Com'è noto, domenica scorsa College Italia s'è salvato al primo turno di playout vincendo 48-49 a Firenze. Decisivi 5 punti di Marta Masoni: l'ala da Taranto, dopo aver sbagliato 9 tiri dal campo su 9, ha aggiustato la mira al momento giusto segnando una tripla e poi un canestro da 2 per ribaltare il risultato da -4 al 39'.
Quindi la prima stagione in A2 delle collegiali si conclude con un risultato sufficiente. Non penso che si potesse puntare a più della salvezza. Forse poteva arrivare una salvezza diretta se le cose fossero andate meglio del previsto, ma l'impatto iniziale con la nuova categoria è stato brutale. Da questo punto di vista i progressi ci sono stati. Quando avevamo riferito di Virtus Spezia-College, vista dal vivo all'inizio del girone di ritorno, la preoccupazione era appunto che i progressi (come squadra, non dico come individualità che è un discorso a parte) sembravano latitare. Invece poi il College ha fatto 5 vinte e 9 perse nel ritorno, contro 1-13 dell'andata. Più appunto la salvezza al primo turno di playout.
Secondo parametro sicuramente attendibile: come giocheranno agli Europei (e Mondiali) di categoria. Ovvio che il College ha tra le finalità primarie quella di fare da ossatura delle nazionaline. Vediamo come va quest'estate, ma già mi stanno sui coglionazzi quelli che aspetteranno eventuali fiaschi per venir qui e scrivere "Visto? L'avevo detto io, che non serviva niente il College".
Terzo parametro possibile: il rendimento delle collegiali negli interzona disputati con i loro club di appartenenza. C'è chi dice che sono parse regredite anziché progredite. Ma questo per me non è un parametro valido. Le ragazze del College non hanno lavorato 2 anni per fare gli interzona coi propri club. E' un obiettivo del tutto secondario per loro. Oltretutto, buttate dentro come corpi estranei (ha giustamente detto qualcuno) a pochi giorni dall'impegno, cosa possono fare se non improvvisare, in un tipo di gioco che non è il loro?
Questo è un punto molto importante, a mio avviso, e anche dibattuto. Perché, a prescindere dagli interzona, c'è chi dice che le ragazze non stanno comunque migliorando. Ma cosa intendiamo per "migliorare"? Secondo me al College, d'accordo, puoi e devi crescere individualmente, ma soprattutto devi imparare a diventare una giocatrice da squadra senior di alto livello: A1 e A2 competitiva. Il che significa non certo imparare a fare i fenomeni da 30 punti a livello giovanile (quello, in linea di massima, lo sapevano già fare, se sono state selezionate), pigliando palla e facendo 1 vs 5 per 40 minuti, bensì essere un pezzo di un ingranaggio, una pedina più o meno importante di un collettivo che gioca un basket evoluto. Rendiamoci conto che il mestiere dell'80% delle italiane di A1 è quello di supportare le straniere, facendo da gregarie o co-protagoniste a seconda dell'occorrenza. Ragazzine che fanno 25 tiri a partita, sembrando fenomeni, e poi quando trovano gente forte come e più di loro si smontano perché fare 4-5 tiri in 15-20 minuti non gli aggrada, non servono al basket di alto livello, che è quello che il College deve produrre. In poche parole: inutile trarre conclusioni da un interzona, perché non c'entra col basket che le collegiali si allenano a giocare, cioè un basket più maturo, dove il più bravo non è per forza quello che fa più punti, ma quello che fa cose utili in base al suo preciso, e specializzato, compito.
In tal senso qual è, secondo me, la tipologia di giocatrice che fa bene ad andare al College? Una giocatrice che dal punto di vista individuale e fisico è già avanti, ma che deve imparare come si gioca di squadra a livello serio. Quindi vedo meglio una 17enne già "adulta" nella struttura e ben messa nei fondamentali, piuttosto che una 15enne acerba fisicamente e tutta da sgrezzare come gioco individuale, sebbene magari con potenziale superiore. Inoltre, se una ragazza fa già parte di una società dove si può allenare con compagne all'altezza e c'è una prima squadra di alto livello (ma in effetti sono poche in queste condizioni), non vedo molto senso nell'intrupparsi a Roma.
Conclusione? Dare addosso al progetto College nella sua interezza non ha senso, oggi. Bisogna individuare i singoli aspetti da migliorare e poi attendere i frutti. I quali sono, primariamente, le giocatrici che ne escono in ottica senior. Secondariamente, i risultati delle nazionali giovanili, ben sapendo però che in tornei a eliminazione diretta non si può prenderli come oro colato.
PS: un aspetto da migliorare, dal mio punto di vista, è la comunicazione. Sulle partite di quest'anno, miseri resoconti di una decina di righe scarse. L'anno scorso han fatto servizi tv promozionali, e quello va bene come immagine, ma ci vogliono cose più tecniche per gli addetti ai lavori. I quali penso che vogliano sapere tutto: come han giocato la tale partita, su cosa stanno lavorando in allenamento, in che cosa stanno progredendo le singole. Se tutto ciò è stato comunicato e io non me ne sono accorto, faccio ammenda ma vuol dire che non è stato evidenziato a dovere. Solo che ho il timore che tutto ciò non ci sia stato affatto.
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