mercoledì 13 aprile 2011

"L'Ordine" usa il caso-Wabara per attaccare chi attacca Berlusconi

Tutto è sempre più folle e surreale. "L'Ordine", quotidiano di zona comasca e di collocazione destrorsa (l'abbiamo già citato qualche giorno fa) così scrive oggi:

Inaccettabile. L'avranno pagata, magari quel fogliaccio criminale de L'Ordine, magari il Caimano in persona, per presidiare il suo Mugello. O forse, anche lei è razzista. Lei è Abiola Wabara, la cestista che si è permessa di contraddire la linea editoriale del Fatto (?) quotidiano a proposito... degli insulti rivolti a Abiola Wabara. Forse non si abbevera alla sacra fonte di Travaglio, forse non legge neanche le lenzuolate sempre più avvitate di Gianni Mura su Repubblica (che ha attaccato con ferocia acritica la Comense mostrando chiaramente di non possedere i dettagli minimi della vicenda), fatto sta che la giocatrice di colore ha scelto di dimorare nella realtà, e non nella sua contraffazione fabbricata dalle penne progressiste.
Abiola s'è presentata in questura a Como, di fronte alla Digos, e, con quel pragmatismo d'atleta che non conosce malizia ideologica, ha ammesso l'inesistenza di cori razzistici durante l'ormai celeberrima partita al Palasampietro. Ha confermato i pochi insulti sbraitati da pochi singoli sbandati del pensiero, gli stessi che L'Ordine ha subito additato come tali, ma ha negato la reiterazione di cori durante la partita. Cioè, ha sfilato il piedistallo su cui s'installavano i colleghi giacobini per incantare conia predica sulla nostra città. Quel sermone fremente a proposito dell'«acqua in bocca sul lago di Como», il paesello xenofobo dove «annega la vicenda capitata a Abiola Wabara», dove vive quell'orco di Pietro Vierchowod che è peggio di Goebbels, perché ha osato collocare il fatterello squallido nell'alveo della stupidità umana.
Insomma, è tutta l'equazione che voleva sintetizzare metafisicamente Como nell'uscita bossiana "Fora dai ball" ad essere scardinata, e proprio dalla supposta vittima del razzismo comasco. Le supposte vittime, come tutte le persone in carne e ossa, ogni tanto intervengono a infrangere i teoremi cucinati in redazione o, peggio, in procura (ma nel caso del Fatto i due termini son sinonimi).
Prendete la cagnara tra comari del paesino che ci ostiniamo a chiamare "processo" Ruby. Un premier occidentale alla sbarra per concussione e prostituzione minorile, senza che ci sia un concusso, e senza che nessuna signora frequentatrice di Arcore (pratica che dovrebbe ancora essere concessa, bigino liberale alla mano) lamenti una qualsiasi forma di sfruttamento, né nessun altro genere di torto, almeno finché si usa come bussola il Codice penale, e non la sharia. Nessuna parte lesa, insomma. Come nella fiction montata attorno alla Como razzista.
Due parole, di una cestista spigolosa ma onesta, e va in fumo il romanzo sul Lario come sentina di tutte le pulsioni nazi-padane. Non c'erano cori razzisti da parte del tifo della Comense, lo stesso spacciato in tutta Italia per un'accozzaglia estremista dall'arteFatto quotidiano. Se non son segnati sul referto, dunque, non è per una bieca omertà nordista, ma perché non si sono manifestati nella realtà, lo dice Wabara, nonPennestrì.
E i referti si appoggiano alla realtà, capiamo che è noioso ed è più divertente adeguare questa agli editoriali di Travaglio, ma se si camuffa quest'operazione militante sotto la testata "Fatto quotidiano" siamo in odor di truffa intellettuale.
Como non è razzista, l'ha certificato Wabara, e di questo la ringraziamo scusandoci ancora per la fisiologica riserva di beoti presente in ogni città. Ai travagliati del Fatto, rimane un'alternativa. Prendersela con lei, che si permette di uscire dalla parte della nera politicalcorrettamente perseguitata che le avevano assegnato in riunione di redazione. Pronto il titolo: "Wabara come Scilipoti


Pazzesco... il caso Wabara utilizzato come metodo per screditare il processo a Berlusconi. Cosa dicevo prima, sulla tecnica di screditare una parte per screditare il tutto? Uguale. :sick:
PS: se si scopre che il Mazzoleni presidente del Geas è lo stesso Mazzoleni che ha appena polemizzato con la Santanchè per il falso master alla Bocconi, è finita. :woot:

Nessun commento:

Posta un commento