La prima partita di una serie, specialmente al meglio delle 5, è la meno decisiva per l'esito finale, ma la più interessante per vedere come impattano le due squadre, soprattutto a livello mentale. In gara-1 di semifinale tra Geas e Taranto ci sorprese notare che le tricolori sembravano più contratte e meno "sul pezzo" rispetto alle debuttanti (a quel livello) di Sesto. Stavolta tutto il contrario: Taranto carica a pallettoni, avanti dall'inizio alla fine (inizio che non abbiamo visto, sciaguratamente, per via del volley che s'è prolungato a oltranza "segando" sulla Rai il primo quarto del basket; e meno male che s'è slittato l'inizio dalle 18 alle 18.15),
e Schio che subisce, rappezzando la situazione un po' di volte (da 26-15 al 13' a 35-35 al 19': secondo quarto di eccellente livello complessivo, va detto; poi ancora nel finale da -12 a -5) ma incassando una sconfitta ultra-meritata, dopo aver dominato i due precedenti di stagione regolare e aver perso solo una volta in tutto l'anno. Insomma, la Taranto di oggi era una lontana parente, ma in positivo, di quella che aprì la serie col Geas, pur vincendola pure là in qualche modo.
Insomma si conferma che Schio, dal punto di vista prettamente tecnico, ne ha di più, nonostante una McCarville a mezzissimo servizio e altre opache (Masciadri, anche per il 4° fallo già al 25'; Cohen; Erkic). E nonostante una Young coi baffi (15 punti con 5/10, 21 di valutazione), che ha ridotto questo gap tecnico con una prestazione da stella Wnba quale effettivamente è, anche se nel secondo tempo è calata, prima di tornare protagonista nel finale con almeno due giocate d'oro: stoppata in contropiede su McCarville (preceduta da un canestro da fuori di Dacic e seguita da una tripla di Greco per un decisivo 63-53 a 5' dalla fine) e canestro su rimbalzo in attacco per il definitivo 68-61 a -17".
--> E allora? Abbastanza lampante: la chiave è stata l'intensità che Taranto c'ha messo, cogliendo un po' imbambolata Schio. C'è da chiedersi se è solo una questione di ruggine dopo 12 giorni di pausa (ma Taranto ne aveva avuti 9, non molti meno) o se rischia di essere il vero tallone d'Achille per Schio: squadra di grande talento, tecnica, completezza, anche fisicità (nonostante McCarville al 50%), ma quanto è stata messa alla prova quest'anno sul piano della lotta nel fango, e del reagire alle difficoltà? Praticamente mai. Forse solo in Eurolega, dove peraltro ha spesso perso nelle situazioni tirate.
Dato-chiave di ciò: 26 recuperi per Taranto contro 10 perse. Indubbiamente quella dei recuperi è un'arma costante per il Cras, che ha prevalso pure sul Geas (altro specialista in materia) su quel terreno, ma che dominasse così sulle palle vaganti con Schio era difficile prevederlo. Il Famila ha fior di trattatrici di palla, anche se in effetti non è la prima volta che ne perde più del lecito. La più costosa, un passaggio gettato alle ortiche da Macchi nell'ultimo minuto. 12 perse tra Macchi e Cohen, un po' troppe.
L'mvp, più che a Young, lo darei a Mahoney (16 in 23' + 4 assist) per aver spaccato la partita (11 punti a cavallo tra 3° e 4° quarto, quando Taranto ha ripreso il largo) e perché, rispetto alla caraibica, ha un maggior impatto trascinante sulla squadra.
Prospettive? Per Taranto, oltre all'1-0, era fondamentale mettere una tarma nel cervello di Schio e sapere di potersela giocare. Che erano un po' gli interrogativi che ci si poneva alla vigilia. Ora s'è avuta la risposta. Però il Famila resta favorito perchè ha pur sempre il fattore-campo e più margini di miglioramento rispetto a oggi.