi diventati tre e ora sei.
Notizia positiva per lei sotto vari aspetti: 1) in linea di massima, meglio finire la stagione dove la si comincia; 2) squadra di alta classifica; 3) a due passi da casa, la quale da un po' di tempo non è più Sesto S. Giovanni bensì Seveso, ridente comune della Bassa Brianza sull'omonimo fiume, noto all'italica plebe per il disastro della diossina datato 1976 (non che Sesto fosse lontanissima da Casnate ma Seveso è a 20 minuti). 
Le cifre di Maiorano, finora, mostrano un minutaggio oscillante ma comunque attestatosi su una dignitosa media di 14' a gara; 2,1 punti a partita con 7/26 dal campo non sono cifre offensive scintillanti ma, come ho visto anche di persona in Coppa Italia contro Umbertide, alla giocatrice è richiesto un ruolo di contorno, accontentandosi di tiri occasionali mentre le altre 4 in campo si gestiscono il 95% dei palloni. Che poi alla fine è, con lievi variazioni tra una stagione e l'altra, il mestiere che Maiorano ha onorevolmente svolto nei suoi 7 anni e mezzo di A1. Chiaro che prima o poi qualcuno la vorrebbe vedere da protagonista in A2, ma ormai se ne riparla l'anno prossimo.
Il lato negativo è che la conferma di Maiorano significa ancora guai assortiti per le giovani di casa, che in teoria avrebbero riempito i posti dall'ottavo al decimo del roster: per una Maffenini che finalmente è pronta dopo l'infortunio che la ferma da agosto, e una Spreafico a sua volta di ritorno dopo un mesetto, c'è Pasqualin che andrà sotto i ferri tra due o tre settimane, chiudendo la stagione.
--> Che non sia un'annata esaltante per le giovani lombarde intorno ai 20 anni (diciamo dal '90 al '92) lo si vede anche altrove. Vanno eccettuate Galbiati, che pur in un'annata difficile per Biassono, sta giocando meglio dell'anno scorso (15 punti a partita), e in fondo anche altre biassonesi visti gli ampi spazi a disposizione. Ma per il resto, abbiamo una Pastorino che al Geas ha giocato finora due scampoli di pochi minuti, contro Priolo sia in campionato che in coppa. E si tratta di una ragazza che, a nostro parere, ha bisogno più di altre di accumulare esperienza in campo perché è acerba sul piano agonistico. Però evidentemente non è per ora pronta. Lo sarà entro fine stagione? Mah, qualche dubbio c'è: intanto perché la stagione sul piano dei risultati è sofferta, quindi gli esperimenti vanno ridotti all'osso; e poi perché, anche potendo, come lunghe o mezze lunghe ci sono Halvarsson, Michailova, Zanon e Summerton. Ha il doppio tesseramento col Sanga ma il roster ora come ora è già parecchio pieno. Schieppati, la '90 arrivata al suo posto dal Geas, non va oltre i 17 minuti, che in realtà non sono neanche un brutto minutaggio, considerato il valore del roster; e in alcune partite è stata importante per la vittoria; però pur tirando col 58% da 2 è chiaro che il grosso dei palloni ce l'hanno le veterane, e infatti lei fa 3,8 punti a partita, non di più. Ma nel complesso la sua situazione si può considerare tra il discreto e il buono.
--> Ma ci sono problemi più grossi di quelli, pur degni d'attenzione, di Pastorino o delle comasche. La situazione non è buona, e in questi casi viene spontaneo guardare nell'orto del vicino, per capire se almeno lì l'erba è verde. Ad esempio, guardi sulla Gazzetta i dati sugli spettatori della giornata di volley femminile giocata lunedì 26. Le 6 partite hanno fatto registrare queste cifre: 5063, 3500, 3200, 1800, 2300, 4000. Ovvero una media di 3310 a partita, di poco inferiore a quella del basket maschile!
Da noi, a parte Schio e Taranto che viaggiano tra i 1500 e i 2000 (credo), le altre, tranne forse Umbertide e Lucca, sono nell'ordine delle centinaia. La media del campionato sarà sui 700-800 a stare larghi. Mi sa che 500 è più realistico. Tanto più con la perdita di Venezia, la quale faceva 1500 a partita o giù di lì, e ora in B ne fa 200-300. Plebe lagunare ignorante, che t'affascinavi per la Ballardini o la Vanessa Hayden di turno, perché non vai in massa a vedere le giovani di casa? 
Ma la realtà è che dovremmo smetterla di fare paragoni col volley femminile, perché ormai, per quanto riguarda il seguito, sia di pubblico che di praticanti, è di un altro pianeta. Ho capito che nel 1985 magari c'era più gente a vedere il basket e più tesserate, ma ormai quei tempi sono morti e sepolti, e il volley è diventato per le donne quello che è il calcio per gli uomini, ovvero lo sport nazionale.
Che poi ha i suoi problemi lo stesso. Proprio ieri Conegliano, piazza delle più calde, s'è ritirata dal campionato per problemi economici, lasciandolo zoppo a 11 squadre. Se succede questo nel volley, figuriamoci nel basket. Bisogna pensare alla sopravvivenza, altro che inseguire i tempi andati in cui eravamo davanti alla palla schiaffata. In tal senso, la prospettiva di salire a 14 squadre di A1 il prossimo anno mette i brividi. E' andata bene quest'estate con Cagliari miracolosamente pronta a subentrare. Ma nella prossima, si troveranno 3 squadre in grado di rischiare il suicidio economico entrando nella massima serie? 
--> Infatti c'è il serio dubbio che anche nel basket qualcuno non arrivi a fine stagione. La situazione di Faenza s'è fatta vieppiù drammatica in questi giorni. La squadra è stata sfrattata dal PalaCattani per morosità e non sa bene dove andare. Sembra anche che non ci siano soldi per pagare il rientro delle straniere dalle feste a casa loro (Eric ha detto che provvede da sola, ma le americane?), né tanto meno per le prossime trasferte di campionato.
Magari qualche tampone riusciranno a metterlo, salvando la stagione (e c'è da augurarselo: piazza storica che sta facendo le nozze coi fichi secchi, quest'anno), ma in queste vicende spesso succede così: uno scricchiolio qua, una falla di là, e prima o poi tutto crolla, a meno che non arrivi un salvatore della patria.
Ma a quanto si ode, non c'è solo Faenza nelle pesti. Sembra che varie squadre, anche alcune che fino all'anno scorso pagavano regolarmente o con piccole dilazioni, siano in serio ritardo con gli stipendi. Inutile dire che ciò, oltre a costituire altri esempi degli scricchiolii di cui sopra, rischia di falsare il campionato, perché qualcuno può scappare e qualcun altro fare sciopero bianco: poi magari ti affanni a cercare complesse spiegazioni tecnico-tattiche per cali improvvisi di qualche squadra o giocatrice, mentre magari basterebbe sapere che costoro non vedono un euro da due o tre mesi, e allora si spiegherebbero molte cose. Che il 2012 porti danaro a tutti, ma i miracoli, uscito di scena Silvio B.,
non li sa più fare nessuno. Forse Dio, ma non sappiamo se segue il basket femminile nostrano.
--> Tanto per aggiungere tristezza a tristezza, s'apprende anche dell'esonero di Sandro Orlando al Besiktas. La squadra istanbulliana stava andando malissimo. Il "Corriere del Veneto" ricorda: "in un'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport proprio da Istanbul, Orlando aveva rivelato di avere una relazione sentimentale con la stella del Famila Laura Macchi e di essersi separato dalla moglie". Ce l'eravamo persa, quella della Gazzetta: sarebbe stato interessante perché avevamo segnalato reticenza degli organi d'informazione nel parlare di questo fatto privato che nelle conseguenze diventava pubblico: e non parliamo della separazione dalla moglie, perché ognuno è libero di separarsi quanto vuole (nel rispetto delle norme, s'intende), bensì di basket, giacché era tra le possibili cause delle frizioni Schio-Macchi, dell'addio di Orlando e, secondo alcune voci, del forfait mai del tutto spiegato di Macchi dalla Nazionale, della quale siamo contribuenti pubblici e dunque vorremmo tanto che i forfait che la indeboliscono non fossero dettati da motivazioni private. Così, tanto per ricordare qualcosa che nel 2011 ormai al crepuscolo non è andata giù a molti.
--> Ma finiamo con una nota positiva, va'. Nei giorni dopo Natale (dal 27 a ieri), totalmente digiuni di agonismo senior, ha tenuto banco qualche torneo giovanile qua e là, e segnatamente, da queste parti, il "5° Criterium Città di Milano" organizzato dal Sanga. Categoria under 15; 6 squadre di cui una spagnola, Ossona Barcellona, che però è arrivata ultima (almeno, per una volta, non si sarà sentita la litania che dobbiamo imparare dalla Spagna, dove tutto è perfetto); il Sanga ha vinto la fase a girone ma in finale ha perso con Torino. Gran pienone per il "clinic" della prima serata, in cui oltre a Franz Pinotti e a Mario Fioretti (assistente all'Olimpia Milano maschile) tra i relatori c'era l'ex giocatrice Elena Brusati, che il duo Ezio-Panta di Imbecilli.it soprannominava "Silent" per la spiccata vivacità verbale.