--> Pubblico: ne ho contati circa 500, più o meno come per gara-3 Geas-Como direi (però qui il numero vale di più perché in quel caso c'era una buona fetta di comaschi). Ancora magliette rosse e palloncini rossi e neri. Grande calore, ovviamente un po' spentosi nel frangente del crollo-Geas, ma alla fine standing ovation per la stagione. Se almeno 300 di questi 500 tornassero sempre per le partite "di routine", l'anno prossimo, sarebbe una bella base da cui partire... ![]()
--> Iaia Zanoni senza mezze misure in questi playoff, almeno dal punto di vista realizzativo. Su 7 partite, ne ha fatte 4 esplosive (due contro Como, due contro Taranto, tutte di fila: un 19, un 18, un 17 e un 20) e 3 del tutto improduttive (due zeri e un 2). Segno che non è ancora a quel livello di gioco in cui sei in grado anche nelle serate di scarsa vena di cavar fuori qualche punto col mestiere e la classe (vedi Mahoney). Ma indubbiamente ha raggiunto in questi playoff una nuova dimensione come giocatrice.
--> Terza finale consecutiva per Taranto, ovvero tutti gli anni dell'era-Ricchini. L'ultima squadra a riuscirci, in quest'epoca senza dinastie, fu la Comense tra il 2001 e il 2004 (quindi 4 volte di fila), vincendo 2 titoli. Schio ha vinto 3 scudetti in 4 anni tra il 2005 e il 2008 ma nel 2007 non arrivò in finale.
--> Non è stata forse la giornata più rosea possibile per Giulia Arturi, per molti versi la più attesa della serata di giovedì. In mattinata aveva appreso di essere l'unica italiana del Geas non convocata nel gruppone azzurro (Wabara, Zanon, Crippa e Zanoni ci sono). Ma probabilmente se l'aspettava: di play veri e propri han chiamato solo Gianolla e Battisodo. Quindi in pratica è stata bruciata da Battisodo, ma salvo imprevisti si trattava solo di una presenza simbolica alla prima scrematura. Ben più importante era il banco di prova di gara-4, difficilissimo per mille motivi che avevamo provato ad analizzare alla vigilia. La sfida è stata impari: Arturi da sola contro il play titolare del Belgio e quello dell'Italia (Wambe-Gianolla ovviamente) in staffetta e pure incazzate dopo il k.o. di gara-3.
--> Alcune cifre rilevanti: rimbalzi in attacco a metà partita, Taranto 10-Geas 4. Recuperi finali, Taranto 21-Geas 13. Eloquente il divario nella valutazione complessiva: 42 Geas, 97 Taranto. Interessante però che già nel 2° quarto, equilibrato per almeno 7 minuti, si sia verificata una spaccatura statistica: 13 Geas, 33 Taranto. Dimostrazione che è stata proprio lì, anche se al 20' era solo +7 nel punteggio, la vera coltellata del Cras.
--> Ma ecco, per chiudere, un lavoretto che presentiamo qui sotto con questa premessa. Abbiamo suddiviso (prendendo spunto da Sergio Tavcar, il celebre telecronista italo-sloveno di Koper-Capodistria) i tiri effettuati da Geas e Taranto tra tiri "aperti" (cioè da smarcati, diciamo un paio di metri di spazio) e "marcati" (cioè con uno o più difensori addosso), distinguendo ulteriormente tra tiri in area, tiri dalla media e tiri da 3 (i tiri liberi sono a parte). Nella seguente tabella ecco il risultato. Sono evidenziati in rosso i dati a nostro parere più eloquenti per fotografare com'è cambiata in modo decisivo la partita tra il 2° e il 3° quarto. Notate in particolare come il Geas nel 1° quarto sia riuscito a far tirare Taranto soprattutto da fuori (dove non ci prendeva), mentre nel 2° e nel 3° si sono rotti gli argini e il Cras ha tirato una valanga di volte da sotto (22 canestri alla fine), mentre Sesto ha avuto in tutta la partita appena 2 tiri da sotto smarcati (quindi praticamente zero contropiedi), e ne ha segnati solo 6 su 19 con la difesa addosso. La scelta di Taranto è stata di non concedere nulla di facile da sotto e dalla media, a costo di rischiare qualcosa sul perimetro. Infatti il Geas s'è retto nel 1° tempo grazie al tiro da 3 che entrava bene. Poi stop. Taranto invece, tanto per non farsi mancare nulla, nell'ultimo quarto ha martellato pure dalla lunga (3/3). Spicca anche che il Cras, tra recuperi e rimbalzi in attacco, ha avuto 10 tentativi dal campo (e 6 liberi) più del Geas.
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