martedì 12 aprile 2011

Cinguettii (211) - Il caso Wabara scade nella cultura del sospetto

Sembra essersi sgonfiato, com'è logico essendo passata quasi una settimana, il clamore dei media nazionali intorno al caso Wabara (tanto per ricapitolare i grossi nomi che se ne sono occupati: Severgnini, Mura, Gramellini, Lerner, tutti i principali quotidiani, le tv e sul fronte politico il ministro Carfagna; e sicuramente ci siamo persi qualcosa). Resta però aperto il fronte da parte di Como, impegnata a difendere le sue posizioni e a contrattaccare, da un lato circoscrivendo il più possibile l'accaduto (insulti sì, ma uditi solo da Wabara, e nessun coro; ma almeno questo del nessun coro mi pare assodato da parte anche di Sesto, poi se i media ci hanno ricamato sopra ingigantendo, è spiacevole ma tipico), dall'altro spostando la contesa su un altro terreno, cioè quello della presunta "cospirazione mediatica" ai danni della Comense, orchestrata da qualcuno vicino al Geas che conta parecchio nel mondo del giornalismo. Questo spiega, probabilmente, l'apparente mistero: perché Pennestrì s'è rifiutato di cavarsela condannando in toto il gruppetto razzista e mandando solidarietà a Wabara? Perché sospetta che ci sia stato un dolo. Nostra opinione? Tutto è possibile, ma quando si lancia un'accusa del genere bisogna portare delle prove. Altrimenti sono solo sospetti abbaiati a vuoto, e si rischia di far figuraccia doppia. Il fatto che una giocatrice del Geas sia figlia di un giornalista importante non è una prova. E' come dire che siccome Pennestrì figlio è presidente di Lega, allora la Comense ha avuto un calendario più favorevole a inizio stagione, come veniva sospettato da alcuni. Sono solo sospetti.
Intanto ricapitoliamo alcune tappe di questo "filone":
--> Ha cominciato Loris Barbiero, come già segnalammo sabato, il quale ha detto: "Secondo me il caso è stato montato solo perché qualcuno all'interno del Geas ha delle vicinanze con della stampa altolocata".
--> Nessuna risposta ufficiale da Sesto, che anzi, con fair play ha ospitato sul suo sito le dichiarazioni post-gara 3 del coach comasco (ovviamente tecniche, non sul caso Wabara). E' intervenuto però Carlo Genta, giornalista del Sole 24 Ore: "Di male in peggio le parole di Loris Barbiero, ex giocatore di buon livello e play di fosforo, ora allenatore della Comense, che dopo aver detto di non aver sentito nulla, ha avanzato un sospetto: sarebbe una gigantesca campagna stampa orchestrata da un Grande Vecchio del giornalismo sportivo italiano. Facendo nomi e cognomi, cosa che Barbiero si è guardato bene dal fare, Franco Arturi, vice-direttore e anima della Gazzetta dello Sport e padre di Giulia, giocatrice di Sesto San Giovanni, che è stata poi quella che con più energia ha bloccato Abiola che voleva buttarsi in mezzo alle bestie che l'avevano insultata. In un paio di famose occasioni anche Eto'o dovette essere fermato: voleva smettere di giocare e andare a casa dopo essere stato bersagliato da insulti dello stesso stampo. Che sia anche lui parente di Franco Arturi, magari alla lontana?
--> E sulla Provincia di Como, come già riportato da un forumista, Antonio Pennestrì ha ribattuto: "Nessuno tranne Wabara quella sera ha sentito degli insulti razzisti. Non ci sono stati cori. C'è stata invece una perfida regia di chi ha voluto costruire un impatto mediatico, di chiara matrice politica. E hanno raggiunto il loro scopo. In ultimo quello di creare dei condizionamenti su di noi e sulla squadra". Ma come ha già risposto il saggio Brosterhous, la sconfitta in gara-3 non pare esser stata causata da condizionamenti, né sulle giocatrici né sull'arbitraggio. Anzi, chi poteva esser più condizionata era proprio Wabara (che sarà un caso, ma dopo 2 super-partite ne ha disputata una così-così).
--> A sorpresa s'inserisce anche Superbasket, che dà spazio a un collaboratore della Provincia di Como, Gildo Broggi: il quale, dopo una ricostruzione direi obiettiva sia della partita, sia del fattaccio, e criticando (giustamente) certe imprecisioni dei media "esterni" che sono intervenuti (come la confusione tra Pennestrì padre e figlio), chiude con la seguente domanda: ma se Wabara avesse avuto un'altra maglia, ci sarebbe stato tutto il can-can? "Possibile che il fatto che il Geas stia a cuore alla Gazzetta abbia contribuito a dare maggior eco all'accaduto? (...) Se il razzismo è una piaga, e lo è, che lo si combatta sempre, con ferocia e spazi proporzionali. Non solo quando tocca una squadra vicina al quotidiano sportivo numero 1 d'Italia". :woot: Che dire? L'unico modo di verificare sarebbe che succedesse un altro episodio del genere, per vedere se e quanto se ne parla: ma non è il caso. Soprattutto, però, un finale d'articolo pubblicato così sull'unico settimanale nazionale di basket mi pare alquanto pesante: lancia il sasso del sospetto, senza far nomi (noi della nicchia ovviamente capiamo l'allusione, ma un lettore qualsiasi che legge si chiede: e perché solo il Geas dovrebbe stare a cuore alla Gazzetta?), e non dà la possibilità di un contraddittorio. E questo, a prescindere se siano fondate o no le accuse, è sbagliatissimo. Giacché l'intervento di Broggi non è in una lettera, ma in un vero e proprio articolo, sicché così Superbasket si esprime a favore della tesi complottarda.

Pensandoci su, sta venendo anche a me un... sospetto: che uno dei problemi del basket femminile nostrano sia che molti di quelli che ci stanno dentro pensano, a qualsiasi mossa altrui, che sia fatta col recondito fine d'incularlo. :shifty: 

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