Qualcuno forse ricorderà che uno slogan-tormentone di questo forum era "Ahia, Iaia": il riferimento, via di mezzo tra rimpianti e ironia per sdrammatizzare, era ai frequenti guai che sembravano colpire Ilaria Zanoni ogni volta che era sul punto di esplodere. Soprattutto quell'anno a Parma, 2008/09, in cui pareva davvero in rampa di decollo, ma un inopinato infortunio in Eurocup le troncò la stagione in pratica a novembre, costringendola a ripartire quasi da zero. Perché poi il recupero sembrava che slittasse di continuo, nel frattempo Parma la scaricò e dopo una "querelle" estiva tra il club di patron Bertolazzi e il Geas di cui restava proprietà, finì a Schio dove però s'accorse ben presto di non avere spazio.
Della sua propensione a fare, suo malgrado, da parafulmine umano, fu emblematica la sua prima visita da avversaria al PalaAllende nell'ottobre 2009, quando la sua prova in Geas-Schio durò un amen perché uno sgrugnone involontario di Crippa la tolse di mezzo.Quando a gennaio 2010 tornò alla casa madre Sesto, Iaia aveva alle spalle 4 anni e mezzo di A1 (debuttò nell'autunno 2005 nell'allora superpotenza Napoli, transitando poi a Ribera prima di Parma) con un sapore d'incompiutezza che, per quando dorata (giacché i lampi fatti intravedere le avevano comunque garantito l'ingresso nel giro della nazionale: per questo abbiamo scritto "bell'anatroccolo" nel titolo), incompiutezza pur sempre era.
Restava la medesima sensazione prima di gara-2 della serie tra Geas e Comense. Per quanto lei avesse indubbiamente fatto la sua parte nel discreto finale di stagione del Bracco 2009/10 (ci ricordiamo soprattutto una prestazione super a Umbertide) e nel brillante terzo posto di quest'anno (crescita notevole da gennaio dopo un inizio di stagione tentennante), e per quanto fosse finalmente rimasta sana per un lungo periodo, sembrava la solita Iaia in perenne oscillazione tra croce e delizia a seconda dei mutevoli umori del suo talento.
Giacché del talento, o se vogliamo dell'estro, Zanoni è una delle più riuscite incarnazioni sul campo (e probabilmente anche fuori). La vedemmo giocare per la prima volta nel 2005, quando da impetuosa 19enne partiva dalla panchina mescolando le carte rispetto alle più mature Censini e Frantini nel Geas che quasi vinse l'A2. E l'impressione fu immediata: diamante grezzo, con quella dote che hanno i talenti, di far sembrare facile ogni cosa (un primo passo fulminante ed era già al ferro, una rubata e divorava il campo in tre falcate, e poi saliva in elevazione come alle donne è solitamente negato), unitamente a quell'andatura ciondolante, con la testa inclinata, che chissà perché è una posa tipica dei talenti medesimi, ma con un rovescio della medaglia altrettanto tipico, quello di cicaleggiare e sfarfalleggiare per ritrovarsi, alla fine, tra uno 0/2 ai liberi e un volo da "Air Jordan" in gonnella ma con atterraggio fuori misura, ad aver prodotto meno di certe formichine più umili.
Dopo gli 0 punti in 21 minuti totalizzati in gara-1 contro Como, col Geas sconfitto e a un passo dall'eliminazione, sembrava che dopo 6 anni, pur ovviamente cresciuta, maturata e quant'altro, il dilemma di Iaia fosse ancora lo stesso: tanto bella da vedere quanto a rischio d'inconcretezza, tanto più quando il gioco si fa duro, le guerriere alla Wabara o Harmon si esaltano ma le fiorettiste pagano dazio. E invece ecco la metamorfosi: 19 punti in gara-2, e il Geas esce dalla buca, 18 punti in gara-3, e il Geas vince la serie. Non solo il lampo, ma la continuità, due super-partite di fila, ecco la differenza rispetto al passato.
Quella di sabato, poi, è stata, crediamo, la realizzazione di un sogno: la tua squadra è in difficoltà, 3 titolari sono inchiodate in panca per i falli, il bastone del comando passa improvvisamente a te e tu rispondi presente, unendo al talento la consapevolezza e ribaltando le sorti nel momento più critico (sul -4 al 31', dopo uno 0-5 per la Comense), e a suon di "jumper" dalla media (vera "griffe" della casa, nonché di pochissime altre italiane in circolazione), contropiedi e penetrazioni con canestro e fallo (quello in 1 vs 1 su Hicks, per il 56-46 a circa 4' dalla fine, ha virtualmente chiuso la contesa), trascini la tua truppa alla vittoria, davanti al pubblico che ti ha seguito fin dall'adolescenza. E vinci la serie di playoff più sentita, e riporti in semifinale dopo 24 anni il club in cui sei cresciuta. Sfoderando alla fine quel sorrisone a 48 denti e una dedica mentale, immaginiamo, al fu Natalino Carzaniga del quale lei era senza dubbio una delle più legate tra le giocatrici della vecchia guardia sestese.
E ora ovviamente Ilaria Zanoni è chiamata a confermarsi cigno contro l'imponente batteria di esterne di Taranto: e non per darle eccessive responsabilità, ma forse proprio lei è la chiave che può permettere a Sesto di annullare il divario che, sulla carta, esiste tuttora dalle campionesse d'Italia. Perché sotto canestro, contro Ujhelyi, Wabara, Summerton, Zanon, non ci pare che il pacchetto tricolore sia più ferrato; tra le guardie-ali, qualche garanzia in più Ricchini l'avrebbe. A meno che Iaia non sia sempre quella di mercoledì e sabato, quella in grado di creare canestri anche fuori dagli schemi, quando la difesa ti soffoca e c'è bisogno d'inventare qualcosa. Perché il Geas è molto bravo a eseguire coralmente, ma qualche volta è un po' ingessato se non arriva l'estro di Zanoni. Ora sappiamo tutti che "lei può".
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