Ancora sul caso Wabara. La "Provincia di Como" pubblica oggi una lettera di segno opposto a quella di ieri:
"WABARA, IO HO SENTITO QUEGLI INSULTI RAZZISTI" LA TESTIMONIANZA
«Wabara, io ho sentito quegli insulti razzisti»
Caro Direttore, avevo letto e condiviso il suo editoriale in proposito di una settimana fa e non avrei avuto intenzione di aggiungere alcunché, ma vedo apparire ogni giorno interventi " negazionisti", ultimo quello sul giornale di oggi di Mauro Bianchi. Anch'io ero presente ed ho udito molto bene le urla razziste rivolte alla giocatrice: certamente non provenivano da tutto il pubblico, ma da una minoranza, assiepata in particolare dietro il canestro difeso dalla Comense. Io mi trovavo dietro la nostra panchina, seduto non lontano da Viviana Ballabio, quindi non vicinissimo, ma ho udito distintamente le grida: evidentemente non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire! Negare l'evidenza non serve a difendere il buon nome della nostra città e della Comense, anzi è controproducente: occorre invece isolare e condannare gli episodi, sia pur circoscritti, di razzismo. Quanto alla reazione di Wabara, quando ci si sente chiamare "negra di m..., africana torna a casa" e con altri epiteti simili, le reazioni sono comprensibili: io, se chiamato " bianco di m... , europeo torna a casa" ecc., forse mi sarei arrabbiato ancor più di lei. Ricordo chiaramente che poi, uscendo e passando accanto a chi continuava a gridare a partita finita, ho detto loro che tutte le persone vanno rispettate: una ragazza ha detto "ma lei è nata in Italia", come se cambiasse qualcosa! Tanto per ristabilire la verità dei fatti.
Grazie per l'attenzione e cordiali saluti
Claudio Pozzetti e-mail
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