sabato 30 novembre 2019

[A2] Riassunto breve di Carugate-Sanga

Dinnanzi ai miei modesti occhi il Sanga conquista il derby a Carugate, conducendo quasi tutta la partita. Da -19 al 27' le padrondicasa imbastiscono una rimonta fino a -4 e palla in mano a metà ultimo quarto, ma poi non segnano più negli ultimi 5 minuti e Milano riallunga, 58-69. Sugli scudi le ex Guarneri e Beretta ma un po' tutta la squadra; Lussana l'arma in più dalla panca. Per Carugate bene-bene nessuna, non male sicuramente Schieppati e Canova, alterna ma non da bocciare Gambarini, penalizzata dai fallli Tomasovic (non un fattore stasera), imprecise Diotti e la rientrante Maffenini, pur caparbie nel provarci.

sabato 23 novembre 2019

[A1] Resoconto di Costa-Geas

Sono testè tornato da Costa, dove il Geas s'è aggiudicato la prima edizione in A1 di questo derby nord-lombardo.

Antefatto: percorsa la salita per il palazzetto masnaghese, sotto la dura pioggia di novembre, chi trovo all'ingresso? Una giovine bionda con l'aria imbronciata e le stampelle: Martina Kacerik. Qual visione. Ma qual pena, anche.

Partita interessante, combattuta, mai prevedibile, anche se a mio parere nessuna delle due squadre si è espressa al suo meglio.
Al 27' l'ultimo vantaggio di Costa, poi sempre avanti un Geas che alla distanza fa meglio valere i suoi punti di forza. Domina in fase di possesso-palla (ovvero bilancio perse-recuperi) e riesce così ad avere una decina di tiri in più, che a parità di percentuali, non esaltanti, fanno la differenza.
In più Sesto ha 3 prove realizzative a quota 20 o dintorni (Williams, Brunner e Verona) contro le due di Costa (Frost e Villa). Potremmo dire che decide in negativo l'evanescenza di Davis, 1 punto con 0/6, 7 perse e -7 di valutazione. Ma anche Rulli e Baldelli non sono riuscite a far molto. Più corretto è dire che il Geas ha preparato la partita per farla decidere dalle sue top e per bloccare il più possibile le top di Costa, ed è riuscito in entrambi gli obiettivi.
Ha fatto cionondimeno fatica perché ha sciupato parecchio, specie ghiotti contropiedi, perché a Costa non è mancata la "garra" e perché Villa è stata paranormale. Gli archivi storici dicono che qualcuno ha esordito in A1 più precocemente di lei, ma se è esistito qualcuno che prima di compiere 15 anni ha segnato 21 punti nella massima serie, fatecelo sapere che non lo conosciamo. Bisogna scomodare gli altri sport per trovare qualcosa di simile: Jennifer Capriati che a 14 anni fu semifinalista al Roland Garros di tennis, Nadia Comaneci che a 14 anni dominò la ginnastica alle Olimpiadi di Montreal (giusto i primi due esempi che mi vengono in mente, ovviamente ce ne sono altri).
Chiaro che in parte la teenager-prodigio s'è infilata negli spazi lasciati liberi dalle attenzioni difensive sestesi concentrate su altre, ma ha fatto canestri assurdi, non certo regalati. Dei "passo e tiro" da manuale, e altra roba di tecnica pura. Più una stoppata a Williams che non ha senso logico, se si guarda il fisico dell'americana e quello suo. E' talento, quello. In più c'è una testa da paura, per cui la tipa ha sempre la stessa espressione d'assoluta nonchalance, sia che maciulli malcapitate coetanee, sia che se la veda con americane tutte muscoli e professioniste da una decina d'anni. E poi, ogni volta che la vedi sembra migliorata rispetto alla volta prima.
C'è da verificare se nell'economia della stagione questo ribaltamento gerarchico per cui la top americana ti fa 1 punto e la teenager 21 sia giovevole a Costa, ma per l'intanto è un trionfo del vivaio masnaghese, che in 3 anni ha portato una sua ragazza dall'Under 13 al ventello in A1 contro un'avversaria da metà alta di classifica.

Sul fronte Geas va apprezzata Verona, che dopo aver preso scudisciate dall'indemoniata Villa, roba che poteva abbattere l'autostima, s'è confermata agonista di vaglia (giacché se non lo sei non vinci un Europeo U20 col canestro decisivo) e ha segnato 7 punti con l'aggiunta di due assist nel momento cruciale dell'ultimo quarto. Brunner un martello (4/6 sia da 2 che da 3) rilevando il testimone da Williams che aveva dominato il primo tempo; Arturi garanzia di saggezza, Ercoli ha fatto il suo, non bene le altre (Oroszova out dopo un contrasto duro, ma non stava combinando granché). Panzera non so se avesse problemi fisici, ma è risultata inconsistente come mai m'era capitato di vederla (0 punti con 0/4 e 5 perse in 22 minuti).
Per Costa, di quelle finora non nominate, non m'è spiaciuta Spinelli, anche se è calata alla distanza, mentre Pavel ha fatto cose discrete, ma s'è anche mangiata canestri da sotto, come già l'avevo vista fare in partite precedenti.

Certo sarebbe stato epocale, considerando la (sana) rivalità tra i vivai delle due società nell'ultimo decennio, se Costa avesse vinto il derbissimo con mvp la propria giocatrice più giovane. Ma già così ha avuto una bella cassa (di risonanza), visto che si parla più della prestazione della bebè che dell'esito della partita.

Certo ne è passata d'acqua sotto i ponti da quando, a inizio decennio, il Geas prestò le sue giovani a Costa per fare la B1 (o A3 che dir si voglia). Nelle prime 7 giornate, Costa ha già dato minuti veri (cioè a partite pienamente aperte) a 7 giovani del suo vivaio (dal 2001 al 2004), per un totale di 387 minuti e 93 punti realizzati.

I dati del Geas al riguardo sono concentrati appunto nella Panzera Rosa, che consta di 193 minuti per 62 punti; a parte lei sono stati concessi 3 minuti totali a due giovani, per 2 punti realizzati.

Certamente bisogna tener conto degli obiettivi diversi di classifica, giacché il Geas lotta intorno alla quinta-sesta piazza e Costa per salvarsi. Chissà se il fu utente Duepuntozero, il quale tre stagioni fa, quando le due compagini duellavano in A2, si professava sicuro che Costa avesse un budget quadruplo di quello del Geas, ora farebbe gli stessi conti. Presumo di no.

Il vento magari cambierà nuovamente in futuro. Sta di fatto che al momento un genitore ambizioso di una figlia di talento, osservando dall'esterno, potrebbe dire: "Figa, a Costa anche senza bisogno di essere fenomeni assoluti alla Panzera ti fanno giocare sul serio in A1".
Anche se, per la verità, dopo i due recenti casi di trasferimento di talenti da Sesto a Costa (Spinelli, che era in campo sabato e ha segnato 7 punti, e Toffali), quest'estate s'è verificata un'inversione direzionale, con la quotata 2003 Valli che ha lasciato le colline brianzole per le distese post-industriali dell'ex Stalingrado d'Italia. E' stata proprio l'annata 2003 a segnare il passaggio di testimone nella leadership lombarda. Sì, anche la 2002 a livello di talenti; ma come risultati fu la '03 a strappare lo scettro con il famoso scudetto U14 del 2017. Con l'aiuto delle 2004 di cui le Villa sono simbolo pregnante, in quanto essendo residenti a Lissone avrebbero potuto portare i loro talenti a Sesto e invece hanno preso direzione nord.
La presidenza Nonino darà nuovo impulso a un vivaio non certo inaridito ma al momento surclassato da quello di Costa?
L'aver mandato le giovani in B a Bresso potrebbe essere il segnale di voler accelerare la loro maturazione per il futuro della prima squadra sestese. Da buon amante delle grappe, Nonino proverà a distillare una nuova epoca giovanile nel segno del Geas.

sabato 16 novembre 2019

Champions Cup U16: Costa battuta in finale

Stavolta non ce n'è: 45-84 per lo Spartak.
Vedremo dai commenti se è stata più una prova mostruosa delle russe o una sottotono delle masnaghesi, rispetto alla vittoria nel girone. Diciamo che contro il top del top (ma in Italia quante ce n'è? Forse nessuno) riemerge il piccolo difetto dell'annata 2004 di Costa, cioè di avere un certo dislivello dietro le Villa e la terza punta (che in questo caso è Caloro al posto della Barzaghi d'un tempo).

Mat. Villa premiata come mvp del torneo. Inserimento di Osazuwa fra le menzioni d'onore e non di Eleo.Villa, scelta bizzarra a guardar le cifre ma non avendo potuto visionare bisogna fidarsi dei giudizi della commissione...

giovedì 14 novembre 2019

Nazionale: dopo la sconfitta con la Rep. Ceca

Ahò, oggi male, ma anche con Crespi abbiamo perso malamente la prima in casa e poi ci siamo qualificati (vedo ora che l'ha appena ricordato l'utente Pierpa).
Rimpiangere Crespi ormai non ha senso, dopo il caso Masciadri aveva tutto e tutti contro, a meno di un grande risultato agli Europei che non è giunto, anzi è giunto un passo del gambero.

Serve a poco il classico “toto nomi” che scatta a ogni sconfitta della Nazionale (in qualsiasi sport). In cui sembra sempre che chi è andato in campo sia una chiavica mentre gli assenti avrebbero salvato la patria ma per misterioso buio mentale del c.t. di turno non sono stati chiamati.

In una situazione in cui ci si ritrova a giocare una partita ufficiale senza aver potuto preparare nulla, è inevitabile che si riparta dalle solite note. Far bene uno scorcio di campionato non è sufficiente a dare garanzie di rendimento in un contesto completamente diverso.
Il problema è che chiami Tizia o chiami Caia, la mediocrità sostanziale rimane. Non è che si faccia schifo, ma si resta a metà del guado, con l’eterno problema delle lunghe, che ci costringe a un non-gioco perimetrale in cui si tira sovente al piccione, ma non per cattiva volontà, bensì perché se dai la palla dentro finisce che te la ricacciano fuori senza nulla di costruito.

mercoledì 13 novembre 2019

Champions Cup U16 - commento sulle gemelle Villa

Penso che l'Unione Europea su reclamo delle avversarie di Costa farà una legge che impone al massimo una Villa in campo per volta. Giocare contro ambo insieme, a livello giovanile (vedremo in futuro se anche in senior), è come avere a che fare con 4 avversarie.

Cioè, difficile oggettivare la cosa ma la sensazione è diversa da quando si ha a che fare con le normali (si fa per dire) giocatrici di talento. C'è qualcosa di quantitativamente abnorme nella loro produzione, più la gemellarità che si sostiene a vicenda.

PS: provo a spiegarmi meglio. In 15 anni che seguo il femminile ho visto, ovviamente, tanti talenti giovanili. Anche superiori alle Villa. Ho visto Zanda ragazzina librarsi nell'etere con il suo jumper scolpito da Michelangelo. Tempo prima vidi Martina Crippa che travolgeva le avversarie come Obelix coi romani.
Ho visto, di recente, Panzera 14enne, ho visto Zanardi. Ho visto anche perdere le Villa, in partite importanti come la finale regionale Join U13 o la finale scudetto U14.

Ma non ho mai visto due macchine del genere, nel senso di due che mi dessero questa doppia sensazione:
- a) che potrebbero giocare 100 partite a stagione, da 100 minuti l'una, totale 10.000 minuti, e giocherebbero con la stessa intensità e la stessa voglia ogni singolo minuto di quei 10.000. E non avrebbero nemmeno l'aria stanca, alla fine.
b) se le facessero giocare ora in Wnba, ovviamente le asfalterebbero, ma loro entrerebbero in campo con la stessa faccia, e farebbero lo stesso gioco, di quando affrontano le coetanee.

E’ proprio questo che le rende macchine. Zandalasini, il massimo esempio di talento giovanile nell’ultimo decennio in Lombardia, si limitava a distillare divinità quando era strettamente necessario. Anche le altre big giovanili ogni tanto si concedono pause. Persino di Dio si racconta che il settimo giorno si riposò.

Le Villa, invece, che siano in A1, punto a punto, contro un’americana (per ora solo Matilde, ok) o nelle giovanili sul +90 a 30 secondi dalla fine contro un’onesta ragazzotta dell’Elite lombarda, saranno sempre lì ad aggredirla per rubar palla e poi schizzare come un flipper a tutto campo.

A volte ho il sospetto che le abbia create in laboratorio Bicio Ranieri, novello Frankenstein, perché sono l’incarnazione dello stile di gioco che Costa ha fabbricato in questi ultimi anni. Non solo per l'aggressione e ripartenza a tutto campo, ma anche per il prendersi tiri a difesa schierata senza remora alcuna alla prima opportunità utile.
Le altre loro giocatrici “si conformano” a quello stile, le Villa “sono” quello stile.

sabato 2 novembre 2019

[A1] Resoconto di Costa-Broni

Sono tornato un'ora fa dalla partita in questione, appunto il derby longobardo Costa-Broni, e sì, l'estrema sintesi è che nel momento più buio, con la sua squadra a -11 intorno al 7' del terzo quarto, il coach casalingo Seletti ha avuto il coraggio (che rischiava d'esser definito follia in caso di sconfitta, e invece merita l'etichetta di colpo di genio) di togliere Jori Davis e Giulia Rulli per mettere Matilde Villa e Martina Spinelli (poco dopo rilevata da Allievi). Si tenga presente che Davis ha sciorinato una prova da 19 punti e 6 assist in 21 minuti, cioè non è che stesse giocando malaccio; Rulli un po' spenta ma pur sempre una colonna della squadra. Ebbene, com'è come non è, dopo quella mossa Costa ha recuperato tutto e ha vinto in volata.
Seletti ha tenuto il quintetto Baldelli-Frost-Pavel-Villa-Allievi (14 punti a testa per le prime tre, determinanti) per tutto l'ultimo quarto, salvo il cambio Allievi-Davis a -1'20" dalla fine; l'americana è stata poi cruciale con una tripla, un assist e due liberi nell'8-0 che ha ribaltato la tripla di Spreafico potenzialmente decisiva a -1'20".

Ma tutta la partita è stata imprevedibile, con una serie di parziali e controparziali:
- 13 a 3 per Costa all'inizio
- 2 a 19 per Broni nella parte centrale del 2° quarto
- 9 a 0 per Costa tra prima e dopo l'intervallo
- 6 a 18 per Broni nella parte centrale del 3° quarto (per il max vantaggio come detto sul 45-56 al 27')
- 18 a 4 per Costa per il sorpasso, 63-60 a 3'30" dalla fine
- 2 a 7 per Broni, ultimo vantaggio ospite sul 65-67
- 8 a 0 finale per Costa

Broni ha la valida attenuante dell'indisponibilità di Tikvic, ma la partita l'aveva in mano, e se l'è fatta sfilare appunto dal quintetto "alternativo" di Seletti. Costa non è riuscita ad evitare quei momentacci di crisi soprattutto difensiva che l'avevano zavorrata nelle prime 4 partite, ma stavolta li ha vissuti in tempo utile per potersi riprendere (cioè non alla fine ma nella parte centrale), ed è arrivata in fondo con più energie. Grande carica collettiva e anche grande spinta dal pubblico. I Viking bronesi, sarà che ero seduto dalla parte opposta, ma mi son parsi un po' più fiacchi del solito. Non ho visto il grande capo Gregory alla loro guida.

sabato 19 ottobre 2019

[A1] Resoconto di Costa-Lucca

Sono appena tornato dalla collinare località di Costa Masnaga, dove tornava la luminosa ribalta dell'A1 dopo 23 anni e mezzo. Pubblico stimabile fra le 350 e le 400 unità (non strabocchevole come nella finale-promozione di maggio, ma posti esauriti con una settantina in piedi; ingresso gratuito come ai tempi dell'A2).

Partita divertente, ed è già qualcosa; potevano starci anche le emozioni fino all'ultimo, ma dopo 3 quarti di testa a testa, nell'ultimo si è sciolta Costa almeno quanto si è scatenata Lucca, e il parzialaccio di 9-37 ha prodotto un punteggio finale di 73-97 che mal fotografa ciò ch'era stata gran parte della gara, e cioè un duello alla pari.
D'altra parte, se in una gara di corsa tu stai spalla a spalla col primo ma poi nell'ultimo chilometro cedi di schianto, vuol dire che ti manca la durata necessaria; e purtroppo bisogna giudicare il distacco finale, non quello all'intertempo.
Il problema è che Costa perde di 24 in una sera in cui ha tirato con quasi il 50% dal campo, quindi non si può dire che abbia vissuto una serata storta (almeno offensivamente parlando). Ha fatto buone, anche ottime cose.
Jori Davis ha avuto una fiammata d'onnipotenza a inizio 3° quarto in cui ha procacciato un 15-2 praticamente da sola, ribaltando da -8 a +5 il punteggio; alla fine 23 punti ma anche 9 assist.
Rulli produttiva seppur non costante; Spinelli molto concreta; dall'altra 2002 Allevi due bei lampi nel finale dei quarti. Da salto sulla sedia (se fossi stato seduto, ma ero in piedi) la bebè 2004 M. Villa, quando ha ubriacato due volte la difesa toscana, una concludendo con un'entratona di sinistro, l'altra subendo antisportivo da Jeffery. Roba che ti consolerebbe anche se perdessi di 50. Qualcuno dubitava che potesse dire la sua all'Europeo U16, per via del fisico leggero: questa dice la sua in A1, ragaz (pur con tutte le cautele e gli asterischi del caso).
Non bene invece Pavel, troppi sciupi da sotto; Frost ha fatto il suo ma il suo sembra quello di un'attrice non protagonista. Baldelli bene in un frangente (2° quarto), così-così nel resto.

Ma credo fuorviante analizzare chi bene e chi male nella circostanza; in questo momento c'è un problema collettivo in difesa per Costa, che ha incassato sempre più di 80 punti nelle 3 gare sinora giuocate; oggi addirittura 97. Ha fatto zona per tutta la partita, spesso allungata; una scommessa che poteva anche funzionare ma quando Lucca ha scaldato la mano da 3 è calata la notte, con 6 triple nell'ultimo quarto. Tutte prese con spazio dopo una buona circolazione-palla.

Inoltre Costa ha pagato dazio a rimbalzo offensivo (5 contro 11) e ha perso 19 palloni contro 5 recuperi; in poche parole ha avuto molti meno possessi, tant'è che a parità di tiri liberi (23) le lombarde hanno 57 tentativi dal campo, le ospiti 70.

Detto questo, Lucca, vincendo a Broni nel turno scorso, ha dimostrato di potersi confermare nella fascia intorno al 5°-7° posto, quindi il risultato non è certo un'onta per Costa, la quale deve battere le varie Battipaglia, Torino, Palermo, forse Vigarano (e c'è andata vicina alla prima giornata), insomma le rivali-salvezza. Solo che se ne becca 80 alla volta, si condanna a farne 85-90 per vincere, e non è detto che ci riesca.

Sul fronte toscano: Zempare una bestia d'area ma si sapeva (primo tempo 16 punti con 7/7, alla fine 24+10 rimbalzi); Jeffery a sprazzi; Jakubcova evanescente; Ravelli intelligente nel cogliere occasioni senza forzare nulla; Pastrello e Madera imprecise nelle esecuzioni ma presenti e vive nel gioco; Bonasia cresciuta alla distanza. Menzione d'onore per Orsili, che ha dato il cambio di ritmo a Lucca quando è entrata sul finire del 1° quarto e ha messo 11 punti in metà del secondo. Dopo l'estate bi-dorata è palesemente in autostima.

A fine partita spazio per un saluto finale del qui scrivente a Masha Maiorano, antica ispiratrice di questo topic, oggi team manager di Costa.

Wnba: Washington campione

Si è concluso la scorsa settimana il campionato nordamericano di pallacanestro femminile, noto come Wnba.
Peccato che sul canale Sky non siano andate in onda le finali (problemi di diritti?), perché è stata una serie assai combattuta, con punteggioni belli alti, in cui ha prevalso la compagine capitolina di Washington per 3-2 su Connetticù.

Primo titolo per una delle giocatrici più amate sia di qua che di là dell'oceano, Elena Delle Donne, la quale ha stretto i denti contro problemi alla schiena che l'hanno costretta a uscire dopo 3 minuti in gara-2. Già in gara-3 è rientrata. In gara-5 ha segnato 21 punti ma l'mvp è andato alla belga Emma Meesseman, brillante per tutta la serie.
E' una storica prima volta per un'europea come mvp delle finali Wnba; in passato l'unica straniera era stata l'australiana Lorena Di Giacomo (Lauren Jackson).
Connecticut, squadra senza superstars conclamate, ha avuto sugli scudi a turno Courtney Williams e Jonquel Jones soprattutto.

Stagione nel complesso anomala, di transizione, con l'mvp in carica k.o. per infortunio (Breanna Stewart), un'altra delle top 5 assolute fuori per anno sabbatico (Maya Moore), altre che si son viste poco o nulla (Diana Taurasi), altre che si sono ritirate nei mesi precedenti (Whalen, Pondexter), altre che pur giocando da par loro hanno fatto notizia soprattutto per aspetti extratecnici (Brittney Griner un rissone con minaccia di andarsene dalla Lega perché si è sentita vessata dal provvedimento disciplinare; Lizzona Cambage che ha ammesso di soffrire di depressione).
Non stupisce che nel quintetto ideale della stagione, 3 su 5 erano alla loro prima volta in questo nobile consesso (Vandersloot, Gray, Howard) insieme alle più solite Delle Donne (mvp) e Griner.

Insomma un calderone che ha favorito il livellamento, ma Washington è stata la migliore per tutta la stagione, quindi ineccepibile il suo trionfo.

Nel consueto bilancio sul seguito della Lega, che è sempre in bilico tra l'accettabile e il deludente, si registra una leggera diminuzione della media-spettatori, da 6769 dello scorso anno a 6535, in gran parte dovuta alla scelta di alcune squadre, tra cui la stessa Washington, di giocare in palazzetti piccoli anziché le maxi-arene da 15-20.000. New York addirittura ha un micro-impianto da 2200 posti (roba da campionato italiano...). Los Angeles la migliore con oltre 11.000 spettatori a partita.
La percentuale di riempimento degli impianti risulta di oltre l'80%, certo non bassa. Abbastanza evidentemente la Lega non sta puntando ormai sulle grandi affluenze quanto su un miglioramento di copertura e seguito tv, e lì sembra che le notizie siano di segno discretamente positivo.

Insomma per ora la Wnba non chiude bottega... Anzi, magari, vista l'incazzatura dei cinesi con l'Nba, potrebbe sostituirsi alla controparte maschile nei cuori dei permalosi asiatici, sebbene ci sia qualche dubbio sulla fattibilità dell'operazione. Non risulta comunque che qualche esponente Wnba abbia esternato sulla ribellione di Hong Kong, o presumibilmente se l'ha fatto non se n'è accorto nessuno.

domenica 13 ottobre 2019

Supercoppa italiana: vince Schio

Ragusa domina la prima semifinale di Minicoppa: 65-38 sul Geas.

Schio piega Venezia 67-63 con 22 di Gruda. Ennesima riedizione di Schio vs Ragusa.

Finale di Supercoppa: vince Schio 61-54 su Ragù. Trofeo numero mille per le scledenzi. Partita che sembrava sepolta nel primo tempo con Ragusa miserabile in attacco (30-13 al 18esimo circa), poi in qualche modo si è ravvivata.
Migliore in campo la tv: il collegamento si è interrotto solo due volte; la seconda a 6 minuti dalla fine; quando è tornata la linea c'era Schio che festeggiava la vittoria.
In generale, non so se è un problema del mio televisore ma le immagini sembrano filmati amatoriali, i movimenti delle giocatrici sembrano a scatti e goffi.

Schio ha vinto le ultime 9 Supercoppe; 7 delle ultime 10 Coppe Italia; 6 degli ultimi 7 scudetti (o 7 degli ultimi 9 se si preferisce). Questo era l'ultimo trofeo in palio nel decennio 2010-19, che non ha brillato per varietà.

domenica 6 ottobre 2019

Opening Day A1: Vigarano batte Costa

Scoppiettante Vigarano-Costa. Gioco garibaldino fra due teams con panchine farcite di giovani. La più baby di tutte, quasi mi commuovevo vedendola esordire, era la gemella-senza-gemella Matilde Villa, 15 anni non ancora compiuti. La matricola brianzola comanda a lungo, poi le ferraresi si rimettono in carreggiata con un 3° quarto da 31 punti; si decide tutto nell'ultimo minuto con un 7-0 per Viga, complici un buco difensivo su un'entrata di Attura e un rimbalzo sfuggito su tiro libero sbagliato da Bolden. In prospettiva possono essere già 2 punti-salvezza di pregio, ma con 26 giornate, a differenza degli ultimi anni, il peso della singola partita diminuisce.
Servirebbe l'aiuto del Kaysay dei bei tempi per sapere se l'esordio di Matilde Villa (14 anni, 9 mesi e 28 giorni se non erro, essendo nata il 9/12/04) è il più precoce di sempre in A1, almeno in epoca recente. (Risposta: Carangelo esordì il 8/10/06 giocando 19 minuti a 14 anni, 7 mesi e 26 gg. Ma Elena Bestagno: 14 anni, 1 mese e 15 giorni quando giocò un minuto contro Ribera nel gennaio '06.

domenica 7 luglio 2019

Europei: semifinali e finale

Se due anni fa era lecito il dibattito sull'antisportivo di Zandalasini, che ci fosse o meno, che il suo intervento fosse pulito o scomposto, l'antisportivo di Dabovic su Ndour ieri sera è spiegabile solo con un attacco di follia pura nella psiche della giocatrice. Una specie di colpo di karate a gioco già fermato dagli arbitri, davanti ai loro occhi, nel momento migliore per la Serbia e auto-escludendosi dalla partita col 5° fallo. Clamoroso per una come lei.

Devastante Spagna, la Francia perde la quarta finale di fila.

sabato 6 luglio 2019

Europei: commento alle semifinali

(pubblicato su Basketforum)

Si sono disputate nell'ormai tramontato sabato le semifinali di Eurobasket Women 2019.

- Un prologo non irrilevante s'è avuto nel pomeriggio, con gli spareggi per l'accesso ai Preolimpici 2020. Se li sono aggiudicati Belgio (con agio sull'Ungheria) e Svezia (di misura sulla Russia). Risultati che squalificano vieppiù la qualità dell'Europeo azzurro: come si nota, le due che c'hanno fatto piangere sono state tagliate fuori dalle prime 6.
In poche parole abbiamo perso contro compagini rivelatesi mediocri, o quantomeno non siderali. Sull'Ungheria poco da stupirsi (col Belgio, per quanto quest'ultimo abbia complessivamente deluso, c'era poco da fare), sulla Russia c'è stata una sopravvalutazione, anche mia, giacché era ritenuta da medaglia o dintorni, ma la modestia del reparto perimetrale è emersa in modo imbarazzante.

- Nella prima semifinale, s'impone da pronostico la Francia sulla Gran Bretagna. Ma non certo passeggiando come si poteva ipotizzare. Nemmeno, per la verità, rischiando seriamente di perdere, giacché, dopo il 34-34 all'intertempo, nella ripresa il mini-allungo transalpino era già il vantaggio definitivo, mai colmato dalle soggette alla Brexit. Le quali peraltro meritano applausi per la tenacia nello stare aggrappate alla partita nonostante il (relativo) tradimento della stella Fagbenle, che dopo aver dominato in lungo e in largo l'Europeo s'è fermata a 10 punti con poche iniziative. Certo, contro il pacchetto-lunghe della Francia era tutto più difficile ma è parsa rinunciataria. Più in generale, applausi alla GBR per aver prodotto una squadra da semifinale europea in un paese dove il basket conta meno del tiro allo schioppo da noi: con tanti saluti all'alibi sovente accampato dalle nostre parti, sulla carenza di tesserate, la pallavolo che ci svernicia eccetera. Un movimento cestistico di nulla tradizione e nullo seguito è arrivato dove noi non giungiamo da 24 anni.
Per la Francia, invece, che ha tradizione, un seguito apprezzabile e quant'altro, trattasi della quarta finale consecutiva; l'unico problema è che le tre precedenti le ha perse. Fare poker sarebbe spiacevole, anche se, nella nostra miseria, ovviamente pagheremmo per farne anche sei o sette, di finali perse in filotto. Dopo la super-Gruda del quarto col Belgio, stavolta è stata l'estrosa biondina Johannès a far la differenza con le sue maggiche sospensioni in precario equilibrio. Non è stata una prestazione da urlo, a livello collettivo, ma ipotizzo che dopo aver speso molto col Belgio, e in prospettiva di dover spendere tutto in finale, le suddite di Macron (sarebbe figo se come sponsor tecnico avessero la Macron, tra parentesi; ma non credo) abbiano consciamente tenuto un po' di freno a manopola in questa circostanza, confidando di poter tenere a bada le inferiori albioniche. I conti potrebbero tornare domani, ma vedremo.

- Nell'altra, e più attesa, semifinale, la Spagna dimostra cosa sia l'abitudine a vincere, spezzando i sogni delle serbe dinnanzi a 7200 spettatori (cifra ufficiale, non so se magari con qualche imbucato da aggiungere). Da ricordare che la Spagna gioca senza la stella Torrens, più, volendo, la naturalizzata Lyttle anche se la sua presenza escluderebbe l'ormai quasi altrettanto valida Ndour. Dettagli a parte, le iberiche approfittavano d'un'apparente tensione delle titolari serbe, che attanagliava in particolare Petrovic e Dabovic, andando in fuga nel primo quarto e mantenendo un discreto margine nel secondo e nel terzo. Nell'ultimo, più per gasamento emotivo che per una serata sopraffina (bene comunque Milovanovic alias Brooks e, dalla panchina, Butulija e Stankovic), le casalinghe raggiungevano e sorpassavano le blasonate rivali. Si era sul 66-64 Serbia a 3 minuti dalla fine.
A quel punto accadeva l'imponderabile. Su un'azione a centro area di Ndour, dopo che era già stato fischiato fallo alla difesa, Dabovic si produceva in uno sconsiderato colpo di karate (o comunque con la mano di taglio) sull'ibero-senegalese, non so per quali conti da regolare in maniera primitiva. Antisportivo e quinto fallo. La follia più totale. Da quel momento la Serbia si paralizzava, non segnando più, ma proprio tirando da cani, come in stato di shock. La Spagna ringraziava, col cinismo di chi ne ha vinte tante in situazioni critiche, e la portava a casa, 66-71.
Serbia che getta l'occasione di una finale davanti al proprio popolo; ma per quanto ho visto in questa decina di giorni, credo che le discepole della figlia del grande Bozo siano giunte in flessione rispetto ai giorni gloriosi dell'oro 2015: gli elementi migliori ormai sono sulla trentina e hanno mostrato in parte la corda. Aver vinto con Bielorussia, Russia e Belgio sempre in volata è stato grasso che cola. Se domani le serbe perdono il bronzo contro le britanniche sarà un flop ma, a ben vedere, potevano essere già fuori, se giravano storte le prime giornate.

L'adagio Franza o Spagna, purché se magna, è quantomai valido nell'occasione; sembra la solita eterna solfa ma in realtà è solo la terza volta che le due s'incontrano in finale (nelle ultime 4 edizioni, peraltro). Un po' come Lakers-Celtics degli anni '80: sembrava s'affrontassero tutti gli anni per l'anello ma in realtà avvenne solo tre volte. Nessuna delle due immagino sia granché simpatica dalle nostre parti ma le migliori sono loro, non c'è da opinare. Sia come squadre odierne, sia come movimenti nel loro complesso. Le altre nazioni vivono di cicli, annate buone alternate ad altre di siccità; loro in tutte le categorie sono sempre al top. Magari in futuro la pestilenza calcistica che le ha contagiate di recente produrrà un calo di vocazioni cestistiche e s'indeboliranno; ma se sarà, non si vedrà prima di 5, forse 10 anni.

venerdì 5 luglio 2019

La laurea di Keys (anziché giocare)

Siamo in una situazione sociale per cui una delle lunghe che avrebbe fatto assai comodo alle nostre ha ritenuto più utile per il suo futuro prendersi la laurea anziché il pass per le Olimpiadi 2020...

Nazionale: una storia mediocre

Comincio a inquietarmi, perché ormai doveva essere giunta la nostra ora, visto che le '92-93, le quali inaugurarono la nostra rifioritura giovanile, sono ormai nell'età ideale, e invece nulla, siamo allo stallo. Non al cesso totale, perché c'è anche chi non si qualifica agli Europei o chi esce al primo turno, ma nel limbo.

A dirla tutta, non è che la nostra nazionale abbia avuto una storia granché gloriosa. A parte l'oro pionieristico del '38, come si vede dal palmarès c'è solo il bronzo del '74 (a Cagliari) e l'argento del '95. Arrivavamo un po' meglio di adesso perché c'erano meno paesi in ballo: l'Urss ti demoliva ma era una sola, la Jugoslavia era unita, altre nazioni erano all'età della pietra. Le delusioni erano la norma, giacché a quei tempi arrivare quinte o settime era quasi uguale ad arrivare ultime fra le cestisticamente evolute.

E' chiaro che non si pretende una medaglia ogni edizione, perché non è mai stato nelle nostre corde; però si riusciva, non di rado, ad andare a Mondiali e Olimpiadi, sino a metà anni '90. E' la sommatoria tra digiuno di medaglie europee e sistematiche mancate qualificazioni agli eventi intercontinentali che dura da un tempo inconcepibile. In pratica da 24 anni ogni volta che c'è una partita decisiva per un obiettivo (salvo quelle di qualificazione agli Europei) la falliamo. Se poi per spiegarlo vogliamo far credere che Macchi o Masciadri o Betta Moro fallivano per carenza di fondamentali...

giovedì 4 luglio 2019

Europei: commento quarti di finale

(pubblicato su Basketforum)

Disputati giovedì i quarti di finale di Eurobasket donne.

- Per Cenerentola Gran Bretagna non suona ancora la mezzanotte. Batte l'Ungheria 62-59 e va in semifinale. Per uno sport misconosciuto in terra d'Oltremanica (tanto più mentre sono in corso Mondiale di calciodonne, Wimbledon e Mondiale di cricket) è un risultato straordinario. La messia britannica è la nigerio-americana Fagbenle, 29 punti contro l'Ungheria che dunque perde a sua volta l'occasione della vita, quella che avremmo potuto cogliere noi al posto delle magiare se solo le avessimo battute nel girone.

- La Spagna fa pizzette della Russia, nostra giustiziera: 78-54. Probabile che avremmo fatto la stessa fine, se non peggio, ma valeva la pena di farla, visto che poi ci saremmo almeno giocati lo spareggio-Preolimpico. Uno squadrone contro una squadra media, questo è stato il confronto. Ndour, 24 punti, domina il duello con Vadeeva rimandandola alla prossima edizione quando la bebè-prodigio russa avrà ben 22 anni e mezzo (e sarà già al quarto Europeo).

- In una possibile finale (o quantomeno semifinale) anticipata, la Francia uccella il Belgio, 84-80 previo overtempo, dopo che le vallon-fiamminghe avevano ribaltato l'iniziale predominio delle galle. A un minuto o poco più dal termine, la situazione sembra in mano a Meesseman e compagne, fra cui spicca l'utilissima spallelarghe Linskens, ma tra tiri liberi sciupati e un andare a farfalle in difesa nell'azione decisiva, il Belgio concede il pareggio con una tripla di Hartley a -10 secondi. Nell'overtime continua a dominare la scledense Gruda (33 punti) mentre Meesseman esce per falli ed esce di scena. Un Belgio che è entrato papa ma esce cardinale da questo Europeo, con appena 2 vittorie in 5 partite (per la verità può ancora conquistare il Preolimpico ma è un'altra corsa). Ora la Francia sembra avere un canale diretto verso la finale (sarebbe la quinta consecutiva), trovando la Gran Bretagna nel derby della Manica. La perfida Albione dovrebbe vieppiù superarsi.

- Davanti a circa 6000 spettatori (pochi se fossero maschi, tanti per gli attuali chiari di luna femminili) la Serbia s'esalta anziché paralizzarsi per la pressione, e salta sopra la Svezia come un materasso molle e privo d'ogni resistenza: 87-49. Sabato, contro la Spagna, si capirà se è vera gloria quella delle slave, anche se avendo già battuto Russia e soprattutto Belgio, non si può dire che abbiano avuto la strada spianata sinora.

martedì 2 luglio 2019

Europei - l'eliminazione dell'Italia

Tutto è perduto, perduto è tutto.
Siamo fuori dagli Europei e dalle Olimpiadi 2020, battuti dalla Russia 54-63 nello spareggio. Sui social la foto simbolo è Zandalasini in lacrime. Come 2 anni fa ma senza poter recriminare su un torto arbitrale. Ci siamo sciolti sul più bello. Tutto qui.
Sono in poltrona, davanti alla tv, a notte fonda, riguardando pezzi di partita cercando di reprimere la depressione, perché poi ho da scrivere le cronache quotidiane di Binzago.
L'ultima del girone, con la Slovenia, era stata incoraggiante. Vittoria netta contro una squadra che aveva fatto soffrire l'Ungheria e che poi nello spareggio, oggi, stava per farla ancora più grossa, buttando fuori il Belgio, salvo poi commettere erroracci fatali. Contro le slave di confine abbiamo giocato bene, ma s'intuiva che la loro carenza di stazza si sposava bene alle nostre caratteristiche, tant'è che andavamo a segnare da dentro l'area, come non c'era riuscito con l'Ungheria.
E ci toccava la Russia nel "barrage". Devo ammettere che avevo sopravvalutato le suddite di Putin. Pensavo che Vadeeva e Musina bastassero per riportarla a valori da podio, ma non consideravo la mediocrità delle esterne, che riduce anche il potenziale del pacchetto-lunghe, che dev'essere innescato bene. La stessa Vadeeva, pur essendo il solito animale da canestro che si palesò già 4 anni fa da teenager, ha mostrato qualche limite, segnatamente nella gestione dei falli, auto-costringendosi a soste in panchina. E Musina ogni tanto si fa evanescente.
Sicché la Russia nel girone ha ceduto nel finale con Belgio e Serbia, salvandosi nel dentro o fuori con la Bielorussia all'ultima. Certo, però, con Vadeeva, Musina, Maiga e Vieru, sotto canestro c'era da tremare, per noi povere grissine.
Un pizzico d'ottimismo, però, dopo la buona prova con la Slovenia lo nutrivamo.

Seguivo l'andazzo della partita dal torneo di Binzago. Qualcuna delle giocatrici impegnate nella partita in contemporanea mi chiedeva aggiornamenti.
E fino a quasi metà del terzo quarto si sorrideva. L'inizio della partita era stato preoccupante, con Vadeeva che andava a canestro con un certo agio, fendendo la nostra area come temevamo. Poi però avevamo preso bene le misure a lei, quasi annullato Musina e speculato sulla mediocrità delle loro esterne.
Siamo rientrati dall'intervallo alla grande: un 6-0 di André-Zanda-F. Dotto ci portava sul 39-31 al 23'. Certo, nulla di risolutivo ma meglio di così era difficile pretendere, come situazione di punteggio.
Poi improvvisamente la luce si spegne. Nella scatola nera del disastro, penso che ognuno troverà cause diverse. Fatto sta che incassiamo un 7-30 atroce, che distrugge il nostro Europeo. A mio parere la chiave è stata che, di colpo, le esterne russe si sono svegliate dall'inerzia e hanno iniziato a segnare da fuori. A quel punto la nostra coperta difensiva è diventata corta, non potendo più rischiare sul perimetro: e senza raddoppiare sotto, le loro lunghe sfruttavano la superiorità.
In attacco ci siamo disuniti. Nessuna è riuscita a tenere le fila. Tanti tiri affrettati, forse per il panico nel vedere la Russia che ribaltava la partita. Ma così, anziché mettere toppe allargavamo il buco.
Si è arrivati sul 46-61 a 5'30" dalla fine. Lì era chiaro che tutto era andato a puttane, che non avremmo avuto la forza, né tecnica né mentale, di rimontare tutto.
Non sarebbe onesto dire che ci siamo rassegnati. Da lì abbiamo concesso solo 2 punti, ma ne abbiamo segnati 8, attaccando disordinatamente. Un po' una sintesi della partita: una Russia abbordabile, ma non siamo stati capaci di salire a bordo e portare a termine l'assalto.
Zandalasini ha finito con 24 punti, unica in doppia cifra. Numericamente sui livelli dei giorni belli di due anni fa. Sul piano individuale non ha perso il duello con Vadeeva, che ha fatto 19+9 rimbalzi. Certo non è lei a essere mancata: che dire di Sottana, zero punti (era acciaccata); F.Dotto, 6? Qualcosina meglio Penna e André, 8 a testa. Ma il resto poco o nulla. La Russia ha segnato con 11 giocatrici, noi con 7.
E però la stessa Zanda non ha avuto l'effetto trascinante di due anni fa. Una paura mi viene, che col tempo la colga lo stesso male oscuro di Gallinari, il suo equivalente maschile. Cioè uno che resta bellissimo stilisticamente, ma che in qualche modo non riesce a essere decisivo nel risultato di squadra, laddove invece da giovane sembrava un mix perfetto tra estetica e concretezza.
Ma non è solo lei che mi fa vedere inquietanti analogie con l'Italia maschile di quest'epoca. una manciata di canestri meravigliosi, carpiati all'indietro da 7 metri con l'avversario addosso, peccato che l'altra squadra ne segna una manciata e mezza da sotto o da 3 con spazio e fa più punti, anche se con meno stile.

Il c.t. sembra il primo alla sbarra. Chi aveva bile nei confronti di Crespi la sta già sversando sui social, con la solita violenza dei drogati da web, che non considerano la persona reale che sta dietro l'entità astratta cui pensano di rivolgere l'insulto.
Lasciando perdere gli estremisti, è chiaro però che Crespi ha fallito. A sua scusante, continuo a pensare che l'onda lunga del casino di novembre scorso si sia proiettata fino a questo Europeo. Magari inconsciamente; magari se lo chiedessimo alle giocatrici negherebbero convinte. E però, qualcosa s'è spezzato in modo irrimediabile, in quelle settimane.
Certo ora le clip di Sky con le perle di dottrina del c.t. suonano vacue. Progetti abortiti. Le "ragazze in tiro", perché s'era accorto che le italiane tiravano ogni tot secondi mentre il resto del mondo ogni tot (cioè meno tempo, ovvero più di frequente), roba che onestamente c'ho messo un po' a capirla. Alta ingegneria cestistica per poi incartarci come sempre nel momento della verità.
Lo si era pensato un po' tutti, due anni fa, quando fu nominato Crespi: una scommessa a rischio, può funzionare ma si cammina su un filo sottile. Viste le antipatie pregresse che si porta dietro, visto il suo modo particolare d'essere, o gira tutto bene o sarà un fallimento. Alla fine purtroppo, se non sarà tutto da buttare sarà però un'incompiuta.

Non è un fallimento di quelli totali, tragici, catastrofici. Ma è la prospettiva storica a far piangere. Il conto degli anni di vacche magre s'aggiorna ulteriormente. Quasi una litania che ogni volta va peggiorando: "è dal 1996 che non andiamo alle Olimpiadi, è dal 1994 che non andiamo ai Mondiali, è dal 1995 che non vinciamo una medaglia agli Europei".
Mi vengono in mente gli Europei 2007, quelli di Chieti. Macchi con lo sguardo perduto nel vuoto dopo l'eliminazione. E anche lì la sensazione di un cedimento caratteriale. Che poi diventa anche tecnico-tattico, perché appunto si tira a casaccio, si va a farfalle in difesa, eccetera. Di solito mi piace poco metterla sul piano emotivo, quando c’è da spiegare una sconfitta. Un po’ semplicistico. Però cambiano le giocatrici, cambiano i c.t., cambiano le avversarie, ma mi sembra di rivedere lo stesso film ogni volta.
Mettiamola così: abbiamo sistematicamente fallito, negli ultimi 23 anni, le partite più importanti. Ognuno se lo spieghi come vuole. Io dico che se ogni volta puntiamo sulla retorica del cuore, i sentimenti, il video emozionale in cui la giocatrice racconta quanto sono legate eccetera, poi rischia d’essere facile scivolare in una china pericolosa quando la pressione sale.
Dovremo aspettare all’infinito perché giri la ruota?

(* mai pubblicato - doveva essere un capitolo del riassunto lungo dell'estate)

lunedì 1 luglio 2019

U14: Basket Roma, scudetto-thrilling

Sabato 29 giugno ero a una sagra in provincia di Varese, approfittando di una serata di pausa del torneo di Binzago. Caldo sopportabile.
All'ora di cena, ho seguito in streaming, sul cellulare, gli ultimi minuti della finale scudetto Under 14 tra il Basket Roma e Costa.
Finora non avevamo avuto fortuna, quanto a equilibrio nelle finalissime giovanili, quest’anno: finale U18, 3 settimane fa, dominata da Venezia su Costa; finale U16, la scorsa settimana, stravinta da Costa su Brescia. Mettici pure la finale di Coppa Italiana U20: a senso unico per la Reyer su Battipaglia.

Questa partita invece è appassionante: Roma è scappata in fuga con la possente Lucantoni, aveva 12 punti di vantaggio a fine 3° quarto. Ma Costa, come già fatto nei quarti e ancor più in semifinale con Schio, ha rimontato tutto. Anzi, è andata pure avanti di 4, poco fa. Roma però ha reagito, dimostrando a sua volta una gran personalità.
Ora siamo a 2'30" dalla fine e il punteggio è 60-60. Bestiale: lo scudetto, il sogno di un anno di lavoro, diciamo pure di un'intera giovine vita cestistica per queste ragazze, è sospeso esattamente a metà fra le due squadre, che hanno 150 secondi per tirarlo dalla propria parte.
E sono 150 secondi pazzi. Palle perse, errori da sotto, chiusure difensive generosissime che salvano canestri già fatti. Roma sbaglia un pizzico meno e va 62-60 ma la masnaghese Rotta fa 2/2 ai liberi e pareggia a -32".
Le concittadine della Lupa sbagliano da 3: chi strappa il rimbalzo ha il match-point-scudetto nelle sue mani. Ed è Roma a guadagnarsi una nuova chance. Belluzzo subisce fallo e mette un libero: 63-62.
Timeout Costa, azione ben costruita, circolazione-palla e scarico sul perimetro per Cibinetto, una 2006 dal fisico potente, che 3 settimane fa ho visto trascinare Costa U13 al titolo regionale. Tira per lo scudetto. La parabola che seguo sul telefonino dura meno di un secondo ma sembra una vita.
Ferro. Roma prende il rimbalzo e segna un libero allo scadere. Finisce 64-62.
La gioia delle vincitrici e il dolore delle sconfitte, come sempre nel basket giovanile, sono così intensi e spontanei che ti colpiscono forte anche se hai visto la stessa scena mille volte.
In generale sembra una bell’annata, questa 2005. Già coach Lucchesi l’aveva segnalato, commentandomi le finali U16 per l’ultimo numero di Pink Basket: tante 2005 già in evidenza pur contro le più grandi. Zanardi, Lucantoni ma non solo. In effetti il panorama delle 2003 sembra meno esaltante, tant’è che Costa ha dominato in modo fin troppo semplice e a sua volta Brixia con un nucleo di ’04-05 è arrivata in finale con un certo agio.
La capitale certifica la crescita del suo movimento: oltre al Basket Roma, che a maggio ha vinto anche lo scudetto Join the Game U14, c'erano un bel botto di società in queste finali e in quelle U16. Sotto una scorza di disinteresse per il basket, nella capitale c'è passione. Non è la prima volta che si nota, ma nel femminile è eclatante, negli ultimi tempi. Dicono che Roma della Raggi faccia schifo ma non mi pare proprio.
Quanto a Costa, certo oggi è scornata ma una settimana fa ha vinto a mani basse lo scudo U16. La statistica è bestiale: ha fatto 6 finali scudetto in 2 anni (vincendone 3), cioè tutte quelle disponibili, U20 a parte in cui non era iscritta. Ha almeno 4 annate consecutive, dal 2002 al 2005, in cui è al top d'Italia; poi se vinci o perdi la finale per un tiro ti cambia il palmarès (e l'umore) ma non cambia il senso di un lavoro ben fatto, né la prospettiva futura, perlomeno quella che puoi sperare di avere.

domenica 30 giugno 2019

Europei - considerazioni dopo le prime 2 partite

(Pubblico in ritardo queste note, scritte sabato 29, cioè prima della partita vinta oggi con la Slovenia, che nella sostanza cambia poco).

Oggi l'Italcalcio donne è stata eliminata nei quarti di finale dall'Olanda.
Nulla di inatteso: la melma stava montando da tempo. In Italia sembra che il calcio femminile sia nato adesso, ma il Mondiale femminile è un fenomeno da una quindicina d'anni almeno. Questa edizione in Francia fa sui 20.000 spettatori a partita, ma ce ne sono state altre da 25.000 e dintorni. La pestilenza è nata fra Nord Europa (all’incirca Germania, Olanda, paesi scandinavi) e Nord America (Usa, Canada), poi si è espansa nel Centro Europa: già 4 anni fa, per l'edizione 2015 del Mondialdonne, notavamo come in Francia e Spagna ci fosse un preoccupante botto d'interesse. I paesi balcanici (dall’ex Jugoslavia a Grecia e Turchia) per ora sembrano meno toccati, ma in compenso da loro c’è il volley che va bene.
Si è sdoganata pressoché ovunque la perniciosa idea che il calcio donne è calcio a tutti gli effetti. E il calcio è l'unica vera religione di una considerevole fetta di pianeta.
L'Italia sembrava sana, immune dal contagio, con pregiudizi da osteria ben incarnati dal vecchio Tavecchio, il pittoresco presidente Figc. Il calcio sembrava l'ultimo baluardo d'un maschilismo indubbiamente retrogrado, indegno, ma salvifico dalla nostra ottica di poveri cestofili.

Ma poi le cose sono cambiate. Sono entrati i club maschili grossi, dando una nuova dimensione al business prima miserando. Han guardato intorno e han visto che si può generare interesse intorno alla donne, anzi si può catturare una fetta di pubblico che è satura del calcio maschile e delle sue esasperazioni. Propagandare una presunta "versione sana" dello sport pedestre a chi continuamente ciancia d'etica, stigmatizza i miliardi dei calciatori, le storture dello show-business, eccetera.
Con il piatto ben apparecchiato per il botto mediatico delle calciatrici, l'unico antidoto per sgonfiare la bolla era un flop immediato sul campo. "Ma sì, vedrai che non combinano niente, in un girone con Australia e Brasile", mi diceva un conoscente tempo fa.
Si sperava che andasse così, ma preghiere e scongiuri non sono serviti. L’Italia ha battuto l’Australia, una delle favorite, e pure in modo epico, tipo un rigore al 95° minuto dopo aver rimontato da 0-1. Roba da far appassionare chiunque.
Era il 9 giugno, lo stesso giorno in cui, al grattacielo di Regione Lombardia, mi sono gustato la finale regionale U13 al mattino e quella nazionale U18 al pomeriggio. Ma durante la seconda già sentivo che la bella giornata era guasta.
Da allora sono state 3 settimane di tribolo e sofferenza.
Il 5-0 sulla Giamaica è stato celebrato in prima pagina pure dal Corriere della Sera. Roba che un Danilo Gallinari non ha mai avuto in una carriera.
Le grandi penne del giornalismo progressista, tipo Gramellini e Lilli Gruber, hanno celebrato questo calcio femminile come l'ultima Thule dell'umanità, il simbolo dell'emancipazione della donna, l'avvento di una civiltà nuova. Una rivoluzione copernicana in cui, pensate, le donne giocano e gli uomini assistono.
Come se non fossero decenni che nel mondo si celebrano e si seguono straordinarie campionesse. Anzi, persino nella retrograda e patriarcale Italia: Pellegrini, Compagnoni, Simeoni, Belmondo, Pennetta, Schiavone, Goggia, Kostner, Cagnotto, e perché no, Mabel Bocchi, giusto per dire i primi nomi che mi vengono in mente. E nel calcio stesso c'era Carolina Morace, che tutti conoscevano. Dappertutto, già da un pezzo, queste e altre donne, comprese le cestiste di A, B e C, danno spettacolo e molti uomini le guardano beati dalle tribune.
Niente, sembra che solo ora sia nata la donna sportiva italica.
Con la stessa ottusità con cui finora il calcio femminile era misconosciuto, ora lo esaltano saltando sul carro della moda del momento. Viene persino celebrato come un valore aggiunto il fatto che molte delle “starlettes” pedestri siano lesbiche. Quando toccava a noi, si menava scandalo se una giocatrice era fuggita con un’altra e roba simile.

Ho la bile malconcia, ma ancora più soffro nel vedere amici del basket che, lieti e garruli, s'eccitano per le prodezze delle tipe del piede. "E perché no?", dicono. Be', perché quando hai il pollaio già devastato da un tornado, non festeggi se arriva la faina a predarti le ultime galline rimaste. Il tornado ovviamente è stata la pallavolo, che ci ha lasciati con un torsolo di tesserate; la faina è il calcio, che rischia di portarci via pure il resto.
La profezia di Bicio Ranieri m’ossessiona da quando fu vergata su Basketcafè, un paio d’anni or sono. Il patron di Costa, quindi uno che ha il polso concreto della situazione, quando si parlava di sport concorrenti e dell'emergere del calcio, di cui s'intravedevano i primi segnali in Italia, scrisse che in prospettiva era più temibile la pallalpiede che la pallaschiaffa, perché può catturare le tipe che amano il contatto fisico, il dinamismo, la sana ruvidità, ciò che la pallavolo non offre.

Concludo la lunga premessa connettendomi all'argomento del titolo, cioè la Nazionale nostra. Mettendo da parte odii e terrori, bisogna essere obiettivi: le calciatrici si sono guadagnate la grande vetrina (i Mondiali) e l'hanno sfruttata andando oltre le loro possibilità. Hanno fatto imprese.
E' quello che a noi manca. Non da oggi, ma da una ventina d'anni. Siamo ancora in tempo ma non ce n'è molto.
Agli Europei finora abbiamo battuto la Turchia e perso con l'Ungheria. Due partite in volata, una c'è andata bene, l'altra no.
Domani c'è l'ultima della prima fase con la Slovenia, chi vince è secondo, chi perde è terzo. Ma nella sostanza cambia poco: avremo un accoppiamento complicato nel "barrage", alias ottavi, alias spareggio. Tipo la Russia o il Belgio o la Serbia, meno probabile la Bielorussia (che però ha battuto il Belgio: la sottovalutavo), insomma una del gruppo di ferro, dove la terza vale come e più della prima del nostro. E se passiamo c'è la Spagna, a meno che non si suicidi con la Lettonia domani, cosa improbabile.
Mentre se avessimo battuto l'Ungheria, non era ancora primato sicuro ma molto vicino. E da come si sta mettendo il tabellone, era lì il corridoio d'oro che tutti sperano d'infilare: accesso diretto ai quarti contro la vincente di Gran Bretagna-Montenegro, al momento. Un lusso, ma ormai se l'è preso l'Ungheria.
Non è finita ma la sensazione di occasione gettata è forte. Il girone era abbordabilissimo. L'unico dove non c'era nessuno squadrone. Con le discendenti di Attila abbiamo perso 51-59, con un blackout nel 3° quarto che abbiamo recuperato spegnendoci però di nuovo nel finale. Ci han fatto il paiolo le loro due torri d'area, cioè la pennellona di 2.08 Hatar (molto migliorata, bisogna dire) e la possente 1.95 Horti. Poi nel finale anche la loro americana naturalizzata Turner. Ma niente di che. Siamo noi che abbiamo tirato da cani, 17 su 68 dal campo (Zandalasini 3/17), e l'impressione è che sia stata una di quelle partite in cui basterebbe appena un pizzico di più per vincere, e invece ti sfugge via.
Anche con la Turchia non abbiamo giocato bene. L'abbiamo sfangata perché le turche sono declinanti e perché Sottana s'è accesa al momento buono, elevandosi sopra il livello mediocre della partita, e tanto è bastato, con l'aggiunta della solita Crippa tuttofare, roccia in difesa e canestri quando servivano.
Bisogna tener conto che, in un surreale "repeat" di due anni fa, quando le turche ci scassarono Macchi, stavolta è andata k.o. Fra' Dotto. Per fortuna non si è rivelato grave, però rischiavamo di essere zero su due a questo punto.
Non sono rassegnato ma nemmeno ottimista.

Mi pare che anche tra forum e socials l'umore sia tetro. Un po' dipende da Crespi, che non è simpatico al popolo come lo era Capobianco.
Un po' perché due anni fa s'erano tutti esaltati per le magie di Zanda, mentre ora sembra Superman con la kryptonite.
Poi, come al solito, c’è chi evoca le tipe rimaste a casa. Consolini, soprattutto; anche Bestagno. O invoca l’uso di chi non sta venendo utilizzata: De Pretto, ad esempio. Sono sempre scettico su discorsi del genere. Sì, è vero, sono ragazze che magari han fatto vedere, nell’ultima stagione, cose migliori di chi sta trovando minuti abbondanti in questo Europeo. Ma la Nazionale dev’essere una squadra, non la collezione delle più forti del momento.
Carletto Vignati, ai tempi in cui ho lavorato con lui per mettere nero su bianco i suoi ricordi, mi raccontava un concetto di Azeglio Maumary (lo storico patron Geas e magnate dell'edilizia) che mi è sempre parso azzeccato: fare una squadra è come piastrellare un pavimento; dopo che hai scelto i pezzi centrali, il resto lo prendi in modo che s’incastri bene con i primi.
Fuor di metafora: l’ossatura della squadra è fatta dalle 5 o 6 indispensabili; le altre si scelgono in modo che si completino bene con loro. Se Gina è più forte di Pina ma si completa meno bene con Zanda, Sottana, Dotto eccetera, un c.t. chiama Pina e non Gina. "Ma è solo un pretesto che un c.t. usa per fare scelte arbitrarie", è l'obiezione. Ma se anche fosse? Nel nostro caso le varie "Gina" sono giocatrici onestissime, che però non han mai combinato granché a livello internazionale. Che ci siano o non ci siano cambia poco o nulla nel valore complessivo della squadra.
Il problema non sono le assenti. Il problema è che le presenti non ci offrono garanzie. Le nostre giovini lunghe, Cubaj e André, non stanno demeritando, rispetto alle aspettative; ma logicamente non sono pilastri sicuri su cui poggiare. Le Dotto e Sottana alternano lampi di genio a deragliamenti: non sai mai che carta uscirà dal loro mazzo. Zandalasini? Sembra alla ricerca di un'illuminazione divina che non si manifesta più. Penna non trova la mira e fatica a incidere in altro. Cinili incide in tante cose, la mira l'avrebbe anche, ma come sempre sembra pensare che il mestiere di far punti non le competa. Crippa, già detto, encomiabile, però è giocoforza gregaria. Sintesi? In due partite abbiamo continuamente oscillato fra minuti da applausi e lunghe pause.
Ci vorrebbe, insomma, la capacità - o la fortuna - di trovare al momento buono la continuità e le certezze di cui finora siamo stati privi.

(* Non pubblicato originariamente - era previsto come capitolo del lungo riassunto dell'estate)

mercoledì 26 giugno 2019

Europei - sensazioni alla vigilia

Il tempo del femminile sembra scorrere più veloce di quello del maschile, mi viene da pensare. Non so se è vero. Sta di fatto che mi sembra ieri quando succedeva tutto il casino in Italia-Lettonia, l'antisportivo di Zandalasini, i Mondiali sfumati e tutti che gridavano al complotto. E sembrava che mancasse una vita al momento della rivalsa, due anni.
Invece sono passati in un amen, e tra 24 ore si comincia con gli Europei 2019.

Non è un momento propizio, per catturare l'interesse. Lo è mai, per il nostro femminile? Forse no, ma meno che mai in questi giorni in cui siamo sotto assedio.
Ti abitui a essere sverniciato dalla pallavolo, quasi ti sei assuefatto, rassegnato, messo il cuore in pace. Ed ecco che arriva un altro concorrente, con inattesa veemenza, a lasciarti semisvenuto.
Mannaggia alla Fiba che ha messo gli Europei nostri in contemporanea con gli ultimi 10 giorni del Mondiale pedatorio. Tutti sembrano avere lì la testa. Sarebbe bello sognare di poter replicare, ma la cassa di risonanza sarà minima, con la Nazionale perennemente "in esclusiva su Sky”. Certo, sempre meglio che non essere trasmessi del tutto; non è un evento per cui le maggiori emittenti si scannerebbero; ma mannaggia, la concorrenza diretta va sui primi canali Rai, totalizza milioni di spettatori.
L’idea che tutti possano vedere le schiaffapalla e le pedatrici sulla Rai, mentre solo gli abbonati di Sky potranno vedere le nostre alfiere, non mi dà pace, mi provoca travasi d’ira, voglia d’offendere il primo che trovo, giusto per sfogarmi.
Lo so che ognuno pensa che il proprio sport sia bistrattato, meriti di più eccetera; ma siamo il basket, non la corsa delle rane; non possiamo rassegnarci a essere uno sport di nicchia.
L’altroieri abbiamo subìto il massimo attacco. Italia-Brasile di calcio donne in prima serata su Rai1. Secondo l’auditel è stata vista da 7 milioni e rotti. Temevo anche di peggio; la finale del Mondovolley 2018 l’avevano vista 6 milioni e passa, ed era all’ora di pranzo. Sono comunque numeri boia. In confronto siamo ridicoli: in questi giorni ci sono le finali scudetto maschili, Venezia-Sassari: il top è stato ieri con poco meno di mezzo milione sommando RaiSport ed Eurosport.

Al di là delle cifre, lo si percepisce in giro, in modo poco scientifico ma molto concreto, fiutando l’aria in quel tipo di persone che dello sport seguono solo quel che passa il convento. L’ultima volta che ‘sta gente qui mi ha detto qualcosa di basket è stato circa 15 anni fa per le Olimpiadi di Atene. L’autunno scorso si sono eccitati per le pallavoliste, ora per le calciatrici. Questo è bucare la superficie. Che significa far notare la propria esistenza a chi non fa parte degli adepti: chi può farlo se non la Nazionale? Pallavolo e calcio femminei ci sono riusciti.
Anzi, per la verità ci siamo riusciti anche noi, a bucare la superficie: nel novembre scorso, quando è scoppiato lo scandalo Crespi-Masciadri e siamo finiti sulla "stampa che conta" per il c.t. associato alla giornata contro la violenza sulle donne. Col contributo di componenti dell'ambiente nostro. Un capolavoro di masochismo: immagine del basket femminile gettata nel fango, proprio quando avevamo combinato qualcosa di buono (qualificazione non scontata agli Europei); il generale destabilizzato alla vigilia della battaglia. Come se potessimo permettercelo perché tanto stiamo così bene…

Si potrebbe obiettare che negli ultimi mesi la querelle è caduta nel dimenticatoio, Crespi appare quello di sempre, ci sono i video promozionali di Sky in cui catechizza con le sue teorie innovative, eccetera. Ho qualche dubbio, però, che dietro le apparenze sia tutto come prima, nel rapporto tra lui e la squadra, tra lui e l'entourage eccetera. E’ evidente che Petrucci non ha sostenuto il c.t., il quale ha i giorni contati se non farà chissà cosa all’Europeo, forse anche se farà chissà cosa. Le giocatrici non possono non percepirlo, in aggiunta magari all’idea che Crespi con Masciadri abbia sbagliato.
Cercando di non farsi prendere la mano dal pessimismo, nei valori del campo ci vedo intorno al 6° posto. Le 4 semifinaliste saranno Spagna, Francia, Belgio e Serbia. Oppure la Russia, che vedo molto bene, con Vadeeva e Musina 21enni prodigio pronte a fare già la differenza. Noi possiamo stare subito dietro, con il Preolimpico da prenderci, appunto primi 6 posti, mica impossibile; e magari col corridoio fortunato nel tabellone, chissà, arrivare in semifinale.
Il girone è vincibile: la Turchia è in declino, la Slovenia in ascesa ma acerba, l'Ungheria anche lei in ascesa e anche matura, ma non più forte di noi. Chi arriva primo passa direttamente ai quarti: fondamentale perché vuol dire che anche se perdi hai una seconda chance per il Preolimpico.
Le partite di preparazione non hanno detto molto. Va dato atto che non abbiamo cercato facili vittorie col Lussemburgo o la Scozia, misurandoci con avversarie di livello. Per quel che conta il risultato, più o meno abbiamo perso con chi dovevamo perdere (Belgio, Russia) e vinto con chi dovevamo vincere (Ucraina, Bielorussia). Il problema è che Zandalasini ha saltato due settimane per acciacchi. Potrebbe non essere in condizione; e in ogni caso abbiamo oliato i meccanismi senza la prima punta dell’attacco.
La verità è che due anni fa siamo arrivati a un passo dai Mondiali perché Zanda vide la Madonna per una settimana consecutiva. Se non è in grado di replicare quel livello, e non l'ha fatto nelle due stagioni trascorse nel frattempo, bisogna crescere in qualcos'altro, ma in cosa? Abbiamo perso Ress, che farà solo la telecronista, e sotto canestro ci rimangono Formica e due ragazze di 20 anni, André e Cubaj. Bene per il futuro, ma il presente non ci vede rafforzati nel solito nostro tallone d’Achille. Sul perimetro siamo sempre col duo F. Dotto-Sottana: pregi noti, difetti altrettanto. Forse Romeo, la novità, può portare il tocco in più. Ma temo che le sue caratteristiche siano un duplicato di quelle di altre, anziché un’aggiunta.

E quindi, per chiudere? Siamo sul solito crinale tra mediocrità e buon risultato, appesi a molte variabili. Ma la certezza è che, salvo clamorose imprese delle nostre, l'evento sarà seguito solo dalla nicchia degli appassionati.