Debora Carangelo, con 24 punti di cui 16 (se non erriamo) nel secondo tempo, condanna Crema non ancora alla retrocessione, ma al secondo turno di playout con Biassono. Non bastano 19 di Caccialanza e 11 di Censini (ma con 5/15, mentre Fumagalli ha fatto 2/10) nella gara-3 persa 62-72 (scarto dilatato nel finale, a 1' dalla fine era -4). Crema che paga ancora le assenze di Frusca e Barbiero, ma è tornata Cerri e comunque a Cervia mancava Morsiani e contro le ragazzine romagnole le cremasche potevano farcela lo stesso.
Ci fa piacere la riscossa della razzente, tascabile, peperina (ecc. ecc.) classe '92 di Cervia dopo i triboli post-infortunio agli Europei U18, ma il basket lombardo è in lutto stretto, perché una tra Crema e Biassono retrocederà sicura, e anche la superstite potrebbe lasciarci la pellazza nel successivo spareggio con chi vince tra Firenze e Rende.Già si sussurra di ripescaggi, ma non capisco bene su quali presupposti, se non eventuali rinunzie di aventi diritto (magari proprio il College Italia di cui si vocifera un abbandono dell'agonismo), oppure, più radicalmente, se passa il correttivo alla riforma di cui si mormora, cioè quello con 3 gironi di A2 da 12, e allora "si potrebbero mangiare anche le fragole" (canterebbe Vasco).
Al netto di codeste grazie di Dio, comunque, la situazione è che la Lombardia si ritroverà con due sole rappresentanti, o addirittura una sola, nella prossima A2, giacché è pressoché impossibile che dalla B ne salga una di rimpiazzo (ci sono 2 promozioni in tutt'Italia). E se Milano e la (speriamo) superstite tra Crema e Biassono non avranno chiari di luna economici migliori, saranno ancora lacrime e sangue.
E' uopo sapere che, se scatta la riforma dei campionati così com'è attualmente programmata, finire (o essere già) in B significa la mummificazione permanente in un maxi-calderone di livello sì rispettabile (almeno nel girone lombardo) ma non certo paragonabile all'A2, giacché ricordiamo che su 132 squadre ne saliranno soltanto 2 in tutta Italia. Ovvero, per salire ti serve una congiunzione astrale che magari passano 100 anni e non si verifica. L'abbiamo già detto che questa è una boiata micidiale? Forse sì, ma ripetiamolo.
Pensare che nel 2006/07, per dire, avemmo Broni quinta, Carugate sesta, il Geas ottavo, Crema undicesima e salva diretta; nel 2007/08 il massimo dello sborrar di gioia,
Abbiam già parlato delle magagne stagionali che hanno portato le 3 alfiere lombarde attuali a terminare tutte in zona playout, magagne per cui il Carangelo della morte è solo l'esecutrice di una sentenza già mezza scritta in partenza.
Ma occorre alzare lo sguardo e notare un dato di fatto: a livello di prime squadre, dietro Geas e Comense (che quest'anno fanno chiudere la Lombardia con un bilancio ampiamente attivo, e chissà se il Geas non ha esaurito le imprese...), s'è creato uno sprofondo, una devastazione. Milano, potenzialmente, può sviluppare qualcosa d'importante se troverà il propellente giusto, diciamo così, e costituire quindi un "terzo polo" di riferimento. Ma resterebbe comunque poco rispetto a una base di giocatrici che, pur essendo la più larga in Italia, ha oggi come oggi (e anche domani come domani) scarsissime possibilità di approdo per una carriera senior di alto livello. Anche perché Sesto e Como, meritoriamente peraltro, le italiane per completare l'organico se le producono in casa propria. Quindi i talenti lombardi, o vanno lì, oppure devono emigrare. Dato che giocare nella "B unica", dove oltretutto né si sale né si scende (e quindi perché una società dovrebbe svenarsi a prendere e pagare troppe giocatrici da fuori?), non sembra prospettarsi come il massimo della realizzazione, per chi ha talento e ambizioni.
Lo stesso vale per le giocatrici già mature, che un tempo s'accasavano nella Carugate o Broni della situazione, oppure Montichiari, mentre oggi devono andare in Liguria o in Abruzzo, come ampiamente successo quest'anno. Nel primo turno di playoff di A2, appena terminato, Gatti e Silva con Chieti han fatto fuori Frantini e Vujovic (più l'infortunata Gorla) della Virtus Spezia; mentre in Sardegna una scatenata Cinzia Arioli ha appena deciso il derby cagliaritano contro Madda Ntumba segnando 30 punti in 31 minuti (con 17/20 ai liberi) nella decisiva gara-3 tra Cus e Virtus. Ci fa piacere che le alfiere nostrane si facciano onore in terra straniera, ma perché non possiamo neanche sperare di riaverle da noi in quanto, anche volessero tornare, non ci sarebbero squadre che le piglino? Ma pure per allenatori, dirigenti ecc. vale il discorso. C'è una terra bruciata che ammorba e allarma.
Nessun commento:
Posta un commento