Mentre dilaga in un incredibile rimpallo mediatico il dibattito sugli insulti ad Abiola Wabara dopo gara-2, Pennestrì (Antonio) è stretto nell'angolo. Analizziamo le sue mosse di ieri (venerdì) e gli effetti: in mattinata è partito al contrattacco con quell'ormai famosa lettera sul sito della Comense, definendo "altrettanto grave" il comportamento di Wabara rispetto a quello degli insultatori, dicendo "non permetto a nessuno...", "mi fermo qui per ora" ecc. ecc.
Dopodiché però, in serata, ha firmato con Mazzoleni il comunicato congiunto di condanna del fattaccio, ritirando la precedente lettera dal sito societario. Ma, ahilui, sembra più una resa che un rinsavimento. E infatti non gli è servito a evitare una bacchettata dal Corriere della Sera che, in un corsivo di R. De Ponti di oggi, lo mette dietro la lavagna:Ci voleva tanto? Servivano davvero due giorni di ripensamenti, caprìcci e marce indietro per dire quello che era ovvio, ovvero che il razzismo in un palasport, e non solo lì, non deve esistere? Evidentemente sì, se prima di arrivare alla tregua con il collega del Geas, il presidente della Comense Antonio Pennestrì si è sentito in dovere di addossare la responsabilità dell'accaduto ad Abiola. Come se dare della scimmia a una giocatrìce di colore, italiana a tutti gli effetti (ma questo non conta), nascondendosi nell'anonimato di una curva da stadio, fosse una cosa normale. Come se reagire a insulti razzisti, sistematici, vigliacchi, fosse la stessa cosa che pronunciarli. Pennestrì ha fatto la cosa peggiore: ha concesso un'attenuante a quei 15 idioti che mercoledì hanno aggredito una persona a causa del colore della pelle. Li ha giustificati con l'aggravante di essere il padre del presidente della Lega basket femminile, rischiando di creare una crisi istituzionale, perché le colpe dei padri ricadono sui figli. In un sussulto di saggezza (tardiva), il comunicato è stato fatto sparire dal sito della Comense. È rimasto il motto «I popoli forti non furo mai schiavi». Dopo una giornata del genere, a dir poco infelice.
Capito? Pure la bacchettata al motto societario, oltre a quella sulle colpe che ricadono sul figlio. Pennestrì ora per il circuito mediatico è il "cattivo". E l'happy end non può che essere una vittoria del Geas con Wabara protagonista, col pubblico di Sesto che dà una lezione di civiltà. Che guaio per il presidentissimo, che danno d'immagine per il suo club.
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