sabato 9 aprile 2011

Altri echi sul "caso-Wabara": Carfagna e Petrucci

 Ne parla pure la Carfagna (da Repubblica.it):

Sulla vicenda interviene il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, per ricordare che il razzismo "non è soltanto un fenomeno inaccettabile, ma soprattutto un reato. Ciò vale sempre, a maggior ragione dentro gli stadi o i palazzetti dello sport: il fatto che ingiurie di stampo razzista siano proferite in luoghi dove sono presenti molti bambini e ragazzi, oltre alla rilevanza penale, assume anche un carattere altamente diseducativo". "Sono certa - ha detto il ministro - che il colpevole sarà individuato e punito con severità. Tali reati non restano impuniti e lo dimostra un processo per ingiurie aggravate dalla finalità di odio razziale, cominciato proprio oggi a Tivoli, in cui è imputato un uomo che ha insultato un atleta di colore".

Anche la Procura federale di Federbasket ha avviato un'indagine. La Federazione ha attivato la Procura dopo aver constatato l'assenza di provvedimenti da parte del giudice sportivo. Ciò fa pensare che gli arbitri dell'incontro non abbiano messo a referto gli insulti razzisti a Wabara, si fa notare. "Mi auguro che, per la prima volta, chi ha detto quelle cose si faccia conoscere e spieghi il perché di quegli insulti e se si considera superiore per dna e background", interviene il presidente del Como, Gianni Petrucci.


"Presidente del Como"? Casomai del Coni... :wacko: A parte 'sto dettaglio... a' Petrù, ma cosa vuoi che spieghino? L'insulto al negher è un classico da stadio, per colpire il nemico nel suo punto più sensibile. Non è che implica una concezione razzista, neo-colonialista, neo-nazista, eccetera. Quando c'era Alberto Bucci, coach noto anche nel femminile ma soprattutto in auge nel maschile negli anni '90, mi ricordo che al Forum di Assago gli cantavano: "Salta con noi, Alberto Buuucci". Perché? Perché purtroppo Bucci soffriva di zoppia. Il razzismo ovviamente è più grave, ma il meccanismo è lo stesso. Insultare in tribuna non è la stessa cosa che insultare in strada, dal punto di vista di chi insulta. Tuttavia, la legge è legge, quindi se c'è reato, che sia punito.

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